Il più bel giorno — quando Gesù entra nel cuore
A me piace essere reali. Da quando un giorno incontrai Gesù, penso alla nostra vita: incontriamo tanti giorni felici, e allora quegli uomini sposati o le donne dicono: "Il più bel giorno della mia vita è quando mi sono sposato. Il più bel giorno è quando ti ho incontrata o quando ti ho incontrato. Il più bel giorno era quando sono nati i nostri piccoli". No. Come abbiamo festeggiato giorni di felicità, bei giorni. Ma non tutti sono sempre bei giorni.
Allora adesso mi chiedo, faccio a voi e a me stesso la domanda: ma è proprio vero che il più bel giorno fu quando abbiamo incontrato il nostro Signore? Alleluia. E in virtù di che cosa fu il più bel giorno? Perché nel mondo abbiamo conosciuto tante cose, no. Abbiamo conosciuto la felicità. Come ho detto prima, abbiamo attraversato giorni di gioia. Quando si incontra la ragazza che si ama o il ragazzo che si ama... Anch'io ho pensato: non credo che avrò gioia più grande. Mi ricordo quando stavo a Roma per il militare, come ci scrivevamo con mia moglie. Le lettere, ci amavamo così tanto. E allora quante promesse scritte: "Ti porterò in giro per tutto il mondo", perché era l'amore, no, che ti spingeva a parlare. E quindi sono quei giorni dove tu non puoi facilmente dimenticare. Poi uno pensa: ci saranno giorni più felici di quelli. E poi ho incontrato Gesù nella mia vita.
Quando ho incontrato Gesù, ho capito che sì, ci sono dei momenti della nostra vita dove le emozioni si sviluppano nel nostro cuore per poter sentire l'affetto, la felicità. Ma poi non è una felicità che dura sempre, come non dura sempre la pace quando non conosciamo Gesù. Qui noi vediamo che è una verità personale che noi abbiamo cantato: dal mondo ebbi gioia, gloria, vanità, ma non mi diede né pace né libertà. Non sapevo di essere legato dal peccato. Ma quando ho conosciuto Gesù, allora interiormente non ci fu una semplice pace né una gioia né una felicità mentale, ma qualcosa che scaturiva direttamente dal cuore. Dal momento in cui Gesù entrò nella mia vita e io sono rinato, non ero più lo stesso.
Questa è la mia esperienza. Penso abbiate fatto anche voi la stessa esperienza. Ma quel giorno non possiamo dimenticarlo perché quel giorno poi è continuato. Non è stato un momento e poi è finito. È stato qualcosa che io posso dire per quarantadue anni non si è cancellato. È stato qualcosa che lo Spirito del Signore ha riprodotto spesso nella mia vita. Ci sono stati anche momenti di prova, momenti di... Ma poi è tornata la gioia di sapere che la salvezza appartiene al Signore. E quindi quella libertà interiore che Gesù ti può dare, non te la può dare nessun uomo.
E allora da qui noi, cantando, diciamo delle verità. No. Fu il più bel giorno che il Signore ci ha donato, quando Gesù entrò nell'oscurità, quella parte oscura che l'uomo ha dentro di sé, che fa parte del peccato. Ma tu non la vedi, quell'oscurità, non la vedi finché non entra la luce. Ma quando entra la luce, allora tu ti accorgi. Se entri in una stanza di sera, al buio, puoi accendere anche una candela per cercare qualcosa. Può darsi la trovi. Ma quando accendi la luce e illumina tutta la stanza, allora ti accorgi che tutte quelle parti buie del cuore dell'uomo vengono illuminate. E la parola di Dio comincia a prendere posto.
Quando Gesù entrò nel nostro cuore, ci ha donato... Entrò e il mio cuore si illuminò. Così quando cantiamo, abbiamo questa verità in noi che la cantiamo con convinzione, perché è successo esattamente ciò che noi cantiamo. E di questo ci dobbiamo rallegrare: gioia eterna nel nostro cuore.
