Il grande lavoro — resistenza alle distrazioni

Leggiamo dal libro di Neemia alcuni versi al capitolo 6, i primi quattro. Quando Sallat, Tobia e Ghesem l'arabo e gli altri nostri nemici seppero che io avevo costruito le mura e che non vi era più rimasta alcuna breccia, quantunque allora non avesse ancora messo i battenti alle porte, Sallat e Ghesem mi mandarono a dire: "Vieni e troviamoci assieme in uno dei villaggi della valle di Ono". Essi però pensavano di farmi del male, così io mandai loro dei messaggeri a dire: "Sto facendo un grande lavoro e non posso scendere. Perché si dovrebbe interrompere il lavoro mentre io lo lascio per scendere da voi?". Per ben quattro volte essi mi mandarono a dire la stessa cosa e io risposi loro nello stesso modo.

Amen. Mentre stamattina leggevo questi passi, il Signore mi dava più di qualche spunto su cui soffermarmi, perché sono dei giorni particolari in cui dentro di me sta nascendo un grande desiderio. Un desiderio che sto mettendo in preghiera davanti a Dio per qualcosa di difficile, molto difficile, che non vedremo magari, non vedrò adesso il frutto, ma ci vorrà del tempo. Posso solo dirvi che per questo desiderio siete un po' tutti coinvolti.

E allora sembra che quando il tuo cuore inizia a lavorare nelle cose del Signore e inizia a meditare come può muoversi, se nella volontà di Dio faremo questo passo e riusciremo, i passi sembrano convergere tutti nella stessa direzione. Sembra un po' come quando vuoi comprare una macchina, quel modello di macchina, e cominci a vederne tanti modelli. Non c'erano prima, sembra che abbiano immatricolato tutti questi modelli adesso. E vedo che nei giorni passati anche altri passi che non c'entravano nulla con le mie ricostruzioni del tempio, il risveglio che ha portato, non c'entravano nulla, il contesto era completamente diverso, ma mi riportavano a quello che era il mio desiderio.

Ora non lo rivelerò perché l'ho messo davanti a Dio e solo posso riputarmi una persona capace nella media di riuscire a fare qualcosa, ma non è qualcosa che riuscirò a realizzare da solo. È impossibile. È quasi impossibile nei tempi che io ho stabilito. So di non farcela. Ecco perché ho messo questo desiderio davanti a Dio. E quando leggevo della figura di Neemia, che è stato l'uomo che dopo Esdra si occupò della ricostruzione del tempio, Neemia è stato quello che ha ricostruito le mura. E ogni volta che iniziamo a fare qualcosa, ci saranno gli ostacoli. Verrà un Sallat, verrà un Tobia o Ghesem l'arabo. Queste sono le tre figure principali che avevano il compito di insultare o denigrare, cercando di scoraggiare.

In modo più leggero, quando il diavolo vede così, lavora. Eh, quando vede che magari con le prime frecce scagliate non riesce a toglierti il desiderio di servire, passa a qualcosa di più pesante. E allora l'obiettivo era chiaro: al verso 2 dice "Essi però pensavano di farmi del male". Quando mi dissero "Scendi, vieni parliamo", mi sono detto: come fa, in quel momento, Neemia a prendere quella decisione? Poteva anche farlo. Nel verso 14 del capitolo precedente è scritto: "Inoltre dal giorno in cui fui designato ad essere loro governatore nel paese di Giuda". Allora Neemia già aveva un incarico, già il re gli aveva concesso di andare in Giuda a fare questa grande opera.

Quindi aveva tutto il diritto, aveva ricevuto l'investitura da parte del re. Quindi era stato decretato governatore. Poteva scendere. Se davvero fosse stato convinto che gli volevano fare del male, poteva anche armarsi con i suoi servi e scendere. Pensate che non avrebbe avuto più forza di loro. Ma non fa questo. Il suo desiderio era completamente rivolto all'opera di Dio e lui prende questa grande decisione con una sapienza.

Che tante volte noi dobbiamo sempre capire anche nella nostra vita. A volte siamo condizionati dalle scelte che facciamo e crediamo o speriamo, perché magari tendiamo più a fare una scelta che la nostra coscienza ci dice che non è quella giusta. Però se il Signore mi farà vedere con una parola chiara tramite qualche fratello o avrò una rivelazione completa che devo prendere invece quell'altra strada, lo farò. Non è così che funziona. Abbiamo un intelletto, abbiamo un cuore. È lì che va coltivato. E coltivare tutte queste cose lo riusciamo a fare soltanto quando siamo al centro dell'opera di Dio.

