La fede operante — le opere della grazia

Io celebrerò l'Eterno con tutto il cuore, nel consiglio dei giusti e nell'assemblea. Grandi sono le opere dell'Eterno, ricercate da tutti quelli che si dilettano in esse. Le sue opere sono maestose e grandiose e la sua giustizia dura in eterno. Egli fa sì che le sue meraviglie siano ricordate. L'Eterno è misericordioso e pieno di compassione. Egli dà cibo a quelli che lo temono e si ricorderà per sempre del suo patto. Egli ha mostrato al suo popolo la potenza delle sue opere, dandogli l'eredità delle Nazioni. Le opere delle sue mani sono verità e Giustizia. Tutti i suoi comandamenti sono fermi, stabili in eterno, per sempre, fatti con verità e rettitudine. Egli ha mandato la Redenzione al suo popolo. Ha stabilito il suo patto per sempre. Santo e tremendo è il suo nome. Il timore dell'Eterno è il principio della Sapienza. Hanno grande Sapienza quelli che mettono in pratica i suoi comandamenti. La sua lode dura in eterno. Amen.

Le opere dell'Eterno—quelle opere che noi conosciamo in tutta la sua potenza—ma lui ha fatto tante opere anche di misericordia, di grazia per noi. E quindi quello che è importante che noi sappiamo è che anche noi dobbiamo operare. Naturalmente, Dio ci comanda: di quali opere stiamo parlando?

Non è il tempo in cui ancora possiamo credere che gli uomini sono salvati per mezzo delle opere. Questo è un insegnamento purtroppo sbagliato che abbiamo ricevuto da chi viveva nel mondo cattolico. Perché è bene che sappiamo che noi siamo salvati per grazia mediante la Fede, non per virtù d'opere. Perché nessuno si glori.

E tante volte le opere buone fanno credere che chi le compie sia un buon cristiano. Ma attenzione: non è che possiamo escludere le opere dalla nostra vita, perché Dio ci ha comandato che la nostra fede senza le opere è morta. Non ha senso. Perché è chiaro che le nostre opere non sono basate sulla salvezza, sono basate sulla Grazia. Ma su quello che il Signore ci ha insegnato di capire: che la Fede deve essere una fede operante.

La chiesa in questo deve pur cominciare a prendere posizione, perché noi siamo anche riconosciuti da come ci muoviamo secondo la parola del Signore. Quindi è bene che sappiamo che anche Romani ci dice l'apostolo Paolo in un passo dove la scrittura dice chiaramente:

Infatti, quando non erano ancora nati i figli, non avevano fatto bene o male alcuno, affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio secondo l'elezione e non a motivo delle opere, ma per colui che ci ha chiamati. Non era l'elezione che noi abbiamo ricevuto perché abbiamo fatto chissà quante opere. No, al contrario. Perché la scrittura ci insegna sempre in Romani che mentre eravamo e vivevamo nel Peccato, Cristo—a suo tempo—è morto per noi. Quale opera avevamo fatto? Nessuna. E è per questo che anche l'apostolo Giacomo ci mette davanti un esempio: quello di Abramo.

Lui dice chiaramente Giacomo una cosa importante che per noi non può venir meno anche per ciò che riguarda la nostra fede. E quindi dice: "A che giova, fratelli miei, se uno dice di avere fede?" Giacomo 2:14. "Avere fede ma non ha le opere? Può la fede salvarlo?"

Ci fa capire: perché, ora, se un fratello o una sorella sono nudi e mancano del cibo quotidiano e qualcuno di voi dice loro "Andate in pace, scaldatevi e saziatevi"—hanno bisogno per il corpo—a che serve? Com'è facile oggi, no, dire "Dio ti benedica fratello, Dio ti abbondi". E poi tutte parole, no, che sono naturalmente una benedizione. Ma se vedi il fratello nel bisogno di ogni tipo—malattia, una prova, una situazione avversa— allora lì bisogna che ci sacrifichiamo un momento, no? Perché Cristo, quando è venuto sulla Terra, ha praticato le opere. Tanto è vero che la scrittura dice che "Egli ha cominciato prima a fare e poi a insegnare".

