Dove sta il tuo cuore — testimonianza e missione

Quando l'amore del Signore scioglie il nostro cuore, il nostro cuore tende a desiderare tutto ciò che appartiene al nostro Dio. Intanto vi porto i saluti del fratello Adriano Pavan. Lui c'ha sempre nel cuore il fratello Eugenio. Vi saluta. Vi ringrazio anche per le preghiere. Continuate a pregare.

Credo che il lavoro che stanno facendo è un lavoro a fin di bene per tanti poveri che stanno lì in Madagascar . Stanno facendo un impianto per l'energia elettrica. Il padrone — anche che voi conoscete in parte — è una famiglia religiosa, il padrone fa del bene. E questo è come una missione per loro, per poter portare a questi poveri un po' di refrigerio a queste popolazioni, così che noi non possiamo nemmeno immaginare.

Qualche volta ci lamentiamo perché ci manca qualche cosa. Lì, invece, quando ci manda le foto — anche il fratello Eugenio — vediamo la realtà. Quando guardiamo la realtà degli altri e poi guardiamo a noi stessi, dovremmo smettere di lamentarci anche un pochettino.

Però è bene che ci sono uomini che hanno un pensiero anche per queste persone. Sono persone povere. Al di là della dottrina — di quella dottrina famosa che è uscita negli ultimi tempi — che nel popolo di Dio non ci devono essere poveri, si contraddice con ciò che dice la Scrittura. Quando Gesù disse: "I poveri li avrete sempre con voi". E lì ci sono tanti fratelli che vivono in povertà. Noi per poter capire questa situazione dovremmo un po' immedesimarci. Ma più che immedesimarci, dovremmo avere a cuore anche questi fratelli e la chiesa sofferente.

Sì, cari fratelli! Perché noi abbiamo conoscenza di tutte queste cose — la conoscenza gonfia e la carità edifica. Un atto di amore — qualche volta ci risparmiamo. Pensiamo troppo e giriamo troppo intorno a tutte le cose che riguardano noi stessi. Abbiate cura, cura anche degli altri, dice Paolo. Ma non li conosciamo? Sono fratelli lontani. Chi li vede?

Eppure è questo il mandato che avevano avuto gli apostoli. Come leggiamo negli Atti degli Apostoli — nella conferenza che si fece in Atti capitolo 15 — raccomandarono a Barnaba e Paolo di preoccuparsi dei poveri. E loro dissero: "Sì! Era un pensiero che avevamo anche noi: quello di pensare ai poveri."

L'ultima generazione di credenti non ha questo pensiero: né per la missione, né per i poveri, né per quelli che sono nel bisogno. Perché intorno a noi c'è un po' di benessere. E quindi lontano dal pensare a quello che loro possono fare. Però dove sta il tuo cuore, o dove sta il tuo tesoro, là sta il tuo cuore.

Questo era un po' il pensiero di Davide. No? Il salmista che dice: "Io mi sono rallegrato quando mi dissero: Andiamo alla casa dell'Eterno!" Ma perché si rallegrò Davide? Perché tutta questa gioia — che cosa avrebbe trovato? In Ebrei sta scritto che la casa dell'Eterno, la casa del Signore, siamo noi!

Quindi Davide si rallegrò per due motivi: primo, per la presenza di Dio. E poi, perché c'erano di quelli che avevano a cuore di andare alla casa del Signore.

Ed è bello quando tu senti che qualcuno dice: "Giovane o grande che sia, giovedì andiamo alla casa del Signore! Domenica c'è il culto! Andiamo alla casa del Signore!" Non credo che tutti si rallegrano. Perché sono così indaffarati che: "Ah, giovedì mi ero dimenticato c'è il culto!"

Davide aveva a cuore che l'arca del Signore non stesse in una tenda — ormai un po' lacerata. No, era abbastanza vecchia. E nel suo cuore voleva costruire una casa per il Signore, in modo che tante nazioni andassero anche lì ad adorare.