E qui Neemia aveva abbandonato tutto per dedicarsi a quello e riceve una chiara indicazione. Non troviamo un versetto che dice così: "Dice il Signore, Neemia non scendere". Ma per le circostanze che si erano create, e tante volte nella nostra vita, è la cosa più semplice. Come il Signore, già attraverso la mente e nel cuore, ti dice "vai avanti per quella strada". Non te lo dirà chiaramente con una parola. Ma ti ha già istruito, ti ha già riempito. Se ti ha messo nel cuore quel desiderio, concentrati su quello.

E questo fa Neemia. Non vediamo che viene un profeta a dirgli "non scendere". Lui era già convinto di quello. E allora tante volte il nostro cuore già si prepara perché sono semplici passi. A volte un qualcosa di sconosciuto tenta di deviare il percorso di quello che stiamo facendo. Quando invece credo che il Signore, scalino dopo scalino, ci vuole preparare a qualcosa che va sempre in crescita. E anche qui ce lo conferma, non soltanto una volta, ma poi dice: "Per ben quattro volte essi mi mandarono a dire la stessa cosa e risposi nello stesso modo".

E penso che il Signore non cambierà il modo di rispondere. Oggi non pensiamo a volte di essere privilegiati. Il privilegio che abbiamo già ricevuto è la caparra dello Spirito Santo, è una salvezza eterna in Cristo. Quello che viene dopo sono piccoli gradini da salire e non dobbiamo sforzarci. Lo faremo uno alla volta e poi ci troveremo in cima. E poi ci troveremo alla presenza di Dio. Potremmo realmente dire che il Signore ci avrà guidato per tutto il percorso della nostra vita. E se anche un gradino può essere scivoloso, se anche qualche volta ci siamo arresi o eravamo un po' più stanchi, la strada non cambia. Non guardare indietro. Ma la direzione è sempre la stessa.

Perciò il Signore ancora ce lo vuole confermare anche stamattina. E penso più di quattro volte ce lo confermerà in ogni circostanza in cui mettiamo a lui davanti un dubbio, una scelta o anche un qualcosa che viene naturalmente. Ed è lì che sarà il bello per il discernimento e per lo Spirito Santo che il Signore ci dà. Noi diremo: "Non scenderò. Il lavoro è grande. È grande il lavoro". E penso che ognuno di noi il Signore ci dà oggi, ci sta già dando qualcosa di grande da compiere. Perché i tempi li vediamo maturare, affinché il popolo di Dio possa davvero essere pronto a quel gran risveglio che il Signore ha preparato prima del suo ritorno.

Un saluto a tutti. Ancora anche a quelli che non vedevamo da un po' di tempo. Certo quando penso che il Diavolo non va mai in vacanza, penso che lui conosce bene le

Scritture. Sa quando è il tempo maturo del ritorno del Signore. Lui non ha la possibilità di rivedere la sua vita e di dire: "Ma la mia fine è vicina". Non può fare niente. È tutto scritto. E quindi anche noi abbiamo a cuore di capire che lui ha solo un intento: quello di distrarre, di mandare in ferie tutta la chiesa del Signore.

Perché Sallat, no, abbiamo sentito prima, con i suoi avversari, lo scopo era di impedire l'opera di Dio. Va bene. Allora attenzione a tutto l'aspetto spirituale, perché qualche volta noi pensiamo che ci sono delle cose materiali che ci fanno pensare. Ma eh, non è così. "Vieni, ti vogliamo parlare". Questa è la voce di Sallat, del diavolo. Non è che volessero uccidere Neemia, l'autore di quell'opera. Il diavolo oggi invece fa diversamente: "Hai tanto lavoro da fare, c'è anche questa opera da fare. Prenditi un po' di vacanze, di riposo. Hai lavorato tutto l'anno. Vai sulla spiaggia. Prenditi una vacanza e non c'è bisogno nemmeno che tu stia lontano dalla comunità, dalla chiesa.

Tanto tu vai tutto l'anno, riposati. Stai tranquillo". E noi sentiamo che nel cuore invece dobbiamo dire: "C'è un grande lavoro per me da fare. Devo stare attento alla voce del Signore". Perché proprio nel periodo delle vacanze si manifestano tante cose strane, più leggerezza qualche volta nelle comunità. Perché è l'aria? No. È il sistema vacanziero: prendersi le ferie e tralasciare anche un po' quello che invece dovremmo. Nel periodo delle ferie, del riposo, cercare il Signore, cercare la sua faccia. Perché i tempi sono quelli che sono.