Quindi è importante che seguiamo ciò che la scrittura ci dice e lo mettiamo in pratica. La fede, se non ha le opere, per se stessa è morta. Ma qualcuno dirà: "Tu hai la Fede e io ho le opere. Mostrami la tua fede senza le tue opere e io mostrerò la mia Fede con le mie opere".

E allora, cari fratelli, io mi fermo qui soltanto lasciandovi con un verso in Apocalisse che citiamo spesso ed è importante per capire quello che nella nostra vita, durante questo percorso, questo cammino—non rimaniamo immobili. Perché un giorno saremo giudicati per come abbiamo operato nella fede. E quindi è scritto così:

"Rallegriamoci, esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell'Agnello e la sua Sposa si è preparata, e le è stato dato di essere vestita di lino finissimo, puro e risplendente". Poiché il lino finissimo sono le opere giuste dei Santi.

Quando comparemo davanti a lui, sicuramente non dovrà chiederci "Quanto ti sei applicato per l'opera mia? Hai compiuto le opere che io ti ho dato da fare? Hai fatto la mia volontà?" È importante che già su questa terra ci sentiamo accettati, ma anche certi che la nostra vita non è stata una vita stagnante, ma operante.

E questa è la vera Fede. Quando noi possiamo dedicarci a tutta l'opera che Dio ha fatto per noi. Del resto dice la scrittura: "Noi siamo opera sua, fattura sua". Questo dice Paolo.

Se noi siamo opera sua, beh, allora permettetemi di confermare la parola di Dio che ci aiuta a capire quanto sia importante. Cristo ha lasciato la sua gloria per noi e su questa Terra ha operato grandi meraviglie. Ma anche se noi facciamo piccole cose, le facciamo col cuore. Credo che Dio lo scriverà nel suo libro e nel cielo la nostra veste non avrà macchie, ma sarà di lino purissimo. Queste saranno le opere che oggi noi facciamo sulla terra. Dio ci benedica. Amen.

Fratello Luis, pace del Signore. Fratelli, Dio vi benedica. Dio è buono. Amen.

Porto i saluti della Chiesa della comunità di Ovada. Anche se gran parte della chiesa è qua in mezzo a noi, però alcuni fratelli mi hanno incaricato di salutarvi nell'amore del Signore e mio papà mi ha detto: "Guarda, Luis, so che non conosco i fratelli, però ti incarico di salutarli nell'amore del Signore. È quello che ci unisce". Amen. L'amore del Signore.

Voglio invitarvi in questa mattina gentilmente al libro di Luca capitolo 22. In questa mattina voglio condividere insieme a voi qualcosa che il Signore ha messo nel mio cuore, incoraggiandoli a qualcosa che voi già avete: l'amore fraterno. Qualcosa che è molto noto e in mezzo a voi: l'amore fraterno, che è qualcosa di molto bello che sperimentate. E che mi ricordo: cinque anni fa quando sono venuto qua la prima volta, ho testimoniato molto di questo, di quell'amore che voi avete gli uni e gli altri.

In questa mattina, con l'aiuto dello Spirito Santo, voglio incoraggiarvi a questo. Leggiamo capitolo 22 di Luca nel versetto 14:

"E quando l'ora fu venuta, Egli si mise a tavola e gli apostoli con lui. Ed Egli disse loro: 'Ho grandemente desiderato mangiare questa Pasqua con voi prima che io soffra'".

Quel sentimento che ebbe Gesù per i suoi discepoli lo possiamo vedere nel versetto 15, in questa frase: "Ho grandemente desiderato". Un desiderio grande che nasceva direttamente dal cuore di Gesù verso i suoi discepoli. Ho grandemente desiderato condividere con voi. Ho grandemente desiderato, con tutto il mio cuore, stare con voi.

Quel desiderio di Gesù, in mezzo alla sua chiesa, è bello. Quel desiderio che ebbe Gesù, in mezzo al suo popolo, è bello ed è un'esperienza meravigliosa. Ho grandemente desiderato avere questa Pasqua, cenare insieme.