Perciò fratelli, capisco che ogni tanto ci sono turbamenti, tristezze per qualsiasi prova. Però è chiaro che le ombre vanno via, l'oscurità scompare, entra la luce del Signore e di nuovo noi possiamo camminare nella gioia, nella pace. Perché il frutto dello Spirito Santo c'è anche la gioia, no. E in virtù di quel frutto, noi possiamo rallegrarci nel Signore che ci ha dato questa gioia, questa pace, e cantiamo con gioia. Viviamo con gioia con quella viva speranza che è un ancora di salvezza per la nostra vita.
Voglio leggere alcuni versetti del Secondo Cronache 16, i versetti 7-8 e una parte del 9.
"In quel tempo il vegente Anani si recò da Asa, re di Giuda, e gli disse: Poiché ti sei appoggiato sul re di Siria e non ti sei appoggiato sull'Eterno, il tuo Dio, l'esercito del re di Siria ti è sfuggito dalle mani. Non erano forse gli Etiopi e i Libici un esercito smisurato con numerosi carri e cavalieri? Tuttavia, poiché ti eri appoggiato sull'Eterno, egli li diede nelle tue mani. L'Eterno infatti con i suoi occhi scorre avanti e indietro per tutta la terra per mostrare la sua forza verso quelli che hanno il cuore integro verso di lui".
Amen. Amen. E io voglio raccontarvi un'esperienza che ho fatto. Quando siamo andati a Torino per fare una visita a Daniele, e dopo la notizia dei medici, il mio cuore era preoccupato. Ebbene, siamo usciti dall'ospedale e si è abbattuto un forte temporale. Erano tuoni tali che perfino la macchina tremava. E ho pensato: "Adesso dobbiamo tornare in aereo e il Signore ci protegga". Lungo il tragitto il temporale si è calmato e abbiamo preso il volo e siamo partiti. Però durante il viaggio, mentre eravamo nel cielo, a un certo punto il pilota ci ha avvisati di allacciare le cinture, perché dovevamo attraversare una turbolenza. E quindi il nostro cuore si è intimorito. Però io ho pregato dentro di me. Anche quelli che erano con me. Che il Signore ci dava la pace e proteggeva l'aereo.
E nel frattempo mi sono affacciato fuori al finestrino per vedere il temporale. Perché il pilota andava più in alto per salire sopra le nuvole. E quindi guardando dal finestrino ho visto sotto di noi il grande temporale che c'era. E noi avevamo qualche scossa, però non eravamo toccati. E si vedevano questi lampi che illuminavano grandi nuvole nere. E Dio mi ha detto: "Guarda giù. Se tu cammini con me, tu sarai sopra ogni tempesta. Tu sarai sopra ogni turbolenza. Se tu sei con me, ti ricordi che io sono più grande di ogni cosa? Tu vedrai tutto al di sotto di te, più piccolo".
Quindi poi abbiamo superato questa turbolenza. Ho detto: "Grazie, Signore, per le tue parole, perché incoraggiano anche attraverso la natura. Tu parli". E finita questa turbolenza, ho riguardato dal finestrino e ci eravamo avvicinati alla città e ho visto dall'alto tantissime luci che illuminavano la città. E di nuovo il Signore mi ha detto: "Guarda giù. Guarda quanto sono piccole le luci di quella città. Così piccolo è il tuo problema quando tu lo metti davanti a me. E quando tu cammini con me".
E io voglio ringraziare il Signore perché mi ha incoraggiato a non vedere grandi le situazioni difficili. Ma se le porto a lui e io sono sempre con lui, tutto diventerà così piccolo.
E circa un anno fa ho fatto un controllo da un dentista per Samuele, che aveva un po' di problemi. E questo dentista mi ha detto: "Signora, ma che cosa sei venuta a fare qui? Io non ti posso fare miracoli. E questa situazione avresti dovuto risolverla già tempo fa. E quindi adesso è già troppo tardi". E così ho detto: "Va bene". E sono andata via.
Sono passati alcuni mesi e ho fatto un altro controllo con un altro dentista. E questo dentista mi diceva: "Signora, vediamo che cosa si potrebbe fare. Di certo è che non è una situazione che si può risolvere. E poi ha detto: ci vorranno molti tipi di apparecchi per poter risolvere questa situazione, se si potesse risolvere". E niente. Abbiamo cominciato questo percorso. E oggi sono andata al controllo. Sono passati solo due mesi. E il dentista mi ha guardato e mi ha detto: "Signora, avete avuto un colpo di fortuna". E io ho detto: "Che senso ha?" Ha detto: "Il bambino questo apparecchio ha funzionato in soli due mesi. È una cosa impossibile. Ha risolto già parte di questo problema in soli due mesi. E non è mai successo prima".
