Dal deserto alla benedizione — Salmo 107
Vorrei condividere con voi brevemente alcuni versi della parola del Signore nel Salmo 107, riguardo anche a ciò che abbiamo cantato. Gloria al nome del Signore, che Egli cambierà questo deserto in un luogo, in un lago, e la terra arida in sorgenti d'acqua. Leggeremo i primi nove versi del Salmo 107:
"Celebrate l'Eterno, perché Egli è buono; perché la sua benignità dura in eterno. Così dicono i riscattati dell'Eterno, che Egli ha liberato dalla mano dell'avversario e ha raccolto da vari paesi, da oriente, da occidente, da settentrione e da luoghi desolati. E non trovavano alcuna città da abitare. Affamati e assetati, la vita veniva meno in loro. Ma nella loro avversità gridarono all'Eterno, ed Egli li liberò dalle loro angosce e li condusse per la via dritta, finché giungessero a una città da abitare. Celebrino l'Eterno per la sua benignità e per le sue meraviglie in favore dei figli degli uomini! Poiché Egli ha saziato l'anima assetata e ha ricolmato di beni l'anima affamata."
Amen. Amen. Potremmo continuare a leggere questo Salmo, in cui sembrerebbe qualche volta una ripetizione, no? Sentiamo spesso dire: celebrate il nome dell'Eterno, cantiamo grida di gioia all'Eterno. Ma in realtà il salmista descrive questo perché ha sperimentato la benignità dell'Eterno. E in questo Salmo, per ben cinque volte, lui prima dice: celebrate l'Eterno perché Egli è buono, perché la sua benignità duri in eterno. Poi di nuovo dice: celebrano l'Eterno per la sua benignità e per le sue meraviglie in favore dei figli degli uomini. E per altre tre volte dice: celebrano l'Eterno per la sua benignità e le sue meraviglie in favore dei figli degli uomini. E tra una parte e l'altra, tra un verso e l'altro, quei versi a susseguirsi parlano della condizione dell'uomo che ha avuto determinate situazioni, determinati problemi.
La cosa più brutta è quando dice che andavano errando nel deserto, in luoghi desolati, e non trovavano alcuna città da abitare. L'altro giorno avevo una situazione di lavoro ingarbugliata, per una circostanza che mi ha portato molto tempo. E riflettevo che in realtà sarebbe bastato poco per poter avere questa situazione molto più liscia, molto più maneggevole, da chiuderla in maniera breve. Ma era una situazione che non avevo creato io. E vedevo, siccome cammino molto sulle strade, come le persone si affaticano avanti e indietro. E pensavo al popolo di Israele che, quando è uscito dall'Egitto per dirigersi alla Terra promessa, per 40 anni sono andati vagando nel deserto. Quando loro tornavano al Signore, il Signore dirigeva i loro passi verso la Terra promessa. Quando loro subito ricevevano questa benedizione, allora subito il loro intelletto prendeva il sopravvento.
Se guardiamo alla fine della Bibbia, ci stanno delle cartine geografiche. Vediamo questa cartina geografica del cammino di Israele; vediamo che questo popolo andava avanti e indietro, avanti e indietro, su e giù, a destra e a sinistra, senza avere mai un periodo di riposo. E quindi questo mi ha fatto riflettere molto. Quando anche questa mattina il Signore vi faceva vedere che errando nel deserto, in luoghi desolati, nella loro avversità gridarono all'Eterno. Ed Egli li liberò dalla loro angoscia. E questa è la situazione dell'uomo senza Dio.
Quando noi camminiamo senza il Signore, un conto è dire: "Sì, credo in Gesù". Ma un conto è sperimentare il Signore. Un conto è dire: "Io sono per il Signore, io credo nel Signore". Ma un conto è essere con il Signore e quindi far dirigere la nostra vita. La condizione nel verso 10, che non abbiamo letto, dice: "Altri dimoravano nelle tenebre dell'ombra di morte, prigionieri nell'afflizione e nelle catene, perché si erano ribellati alle parole di Dio e avevano disprezzato il consiglio dell'Altissimo Signore".
