State fermi nella fede — Isaia 26
Signore, non solo un canto, ma una profonda preghiera. Signore, anche stamattina noi siamo il tuo popolo. La tua parola ce lo dice, e non è soltanto un comandamento, ma un desiderio profondo che scaturisce dal profondo del nostro cuore, e che tu alimenti giorno dopo giorno.
Noi che siamo il tuo popolo, Signore, ti chiediamo di mandare ancora piogge—piogge di benedizione, piogge di perdono—piogge, Signore, che riempiono il nostro intero essere di Spirito Santo. Grazie, grazie, perché anche stamattina tu lo vuoi riversare in abbondanza in ogni cuore che si apre a te.
Sì, Signore, cancellando ogni peccato, ogni iniquità, ogni cosa che ci vuole dominare. Perché noi vogliamo arrenderci unicamente al Dio che ha pagato, che ha pagato al posto mio, al posto nostro, Signore. Che ha dato la sua vita sulla croce.
Una resa totale a Gesù nostro Maestro, colui che ci ha dato il compito di ripercorrere la strada, di seguire le sue orme. Ed è un privilegio immenso, Signore, che non lo hai dato a tutti, ma al tuo popolo, a quelli che hanno fatto un patto con te nel tuo sangue.
È meraviglioso, anche stamattina, poter ripercorrere quel sacrificio che ha cambiato il corso della storia, e che anche oggi ci fa comparire alla tua presenza. Noi siamo grati, sì, Signore, infinitamente di poter avere te. Grazie, perché ancora vuoi operare in mezzo al tuo popolo. Piogge di benedizioni. Ti ringraziamo, Padre. Ti benediciamo nel nome di Gesù. Amen.
## Il Salmo 142 e la fiducia in Dio
Leggo il Salmo 142, cantico di Davide quando era nella caverna:
«Io grido con la mia voce all'Eterno. Con la mia voce imploro l'Eterno. Davanti a lui effondo il mio lamento; davanti a lui espongo la mia avversità. Quando il mio spirito veniva meno in me, tu conoscevi il mio cammino.
Si è teso un laccio per me sul sentiero che stavo percorrendo. Guarda alla mia destra, ed ecco non vi è alcuno che mi riconosca. Ogni via di scampo è preclusa. Nessuno si prende cura della mia vita.
Io grido a te, o Eterno, e dico: "Tu sei il mio rifugio, la mia parte nella terra dei viventi". Presta attenzione al mio grido, perché sono ridotto agli estremi. Liberami dai miei persecutori, perché sono più forti di me.
Fammi uscire dalla prigione, perché possa celebrare il tuo nome. I giusti si stringeranno intorno a me, perché tu mi riccolmerai di beni.» Amen.
Questa settimana siamo stati un po' presi tutti da qualche virus. Non sappiamo cosa sia di preciso, ma ha circolato e non ha quasi risparmiato nessuno—tutti, nessuno è stato escluso. E io credo che questi passi del Salmo li proviamo tutti, nessuno escluso. Può dire qualcuno: «Io sono esente, vivo nella gioia da sempre, conosco il Signore, e ogni giorno mi dà quella forza. Non succede nulla di brutto intorno a me che possa farmi essere triste»?
Io credo che nessuno può dire questo. Tutti abbiamo passato questi momenti. Li possiamo ripassare. Vengono i giorni tristi. I giorni tristi ci educano a prendere forza nel Signore. I giorni tristi sono quelli, forse, che lasciano un segno—non della tristezza, non del peccato che abbiamo sopportato, ma del periodo in cui non eravamo a posto davanti a Dio.
I giorni tristi ci servono per vedere quanto grande è stato il Signore, per tirarci fuori da quella situazione. Non sono giorni semplici, ma li ricordiamo come il Signore che ha teso la sua mano, il suo braccio, e con grande forza ci ha strappato da quei momenti. Momenti in cui eravamo in preda a noi stessi, e il nemico entrava, usciva, ci faceva fare quello che noi non volevamo.