Ora io potrei chiedervi questa mattina: quanti hanno avuto il pensiero che Gesù sta per tornare? Eppure la chiesa oggi sta in un sistema dove, se vogliamo, eh, può darsi che mi sbaglio, Gesù non tornerà adesso. È presto ancora. Mentre invece della prima chiesa si parlava del ritorno del Signore. Oggi, dopo duemila anni, non tornerà? Ancora è presto. Cioè, questo pensiero non ci assale. Perché? Perché siamo abituati ormai a capire che, boh, forse qualcuno ci avviserà che il Signore deve tornare. Forse qualcuno, qualche leader , come si chiamano oggi? No, i responsabili evangelici, ci diranno che il Signore sta per tornare.

Eh, ma non abbiamo questa necessità. Il credente che ha il cuore per quello che è il ritorno del Signore e che continuamente ha questa preghiera, pensate. No, l'ultima preghiera della Bibbia qual è? "Vieni presto, Signore Gesù". L'ultima preghiera della Bibbia, in Apocalisse, "vieni presto, Signore Gesù". Paolo diceva alle chiese: "Marana tha", che significa? E il pensiero della chiesa: noi viviamo per che cosa? Viviamo perché vogliamo servirlo. Perché ci siamo convertiti. Abbiamo il pensiero di seguirlo. Come qualche volta succede, tanti cristiani ancora hanno tante possibilità di godersi i beni di questo mondo. E quando sentono parlare di Gesù che deve tornare presto, che sta proprio alle porte, hanno come un senso di rigetto.

"Ma io devo godermi ancora tutte queste proprietà". Qualche giovane dice: "Ma ho una ragazza e mi dovrò sposare. Voglio prima sistemarmi. Se torna adesso il Signore, cade tutto quello che abbiamo pensato di fare, tutto il nostro preparativo umano".

Possiamo dire: "Ma non è forse vero che Gesù nella sua parola ci ha detto: 'Vegliate, perché non sapete né il giorno né l'ora'? Però poi ci sono tanti teologi anche nel mondo evangelico che dicono che devono succedere prima tutte queste cose, poi torna il Signore. Spesso trovo una contraddizione. Dicono alcuni che prima deve venire la grande tribolazione, poi torna il Signore per rapire la chiesa. Allo stesso tempo, però, mentre predicano dicono: 'Preparatevi perché Gesù può tornare da un momento all'altro'. Ma com'è? Prima dice che deve succedere questo. Poi dite che vi preparate, che viene da un momento all'altro? Allora, come vedete, noi abbiamo un riferimento unico, privilegiato. Abbiamo la luce della vita. Abbiamo la verità per la nostra anima. Abbiamo una parola che è stata scritta direttamente dallo Spirito Santo, ispirata agli uomini, che non può sbagliare.

Allora tutti quelli che hanno a cuore di comprendere la verità della parola di Dio si applicano a capire, a chiedere al Signore. I discepoli chiesero al Signore: "Quando sarà la fine? Quando verranno quei tempi?". E Gesù, in Matteo 24, risponde ai discepoli. E quello che io voglio leggere ancora a voi quest'oggi è quello che sentivo nel cuore. Perché chi si applica alle Scritture sente che Gesù veramente sta per tornare. Quando? Non ha importanza. Però che sia vicino, questo lo sentiamo. Non solo nel cuore. Perché se fosse solo una questione che noi sentiamo, no, non devi sentire?

No, è perché Gesù, quando ha parlato in Matteo 24, ha detto chiaramente ai discepoli queste parole. Le leggiamo insieme: Matteo 24:36. "Quanto poi a quel giorno e a quell'ora nessuno li conosce, neppure gli angeli dei cieli, ma soltanto il Padre mio. Ma come furono i giorni di Noè, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. Infatti come nei giorni che precedettero il diluvio le persone mangiavano, bevevano, si sposavano ed erano date in moglie fino a quando Noè entrò nell'arca. Non si avvide nulla finché venne il diluvio e li portò via tutti. Così sarà pure alla venuta del Figlio dell'uomo.

Allora due saranno nel campo: uno sarà preso e l'altro lasciato. Due donne macineranno al mulino: una sarà presa e l'altra lasciata. Vegliate dunque perché non sapete a che ora il vostro Signore. Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a che ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe forzare la casa. Perciò anche voi siate pronti, perché nell'ora che non pensate il Figlio dell'uomo verrà".

Amen. E allora fratelli, quello che a me interessa più di tutte le dottrine che si dicono in giro (quando torna, quando non torna) è che mi interessa il mio cuore, dove rifletto spesso. Parlo per me. Per la mia vita. E quando Gesù dice "vegliate, fate attenzione, siate pronti", tutto questo mi serve a capire: "Che cos'è questo vegliare del credente oggi?". Ci sono tanti credenti che hanno la luce della parola, ma poi hanno gli occhi chiusi e non vedono chiaramente. E ciò che è importante è che il Signore dice: "Non sapete né il giorno né l'ora, né il mese, né l'anno, niente".