Quale consiglio mi hai dato? Il consiglio dell'Eterno dimora nella sua parola. Se noi ci umiliamo e accettiamo la sua parola e facciamo sì che questa parola sia una lampada al nostro piede, allora noi potremmo solamente dire quello che sta scritto nel verso 35: che Egli cambia il deserto in lago e terra arida in sorgenti d'acqua. Gesù è disposto a cambiare tutto ciò che non va della nostra vita. Gesù è disposto a risollevarci, a toglierci da questo cammino del deserto che il mondo, che cammina senza Dio, ha creato. E molte volte noi ne paghiamo anche le conseguenze come cristiani. Ma con il Signore, ogni monte viene abbassato a valle. Con il Signore, ogni deserto diventa una sorgente d'acqua. Perché il Signore può far quadrare i conti anche quando non ci quadrano.
E noi vogliamo, quindi, non celebrare l'Eterno in questa mattina solamente perché abbiamo sentito: "Celebrate l'Eterno, perché Egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno". Noi lo vogliamo celebrare perché Egli vive nella nostra vita. Amen.
Quindi, se questa mattina c'è qualcuno che è scoraggiato, qualcuno che è caduto, qualcuno che si trova nel deserto: se il Signore ha permesso di andare nel deserto, evidentemente Lui vuole diventare un roveto ardente, come lo è stato per Mosè. Evidentemente Lui ci vuole rivelare qualcosa che va oltre a quello che noi vediamo. E per questo, noi che cosa facciamo? Puntiamo il nostro sguardo su Gesù. Amen. Perché Egli è il capo e compitore della nostra vita. Gloria al nome del Signore. Amen.
È una bellissima cosa quando noi possiamo confidare in Dio per i nostri bambini, per i nostri figli, quando possiamo portarli alla presenza del Signore. Però devo ricordare a tutti che non è un rito evangelico. Ma come sempre vogliamo fare e applicare a tutte le cose la nostra guida spirituale, che è la parola di Dio. Così credo che Daniela abbia capito chiaramente ciò che le scritture ci insegnano, in base a quello che noi sappiamo riguardo ai bambini e come ciò che succedeva già nell'Antico Testamento.
Perché i bambini oggi, o i giovani, o le nuove generazioni, sono un soggetto, credo, il più importante ai giorni nostri. Perché le generazioni che noi stiamo vivendo, di ragazzi, di bambini, sono qualcosa che ci lasciano un po' sgomenti per il modo in cui stanno crescendo, come vanno avanti. La parola di Dio ci ha comandato. Almeno questo noi lo prendiamo da parte del Signore. Che l'Eterno dice, nel capitolo 6 dei Numeri, al verso 22: "L'Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: 'Parla ad Aron e ai suoi figli, dicendo: Voi benedir così i figli di Israele. E direte loro: L'Eterno ti benedica e ti custodisca; l'Eterno faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio; l'Eterno rivolga il suo volto su di te e ti dia la pace. Così metteranno il mio nome sui figli di Israele, e Io li benedirò.'"
Amen. E allora, cari fratelli, noi sappiamo che la parola di Dio è verace. Ciò che il Signore ci ha detto di fare, quello vogliamo fare. Voi direte ai vostri figli: "Dio ti benedica". Non direte ai vostri figli: "Non sai fare niente. Non servi a niente. Non sei buono a niente. Hai preso dalla nonna, hai preso dallo zio". Questo non è benedire i figli. Benedire significa versare su di loro ciò che il Signore potrà fare nella loro vita. E quindi, quando uno parla così con i figli, non li benedice, ma dice male, cioè li maledice.
Essendo che noi stiamo vivendo in un tempo così difficile per le nostre generazioni, dove i genitori hanno perso il controllo di quello che sono gli insegnamenti e i comandi della parola di Dio. Perché se parlo a livello generale (e naturalmente è inclusa anche la chiesa, perché i figli di Dio dovrebbero essere più accorti e più attenti), applicare la parola non è difficile. Ma il problema sta nella nostra natura. Dico nostra natura, che qualcuno non si faccia pregiudizi riguardo a ciò che dico: nostra carne. La parola ci dice come dobbiamo far crescere i nostri figli. Che stile di vita avrà mio figlio? Disse il padre di Sansone, la madre, all'Angelo. Che stile di vita avrà mio figlio?
