L'Eterno è il nostro rifugio — misericordia eterna
È veramente una benedizione benedire l'Eterno. Egli ci ha benedetto fin ancora prima della fondazione del mondo, mandando suo Figlio, Gesù, a salvare ognuno di noi. E oggi noi, che abbiamo potuto contemplare, sperimentare e viverlo pienamente, ci viene dal cuore benedirlo. Non solo la domenica, quando siamo in chiesa, ma in ogni momento della nostra vita, perché egli è fedele. Egli ha dimostrato quest'amore grande ancora prima della fondazione del mondo. Questo piano per poterci custodire nel suo cuore.
E noi siamo grati questa mattina, davanti a lui, a poter offrire questo servizio: ad aprire il nostro cuore nel benedire colui che ci ha tanto amato, che ha dato il suo unigenito Figlio per ognuno di noi.
Voglio leggere alcuni passi della parola di Dio. Il Signore ha messo nel cuore qualcosa di profondo nel Salmo 118. E voglio contemplarla con voi, perché è una realtà che ho vissuto, una realtà che hanno vissuto tanti, e che vivono tanti cristiani che si affidano nelle mani del Signore.
Salmo 118, i primi quattordici versi, e dice così:
"Celebrate l'Eterno, perché egli è buono! Perché la sua benignità dura in eterno!
Sì, dica ora Israele: la sua misericordia dura in eterno!
Sì, dica ora la casa di Aronne: la sua misericordia dura in eterno!
Sì, dica ora quelli che temono l'Eterno: la sua misericordia dura in eterno!
Nell'angoscia invocai l'Eterno, e l'Eterno mi rispose e mi trasse al largo. L'Eterno è per me. Io non sarò... non avrò alcun timore. Che cosa mi può fare l'uomo?
L'Eterno è per me fra quelli che mi soccorrono, e io guarderò trionfanti sui miei nemici.
È meglio rifugiarsi nell'Eterno che confidare nell'uomo.
È meglio rifugiarsi nell'Eterno che confidare nei principi.
Tutte le nazioni mi avevano circondate, ma nel nome dell'Eterno, io le distruggerò.
Mi avevano circondati, sì, mi avevano circondato, ma nel nome dell'Eterno, io li distruggerò!
Mi avevano circondato come api, ma sono state spente come fuoco di spine. Nel nome dell'Eterno, io le distruggerò!
Tu mi avevi spinto con violenza per farmi cadere, ma l'Eterno mi ha soccorso.
L'Eterno è la mia forza e il mio cantico, ed è stato la mia salvezza".
Amen. Qualcosa di meraviglioso. Questo inno di lode e ringraziamento al Signore per la sua misericordia e la sua liberazione. Questo è quello che il salmista ha potuto scrivere. Sappiamo che la parola di Dio è stata scritta da uomini di Dio ispirati dallo Spirito Santo, e dello Spirito Santo stesso che l'ha scritto. E questo salmista ha potuto inneggiare, ha potuto esporre questo Salmo, questo canto, dicendo qualcosa di glorioso. Ovvero, che ricorda che la bontà dell'Eterno e la sua misericordia sono eterne. Non si terminano mai. Sono sempre, in una maniera senza limite.
E questa è stata un'esperienza che il salmista ha potuto fare. Nella sua angoscia. Perché descrive che ha avuto una situazione nella sua vita molto problematica. Lui descrive qui che era stato circondato. Lui, che era stato circondato, il popolo di Dio, da nemici, da un esercito. Ma quando persone come noi, ogni giorno, abbiamo delle situazioni, abbiamo delle prove, dei problemi, delle situazioni che ci affliggono il nostro cuore, che ci sono stati creati da altre persone, o che a noi stessi ci accadono anche involontariamente...
Ma l'Eterno, come dice la Bibbia, è il nostro rifugio. E molte volte si cerca una soluzione nell'uomo, oppure in chi ha delle autorità, sempre dal punto di vista umanistico. Ma la Bibbia, come il salmista, ci dice che lui, nell'angoscia, come sta scritto nel verso 5, invocai l'Eterno, e l'Eterno mi trasse al largo. Lo porta lontano da questa situazione problematica. E in più, quello che l'Eterno, quello che il salmista dice, è meglio rifugiarsi nell'Eterno che confidare nell'uomo. Poi lo ripete di nuovo nel verso 9: "È meglio rifugiarsi nell'Eterno che confidare nei principi".
E la cosa che molto mi aveva toccato è quando dice che era stato circondato come delle api. Era stato circondato come uno sciame di api. Non so se vi siete mai trovati in mezzo a una situazione del genere. Io sì. Una volta ho incontrato un'ape, cercavo di toglierla, poi la seconda, la terza, finché a un certo punto la situazione era diventata grave. E quindi siamo scappati in macchina. Questa è stata la il rifugio che il Signore mi ha provveduto.