Stiamo parlando di un uomo che aveva a cuore le cose di Dio. Era un uomo ricco. Davide era un re. Ma il suo cuore non era nelle ricchezze di questo mondo. Il suo cuore era nelle ricchezze eterne. Perciò era preoccupato per questo. E lui dice nel Salmo 132: "Non entrerò nella tenda della mia casa, né salirò sul mio letto. Non darò sonno ai miei occhi, né riposo alle mie palpebre, finché abbia trovato un luogo per l'Eterno, una dimora per il potente di Giacobbe!"

Quindi lui non dormiva — dormiva, ma col pensiero a son veglia — che qualcosa doveva fare per il Signore. E a questo suo desiderio, Dio rispose, dandogli il progetto della casa dell'Eterno, che poi Salomone edificò. Ma il progetto del cuore era di Davide. È lui che aveva a cuore le cose del Signore.

E quanto è bello quando noi possiamo avere a cuore tutto ciò che riguarda le cose eterne! Le cose di questo mondo passano, iniziano e finiscono. Ma le cose di lassù non finiranno mai! Quella sarà la dimora eterna. Ma il nostro pensiero è lontano.

Oggi la nostra generazione non è come quella di un po' di tempo fa, quando i credenti vivevano per il cielo, soffrivano per il cielo, evangelizzavano per il cielo, davano la loro stessa vita per il cielo! Perché la loro speranza, la loro ancora di salvezza, era il cielo.

Quindi questo è il pensiero: l'uomo spirituale si allontana da tutto ciò che è materiale di questo mondo. E se mai vede che il suo cuore è legato ancora a tante cose di questa terra, deve pur sapere che un giorno o l'altro tutto finirà. E dirà come ha detto Giobbe: "Io sono uscito nudo dal seno di mia madre. Non mi porterò niente con me!"

E questa è un'illusione profonda che noi pensiamo. Ah, no! Giobbe ebbe a cuore le cose del Signore. E perciò le ricchezze non lo sviavano. Tutta la sua ricchezza non lo sviarono dal dire: "L'Eterno ha dato, l'Eterno ha tolto. Sia benedetto il nome dell'Eterno!"

Dove stava il cuore di Giobbe? Lì! Ecco perché il salmista dice: "Quanto sono amabili le tue dimore, o Eterno degli eserciti! L'anima mia anela e si strugge per i cortili dell'Eterno. Il mio cuore e la mia carne mandano grida di gioia al Dio vivente!"

E va avanti il salmista, saltando qualche passo, sì: "Un giorno nei tuoi cortili vale più che mille altrove! Io preferisco stare sulla soglia!" E questo è importante, no? Sulla soglia della casa dell'Eterno, che mille altrove! "Perché l'Eterno Dio è sole e scudo. L'Eterno darà grazia e gloria. Egli non rifiuterà alcun bene a quelli che camminano rettamente, o Eterno degli eserciti! Beato l'uomo che confida in te!"

Amen!

Così, cari fratelli, noi abbiamo la parola. La parola che ci dice la verità. La parola che ci dà, ci mette davanti la conoscenza di quello che è il pensiero di Dio. Ma fra conoscenza e ubbidienza c'è una grande differenza!

Perché noi abbiamo — come Paolo diceva ai Corinti — "Noi abbiamo molta conoscenza". Però la verità — che nel greco è "teleia" — è una parola che ha più di un significato. Quella parola verità è "il fare!" Forse perché Gesù disse: "Io sono la via, la verità". La verità era che Gesù faceva! E questa è una grande differenza. Cioè, conoscere è bene, e non fare è catastrofico. Ma conoscere e fare? Sono due cose che la parola di Dio ci insegna.

Così, cari fratelli, riflettiamo un momento: dove sta il mio cuore? Signore, porta il mio cuore lì dove stanno i tuoi pensieri, le tue vie, e tutto ciò che riguarda la vita eterna. Perché di questo si tratta!

