La lode e la costruzione — Salmo 22 e Neemia 2

Una gloria a Dio, fratelli. Una gioia questa mattina poter lodare il Signore insieme di pari consentimento con un'unica mente e con un unico cuore. Amen.

Leggeremo dal Salmo 22, dal versetto 23 in poi, perché a proposito di lode il Signore ha messo nei nostri cuori qualche cosa di particolare.

*Leggiamo alcuni versetti:*

«O voi che temete l'Eterno, lodatelo, e voi tutti discendenti di Giacobbe, glorificatelo, e voi tutti, o stirpe d'Israele, temete il Signore! Perché egli non ha disprezzato né sdegnato l'afflizione dell'afflitto, e non ha nascosto la sua faccia; ma quando ha gridato a lui, lo ha esaudito. Il motivo della mia lode è nella grande assemblea: sei tu. Io adempierò i miei voti in presenza di quelli che ti temono. I bisognosi mangeranno e saranno saziati. Quelli che cercano l'Eterno lo loderanno. Il vostro cuore vivrà in eterno. Tutte le estremità della terra si ricorderanno dell'Eterno e si convertiranno a lui, e tutte le famiglie delle nostre nazioni adoreranno davanti a te.

Poiché l'Eterno appartiene il regno, ed egli signoreggia sulle nazioni. Tutti i ricchi della terra mangeranno e si inchineranno. Tutti quelli che scendono nella polvere, e che non possono mantenersi in vita, si inchineranno davanti a lui. Una posterità lo servirà; si parlerà del Signore alla futura generazione. Essi verranno e proclameranno la sua giustizia, a un popolo che deve ancora nascere, e che egli stesso ha fatto.» Alleluia.

Questo Salmo è intitolato "Le sofferenze del Messia a cui fa seguito il suo trionfo". Abbiamo letto la parte in cui la parola di Dio ci incita a temere l'Eterno, a lodare l'Eterno, a cercare che l'Eterno sia il centro della nostra vita. Perché il Signore non ha disprezzato nessuno: qualunque condizione davanti a Dio—che siamo italiani o americani, che siamo bianchi o neri—qualunque cosa, davanti a lui non è stata disprezzata. Ma anzi, il Signore dice che egli soccorre coloro che lo invocano.

Per questo è una grazia: perché egli non ha disprezzato né sdegnato l'afflizione di chi è afflitto. Egli ascolta sempre. Colui che ha udito l'orecchio ascolta sempre le nostre richieste. E il Signore ci dice delle belle verità: i bisognosi saranno saziati. Il pensiero va al Signore, che lui ci ha preceduto in cielo alla sua Risurrezione e che ha preparato una mensa per tutti i suoi Santi, di cibi succulenti, dove non avranno più fame e saranno saziati.

Ma il Signore fa vedere anche qualcosa di fondamentale: «Una posterità lo servirà; si parlerà del Signore alle future generazioni», a quelli che ancora non sono nati. Vediamo che Dio ha avuto un programma, un proposito, un disegno per l'uomo ancora prima della fondazione del mondo. Perché il Signore non ha creato una macchina, non ha creato un robot che lo programmi e fa un determinato lavoro. No. Dio ha creato una creatura con amore, lasciandole il libero arbitrio di scegliere tra il bene e il male.

Noi sappiamo che il Signore sapeva che l'uomo sarebbe caduto nel peccato, che si sarebbe sbattuto. Per questo lui ha provveduto qualcosa di particolare: la sofferenza del Messia a cui fa seguito il suo trionfo.