Però il Signore ci dà dei segnali evidenti. Solo chi è cieco non vuol vedere. Addirittura parla del Fico. No, dice: "Prendete il Fico come esempio". Che in tanti punti rappresenta il popolo di Israele. Il Fico, quando mette le sue foglioline, i suoi frutti, voi che cosa vedete? L'estate vicina è un segnale. Quindi Gesù ci ha detto chiaramente: "Quando vedrete tutti questi segni che stanno avvenendo, che stanno per avvenire in questo mondo, allora sappiate che io sono proprio alle porte".

Che facciamo noi? Siamo una generazione graziata perché Matteo 24 si è adempiuto in questa generazione. Forse uscirà qualche scettico anche fra gli intellettuali evangelici dicendo: "Ma queste cose sono sempre avvenute". Si parla di migliaia di scosse di terremoto ogni giorno in questa terra. Epidemie quante ne vuoi. Carestie. Questi sono alcuni segni che Gesù ha detto. No, guerre ce l'abbiamo sotto gli occhi. Rumori di guerre. Tutto il discorso profetico di Gesù si realizza ai nostri giorni. Vuoi o non vuoi, non saperlo, non ha importanza. È la Scrittura. Ma sotto i nostri occhi si sono adempiute esattamente in questa generazione le cose che noi vediamo. Qualcuno potrebbe dire: "Nel 1900, no? Ma ancora manca la profezia. Non è completa". Noi la vediamo anche perché il ritorno del Signore è legato al ritorno del popolo di Israele nella sua terra dopo duemila anni.

Allora tutti questi segni. Gli increduli rimarranno sulle loro posizioni. Ma noi che serviamo il Signore e che conosciamo la verità, che cosa dobbiamo fare? Vediamo sotto i nostri occhi ciò che sta succedendo e che molto presto succederà ancora di peggio. Anche se dalla finestra del Vaticano si grida "pace, pace", tutto il mondo vuole la pace. E che cosa ci dice la Scrittura? Che mentre tutto il mondo grida "pace e sicurezza", ci sarà una grande rovina. Ma i credenti sono angosciati anche per questo perché hanno paura di ciò che sta succedendo. Quando qualcuno dice "manderemo dei missili nucleari, delle bombe atomiche anche in Italia", i credenti come la prendono?

Se non hai la Scrittura, la parola profetica davanti, tu entri nell'angoscia del mondo. Come dice Gesù, "angoscia dei popoli, paura". Queste sono le cose che ci sono oggi. Ma se tu conosci la parola e sai che la parola di Dio, la profezia, andrà avanti esattamente come sta scritto, non penserai che il popolo di Israele sarà distrutto, che la nazione scomparirà, che gli arabi sono molti, sono potenti, si sono armati, che hanno una grande quantità di missili in Libano, dove deve andare Israele?

Se tu guardi a questo dici: "Ma veramente, come si fa? Come si fa?". Gesù ritornerà sul monte. Abbiamo cantato. Vi ricordate? Gesù verrà. Allora tu dici: "E che fine fa la profezia se si realizza quello che dice il diavolo attraverso gli arabi?". Allora state fermi nella parola e abbiate fiducia. Perché tutto ciò che Gesù ha detto nella sua parola si è verificato fino a questo giorno. Mancano pochissime profezie. Ma noi oggi abbiamo un compito. Neemia ha detto a Sallat: "Non posso venire perché c'è un grande lavoro". Lascia che succeda ciò che succeda in questo mondo. Ma noi teniamo la barra dritta attraverso la parola perché abbiamo un compito. Ed è il compito che Gesù ha dato alla chiesa fin dal principio. E quel compito dobbiamo portare avanti senza deviare né a destra né a sinistra e non farci spaventare dalle notizie.

Come i tempi di Noè, eh, come i tempi di Noè così sarà la venuta di Gesù. Si mangiava, si beveva, si andava a moglie, a marito. Se uno legge superficialmente dice: "Vabbè, e che c'è di male? Si mangiava, si beveva, si dormiva". No. La parola va letta tutta a 360 gradi. Perciò dice il salmista: "La somma della tua parola è verità". Quando questo popolo mangiava, beveva e si divertiva, Noè ebbe un compito da parte di Dio di costruire un'arca per la salvezza della sua famiglia. Ma quei tempi non erano tempi normali, tempi felici, tempi di pace soltanto.