E così, fratelli, riflettendo ai giorni che stiamo trascorrendo, pensiamo a questo: che inizialmente il cristianesimo è nato con Gesù, la persona di Gesù, non una religione. Allora gli uomini poi hanno cambiato le cose, e non era più la persona di Gesù interessata, ma la religione, l'identità. E così sono nate tutte queste cose. Quindi la religione è venuta fuori, è venuto fuori poi negli anni, e Gesù è stato messo da parte.

Quel che conta è che per noi la persona di Cristo è quella a cui noi dobbiamo tenere gli occhi su Gesù! Quando teniamo gli occhi su Gesù, allora la nostra vita ha preso un buon indirizzo. E l'indirizzo che il Signore ci ha messo davanti è quello che ha messo Paolo a tutte le chiese dove predicava. Il Paolo indicatore era la croce. La croce!

Oggi c'è la croce. La portano agli orecchini le donne. La portano ai laccettini, piccolina. Tanta la portano al braccialetto. La croce! Ma la vera croce, quella che oggi è stata dimenticata, è quella che si porta nel cuore. Quella croce non è un simbolo — è una verità! Quella croce ha portato sofferenza. Ma ha portato anche redenzione completa!

Che Dio faccia grazia, in modo che ci fermiamo e riflettiamo: "Dov'è il mio cuore?" Punto interrogativo! Dio farà il resto. Amen!

Voglio condividere con voi alcuni versi dell'apostolo Paolo a Timoteo, nella seconda epistola di Timoteo, capitolo 2, dall'1 al verso 13.

"Tu dunque, figlio mio, fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù. E le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, affidale a uomini fedeli che siano capaci di insegnarle anche ad altri. Tu dunque sopporta afflizioni come un buon soldato di Gesù Cristo. Nessuno che presta servizio come soldato si mischia nelle faccende della vita — se vuol piacere a colui che l'ha reclutato. Se uno compete nelle gare atletiche, non riceve la corona se non ha lottato secondo le regole. L'agricoltore che lavora duramente deve essere il primo a goderne i frutti. Considera le cose che dico, ed il Signore ti dia intendimento in ogni cosa.

Ricordati che Gesù Cristo, della stirpe di Davide, è risorto dai morti, secondo il mio Evangelo, per il quale io soffro afflizioni fino a portare le catene come un malfattore. Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io soffro ogni cosa per gli eletti, affinché anch'essi ottengano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. Questa parola è fedele: perché se siamo morti con lui, con lui pure vivremo. Se perseveriamo, regneremo pure con lui. Se lo rinneghiamo, egli pure ci rinnegherà. Se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché egli non può rinnegare se stesso."

Amen. Amen!

Più leggo la parola di Dio, più mi rendo conto che noi abbiamo un grande privilegio. E questo privilegio è proprio questo libro! Perché attraverso la parola scritta, noi ogni momento nella nostra vita possiamo imparare la volontà di Dio per noi. Possiamo vedere ciò che a Dio piace. E possiamo desiderare le cose sue.

Attraverso questa meravigliosa parola! Perché tutta intera, in un libro, ce la possiamo mettere sotto il braccio, andare ovunque, a casa. Abbiamo confronto a 100, 200 anni fa, dove le cose erano diverse, no? Anche nelle case, prima, forse era una stanza sola dove vivevano 5, sei. Adesso ognuno ha la propria stanza. Abbiamo lo studio. Abbiamo il salone. Abbiamo la poltrona con la lucettina. Apriamo la Bibbia.

Ma mi sono accorto che nonostante abbiamo questo grande privilegio, molti credenti, molti cristiani trascurano la lettura di questo libro. Certi non la leggono proprio. Non la aprono per niente. Io ho conosciuto una sorella che adesso ha più di 70 anni — convertita da 45 — e non ha letto mai, quasi mai, la parola di Dio!

Allora ha mille problemi. Certe volte mi chiama e dice: "Fratello, questo, quest'altro! La parola dice così. Dove?"