Nell'Antico Testamento sappiamo che c'era un tabernacolo materiale dove Dio incontra l'uomo peccatore, dove Dio perdona l'uomo peccatore tramite il sacrificio delle bestie, degli agnelli puri. Ma questi sacrifici non bastavano. Nel Salmo 22, mille anni prima circa che il Signore dovesse venire sulla terra, il Signore aveva questo progetto per salvare ognuno di noi. Infatti il Salmo inizia con le parole che Gesù ha citato sulla croce: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» Sappiamo che Gesù sulla croce si è caricato tutti i nostri peccati e ci ha dato la liberazione, il perdono dei peccati. Ma ci ha fatto comprendere questo atto d'amore che solo Dio ha potuto fare: dando ciò che aveva di più, l'unico suo Figlio. Non penso che nessuno di noi avrebbe voluto sacrificare un figlio per tutta l'umanità intera.

Per questo il salmista dice: «Il motivo della mia lode è nella grande assemblea: sei tu». E noi vogliamo adempiere i nostri voti in presenza di quelli che ti temono. Amen.

Quindi questa mattina i nostri occhi materiali non vedranno il mondo spirituale che esiste. C'è una battaglia, e quella battaglia viene vinta solo tramite il sangue dell'Agnello. Amen.

Martedì abbiamo pregato per un cugino mio che era rimasto paralizzato da una gamba. La zia ha chiamato e vi ringrazia per le preghiere, perché ogni esame è risultato negativo. Anche se ora sta recuperando piano piano, vedete, il Signore fa un processo affinché possiamo essere perfetti per fede davanti alla sua gloria. Amen.

## La predicazione di Neemia: costruire le mura di Gerusalemme

Vi siete stancati di Neemia? Io leggo il libro di Neemia quaranta o cinquanta volte per via regolare, e vi devo dire che rispecchia l'attualità. Quello che Neemia ci può insegnare—quando arrivano le notizie sulla condizione della chiesa di Gerusalemme, sulla condizione dei fratelli, sul carattere di un uomo che può essere usato dal Signore— è che nel cuore ha buoni propositi. Ma non bastano i buoni propositi. Quando uno vuol cambiare, oppure quando uno vuole iniziare un'opera nella propria vita, nella propria famiglia, anche nella chiesa, è necessario che la mano benefica del nostro Dio possa riposare sulla nostra vita, e che abbiamo questa piena fiducia in lui: che quando Dio inizia un'opera, è potente da portarla a compimento.

I libri della Scrittura non sono stati messi tanto per raccontare una storia, ma sono stati messi per noi oggi. Questo è importante, fratelli.

Leggiamo dal capitolo 2 di Neemia, dal versetto 11 al versetto 20:

«Così giunsi a Gerusalemme e vi rimasi tre giorni. Poi mi levai di notte, assieme a pochi altri uomini, ma non dissi nulla ad alcuno di ciò che mio Dio mi aveva messo in cuore di fare per Gerusalemme. Non avevo con me alcun altro giumento all'infuori di quello che io cavalcavo. Uscii di notte per la porta della Valle, nella direzione della sorgente del Dragone e della porta delle Tame, ispezionando così le mura di Gerusalemme che erano piene di brecce, e le sue porte che erano consumate dal fuoco. Proseguii quindi per la porta della sorgente e la piscina del Re, ma non c'era posto per cui far passare il giumento sul quale ero. Allora risalii di notte la valle sempre ispezionando, ritornai indietro, rientrando per la porta della Valle, e così feci ritorno.

I magistrati non sapevano dove io ero andato, né che cosa avessi fatto fino a quel momento. Non avevo ancora detto nulla né ai Giudei, né ai sacerdoti, né ai notabili, né ai magistrati, né ad alcuno di quelli che si occupavano dei lavori.

Allora io dissi loro: "Voi vedete la misera condizione nella quale ci troviamo: Gerusalemme è distrutta e le sue porte sono consumate dal fuoco. Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme e così non saremo più nell'ignominia". Raccontai loro come la mano benefica del mio Dio era stata su di me, e anche le parole che il Re mi aveva detto. Essi allora dissero: "Leviamoci e mettiamoci al lavoro". Così presero coraggio per mettere mano a questo importante lavoro.