Allora per noi è importante chiedere al Signore qualcosa che è la cosa più difficile per un genitore. Un genitore non deve mai pensare, per la prima volta che esperimenta di avere dei bambini, che non è solo un dono. No. Perché i figli sono un dono di Dio, ma è una grande responsabilità. Se veramente li vuoi portare al Signore (e non dire "quando sono grandi sceglieranno loro"), inculca al fanciullo la condotta che deve portare. Quando sarà grande non si pentirà. "Inculca al fanciullo", quando sarà grande farà le sue decisioni. Questo non vuol dire lasciare il figlio o la figlia a se stessi.
Abbiamo il più grande pericolo dei nostri tempi: quello di avere degli strumenti che già nelle scuole elementari, questi bambini di 8, 9, 10 anni, tutti con questi telefonini. Ho sentito la testimonianza di un preside che ha fatto una riunione con dei genitori, dicendo: "La scuola è finita. Fate lavorare i vostri bambini". Non intendiamo proprio, no. Lui magari avrà detto qualcosa di diverso. Ma nel senso che non li lasciate a se stessi. Perché un figlio lasciato a se stesso, con il telefonino in mano tutto il giorno, fa vergogna alla mamma e a papà. Perché il cervello è pieno di tutte queste cose che ormai il mondo e gli intellettuali pensano sia così.
Allora, se tu vuoi crescere il figlio per il Signore, la prima cosa che devi fare è staccare la tua carne, la tua natura. Il cordone deve ormai essere tagliato. Voglio dire questo perché si fa voce che nelle comunità evangeliche si dice: "Il futuro della chiesa sono i nostri giovani". Alt. Non sono assolutamente d'accordo con questo parlare così superficiale. Saranno i nostri giovani quando i genitori faranno sì che questi figli crescano secondo la parola di Dio, non secondo i sentimenti della carne. Dove noi qualche volta (io devo frenare anche un po' me stesso), ieri mi sono trovato, per caso (che poi non è per caso), con una mamma e un figlio.
"Dobbiamo andare a casa; non puoi giocare più; hai giocato tutto il giorno. Io sono stanco; ho lavorato". "No, ma io...". Il ragazzo e la mamma: ho detto "No". Il ragazzo, però, ha continuato. Io ho detto di nuovo: "No". Ma non è che "no, un no, due no, tre no". Ho assistito a quasi un quarto d'ora: quel "no" è stato ripetuto e il ragazzo gridava. Ho detto: "No". E il ragazzo sempre protestava. Dico: "Se dobbiamo dare la colpa al ragazzo, è una sciocchezza; non è così".
Ma se il bambino piccolo, piccolissimo, fino all'età di 4 anni, non è stato cresciuto nella disciplina e nell'amore del Signore (e non nell'amore della tua carne), quel bambino, quando crescerà, avrà il potere su di sé e sui genitori. Perché vedrà anche ciò che sta in giro nel mondo. E quindi è normale che saranno poi la rovina delle famiglie, come noi vediamo oggi. Perché non so se avete assistito a qualche telegiornale dove due ragazze, o due adolescenti, fanno a botte (si prendono per i capelli), e tutta la classe con i telefonini a filmare quella scena. La malvagità sta già nel cuore di questi ragazzi, che non hanno compassione di chi sta subendo il torto. Loro filmano, filmano tutto questo. Questo è il mondo che stiamo vivendo. Attenzione, perché queste cose sono un segnale di avvertimento.
E non dire: "Se non cresciamo i nostri figli come la parola di Dio ci insegna, non saranno diversi da quelli del mondo". Perché io so che Daniela magari ha un cuore, come tanti genitori. Voi avete portato i bambini all'altare, avete entrato al Signore, perché siano benedetti. Cioè, lasciarli nelle mani del Signore. Poi è tutto diverso. Perché Dio ci fa fare anche queste esperienze dove: sì, è vero, li portiamo al Signore. Poi ce li riprendiamo. Non è che facciamo come Anna. No. Anna è stata diversa perché ha cresciuto Samuele fino a una certa età e poi l'ha lasciato veramente nelle mani del Signore, con una promessa. Non se l'è ripreso; non è uscito mai con i suoi artigli per difendere.
"Chi risparmia la verga odia il proprio figlio, ma chi lo ama lo corregge per tempo". Capisci questa parola? "Lo corregge per tempo". C'è sempre quella parola di quell'uomo che disse: "Quando sarà grande, adesso è piccolo ancora. Ma lo puoi già educare". Che tempo mi rispose? "No, è piccolo. Quando è grande, adesso è grande, non sa niente del Signore, non vuole capire niente del Signore". Mi dispiace.
