L'amore adempiuto nei fatti — Romani 13

Leggiamo dal verso 10: «Non abbiate alcun debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri. Perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti questi comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non dire falsa testimonianza, non desiderare, e se vi è qualche altro comandamento, si riassumono tutti in questo: Ama il tuo prossimo come te stesso. L'amore non fa alcun male al prossimo. L'adempimento dunque della legge è l'amore». Amen! Amen!

Quando domenica abbiamo parlato della chiesa di Corinto e di quella che era la mancanza di insegnamento che hanno ricevuto da parte di Paolo, che come sappiamo la Scrittura dice che lui era il padre di questi fratelli, perché ha portato l'Evangelo, di conseguenza Paolo con quella prima lettera forte ha dovuto comportarsi così come il Signore si comporta qualche volta anche con noi. Come dice in Ebrei, al capitolo 12, che il nostro Padre Celeste ci castiga con amore. Paolo ha voluto correggere, ha voluto riprendere. Anche se è stato duro, qualche volta noi pensiamo che essere duri e essere senza amore.

C'è qualche volta mancanza di discernimento per capire che un padre, parliamo in maniera naturale, un padre che vuol portare i suoi figli sulla retta via non sempre fa le carezze. Ma come dice la Scrittura, i figli vanno disciplinati nell'amore del Signore, ma disciplinati. E allora qualche volta, come abbiamo detto, quando c'è un amore naturale non riusciamo a fare ciò che la Scrittura ci insegna, perché i nostri sentimenti inizialmente sono sempre naturali o carnali, come erano quelli della chiesa di Corinto.

Paolo è stato duro con questa chiesa finché non è arrivato al capitolo 12, fino al capitolo 11. Li ha rimproverati perché nelle Agape e nelle Sante cene non si comportavano bene. Avevano perso la spiritualità, la retta via. E questo è importante per noi, che rimaniamo sempre in quelle che sono le virtù di Gesù, che ci insegna che non vengono prima i doni, le profezie e tutto il resto, prima dell'amore. L'amore deve essere la prima cosa.

Del resto, lui ce lo insegna come leggiamo nella Scrittura, in 1 Corinzi 13, che tutti conosciamo almeno in parte. Quando dice, lo leggiamo fino al verso 7, anzi al verso 8: «Quando anche parlassi la lingua degli uomini e degli angeli, ma non ho amore, divento un bronzo risonante, uno squillante cembalo. E se anche avessi il dono di profezia, intendessi tutti i misteri e tutta la scienza, e avessi tutta la fede da trasportare i monti, ma non ho amore, non sono nulla. E se prendessi tutte le mie facoltà, spendessi tutte le mie facoltà per nutrire i poveri e dessi il mio corpo per essere arso, ma non ho amore, tutto questo non mi giova.

L'amore è paziente, è benigno. L'amore non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia, non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male, non si rallegra dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità. Tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L'amore non viene mai meno». Amen!

Allora, se ci fermiamo solamente a questo, capiremo perché Paolo dovrebbe mettere davanti a questi Corinzi. Ormai facevano tante cose e si comportavano anche in modo sconveniente. Paolo deve iniziare da capo, come se di nuovo dovesse predicare l'Evangelo. Chiesa che la Scrittura dice aveva i doni, aveva i ministeri, aveva conosciuto Gesù, aveva conosciuto la verità. Ma poi vediamo che si erano un po' sviati. Erano sì credenti ancora, ma Paolo dice: siete credenti carnali. La carne non ha niente a che fare con lo spirito.