Ma scusa, sorella, ma tu leggi la parola?

No, io non leggo la parola. Però prego molto.

E cosa preghi se non leggi la parola? Come fai a pregare? Che cosa preghi? Che cosa dici al Signore? Che cosa chiedi al Signore? Perché noi, quando preghiamo, dobbiamo pregare secondo la parola, non secondo i sentimenti o i pensieri! Noi dobbiamo pregare attraverso questo libro, attraverso ciò che il Signore ci vuole dire attraverso questo libro!

Ecco perché Paolo dice: "Figlio mio, fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù!" Lui prima di tutto dice: "Noi abbiamo la grazia! Ci dobbiamo fortificare in questa grazia!" Perché da soli non possiamo fare niente. Questo è scontato, anche se tante volte lo dimentichiamo. Perché è la grazia di Dio che ci ha portato a ravvedimento. È la bontà di Dio che ci ha spinto a ravvedersi. Attraverso la sua grazia, a ubbidire a lui!

E poi dice: "Sii fedele e insegna queste cose a uomini fedeli!" E io mi sono chiesto: "Signore, quanto sono fedele? Quanto sono fedele a te? Quanto sono stato fedele? Quanto ancora lo sarò?"

Paolo si raccomandava a Timoteo: "Insegna queste cose a uomini fedeli!" Oggi mi dispiace dirlo, però uomini fedeli, donne fedeli, sono poche! Perché siamo presi dalle cose del mondo. Siamo presi dalle cose di questa vita.

Prima il fratello Davide diceva della croce. No, ce l'hanno. Chi ce l'ha alla collana, al bracciale. Però ho dimenticato di dire che adesso se la tatuano sul braccio o sul petto o sulle gambe, sui polpacci. Perché adesso ci si possono fare anche i tatuaggi, no? Una volta ho ascoltato un quasi un dibattito tra cristiani: "I tatuaggi si possono fare? Non si possono fare?" Perché adesso siamo sotto la grazia. L'importante è che ti fai un tatuaggio cristiano, non come Prim Prim, che magari bestemmia, no? Se ti fai un tatuaggio cristiano te lo puoi anche fare.

Ma io leggo nella parola che Dio disse a Mosè: "Non fate le cose come le fanno queste nazioni! Non vi conformate a queste nazioni! Ecco perché Dio aveva detto: Non vi tatuate! Non fate questo! Non fate quell'altro! Perché non siate come gli altri!"

Invece noi abbiamo deciso di essere come gli altri.

E Paolo dice: "Perciò sopporta sofferenza come un buon soldato di Gesù Cristo! E non ti mischiare nelle cose di questa vita!" Dice e fa l'esempio dei soldati — no — di quelli che vogliono piacere al proprio Signore. Allora non si mischiano nelle cose di questo mondo.

E così dovremmo essere noi!

Allora io mi sono chiesto: "Signore, quante volte io mi mischio? O desidero mischiarmi nelle cose di questo mondo e fare le cose di questo mondo?" Perché la carne è così, no? Tante volte ti spinge. Ma Paolo dice: "Non ti mischiare! Sii fedele! Sii fedele!"

E lui doveva esortare! Non solo Paolo! In tutte le sue lettere, noi leggiamo di come diceva: "Mantieniti fedele! Fuggi le passioni! Mantieniti stretto al Signore! Mi raccomando alla dottrina! Mi raccomando all'insegnamento! Mi raccomando ai giovani, agli anziani, alle donne anziane! Mi raccomando a questo! Mi raccomando a quell'altro!"

Come un padre che vuole esortare i figli a camminare in modo degno della parola, a camminare secondo le regole.

"Considera quello che dico, e il Signore ti dia intendimento in ogni cosa!" Considera quello che ti dico, Paolo! "Ma chi ti credi di essere?" Ho sentito anche questo, no? Che tanti hanno detto: "Eh, Paolo era un po' orgoglioso, no? Si credeva, chissà chi era, chi?" No!

