Il risveglio inizia con la confessione — Neemia 1

Cari fratelli, siamo alla scuola del Signore. Dobbiamo imparare tutti noi; tutti noi, escluso nessuno. Dobbiamo crescere nelle vie del Signore, dobbiamo esperimentare le sue vie e andare avanti. Magari qualche esperienza sarà negativa; qualche testimonianza non sarà appropriata. Impareremo la prossima volta. Ma dobbiamo cercare principalmente, oltre le testimonianze, ministeri di uomini e donne che ricevono anche un inizio di profezia, che è utile per la chiesa. Sono cose che vanno cercate. Perché Dio non ci regala niente se noi non abbiamo fame e sete di ricevere qualche dono, di cercare qualcosa. Perciò la Scrittura ci insegna che dobbiamo cercare.

E questo è qualcosa a cui la chiesa non si deve fermare, non si deve accomodare, no. Perché c'è di più. Se noi guardiamo ai grandi tesori che Dio ha per la chiesa, sai che cosa dobbiamo pensare di noi stessi? Siamo a zero. Perché quel che Dio vorrebbe fare nella chiesa, e non può farlo, è perché non c'è ancora tanto desiderio di vedere che lo Spirito Santo possa concederci cose che nemmeno noi immaginiamo e pensiamo. Quelle cose Dio ci vuole dare. A Lui dobbiamo dare la gloria. Perciò, cari fratelli, mi raccomando: spendiamo un po' di tempo in più a cercare la faccia del Signore. "Cercatemi e vivrete".

Vogliamo ancora alzarci in piedi. Prima della parola, facciamo ancora un canto. Canto 36 del libretto.

Bene, fratelli, vogliamo leggere nel libro di Neemia. Leggiamo al capitolo 2, verso 10. Nel mese di Nissan, l'anno 20 del re Artaserse, il vino era portato davanti a lui, io presi il vino e lo porsi al re. Ora io non ero mai stato triste in sua presenza. Perciò il re mi disse: "Perché hai l'aspetto triste? Anche se non sei malato, non può essere altro che un'afflizione del cuore". Allora fui preso da una grandissima paura e dissi al re: "Viva il re per sempre! Come potrebbe il mio non essere triste quando la città dove sono i sepolcri dei miei padri è distrutta e le sue porte sono consumate dal fuoco?" Il re mi disse: "Che cosa domandi?" Allora io pregai il Dio del cielo.

E poi rispose al re: "Se questo piace al re, se il tuo servo ha trovato favore agli occhi tuoi, lasciami andare in Giuda, nella città dei sepolcri dei miei padri, perché possa ricostruirla". Il re mi disse: "La regina stava seduta al suo fianco. Quanto durerà il viaggio? Quando ritornerai?" Così piacque al re di lasciarmi andare. E io gli indicai un termine di tempo. Poi dissi al re: "Se così piace al re, mi si diano delle lettere per i governatori della regione oltre il fiume, affinché mi diano il lasciapassare finché sia giunto in Giuda. E una lettera per Asaf, sorvegliante della foresta del re, affinché mi dia il legname per costruire le porte della cittadella annessa al tempio, per le mura della città e per la casa in cui andrò ad abitare". Il re mi diede le lettere, perché la mano benefica del mio Dio era su di me.

Giunsi così presso i governatori della regione oltre il fiume e diedi loro le lettere del re. Con me il re aveva pure mandato una scorta di capi dell'esercito e di cavalieri. Quando però Sanbàllat, Loràni e Tobia, il servo ammonita, vennero a sapere, furono grandemente turbati, perché era giunto uno che cercava il bene dei figli di Israele. Amen.

Neemia ci insegna molte cose. Se qualcuno avesse scritto un libro su Neemia, penso sarebbe stato molto grande, moltissime pagine. Questo personaggio ci sta insegnando cose profonde che riguardano principalmente anche la chiesa di oggi. Però tutto questo serve a noi per poter comprendere quanto sia importante, attraverso le Scritture, ricercare da Dio qualche particolare rivelazione, qualche spiegazione per noi, qualche insegnamento dal carattere di questi uomini di fede, di questi uomini che avevano visione delle cose di Dio, interesse particolare per quello che era la chiesa del Signore.