E io voglio veramente dare gloria a Dio. E non solo questo. Mi ha detto l'altro tipo di apparecchio che deve mettere lo deve portare pochissimi mesi, perché questo apparecchio ha fatto ciò che doveva fare. Io voglio soltanto dare gloria a Dio. E il Signore mi aveva parlato con un solo verso: "E il nome dell'Eterno è una forte torre. A lui corre il giusto ed è al sicuro".
E io lo voglio ringraziare per questa sicurezza che solo lui ci può dare.
Dalla parola del Signore vogliamo leggere nel libro di Geremia. Non si tratta di un Geremia qualunque, non è così. L'Eterno innalza, l'Eterno esalta. Questo è il significato di Geremia. Di quale tribù faceva parte Geremia? Lo scopriamo subito mentre leggiamo.
"Al versetto 1, capitolo 1: Geremia, parole di Geremia, figlio di Ilchia, uno dei sacerdoti che erano di Anatot, del paese di Beniamino. Di quale tribù faceva parte? No, i sacerdoti facevano soltanto parte di una tribù: di Levi. La parola dell'Eterno gli fu rivolta al tempo di Giosia, figlio di Amon, re di Giuda, nell'anno tredicesimo del suo regno. Gli fu pure rivolta al tempo di Joakim, figlio di Giosia, re di Giuda, fino alla fine dell'undicesimo anno di Sedecia, figlio di Giosia, re di Giuda, cioè fino alla cattività di Gerusalemme, avvenuta nel quinto mese.
La parola dell'Eterno mi fu rivolta dicendo: Prima che io ti formassi nel grembo di tua madre, ti ho conosciuto. Prima che tu uscissi dal suo grembo, ti ho consacrato e ti ho stabilito profeta delle nazioni.
Io risposi: Ahimè! Signore Eterno! Io non so parlare perché sono un ragazzo!
Ma l'Eterno mi disse: Non dire: Sono un ragazzo! Perché tu andrai da tutti coloro ai quali ti manderò, e dirai tutto ciò che ti comanderò. Non temere davanti a loro, perché io sono con te per liberarti, dice l'Eterno.
Poi l'Eterno stese la sua mano e toccò la mia bocca. Quindi l'Eterno mi disse: Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca. Ecco, oggi ti costituisco sopra le nazioni, sopra i regni, per sradicare, per demolire, per abbattere, per distruggere, per edificare e per piantare.
Poi la parola dell'Eterno mi fu rivolta dicendo: Geremia, che cosa vedi? Io risposi: Vedo un ramo di mandorlo. L'Eterno mi disse: Hai visto bene! Perché io vigilo sulla mia parola per mandarla ad effetto".
Amen, amen, amen, amen. Non dovete approvare quello che sto dicendo io, ma ciò che sto leggendo dalla parola. Allora mi sentirei più fortificato quando so che siete presenti, no, che non state distratti.
Questo libro di Geremia è interessante per capire come il Signore chiama, come il Signore dà un mandato. Dio non è schematico. La sua sapienza è al di sopra della nostra ragione umana. E vediamo come Geremia fu scelto quando ancora era un ragazzo. Può essere che era un adolescente, no. E allora il Signore lo ha chiamato in quella età. E quanti servi del Signore ha chiamato nella gioventù? Quando erano ancora ragazzi? Pensate che lui era il profeta al tempo di Giosia, che fu re a anni. Allora il Signore quando chiama, non stabilisce delle regole secondo l'uomo.
Perché noi leggiamo nella parola di Dio, no, che i ministeri che il Signore dà, tante volte, o un ministero, per esempio, di responsabilità... Noi leggiamo che Giuseppe iniziò a trentanni, che Gesù iniziò a trentanni. E che ancora Paolo dice: "Raccomando che non sia vizioso la persona che tu metti come responsabile, non sia troppo giovane, affinché non cada nel laccio del diavolo per il suo orgoglio". Quindi una certa maturità il Signore la richiede. E quale maturità aveva, adesso? Geremia era un ragazzo. Quello che Dio guarda, come noi leggiamo nella Scrittura, è che Dio guarda al cuore.