Lui era un po' si vantava? Niente di tutto questo! Paolo aveva soltanto il sentimento di Gesù. E lui amava i fratelli. Quando vedeva i fratelli che non camminavano secondo la parola, allora lui soffriva. E doveva dire, giusto! Doveva dire: "Mettiti in riga con la parola del Signore!"

Tu vedi la sofferenza di Paolo! Almeno io vedo questo. Non solo in Paolo. La vedo in Pietro. La vedo in Giacomo. La vedo in Giovanni. La vedo in Giuda quando lui esortava, esortava ed esortava. E non si stancava mai di esortare!

Ecco perché io non mi stanco mai di dire: "Fratelli! Voi e noi abbiamo un grande privilegio! Perché da questo punto, da questo pulpito, si predica la verità! Non è in tutte le chiese!" Non mi importa se qualcuno si offenderà. Ma io lo crederò sempre! Perché fino adesso, fino a questo momento, in questo luogo, viene insegnata la verità! Dove non si insegna dappertutto, ve lo posso assicurare. Perché ho girato, io ho visto cose abominevoli, cose strane, cose che non avrei mai immaginato di vedere nella mia vita, mai!

Adesso tutti si chiamano leader . Non si chiamano neanche più pastori. Hanno cambiato la parola. Ciò che Dio, ciò che gli apostoli avevano detto, loro l'hanno cambiata. Perché "leader" significa guida, significa capo. Allora a tutti piace essere un capo, una guida. Piace essere al centro, al primo posto. Invece il pastore è colui che cura, che si prende cura, che tante volte deve scendere anche nel fango per aiutare.

Invece i leader , no! Stanno al proprio posto, comandano. E la parola di Dio viene bestemmiata a motivo del nostro comportamento, a motivo di come noi viviamo, proprio a motivo di come noi trattiamo questo libro!

Perché questo è un libro santo, un libro vivente!

E io ogni volta dico: "Signore, grazie! Perché vivo in un tempo dove posso leggere la parola scritta! Posso leggere ciò che tu mi comandi di fare. E attraverso la vita di questi uomini posso imparare a camminare in modo degno dell'Evangelo!"

E poi Paolo fa dice qualcosa di forte, dice al verso 11: "Questo parlare, questa parola è fedele! Perché se siamo morti con lui, con lui pure vivremo! Questo è il segreto per la mia vita e per la tua vita: morire con lui!"

Se noi guardiamo dalla Genesi all'Apocalisse, tutti i più grandi uomini di Dio, uomini fedeli, hanno dovuto morire a se stessi.

Se penso a Giuseppe, che il Signore gli aveva dato tutte quelle rivelazioni — e posso immaginare anche che forse un po' si era inorgoglito — però ha dovuto passare attraverso delle fasi nella sua vita dove il Signore l'ha dovuto umiliare, l'ha dovuto far scendere. E considerare che è solo Dio che regna, solo Dio che guida le cose.

Se penso a Mosè — che era un uomo potente in parole e in opere, dice la parola. Era un uomo forte! Era il principe d'Egitto! Era un uomo che comandava, che sapeva quello che doveva fare! Infatti, quando uccise quell'egiziano, poi disse: "No, ma io pensavo che il Signore mi aveva chiamato per liberare il popolo di Israele!"

E Dio disse: "Ma io non ho bisogno della tua forza! Non mi serve la tua forza! Ho bisogno di uomini che muoiono a se stessi e che vivono per me!"

E così Mosè ha dovuto passare 40 anni nel deserto! Da principe d'Egitto, pieno di ricchezze, aveva tutto, non gli mancava niente! Se considerate adesso, se trasportiamo Mosè ai tempi di oggi, no? Tanti predicatori così, della prosperità, che hanno tutto! Hanno jet privati! Mobili di lusso! Ville del valore di milioni di dollari!

