La croce e l'amore di Cristo — 1 Corinzi 13

Questa mattina ringrazio Dio per tutti voi, per come ci avete accolti come una famiglia. Ho sentito l'amore del Signore che mette nel nostro cuore per amarci gli uni gli altri, come fratelli veramente, non solo nella carne ma nello spirito. L'amore del Signore ci dà e ci raccoglie insieme.

È una gioia venire qua in mezzo a voi. Come avete notato, siamo tutti qui insieme alla mia famiglia, contenti. Voglio ringraziare con tutto il cuore per come vi siete accompagnati nella situazione che abbiamo passato. Sono stato incoraggiato quando sentivo le preghiere vostre e la chiesa di Brindisi pregando. Gloria a Dio per questo! Veramente il Signore ha risposto al nostro grido. Il Signore ha sorpreso la mia vita e la nostra famiglia. Questa cosa nel Signore ci ha veramente fortificato. Il Signore mi ha parlato forte nella mia vita. Ho veduto proprio come il Signore mi chiamava a consacrarmi per lui. Questa cosa mi ha spinto a cercare più il suo volto, non ad allontanarmi, perché spesso purtroppo accade anche questo: vengono prove e umanamente non siamo in grado di sopportarle. Ma grazie a Dio che ci ha sostenuti, ci ha preservati e conservati, perché il Signore è veramente buono con noi.

Voglio essere come Giosuè nel libro di Giosuè, che esclamò: «Io e la mia casa serviremo il Signore». Voglio veramente che non solo la mia vita ma la mia famiglia, i miei figli, mia moglie ci incoraggiamo nel cercare il Signore. Che il Signore vi benedica. Spero di godere tutti questi giorni insieme a voi. Tornare alla mia terra è una gioia particolare. Voglio ringraziare il Signore perché quest'anno è stato un anno diverso, benedetto, e ho imparato diverse cose in questo nuovo anno da ormai sposato. Ho imparato come le gioie si raddoppiano, ma anche come tante volte le prove si raddoppiano, ma soprattutto come il Signore è doppiamente fedele nella mia vita, nella nostra casa. Mi ha insegnato in questo breve periodo quale sia la mia responsabilità nella casa, nella vita coniugale, in quella che sarà poi la famiglia.

Ringrazio il Signore perché nonostante le difficoltà sto imparando tanto, e veramente, come dicono tanti fratelli che sono più avanti nella fede, è una scuola continua. Ogni giorno c'è qualcosa di nuovo che bisogna imparare. Ringrazio il Signore per averci guidato fino a qui.

Questa mattina voglio leggere il Salmo 147, che inizia in questa maniera: «Lodate l'Eterno, perché è cosa buona cantare le lodi al nostro Dio, perché è piacevole e conveniente lodarlo. L'Eterno edifica Gerusalemme e raccoglie i dispersi di Israele. Egli guarisce quelli che hanno il cuore rotto e fascia le loro ferite. Conta il numero delle stelle, le chiama tutte per nome. Grande è il nostro Signore e la sua potenza è infinita, la sua intelligenza è infinita. L'Eterno innalza gli umili ma abbassa i malvagi fino a terra. Cantate all'Eterno con ringraziamento, cantate con la cetra le lodi al nostro Dio. Egli che copre il cielo di nuvole, prepara la pioggia per la terra e fa crescere l'erba sui monti».

Il salmista, che sappiamo ha fatto un'esperienza col Signore, ha potuto descrivere, ispirato dallo Spirito Santo, la benevolenza che c'è nel canto, nel lodare, nell'avere comunione con il Signore. Ha potuto scrivere perché l'Eterno dice: «Edifica

Gerusalemme». L'Eterno edifica il suo popolo. L'Eterno desidera avere questa comunione con noi e desidera che noi possiamo offrirgli con tutto il cuore un servizio per la lode e gloria del suo nome.

Egli guarisce chi ha il cuore rotto. Se questa mattina qualcuno di mezzo a noi ha il cuore rotto per un motivo o per un altro, l'Eterno dice nella parola che lui lo vuole attirare a sé, lui vuole abbracciare questa persona, questo fratello, questa sorella. Lui vuole edificarvi, perché il nostro Signore è grande, la sua potenza e intelligenza è infinita.

