La fede persevera nel dolore — Giobbe e Matteo 15
A quale personaggio della Bibbia noi possiamo dedicare questo cantico? A quale personaggio della Bibbia corrisponde il cantico che abbiamo cantato? Giobbe. Giobbe.
Non mi dispiace parlare un po' più di lui, perché è un esempio in cui noi possiamo vedere la vita di un uomo—un uomo come noi. Quale era il segreto di questo uomo che ha benedetto l'Eterno come nessun altro uomo in momenti così difficili della sua vita, momenti di avversità?
In un giorno ha perso tutto. E Giobbe si inchina, adora Dio e lo benedice. Si rispecchia il Salmo che dice: «Io benedirò l'Eterno in ogni tempo». E questo non dobbiamo mai dimenticare, perché i tempi non sono sempre felici. Ci sono tempi di prova. Arriva la tempesta—come abbiamo cantato—e io lo benedirò ugualmente.
Ma il segreto di quest'uomo era nella comunione, nella realtà, nella verità di sentire Dio vicino al suo cuore. Ed era per questo che il suo timore verso Dio lo portava in una condizione così estrema che noi non vediamo in tutta la Scrittura se non come quella di Giobbe.
Anche quando la sua salute venne meno, avrebbe avuto bisogno di incoraggiamento, che qualcuno gli dicesse: «Coraggio, non ti preoccupare, è tutto sotto controllo, è tutto sotto le mani di Dio». Da chi te lo aspetti questo? Dalla persona più vicina a te, la persona più cara—dalla persona che tu hai scelto di condividere la tua vita: la moglie di Giobbe.
"Ancora benedici l'Eterno? Maledico e muori." Questo era l'ultimo colpo che Giobbe poteva ricevere. Ma lui rimane integro.
Non vogliamo noi studiare la vita di questi personaggi e passare oltre? Quando leggiamo la loro vita, dobbiamo studiare e domandare: se siamo interessati, come ha fatto Giobbe, quale era il suo segreto? Di questo ci dobbiamo preoccupare.
Perché nella nostra vita dobbiamo andare a scandagliare le profondità di uomini di fede, in modo che noi siamo incoraggiati a credere che l'uomo anche in quelle condizioni può ugualmente benedire il Signore. E questo è importante.
Cari fratelli, io credo che anche questa mattina abbiamo questa bella opportunità di glorificare il nostro Dio—un'opportunità che ci viene messa davanti a motivo della sua volontà. Perché egli ha detto che questo giorno noi avremmo avuto riposo e l'avremmo dedicato al nostro Signore, lodando e glorificando il nostro Dio. E facendo sì che i nostri cuori possono essere aperti all'opera dello Spirito Santo e della parola stessa, senza preoccuparci di tutto quello che possono essere i pensieri, le preoccupazioni, le avversità.
Questo è un momento dove è bene che noi possiamo ascoltare il salmista che nel Salmo 100 dice così:
«Mandate grida di gioia all'Eterno, o abitanti di tutta la terra! Servite l'Eterno con letizia. Venite davanti a lui con canti di gioia. Riconoscete che l'Eterno è Dio. È lui che ci ha fatti e non noi da noi stessi. Noi siamo il suo popolo, il gregge del suo pascolo. Entrate nelle sue porte con ringraziamento, nei suoi cortili con lode. Celebrate, benedite il suo nome, perché l'Eterno è buono. Amen. La sua benignità dura in eterno, e la sua fedeltà per ogni tempo».
Questa è l'esperienza che ha fatto Giobbe. Ha sperimentato la fedeltà di Dio nel punto più cruciale della sua vita. Egli, quando crede un po' nella sua giustizia—quando lui crede che non meritava quello che è successo—arriva il giorno che Dio si manifesta a lui e gli fa delle domande dove l'uomo non può rispondere.
Tanto più Giobbe arriva a dire, dopo che Dio parla con lui: «Ho sbagliato, ho sbagliato. Perdonami. Non aprirò più la mia bocca. Sono confuso. Mi vergogno di ciò che ho detto». Quando Dio manifesta la sua potenza, porta l'uomo nella parte più bassa, perché possa riconoscere che da quel punto Dio verrà innalzato.