Quando però Samballat il Moabita, Tobia il servo Ammonita, e Ghesem l'Arabo vennero a saperlo, ci schernirono dicendo: "Che cosa state facendo? Vi ribellerete al Re?" Io risposi loro: "Il Dio del cielo ci darà buon successo. Noi suoi servi ci metteremo a costruire. Ma per voi non ci sarà né parte, né diritto, né ricordo in Gerusalemme".»

Vedete, fratelli, io potrei scrivere un piccolo libretto intorno a quello che è stata la nostra esperienza con l'edificio. Il lavoro che abbiamo fatto, come abbiamo iniziato—ma ci vorrebbe un po' di tempo. È una bella storia, un'avventura. Tutto inizia con questo uomo, Neemia, il cui significato è "Dio consola". Vediamo come Dio si muove, come muove i suoi uomini, quelli che lui ha scelto per portarli avanti.

Per quelli che non hanno assistito in questi giorni: Neemia riceve la notizia della sua città che è distrutta, in miseria, nell'obbrobrio—cioè nella vergogna, nel disonore. È la condizione in cui si trovava il popolo di Israele. A questa notizia, vediamo che c'è una reazione nel cuore di Neemia: piange, fa cordoglio per i suoi fratelli, per la sua città. Come dice al versetto 4: Neemia digiunò e pregò davanti al Dio del cielo, e implorò la misericordia di Dio. Ricordò al Signore la natura del Signore: che nonostante le macerie e il peccato del suo popolo, il Patto e la misericordia di Dio continuavano ad andare avanti verso quelli che lo amano e osservano i suoi comandamenti.

Nella sua preghiera, Neemia confessa il suo peccato, le macerie del suo cuore, dei suoi genitori, dei suoi Padri, del suo popolo, dicendo: «Tutto questo ci è successo unicamente perché non abbiamo ubbidito ai tuoi comandamenti, non li abbiamo messi in pratica». Era quello che era stato detto a Mosè nel libro del Deuteronomio.

Ma poi, al versetto 9 del capitolo 1, Neemia ricorda al Signore le promesse di Dio. Noi vogliamo rimanere legati alle sue parole, e la fedeltà di Dio non si può cancellare. La fedeltà di Dio si riposa su tutti quelli che hanno timore di Dio, che ascoltano la sua parola, che ubbidiscono ai suoi comandamenti, che mettono in pratica tutto ciò che è scritto nella parola, per quanto è possibile.

Mentre digiuna e prega, Neemia riceve da Dio un piano. Non è dalla sua natura, non sono i suoi pensieri, non è opera del suo intelletto. Quando l'opera inizia e Dio la vuole portare avanti, è sempre lui che la mette nel cuore degli uomini. Come Neemia ha detto: «Poi mi levai di notte, assieme a pochi altri uomini, ma non dissi nulla ad alcuno di ciò che il mio Dio mi aveva messo nel cuore».

Perché noi uomini qualche volta abbiamo buoni propositi, buoni pensieri, pensando che certe cose fanno piacere al Signore. Ma non è così. È necessaria una rivelazione e un piano di Dio. Così come è stato per il tempio: Dio gli ha dato il progetto a Davide, e Salomone l'aveva eseguito. Tutte le opere che iniziano dal Signore—il Signore è potente da portarle a compimento.

Se l'opera di Dio è iniziata nella nostra vita—quella che noi chiamiamo la nuova nascita, che è opera di Dio, non opera dell'uomo—allora quell'opera andrà avanti. Questo è importante per noi.

Neemia ha fatto richiesta al Re, perché Dio gliel'ha detto, e si è azzardato a dire al Re: «Io voglio ricostruire la mia città». Il salmista dice: «Se le fondamenta sono distrutte, come facciamo?» E qui noi possiamo vedere che noi dobbiamo implorare la grazia di Dio quando ci sono macerie. Prima nella nostra vita. Perché Dio comincia da qui. Neemia ha confessato il suo peccato. Fino a quel giorno non era arrivato a questo punto. Anche se Neemia amava Dio, amava i suoi comandamenti, ma fino a quel punto non aveva riconosciuto profondamente dove un uomo possa arrivare. La croce è il punto di partenza, perché Dio comincia un'opera nella vita di un uomo.