Qui è raffigurata Gerusalemme come la sua città, come la città del gran Re, come dice la Scrittura. Tutto inizia quando noi leggiamo questa storia. Tutto inizia come Dio opera. E quando è l'opera di Dio, allora quell'opera certamente andrà avanti. Non si fermerà, non si spegnerà. Perché si doveva aspettare tanto tempo affinché un uomo potesse raggiungere il cuore di Dio per quello che è stato il suo nobile sentimento altruista, non per se stesso.

Lui è in cordoglio, non è dispiaciuto. Qualche volta noi siamo dispiaciuti, no? Diciamo: "Eh, mi dispiace". Ma non è un forte dolore, non è un peso. È un dispiacere, non è un pentimento, non è un ravvedimento. Neemia, da questa notizia, si capisce subito che lui aveva a cuore la sua città, la città del gran Re, le porte della cittadella annesse al tempio. E principalmente i suoi fratelli stavano nel suo cuore. Era un uomo a cui Dio poteva affidare un compito, perché il suo cuore stava con i fratelli, stava con la chiesa, stava con quello che interessava le cose del Signore.

Quando vediamo che ha ricevuto questa notizia, lui ha pianto. Era forse il dolore? Non è rimasto indifferente. Non ha detto: "Mi dispiace. Non posso farci nulla. Io sto qui lontano. Sono un deportato. Che volete che faccia? Più che pregare non posso fare altro". Queste sono tutti sentimenti che in un certo senso possiamo esprimere quando c'è una situazione davanti a noi dove a noi sembra impossibile risolvere quel problema. Ma non è così, non è così! Perché quando si rivela il pensiero di Dio nella vita di un uomo, allora quello deve andare avanti.

Neemia ha pregato per questa situazione. La sua preghiera era particolare. Non ha detto subito ai fratelli: "Quando gli hanno dato questa notizia, vediamo cosa possiamo fare. Vediamo, forse posso chiedere al re se posso venire a darvi una mano". Tutti concetti umani, pensieri umani. Lui, nulla di tutto questo. "Ti supplico, ti supplico, Eterno, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, che mantieni il patto e la misericordia con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti".

Nel suo cuore c'era già una richiesta di preghiera. E prima ancora, mi dice la Scrittura, che noi possiamo aprire la bocca per esprimere al Signore una richiesta, Lui conosce già quello che dobbiamo dire. Perciò non ci dobbiamo tante volte preoccupare se Dio ha ascoltato, se il suo orecchio è teso alla nostra preghiera. Prima ancora che voi vi esprimiate, io so già quello che volete dire, quello che chiedete. E questo è importante: tu mantieni il patto, la misericordia. E io, a motivo di questo, mi presento davanti a Te per chiederTi che il Tuo Signore possa fare qualcosa per me, per i miei fratelli.

Perché Dio ha guardato a quello che era il suo nobile sentimento altruista verso gli altri. Non girava intorno a se stesso, ai suoi fatti, alla sua famiglia, ai suoi interessi. È importante che noi, fratelli, pensiamo dove sta il nostro cuore quando leggiamo queste storie, per comprendere che Neemia sta pregando. Ma la prima cosa importante che noi vediamo in quest'uomo, come lo vediamo in Esdra, come lo vediamo in Daniele, sono queste sue parole riguardo alla preghiera: "Siano le tue orecchie attente, i tuoi occhi aperti per ascoltare la preghiera del tuo servo che rivolgo a Te giorno e notte per i figli di Israele". Intercedeva per la chiesa, per i fratelli, giorno e notte per loro.

Quando noi preghiamo, noi diciamo: "Preghiamo per quel caso o per quell'altro caso, per quel fratello che ci ha chiesto una preghiera, o quella persona". Come ogni tanto lo scriviamo anche su predicazioni. Ma lo facciamo o l'abbiamo dimenticato? E quanto poi preghiamo? Aspettiamo una risposta, per vedere se la nostra preghiera ha dei risultati, ci sono dei frutti?

"La preghiera che il tuo servo rivolge ora a Te, notte e giorno, per i figli di Israele, tuoi servi, confessando i peccati dei figli di Israele che noi abbiamo commesso contro di Te". E qui sta la chiave! Sì, io, e la casa di mio padre, abbiamo peccato. Io! Quanti difetti hanno gli altri, quanti peccati! Quando entriamo nella chiesa c'è un manifesto dove sta scritto chiaramente. Quando vediamo i peccati degli altri, sono grandi. Ma i nostri sono quasi nulla.