Però quando si parla di credenti che non danno retta alla parola (perché i genitori sono autosufficienti e dicono: "Io so come devo crescere i miei figli"), se lo sai tu, bene, ok. Però sappi pure questo: che intorno al tuo figlio e al mio figlio, la scrittura dice la follia. Ascolta e apri gli orecchi: "La follia è legata al cuore del fanciullo". I fanciulli sono piccoli, sono teneri, sono belli. Ci commuovono, li accarezziamo, li facciamo... va bene. Ma non dimenticate che Dio dice: "La follia è legata al cuore del fanciullo. Ma la verga della correzione lo allontana da lui".
È importante, cari fratelli, accettare soltanto ciò che dice la scrittura. E vedrai che non sarà male. Che quando senti ciò che dice la parola di Dio: "La verga e la riprensione danno saggezza", ma "il fanciullo lasciato a se stesso fa vergogna a sua madre". Ora non dobbiamo pensare che Dio è così duro che dobbiamo usare la verga. No. Se per due volte hai dato un ordine al tuo bambino e non ha ubbidito, c'è un problema nel genitore, non nel bambino. Nel genitore. Se due genitori non si accordano per andare avanti, dice la scrittura, diventa un problema per tutte le cose.
Quindi, pensate. Mi sono trovato qualche tempo fa, non molto, fra una famiglia intera e una figlia ancora non convertita, abbastanza grande. E parlavamo intorno al papà, alla mamma. Allora io ho detto: "Certo, se la mamma usa la verga e il papà usa la cioccolata, la figlia non crescerà bene". Con la figlia davanti, si sono guardati in faccia e hanno riso. Per dire che c'era un punto debole nel papà: la mamma era un po' più rigida, un po' più ferma. Allora si capisce benissimo che così non si possono crescere i bambini. Ci vuole l'unità dello spirito. Ci vuole la guida suprema della parola di Dio. E ci vuole uccidere la propria carne, che non è semplice. Perché tutti noi abbiamo una natura. Però è importante che mettiamo prima la nostra vita alla croce e chiediamo sapienza al Signore. Perché se non c'è la sapienza di Dio, nessun bambino crescerà secondo la disciplina del Signore.
E così dice la scrittura: "Crescete nella disciplina e nell'amore del Signore. E saranno una benedizione nella casa". Sappi: non dipende da loro, dipende dal genitore, dipende da te. Se tu vuoi che questi bambini possano crescere veramente sani, faranno grandi, faranno la loro esperienza, diventeranno adolescenti, conosceranno la ribellione, conosceranno il peccato, tutto quello che vuoi. Ma il seme che è messo nella loro fanciullezza, quel seme non morirà, secondo la parola di Dio. Germoglierà e porterà frutto per le promesse. Perché quando la scrittura dice: "Sarai salvato tu e la casa tua", intende anche questo.
Perciò, molta preghiera per i figli e grazia. Perché sono un dono di Dio. E ciò che Dio ci ha donato dobbiamo curarlo teneramente, con sapienza, con responsabilità. Questo ci aiuterà a far sì che Dio possa veramente benedire questi nostri figli. Amen.
Alleluia! Dio è buono. Grazie a Dio. Il Signore ci benedica, fratelli. Io ringrazio Dio per i nostri padri. Perché guardate, fratelli, a volte sembra così forte al nostro cuore, sentire il messaggio, l'insegnamento della parola di Dio riguardo a cose fondamentali, importanti per far sì che la benedizione di Dio governi una famiglia. Sembra duro. Ma sono colonne, colonne che sostengono le nostre famiglie, le nostre case. Sono perle preziose che arrivano al nostro cuore.
Fratelli, non disprezziamo la parola di Dio. Teniamola ferma nei nostri cuori. Perché come ha detto il pastore, sono tempi veramente difficili. E noi chiediamo a Dio: "Signore, dacci la tua sapienza. Dacci il tuo intendimento per comprendere come guidare prima la nostra vita come genitori, nel timore, nel tremore, onorando Dio tutti i giorni, in ogni momento. E poi trasmetterlo ai nostri figli, perché possiamo vederli nella benedizione del Signore con noi". Gloria a Dio.