E lui dice: "Ma sono stati come un fuoco di spine, un roveto che fa una fiamma grande, ma a un certo punto si spegne in maniera veloce". E così è con l'Eterno. So che il modo come opera l'Eterno in ognuno di noi. Egli è il nostro rifugio. Egli è il nostro soccorso. Egli ha misericordia.
"Signore, ma non sono degno. Perché io, davanti a te, non mi sento degno. Non mi sento degno. Ma Dio non guarda con gli occhi di come guarda l'uomo. Dio ci guarda con gli occhi della misericordia e dell'amore, e offre sempre un'occasione ad ognuno di noi per poterci tirare a sé con corde di amore. Egli ci attira a sé.
Quindi l'Eterno è il nostro soccorso. L'Eterno è la nostra forza. L'Eterno è il nostro canto. Ma soprattutto, l'Eterno è una realtà vivente. Che ci piace a noi. Noi glorifichiamo Dio, sappiamo qualcosa di certo: che l'Eterno è pronto a riceverci e a donarci. Amen. Amen.
Vorrei invitare il fratello Davide che deve testimoniare, dire qualcosa di importante per la gloria del Signore.
Sarebbero i genitori di mia nipote, e Sara... Come metterlo così? Si chiama come vi abbiamo messo ieri su predicazione di pregare per loro, per quella situazione difficile di questa mia nipote. Brevemente vorrei pure dire come si sono svolte le cose per dare gloria a Dio.
Diciamo che questa mia nipote, fra dieci giorni, doveva partorire. Quindi anticipatamente, ha avuto dei dolori alla schiena. E quindi quando i dolori sono diventati più forti, si è ritenuto opportuno portarla in ospedale. Quando è arrivata in ospedale, l'hanno portata in ecografia. Così c'era il primario, il dottore, così si è trovato di turno. E quando ha fatto l'ecografia, ha visto che i battiti del cuore del bambino stavano per fermarsi. E quindi urgentemente, lui stesso non ha chiamato nemmeno il barelliere per portarla in sala operatoria. Ma l'ha presa lui stesso, l'ha messo sulla sedia a rotelle e l'ha portato urgente in sala operatoria, a motivo dei battiti del bambino, oltre i dolori della mamma, che aveva.
Perché si pensasse fosse dolori di parto, no, doglie di parto. Ma quando hanno aperto per fare il taglio cesareo, il bambino era peggio. Il bambino era peggio di Esaù. Era tutto rosso, completamente pieno di grumi di sangue.
Allora che cosa è successo? Che il primario ha messo sotto sopra il reparto. Hanno chiamato i chirurghi. Si era creata un versamento di sangue, un'emorragia addominale. E la mamma si stava perdendo ormai sotto gli occhi dei dottori. E quindi si era successo un macello sugli organi. E non era più una questione di parto. Il bambino è stato tirato fuori in condizioni precarie. E lei, che ormai stava per perdersi, era soltanto una questione di secondi. Ormai si sarebbero persi la mamma e il bambino.
Anche quando sono intervenuti i chirurghi e hanno fatto un intervento abbastanza difficile, e tanto che i dottori disperavano ormai. E più per la mamma. Perché il bambino ormai stava piano piano si stava riprendendo, nonostante aveva sofferto tantissimo per mancanza di ossigeno e tutto il resto.
Poi andando avanti così, i dottori hanno finito e hanno alzato le mani dicendo: "Noi abbiamo finito il nostro. L'abbiamo fatto. Non possiamo fare altro". Al che, dopo un po' di ore, hanno visto che i parametri stavano migliorando un pochettino. Loro stessi hanno detto. I dottori hanno detto: "Anche se si dovesse salvare, con quello che è successo, non sappiamo che cosa succederà. Sicuramente rimarrà in uno stato vegetativo, in un certo senso".
Poi sono passate le ore e andando avanti, i parametri miglioravano sempre di più. La mattina, intorno alle dieci, così, e allora l'hanno dovuta svegliare, perché stava dormendo. Però vedendo che i parametri stavano migliorando, volevano pure capire se a livello celebrale era successo qualcosa. L'hanno svegliata e gli hanno cominciato a fare qualche domanda. E lei rispondeva a queste domande in maniera corretta. Tanto che i dottori, alla fine, vedendo che rispondeva anche nella debolezza, l'hanno dovuta, gli hanno raccontato tutto il fatto: com'è andato. E poi hanno detto: "Il bambino l'hanno chiamato Giosuè".