Perché Davide fu chiamato? Era un ragazzo. E c'erano tanti fratelli più maturi, no, nella sua famiglia. Ma Dio scelse Davide, perché Davide era un ragazzo che era predisposto nell'amore del Signore, ma anche a servire. Il suo cuore era lì. E questi, che il Signore ha scelto per servirlo quando erano ancora giovani, per esempio Gedeone, no. Quando l'angelo dell'Eterno lo visitò, disse: "Perché vieni proprio da me? Io sono ancora un bambino e sono il più piccolo della tribù di mio padre". E il Signore ci fa capire in questo che Dio sceglie quelli che hanno un cuore predisposto principalmente in umiltà.
Geremia riceve la parola del Signore, che gli fu rivolta. Ma per ascoltare la voce del Signore, probabilmente Geremia era già un po' esercitato. Il padre era un sacerdote, Ilchia. Vi ricordate, colui che trovò anche il libro nel libro di Giosia, che lezzano davanti al re? E quindi questo ragazzo era predisposto. Perché faceva parte di una famiglia dove si doveva servire Dio. I leviti dovevano servire Dio ed essere anche sacerdoti. In parte, quindi possiamo dire: che cosa in questo ragazzo, che il Signore l'ha scelto? Probabilmente si occupava già, nel suo cuore, come Gesù.
Gesù, quando andò con i genitori alla festa di Gerusalemme, come noi leggiamo nel libro di Luca, andò alla festa di Gerusalemme. E quindi ti aspetti che un ragazzo di dodici anni, come Gesù, gioisce nella festa, no. Che bello, andiamo alla festa! I genitori, nel cuor suo, avrà pensato con i suoi fratelli, con la sua famiglia, con tutta la comitiva, quando si va a una festa, i bambini gioiscono. No. Dodici anni non è proprio un'età molto grande. Ma quello che è bello vedere è che Gesù abbia già preso quella piega che, quando si è smarrito, così pensavano i genitori, si è smarrito in quella festa. E allora lo cercarono. Lo cercarono. Dico: "Ma dove sarà andato?" Ad un tratto vediamo che i genitori lo videro. Dice in Luca al capitolo 2, verso 46: "E quando essi lo videro, rimasero stupiti. E sua madre gli disse: Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo".
Per loro si era smarrito. Si era perso. La carovana andava avanti. Ma Gesù l'avevano lasciato indietro. Tanti fanno così: vanno sempre avanti. Ma Gesù l'hanno lasciato indietro. E pensano di andare avanti. Ma Gesù disse questo ai genitori: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?".
A dodici anni non pensava a prendere il tablet. Non stava vicino al telefonino. Non stava vicino a tutte quelle cose che sono fonte di distrazione, che oggi il mondo è immerso così pieno. E i ragazzi adolescenti, non parliamo già dei bambini, che sono già accaniti su questo. Ma già i ragazzi adolescenti oggi girano intorno a questo mondo, vanno in tutto il mondo girando con questo strumento di morte, lo chiamerei io. Però scaturisce il fatto che la realtà, dicono in Italia, solo in Italia, che il trentacinque per cento di questi giovani ricorre alla medicina, agli psicologi, agli psichiatri, perché soffrono di depressione. Come mai questo mondo che gira su questo smartphone? Come si chiama? Queste parole inglesi odiose. E allora stanno lì e non hanno gioia, non hanno un fine, non hanno una meta, non hanno un senso. Niente.
Gesù non a trentanni soltanto, quando iniziò il suo ministero. Ma a dodici anni lo troviamo tra i sacerdoti, a occuparsi delle cose del Padre suo.