Io non so quanti anni aveva Giobbe in tutta questa storia. Ma pensare che quando Dio guarisce Giobbe, lui riceve il doppio di ciò che ha perso—questo ci fa pensare che non è tutto finito come qualche volta pensiamo.
Questo ci fa pensare come i discepoli: a un certo punto tirano le reti, non pescano nulla, e pensano di lavare le reti. E qualche volta, quando noi non riceviamo ciò che vogliamo, facciamo come i discepoli: ci rassegniamo e pensiamo che forse non è per me.
Però poi cantiamo—non so se cantiamo con convinzione. Perché i cantici che noi cantiamo hanno delle verità che noi non possiamo mettere da parte. Quando noi cantiamo, c'è di più? No, abbiamo cantato: «C'è di più». Ma che cosa c'è di più?
Allora qualche volta ci fermiamo al fatto che quello che abbiamo è la grazia di Dio. E poi dall'altro lato sentiamo che la Chiesa—come dice un altro cantico—la chiesa ha bisogno di Gesù, perché c'è di più.
Se noi leggiamo la sua storia, la storia della Chiesa, vediamo che la nostra condizione attuale è quella della prima chiesa. Magari qualcuno penserà: «Ma come può essere arrivare alla prima chiesa?» I risvegli il Signore li ha mandati apposta, perché lui vuole manifestare la sua gloria al suo popolo.
Se tu hai questa fede, questa convinzione che c'è di più, non ti fermi al primo ostacolo, né alla prima negazione della tua preghiera. Ma vai avanti e dici, come dice esattamente il suo servo Giacobbe: «Io non ti lascerò finché tu non mi benedici». Amen.
Ma che cosa stai cercando? Questo è importante. Perché se sei soddisfatto della tua condizione, non c'è niente di più. Ma se tu sai invece che i tesori di Dio sono una grande benedizione, le meraviglie del Signore ti portano a vedere grandi cose che Dio ha fatto prima ad altri uomini di te—e allora tu ti chiederai e dirai: «Ma è tutto qui? Non è tutto qui, perché veramente il Signore vuole darci di più».
Vuole che in questi tempi la Chiesa possa risplendere, illuminare, e fare la differenza. Separare il vile dal prezioso, il sacro dal profano. E allora così noi vedremo la gloria di Dio in mezzo al suo popolo ancora oggi. Credi tu in questo? Dio ci aiuti. Amen.
## La donna cananea e la fede vera (Matteo 15:21-28)
Vogliamo leggere dalla parola di Dio, in Matteo, al capitolo 15, dal verso 21. Leggiamo una storia che conosciamo:
«Poi Gesù, partito di là, si diresse verso le parti di Tiro e di Sidone. Ed ecco una donna cananea, venuta da quei dintorni, si mise a gridare dicendo: "Abbi pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è terribilmente tormentata da un demone". Ma egli non le rispondeva nulla. E i suoi discepoli, accostati, lo pregavano dicendo: "Licenziala, perché ci grida dietro". Ma egli, rispondendo, disse: "Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa di Israele".
Ella però venne e l'adorò dicendo: "Signore, aiutami". Egli le rispose dicendo: "Non è cosa buona a prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini". Ma ella disse: "È vero, Signore, poiché anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni".
Allora Gesù le rispose dicendo: "O donna, grande la tua fede! Ti sia fatto come tu vuoi". E in quel momento sua figlia fu guarita». Amen.
In questa storia io ho visto tre particolari che interessano la nostra vita, e sono per nostro ammaestramento. E per chi vuol fare progressi spirituali, andare avanti e riconoscere quello che è il pensiero dell'uomo, quello che è il sentimento di Gesù, e quello che è la fede di questa donna.
Tre cose che noi leggiamo in questo della Scrittura.
Allora, questa donna riesce a sapere che Gesù sta da quelle parti. È venuto da quelle parti. E lei non trova un'altra opportunità migliore di questa. Di sapere che non c'è nessuno che poteva guarire questa sua figlia o liberarla da quel demone.