Neemia dice: "Io". Daniele disse: "Io e i peccati dei miei padri". Questa è una confessione che scaturisce—attenzione—non scaturisce da sentimenti umani, non scaturisce dalla carne: scaturisce dallo Spirito Santo. Perché la parola di Dio ci insegna che Dio, attraverso il ravvedimento, fa vedere l'opera dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo ha mostrato, sta scritto negli Atti degli Apostoli, un ravvedimento anche per i gentili.

La preghiera di Neemia non era fatta di qualcosa di emozionante per se stesso. Non erano passioni. Era soltanto una preghiera spinta dallo Spirito, fatta col cuore. Io sento dire poche volte: "Io ho peccato. Io ho sbagliato. Io ho detto quella cosa. Io mi sono comportato male". Quante giustificazioni che ha l'uomo pur di coprire il suo io! Se ne inventa di tutti. Anche Saulo disse: "Il popolo ha voluto risparmiare il gregge". Non disse: "Io". La differenza fra Saulo e Davide era che Davide disse chiaramente: "Io sono quell'uomo". Saulo disse: "Gli altri, il popolo". Davide disse: "Io". Neemia ci insegna che il risveglio inizia nella nostra vita, poi nella nostra famiglia, poi nella chiesa, poi nella nostra società, poi nelle macerie delle nostre città. E questo è importante! Tutti i risvegli iniziano così: con "Io sono quell'uomo, io ho peccato".

La casa di mio padre. Non ha accusato la casa di suo padre, né suo padre. Ha confessato i peccati dei suoi genitori, anche i suoi peccati. Qualche volta noi diciamo: "Ma possiamo confessare i peccati degli altri?" Certamente! Se non fosse scritturale, io potrei dire come pastore di questa chiesa—se lo accettate o meno—: "Signore, perdona quel fratello. Signore, perdona quella sorella. Perdona quella situazione". Assumersi i pesi degli altri non è un male. Lo dice pure la Scrittura: "Porta i pesi gli uni gli altri. Confessate i peccati gli uni con gli altri". Questo è l'inizio di ogni risveglio.

È così che quest'uomo ha ricevuto nel cuore una rivelazione, come per dire che Dio gli ha detto: "Va bene, tu mi chiami a responsabilità. Quando dici che tu... che io mantengo il patto e la misericordia". E così dice la Scrittura: "E questo è il patto che farò con loro: io darò loro un nuovo cuore e un nuovo spirito". Questo è il patto che farà con loro, disse il Signore. E così è stato.

Ora, fratelli, andiamo avanti. "Ci siamo comportati molto malvagiamente contro di te. Non abbiamo osservato i tuoi comandamenti". Quando non si osservano i comandamenti del Signore, che significato ha questo? Si dispregia colui che ha dato i comandamenti. Qualche volta sono peccati di omissione che per noi sembrano non essere un peccato. Ma sono un grande peccato! Perché quando trascuriamo i comandamenti, la parola di Dio e tutte quelle che sono i precetti del Signore, che cosa stiamo facendo? Questo hanno detto loro: "Noi non abbiamo osservato i comandamenti". E le conseguenze sono queste.

Quando non siamo uniti al Signore, quando non procediamo secondo le sue vie, quando non ci sottomettiamo alla sua parola, quando non siamo assidui nella comunione fraterna, ma anche nella comunione col Signore, ci sono problemi.

"Ricordati della parola che ordinasti a Mosè, tuo servo, dicendo: 'Se peccherete, io vi disperderò'". È successo esattamente quello che Dio aveva detto. Ma c'è un "ma" che non ci deve scoraggiare. C'è un "ma" che ci deve spingere a iniziare da capo, quando abbiamo perso la strada buona. Dio non ci dice: "Ti sei smarrito". Sì. Rifletti, ritorna sui sentieri antichi e vedi quale è la buona strada, dove hai iniziato quando ti sei convertito. Dov'è il tuo zelo? Dove stanno i tuoi sentimenti? "Ma se torni a me e osservate i miei comandamenti e li metterete in pratica, anche se i vostri dispersi fossero ai confini del cielo, io di là vi raccoglierò".