Allora i dottori hanno detto: "Signora, lei è stata salvata dal suo bambino. Perché ha fatto come da tappo all'emorragia nel ventre. Quindi ringrazi il suo bambino se lei è ancora in vita".
Giosuè. Dio salva. No? Così è il significato.
E questo è stato per noi un motivo di grande gioia. Perché abbiamo fatto anche riferimento a quello che, quando mettiamo su predicazioni, preghiamo per questa situazione. Non lo facciamo per pregare per situazioni superficiali. Ma così gravi come questa. Che era una manciata di secondi: sarebbero morti la mamma e il bambino.
E allora facciamo riferimento a ciò che, con fiducia, diciamo quello che ha detto l'apostolo Paolo: "Siate perseveranti nella preghiera". E ancora in un altro passo dice: "Pregate del continuo, senza fermarvi". Quando preghiamo, preghiamo con fede. E preghiamo con quella certezza che la nostra preghiera non andrà vuota. Avrà un fine. Non sappiamo come. Ma certo è che noi ci proteggiamo l'un l'altro con la preghiera.
E quindi volevo pure ringraziare la chiesa e i miei parenti. Hanno detto: "Ringrazia la chiesa. E di ancora che possono continuare a pregare, per capire la situazione completa". Perché oggi è possibile che, se i parametri miglioravano, usciva dalla sala rianimazione e andava in reparto per concludere. Poi quando ormai stava così sveglia, il dottore gli ha detto: "Dici che ce la fai?". E mia nipote ha risposto: "Penso proprio che ce la farò. Ce la devo fare così".
Ringraziamo Dio per questo veramente miracolo che il Signore ha fatto. Come ha guidato ogni cosa.
C'è un verso della Bibbia che mi accompagna da fin dalla mia conversione, in Ebrei 13:8, dice: "Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi in eterno". Amen. Quel Dio antico che aprì il Mar Rosso, quel Dio antico che ha operato opere misericordiose, non è soltanto stata una storia del passato. Ma ancora oggi il Signore opera. Alleluia. E questo ce lo dimostra perché egli è risorto, egli è vivente. Amen.
Quindi non diffidiamo mai. Ma fidiamoci pienamente del Signore. Perché nel momento in cui ci sentiamo soli, noi non saremo mai soli. La sua mano sarà sempre su ognuno di noi. Amen.
Vogliamo parlare di qualcosa che è veramente importante per la Chiesa. L'importanza del tempo. È un uomo saggio, un uomo la Bibbia ci dice il più saggio della terra, questa mattina, attraverso l'aiuto dello Spirito Santo, ci spiegherà l'importanza della gestione del nostro tempo.
Voglio venire con voi fratelli in Ecclesiaste al capitolo 3. Leggeremo insieme dal verso 1 al verso 8.
Così dice la parola del Signore:
"Per ogni cosa c'è la sua stagione. C'è un tempo per ogni situazione sotto il cielo. Un tempo per nascere e un tempo per morire. Un tempo per piantare e un tempo per sradicare ciò che è piantato. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire. Un tempo per demolire e un tempo per costruire. Un tempo per piangere e un tempo per ridere. Un tempo per fare cordoglio e un tempo per danzare. Un tempo per gettare via pietre e un tempo per raccogliere pietre. Un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Un tempo per cercare e un tempo per perdere. Un tempo per conservare e un tempo per buttare via. Un tempo per strappare e un tempo per cucire. Un tempo per tacere e un tempo per parlare. Un tempo per amare e un tempo per odiare. Un tempo per la guerra e un tempo per la pace".
Verso 11: "Egli ha fatto ogni cosa bella nel suo tempo. Ha persino messo l'eternità nei loro cuori, senza che alcun uomo possa scoprire l'opera che Dio ha fatto dal principio alla fine.
Ho così compreso che non c'è nulla di meglio che rallegrarsi e far del bene mentre uno vive.
Verso 14: Ho compreso che tutto quello che Dio fa è per sempre. Non vi si può aggiungere nulla e nulla vi si può togliere. E Dio fa così perché gli uomini lo temano".
Amen. Fine della lettura della parola del Signore.
Bene fratelli, in questo passaggio della Scrittura, subito ci accorgiamo che il nostro sguardo viene attirato da una ripetizione continua: "Un tempo... un tempo... un tempo...". Vi rendete conto, fratelli? Leggendo accuratamente questo passaggio della Scrittura, lo Spirito Santo non poteva ispirare Salomone, l'uomo più saggio della terra. E non ci dimentichiamo, fratelli, che c'è uno che è ancora più saggio di Salomone, ed è Cristo Gesù nostro Signore. Amen. Gloria a Gesù.