Lui è duro fino a un certo punto. Poi Paolo dice: se c'è amore nella comunità, nella chiesa, nella famiglia, questo amore si manifesta attraverso lo Spirito Santo, perché non è un amore naturale. L'amore naturale è parziale. Si distingue da quello che è la natura dell'uomo. Ma l'amore spirituale, dice Paolo ai Romani, l'amore spirituale sia senza ipocrisia. E questo è bello! L'ipocrita mostra ciò che non è. E Gesù rimproverava i Farisei per questo. Perciò Lui dice che ci sia un puro amore nella chiesa. E questo è importante, perché si ritrovano le parole di Gesù quando dice chiaramente: «Tutti vi riconosceranno dall'amore che è in voi». Il Cristiano vero, il figlio di Dio, si distingue proprio da questo.

Lui, penso, accetterebbe come noi anche questa sera accetteremo il consiglio di Paolo. Che dice: ma se io non manifesto proprio l'amore, qual è il problema che sta nel mio cuore? Il problema è che, dice, l'amore è l'adempimento della legge. Pensate alla legge degli ebrei, pensate alla legge dei Giudei, quella legge che gli è stata trasmessa e che era senza misericordia. Quella legge «Occhio per occhio, dente per dente». Quella legge che diceva: ama il tuo prossimo, ma odia il tuo nemico nello stesso tempo.

Viene Gesù e capovolge le cose. E lui dice: amate invece i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano. Qualche volta dobbiamo pensare che noi abbiamo creduto fermamente, che abbiamo perdonato tutto e tutti. Ma poi ogni tanto si riapre qualche ferita nella nostra vita. E questo dovrebbe essere un motivo in più. Perché quella ferita la riapre Gesù? Per farci vedere: mai perdonato di cuore? E adesso ami senza ipocrisia? Perché questo è importante!

La legge è dura. Non è tolleranza. È qualcosa che ha ferito l'uomo. E l'uomo non è stato mai capace di ubbidire alla legge. Ma quando è venuto l'amore di Gesù, allora tutto è cambiato. Nella chiesa come nelle famiglie è importante che noi ci esaminiamo. Paolo: «Ognuno esamini se stesso». Se è nell'amore? Questo esame non deve mai mancare. E se in me riconosco che c'è poco amore, come qualche volta succede, e chiedo di essere riempito, dice: ma io non riesco ad amare del tutto. Allora Paolo ci dà un insegnamento e dice: desiderate l'amore e cercate ardentemente i doni spirituali, ma al primo posto desiderate l'amore.

Negli ultimi anni, anche nel mondo evangelico, si è fatto l'errore di cercare i doni, le lingue. Che Paolo, dopo 1 Corinzi 13, non li ha lasciati nella delusione dicendo: e allora dobbiamo amare e non dobbiamo avere più i doni, non dobbiamo più credere alle profezie. Non è questo. Perché dopo questo capitolo 13 dell'amore, Paolo li riporta a cercare la profezia e a cercare i doni spirituali, perché completano la chiesa del Signore. E questo è importante. Quando l'amore adempie ogni cosa, allora noi sappiamo che, provando noi stessi, che Cristo sta facendo un'opera nuova nel nostro cuore, ci sta trasmettendo il suo sentimento. E questo sentimento noi dobbiamo desiderare, cercare, come dice la Scrittura.

Del resto, poi abbiamo la necessità di capire che tutto quello che abbiamo letto in 1 Corinzi 13 è quello che accompagna la vita di un vero figlio di Dio. L'Apostolo Giovanni dice in 1 Giovanni, leggiamo questo passo, 3:14: «Noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli». Com'è questo fatto? Sì. Perché nel momento in cui noi amiamo i fratelli è entrata la vita di Gesù in noi. L'Apostolo Giovanni, che era l'apostolo dell'amore, va avanti e dice: «Perché amiamo i fratelli, e chi non ama il proprio fratello rimane nella morte». Quanto è importante desiderare di essere riempiti dell'amore di Cristo!