Il Signore parla nell'ultimo verso: copre il cielo di nuvole e prepara la pioggia per la terra e fa crescere l'erba sui monti. Lui questa mattina vuole dare piogge di benedizione e vuole che il nostro cuore sia un terreno che accetti questa pioggia, affinché fiorisca e possano fiorire i suoi frutti per la gloria del suo nome. Amen.

Quindi l'atteggiamento questa mattina, qual è? Non di fare dei semplici canti. Gloria a Dio, sono bei cantici, ma quello di avere nel canto, nella lode un'adorazione, un incontro, un incontro soprannaturale.

Voglio dire qui che il nostro Signore Gesù si rallegra di una grande partecipazione al culto di preghiera. Abbiamo avuto martedì un culto di preghiera e c'era una grande partecipazione. Non so quanti hanno proclamato un digiuno, ma si sentiva forte la presenza di Dio, perché se noi lo cerchiamo, Egli si fa trovare, dice la Scrittura. Ma se non lo cerchiamo, Egli si allontana.

L'Evangelo o lo vivi nella pratica sperimentando la parola di Dio e la verità, la fedeltà della Scrittura, oppure lo vivi sotto forma di teoria, un po' di conoscenza in più. E quindi si ferma tutto lì. Ma quando tu senti che abbiamo messo davanti a lui una causa e ci siamo proposti di digiunare, perché quando si digiuna si digiuna perché si deve avere una meta, un motivo, e siccome il digiuno non è meno della preghiera, è bene che impariamo ogni tanto a mettere a riposo il nostro stomaco. È importante che Dio sappia che noi digiuniamo tante volte per umiliarci pure davanti a lui.

Io ritengo opportuno che se volete fare il prossimo digiuno lo dovete fare per voi stessi, per noi stessi. Se uno digiuna per se stesso fa un grande servizio davanti a Dio, perché questo significa che vuole santificarsi, vuole sentire la presenza del Signore, dimostra di umiliarsi davanti a Dio, come hanno fatto i nostri fratelli nelle Scritture: hanno pregato, hanno digiunato e hanno ottenuto la risposta.

Se la nostra fede non ci inganna, o il nostro cuore, come dice la Scrittura, noi possiamo cominciare a sperimentare la gloria di Dio nella maniera pratica del puro Evangelo. Il Signore dice: «Mettetemi alla prova e vedrete se io non vi apro le cateratte del cielo». Ma tu credi, fratello? Questi sono tempi un po' difficili, tempi dove facilmente non si può credere perché vediamo solo ombra e non luce. Ma non è vero. Quando l'uomo è spirituale, anche in tempi di avversità, in tempi difficili, in tempi di silenzio, l'uomo spirituale è sempre in comunione con Dio e aspetta la risposta di Dio in tutte quelle che sono le sue richieste in virtù della fedeltà della parola.

Dio è legato alla sua parola. Quando tu vuoi fare una richiesta al Signore, mi sembra normale che tu devi legare la tua richiesta alla Scrittura, non alle emozioni, non ai sentimenti, a ciò che senti tu. No, perché se tu dici al Signore quello che egli dice nella parola, come Neemia, come Daniele hanno ricordato al Signore le sue promesse, e Dio ha mantenuto, ma anche noi possiamo dire al Signore, se abbiamo questa fede che Gesù ha detto: «Tutto quello che chiederete al Padre nel nome mio, io lo farò». E questo è importante tanto più per la famiglia. La famiglia, il suo ordine, è la forza della chiesa.

Se la famiglia naturale è compatta e unita, che dice la Scrittura riguardo a questo? Se due si accordano a chiedere qualcosa, il Signore la concede. E quindi questo è importante: che leghiamo le nostre richieste alla parola di Dio finché non diventano una rivelazione, non un fatto mentale soltanto, ma un fatto del cuore, perché Dio guarda al cuore.

Io ringrazio il Signore prego per quanti vogliono ancora partecipare ai culti di preghiera. È vero, lo facciamo una volta al mese. Se mai nascerà qualche particolare richiesta e qualcuno vorrebbe accorciare il tempo e farlo ogni quindici giorni. Penso che il miglior tempo della nostra vita è quando stiamo in comunione con Dio. Il resto del tempo non so quanto possa valere, però quello sarà un tempo eterno, tempo della preghiera.