A dodici anni. Chi è che c'ha sotto i diciotto anni, si alzi in piedi? I ragazzi, tutti quelli sotto i diciotto anni. Quindi vi potete sedere. Di che cosa vi occupate, no? Fra poco, fra po', iniziamo la scuola. Quindi stiamo pensando già a comprare i libri, a fare i compiti, e tutto il resto, va bene. Certo che lo dovete fare. Ci mancherebbe. Ma è bello pure sapere che a quest'età, cosa che io non ho potuto fare, benché mio padre, all'età di dieci, undici anni, mi portava ai culti evangelici, portava nelle cellule familiari, era un ragazzo, sì, mi piaceva ascoltare, ma il mio cuore non stava là.
Non era il mio tempo. Che cosa posso dire? E io dico: "Cari giovani, è bello quando in giovane età si può dare la vita a Gesù, in modo che uno sente di realizzare. Che cosa? Che cosa il nostro futuro?". Qualche volta, come io pensavo, no, quando avevo tredici anni, dicevo a mio padre: "Io dottore mi devo fare". Appena appena sono arrivato alla terza media già la prima media mi bocciarono, che dottore dovevo mai fare. Però sono i pensieri dei ragazzi. Poi andando avanti ho conosciuto il Signore Gesù, all'età di anni. Una cosa ho scoperto e non la potevo scoprire prima.
Finché la luce di Cristo non sarebbe entrata nella mia oscurità, nelle mie tenebre. Che cosa ho scoperto? "Prima che io ti formassi nel grembo di tua madre, ti ho conosciuto. Prima che tu uscissi dal grembo di tua madre", dice la parola di Dio, "ti ho consacrato".
Allora il Signore aveva un disegno per la mia vita. È importante che noi sappiamo la prescienza di Dio. Prima ancora che noi potessimo nascere, Dio ci ha preconosciuti, proprio come sta scritto in Efesini. Allora da qui noi possiamo vedere che io ero... Dio era in me, ma io non ero in lui. Non lo conoscevo. Ma è arrivato il momento in cui il Signore ha fatto grazia. E come Geremia, sono arrivato alla conoscenza della parola.
Geremia naturalmente. La sua identità si riconosce dalle risposte che dà al Signore. "Ahimè!" Lui dice. "Ahimè!", proprio come disse Isaia al capitolo 6, davanti al trono di Dio. "Ahimè!" è come dire "Guai a me, Signore Eterno!" "Io non so parlare perché sono un ragazzo!" Vedete l'umiltà, no?
Oggi ci sono tanti giovani che sono predisposti al servizio del Signore, ma hanno l'ambiguità di capire che già così giovani possono già servire. Sentono di poter fare al di là di quello che pensano, perché sono pieni di cultura, di insegnamento. Sanno tante cose. I giovani di oggi sanno tante cose, cose che io non sapevo mai quando ero ragazzo. Pensavo soltanto a quelle cose che si facevano ai miei tempi. Ma adesso invece c'è questa predisposizione. Lui dice: "Signore, io non so nemmeno parlare. Sono un ragazzo".
Anche Mosè, davanti al Signore, quando il Signore dice: "Ti manderò in Egitto", e Mosè disse: "Signore, io non so parlare. Manda un altro". Nessuna ambizione. E Dio guarda al cuore. Ma guarda invece al desiderio di servire Dio senza alcuna ambizione.
Quindi il Signore guarda al cuore. Ma l'Eterno mi disse: "Non dire: Sono un ragazzo! Perché io ti manderò dovunque tu andrai. Io starò con te". È diverso quando la chiamata del Signore... Tanti se la prendono da se stessi oggi per prendersi le responsabilità che non gli spettano. Ma Geremia riceve dal Signore questo mandato. "Io ti manderò, e dirai tutto quello che io ti comanderò". Questo è il vero profeta. Non è come la scuola dei profeti di oggi: "Venite, c'è la scuola dei profeti. Imparate a profetizzare così". L'uomo insegna all'uomo. Ma il profeta parla dalla bocca dell'Eterno. È l'Eterno che parla al profeta. E quindi vediamo che il Signore lo rassicura e dice: "Non temere davanti a loro, perché io sono con te per liberarti", dice l'Eterno.