Paolo dice: stai cercando i doni? Hai tanta fede da spostare i monti? Quanti uomini sono caduti nell'errore e si sono sviati perché hanno avuto l'ambizione di avere popolarità, hanno avuto l'ambizione di essere chiamati in un certo modo. Ma poi hanno dimenticato. Come dice la Scrittura, in Apocalisse, quando il Signore rimprovera la chiesa di Efeso e dice: «Ma c'è una cosa che non vedo in te: che hai dimenticato il primo amore». Vedete, sempre al primo posto, come Gesù ha messo al primo posto l'amore verso di noi, lasciando la sua vita, lasciando il suo regno, versando la sua vita. E quindi si è manifestato in questa maniera.

Ancora, l'Apostolo Giovanni dice qualcosa che ci dobbiamo fermare e riflettere. Perché noi abbiamo un'evidenza meravigliosa nella parola di Dio che rispecchia il nostro cuore. Quando il nostro cuore rispecchia la parola, da qui vediamo e consigliamo continuamente, fratelli: la parola è la nostra guida, la parola è la nostra luce. La parola rivela quello che sta nel nostro cuore. Giovanni dice ancora, al verso 18 del capitolo 3: «Figlioletti miei, non amiamo a parole né con la lingua, ma con fatti e verità». A fatti e verità. Ti amo, fratello. Ti amo, sorella. Va bene pure, ma i fatti dove stanno? Perché se uno ti è amico e non vai a visitarlo, se non pratichi l'ospitalità, parliamo di cose pratiche dell'Evangelo che Gesù ci ha insegnato. Se poi allo stesso tempo vedi tuo fratello che è nel bisogno e tu non ti presti per amore, cadi nel peccato. Perché la Scrittura ci dice chiaramente anche questo: «Chi sa fare il bene non lo fa commette peccato».

Allora, noi non conosciamo quelli che sono certi tipi di peccati, che sono peccati di omissione. Ascoltatemi un po' con attenzione. Perché non voglio che ascoltiate me, ma quello che leggiamo dalle Scritture. Cosa significa: «Se uno sa fare del bene non lo fa, commette peccato»? Che tu non ci pensi. Che se hai un fratello nella prova, nel bisogno, una sorella che ha bisogno di aiuto, non ce la fa, ha del dolore nel corpo, vorrebbe portare avanti la famiglia, c'ha dei bambini. E non ti ricordi che c'è qualcuno che ha messo davanti a te queste condizioni pratiche della vita per provarti e per farti vedere: agisci con amore.

Paolo dice, per esempio, in alcuni passi della Scrittura, che alcuni fratelli si vantavano che loro mangiavano tutto. E altri invece, appena convertiti, non mangiavano. Però loro si vantavano. E Paolo dice: non perdere il tuo fratello per un cibo. Questo non è amore. Ora pensiamo quante cose involontariamente noi non facciamo, e la Bibbia invece ci dice che è un peccato. Un peccato di omissione. Che tu non pensi. Dice: va bene, ma io sto pregando per quel fratello, per quella sorella che è ammalato, che sta nella prova, che ha bisogno di essere accompagnato a venti chilometri di distanza. E Paolo e Giovanni invece ci ricordano: fratelli miei, non amiamo a parole, perché oggi c'è anche tanto di questo, no? Che siamo a parole, ma poi in fatti e verità è un po' diverso.

Quando noi diciamo desideriamo l'amore, parliamo di qualcosa che deve essere parte di noi stessi. Che non lo facciamo davanti agli occhi degli uomini, ma lo facciamo davanti a Dio. Quando tu dici: fratello, va bene, faccio questo sacrificio, lo faccio per il Signore. No! Questo tante volte si usa come se tu lo fai per il Signore. Ma il Signore non ha bisogno dei tuoi sacrifici. Perché Gesù ha detto: io amo la Misericordia più dei sacrifici. Perché questa è la religiosità dei Giudei. Che quando venivano meno, facevano un peccato, o facevano come quel sacerdote, quelle vite che, vedendo quell'uomo così maltrattato, abbattuto dai ladroni, passavano dall'altra parte. Non si fermavano. Altrimenti era un fastidio. Forse avevano da fare altre cose. Ma non era questo. Perché quell'uomo, quell'uomo che prestò soccorso a quell'uomo mezzo morto, era un commerciante, uno che aveva da fare, uno che aveva, doveva andare da qualche parte. Però si fermò. Si fermò per prendersi cura.