Abbiamo cantato: «Quando egli tornerà troverà la lode in te». E quando torna Gesù, se non trova la lode in te, questa è una tragedia. Perciò apri la tua bocca e io la riempirò, dice la Scrittura. Loda il Signore, perché la lode è qualcosa che fa fuggire l'avversario. Per lui non può resistere davanti. Ma con la lode si vincono tante battaglie.

Perciò Dio vuole che questo diventi una rivelazione per i cristiani oggi. Sono convinto che la parola di Dio ci aiuterà, ci incoraggierà e ci porterà avanti.

Questa mattina, cari fratelli, voglio portare 1 Corinzi, capitolo 1, leggiamo dal verso 17 al verso 31:

«Cristo infatti non mi ha mandato a battezzare ma ad evangelizzare, non però con sapienza di parola, affinché la croce di Cristo non sia resa vana. Infatti il messaggio della Croce è follia per quelli che periscono, ma per noi che siamo salvati è potenza di Dio. Sta scritto: 'Io farò perire la sapienza dei Savi e annullerò l'intelligenza degli intelligenti. Dov'è il Savio? Dov'è lo scriba? Dov'è il disputatore di questa età?' Non ha forse Dio resa stolta la Sapienza di questo mondo?

Infatti poiché nella Sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria Sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione. Poiché i Giudei chiedono un segno e i Greci cercano Sapienza, ma noi predichiamo Cristo Crocifisso, che è scandalo per i Giudei e follia per i Greci. Ma quelli che sono chiamati, sia Giudei che Greci, noi predichiamo Cristo potenza di Dio e Sapienza di Dio. Poiché la follia di Dio è più Savia degli uomini e la debolezza di Dio più forte degli uomini.

Riguardate infatti la vostra vocazione, fratelli: poiché non ci sono tra di voi molti Savi secondo la carne, non molti potenti, non molti Nobili. Ma Dio ha scelto le cose stolte del mondo per svergognare le savie, e Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti. Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose spregevoli, e le cose che non sono, per ridurre al niente quelle che sono, affinché nessuna carne si glori alla sua presenza.

Ora grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale da Dio è stato fatto per noi Sapienza, giustizia, santificazione e redenzione, affinché, come sta scritto, 'chi si gloria si glori nel Signore'».

Dopo aver letto questo passo dobbiamo essere consapevoli che Paolo scrive ai Corinzi. Lui scrive in virtù di una famiglia di collaboratori spirituali che comunicano e vedono il pericolo, quelli che vedono il peccato, quelli che vedono il disordine nella chiesa, e quindi vogliono che questo venga a conoscenza di quel padre spirituale che Paolo è stato. Lui era il padre della Chiesa di Corinto. È importante che noi sappiamo: la spiritualità dell'uomo basata su che cosa? Quello che oggi hanno dimenticato molti insegnanti della Scrittura. Molti predicatori l'hanno messa da parte.

Io la vorrei mettere proprio qua sul pulpito una grande croce fatta di legno rude, che si capisca cos'è la croce. Perché il credente spirituale credo che si impegna a mettere al primo posto nella sua vita e a conoscere la croce di Cristo.

La Chiesa di Corinto aveva conosciuto la chiesa di Cristo. Tanto è vero che Paolo, come dice a Corinto e ai Galati: «Io non mi sono proposto altro se non predicare Cristo Crocifisso, e lui soltanto». Ma la chiesa di Corinto, dopo che Paolo è andato via, ha assunto degli atteggiamenti. Come tanti Cristiani oggi, o tante comunità, hanno messo alle spalle l'insegnamento di Paolo e si sono messi avanti con la loro teologia, con la loro dottrina.

Quello che hanno fatto questi Corinzi, tanto è vero che Paolo dice: «Voi ancora avete bisogno di latte, non di cibo sodo. Perciò io non ve ne ho parlato», dice Paolo, «perché non lo potevate digerire o ritenere. Vi ho parlato di latte». Ma poi loro sono andati avanti da soli e sono cresciuti più di quello che potevano crescere, come quando noi facciamo delle richieste a Dio e chiediamo quello che ancora non siamo pronti a ricevere.