Tante volte ricordiamo il passo di Paolo in cui dice: «Quello che non voglio, faccio». Ma quando è lo Spirito Santo a entrare, noi tendiamo la mano, il Signore non la ritira mai, ma ci tira fuori. È quello che mi fa soffermare.
Sono due momenti. Come se intanto Davide era nella caverna—posto buio, si nascondeva, era attaccato, non era una situazione piacevole, doveva fuggire. Allora sembra che ci sono quei momenti in cui dobbiamo fuggire. Abbiamo il nemico che ci attacca. Non riusciamo a prendere forza nella parola. Non leggiamo in quei momenti. Ci sentiamo un po' chiusi nella caverna. Cerchiamo dove andare.
Allora va avanti il salmista e dice che il mio spirito veniva meno. E quando il nostro spirito viene meno, le forze spirituali sono quelle che invece aumentano. Quando lo spirito è forte, abbiamo una forte difesa, e il nemico non riesce a penetrare. Ma lì veniva meno.
E vedevo anche che intorno a me—guardo alla mia destra—non c'è alcuno che mi riconosca. Ogni via di scampo è preclusa, e nessuno si prende cura della mia vita. Allora vedo anche quel senso di solitudine. Vedo anche tutto negativo, fratelli—che non mi aiutano, situazioni che non trovo un appoggio sicuro.
Ma è proprio lì che dobbiamo prendere forza. Perché poi cambia il Salmo, no? Si conclude in maniera diversa. Ecco la differenza che notavo: al verso 4 dice che nessuno si prende cura della mia vita. Ma poi va avanti e chiede con forza.
Lì nel momento più basso, anche un fratello forte nella fede—sì, ti può incoraggiare, ti può dare una mano—però sei tu che stai toccando il fondo, e devi risalire. È soltanto lì che ti rendi conto che è una preghiera personale da fare a Dio: tu e il Signore. Io con il mio Gesù. Perché è lui che ha pagato. Ha pagato per me. E non è lo stare insieme ai fratelli che mi può soddisfare—è bellissimo, è una grande benedizione—ma in quei momenti: io e il Signore. E lì mi tira fuori.
E vedo anche che c'è una grande benedizione. Perché l'ultimo verso dice: «Fammi uscire dalla prigione». Per un motivo—perché al verso 7 del Salmo 142 dice: «perché possa celebrare il tuo nome». Il motivo per cui il Signore ci libera dalle situazioni più dure è per celebrare il nome di Cristo Gesù su questa terra. Amen.
E la benedizione è l'opposto di quello che vediamo prima. «I giusti si stringeranno intorno a me»—non ci lascia soli. Abbiamo i fratelli, le sorelle. Siamo pieni di una grande famiglia con cui il Signore ci benedice.
E mentre prima la solitudine prendeva posto e ci faceva stare nella tristezza, non riuscivamo ad uscire fuori. Qui il Signore stende la sua mano. Non solo ci tira fuori, ma ci ricolma di beni. E termina così il Salmo: «I giusti si stringeranno intorno a me, perché tu mi riccolmerai di beni». Amen.
È con questo che vogliamo ringraziare nostro Dio, aprendo anche quest'oggi questo servizio e andando avanti. Amen.
## State fermi nella fede
Questa mattina voglio condividere con voi due versetti della Scrittura—solo due versi— che ci portano alla presenza del Signore, per capire quale è il suo messaggio che lui accordarà per ognuno di noi.
Io voglio leggere con voi nella lettera dell'apostolo Paolo, in primo Corinzi al capitolo 16, verso 13: «State fermi. Ripeto: vegliate, state fermi nella fede. Comportatevi virilmente. Siate forti».
Venite con me, fratelli, ancora con un verso nella lettera ai Filippesi, al capitolo 1, verso 27: «Soltanto comportatevi in modo degno dell'evangelo di Cristo, affinché sia che venga e vi veda o che sia assente, oda nei vostri riguardi che state fermi. Ripeto, fratelli, affinché sia che venga e vi veda o che sia assente, oda nei vostri riguardi che state fermi in uno stesso spirito, combattendo insieme con un medesimo animo per la fede dell'evangelo». Amen. Gloria a Gesù.