Nel versetto 14, dice che quando l'ora fu venuta, Egli si mise a tavola. E questo segno di sedersi a tavola con i suoi discepoli parla di comunione. Noi abbiamo una comunione col Signore. Amen. Se noi siamo qua è perché abbiamo comunione col Signore. Ma anche abbiamo comunione gli uni agli altri, e questo è meraviglioso—avere comunione fraterna. Amen.

Vogliamo andare al libro di Giovanni, gentilmente capitolo 15. Gesù disse ai suoi discepoli: "Amen, voi siete miei amici. Se fate le cose che vi ho comandato".

E qualche settimana fa il nostro pastore Giacomo aveva predicato su questo: "Voi siete miei amici". Gesù non dice ai discepoli "voi siete i miei servitori". Non dice ai discepoli "voi siete i miei seguaci". Ma in questa occasione lui dice: "Voi siete i miei amici".

Quanto è bello sperimentare questa parola "amico". Non so quanti di voi avete amici. Io guardo a voi. Voglio sentirvi—so che siamo in chiesa, però so che siamo anche una grande famiglia. Io ho un'abitudine in chiesa: quando c'è l'opportunità di predicare, quando faccio una domanda, mi piace tanto che alziamo la mano. Quanti di noi abbiamo amici? Oh, che bello! E noi siamo amici nell'amore del Signore. E quello che ci unisce non è un'esperienza umana. Quello che ci unisce è lo spirito di Dio. Quello che ci unisce è quell'amore che viene direttamente dal cuore di Dio, quell'amore Agape—l'amore fraterno—ancora più bello.

E il Signore Gesù dice ai suoi discepoli: "Voi siete i miei amici". Ma c'è anche una parola che lui dice ai suoi discepoli affinché noi possiamo essere amici: "Se fate le cose che vi comando. Se osservate i miei comandamenti, allora voi siete i miei amici".

Quanto è bello poter dire "Io ho un amico che mi ama, e quell'amico che mi ama è Gesù". Ovunque noi andiamo noi possiamo dire "Io ho un amico che mi ama, e quell'amico che mi ama si chiama Gesù". Quell'amore vero, quell'amore puro: colui che ha donato la sua vita per ognuno di noi, colui che ci ha amato senza nessuna condizione, colui che ci ha scelti e ci ha chiamati figli suoi, colui che ci ha dato un'eredità eterna, il regno dei cieli.

È bello poter dire "Io ho un amico. Il mio amico è Gesù". Ed è bello anche poter dire "Il mio amico è anche a fianco a me. Il mio amico è il mio fratello nella fede. Il mio amico fa parte della mia comunità". È bello poter sperimentare questo.

Ma il Signore Gesù ci dice una cosa molto importante: "Voi siete miei amici, se fate le cose che vi comando".

Quanti di voi conoscono questa parola "comando"? Noi siamo soldati del Signore e noi dobbiamo seguire i comandamenti. E dove li troviamo i comandamenti? Nella parola del Signore. Amen.

In Marco capitolo 12, versetto 28, uno degli scribi—che li aveva uditi discutere, visto che egli aveva risposto bene—si accostò e gli domandò: "Qual è il comandamento primo fra tutti?"

Gesù gli rispose: "Il primo è 'Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore'". Chi è l'unico Signore? Il nostro Dio. L'unico Signore è il nostro Dio. "Ama dunque il Signore con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza".

Meraviglioso! Quello che il Signore ci comanda è amare Dio prima di ogni altra cosa.

Ieri, mentre parlavo col pastore Davide, mi disse una cosa che veramente mi ricordava. Io dicevo "Signore, quanto è vero questo". Poi lo condividevo con mia moglie: "Noi dobbiamo fare la volontà del Signore". Molte volte noi abbiamo una volontà, però la volontà migliore è la volontà del Signore, la volontà di Dio, quello che Dio ci mette davanti, affinché noi possiamo camminare un cammino cristiano. Alleluia!

E il Signore ci dice: "Ama dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza".

E poi dice il secondo: "Ama il tuo prossimo come te stesso".

Io ho sempre letto questo versetto: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Allora dicevo prima viene il mio prossimo e poi vengo io. Secondo quello che leggo. Ma lui dice—Gesù ha detto—"Ama il tuo prossimo come te stesso". Quindi prima di tutto dobbiamo anche amarci. Amarci. Quello che dice la parola del Signore: "Ama il tuo prossimo". Ma devi anche amare te stesso.