Quindi loro sono andati avanti, ma hanno trascurato che cosa? Hanno trascurato il messaggio della Croce. Quando noi leggiamo la lettera ai Corinzi, la prima lettera, che è una lettera corposa, forte per loro, una lettera che penso abbia potuto offendere più di qualcuno, ma Paolo non si interessa di questo. Perché Paolo è quell'uomo che vive davanti a Dio. Paolo non è quel Pastore che ostenta a predicare e si mette avanti lui. No, si vanta di quello che ha? No. Paolo è un Apostolo, è un uomo che ha conosciuto le sofferenze di Gesù. E quindi crede che quello che Dio gli dice, quello deve parlare.

Certo, oggi si va incontro nelle comunità a predicare incoraggiamento, pace, amore, gioia, tutto quello che non mette a nudo il vero cuore dei Cristiani. Ma Paolo invece non aveva timore di diventare impopolare. Perché quando tu predichi ciò che lo Spirito ti fa vedere, nel libro dell'Antico Testamento noi leggiamo di quel re Acab che stava con Giosafat. Voleva andare in guerra e voleva sapere: «Ma vogliamo andare per vincere o no?» Così convoca centinaia di Profeti e tutti si mettono a profetizzare: «Vai, il Signore ti farà vincere la guerra, tu vincerai il nemico». E tutti predicavano la stessa cosa, tanti centinaia di profeti.

Giosafat era un uomo spirituale. Il suo errore era che si era imparentato con Acab. E allora Giosafat dice: «Ma non c'è più nessun profeta? Possibile che tutti dicono la stessa cosa?» E Acab dice: «Sì, c'è un profeta, però lui non mi predice mai cose buone. Vorrei non sentirlo». E Giosafat dice: «Perché no? Non fare così. Dai, sentiamo pure lui». Michea era un vero profeta. E quando l'uomo usa la sua malvagità non vuol sentire la verità. Acab era quell'uomo.

Ma quando manda un emissario da Michea, l'emissario dice al profeta: «Mi raccomando, per favore. Quando vieni davanti al re Acab, profetizza cose buone». Michea era un uomo di Dio e dice: «Io verrò e dirò soltanto ciò che Dio mi dirà». Questa è la risposta. Da qui si vede la spiritualità dell'uomo che non teme.

E allora quando si presenta davanti ad Acab, Michea gli dice la verità, una verità pesante: «No, tu non vincerai la guerra. Questi sono tutti falsi, uomini falsi, profeti che ti hanno predetto». Lui si arrabbia. Dice a Giosafat: «Ha visto? Te l'avevo detto! Lui non mi predice mai niente di buono. Mettetelo in prigione».

L'Evangelo viene sofferto, cresce dalla sofferenza. Quando uno vive nella verità, come dice la Scrittura, se uno vuol vivere piamente davanti a Dio riceverà soltanto persecuzione. E dire la verità costa qualcosa. Ma dire la verità è qualcosa che non ti fa trovare mai male, anche se qualche volta bisogna soffrire.

Mettendolo in prigione a pane e acqua, Michea dice al re: «Tu morirai in battaglia. E quindi se tu torni vivo da questa battaglia, vuol dire che Dio non ha parlato per mezzo mio». E così è stato. Un uomo che dice le cose che Dio dice!

Poi trovi tanti che dicono tante cose. Sono i tempi nostri. Allora, fratelli, vi invito a studiare, se ne avete il tempo, credo che ce l'avete, la prima lettera ai Corinzi. È esattamente lo specchio della chiesa del 2024, del ventunesimo secolo. Sembra che Paolo abbia scritto questa lettera e per opera dello Spirito Santo si sia arrivata a noi dopo duemila anni. Sembra strano, ma quando tu vedi la realtà delle comunità oggi ti accorgi che questo è un grave problema.

I Corinzi hanno dimostrato di chiedere tante cose. Era una chiesa pentecostale. Aveva dei doni. C'erano anche dei Ministeri, c'erano dei Profeti. Paolo ci racconta quello che stava in questa chiesa. Una chiesa sana la prima cosa che chiede al Signore è che possa camminare nell'amore e non chiedere i doni prima. Non chiedere qualcosa che al momento non è così proprio di primaria importanza, anche se Paolo dice: «Chiedete i doni, chiedete i doni maggiori».