Questa mattina, fratelli, voglio condividere con voi un messaggio che il Signore ha messo nel mio cuore. E voglio andare con voi a Malta, sull'isola di Malta. Questa mattina andremo insieme a vedere cosa sta accadendo in Atti degli Apostoli, al capitolo 28. Leggeremo dal verso 1 al verso 10. Così dice la parola del Signore:
"Dopo essere giunti in salvo a terra, Paolo disse che quell'isola si chiamava Malta. Gli abitanti del luogo usarono verso di noi una gentilezza non comune, perché accesero un gran fuoco e accolsero tutti per la pioggia che cadeva e per il freddo. Ora, mentre Paolo raccoglieva un gran fascio di rami secchi e li posava sul fuoco, a motivo del calore ne uscì una vipera e gli si attaccò alla mano. Quando gli abitanti del luogo videro la serpe che gli pendeva dalla mano, dissero l'un l'altro: 'Quest'uomo è certamente un omicida, perché, pur essendo scampato dal mare, la giustizia divina non gli permette di sopravvivere'.
Ma Paolo scossa la serpe nel fuoco, non ne risentì alcun male. Ora essi si aspettavano di vederlo gonfiare o cadere morto all'istante. Ma dopo aver lungamente aspettato e vedendo che non gli avveniva nulla di insolito, mutarono parere e cominciarono a dire che Egli era un Dio. In quei giorni, in quei dintorni, aveva i suoi poderi il capo dell'isola, di nome Publio. Egli ci accolse, ci ospitò con tanta cortesia per tre giorni. Ora avvenne che il padre di Publio giaceva a letto, malato di febbre e di dissenteria. Paolo andò a trovarlo. E dopo aver pregato, gli impose le mani e lo guarì.
Dopo questo fatto, anche gli altri isolani che avevano delle malattie venivano ed erano guariti. E questi ci colmarono di grandi onori. E quando salpammo, ci fornirono delle cose necessarie."
Amen. Fin qui la parola del Signore.
Bene, fratelli. Per capire quello che è il messaggio che il Signore vuole accordare al nostro cuore questa mattina, è necessario prendere questi versi del capitolo 28 di Atti degli Apostoli e inserirli nel capitolo 27 di Atti degli Apostoli, per capire che cosa accade. Perché Paolo si trova a Malta in questo momento? Che cosa sta succedendo? E stiamo parlando del viaggio missionario di Paolo.
Fratelli, Paolo viene arrestato. Viene arrestato per aver predicato l'Evangelo della verità, per aver predicato la parola di Dio. Ma un giorno, in una notte, al capitolo 23 di Atti degli Apostoli, leggiamo che il Signore si presenta a Paolo e dice: "Paolo, coraggio". Lo incoraggia. "Non temere. Perché come tu hai portato la mia testimonianza a Gerusalemme, come tu hai predicato a Gerusalemme, così è nel mio cuore il desiderio che tu vada anche a Roma e che predichi la parola di Dio a Roma".
Questo era il desiderio di Dio: che Paolo andasse anche a Roma a predicare la sua parola. Paolo era un cittadino romano. E la Bibbia ci insegna che riguardo al suo arresto, si appella a Cesare, imperatore romano. E considerando che fosse un cittadino romano, la sua richiesta fu accolta. Perché poteva fare questa richiesta. Per questa ragione, Paolo viene affidato a un soldato, precisamente un centurione romano di nome Giulio. Giulio lo avrebbe preso, lo avrebbe accompagnato a Roma attraverso delle tappe. E Paolo non era da solo. La Bibbia ci dice che Paolo era con Luca e con Aristarco, un altro servitore di Dio.
Così Paolo, Giulio, Luca salirono su questa nave e intrapresero un viaggio. E la parola del Signore, fratelli, ci dice che questo viaggio divenne difficile, perché i venti erano contrari. È passato lungo tempo. Trascorso molto tempo, essendo la navigazione divenuta pericolosa, Paolo esorta, incoraggia questo centurione Giulio. E gli dice: "Giulio, mi sale nel cuore un pensiero. Non riprendiamo la navigazione. Lasciamo stare". Perché nei pensieri di Paolo c'era che la navigazione per lui era pericolosa, diventava pericolosa. Ma non solo per il carico, anche per la gente che si trovava sulla nave.