E allora questa donna cananea era una donna straniera. Visto Gesù, si mette a gridare. Non è andata con una voce calma, sottile, dicendo: «Ah, finalmente, Signore, ti posso parlare». No. Leggiamo la parola così come noi la possiamo vedere. Si mise a gridare.
Perché si mise a gridare? Allora pensiamo a un fatto importante: in casa lei viveva con una figlia tormentata, terribilmente da un demone. Qualche volta ci sono delle malattie che noi pensiamo sia una malattia. Ma la Bibbia ci fa capire, spesso, che tante malattie vengono dall'avversario.
Vi ricordate, per esempio, quella donna che era curva, e che Gesù raddrizzò? Perché Satana l'aveva legata. Da quanti anni? Allora chi l'avrebbe vista oggi? I medici avrebbero detto: «Sarà una scoliosi, sarà una malattia delle ossa, sarà l'osteoporosi, perché una donna anziana». Ma non era né una né l'altra. La Bibbia ci fa capire che Satana l'aveva curvata per tutti quegli anni.
Dio faccia grazia che il nostro discernimento arrivi a capire quando si tratta di una o dell'altra cosa.
Qui vediamo che questa donna si mette a gridare: «Figlio di Davide, mia figlia è terribilmente tormentata da un demone». Chissà quale condizione viveva questa donna ogni giorno? E non poteva fare nulla. E quando ha sentito—sta passando Gesù—aveva sentito parlare che Gesù fa anche questi miracoli. E allora si mette a gridare.
Perché nel suo cuore c'era un grido. Un grido di dolore, ma anche un grido di speranza. Perché se rimane nel nostro cuore solo un grido di dolore senza speranza, allora tutto è perduto. Perdiamo anche quel poco di fede che qualche volta abbiamo.
Ma qui vediamo che la Scrittura dice: Gesù non le rispondeva nulla. Un fatto strano, che Gesù non risponde al grido di una donna che ha bisogno. E Gesù conosceva benissimo quale era il peso e il dolore di questa donna. Perché Gesù sapeva anche cosa significa per una madre vivere con una figlia tormentata in maniera terribile.
Dice la Scrittura: non era una febbre, non era una semplice malattia che poi veniva curata. No, era un tormento. E quel tormento tormentava anche la mamma. Vivere in queste condizioni non è bello. No.
Ma poi, quando senti che c'è qualcuno che può risolvere il tuo problema—che va al di sopra dell'uomo—allora una lampada nel cuore si accende. Una viva speranza. Perché la Scrittura dice: «Cristo è la nostra speranza». E questa donna aveva la possibilità, l'opportunità. Forse non sarebbe mai più venuta. E grida al Signore Gesù.
Però Gesù sta in silenzio. Sembra che sia indifferente al grido di questa donna. E io mi sono chiesto: ma perché sta in silenzio il Signore? Perché non risponde?
Quando noi vogliamo scoprire certi atteggiamenti di Gesù, abbiamo la necessità di interrogarlo, di pregare, e dire: «Signore, vorrei capire perché questo tuo atteggiamento». E con la grazia di Dio arriva il momento che lo Spirito Santo, se c'è una ricerca profonda, ti esaudirà e ti rivelerà anche le cose più nascoste della Scrittura.
Però molto dipende dal tuo interesse. Se tu leggi passando oltre, non hai interesse di capire le cose profonde del Signore, lui nemmeno si manifesterà.
I suoi discepoli veniamo al fatto. I suoi discepoli si accostarono e lo pregavano dicendo: «Licenziala, perché ci grida dietro». Vorrebbero dire: mandala via, Signore. Non le hai risposto? Non le vuoi rispondere? Questa ci grida dietro. È diventato un fastidio per noi, sentire gridare questa donna. Mandala via.
Noi leggiamo nell'evangelo di Giovanni che chiunque viene a me, dice Gesù, io non lo manderò via. Non ho mai letto nella Scrittura che quelli che sono andati da Gesù, egli li ha respinti, li ha mandati via. Ma i discepoli avevano un problema grande. Seguivano Gesù, stavano dietro a Gesù, ma non avevano il sentimento di Gesù. E questo è un grande problema per i cristiani.