Allora Paolo dice: va bene, avete i doni, cercate la Sapienza altrove. Vi siete un po' sviati. Avete messo alle spalle il mio insegnamento e allo stesso tempo anche la Croce stessa, perché quello è importante.

E allora Paolo dice: «Adesso io vi insegno una via che è la via per eccellenza». 1 Corinzi 13, la Via dell'Amore. «Perché tu puoi avere tutti i doni», dice Paolo, «puoi spostare i monti, puoi fare tante cose, ma se non hai Amore non sei nulla».

E questo è quello che ogni tanto i cristiani cercano al di fuori dell'amore di Dio: quello che è la propaganda, quelli che sono i leader , quelli che sono le cose che mettono in evidenza attraverso vie traverse l'Evangelo. E non funziona. Non funziona perché Paolo anche questa mattina ci vuole ricordare che lui dice chiaramente: «Io non sono venuto con parole di sapienza umana». Ma dice chiaramente: perché «la croce di Cristo non sia resa vana», lui al primo posto mette la croce davanti ai Corinzi, perché si erano sviati. La Croce è un punto di riferimento per ogni Cristiano. Alla Croce tu hai trovato la salvezza. Alla Croce abbiamo trovato il nostro carattere. Alla Croce abbiamo trovato anche la sofferenza. Che cosa significa? Alla Croce abbiamo trovato un uomo che ha dato tutto se stesso.

La Croce brilla quando noi seguiamo le orme di Gesù. La Croce fa l'opera più grande nei cristiani: ti fa morire, fa morire il nostro io, la nostra personalità, la nostra carne. Alla Croce muore. E allora sentiamo ciò che Paolo dice: «Sono stato crocifisso con Cristo e Gloria a Gesù!» Lui non si vanta di questo, perché ha fatto un percorso di sofferenza per amore di Gesù. «Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo», dice, «ma è lui che vive in me».

«Il mio vanto», dice in Galati, Paolo, «è la croce». E lo dice così bene, così chiaro, che i cristiani di oggi hanno voluto dimenticare.

L'amnesia ha bisogno di una medicina. Perché quando il cristiano non ha davanti a sé la Croce, facilmente la Croce è un palo indicatore per la nostra vita. Ma quando non seguiamo quella, noi facciamo tante cose che mentalmente per noi sono come una conferma a quello che è il nostro Evangelo. Ma non è così.

Questi Corinzi hanno pensato: «Io preferisco Apollo». Vedi, erano entrati nella contesa, nella carnalità. «Io preferisco Cefa, Pietro. No, e io sono di Paolo». Quindi si erano già sviati in base a questo. E Paolo torna alle origini e gli mette davanti la Croce a questi Corinzi. Così avevano messo alle loro spalle l'insegnamento più importante della vita di un uomo: la croce e non altro.

E allora sono andati avanti per conto loro e Paolo deve essere duro, a rischio anche di perdere questa chiesa. Ma Paolo dice le cose che Dio gli ha prescritto di dire. E così dice che Paolo gli rimprovera, perché loro avevano una tendenza verso la Sapienza umana, quella naturale.

Paolo gli ricorda però, come ci ricorda a noi dopo duemila anni, che «è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione». Dice lui: «La follia per voi è ancora una follia. Dice Paolo ai Corinzi, per me no. Io rimango nell'originale, io rimango nella sana dottrina, io rimango nell'insegnamento sano».

Poi mi puoi dire, come alcuni mi hanno detto: «Sei bigotto! Ancora queste cose pensi? Questa è la vecchia fede, questa è la vecchia religione». Io direi che questa è la parola di Dio che ci aiuta a non perdere la visione e a non deviare né a destra né a sinistra.

Così lui dice: «Vi siete appoggiati sui Giudei, sui Greci». Loro cercano la filosofia, i vecchi Greci, e quindi Paolo dice: «State sbagliando tutto». E gli dice: «Ma quelli che sono chiamati, sia Giudei che Greci, a quelli noi predichiamo Cristo potenza di Dio e Sapienza di Dio. Poiché la follia di Dio è più Savia degli uomini e la debolezza di Dio più forte degli uomini».