E la Bibbia ci dice che su questa nave c'erano 276 persone. Allora Giulio, che cosa fa? Va dal capitano della nave. E gli dice le parole di Paolo. Ma la Bibbia ci insegna che il capitano della nave pone fiducia più nella sua esperienza che nelle parole dette da Paolo. E così ritenne che le parole dell'apostolo erano infondate. E allora la navigazione proseguì. Ripartirono.
E la Bibbia ci dice che avvenne esattamente ciò che predisse Paolo. Un vento impetuoso si scatenò su quella nave. E la parola del Signore ci dice che questo vento si chiamava Euroclone (o Euroaquillone). Era uno dei venti più noti fra i marinai. Era uno dei venti più forti, classificato come un uragano. Questo uragano si abbatte contro questa nave, tanto da sfasciarsi. Fratelli! Luca spiega bene, dicendo: "Si era ormai persa ogni speranza".
Ma gloria a Dio! Quando il pastore da questo posto dirà esortazioni alla chiesa, e il Signore ribadisce, riconferma questa mattina, che Paolo era animato da un altro spirito. Paolo era un uomo che faceva la differenza. Perché, fratelli, perché confidava nel suo Dio.
E ad un certo punto, la Bibbia ci dice che Paolo si alza in piedi e dice: "Vi esorto a non perdervi d'animo. Perché al verso 22 del capitolo 27, non vi sarà perdita della vita di alcuno di voi, ma solo della nave. Poiché mi è apparso questa notte un angelo di Dio, al quale appartengo e che io servo, dicendo: 'Paolo, non temere. Tu devi comparire davanti a Cesare. Ed ecco, Dio ti ha dato tutti coloro che navigano con te'".
Paolo si esprimerà ancora dicendo: "Perciò, o uomini, state di buon cuore. Perché io ho fede in Dio che avverrà esattamente come mi è stato detto".
Fratelli, la parola sta già parlando ai nostri cuori. Attenzione. Ripeto: perché io ho fede in Dio che avverrà esattamente come mi è stato detto. Ma Paolo dice: "Dovremo finire incagliati su un'isola". E così accade.
Fratelli, durante questa navigazione fu portato avanti qualsiasi genere di attività. Questi uomini cercarono di scaricare la nave, di gettare in mare qualsiasi cosa, pur di alleggerire il carico, pur di giungere alla salvezza. Ma niente accadde di tutto questo. La Bibbia ci dice che in un dato momento questa nave, sbattuta, si incaglia di prua su una secca. E le onde a poppa violentemente sfasciano tavole e rottami. Ed arrivarono in salvo a Malta.
Ed ecco, fratelli, che adesso ci troviamo a Malta. E non finisce qua la storia. Perché la Bibbia dice che arrivarono a Malta. E gli abitanti del luogo usarono una gentilezza particolare verso questa gente, verso Paolo. E accesero un fuoco. Immaginate, fratelli! Paolo e tutta questa gente, infreddoliti dalla pioggia, dal vento, dal freddo, avevano il desiderio di scaldarsi.
E la Bibbia dice che Paolo, mentre raccoglieva un grande fascio di rami, lo posava sul fuoco per riscaldarsi. Una vipera si attaccò alla sua mano. E la gente del posto, quando vide la scena, si aspettava che Paolo si gonfiasse. Si aspettava manifestazione della morte. Paolo e la vipera che gli si era attaccata alla mano. Ma la Bibbia dice che Paolo scossa la serpe nel fuoco, non ne risentì alcun male.
E la gente subito cambia opinione. Invece di dire: "Quest'uomo non è scampato dalle acque, dal mare. E ora la giustizia divina non lo lascia sopravvivere". Cambia parere. Dice: "Quest'uomo è un Dio". Perché la vipera non aveva fatto niente a Paolo.
Ma la parola di Dio conclude ancora con questi versi che abbiamo appena letto. Che probabilmente questa gente incominciò a spargere la voce. Allora non c'erano mezzi di sussistenza come i nostri. Ma comunque la voce si sparse. E arrivò a una persona importante di nome Publio. E accade qualcosa di particolare. Publio accoglie Paolo in maniera così accogliente, con cortesia. Dice la scrittura, per tre giorni.
Ma accade qualcosa nella casa di Publio. Il padre giaceva a letto, con la febbre e dissenteria. Paolo andò a trovarlo. E la parola del Signore ci dice che dopo aver pregato, gli impose le mani e lo guarì. Fin qui, fratelli, abbiamo fatto un breve riassunto di quello che sta accadendo.