No. La parola di Dio ci dice, invece, nel libro della Genesi che ai tempi di Noè dice la Scrittura: "L'Eterno vide che la malvagità degli uomini era grande, Genesi 6:5, sulla terra. E che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo". A gridare dalla finestra del Vaticano la pace per l'Ucraina, la pace, ma quale pace? Se nel cuore dell'uomo c'è la guerra? Qual è la vera pace? Gesù è la nostra pace, dice la Scrittura.

E se l'uomo non raggiunge quella pace, è ambizioso, è arrogante. Qualcuno ha pensato: "Ma noi siamo forti. Siamo una nazione, una potenza mondiale". E allora l'uomo fa i suoi pensieri. Quindi nel suo cuore, nella mente dell'uomo, non c'è altro che malvagità. Questa è la testimonianza che ha dato Gesù ai tempi di Noè. E l'Eterno si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Così l'Eterno disse: "Io sterminerò dalla faccia della terra l'uomo che ho creato, dall'uomo al bestiame, ai rettili, agli uccelli del cielo, perché mi pento di averli fatti". Ma Noè trovò grazia agli occhi dell'Eterno. Noè trovò grazia.

Quindi Noè durante la costruzione dell'arca pensava a se stesso? Costruiva l'arca. Ma non era un anno: erano decine di anni di costruzione dell'arca. Vedete bene. Quanti anni ci ha messo? E poi scopriamo che l'apostolo Pietro, cosa che noi non abbiamo trovato scritto nell'Antico Testamento, ci dice che Noè, che cos'era? Noè, secondo Pietro 2:5, non risparmiò il mondo antico, ma salvò Noè, predicatore di giustizia, con altre sette persone. Non stette così. Noè lavorò con i figli. Ma io credo che Noè esortava quegli uomini e diceva, come diceva Pietro negli Atti degli Apostoli: "Salvatevi da questa perversa generazione". Era un predicatore di giustizia. Noè trovò grazia agli occhi di Dio. Ai suoi tempi era giusto. Però questi uomini non ascoltarono. E quindi la porta fu chiusa, dice la Scrittura.

Sappiamo benissimo che l'ha chiusa il Signore. E quando arriva il tempo che la porta si chiude, non c'è più possibilità di gridare a Dio, di entrare. E quanti sono andati, sono tornati indietro dalla fede? O quanti ancora sono stati avvisati? "Oggi, se udite la sua voce, non indurite il vostro cuore". Oggi è il tempo della grazia. Poi la Scrittura ci dice: "È come nei tempi di Lot. Così il Signore risparmiò alcuni". Perché è vero. Risparmiò Noè. Risparmiò queste sette anime. Ma il peccato rimase. Perché l'uomo è nato nel peccato. Anche se era giusto, lo vediamo con i figli, poi Sem, Cam, Iafet. E uno dei figli continuò ad essere influenzato dalle azioni di Satana.

Andando avanti, la Scrittura. Gesù porta un altro esempio: come i tempi di Lot. E allora i tempi di Lot, noi vediamo nella Scrittura, come dice, che c'era la moglie di Lot. E Gesù fa riferimento a questo, no? Perché è importante che sappiamo pure ciò che la Scrittura ci mette davanti. Dice il verso 27 del capitolo 17 di Luca: "Le persone mangiavano, bevevano, si ammogliavano, si maritavano fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca. E venne il diluvio e li fece perire tutti. Lo stesso avvenne anche i giorni di Lot. La gente mangiava, beveva, comperava, vendeva, piantava, edificava. Ma nel giorno in cui Lotto uscì da Sodoma, piovve dal cielo fuoco e olfatto e li fece perire tutti. Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo sarà manifestato".

Poi naturalmente la parola di Dio va avanti e dice: attenzione. Guardate la moglie di Lot: la moglie di Lot, che cosa fece? Gesù disse: "Fuggite, perché io devo distruggere queste città". Si girò, guardò indietro. Questi sono i tempi in cui c'è un sistema in questo mondo e la chiesa è entrata in questo sistema. Vogliamo o non vogliamo, un sistema globale. Vogliono portarci in un sistema di un pensiero unico. Dobbiamo tutti ragionare alla stessa maniera. Non dobbiamo dire che l'omosessualità è un peccato. Che l'aborto è un peccato. Non dobbiamo dire che i bambini possono essere cresciuti o adottati da due uomini o due donne, perché così facendo noi diventiamo estremisti e quindi siamo anche passibili di denunce e in certi paesi di arresto. Non ci dobbiamo meravigliare. Perché tutto il mondo gira sotto le leggi del maligno. E quindi noi dobbiamo stare attenti anche ai giorni nostri. Come parliamo? Cosa pensiamo?