Un uomo così chiaro! Se non è ispirato dallo Spirito Santo non può predicare queste cose. A un uomo naturale tu mi dici che questo è il re, tu mi dici che questo è il creatore di tutte le cose, e poi muore in quella maniera? Un fallimento. Si fa crocifiggere. Non riesce a reagire. Come un agnello muto davanti a chi lo tosa. E allora questa è la sapienza dell'uomo.

Prova a parlare a qualche intellettuale, ce ne sono anche nella chiesa evangelica, prova a parlare di Spirito Santo, di spiritualità. Vedrai che se hai una mente naturale non ti comprenderà. Ma la Scrittura dice chiaramente: «Chi non ha lo spirito di Dio non appartiene a lui».

Fermati un momento. Tutti insieme, che significa avere lo Spirito di Dio? Perché se non camminiamo secondo lo Spirito e mettiamo davanti la carne, non riusciremo ad arrivare alla nostra meta.

Del resto, poi ritengo opportuno dire chiaramente che tanti si ritengono spirituali, però poi vivono una vita poco morale, poco santificata. L'uomo spirituale cerca la santificazione e si attiene alle vere regole della parola di Dio. E questo è importante. L'uomo spirituale ha delle qualità che l'uomo naturale non ha.

Perciò Paolo dice: «La Sapienza di questo mondo è pazza verso Dio». Quando tu vuoi discutere con Dio e ti chiedi, ti fai delle domande e dici: «Qua non ho capito. Ma sarà vero? È stato scritto giusto nella parola di Dio?» Io ti chiedo soltanto di non fare troppe domande col dubbio che questo venga da Dio o che non venga da Dio. Io ti chiedo invece di umilmente chiedere al Signore una risposta a quello che tu non comprendi della parola di Dio.

E la risposta viene attraverso la Croce e lo Spirito Santo, che ha fatto morire la tua intelligenza, la tua sapienza, e ti ha dato un nuovo modo di pensare, perché sei rinato. E quindi tu credi a quello che sta scritto nella parola di Dio. E quindi ti accorgi benissimo che quando tu hai lo Spirito Santo dentro di te, la luce è diversa. Tu comprendi la parola come veramente bisogna comprenderla.

L'uomo naturale, come Paolo dice, il mondo ama ciò che è suo. Noi invece amiamo ciò che è della parola di Dio, che è la nostra guida, la nostra forza. Questo è importante. L'uomo spirituale promuove la sollecitudine per le cose spirituali, non quella sollecitudine che la Scrittura dice: «Non siate solleciti per cosa alcuna». Ma in ogni cosa dice Paolo: «Mi raccomando, mettete davanti il Signore».

Paolo era sollecito per la chiesa quando ha sentito che questa chiesa si era sviata, era entrata nella carnalità. Ringraziamo i collaboratori della chiesa, no? Che ogni tanto trasferiscono al Pastore quando qualcuno non cammina con ordine, non cammina bene. Chi te l'ha detto? Si offende poi, no? Chi te l'ha detto? Perché è importante?

Quando in una famiglia c'è una famiglia sana, un padre, una madre spirituale, succede sempre che qualche bambino, qualche fratellino dice: «Mamma, papà, hai visto che cosa ha fatto? E dice il nome del bambino». E quello dice: «No, non lo dire. Non voglio che si sappia». Questo invece aiuta quella famiglia, quel padre, quella madre a dare un indirizzo sano, perché disciplina con Amore questo bambino.

E noi abbiamo bisogno di collaboratori di Dio e di Cristo Gesù nella chiesa. Se invece facciamo scorrere il peccato e nessuno parla, nessuno denuncia il peccato, vero? È che Matteo 18 dice: «Va fra te e tuo fratello, correggilo con Amore, riprendilo fra te e lui. Se ti ascolta hai guadagnato tuo fratello. Se non ti ascolta diventa un pericolo, perché manca l'umiltà, manca la sensibilità cosciente di sapere che la riprensione è qualcosa che viene da Dio».

Altrimenti dice la Scrittura in Ebrei, questa è una brutta parola no, siete bastardi. Sembra che siamo proprio bastardi, dice la Scrittura. Ma non è così. Quello che per noi è importante è non perdere quello che abbiamo ricevuto, perché attraverso la Croce passa la salvezza della nostra vita. Non dobbiamo deviare. Dobbiamo affrontarla come dice la Scrittura.