Se noi trascuriamo la nostra vita, se noi trascuriamo la nostra vita spirituale, se noi trascuriamo la nostra comunione col Signore, come possiamo amare il nostro prossimo?

Sapete, l'amore Agape—l'amore che noi condividiamo—è l'amore che viene da parte di Dio. Non è un amore che nasce dal nostro sentimento. Non è un amore che ci è stato insegnato ed è in noi. È l'amore che viene direttamente dal cuore di Dio.

Credo che molti di voi prima di essere in questa comunità non mi conoscevate. Magari uno arrivava da un'altra città, un altro da un'altra famiglia. Ma ora che noi siamo nella chiesa, noi siamo fratelli e abbiamo l'amore di Dio in ognuno di noi. E questo è meraviglioso! Ma dobbiamo anche riconoscere che noi dobbiamo anche amarci. Non è egoismo. Non è mettere prima noi e poi gli altri. No. È che dobbiamo avere una comunione di amore con Dio. Se io ho una comunione con Dio, allora posso avere una comunione con i miei fratelli—una comunione sana, una comunione che parla dell'amore di Dio nella nostra vita. Amen.

"Ama il tuo prossimo come te stesso".

Vi è mai capitato, amen, di essere per strada, di essere con un fratello, una sorella, e di parlare dell'amore di Gesù? E gli altri possono vedere. Gli altri vedono e dicono: "Ma quelli... Quelli hanno qualcosa che io non ho. Ma guarda quelli come mangiano insieme. Ma guarda loro come stanno insieme. Ma guarda loro come si aiutano insieme. Ma guarda loro come si amano". E da questo—da quell'amore che noi già abbiamo, che voi avete—gli altri, il mondo, conoscerà Gesù. Il mondo conoscerà Dio dall'amore fraterno. Amen.

Questa parola che volevo condividere, amen, è semplicemente ricordare quello che già state sperimentando, quello che di buono già il Signore ha fatto nelle vostre vite. Ma non dimentichiamo mai: se noi vogliamo essere chiamati amici dal nostro Signore Gesù, dobbiamo osservare i suoi comandamenti. E uno di questi è "Amatevi gli uni agli altri". Amiamoci gli uni gli altri.

Amare è quell'amore Agape—quell'amore che viene direttamente dal cuore di Dio, quell'amore che non nasce dalla carnalità, quell'amore che non nasce dall'uomo, ma è quell'amore che Dio ha messo nei nostri cuori quando l'abbiamo, quando siamo diventati nuove creature in Cristo Gesù. Dio ha messo quell'amore, gli uni per gli altri. Amen.

Dio è buono. Amen. Dio vi benedica.

In Giovanni capitolo 13, versetto 35, c'è scritto: "Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete Amore gli uni per gli altri".

Da questo conosceranno. Chi conoscerà? Il mondo. Chi conoscerà quelli che non hanno ancora accettato Gesù, quelli che non sono ancora convertiti, conosceranno chi? Il Signore Gesù, l'amore di Dio per la loro vita. Da che cosa? Dall'amore fraterno.

"Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete Amore gli uni per gli altri". È la testimonianza di Dio, è la testimonianza dell'amore di Gesù per la nostra vita.

Vi è mai capitato, amen, di essere per strada, di essere con un fratello, una sorella, e di parlare dell'amore di Gesù, e che gli altri possono vedere? Gli altri vedono e dicono: "Ma quelli... Quelli hanno qualcosa che io non ho. Ma guarda quelli come stanno insieme, come si aiutano insieme, come si amano". E da quell'amore che noi già abbiamo, che voi avete, gli altri, il mondo, conoscerà Gesù. Il mondo conoscerà Dio dall'amore fraterno. Amen.

Questa è la parola che volevo condividere: ricordare quello che già state sperimentando, quello che di buono già il Signore ha fatto nelle vostre vite. Ma non dimentichiamo mai: se noi vogliamo essere chiamati amici dal nostro Signore Gesù, dobbiamo osservare i suoi comandamenti. E uno di questi è "Amatevi gli uni agli altri".

Dio è buono. Amen. Dio vi benedica, cari fratelli.