E poi, che cosa manca? La cosa più bella, più grande, più forte! Gesù! Perché Gesù non è con loro, ve lo posso assicurare! Perché Gesù è con quelli che si piegano, che si umiliano, che hanno lo spirito contrito, il cuore rotto, che tremano alla sua parola, che diventano fedeli!

E poi, Mosè, 40 anni nel deserto! Dopo 40 anni, il Signore lo chiama. Da quello che voleva — sapeva che doveva salvare Israele dall'Egitto — tutto ad un tratto dice: "Signore, ma perché stai chiamando me? Io non sono nessuno! Come? Prima volevi, 40 anni fa, eri pronto a fare fiamme e fuoco. Adesso non vuoi andare più?"

Perché? Lui era rotto dentro! Perché lui aveva riconosciuto che Dio è sul trono, Dio regna! Noi dobbiamo soltanto umiliarci davanti a lui!

E questo era il sentimento di Paolo! Il sentimento degli apostoli!

Se guardiamo a Pietro: "Signore, io non ti rinnegherò mai!" Quante volte l'ho sentito dire! "Io, oh Signore! Io no! Io non farò mai come quell'altro, come quel fratello! No, Signore, io non farò mai come ha fatto quell'altro, mio fratello!"

E poi il Signore ha detto: "Sì, non ti preoccupare!"

E poi vediamo. E poi abbiamo, ho dovuto, quante volte abbiamo dovuto dire: "Signore, perdonaci! Perché noi non siamo migliori degli altri! Perché noi abbiamo bisogno soltanto di te!"

"Se perseveriamo", verso 12, "regneremo pure con lui. Se lo rinneghiamo, egli pure ci rinnegherà."

Se perseveriamo, regneremo pure con lui. Non è una volta salvati, salvati per sempre, no! Qua è chiaro! Se perseveriamo, se non perseveriamo, non possiamo regnare con lui! Per questo abbiamo bisogno che la fedeltà di Dio riempia i nostri cuori!

"Se lo rinneghiamo, egli pure ci rinnegherà." Quante volte abbiamo rinnegato il Signore! Ma nella sua misericordia ci ha sempre riportati a galla!

Verso 13 — il continuo del 12 — dice: "Se siamo infedeli, egli rimane fedele, perché egli non può rinnegare se stesso!"

Vedete, la fedeltà di Dio! E noi abbiamo bisogno proprio di questo!

Come Paolo diceva a Timoteo: "Le cose che hai udito da me e visto in me, insegnali a uomini fedeli!"

Nel Salmo 12, verso 1: "Favore! Aiutaci, Signore! Perché gli uomini pii non ci sono più! Sono scomparsi i veraci!"

"Oh scusate! O Eterno, salva! O Eterno, perché gli uomini pii son venuti meno e i veraci sono scomparsi in mezzo ai figli degli uomini?"

Qua dice "gli uomini fedeli". Nella Bibbia in inglese, la traduzione dice "gli uomini fedeli sono venuti meno". E questa è una triste realtà! Perché amiamo più piacere agli uomini che piacere a Dio. Questa è l'indole umana. Questa è l'indole nostra. Perché ci porta a fare le cose soltanto perché gli altri possano vederle e dire: "Oh, quanto è stato bravo! Quanto sei bravo! Come sai fare questo! Come sai fare quell'altro!"

Ma quando noi facciamo le cose per piacere a Dio, allora le cose cambiano! Perché sappiamo che noi non possiamo farle da noi stessi! Ma quando il nostro desiderio nel cuore è le cose di Dio, allora è tutta un'altra storia! Allora possiamo portare frutto! Allora possiamo essere di quelli che danno gloria a Dio! Di quelli che portano anime al Signore! Di quelli che servono Dio con tutto il cuore! Di quelli che sono luce, che brillano! Di quelli che sono sale, non zucchero!