E il Signore, nella sua saggezza, ci rivela chiaramente che questa non è una mera ripetizione di questa parola. Che Salomone mette in evidenza molto spesso in questo suo discorso: "Un tempo... un tempo...". Non poteva Salomone, chiaramente, dire che "in ogni cosa c'è la sua stagione. C'è un tempo per ogni situazione sotto il cielo, un tempo per nascere, per morire, per piantare"... No.
Ma gloria a Dio! Perché il Signore attira il nostro sguardo, fratelli. Perché questa mattina ci vuole dire che questo passaggio della Scrittura, in questo momento, non è altro che una sequenza di insegnamenti, per precisare a noi oggi, come Chiesa del Signore, l'importanza del tempo. Che tanti di noi oggi, tanti uomini cristiani, trascurano. Purtroppo. Mentre dovremmo tenere proprio in considerazione molto nei nostri giorni. Che il tempo non è dell'uomo. Ma il tempo è di Dio.
E Salomone, attraverso questo passo, ci rivela che, fratelli, il tempo di Dio è un'opportunità. Tutti noi sappiamo quanto è importante il tempo. È vero, o no? Quante volte dalla nostra bocca esce: "Quanto è breve il tempo! Come passa velocemente il tempo! Vorrei che durasse di più questo giorno, magari per sistemare altre faccende della nostra vita, magari per finire o portare a compimento quelli che sono i nostri pensieri, i nostri progetti!".
Quante volte dalle nostre bocche esce: "Quanto è breve il tempo?". Perciò tutti noi sappiamo che il tempo, fratelli, è qualcosa di fondamentale, molto importante. Ma è importante capire che il tempo lo gestisce Dio.
Daniele nel suo capitolo, al capitolo di Daniele verso 2... la parola del Signore ce lo mette in chiaro. Perché quando noi parliamo vogliamo confermare sempre con la parola. Ed è Daniele stesso, al capitolo 2 del verso 21, che dice: "Egli muta i tempi e le stagioni. Depone i re e l'innalza. Dà la sapienza ai saggi e la conoscenza a quelli che hanno intendimento".
Fratelli, io ho riflettuto un po' riguardo a questo tema: il tempo. Perché il Signore ripete spesso il tempo? "C'è un tempo, c'è un tempo, un tempo per ogni cosa". Fratelli e sorelle.
Oggi ognuno di noi, e anche per un futuro, nessuno di noi si potrà giustificare e dire: "Signore, io non ho avuto il tempo di...". "Io non ho avuto il tempo di fare...". "Io non ho avuto il tempo di ubbidire". Non ci sarà, fratelli, la possibilità di potersi giustificare davanti a Dio un giorno di non aver avuto il tempo di fare la sua volontà, di adempiere i comandamenti suoi. "Io non ho avuto il tempo, fratello, oggi, di leggere un passaggio della Scrittura. Io non ho avuto il tempo di pregare". Le giustificazioni davanti a Dio saranno completamente annullate. Perché Dio ci insegnerà questa mattina che "per ogni cosa c'è la sua stagione. C'è un tempo per ogni situazione sotto il cielo".
Troppo spesso, fratelli, cerchiamo di raccogliere durante la stagione della semina. O molto spesso cerchiamo di piantare nel periodo di correre. Quando dovremmo riposare, ci carichiamo di lavoro, quando è il momento di correre. Facciamo la cosa giusta nel momento sbagliato. E per quanto possa essere ben intenzionato, ci farà perdere sempre il treno, fratelli.
Ricordiamoci sempre che il tempo è di Dio. E noi, come gestiamo il tempo, fratelli? Come si gestisce il tempo del Signore? La gestione del tempo è qualcosa di troppo importante per noi, a motivo della brevità della nostra vita. Lo sapete, fratelli? La nostra vita è breve. Perciò Davide stesso, al Salmo 39 ai versi 4 e 5, si esprimerà dicendo: "Eterno, fammi conoscere la mia fine". Ascoltate, fratelli. "E quale sia la misura dei miei giorni. Fa che io sappia quanto sono fragile. Ecco, tu hai ridotto i miei giorni alla lunghezza di un palmo. E la durata della mia vita è come niente davanti a te. Sì, ogni uomo nel suo stato migliore non è che vapore".
Vapore. La nostra vita, fratelli, è breve. Noi oggi siamo chiamati a chiedere: "Signore Gesù, aiutami a saper gestire il mio tempo per fare la tua volontà".
Anche Mosè, fratelli, nostri padri spirituali, prendiamo esempio da loro questa mattina. Nel Salmo 90, al verso 9, si esprimerà così dicendo: "Poiché tutti i nostri giorni svaniscono nella tua ira. Finiamo i nostri anni come un soffio. I giorni dei nostri anni arrivano a settanta anni, e più, più per i più forti a ottanta. Ma quel che costituisce il loro orgoglio non è che travaglio e vanità. Perché passa in fretta e noi ce ne andiamo via".