Sembra che il Signore debba dire spesso nella sua parola—deve esortare spesso il suo popolo con un accorato grido: «State fermi nella fede, state fermi nella fede». C'è bisogno, fratelli, questa mattina, che io e tu possiamo aprire bene le orecchie dello spirito che parla al nostro cuore. State fermi, fratelli. State fermi nella fede. Bene.
Una statistica prova chiaramente che la Chiesa oggi vive un periodo di grande crisi, fratelli. Di instabilità. Viviamo noi in una generazione che manifesta una grande instabilità morale, sentimentale, spirituale e caratteriale. Una generazione che manca di forti convinzioni. Non riesce a rimanere nelle proprie convinzioni, nelle proprie idee.
Viviamo, fratelli e sorelle, una generazione che chiede continue conferme. Salta da una parte all'altra continuamente, rapidamente—dalla certezza all'incertezza. Ci troviamo in mezzo a una generazione, fratelli e sorelle, che vuole spaccare il mondo, ma poi domani si trova nella più assoluta depressione. Una generazione che va di mano in mano nel tempo, tra una decisione e l'altra, che è l'opposta rispetto alla precedente.
E con un dolore nel cuore, fratelli, purtroppo oggi, in mezzo a noi, a livello generale, abbiamo anche credenti che appaiono instabili spiritualmente. Dio invece ci esorta a rimanere fermi, a non lasciarci turbare da niente, da nessuno. Dio ci esorta a rimanere fermi nella fede, fermi nella lotta, fermi nei combattimenti, fermi in ogni circostanza della nostra vita. Amen. Questa è la volontà di Dio.
Restare fermi è un atto di fede. È un riposo attivo nelle promesse del Signore, fratelli e sorelle. Perché la Chiesa possa vivere questa realtà di fermezza in Cristo Gesù, perché la Chiesa testimoni la sua fermezza in Dio, è necessario fare una cosa: perché restare fermi non significa starcene a un angolo senza fare nulla, aspettando che qualcosa succeda—no, no, fratelli.
Restare fermi significa avere fiducia piena in Dio. La vera fermezza la si realizza tanto quanto abbiamo imparato, in ogni momento della nostra vita, a fidare in Dio, a confidare in Dio, fratelli. E allora rimarremo fermi in Cristo Gesù.
Alcuni commentatori di questo passaggio della Scrittura hanno detto che questa è l'immagine di un'onda. Stare fermi nella fede: un'onda che sbatte contro uno scoglio. E questo scoglio rimane lì, fermo, e non si sposta nemmeno di mezzo millimetro. Rimanere fermi significa essere come pietre del Signore—uno scoglio su cui ogni giorno la tempesta infuria contro di lui. Ogni giorno onde sbattono contro di lui. Ma lui rimane fermo lì e non si sposta di mezzo millimetro. Amen, fratelli. Questa deve essere l'immagine della chiesa: fermi in Cristo Gesù, che ci fortifica. Amen. Gloria a Dio.
Il profeta Isaia, al capitolo 26, dice qualcosa. È un passaggio molto conosciuto. La parola dice: «Alla mente che riposa in te tu conservi una pace perfetta». Nella versione riveduta, nell'antica versione la Bibbia dice: «Alla mente che è ferma in te tu doni una pace perfetta, perché confida in te». Amen.
Sembra, fratelli, facendo uno studio accurato della parola di Dio, che il Signore ha bisogno proprio di esortare il suo popolo a stare fermi nella lotta, nei combattimenti. Perché probabilmente—credo che la cosa più difficile per noi oggi è proprio questo, fratelli: stare fermi nella fede.
Le preoccupazioni invadono la nostra mente. E cosa facciamo? Ci diamo da fare. Vogliamo trovare qualcosa pur di risolvere quel problema, quella preoccupazione. La Chiesa oggi non riesce proprio a rimanere ferma nella fede, a riposare in Cristo. E il Signore noi lo vediamo, fratelli, incomincia già a esortare il suo popolo sin dal principio.