Così Neemia, in quelle preghiere, in quel digiuno, ha ricevuto esattamente ciò che doveva fare. E questo è venuto da parte del Signore. Se noi non iniziamo dalle nostre macerie—per capire da dove si deve cominciare a costruire—pensiamo di costruire da qualsiasi parte, o di riformare la nostra famiglia, di cercare di portare i mariti o le mogli che ancora non ci seguono nella chiesa, i figli non convertiti, negli ambienti di lavoro, nelle scuole. No, fratelli. Dio è un Dio di ordine. Comincia sempre da qua: dalle proprie macerie. Poi ci sono quelli dei Padri, quelli di generazione, quelli di eredità, quei legami che non sono semplici da rompere. Si ha bisogno anche per quelli di poter andare alla Croce e confessare tutto questo.

Questo è quello che ci insegna la Scrittura. E poi arriviamo al punto più importante: dopo tutte queste cose viene l'opera di Dio.

Allora Neemia parte, come abbiamo detto, e arriva a Gerusalemme. A Gerusalemme cominciano i primi ostacoli. Perché non dobbiamo pensare che quando Dio inizia l'opera, il diavolo stia in silenzio. Mettiti in preghiera, digiuna con tutto il cuore, e vedi quanti problemi ne nascono. L'avversario vi oppone, esattamente come dissero questi: Samballat, Tobia, il servo Ammonita, e Ghesem l'Arabo. Che cosa stanno facendo? Quando hanno iniziato a costruire, che cosa state facendo? State digiunando? State pregando? Perché non scherzate? E allora cominciano le prime battaglie.

Queste sono le esperienze che noi cristiani facciamo, unicamente perché la parola ci dice: «Tutti quelli che vogliono vivere piamente nella parola di Cristo Gesù non la passeranno liscia». In parole povere, perché abbiamo sempre un avversario davanti a noi che vuole ostacolare il progetto di Dio che ha fatto nella tua vita, nella mia vita. Ma questo progetto, che Dio ha fatto, ci aiuta a comprendere che abbiamo continuamente bisogno di mettere la nostra fiducia nel Signore in tutte le opere che iniziamo nella nostra vita, nelle nostre famiglie, con i nostri bambini. Cominciando da quella tenera età, dove li possiamo portare al Signore, perché gli possiamo dare una vita sana, non corrotta, come i giorni nostri dove non si capisce più nulla.

Questi sono i tempi predetti già dalla parola di Dio. E allora, fratelli, noi vediamo come quest'opera inizia ed è giunto un uomo che cerca il bene dei figli di Israele. È preoccupante per l'avversario quando anche un credente nella chiesa—che sia una

sorella, che sia un fratello—viene colto dalla potenza di Cristo per mettersi a digiunare, a pregare, per un cambiamento, per un risveglio. Ma inizia prima con una confessione personale, con qualcosa che Dio vuole portare davanti a sé. Perché nessuna opera può cominciare se l'uomo non si è riconosciuto davanti a Dio, se l'uomo non ha avuto un contatto con Dio per iniziare.

Dio ha portato Neemia una condizione dove l'orgoglio non poteva prendere posto nella vita di quest'uomo. La falsa umiltà supera l'orgoglio, ma Neemia era un uomo sincero. E Dio benedice tutti quelli che con sincerità lo vogliono servire, vogliono ubbidire alla parola, non si giustificano davanti alla parola, non dicono «questo non è per noi, quello è per voi, quello è per ieri, quello è per oggi». No. Si tratta soltanto di sapere come ascoltare la voce dello Spirito Santo.