Il ministero di Geremia, come profeta, è stato il più difficile della storia di Israele. Lui si trova in tempi malvagi dove gli stessi re non volevano ascoltare la parola del Signore. Non volevano. E allora dicevano agli altri anziani: "Non fatelo profetizzare!". Il profeta, invece, come Geremia, sentiva che la voce del Signore gli diceva: "Questo devi dire!". Perché? Perché dice che l'Eterno, al verso 9, stese la sua mano, toccò la mia bocca. E quindi mi disse: "Ecco, io ho messo le mie parole nella tua bocca". Non è strano che oggi si dice: "Ho sentito da parte dell'Eterno. Così mi ha parlato il Signore". Va bene. Mica non è possibile. Ma un profeta si riconosce quando ciò che dice risulta poi a verità e si avvera.
Il Signore ha messo la mano sulla bocca di Geremia, perché potesse intraprendere questo ministero. I giovani oggi che vogliono servire il Signore, una cosa importante. Sfidano. È una sfida contro un mondo che rema al contrario di quello che è la giustizia divina. E ci vuole coraggio. Geremia sapeva che era un compito difficile: dire la verità da parte del Signore a quelli che non vogliono sentire la verità. Che l'uomo non è predisposto a sentire la verità. Perché come qualcuno dice: "La verità fa male". Ma Geremia sapeva che era un compito arduo. Ma non si tirò indietro. E quindi quando un giovane fa una scelta oggi, deve essere consapevole, cosciente.
Andrà a scuola. Dovrà testimoniare della parola di Dio, di ciò che Dio ha fatto nella sua vita. Se vuole servire il Signore con coraggio. Perché dobbiamo capire che oggi il Signore ha scelto quelli. Gli uomini di fede più forte erano quelli più deboli. Quelli. Dio ha usato proprio. Come dice la Scrittura. Perché noi sempre ci confrontiamo con la Scrittura. Geremia dice: "Ma io sono un ragazzo". Gedeone dice: "Ma io non so parlare, sono un bambino". Daniele, e poveretto, dice: "Sì, però non mi contaminerò. Voglio servire Dio, ma non voglio contaminarmi".
E perché ha scelto Geremia? Quando noi leggiamo in questi giorni, l'abbiamo letto più di una volta, la parola di Dio ci accorgiamo chi sceglie il Signore nella storia dell'umanità. Noi leggiamo primo Corinzi al capitolo 1, verso 26: "Riguardate infatti la vostra vocazione, fratelli! Poiché non ci sono tra voi molti saggi secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. Ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare le savie, e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti, e Dio ha scelto le cose ignobili del mondo, e le cose spregevoli, e le cose che non sono, per ridurre al niente quelle che sono, affinché nessuna carne si glori alla sua presenza. Ora, grazie a lui, voi siete in Cristo Gesù, il quale Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, affinché, come sta scritto in Geremia, sta scritto: Chi si gloria si glori nel Signore".
Amen. Chi ha scelto il Signore? Eliab era forse due metri alto. Era una bella presenza. Poteva sicuramente essere un bel generale, un bel re. Ma il Signore dice: "Non guarda all'esteriorità di quelli che stavano vicino a lui". E come mai Timoteo fu scelto da Paolo? Perché c'era Eunica. Chi era Eunica? La madre o la nonna. E la nonna si chiamava Loide. E quando chiamerete qualche bambino che nasce, Loide, quindi aveva la mamma e la nonna. Aveva cresciuto questo bambino, Timoteo, e lo avevano consacrato a Dio.
Quando un genitore vuole crescere i figli per il Signore, non si deve affrettare a dargli tanti consigli, perché i ragazzi non cresceranno nel Signore per i consigli dei genitori, sappiatelo. Perché parlare tutti possiamo. Tutti possiamo consigliare. Ma i figli che arriveranno a Cristo guarderanno l'esempio del genitore. Non il consiglio del genitore. I figli guarderanno a come cammina il genitore.
Allora quello che loro guarderanno. Perché i figli andranno avanti? Oggi i genitori mettono i figli all'angolo: "Stai là e non dare fastidio". Gli danno quello che io chiamo... come lo chiamo? Anche se qualcuno magari però è così. Ma se un genitore si muove santamente in casa, è un esempio con la moglie, è un esempio con i figli, è un esempio di santificazione, il figlio guarderà. Perché oggi vogliono guardare, non vogliono sentire. Allora che cosa è importante?