Perché quando noi vogliamo seguire e servire Gesù e ci manca lo stesso sentimento— come dice in Filippesi, quello che già è stato in Cristo Gesù—allora il problema è grave.
Questi discepoli non avevano misericordia, e non avevano compassione. Non potevano capire il problema di questa donna, perché non era una loro figlia, non era un loro parente. Questa è la natura che circonda anche tanti cristiani: l'indifferenza. La compassione altro non è che il dolore di comprendere la sofferenza altrui.
E i discepoli, pur seguendo Gesù, dicono: mandala via, licenziala. Non è un nostro problema. Allora qui vediamo l'indifferenza, l'egoismo, la mancanza di misericordia e di compassione.
Allora Gesù stava in silenzio. Ma arriva il momento dove il Signore manifesta quello che è il suo vero sentimento. Quello che per noi che comprendiamo—specialmente in questi tempi—dove noi pensiamo: non è un caso che ci riguarda. Chissà quanti fratelli in Ucraina sono morti o sono in difficoltà nell'avversità, in quanti paesi dove c'è persecuzione, dove ci sono fratelli nelle carceri che soffrono.
Io non so se noi intercediamo per questi fratelli. Non so se nelle nostre preghiere c'è l'intercessione, che è la cosa più importante nella vita di un cristiano. Un cristiano che non intercede vive solo per se stesso. Ma un cristiano che intercede sente il bisogno, il dolore altrui, la sofferenza, la necessità di quelli che sono parte della sua famiglia.
Io non so quanti cristiani intercedono per quelli—sapendo che nella chiesa ci sono dei bisogni di salute, qualche volta anche finanziari, oppure qualche volta c'è una prova forte. Preghiamo, intercediamo, ci pieghiamo, sentiamo quel sentimento che Gesù sentiva. Ancora, per tutti quelli che lui ci dice.
Dopo, Gesù risponde: «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della casa di Israele». Questa risposta poteva benissimo far rassegnare questa donna. E dire: «Quindi non è per me. No, non è per te. Io sono venuto per la casa di Israele. Tu sei una straniera. Non sono venuto per te».
Che cosa vediamo a questa risposta di Gesù? Che questa donna si piega ai piedi di Gesù ed entra in adorazione. In lei non vedo ribellione. In lei non c'è ira. In lei non c'è risentimento. Non è una donna che si offende.
Come vediamo da questa realtà: tanti si offendono. Non per le parole pesanti che Gesù ha detto. Si offendono se li riprendi. Se li riprendi. Se gli dici: «Fratello, forse bene che...». Oppure tu gli vuoi dire qualcosa che sia utile anche alla sua crescita spirituale. Ma poi quando li riprendi, cambia l'atteggiamento. Il volto si trasforma. Perché tu senti: adesso si è offeso. Adesso c'è una ferita.
È chiaro che anche in questo io vedo che l'atteggiamento di Gesù era un po' troppo duro questa volta. Ma egli non fa le cose secondo l'uomo. Egli riceve dal Padre anche questa risposta. Per dire: «Questo è il modo che devi trattare questa donna, perché porti dei risultati. Non solo per lei, ma per i discepoli che stavano vicino, che per lei questa donna dava solamente fastidio».
Ma come noi leggiamo nella parola di Dio—e mi piace tantissimo questo passo—nella Scrittura al verso 3 del capitolo 53 di Isaia: «Disprezzato, rigettato dagli uomini, uomo conoscitore della sofferenza».
I discepoli non conoscevano la sofferenza di questa madre. Gesù era conoscitore della sofferenza. Non dubitare. Quando stai soffrendo, quando hai dei dolori, pensa soltanto a questo: che Gesù conosce la tua sofferenza, i tuoi dolori, la tua prova. Lui sa tutto.
E noi lo dimentichiamo qualche volta. Perché ci viene nel cuore di dire: «Signore, ma non vedi in che condizioni mi trovo?» Lui è l'uomo dei dolori. Conosce ogni cosa. Lui è quello che comprende ogni cosa.