E la moglie di Lot si trovava bene in Sodoma, in tutto quel marasma, in quella confusione. E con un cuore dispiaciuto guardò indietro. E quanti sono i cristiani che guardano indietro? Ma attenzione, perché quello che è importante che Gesù dice: "Il vostro avversario, il diavolo, va in giro come un leone ruggente cercando chi può prendere". Ma chi può prendere? Prende sempre qualcuno che ancora nel cuore ha uno sguardo rivolto indietro verso il mondo, nei piaceri del mondo. Io non so quali possono essere. Tutti noi siamo passibili di certe tentazioni. Ma è bene che diamo attenzione a questo, perché basta un gancio. Queste sono le esperienze che ho fatto in tutti questi anni di fede. Vedendo in giro, basta un gancio e il diavolo, che è intelligente, ti tira piano piano senza che tu te ne accorga. E poi guardi indietro. No.

Ma la parola di Dio ci dice: "Chi mette mano all'aratro deve guardare avanti". E noi dobbiamo guardare avanti. E la chiesa di oggi è importante che non si lasci trascinare da tutto questo mondo così moderno, questo materialismo che ci avvolge, che ci vuole portare tutti su una strada. La chiesa del Signore rimane ferma e guarda Gesù, guarda la parola. Perché quando i discepoli gli chiesero "Ma quando sarà quel giorno?", la prima cosa che disse Gesù: "State attenti a non essere sedotti". E quanti sono sedotti? È importante, cari fratelli, che noi facciamo attenzione.

Perché la parola di Dio, sempre nel vangelo di Luca, riguardo al discorso profetico di Gesù ci vuole mettere in guardia. Perché ci sono anche delle piccole cose che a noi sfuggono. Ma quelle piccole volpi, attenzione, come dice la Scrittura, guastano l'uva. Luca 21:34 dice: ora fate attenzione. Queste erano le parole di Gesù che si tramandano per duemila anni a noi, questa mattina. Anche se l'abbiamo letto altre volte, ma dobbiamo continuare a fare attenzione.

"Or i vostri cuori non siano aggravati da gozzoviglie". Non devi essere un criminale. Le gozzoviglie? Il credente carnale si diletta nelle gozzoviglie. No. Poi va avanti nelle ubriachezze. E poi dice: nelle preoccupazioni di questa vita. Sì. Perché anche le preoccupazioni di questa vita ci tengono lontano. Abbiamo più gli occhi sul problema e non su colui che risolve il problema. Le preoccupazioni ci saranno sempre nella nostra vita fino alla fine dei nostri giorni. Ma Gesù ci previene e ci dice: "Vedi che le preoccupazioni non sono da sottovalutare, perché ti possono portare non solo lontano, ma ti possono portare anche in un sistema psichico terribile della vita". E quanti ho sentito dire che molti giovani sono andati in depressione durante il periodo del Covid? Erano preoccupati. Di che cosa? Forse della loro mancanza di libertà.

"E che quel giorno vi piombi addosso all'improvviso. Perché verrà come un laccio su tutti quelli che abitano sulla faccia della terra". Signore, ma perché non ci hai avvisato dicendoci: "Io verrò nel tale giorno, preparatevi"? Gesù ci fa capire chiaramente, con vari esempi. Parla di quelli che devono trafficare con i talenti: "Trafficate finché io venga". Poi parla del servitore che il padrone lo lascia fino al suo ritorno, ma non sa quando deve tornare. Quindi quel servitore deve stare attento, perché non sa quando torna il padrone, se si prepara, se non si prepara, o se tratta bene i suoi servi.

Quindi Gesù ci porta degli esempi per capire che noi avremmo una bella comodità nel sapere quando Gesù torna in tale anno, in tale giorno. Fino allora avremmo tutto il tempo di fare tante cose. Ma la Scrittura ci dice che abbiamo soltanto una necessità. Che in questi tempi, quando la parola di Dio ci dice, come dice Gesù: "Vegliate dunque". E come dobbiamo vegliare? "Pregando in ogni tempo". Se lasciamo la preghiera perché siamo in ferie o in vacanza, se la lasciamo perché abbiamo un sacco da fare, non possiamo tralasciare tanto tempo di intercessione, di ringraziamento, di supplica, allora ci addormentiamo.

Perché vegliare spiritualmente è attenersi alla preghiera, alla comunione, alla parola di Dio e alle attività evangeliche della nostra vita. Addormentarsi è un po' come le cinque vergini che stavano là e si erano assopite, insieme alle altre. Ma le altre avevano ancora dell'olio, no? Quelle invece non avevano olio. Allora vedete, cari fratelli, che per addormentarsi nella vita spirituale non è un segnale evidente quello di venire la domenica in chiesa e poi durante la settimana, tutti fanno così. Ma è una continuità della vostra perseveranza. Dice Gesù: "Voi guadagnerete le anime vostre". E allora non è un discorso che vogliamo affrontare questa questione in una maniera che vada bene fratello. Però noi lo conosciamo, sappiamo che dobbiamo fare tutte queste cose. Certo che sappiamo tante cose. Ma nel farle, nel realizzarle, ditemi, dite ai nostri ragazzi.