Allora Neemia ha ricevuto questo progetto. Dio ha detto: «Tu ricostruirai Gerusalemme. Tu sarai utile alla chiesa. Tu potrai rimettere a posto le macerie della tua città, del tuo popolo». E come vediamo nella Scrittura, Neemia era il Coppiere del Re. Il Re lo fa governatore della Giudea. Questo gli serve per l'autorità, perché Neemia potesse mettere in ordine. Quando Dio dà l'autorità a un uomo, allora quell'uomo deve procedere con autorità, perché l'ha ricevuta dal Signore.

Nel racconto, vediamo come il Signore si è mosso attraverso Neemia. Ha fatto un'ispezione la notte con il suo giumento—l'unico giumento che aveva, quello per cavalcare. È importante che quando l'asino prende posto al nostro posto. E dice la Scrittura che è arrivato a un certo punto dove non c'era posto per cui Neemia poteva passare—nemmeno con l'asino. L'asino non passa. Per ricostruire è Neemia che deve passare. Dio non usa gli asini per ricostruire la chiesa del Signore. Usa le persone che sanno che cosa fare.

Lui ha fatto un'ispezione di notte, ha guardato tutte quelle rovine che c'erano in Gerusalemme, e poi ha parlato al popolo. Ha detto: «Voi vedete la misera condizione nella quale ci troviamo: Gerusalemme è distrutta e le sue porte sono consumate dal fuoco. Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme e così non saremo più nell'ignominia, nella vergogna».

Come è che un uomo si permette di cercare la collaborazione del suo popolo così scoraggiato? Un popolo che viveva nella miseria. Addirittura i ricchi portavano l'usura verso questi fratelli del loro popolo stesso. Avevano venduto le loro figlie e i loro figli per servire, perché avevano tanti debiti verso i notabili del paese stesso.

Ma quando l'opera parte da Dio, voi vi aspettate che il popolo potesse dire: «No, ci sono troppe macerie, non sappiamo nemmeno da dove iniziare, e poi guarda la condizione in cui ci troviamo»? No! È importante sapere che Dio mette la sua mano benefica. E che cosa succede? Succede che il popolo si mette insieme e dice: «Leviamoci». Così presero coraggio per mettere mano a questo importante lavoro.

Nessuno ci porterà anime nella chiesa se saremo sempre al nostro posto, seduti nella nostra comodità, sulla nostra poltrona. Se la preghiera sarà quella giusta, necessaria solo per noi stessi e per la nostra casa, non ci verrà davanti una grande opera, un importante lavoro.

Perché quello che si apprezza di Neemia è che lui stava abbastanza bene col Re, sempre felice, sempre a posto. Neemia, chi te l'ha fatta fare? Perché ti devi sacrificare, devi esporre la tua vita, devi crearti dei nemici? Per chi? Per i miei fratelli, per la chiesa. Per questo l'ha fatto. Neemia era altruista. Sapeva che il sentimento di Cristo non l'avrebbe lasciato in pace. Se alla notizia delle Mura di Gerusalemme avrebbe detto: «Che mi interessa? Fatti loro, hanno peccato. Queste sono le conseguenze»—no.

Cari fratelli, il problema è che è un importante lavoro. Siamo stati chiamati a un importante lavoro. Non è soltanto ciò che sta esternamente alla nostra vita, a ciò che apparentemente non ci interessa. Quello non è importante. È che noi vediamo che se la mano di Dio non si muove nella nostra vita, per sollecitare i nostri sentimenti—affinché siano sentimenti nobili che ci aiutano a capire che Cristo Gesù ha lasciato la gloria Celeste e è venuto lui stesso a sacrificarsi—non c'era più bisogno di agnelli, di capri, di montoni per il sacrificio. Era necessario il suo sangue. Perché mentre che eravamo ancora nel peccato, dice Romani, Cristo è morto per noi.