Qualche volta nella nostra vita facciamo delle esperienze e diciamo: «Perché, Signore?» Quasi al limite arriviamo a poter perdere la fede e a non credere più come una volta.
Sentii da una sorella che era stata con una malattia terminale. Non guariva. E mi disse chiaramente in faccia: «Non so se credere più in Dio, per la mia condizione». Questo mi fece soffrire. Mi creò un dolore per quelle parole. «Non so se credere più», unicamente perché questa malattia non guariva.
Eh, ho detto: Signore, quanta maturità abbia avuto questa donna in tutta la sua vita. Quanta conoscenza ha avuto di te. È vero che nella prova qualche volta sorge un dubbio. Ma quando penso di nuovo—devo ripetere—quando penso a Giobbe: se ogni giorno lui non cercasse il Signore, se non stesse in comunione con Dio, non potrebbe sopportare quella prova.
E questo io raccomando a tutti: non vi allontanate da Dio. Cercatelo del continuo. Perché attraverso la sua parola riceverete la forza di andare avanti. Potrete combattere certamente contro l'avversario. Ma anche contro la vostra stessa carne, che facilmente ci inganna e ci tradisce.
Quindi vediamo che Gesù è quell'uomo che comprende. Questa donna. E andando avanti, ci va ancora più pesante.
Forse non bastava avergli detto: «Il pane per i figli non è per te». Vuol dire: la guarigione e la liberazione di tua figlia non è per te. È solo per i figli di Israele.
Ma qui vediamo questa donna che è spezzata dentro. È una donna che dentro è morta. Nel cuore di questa donna c'è soltanto quel senso di forte—io dico forte—di un morire a se stessa. A quelle parole poteva benissimo ribellarsi e dire al Signore: «Mi hanno parlato male di te. Non pensava che tu avessi rifiutato una mia richiesta».
Ma la parola di Dio dice che la sua misericordia, le sue compassioni si rinnovano ogni mattina. Questo è il carattere di Gesù. Non poteva fare altro che seguire quello che era il suo insegnamento riguardo a questa donna.
E dice il Signore: «Non posso dare il pane dei figli ai cani». Questa volta Gesù sembra che abbia esagerato. Questo è il pane per i figli, non è per i cagnolini.
Ora, questo atteggiamento di questa donna, per me, è un grande ammaestramento di vita. Perché anche per cose meno gravi, meno offensive, qualche volta sale un rigetto. No, una specie di ribellione, un disprezzo. Ma questa donna dimostra qualcosa che dovremmo imparare da lei.
È una buona lezione. È un buon insegnamento.
Ma ella disse—quello che non dicono sempre tutti i cristiani: «È vero, Signore». È vero. Questo disse Davide quando fu ripreso da Natan: «È vero. Io sono quell'uomo».
Questa è quella persona sincera che ha conosciuto bene se stesso. E che non deve più giustificarsi e trovare tante parole. Ma quando una cosa è vera e il tuo cuore è puro, tu fai come questa donna. Non si è offesa.
«È vero, Signore». Questo ha fatto meravigliare tanto il maestro.
«Poiché anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni», Signore. Lei ha detto così: «Lascia che una briciola io possa mangiare».
E qualche volta è bello che noi possiamo chiedere a Dio non un grosso pane, ma una briciola che ci porta più vicino al nostro traguardo. A quello che vogliamo veramente. È bello imparare da questa donna, che non si rassegna facilmente. Lei è una donna che si mette davanti e dice: «Questa per me è l'unica occasione». A che serve, pensando alla gravità della sua figlia, valeva la pena rigettare quello che ha detto Gesù? O ribellarsi? Oppure sentire nel cuore che è l'unica persona che mi può aiutare?
E quindi è importante che nella nostra vita noi possiamo avere questo atteggiamento. Qualche volta di dire: «È vero, fratello, quello che dici è vero. È vero, sorella, lo ammetto». Questo significa che c'è sincerità. E che qualcosa è cambiato nella nostra vita.
«Anche i cani mangiano le briciole». Ha detto al Signore: «Mi accontento delle briciole». Gesù le rispose: «Donna, grande la tua fede! Che testimonianza!»