E perché il messaggio del Signore arrivi al nostro cuore, era necessario raccontarlo con voi. Perché, fratelli e sorelle, la gloria di Dio si stava manifestando su quell'isola. Era nel piano di Dio che Paolo andasse a Roma. Era questo il suo piano. Ma perché si trova a Malta? Bene, fratelli. Oggi il messaggio per ognuno di noi è che noi, come chiesa del Signore, non siamo chiamati a capire, ma siamo chiamati a credere. Siamo chiamati ad avere fiducia in Dio.
Queste saranno le parole di Paolo. Così lui si esprimerà: perché io ho fede in Dio che avverrà esattamente come mi è stato detto. Dio, fratelli, non ha fatto sapere a Paolo. Non ha parlato con Paolo, dicendo: "Guarda, Paolo, tu andrai a Roma. Questo è il mio desiderio. Ma attenzione: vedi che tu salirai su una nave? Il tuo viaggio sarà intrapreso su una nave. Salirai e ci sarà un naufragio. Ci sarà un euroclone. Ci sarà uno sfasciamento di questa nave. Tu arriverai a Malta". Niente di tutto questo.
Dio a Paolo ha detto solo poche parole: "Tu, Paolo, coraggio. Da Gerusalemme andrai a Roma. Questa è la mia volontà. Perché l'Evangelo sia predicato anche a Roma". Fratelli, ripeto: noi non siamo chiamati a capire, ma siamo chiamati a credere e avere fiducia in Dio.
Proprio a motivo di questo, nel Salmo 40, al verso 4, noi leggiamo che il salmista dirà proprio queste parole: "Beato l'uomo che ripone nell'Eterno la sua fiducia e non si rivolge ai superbi, né a quelli che si sviano dietro alla menzogna".
Anche Proverbi, al capitolo 22, al verso 17, l'autore si esprimerà dicendo: "Porgi l'orecchio e ascolta le parole dei saggi e applica il cuore alla mia conoscenza. Perché ti sarà dolce custodirle nel tuo intimo e averle tutte pronte sulle tue labbra, affinché la tua fiducia sia riposta nell'Eterno. Oggi, oggi, dice il Signore, ti ho ammaestrato, sì, proprio te".
E il profeta Isaia, al capitolo 30, verso 15, si esprimerà così ancora, dicendo: "Poiché così dice il Signore, l'Eterno, il Santo d'Israele: Nel tornare a me e nel riposare in me sarete salvati. Nella calma e nella fiducia sarà la vostra forza. Amen. Gloria a Gesù. Confida, fratello, nel Signore con tutto il tuo cuore.
E quando noi discorriamo nella scrittura, quando noi studiamo le scritture, ci accorgiamo, fratelli, che i nostri padri e le nostre madri spirituali hanno fatto la stessa cosa. Il piano di Dio per ognuno di loro e per noi oggi si adempie proprio nello stesso modo. Dio promette, ma non spiega. Poi c'è la vittoria. E i nostri padri hanno soltanto confidato in Dio con tutto il loro cuore.
Fratello e sorella, noi non siamo chiamati a capire, ma a credere, ad avere fede in Dio. Vi ricordate di Giobbe, fratelli? Noi conosciamo benissimo la sua storia. Quando Dio ha benedetto Giobbe, lo ha benedetto. Ma non ha detto a Giobbe, nel suo dialogo, cosa stava accadendo nel cielo. Dio non ha detto a Giobbe: "Guarda, Giobbe, sono venuti degli angeli. E in mezzo a questi angeli c'era anche Satana. E Satana, io gli ho detto a Satana: 'Hai visto il mio servo Giobbe? Come integro, retto, teme Dio e fugge il male? Hai notato?'. Dio non ha parlato con Giobbe, dicendo che Satana aveva detto: 'È normale che Giobbe sia così integro. Tu lo onori perché tu lo proteggi, tu lo custodisci. Prova a toccare le sue cose'".
Dio non ha detto a Giobbe cosa sarebbe accaduto durante il suo viaggio come figlio di Dio. Non gli ha detto nulla, fratelli. Giobbe non sapeva che in un giorno avrebbe perso i figli, avrebbe perso i servi, avrebbe perso ogni cosa, il suo bestiame numeroso. Nulla di tutto questo. Dio non ci dice cosa avverrà, ma ci dice qual è il suo desiderio: Confida in Dio, fratello, sorella. Confida in Dio.