Ora, facciamo la differenza. Se è ammalata mia madre, io vado e l'aiuto. E se non è mia madre? Mah, speriamo che va qualcun altro al posto mio. Però sorella, fratello, io ho pregato per te. Che il Signore ti potesse guarire, liberare dalla prova, che tu potessi prosperare. Tutto questo possiamo fare tutti. Non è un problema. Anche il mondo cerca di fare così in questa maniera. Basta sentire parlare con lui che sta al Vaticano. Però poi tutto quel denaro, tutte quelle ricchezze dove stanno? Dove stanno? È importante per noi invece capire che la parola di Dio ci insegna: «Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù». Abbiate in voi questo quale sentimento? È stato del nostro Signore? Che mentre eravamo nel peccato, Cristo è morto per noi. Mentre vivevamo nel peccato.

La parola è quella che ci aiuta a illuminare non solo la mente ma anche il cuore. E questo è importante davanti agli occhi di Dio. Giovanni è stato un uomo come tutti gli altri discepoli, un uomo naturale. Poi è venuto Gesù. E Gesù ha messo a nudo il cuore di questi discepoli, correggendoli qualche volta duramente. Noi diremmo: ma per quello che ha detto Gesù ai discepoli si potrebbe dire che Gesù aveva amore. Quando dice a Pietro: vai via da me, Satana! O quando dice a Giovanni, o a Giacomo, non so di quale spirito siete. E quando li rimprovera aspramente, perché mandano via i bambini. Perché i bambini fanno chiasso, no? Ogni tanto non li sopportiamo. Oppure quando quella donna cananea gli grida dietro al Signore, i discepoli dicono: srid, dala, mandala via! Perché non avevano ancora l'amore di Dio, il sentimento di Gesù.

Ma poi è venuto lo Spirito Santo. Vedete, si passa dal naturale allo spirituale. E lo Spirito Santo tocca col bisturi la tua coscienza e ti dice: se stai agendo secondo coscienza, oppure in maniera naturale? Perché c'è l'amore naturale e quello spirituale. Perciò ho detto prima: esaminiamo. I miei figli, i miei bambini sono trattati come i bambini e i figli degli altri? Paolo ci dice: agite secondo amore. L'amore non è parziale. Il vero, il puro amore. Poi l'amore naturale, naturalmente dice: ma quello è mio figlio, quello è mia madre, quello è mio padre. Ma Dio ci ha liberato anche di questo. Perché il naturale non deve rimanere il naturale. Ma è lo spirituale quello che conta. Quello vero. E la parola ci insegna proprio questo.

Che finché nel nostro cuore ci sono solo parole, Dio non considera di chiamarci figli di Dio. Perché i figli di Dio manifestano quello che sono stati diventati o trasformati. E perciò, quando parliamo qualche volta si sente dire: non c'è amore, non si sente amore. Prima di dire o di pensare a una cosa del genere, pensa: c'è amore in te? È un amore puro? È un amore reale? Veritiero? Ed ecco perché la Scrittura ci dice anche in Ebrei: «Continuate nell'amore». Perché se non c'è amore, noi possiamo fare tante attività. Come la chiesa di Efeso. Riconosceva addirittura chi erano gli apostoli.

Non era questo. Ti si affaticava per il nome di Gesù. Si affaticava questa chiesa. Se tu lo guardavi con gli occhi naturali dicevi: quanto amore hanno questi fratelli! Ma sapete quante persone in questo mondo che non conoscono Gesù fanno tante opere buone. E se il credente spirituale cade nel sociale e lascia lo spirituale, pensa di fare una cosa buona. Ma non c'è bisogno di entrare nel sociale perché tu possa manifestare quello che sei. Non è questo. È importante invece capire che una donna, per esempio, che ha manifestato il vero e puro amore, noi la troviamo quando Gesù non c'era più.