Che noi possiamo vedere come crescere un ragazzo, un bambino per il Signore, consacrarlo al Signore. Ed è certo che un figlio che è frutto di tanta preghiera non andrà nel mondo, ma seguirà Gesù. Farà qualche capriccio, sicuramente, come l'ho fatto io quando ero un ragazzo. Mio padre ha pregato tanto per i suoi figli. Ma anche per me. Poi all'età di tredici anni mi sono sviato. Ho pensato ad altro. Ma ricordatevi che quello che conta è il seme della giustizia che viene seminato nel loro cuore. Quel seme non si perde.
Pensate che ci sono dei semi, parlando del modo naturale, che hanno scoperto che hanno quarantacinquemila anni in certi contenitori e si sono mantenuti integri. Pensate un po'! Il seme della parola di Dio: "Cielo e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno". La fede di credere che anche se sono ragazzi e vogliono servire Dio è il più grande privilegio, per sentirsi realizzati. Dice: "Ma tu che fai?". "Io voglio diventare un servo del Signore". E allora il Signore, che guarda al cuore, metterà certamente anche le sue parole nella tua bocca. Ti metterà nel cuore il desiderio di servirlo. Anche se sei un ragazzo. Perché oggi abbiamo la grazia di vedere questi nostri bambini che stanno crescendo. Ma ad un tratto li vedi già cresciuti. Che cosa abbiamo messo nel loro cuore? Hanno un fine? Hanno uno scopo?
Molto dipende dal lavoro che un genitore fa sulle ginocchia. Perché questo è importante. L'interesse, la passione, di sapere che nel suo cuore, questo mio figlio sarà cresciuto come Samuele, dove Anna lo consacrò al Signore. Non era suo. Il suo bambino era stato donato ad Anna: "Tu me l'hai dato a me, e io lo ridò a te". Come fanno tante mamme? Lo portano avanti. Preghiamo subito. Lo riabbracciano. "Me lo tolgono dalle mie mani se lo prendono di nuovo". E lì rimane. Ma non l'hai lasciato al Signore. E lascialo nelle mani del Signore. Vedrai che porterà un grande frutto.
Così il Signore ha scelto queste cose, che il mondo ritiene, no, le cose che non sono. Dio le fa invece le cose. Geremia dice: "I saggi saranno svergognati, spaventati e catturati". Ecco! "Hanno rigettato la parola dell'Eterno. Quale sapienza possono mai avere?". I saggi sono tante persone sagge, intelligenti in questo mondo, scienziati, dottori, gente di cultura. E Dio dice: "Ma se rigettano la parola di Dio, quale sapienza hanno?". Magari non lo sanno. Ma loro sono stolti davanti agli occhi del Signore.
Ma noi abbiamo a cuore di capire che la parola di Dio ci aiuta in questo. E allora cosa dice il Signore? Così dice l'Eterno, Geremia 9:23: "Il savio non si glori della sua sapienza. Il forte non si glori della sua forza. Il ricco non si glori delle sue ricchezze. Ma chi si gloria si glori di questo: di avere senno e di conoscere me, che sono l'Eterno, che esercita la benignità, il diritto, la giustizia sulla terra, perché mi compiaccio di queste cose", dice il Signore.
Se tu vuoi veramente glorificare o gloriari, l'unico motivo è questo. Non ce ne sono altri: di conoscere Gesù. Ma di quella conoscenza vera, di quella conoscenza che ti mette nelle condizioni di credere. Che quello che tu chiedi, la vita che tu svolgi, la testimonianza che hai, è accompagnata, come Geremia, dal Signore. "Io sarò con te". Non nessuno ti farà del male, perché tu sei la mia bocca, dice la Scrittura. E questo per noi è importante. Che noi possiamo vedere come, attraverso la Scrittura, egli conferma la sua parola.
Stiamo per concludere. Poi al verso 11 del capitolo 1: Geremia. Poi la parola dell'Eterno mi fu rivolta dicendo: "Geremia, che cosa vedi?". E io risposi: "Vedo un ramo di mandorlo". Una domanda semplice. Il Signore gli mise davanti una visione: un ramo di mandorlo. "Che cosa vedi, Geremia?". Dice: "Signore, un ramo di mandorlo". Quello che è importante è la risposta del Signore. L'Eterno mi disse: "Hai visto bene! Perché io vigilo sulla mia parola per mandarla ad effetto".