Sentire che Gesù possa dire a questi stranieri—riflettete bene su questo che vi sto dicendo—a questi stranieri che non erano parte della chiesa. Ma qualche volta ci sono persone laiche in questo mondo che hanno un atteggiamento forse più cristiano dei cristiani.
Se pensate che quel Centurione che venne da Gesù—che ricevette questa testimonianza, dopo la guarigione del suo servo: «Non ho trovato in Israele una fede così grande». E chi era? Uno straniero.
Chi era quel lebbroso che tornò da Gesù e disse: «Signore, grazie»? Dieci erano stati guariti. Solo questo, questo straniero, è venuto a ringraziare.
Vedete, fratelli, Dio si aspetta da noi quello che magari non si aspetterebbe da una persona diversa di fede che si chiama cristiano. Ma questo è un insegnamento per noi. Per capire che Gesù non è parziale. Lui non usa parzialità. Ma come dice la Scrittura: «Tutti quelli che vengono a lui e credono nel suo nome diventano figli di Dio».
«Donna, la tua fede è grande. Ti sia fatto come tu vuoi».
Come può essere? Non sempre ci viene fatto come noi vogliamo. Non è così. E che cosa pensiamo? Non siamo sempre esauditi. Che non vuole Gesù? Che non ci fa bene esaudirci per quella preghiera? O si aspetta da noi ancora qualcosa? E va bene però che sappiamo che andiamo più in profondità.
Quanti casi nella parola di Dio noi leggiamo dove il Signore ci fa capire che per lui non è un problema esaudire la preghiera. Ma quando ci sono degli impedimenti spirituali nella vita di una persona, egli non è che non vuole. Attenzione. Non può. Tante mamme pregano per i loro figli. Ed è una cosa buona, no? Pregare per i figli, per i propri figli.
Poi però può succedere che succede qualcosa. Loro chiedono preghiera per i propri figli. Ma questa preghiera non viene esaudita. Però poche mamme si chiedono: «Signore, c'è un impedimento? C'è un problema? Perché?» Qualche volta c'è la morbosità, la carnalità di credere—no—di giustificare sempre i figli. Non va bene. E difenderli sempre nemmeno va bene.
Mi disse un giorno un fratello, che adesso sta col Signore: «Non difendere i tuoi figli. Lasciali giudicare ai fratelli. Lasciali giudicare alla chiesa». Non come giudizio. Perché lui ammetteva—pur essendo un pastore—ammetteva: «La mia carne mi fa brutti scherzi. E io non voglio giudicare il mio figlio. Lo voglio lasciare affidato ai fratelli». Questo è un buon consiglio che tu puoi prendere. E allora vedrai che qualcosa cambia.
Questa donna è vero che è andata per la sua figlia. È vero. Però il Signore ha guardato al cuore di questa donna, al sentimento che aveva. Questa donna.
Sapete, questa storia è stata messa due volte nella Scrittura. Ma noi ci dobbiamo chiedere: quanti miracoli ha fatto Gesù? Giovanni dice che se si dovessero riempire la terra di tutti i libri dei miracoli che ha fatto Gesù non basterebbe.
E perché ha messo proprio questo racconto? Lo Spirito Santo ha voluto scegliere questo racconto, di metterlo due volte. E noi per duemila anni ancora leggiamo questa storia. Per capire che cosa? Spero che anche questa mattina abbiamo capito un po' di più.
Che lo Spirito Santo ci illumini e ci faccia capire: quale è il sentimento umano dei discepoli, che non hanno compassione, misericordia? Quale è il sentimento di Gesù, che è misericordioso e pietoso? E quale è l'attitudine di questa donna, che poteva sentire le parole di Gesù: «O donna, grande la tua fede!»
L'umiltà di questa donna per noi sarebbe un grande vantaggio. Non è difficile pregare e dire al Signore: «Signore, io voglio imparare da te». Queste grandi lezioni, unicamente perché Dio vuole che finché siamo su questa terra noi possiamo progredire e avanzare nelle vie del Signore. E conoscere che a Dio dobbiamo dare la gloria per tutto ciò che lui ci insegna e ci ammestra.
A lui sia la gloria. Amen.