E Mosè dirà al verso 12: "Ora, o Eterno, questa è la nostra preghiera questa mattina: insegnaci dunque a contare i nostri giorni, per ottenere un cuore saggio".
Amen. Che Dio renda la sua chiesa una chiesa di cuore saggio. Che impara a gestire ogni momento della propria giornata, dei propri mesi, dei propri anni. Perché Dio faccia grazia, fratelli.
La lingua greca, la lingua greca esprime il termine "tempo" in questa parola, "tempo", in due parole: Cronos e kairos. Cronos si riferisce al tempo cronologico. Che è, si riferisce al ticchettio del nostro orologio, al giro del calendario. Ed è esattamente il tempo che noi calcoliamo e gestiamo. Questo è il tempo Cronos.
Ma poi c'è il tempo kairos, che è il tempo di Dio, fratelli. E sono in contrapposizione l'uno con l'altro. Non vanno assolutamente d'accordo. Sono completamente diversi. E noi dobbiamo entrare nel tempo kairos, nel tempo di Dio.
Il tempo di Dio è il tempo dell'opportunità. Amen. Il tempo di Dio è il tempo dell'opportunità. Il tempo kairos è il tempo giusto. Il nostro Dio non è mai arrivato in ritardo e non è mai arrivato in anticipo. Egli arriva al momento giusto. Il tempo kairos è l'appuntamento divino. Il momento in cui Dio entra nel nostro cronografo e dice: "Adesso!". Gloria a Dio.
Adesso. E noi, fratelli, dobbiamo riconoscere questi momenti. Dobbiamo chiedere l'aiuto dello Spirito Santo a riconoscere il tempo di Dio. Perché il tempo di Dio è un'opportunità.
Un gruppo di israeliti, un giorno, cerca di realizzare qualcosa in un tempo sbagliato. Vi ricordate, fratelli? Quando il Signore promise al popolo di Israele dicendo: "Io vi darò una terra, la terra promessa, vi ricordate, dove scorre latte e miele, io ve la darò". Questa era la promessa del Signore al suo popolo.
E giorno arriva, fratelli, il tempo kairos, il tempo di Dio. Perché il Signore promette al nostro cuore qualcosa. Egli è il Dio della grazia. Egli è il Dio della grande benedizione. Egli promette qualcosa. Ma oggi siamo molto distratti, perché abbiamo gli occhi fissati sul nostro orologio, fratelli. Siamo veramente distratti. Ed è importante non esserlo. Perché tanti oggi calcano il loro tempo e lo gestiscono e non sono attenti al tempo di Dio. E si perde l'opportunità.
E Dio va da Mosè dice: "Manda degli esploratori nel paese di Canaan, nella terra che io vi ho promesso". E come voi sapete la storia, fratelli, cosa accade? In Numeri al capitolo 14 accade che questi uomini vanno ad esplorare il paese di Canaan. E il Signore dice: "Io lo do a voi". Il tempo. Attenzione, fratelli, a quello che stiamo per dire.
Questo è il tempo dell'opportunità, il tempo dell'occasione, il tempo di Dio. Il tempo in cui il Signore passa nel nostro cronografo e dice: "Adesso!". Il tempo in cui il popolo del Signore doveva ereditare la terra promessa. Ma la Bibbia ci dice che gli esploratori tornarono da questa esplorazione e incominciarono a lamentarsi. Incominciarono a dire, al capitolo 13, dal verso 28, lo troviamo. Incominciarono a fare dei resoconti, dicendo e raccontando quello che avevano visto. E la Bibbia ci attrae il nostro sguardo nel verso 28. Dice: "Ma il popolo che abitava il paese è forte".
Vedete, fratelli? Quel "ma" che cambia ogni cosa. Quel "ma" che abbandona il tempo di Dio, il tempo dell'opportunità, il tempo kairos. E prende la gestione del tempo. Gli uomini dovevano solo essere attenti alla voce di Dio, attenti al tempo di Dio, per realizzare l'opportunità di Dio. Ma in questo momento perdono il loro tempo dietro alle preoccupazioni, dietro alla mancanza di fiducia, dietro all'incredulità.
E più avanti, al verso 39, troviamo che la Bibbia dice: "Allora Mosè riferì queste parole. Il Signore dice, Mosè: 'Tutti questi che si sono lamentati mi dispiace. Hanno perso l'opportunità. Hanno abbandonato il mio tempo. Non sono stati attenti'".