Che ci dice questa frase? Che se noi abbiamo conoscenza della parola, chiediamo, preghiamo a Dio secondo ciò che sta scritto nella parola, lui dice: "Io vigilo sulla mia parola e la mando ad effetto". E quanto è importante che noi facciamo affidamento alle promesse del Signore. Quindi bisogna anche esercitare un po' la nostra fede, in modo che le nostre preghiere non evaporino. Ma che arrivino al trono della grazia, sapendo che il Signore vigila. Perché noi non chiediamo secondo quelli che sono i desideri o i sentimenti.
Perché così dice la Scrittura: "Se voi chiedete secondo la mia volontà, io vi esaudirò". E per chiedere secondo la sua volontà, ci deve essere quel lumicino interiore nello spirito che ci mette in collegamento, in modo che i nostri desideri siano volti a lui. E sappiamo ciò che gli dobbiamo chiedere. Come dice l'apostolo Giovanni, questo è importante.
E allora cari fratelli, non è soltanto un messaggio rivolto ai nostri giovani, che spero hanno conservato la decisione di servire ancora il Signore, no. Alzate la mano quelli che siete venuti al campeggio. Alzate la mano. E questo è bello, di sapere che c'hanno questa costanza. Sono tornati adesso. Svolgono le loro attività. State leggendo ancora la parola del Signore, perché verranno poi le prove. State continuando a pregare. Perché se lasciate la preghiera e la parola vi ho fatto l'esempio, no, dei due cani l'altra volta. Allora tenetelo presente sempre. Dovete rimanere in contatto col Signore continuamente. E questo vi darà la forza di andare avanti e di essere convinti come i tre amici di Daniele: "Noi serviremo l'Eterno". Amen. Questo è bello. Perché non c'è uno scopo migliore nella vita di un giovane che dice: "Io voglio diventare qualcuno che Dio usa per la sua gloria". Questo è il fine ultimo della nostra fede.
Perciò cari giovani, è importante ricordarsi: "Io mi devo occupare delle cose del Padre mio". Occupatevi più di queste cose. Poi le altre cose verranno pure dopo. Ma abbiamo a cuore di vedere questi figli che crescono nelle vie del Signore. Ricordatevi le parole di Paolo a Timoteo: "Io ti ho dato l'esempio". Non lo dimenticate mai. "Tu hai visto il mio esempio. Tu hai visto la mia vita". Tu hai visto, dice Paolo a Timoteo, le mie sofferenze, la mia vocazione. Tu hai visto tutto di me. Ecco perché Timoteo continuò a servire Dio, perché aveva un esempio di un uomo che era consacrato al Signore, che aveva donato la sua vita a Dio. E che noi ancora oggi, attraverso le lettere di quest'uomo, che ha scritto la maggior parte, quasi dell'intero Nuovo Testamento, noi tiriamo fuori i più grandi insegnamenti della nostra vita, che ci spingono a desiderare di servire il Signore.
Non è un peso, ma è una gioia: sapere di appartenere al Dio vivente e verace.
Padre, noi ti ringraziamo. Sì, anche stasera nel tempo che ci hai concesso ancora di riconsiderare come hai guidato ogni passo della nostra vita, e come le guiderai ancora. Sì, Signore. Perché non siamo noi ad aver scelto te, ma tu hai scelto noi, prendendoci da una situazione di morte e portandoci alla vita e alla luce eterna. E per questo ti siamo grati, Signore. E ancora continua a benedire quanti ancora non hanno fatto un passo in fede. Quanti ancora sono nell'incertezza. Sì, Signore, affinché tu possa accompagnare questi cuori ad aprirsi completamente a te.
Noi ti benediciamo. E ancora vogliamo essere anche noi incoraggiati per portare la tua parola, parola salva, parola che guarisce, parola che tocca nel profondo. Ti ringraziamo perché anche stasera tu hai messo in noi quel grande desiderio di appartenere e servire al Dio vivente e vero.
Padre, nel nome di Gesù, amen.