La fedeltà di Dio, della sua parola, si confronta con la realtà che noi viviamo. E questo è quello che ci spinge a credere, a confidare in Dio, perché Egli è legato alla sua parola e si lega a questa parola. Per ricordare al Signore: "Ricordati! Siano le tue orecchie attente! Tu hai detto questo al tuo servo Mosè. E io ti ripeto le cose che tu hai detto. E a motivo di questo, Dio non si può tirare indietro. Ma Egli mantiene ciò che ha detto. Non possiamo farlo bugiardo. Lui ha promesso. E noi dobbiamo esperimentare la veracità della sua parola, delle cose che Lui dice. In modo che noi siamo incoraggiati e la nostra fede deve crescere.

Quando noi diciamo: "Mandiamo questi ragazzi ogni tanto", i genitori sono spaventati, perché la carne fa questi scherzi, no? Mi ricordo già all'inizio quando si facevano i campeggi per i bambini, tutti i traumi per questi bambini senza i genitori. Perché abbiamo detto: devono stare i bambini e non i genitori ai campeggi. Si sono ribellate le mamme, hanno coinvolto anche i mariti. Lo dico perché queste esperienze ci servono a capire tanto il sentimento spirituale quanto quello carnale. Nessun trauma quando venivano i genitori. I bambini dicevano: "Che sei venuta a fare? Mamma, sto bene senza di te. Anzi, vogliamo continuare il campeggio".

Perché bisogna avere una visione delle cose. E così anche per questi ragazzi. Sono 13 anni, 12 anni che facciamo da soli, a 10.000 km di distanza, o 1000 km. Possono stare da soli. Stanno insieme agli altri. "Se l'Eterno non edifica la casa, che vuoi fare tu? Magari ce l'hai a fianco. Tua figlia fa una caduta, si fa male, va in ospedale. Che cosa hai potuto fare tu per lei? O per il tuo piccolo idolo che tu non puoi sempre preservare? Magari non lo vuoi lasciare nemmeno a scuola. Chissà se stai col pensiero che succede qualcosa". Dobbiamo imparare a vivere le cose spirituali e a crescere e avere più fiducia in Dio.

Allora questo ci aiuterà. Perché quando noi confidiamo in Dio, lo onoriamo. E Dio onora quelli che lo onorano con la fede. Non quelli che si tirano indietro. La carne ha sentimenti contrari allo spirito. Non porta nessun frutto. Anzi, la carne ci rende nemici di Dio, dice la Scrittura. Crea inimicizia.

Cari fratelli, se tornate a me e osservate i miei comandamenti e li mettete in pratica, anche se i vostri dispersi fossero ai confini del cielo, io di là vi raccoglierò e li ricondurrò nel luogo scelto dove potervi fare abitare il mio nome. Queste sono le parole e le promesse di Dio. Non sono le parole di un uomo.

È venuto fuori che cosa? Ormai nel cuore di Neemia, nella mente, c'era un pensiero: se è da Dio quest'opera, io riceverò esattamente quello che sento nel cuore. È un azzardo andare da un re. Attenzione. Andare da un re che ha conquistato la tua città, che l'ha bruciata col fuoco, che ha fatto crollare le mura, si è portato via le colonne di rame alte 9 metri, che ci voleva forse non nemmeno i mezzi di oggi per portarli, fondere via tutto questo. Tu vai dalla persona che ha conquistato la tua città, che ti ha reso schiavo, e gli chiedi di ricostruire la città dove stanno i sepolcri dei suoi padri.

Pensate fosse stata una cosa facile! Se non è opera di Dio, non si possono chiedere, né si può fare una cosa del genere. Se Dio non mette nel cuore queste cose, allora dice Neemia che si presenta al re. "Perché hai l'aspetto triste? Perché hai l'aspetto triste?" Uno può fare un sorriso qualche volta, no, per nascondere la sua tristezza, la sua amarezza. Fa un piccolo sorriso. Lo dice pure in Proverbi. Ma non riesce a nascondere quello che sta nel cuore. Neemia però lì non c'era nemmeno un sorriso. Era triste.

Il re si era accorto da tanti anni: "Tu stai qua, mi servi. Sei sempre felice. Sei un motivo di gioia anche per me". Quando tu vedi una persona felice davanti a te, anche il tuo cuore è rianimato, no? Si sente qualcosa di diverso. Perciò cerchiamo di stare sempre con qualcuno che ci dà gioia e porta gioia, è portatore di gioia. E Neemia era esattamente questo.