L'amore di quella donna era così forte che ancora andava in cerca di Gesù. Quando stava nel sepolcro, quando non c'era Gesù, e piangeva. E diceva quello che dovrebbero dire ogni tanto anche i cristiani: «Hanno portato via il mio Signore. Non c'è più nel tuo cuore chi l'ha portato via?»

Il mondo ama ciò che è suo. E questi sono periodi tristi per la chiesa. Perché il mondo agisce in maniera, diciamo, forte nel cuore dei Cristiani. Che conoscono tante cose che non appartengono a Gesù, ma ne fanno la primizia della loro vita. Mentre invece noi sappiamo che è importante rimanere, cercare, desiderare di essere riempiti di quel sentimento che ci porterà sicuramente più vicini a Gesù. E di comprendere che l'opera che lui ha fatto non è stata un'opera di giustizia naturale. Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unico. Ha dato, Giovanni ci insegna. Gesù ha dato la sua vita per noi. Anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli.

Ehi, certo, dare la propria vita per i fratelli è come morire per i fratelli. Come funziona? Quando uno dà la propria vita, dà ciò che più gli è caro al suo cuore. Perciò deve vegliare sulla sua avarizia. Deve vegliare sul suo orgoglio. Deve vegliare per quelle che sono, quello che Paolo ci insegna. Che ognuno non guardi solo a se stesso. Perché l'amore guarda altrui.

Allora, esaminando bene noi stessi, possiamo comprendere. Cari fratelli, perché Paolo poi si è manifestato a questa chiesa in maniera più dolce. Lui è stato duro. Ma lui conclude così anche questa lettera, per far capire che quello che vi ho detto non ve l'ho detto perché io sono il maestro vostro, io sono il vostro padre spirituale. E negli ultimi saluti che Paolo dice alla chiesa di Corinto, guardate come si esprime, al verso 24 del capitolo 16 di 1 Corinzi: «Il mio amore, il mio amore sia con tutti voi in Cristo Gesù». Il tuo amore. Con quella lettera, sì.

Paolo non nasconde che la lettera era una lettera d'amore. I credenti che hanno un cuore indurito non capiscono. Ma poi nella seconda lettera si manifesta tutta la bontà e la fedeltà di Dio. Che quella lettera dura? Paolo dice: voi siete stati contrista. Perché quando uno è ripreso ed è corretto, lì per lì non è facile assorbire un rimprovero, specialmente quando è duro. Però Paolo dice: capisco, siete stati contrista. Ma essere contrista in Dio significa anche vedere i frutti del ravvedimento.

Quando un padre riprende aspramente un figlio, lì per lì sembra che questo padre non ha amore. Il figlio così pensa. Non è così. Perché poi quando il figlio rientra in se stesso, a capisce che questo era per il suo bene e dice: questo è un padre vero, un padre d'amore!

I discepoli erano induriti quando Gesù li costrinse ad andare dall'altra parte, dall'altra riva. Ed erano così induriti perché volevano prendersi gli elogi, tutte quelle cose belle che l'uomo ama, no? E Gesù invece, per l'amore che aveva per i discepoli, quella volta li costringe. E ogni volta che egli ha usato questo metodo, l'uomo spirituale capisce. Così come i figli, quando crescono, dicono: meno male che mio padre mi abbia sviato da quelle decisioni, da quelle scelte! Perché oggi anche i giovani hanno un po' il loro modo di pensare. Sono cresciuti troppo, forse. Perché c'è troppo in giro. Ma io proprio per questo mi esprimo con la Scrittura. Perché se mi esprimessi con le mie opinioni personali, potrei pure dire: fratello, mi dispiace, ma non sei del tutto credibile. Ma io evoco sempre la Scrittura. Perché voglio che la parola illumini la nostra vita.