Lo vediamo in Esodo, al capitolo 13-1. Vi ricordate quando il popolo di Israele, con esultanza, viene liberato, esce dall'Egitto, liberato da Dio onnipotente? E la Bibbia dice che il Signore non gli fece prendere la via più corta, non lo condusse per la via del paese dei Filistei benché fosse la più breve. Ma il Signore ritiene opportuno dare il suo popolo per una via più lunga.
E fratelli, con esultanza, un grido di vittoria—la Bibbia dice che il suo popolo era forte, armato. La Bibbia ci dice che il Signore era con lui. La sua presenza era davanti a loro: di giorno una colonna di nuvola per guidarli nella via; di notte una colonna di fuoco. Un popolo liberato, guidato dalla presenza del Signore, un Dio vivente.
È vero che lo guidava, andava davanti a lui. Ma a un certo punto, questo popolo si trova in una località così chiamata Pi-ha-hìrot. In questo momento, la Bibbia ci dice davanti al mare, questo popolo—immaginate, guidato dal Signore—si trova a Pi-ha-hìrot, davanti al mare, e dietro le montagne. E la Bibbia dice che il Faraone d'Egitto dice così: «Questi figli di Israele stanno vagando, smarriti nel paese, e il deserto li tiene chiusi». E allora, immaginate, fratelli, questo popolo che si trova in questa difficoltà, in un momento dato della sua vita. Alzò gli occhi il popolo. Alza gli occhi. Ed ecco vide gli egiziani che marciavano dietro di loro. E i figli di Israele gridarono all'Eterno.
Sapete quale è la risposta di Mosè, guidato dallo Spirito Santo, fratelli? In un momento così difficile, verso 13: «Non temete. State fermi, e vedrete la liberazione dell'Eterno». Alleluia! Questo è il grido accorato del Signore alla sua chiesa: «Non temere. Stai fermo, e vedrai la liberazione dell'Eterno che egli compirà oggi per voi. Perché gli egiziani che oggi vedete non li vedrete mai più». Così dice il Signore. Gloria a Dio.
«L'Eterno combatterà per voi. E voi ve ne starete tranquilli». E voi ve ne starete tranquilli. Così dice il Signore.
Fratello, come devo fare? Fratello, non c'è via di uscita. Avanti non ho una strada, non ho una via di uscita. Il Signore apre lì una strada, una via dove via non c'è. E noi diciamo: «Signore, ma anche dietro, come devo fare?» Fratello, sorella, rimaniamo fermi nella fede. Fidiamo in Dio. Ed egli combatterà per te e per me. E noi ce ne staremo tranquilli, fratelli.
Non fermi inermi—ripeto—ma fermi confidando in Dio. Ed egli ci sosterrà.
Noi abbiamo anche un esempio donde il Signore dovrebbe rimare questo messaggio al suo popolo. A un uomo, vi ricordate il nostro amato Giosafat? Da lui prendiamo una grande lezione. Nel secondo Cronache, al capitolo 17, di lui il Signore dirà: «Egli camminò nelle prime vie di Davide suo padre. Egli non cercò i Baal, ma cercò il Dio di suo padre. Camminò nei suoi comandamenti e non secondo il modo di agire di Israele». La parola dice di Giosafat: «Il suo cuore si rafforzò nelle vie dell'Eterno». Gloria a Dio.
Ma in un certo momento della sua vita gli giunge una notizia: «Giosafat, re, una grande moltitudine viene contro di te. Si è mossa contro di te oltre il mare». Allora Giosafat ebbe paura. Dice la parola del Signore.
Come al popolo di Israele, così a Giosafat, così per noi, fratelli. Noi abbiamo un Dio vivente. Egli ci guida. Egli cammina avanti a noi. Egli combatterà per noi. Egli ci consiglia: state fermi nella fede. Ma c'è sempre un momento in cui noi viviamo momenti di crisi, di instabilità morale, spirituale, fisica. E noi abbiamo bisogno di ascoltare la voce accorata di Dio che dice: «State fermi nella fede».