Il tempo di Dio, fratelli, non è il nostro tempo. Se questa mattina stai ancora perdendo tempo, perché io vorrei chiamarti, fratello, a un'introspezione personale. Per capire: siamo nel tempo cronos, o siamo nel tempo kairos? Siamo nel nostro tempo o siamo nel tempo di Dio? Per non perdere l'opportunità. Non vorremmo trovarci, fratelli, seduti alla stazione ferroviaria, con le valigie in mano e i nostri documenti pronti per prendere il treno che ci avrebbe portato, per la volontà di Dio, davanti ai nostri occhi andarsene in lontananza, fratelli.
Noi non lo vogliamo. Questo. Noi vogliamo essere pronti a realizzare l'opportunità, il tempo di Dio.
Gloria al Signore. E Mosè... questi uomini non entreranno. Il treno è passato. Il tempo è il mio tempo, non è il vostro, nostro tempo. E un gruppo di israeliti dice la Bibbia, si alzarono così al mattino presto. Stiamo leggendo capitolo 14 di Numeri, verso 40. Si alzarono così al mattino presto e salirono sulla cima del monte dicendo: "Eccoci qua. Noi saliremo al luogo di cui ha parlato l'Eterno, perché abbiamo peccato". Ma Mosè disse: "Perché trasgredite l'ordine dell'Eterno? La cosa non riuscirà. Non salite, perché sarete sconfitti dai vostri nemici. Poiché l'Eterno non è in mezzo a voi".
Fratelli, oggi, la lezione è profonda. Se noi pensiamo che alcuni vogliono realizzare l'opportunità del Signore, il tempo di Dio, quando invece sono distratti. A quell'opportunità girano e rigirano intorno a se stessi. Preoccupazioni a destra, a sinistra. Ci giriamo a destra, a sinistra. Guardiamo avanti. A volte indietro. No, no, fratelli, fratelli.
Qui si tratta di fare attenzione, di essere desti nello spirito e aspettare il tempo di Dio, la realizzazione del tempo di Dio per tutta la nostra vita.
Arriva un tempo. Arriva un tempo. Ed è arrivato già un tempo per ognuno di noi. Sapete quale, fratelli? Il tempo di cui ci parla Isaia al capitolo 49, verso 8. Così dice l'Eterno: "Nel tempo della grazia io ti ho esaudito, e nel tempo della salvezza io ti ho aiutato". C'è il tempo. E il Signore è il tempo di Dio. E gli viene in aiuto. Alla sua chiesa. Il tempo della grazia è il tempo della salvezza, il tempo dell'aiuto.
Ma Gesù piange. Gesù innalza un lamento a riguardo, fratelli. E noi lo troviamo in Luca al capitolo 12, quando dirà al verso 54: "Quando voi vedete una nuvola alzarsi da Ponente, subito dite: viene la pioggia, e così avviene. Oggi la domanda è: sappiamo gestire veramente questo tempo? Siamo attenti a quello che è il tempo dell'opportunità del Signore? Voi siete bravi", dice il Signore. "Viene la pioggia. Così avviene. Quando invece soffia lo scirocco, dite: farà caldo. Così avviene". E il Signore deve dire una parola molto, molto forte al nostro cuore, fratelli, dirà: "Ipocriti!".
Quanti oggi vivono nell'ipocrisia. Quanti oggi non riescono a uscire dal tempo dell'ipocrisia. Nel vivere davanti all'uomo facendo sembrare che siamo dei veri cristiani, dei bravi cristiani. Seguiamo il Signore. Serviamo Dio. Gloria, gloria a Dio. Fratello, Dio è buono. Dio è buono. Dio è buono.
Ma siamo nel tempo cronos. Stiamo nel frattempo gestendo e calcolando il nostro tempo, facendo quello che ci pare bene. Ma il Signore dirà: "Ipocriti! Voi sapete discernere l'aspetto del cielo e della terra. Ma come mai non discernete questo tempo?".
Anche al capitolo 19, troviamo qualcosa. Gesù, al verso 41 e 42, dice che il Signore si girò verso Gerusalemme e pianse dicendo: "Tu! Proprio tu! Se avessi riconosciuto... e allora, fratelli, c'è o non c'è un problema? Sappiamo? Non sappiamo gestire il nostro tempo? Perché il Signore si dovette esprimere dicendo: 'Tu, se proprio tu avessi riconosciuto! Almeno in questo tuo giorno le cose necessarie alla tua pace. Ma ora esse sono nascoste agli occhi tuoi!'.