E per concludere, come ho detto prima in Ebrei, noi leggiamo proprio questo: «Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non perderti di animo quando sei da lui ripreso. Perché il Signore corregge chi ama. Non fa così anche una madre? Non fa così anche un padre? Non fa così anche un anziano, un pastore di una chiesa, che non usa sempre le parole dolci? Perché la correzione è dura. Lì per lì. Ma poi, se siamo sinceri, riconosciamo che è stato un bene essere corretti. Perché il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce».

Vedete, quanto è grande l'amore di Dio! Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli. Qual è infatti il figlio che il padre non corregga? Vedete come si ritrova la Scrittura? Diventa pratica nella nostra vita. Un figlio lasciato a se stesso fa vergogna ai suoi genitori. I suoi genitori di oggi sono tollerabili in tutto. Ma ormai a tredici anni va con le amiche, va con gli amici, torna a casa alle sei della mattina. Esce però alle sera alle dieci. E il genitore sta tranquillo. Perché ormai si usa così. E sono giovani. Si usano così. Questo porta delle gravissime conseguenze.

Ma Dio vorrebbe che noi possiamo portare i nostri figli sulla via del Signore e mostrare loro la parola di Dio. Inculca il tuo figlio la via che deve scegliere. Non far scegliere a lui. Considera le sue scelte. Ma tu sai qual è la volontà di Dio. Perciò prega. Perché Dio possa darti grazia. Perché non è facile in questi tempi. Ma se rimanete senza correzione, che in cui tutti hanno avuto la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli. Vedete? Quando ponderi bene la parola di Dio, ci accorgiamo che senza correzione non possiamo crescere nelle vie del Signore né prosperare.

Quante volte il Signore mi ha ripreso internamente. Ho detto: dove stai andando? Che stai facendo? Come stai parlando? E tutto quello che vogliamo. Perché la coscienza risponde allo Spirito Santo. Inoltre, bene. Abbiamo avuto per correttore i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati. Non ci sottomettere molto di più ora al Padre degli spiriti per vivere? Costoro infatti ci correggevano per pochi giorni come sembrava loro bene. Ma egli ci corregge per il nostro bene, affinché siamo partecipi. Questo mi piace tanto! Perché siamo partecipi della sua Santità. Cioè, la correzione ci porta verso la santificazione, verso la purità di cuore. Chi disprezza la correzione? Vai a leggere nei Proverbi. Che cos'è?

È importante che noi possiamo leggere dalla parola di Dio e dare un valore a questo parlare di Dio, di Gesù. Dio ci fa partecipi della Santità quando accettiamo di essere corretti, ripresi, guidati. Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia, ma di tristezza. Ed è vero. Abbiamo fatto tanti questa esperienza. Dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo. Vedete, fratelli, quanto è bello ponderare ancora di più e sapere che cos'è il vero amore e come si manifesta? Tutto ciò ci aiuta ad avvicinarsi al sentimento di Gesù. Che lui ha fatto, il suo, questo suo sacrificio proprio per te e per me. E lo ha fatto veramente per amore.

Ora, quando noi non agiamo secondo amore, non siamo in linea con il sentimento di Cristo. L'amore perdona. L'amore non invidia. L'amore non sospetta il male. Tutto questo dice Paolo riguardo all'amore. Perciò cerchiamo i doni. Cerchiamo i progressi. Cerchiamo lo Spirito Santo. Cerchiamo le profezie. Ma non trascuriamo l'amore, dice Paolo. Tre cose durano, no? Dice la Scrittura alla fine del capitolo 13. Or dunque, queste tre cose rimangono: fede, speranza e amore. Ma la più grande di esse è l'amore. E Dio ci benedica!