E la Bibbia dice che Giosafat ebbe paura e si dispose a cercare l'Eterno. Alleluia! Gloria a Dio!
Sapete cosa dice la parola del Signore? Gloria a Dio per i profeti del Signore! Gloria a Dio per quegli uomini che vengono investiti dalla presenza dello Spirito Santo, per incoraggiare la chiesa! Preghiamo, fratelli. Preghiamo il Signore che egli sparga sulla sua chiesa il dono della profezia. Perché la Chiesa sia edificata in momenti difficili. Perché la Chiesa sia edificata e ristorata nei momenti più bui della storia dell'umanità.
E allora, qui davanti, la parola ci dice che lo spirito dell'Eterno investì Jahaziel, figlio di Zaccaria, un levita dei figli di Asaf. E questi disse: «Ascoltate, voi tutti di Giuda, voi abitanti di Gerusalemme, e tu, o Giosafat. Metti il tuo nome, fratello. Questa mattina metti il tuo nome, sorella.
Così vi dice l'Eterno: "Non temete. Non sgomentatevi a motivo di questa grande moltitudine, perché la battaglia non è vostra, ma è di Dio. Non sarete voi a combattere in questa battaglia. Prendete posizione. State fermi". Ancora, Signore. Abbiamo già ascoltato. Va bene. Così lo dobbiamo ripetere ancora? Sì, sì, fratelli. Ancora il Signore dice: "Prendete posizione. State fermi, e vedrete la liberazione dell'Eterno che è con voi, o Giuda, o Gerusalemme. Non temete. Non sgomentatevi, perché l'Eterno è con voi». Amen. Gloria a Gesù.
Davide dirà anche qualcosa a riguardo, nel Salmo 17, al verso 5. Lui si esprimerà dicendo: «I miei passi sono rimasti fermi nei tuoi sentieri, e i miei piedi non hanno vacillato. Io ti invoco, Dio, perché tu mi esaudisci. Tendi il tuo orecchio verso di me. Ascolta le mie parole. Mostrami la tua meravigliosa bontà, o tu che con la tua destra salvi dai loro avversari quelli che si rifugiano in te». Alleluia!
Anche Pietro, fratelli, nella sua prima lettera, epistola al capitolo 5, verso 8, dirà qualcosa che noi conosciamo molto bene. Perché guardate, fratelli, è una realtà purtroppo vivente in mezzo a noi, in mezzo a questa generazione. C'è molta instabilità.
Sapete, fratelli, alla base, dietro questo, c'è sempre un nemico che desidera che i figli di Dio, i cristiani, non vivano, non testimonino quella fermezza in Cristo Gesù che la chiesa soltanto può vivere. E c'è un avversario, un nemico. E non ne vogliamo parlare? Sì, che ne dobbiamo parlare. È una realtà. Noi siamo soldati di Gesù Cristo. E dobbiamo parlare insieme. Dobbiamo condividere insieme come fare, come affrontare, con l'aiuto dello Spirito Santo, con l'unzione del Signore, il diavolo, il nemico della chiesa, il nemico del corpo di Cristo.
E Pietro ci ribadirà così, dicendo al verso 8: «Siate sobri. Vegliate, perché il vostro avversario il diavolo va attorno come un leone ruggente, cercando chi possa divorare. Resistete stando fermi nella fede, sapendo che le stesse sofferenze si compiono nella vostra fratellanza sparsa nel mondo».
Ancora una volta il Signore ci dice: state fermi nella fede. Fratello, ma è forte, fratello. Ma sento forte. Vengo attaccato, fratelli. Pensieri. Oh, non ce la faccio, fratello. Basta, basta.
Il Signore dice: Resta fermo. Resta. Resisti. Ed egli fuggirà da te. Amen. Gloria a Dio.
Questa è la realtà della chiesa del Signore. Noi siamo più che vincitori in Cristo, che ci fortifica. Amen. Gloria a Gesù.