"Perché hai l'aspetto triste? Anche se non sei malato, non può essere altro che un'afflizione del cuore". Quando Dio vede il cuore, quei sentimenti nobili, quei frutti, quella tristezza. Ma poi porta un pacifico frutto di giustizia, dice la Scrittura. E allora si fa coraggio. E in un momento dice: "Io pregai il Dio del cielo". Perché doveva, in quel momento, aprire la bocca e avere il coraggio di chiedere ciò che aveva nel cuore.

Ma il re aveva capito ogni cosa. Quale era la forza di Neemia? Era che lo dice lui stesso: "La mano benefica del mio Dio era su di me". La mano benefica di Dio quando sta sulla nostra vita richiede anche il favore degli uomini. Perché è Dio che crea le condizioni. E quindi tu ti accorgi che il re, senza che lui potesse chiedere, chissà che cosa, capisce tutto quanto: "Mancherai dove andrai? Che cosa farai? Tutto quello che vuoi, te lo concedo".

Se non è l'opera del Signore, serve a niente. Unicamente, perché? Perché tutto questo? Perché il cuore di Neemia non era per se stesso. Era per la causa di Dio. E Dio stende il suo braccio quando lavoriamo per la causa di Dio. Non può esserci altro che una benedizione. La mano benefica, la benedizione di Dio sta sulla tua vita quando il tuo cuore è per le cose del Signore.

Ecco perché Neemia è portatore di risveglio. Neemia è quell'uomo che Dio usa per portare a termine un piano ben preciso, una profezia. L'adempie attraverso Neemia.

Sentite questo, per concludere. Al verso 10, quando però Sanbàllat, Loràni e Tobia, il servo ammonita, vennero a sapere, furono grandemente turbati. Perché era giunto un uomo che cercava il bene dei figli di Dio. Sanbàllat, Tobia, Ghesem l'arabo. Quando Dio fa un'opera, l'avversario non sta fermo. Questi uomini hanno capito che Neemia voleva ricostruire le mura di Gerusalemme, rimettere le porte.

Quando tu hai un proposito nel cuore e lo esprimi, Satana si mette subito in moto per ostacolarti in quello che tu vuoi fare per il Signore. Se la vuoi fare per te, Satana non ti ostacola. Anzi, ti incita a portarla avanti fino a distruggerla. Perché lui ti avvantaggia, ti fa credere che è buono quello che stai facendo. Poi usa la sua strategia che conosciamo già. Ma qui dice che questi uomini furono turbati, perché quest'uomo cercava il bene dei figli di Dio. Cercava il bene degli altri. Si dava per gli altri, si consacrava. Gli altri, gli altri.

Nella nostra vita, allora, il sentimento di Cristo prenderà forma. Perché Egli è venuto per te, per gli altri. Gesù è venuto e ci ha dato l'esempio. E se non seguiamo quell'esempio, trascorreremo il resto dei nostri anni su questa terra, pensando soltanto a noi stessi. Non guadagneremo nulla. Non ci sarà alcuna benedizione. Dio provvederà per noi e provvede anche per gli altri.

Così ecco che noi possiamo vedere anche questa sera. Questo è solo un piccolo approccio. Se vogliamo poi approfondirlo, lo possiamo fare. È interessante che lezione Neemia ci può impartire a tutti noi, in tutti i sensi: come sentimento, come uomo di visione, come uomo altruista, come uomo di costruzione, come uomo che porta avanti il piano di Dio. E possiamo aggiungere tutto, tutte le altre cose. Ma la mia domanda, concludo: dove sta il mio cuore? Dove stanno i miei interessi? A Dio piacere di vedere che la mia vita possa proseguire in questo senso? Oppure che mi devo fermare un momento e riflettere?

Sto facendo qualcosa per gli altri? Ma anche nelle preghiere, come intercessione, interessarmi per capire se magari posso avere anche un piccolo ruolo, una piccola responsabilità nella chiesa, un piccolo compito. Andremo avanti e vediamo ancora quante lezioni ci sono in questo passo di Neemia che ci sono da imparare. Ma chi ha volontà di poter imparare? Chi ha desiderio di fare la volontà del Signore? Chi ha desiderio di onorarlo si metterà a cercare. E Dio glielo rivelerà anche questo. Amen.