Faccio un esempio: domani mattina alle 4:00 si va in vacanza, tutti al mare. Poi dite: "Domani mattina alle 4:00 c'è preghiera". Ma non solo questo esempio. Ma pure per noi. Dicevano molti uomini di Dio: "Com'è duro per me iniziare a pregare!". Ed è vero. Ma non abbiamo un'altra strada per poter tenere sveglio il nostro spirito, il nostro cuore. La preghiera è la nostra unica fonte di vita. La parola di Dio è quella a cui noi possiamo aggrapparci. Con la preghiera possiamo risolvere molte cose. Ed è importante per questo che noi, pregando in ogni tempo, affinché siate ritenuti degni di scampare a tutte queste cose. Voi sapete che cosa sta per succedere a questo mondo. Ed è importante che nella nostra vita riteniamo le parole di Gesù che, nel suo grande amore, ci dice: "Volete scampare a queste cose? State attenti. Vegliate. Vegliate su voi stessi. State attenti a voi stessi", dice Gesù.

Quando qualche volta mi sono azzardato a dire, fratelli, il martedì di preghiera, qualche martedì facciamo un digiuno per noi stessi. Perché noi abbiamo bisogno di digiunare per noi stessi, perché lo Spirito Santo faccia un'opera costante in noi, che ci sia un progresso, un riconoscimento anche di noi stessi. Perché il digiuno ci aiuta ad umiliarci davanti a Dio e a dire: "Signore, aiutaci ad avere di più, a vedere di più i segni evidenti che la prima chiesa ha visto, a essere utili noi stessi nella causa del Signore, a non addormentarci spiritualmente, a non lasciarci andare". E questo è importante.

Certo, lo stomaco non deve chiedere mai al cervello se ha fame o meno. Lo sa da se stesso, no? E allora è spontaneo. E lì si scatena qualche volta una guerra. No? Perché ho paura di non farcela, fratello. Chiedi a Dio di darti anche questa possibilità. Che il Signore, certamente, ti aiuterà anche in questo a superare la parte umana, quella carnale. No. Però abbiamo anche come esempio nella Scrittura tutte quelle cose che ci aiutano a capire che con il digiuno e la preghiera sono state vinte guerre. Con il digiuno e la preghiera ci sono state grandi profezie, grandi rivelazioni.

Noi possiamo ricevere anche tante rivelazioni. Perché Daniele ha digiunato. Ester ha digiunato. Neemia ha digiunato. La chiesa oggi vuol digiunare? Che cosa vuol sentire? Sarebbe importante vedere che quando tu digiuni, due cose si evidenziano. Uno: che non tutto ti va bene, perché il diavolo si arrabbia quando tu preghi e digiuni e comincerà a mettere degli ostacoli. Tu lo senti in modo evidente. Questa è una forza spirituale che ti impedisce che tu vuoi qualcosa dal Signore. E l'altra, che dopo aver digiunato e pregato, nonostante i combattimenti, tu senti qualcosa di diverso interiormente. Anche la comunione col tuo Dio è tutto diverso.

Perciò la Scrittura dice chiaramente: "Mettetemi alla prova". Cioè, Dio deve dire a noi: "Mettetemi alla prova e vedrete se io non vi apro le cateratte del cielo". Ma perché non mettiamo alla prova il nostro Signore? Quando è lui stesso che ci dice: "Vediamo. Fate questo, questa prova, e vedete se io non vi benedico grandemente".

Perciò anche voi siate pronti, perché nell'ora che non pensate il Figlio dell'uomo viene. Siate pronti. Quando dobbiamo affrontare un viaggio ci prepariamo, no? Sia in macchina, in aereo, in treno, prepariamo tutto quello che ci serve, l'occorrente, la valigia, si fanno preparativi. Quando uno deve andare in matrimonio si prepara molto prima il suo cuore, il suo pensiero sta lì. Dove sta il tesoro, sta il cuore. Quando però pensiamo che il tempo è maturo, che Gesù sta per venire, e che lui ci vuole esortare a dire esattamente ciò che ha detto ai discepoli, come sta scritto in Luca, che la vostra redenzione è vicina, il vostro riscatto ormai sta per adempiersi completamente. E lui stesso ci dice: "Alzate il vostro capo, porte, e il Re di gloria entrerà".