Ma questo sentimento non ci persegue più. Non ci aiuta più. Perché si è creato come un velo sulla nostra coscienza, come un velo sul cuore della chiesa, che gli suggerisce che sta tutto in ordine, che è tutto in pace, che va tutto bene, che non avete bisogno di un risveglio.

Neemia è stato usato per risvegliare il suo popolo. Mettiamoci all'opera, ricostruiamo. Non vi scoraggiate perché le macerie sono tante, perché i tuoi figli non sono tutti convertiti, perché nell'ambiente di lavoro non si ascoltano, perché non sono interessati alla parola. Perché temi che qualcuno ancora possa deridervi, come hanno fatto questi nemici di Samballat, che hanno disprezzato, hanno schernito, chi? Quelli che volevano ricostruire.

Quando la fermezza di Neemia entra nel nostro cuore, possiamo dire come Paolo dice: «Io so in chi ho creduto, io so chi mi ha detto di iniziare l'opera». E la fermezza di quest'uomo lo ha portato avanti, perché l'inizio dell'opera veniva da parte del Signore.

Ora, se tu pensi che non c'è più speranza per coloro a cui sono cari, dove tu hai i tuoi affetti, stai sbagliando. Ti stai scoraggiando. C'è qualcuno che ti ha suggerito il falso, l'inganno. Quel qualcuno che dice: «Ma l'hai visto tuo marito? Tu pensi che quello si convertirà ancora? L'hai vista tua moglie? Ma non ci tiene nemmeno quando tu gli parli del Signore»?

E non si interessa nemmeno. Se tu leggi la parola di Dio, ti chiudi nella stanza per pregare, per chiederti: «Ma che stai facendo?» Quello che è importante è che noi ci siamo legati alla parola di Dio e alle sue promesse. Perché se non fosse per quello, la nostra speranza sarebbe vana.

Non c'era motivo di richiedere a Dio, come ha fatto Neemia. Ha chiesto a Dio: «Che cosa devo fare?» E Dio gli ha detto: «Ti apro io una porta, perché io sono potente di aprire le porte del cielo». Quando una città è piena di brecce, quando in una casa mancano le porte, che cosa succede? Che il diavolo entra e esce come vuole.

Dio ci dice: «Invece di chiudere la porta, noi—poi Dio, quando l'aprirà, l'aprirà lui. Chiudi la porta al nemico, all'avversario che ti vuole scoraggiare». E digli, come Neemia ha detto a questi uomini che erano i suoi avversari, i suoi nemici: «Voi non avete parte alcuna in questo lavoro, perché noi siamo i servi del Signore. Dio ci aiuterà ad andare avanti».

Il nostro combattimento non è contro carne e sangue. Quando viene il suggerimento, lo scoraggiamento—tu pensi che lì per lì forse qualche segnale di ravvedimento, di conversione da parte dei tuoi parenti, della tua famiglia. Lo vedi. Perché dici: «Sai cosa, ho sentito da mio figlio che non viene nemmeno in chiesa. Ha detto: sento poi queste testimonianze». Ma mi sa che veramente il Signore mi ha dato una mano. E allora la mamma si rallegra e dice: «Ha nominato il Signore!» Ma perché stai pregando? In chi hai creduto?

Ti meravigli che da un tratto esce fuori un Paolo sulla via di Damasco, che nulla poteva fare se non perseguitare i fratelli, portarli in prigione, bastonarli? Se non uno scontro con Dio, la vita di quest'uomo cambia in un momento. Ma credi tu che Dio possa cambiare la vita di quelli che tu stai pregando, sperando che lo fai con fede? Che Dio possa cambiarli, o no?

E questo è il concetto che noi dobbiamo capire. Se Dio ha iniziato un'opera in te—e, come dice, un'opera buona in te—non pensi che la potrebbe iniziare anche in quelli che stanno vicini a te? O pensi che tu solo sei il privilegiato? O che la Grazia è caduta soltanto sulla tua vita? O che il Signore ha ritenuto che tu sei più buono degli altri e sei privilegiato?