Poi è chiaro che la Croce, l'uomo spirituale, cerca la santificazione. Quella santificazione che ci aiuta nella comunione con Cristo. «Siate santi come egli è Santo». Vedete, cari fratelli, se parliamo di santificazione ai giorni nostri, sembra quasi difficile. «Che tutto è normale. È normale andare sulle spiagge affollate. È normale andare in un pub con la musica mondana». Così come si erano diventati carnali e mondani, pensavano ai cibi, pensavano a quello che dovevano mangiare. Qualcuno non lavorava. C'era un disordine. Si era creato perché? Perché mancavano i padri spirituali, mancavano i Pastori, quelli che vanno incontro alla Croce e non cercano la popolarità, diventano impopolari.

Ma Dio conosce quelli che sono suoi. E questo è importante per noi: che gli insegnamenti della Scrittura non devi cercare un'altra dottrina. Non devi andare sui social a vedere quali sono i predicatori a cui qualcosa può interessare, quello che a te piace. Non è necessario. Abbiamo un manuale sacro, santo, che con l'aiuto dello Spirito Santo ci dice qual è la via che dobbiamo percorrere. Questo è la lettera che Dio ha dato a tutti noi.

Ora pensate soltanto al fatto che dice Paolo, ora al verso 30: «Voi siete in Cristo Gesù, il quale da Dio è stato fatto per noi. Attenzione: Cristo per noi è stato fatto Sapienza, giustizia, santificazione e Redenzione». Perché la Croce non è soltanto sofferenza. Gesù ha trionfato sulla Croce e ha distrutto le opere del maligno. Questo ha fatto Gesù. Noi siamo raccomandati in questo, perché Dio per noi ha provveduto Cristo per farlo Sapienza. E questo è importante.

Allora fratelli, vorrei chiudere così. «Anch'io», dice poi al capitolo 2, versi 1-2, «anch'io fratelli, quando venni da voi non venni con eccellenza di parola o di Sapienza annunziando la testimonianza di Dio. Paolo sta parlando della Sapienza umana. 'Perché mi ero proposto di non sapere fra voi altro se non Gesù Cristo e lui Crocifisso'. Questo mi sono proposto», dice Paolo. «Questa è la forza della mia predicazione».

Se preferite sentire Aristotele o volete sentire un altro filosofo? Fatevi avanti. Ma la Croce è il primo pensiero per un cristiano che vuole andare da Gesù a conoscerlo. Però abbraccia la Croce e non metterla da parte.

Del resto, vorrei che noi impariamo a immedesimarci e seguire le orme di Paolo, che dice in Galati, capitolo 6, verso 14, esattamente questo:

«Quanto a me, non pensare a Paolo, quando leggi, quando dice 'quanto a me', sta parlando a te, 'quanto a te'. 'Quanto a me, non avvenga mai che io mi vanti all'infuori della Croce del Signor Nostro Gesù Cristo, per la quale il mondo è Crocifisso a me e io al mondo. In Cristo Gesù infatti non c'è circoncisione né incirconcisione, hanno alcun valore, ma essere una nuova creatura. E su tutti quelli che cammineranno secondo questa regola sia pace e Misericordia, e così pure sull'Israele di Dio».

Quanto è bello sentire queste parole! Ma queste parole danno gioia a quelli che ancora chiedono che Cristo si riveli in loro attraverso la Croce. Per far morire il proprio io. Lì sulla Croce muore la tua conoscenza, muore il tuo orgoglio, muore la tua identità. Lì sulla Croce non puoi far altro che guardare avanti. Non ti puoi girare né a destra né a sinistra. Sei vincolato a quello che è il sacrificio di Gesù. Perciò fratelli, io chiedo soltanto anche questa mattina di fare ricorso alla preghiera, perché possiamo imparare da questa lettera la realtà che noi stiamo vivendo. E semmai vogliamo proseguire in quella che è il sano insegnamento di Paolo, che ci riporta alle origini.

Perché attraverso Gesù, lui può dire certamente qualcosa che noi possiamo pure dire man mano che andiamo avanti: «Sono stato crocifisso con Cristo, non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me. E la vita che vivo ora nella carne la vivo nel figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me».

Quando questo passo diventa una realtà, allora il risveglio non mancherà. Non tarderà. A Dio sia la gloria. Amen.