Fratelli e sorelle, il treno passa. Il treno passa. Quando il Signore ritiene opportuno. E noi dobbiamo fare attenzione, con le valigie in mano, col biglietto pronto per salire sul treno. E... e godere la benedizione di Dio. E se non stiamo attenti, fratelli, e calcoliamo il nostro tempo con arroganza, sì, fratelli, con arroganza...
Perché Giacomo ce lo dirà più avanti nella sua lettera, al capitolo 4, dirà: "E ora voi dite: 'Oggi, domani andremo nella città, vi dimoreranno, commerceremo, guadagneremo'". Ci sono ancora oggi cristiani arroganti che pensano di ragionare e dire: "Domani farò questo. Domani farò quest'altro. Domani adempirò questo progetto". E domani? No, no, fratelli.
Questa è un'arroganza. Non aver capito che il tempo non è il nostro tempo. E il domani non ci appartiene. "Mentre non sapete ciò che accadrà l'indomani, cos'è infatti la vostra vita? Cos'è? In verità essa è un vapore che appare per un po' di tempo e poi svanisce". "Dovrete invece dire", vedete, fratelli, "due tipi di cristiani. Uno che calcola il tempo, lo gestisce, e fa lo stesso. Il cristiano viene in chiesa. Si siede tranquillamente. Alza le mani. 'Gloria a Dio!'. Ma c'è il cristiano che dice: 'Se piace al Signore', perché ha compreso quanto è importante vivere la realtà del tempo kairos, il tempo di Dio, il tempo dell'opportunità. 'Se piacerà al Signore. Perché ha compreso...'. Se saremo in vita, dice Giacomo, noi faremo questo e quello". Amen. Gloria a Gesù.
Guardate, fratelli. Io non vorrei prolungarmi troppo questa mattina. Ma ci tengo, ci tengo. E il Signore vuole che condividiamo solo due aspetti di questo passaggio della Scrittura.
Al verso 2, Salomone dice: "C'è un tempo per nascere e un tempo per morire". Fratelli e sorelle. Abbiamo detto finora che la nostra vita è veramente breve. È un vapore. E che noi dobbiamo saper gestire questo tempo. Dobbiamo fare attenzione al tempo di Dio per realizzare la volontà di Dio, l'opportunità di Dio. È bello vedere come il Signore entra nel nostro tempo e dice: "Adesso! Si realizzano le cose nella nostra vita". Ma riflettiamo un attimino insieme questa mattina.
Salomone dice: "C'è un tempo per nascere e un tempo per morire". Fratelli e sorelle, ogni essere vivente in questa terra nasce per morire. Gli animali, le bestie nascono e muoiono. Gli uomini nascono e muoiono. C'è una gestione che noi non capiamo. Dio fa nascere. Dio fa morire. Noi non possiamo gestire nulla, fratelli.
E il problema è: come stai gestendo il tuo tempo dalla nascita alla morte? Perché Paolo dirà nella sua seconda lettera ai Corinzi, capitolo 5, verso 10: "Noi tutti, infatti, dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte nel corpo, in base a ciò che ha fatto, sia bene sia in male".
Come trascorriamo noi il nostro tempo dalla nascita alla morte, fratelli? E Salomone più avanti dirà: "C'è un tempo per demolire e un tempo per costruire".
Sto andando verso la conclusione. C'è un tempo per nascere e un tempo per morire. Come viviamo il nostro tempo, fratelli, tra la nascita e la morte? Perché credo fermamente che il nostro vero tempo è il tempo di demolizione.
"C'è un tempo per demolire e un tempo per costruire", fratelli e sorelle. Oggi siamo chiamati a responsabilità. E il Signore vuole che noi possiamo incominciare a fare un lavoro di demolizione. Che cosa dovremmo demolire? Voi mi direte in questo momento: "Fratello! Ma non dobbiamo costruire? Non dobbiamo...? Non deve la chiesa del Signore costruire?".
Fratelli, se non prima si demolisce, non si può costruire. Avviene prima la demolizione. E poi la costruzione. E la demolizione è la demolizione di quel muro di separazione che tante volte noi abbiamo creato tra noi e Dio. È il muro. È quel muro del peccato, fratelli.
Geremia al capitolo 1 si esprimerà così. La parola del Signore al verso 10 così dirà Geremia: "Ecco! Oggi ti costituisco sopra le nazioni e sopra i regni per sradicare, per demolire, per abbattere e per distruggere, per edificare e per piantare". Così dice il Signore.
Oggi, io, dice il Signore, ti costituisco per demolire. Demolire tutto quello che si è creato. Si è posto fra noi e Dio, fratelli. E il peccato è quello che ci innalza delle mura, delle pareti, tra noi e Dio. È arrivato ormai il tempo, fratelli, di demolire. Demolire tutto quello che impedisce al nostro sguardo e alla nostra vita spirituale di essere attenti alla volontà di Dio.