Sicuramente sei privilegiato oggi, perché Dio ha scelto te. Non tu che hai scelto. Ma c'è un grande lavoro da fare. Le macerie sono tante. Ma se non ci mettiamo a costruire, queste macerie rimarranno lì.

Se non c'è un Neemia che supplica, che prega Dio, che ha un sentimento di cordoglio verso il suo popolo, di dispiacere grande per amore dei suoi fratelli, per amore della chiesa, per amore di Gerusalemme—e Dio a questo ha guardato, perciò ha allungato il suo braccio e dice la parola—la mano benefica di Dio è stata sulla mia vita. Sì. Perché Dio ha iniziato questo lavoro nella vita di Neemia.

Ma quando hanno iniziato questo lavoro, il popolo ha detto: «Mettiamoci a costruire». Presero coraggio per mettere mano a questo importante lavoro. Prendi coraggio. Non ti scoraggiare. Vai avanti. Perché Dio vuole provare la tua fede. E anche le tue richieste non cadono nel vuoto.

«Ho pregato tre anni a vuoto. Non è successo niente. Ho pregato dieci anni. Non è successo niente». Anch'io sto pregando da quaranta anni per alcuni miei parenti, per tante situazioni. In parte è successo qualcosa, in parte non è successo niente. Che posso dire? Che non è volontà di Dio? Non lo posso dire. Devo dire soltanto che mi leggo a quello che sta scritto nella parola. Questo posso dire.

Al capitolo 3 leggo solo i primi tre righi: «Allora il sommo sacerdote Eliasib si levò assieme ai suoi fratelli sacerdoti e costruirono la porta delle Pecore». Chi ha cominciato il lavoro? Il sommo sacerdote. «Io sono il sommo sacerdote, voi dovete costruire. Il mio compito è pregare per voi, servire al tempio». No. Il sommo sacerdote ha fatto come la mia coscienza: si è rimboccato le maniche con i suoi fratelli e si è messo a lavoro. Se continuate nel capitolo 3, leggete i capi, l'orefice, il profumiere. Tutti sono messi al lavoro. Tutti sono stati partecipi della costruzione delle Mura di Gerusalemme.

Dio vuole che tutti siano partecipi. Non c'è uno che dica: «Ma io, che compito posso mai avere nella chiesa? Che cosa posso fare?» Se tu non chiedi a Dio che cosa puoi fare, non farai niente. Ma se chiedi a Dio di essere quella pietra dell'edificio che cresce, allora vedrai. Allora vedrai che Dio farà qualcosa per te. E tu sarai più soddisfatto. Ti sentirai più soddisfatto di fare qualcosa per il Signore.

Perché questo ci rende gioiosi: quando possiamo fare qualcosa per il Signore.

Allora, fratelli, che cosa devo dirvi ancora questa mattina? Questo passo di Neemia ci invita a capire che l'Evangelo non è teoria. È pratica. Non è soltanto sedersi in chiesa, ascoltare la parola, poi andare a casa e passare un'altra settimana. Ma chiedere al Signore: «Ma Gerusalemme che le porte sono bruciate? Dio, invece a noi dice altre cose. Dice: "O porte, o porte eterne, alzate il vostro capo, e il Re di gloria entrerà". Noi siamo le porte eterne». Perciò mettiamoci e risvegliamo, e cerchiamo la faccia del Signore, perché ci possa aprire una porta e la chiesa possa ricevere tutte le benedizioni della prima chiesa.

Dio farà anche questo. Non so se devo dirti ciò che Gesù ha detto a Maria e a Marta: «Credi tu questo?» Lo credi tu? Non lo so. Se lo credi, continuerò a credere quello che Dio è grande, ed è potente da fare, può farlo nella tua vita, nella tua casa, nelle nostre comunità. A lui sia la gloria. Amen.