Capisco, fratelli, che abbiamo fatto tutti l'esperienza che qualche volta non riusciamo a fare ciò che la Scrittura ci dice. C'è un senso di assopimento, così come di dormire spiritualmente. Non riusciamo qualche volta. E quando leggiamo questo passo, che cosa dobbiamo pensare? Gesù ha lasciato questo discorso a tutta la chiesa, a tutto il mondo. E la profezia si adempie. Poi allo stesso tempo dice: "Adesso che la profezia si adempie, che i tempi sono maturi, non dovete addormentarvi. Dovete vegliare. Aumentare il tempo della preghiera". Perché intorno a noi poi vediamo delle cose che ci creano dolore. Figli che se ne vanno nel mondo.

Credenti che tornano indietro. Dottrine adulterate della parola. Uomini scettici che deridono quello che è la verità della parola. Un mondo dove si sta perdendo ogni cosa. E noi di quale sentimento siamo armati? Perché se abbiamo un solo pensiero, che è quello di capire che quando Gesù torna sarà qualcosa che l'universo non ha mai visto. Pensare soltanto che lui stesso dice: "Due saranno alla macina, uno sarà preso, l'altro lasciato". Pensate a una famiglia. Pensate a voi stessi, che state pregando e che ancora non vedete nulla. E che nel rapimento tua moglie non la vedi più. Non vedi tuo marito.

I tuoi figli non li vedi. Oppure i tuoi genitori non li vedi, perché in quella notte dice "due staranno nel letto", disse Gesù, "uno preso e l'altro lasciato".

Perché in alcune parti del mondo si lavora, in alcune parti del mondo si dorme. Così è il sistema solare. E che succede quando tu apri gli occhi e non vedi più la persona che tu ami, che tu hai condiviso? Perché è stata portata via, è stata rapita? Tutti questi pensieri. Dici tu, fratello, "Ma sarà vero?". E questo è quello che qualche volta ti angoscia. Perché dici: "No, mai sia che non vedo più i miei figli. Il rapimento è una realtà. Volete o non volete".

E allora, cari fratelli, anche come dice l'apostolo Paolo in primo Corinzi 15, davanti a questo, possiamo dire al Signore: "Signore, voglio dedicarmi. Voglio pregare. Voglio digiunare. Voglio cercare la tua faccia. Perché voglio che la mia famiglia tutta sia salvata. Che le persone siano salvate. Perché questa è la responsabilità che abbiamo. Di non pensare a noi stessi e dirci: siamo tanto salvati, va bene così, no. È importante che sappiamo. Dopo il rapimento cosa succederà. Cari fratelli, preghiamo che il Signore ci riveli e che ci metta quel sentimento profondo di capire Gesù come le vedi tu le cose, così le vogliamo vedere.

Che nasca in noi quel peso spirituale che ci porti a intercedere, a pregare. Perché adesso stiamo vivendo un periodo di sonnolenza spirituale, dove non ci fa molto caso se, nel mondo, muoiono tante persone. Dove le persone ormai sono entrate in pieno nel peccato. E invece è importante che abbiamo un altro sentimento. Perché Gesù è venuto a noi per dire che dobbiamo dare anche noi: "Avete ricevuto gratuitamente, date gratuitamente".

Diamoci da fare dunque, come dice in Ebrei, e smettiamo di vivere nella tranquillità personale, di girare intorno a noi, ma di poter chiedere al Signore di mandare un grande risveglio prima del suo ritorno e vedere tutte quelle meraviglie che Gesù ha fatto, che la prima chiesa ha fatto, e che noi desidereremmo vederle con i nostri occhi. Questa fede. Allora noi vedremo quello che Gesù ha detto chiaramente a queste due sorelle: "Non te l'ho io detto? Se tu credi vedrai la gloria di Dio". "Non te l'ho io detto? Sì, Signore, ce l'hai detto in mille predicazioni, ma gli occhi sono rimasti chiusi". Beh, allora attenti. Fate attenzione. Vegliate su voi stessi. Vegliamo sulla nostra vita, perché Gesù certamente verrà. Ma prima che ritorni vuole vedere anche che il suo popolo riceva dal cielo benedizioni abbondanti.

Cari fratelli, io non voglio aggiungere altro se non di esortarvi. Martedì scorso per me è stato un grande onore, ma anche una grande gioia vedere molti che sono venuti alla riunione. Mi piacerebbe ancora vedere, con più costanza, ogni martedì molti di voi. E in quel martedì, come il Signore ci ha dato un segnale della sua presenza nella lode, nelle preghiere, vogliamo ancora di più. Non ci accontentiamo. Perciò dobbiamo pregare e allora vedere veramente la gloria del Signore ai giorni nostri.