Io concludo con una testimonianza. La voglio condividere con voi. Una testimonianza personale che mi ha segnato. Ha segnato il mio ministero, il mio servizio con il Signore. Ripetendo questa frase: "Non puoi costruire se non prima non demolisci". Attenzione a questa frase, fratelli.
Non si può costruire. Tanti oggi vorrebbero costruire. Vorrebbero costruire. Ma non riescono a costruire perché non hanno demolito.
Un giorno, circa dieci anni fa, il pastore mi chiamò. Era un giovedì pomeriggio. E disse: "Questa sera darai tu la parola". Gloria a Dio, fratelli. Era un momento particolare per me. Un momento in cui vivevo veramente una vita spirituale forte nel Signore. Preghiera, digiuni, lettura della parola. C'era un amore particolare per le cose del regno di Dio.
Andai nella mia cameretta. Mi chiusi dentro. E incominciai a pregare: "Signore, ti prego, dammi ora un messaggio. Sono stato chiamato a dare la tua parola. Tu provvederai. Apri la Bibbia". Incominciai a sfogliare le pagine. "Signore, dammi un messaggio". Il messaggio non arrivava. "Signore, dammi un messaggio. Ti prego". Continuavo a pregare. Sai, tante volte andiamo avanti, preghiamo, e non ci fermiamo davanti a qualcosa che no, non si realizza. Dovremmo invece fermarci e dire: "Perché non si realizza?".
E allora pregavo: "Signore, dammi un messaggio". Fratelli, vi faccio notare una cosa. Che prima di chiudermi nella stanza avevo appena, avevo appena maltrattato mia moglie. Non mi ero comportato bene verso mia moglie. Non avevo assunto un atteggiamento cristiano verso di lei. Avevo assunto un atteggiamento autoritario verso di lei. E cercavo nella mia cameretta, nell'illusione più totale, di cercare un messaggio. Che Dio me lo avrebbe dato.
Ad un momento. In un momento. Il Signore mi ferma. Una voce così chiara, forte: "Non ti sarà dato nessun messaggio se non prima esci dalla tua camera e chiedi perdono a tua moglie".
Io volevo costruire, fratelli. Volevo dare dei consigli. Volevo... che cosa volevo fare, fratelli? C'era qualcosa da demolire. Volevo costruire. Ma non era possibile perché non avevo demolito.
E tanti oggi voglio costruire. Ma non hanno demolito. C'è un problema. La demolizione nella nostra vita. Esci dal tempo cronos, dal tempo calcolato e gestito. Entra nel tempo di Dio. Stai attento al tempo di Dio, fratelli.
Uscii fuori. Abbracciai mia moglie. E dissi: "Perdonami. Mi sono comportato male con te. Ho sbagliato". Ad un tratto sentii l'unzione del battesimo dello Spirito Santo. Credetemi, fratelli. Quello che vi sto raccontando è qualcosa che ho realizzato. Mi sentii. Dopo quel momento di perdono, dopo aver demolito quello che mi separava da Dio, "c'è un tempo per ogni cosa". "C'è un tempo per demolire, un tempo per costruire". Era il mio tempo. Il tempo di demolire. Quello che non permetteva a Dio di realizzare in me la sua volontà, di realizzare l'opportunità, il tempo di adesso. Adesso, adesso, adesso. È la benedizione.
L'abbracciai. Tornai nella stanza. Immediatamente apersi la Bibbia. E il Signore mi diede il messaggio da condividere con la chiesa.
Questo, fratelli, ve lo dico per esperienza. "C'è un tempo. Un tempo per ogni cosa". Un giorno, nessuno di noi si potrà giustificare e dire: "Non ho trovato il tempo". "C'è un tempo per ogni cosa sotto il sole". "C'è un tempo per ogni stagione". E il Signore oggi ci ha dato il tempo della grazia. Oggi è il tempo della visitazione del Signore. Oggi è il tempo della salvezza. "Io ti ho visitato", dice il Signore.
Col messaggio del Signore siamo stati visitati questa mattina. Perciò ripeto: ognuno di noi faccia una introspezione personale e dica: "Signore, io voglio stare nel tempo giusto. Se c'è qualcosa da demolire, lo voglio demolire, per poter finalmente costruire". Alleluia.
Costruire, fratelli, quel meraviglioso tempio che Dio tanto desidera nel cuore dei suoi figli. Vogliamo o no costruire il tempio di Dio? Ci è stato dato anche questo tempo. Sfruttiamo questo tempo. E diciamo: "Signore, oggi mi propongo di demolire nella mia vita tutto quello che mi separa da te". Amen.
Dio ci benedica.