La parola dice: "Siate sale! Voi siete il sale della terra! Il sale brucia! Lo zucchero è dolce, no — anche se fa male se ne prendi tanto — però è più al palato, è più gustoso! Il sale invece non ci piace tanto. Il Signore ci ha chiamato ad essere sale! Tante volte possiamo forse dar fastidio a qualcun altro. Però attraverso queste cose il Signore si manifesta grandemente!"

Verso 13: "Se abbiamo già letto. Perché lui non può rinnegare se stesso. Se siamo fedeli, di questo abbiamo bisogno!"

Cari fratelli, abbiamo bisogno che la parola di Dio ritorni nei nostri cuori! Abbiamo bisogno che la leggiamo, che la viviamo! Abbiamo bisogno di spendere più tempo!

Sapete, ci sono tanti cosiddetti leader che non leggono la parola. Leggono la parola solo quando devono preparare un sermone, quando devono preparare delle conferenze. Ma giornalmente non la leggono! Non la meditano! Non diventa il loro cibo quotidiano! Diventa soltanto come qualcosa così, ogni tanto: "Vediamo che cosa il Signore mi vuole dire oggi". Ma non è qualcosa in cui perseverano, in cui amano stare, amano adagiarsi, amano posare nella parola del Signore!

E questo è un grande, un grande dolore per Cristo!

Io mi accorgo come tanti vogliono argomentare su tante cose. Ma non conoscono la parola! Non la conoscono per niente! Sanno solo ciò che viene predicato la domenica. Ma a parte quello, non amano andare a scavare, a vedere, ad essere fedeli verso il Signore nella parola!

Come erano i fratelli di Berea, che loro guardavano nelle Scritture per vedere se quello che diceva Paolo era così! Uomini che dicevano: "Signore, ok! Tu stai dicendo qualcosa attraverso quest'uomo! Ma noi vogliamo vedere se effettivamente è così! Perché vogliamo vedere se è da parte tua!"

E allora noi abbiamo bisogno che questo libro diventi importante per la nostra vita! Torniamo al verso Timoteo: "Tu dunque, figlio mio, fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù!"

E cari fratelli, noi abbiamo bisogno di questa grazia nella nostra vita! Abbiamo bisogno della grazia di Dio ogni giorno! Abbiamo bisogno che la grazia di Dio ci accompagni!

Io mi rendo conto anche nelle cose pratiche, nelle cose normali, nel lavoro stesso, nelle cose semplici della vita, quanto ho bisogno della grazia di Dio! Che la grazia di Dio sia sul mio corpo, sulla mia anima e sul mio spirito, per guidarmi, per avere intendimento, per avere discernimento, per comprendere!

Questo è importante che noi conosciamo la volontà di Dio per noi! Per essere fedeli, fedeli a lui! Soltanto a lui! Al Dio vivente e vero!

Cari fratelli, Dio ci benedica! "La tua parola è una lampada al mio piede ed una luce sul mio sentiero. Io ho giurato e lo manterrò — di osservare i giusti tuoi giudizi! La tua parola è la lampada al mio piede, luce sul mio sentiero! Io ho giurato e mi impegno a osservare i giusti tuoi giudizi!"

Signore, noi ti ringraziamo perché tu sei il fedele e il verace, Signore! Grazie perché tu vuoi sigillare nei nostri cuori i tuoi insegnamenti e rendere i nostri cuori fedeli al tuo nome! Questo è il desiderio dell'anima mia, dell'anima nostra: rimanere fedeli a te! E abbiamo bisogno di te, Signore!

Per questo ti chiediamo ancora grazia: che lo Spirito Santo riempia le nostre vite per servirti come piace a te, secondo la tua volontà! Grazie, maestro! Per questo tempo ancora con i miei fratelli! Continua a benedirli! Continua a stare con loro! E guidare anche la mia vita, oh Signore!

Quando ritorno a casa guida anche ogni cosa, per quando sarà la prossima volta! Oh Dio santo! Noi ci affidiamo a te per ogni cosa, nel nome di Gesù! Amen. Amen!

Dio ci benedica!