Paolo dice qualcosa in questo passaggio della Scrittura, in Filippesi, al capitolo 1. Abbiamo letto: «Affinché sia che venga e vi veda o che sia assente, oda nei vostri riguardi che state fermi». Ma aggiunge qualcosa. Dice l'apostolo Paolo: «In uno stesso spirito, combattendo insieme con un medesimo animo per la fede dell'evangelo».
Fratelli, oggi, per vivere questa realtà di fermezza, abbiamo bisogno di combattere insieme. La Chiesa oggi ha bisogno di partorire questa realtà: essere uniti insieme, di pari consentimento. Fratelli, i più grandi prodigi, i miracoli, l'Eterno Dio li ha fatti in una chiesa unita, in una chiesa di pari consentimento, in una chiesa che di pari consentimento insieme, fratelli.
La più meravigliosa realtà, le più grandi guarigioni e liberazioni, il Signore le ha riversate in una chiesa unita nello spirito. Come Paolo dirà in questo passaggio: «Combattendo insieme con un medesimo animo, una stessa visione». Fratelli, noi lo sappiamo. È vero, sì. Sappiamo la realtà della prima chiesa. Lo sappiamo. Ce lo ricordiamo ogni tanto, fra. Fratelli, vi ricordate quello che il Signore ha fatto nella prima chiesa? Sì, che ce lo ricordiamo.
Ma questa mattina voglio rimarcare ancora l'importanza di essere uniti nello spirito. Tante chiese soffrono una debolezza spirituale senza pari, perché non c'è unione nello spirito. È importante, fratelli.
Atti, capitolo 1, verso 14: la parola dice: «Tutti costoro perseverano con una sola mente nella preghiera e supplica, con le donne, con Maria, madre di Gesù, con i fratelli di lui». Al capitolo 2, verso 1: la Bibbia dice: «Come giunse il giorno della Pentecoste, essi erano riuniti tutti con una sola mente nello stesso luogo. E all'improvviso venne dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia. E riempì tutta la casa dove essi risiedevano».
Fratelli, non vuoi realizzare questo? Dobbiamo essere uniti nello spirito. Combattiamo insieme contro le astuzie di Satana. Dobbiamo essere insieme, fratelli. Un unico corpo. Una sola visione. Combattendo, rimanendo fermi nella fede.
E la Bibbia dice all'improvviso, fratelli. Noi stiamo pregando per un potente risveglio. Io credo che il Signore visiterà la sua chiesa. Ma abbiamo bisogno di rimanere fermi nella fede, uniti insieme, combattendo strenuamente per essa. E il Signore all'improvviso— quando meno ce lo aspetteremo—ci visiterà. Questa è la sua volontà.
Perché il Signore faccia grazia in mezzo a ognuno di noi, Paolo nell'epistola ai Romani, al capitolo 15, vado verso la conclusione, versi 5 e 6, ci consiglierà. Romani 15:5-6: «Ora il Dio della pazienza e della consolazione vi dia di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti secondo Cristo Gesù, affinché con una sola mente, una sola bocca glorifichiate Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo».
Pietro nella sua prima lettera, capitolo 3, verso 8, e concludo, dirà: «Infine, infine, siate tutti di una sola mente, compassionevoli, pieni di amor fraterno, misericordiosi, benevoli. Non rendendo male per male o oltraggio per oltraggio, ma al contrario, benedite, sapendo che a questo siete stati chiamati, affinché ereditiate la benedizione». Amen. Gloria a Dio.
Questa mattina io ti esorto, fratello. Ti esorto, sorella. Rimani fermo nella fede. Combattiamo insieme. Fermo, fratello. Fermo lì dove tu ti trovi. Fermo. Non so, o posso in parte capire dove ti trovi, che situazione stai attraversando. Ma questa mattina, non le mie parole—non le mie parole—ma la voce dello Spirito Santo che ti dice e mi dice: rimani fermo nella fede. Amen.
Che Dio ci benedica, e che la sua chiesa possa fare la differenza oggi, in mezzo a una generazione instabile, ormai insicura, priva di principi e priva di certezza. La chiesa ha una certezza eterna. Noi abbiamo dei principi eterni. Noi sappiamo in chi abbiamo creduto. Amen. Che Dio ci benedica.