Perché più avanti, possiamo sentire quest'uomo che, ripeto, animato da un altro spirito. Lui stesso disse che Giobbe si alzò, si stracciò il suo mantello, si rasò il capo, poi cadde a terra. E cosa fece? Cosa disse? Nulla di tutto questo.
Giobbe, fratelli e sorelle, dice: "Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò. L'Eterno ha dato e l'Eterno ha tolto. Sia benedetto il nome dell'Eterno". Perché confidava in Dio. Giobbe confidava in Dio. E Giobbe disse: "In tutto questo, Giobbe non peccò con le sue labbra". Amen.
Fratelli, e non è Giobbe stesso che al capitolo 19 ci spiega quello che stava accadendo nella sua vita? "I miei parenti, dirà a lui, mi hanno abbandonato. I miei intimi amici mi hanno dimenticato. I miei domestici, le mie serve, mi hanno trattato come un estraneo. E nei loro occhi sono un forestiero. Dio non aveva detto a Giobbe che sarebbe accaduto tutto ciò. E lui dice: 'Chiamo il mio servo, ma egli non risponde. Devo supplicarlo con la mia bocca. Il mio fiato è ripugnante per mia moglie e sono nauseanti ai figli del mio stesso grembo'".
Guardate, fratelli, cosa sta accadendo nella vita di Giobbe. Dio non gli aveva detto cosa sarebbe accaduto. Ma persino i bambini mi disprezzano, dirà. "Se provo ad alzarmi, parlano contro di me. Tutti gli amici più intimi mi hanno in orrore. E quelli che amavo si sono rivoltati contro di me. Le mie ossa si attaccano alla mia pelle. E la mia carne non mi è rimasto che la pelle dei denti".
Immaginate la condizione di Giobbe in questo momento. Ma fratelli, il messaggio è: non siamo chiamati a sapere. Non siamo chiamati, fratelli, a capire. Ma siamo chiamati ad avere fiducia in Dio.
Perché Giobbe dirà, al verso 25: "Ma io so che il mio Redentore vive. E che alla fine si leverà sulla terra. Dopo che questa mia pelle sarà distrutta, nella mia carne vedrò Dio. Lo vedrò io stesso. I miei occhi lo contempleranno e non un altro. Il mio cuore si strugge dentro di me". Amen.
Fratelli, questa è la realtà che Dio vuole per la sua chiesa. Confida in Dio, fratello. "Ma io so". Diciamo questa mattina nel nostro cuore: "Dio, so che il mio Redentore vive". Gloria a Gesù.
Neppure Daniele sapeva niente, fratelli. Daniele non sapeva niente quando Dio lo chiamò per essere suo servitore. Non gli disse: "Daniele, guarda che durante il tuo viaggio, alcuni governatori, satrapi, consiglieri, comandanti emetteranno un decreto, in base al quale chiunque durante 30 giorni rivolgerà una richiesta a qualsiasi Dio o uomo all'infuori di te, o Re, sarà gettato nella fossa dei leoni". Dio non disse a Daniele: "Daniele, vedi che tu andrai nella fossa dei leoni? Mi raccomando, confida in Dio". Nulla di tutto questo.
Daniele si ritrova nella fossa dei leoni. E fratelli e sorelle, confidando in Dio, al verso 22, egli stesso si esprimerà così, dicendo: "Il mio Dio ha mandato il suo angelo e ha chiuso la bocca dei leoni. Ed essi non mi hanno fatto alcun male, perché sono stato trovato innocente davanti a Lui. Ma anche davanti a te, o Re, non ho fatto alcun male".
Daniele fu tirato fuori dalla fossa. E non si trovò su di lui alcuna lesione, perché aveva confidato nel suo Dio. Amen. Nessuna lesione. Nessuna lesione sarà su di te.
Questa serpe si attaccò alla mano di Paolo, fratelli e sorelle. Dal momento in cui stabilirai un progetto, una visione, un pensiero nel cuore di servire l'Eterno, aspettati che la serpe morda la tua mano. Nel momento in cui decidi in cuor tuo per il Signore, pur di accendere che Lui accenda un fuoco consumante nel tuo cuore, perché tu ritorni al suo amore, al primo amore, aspettati che la serpe morda la tua mano. Ma non guardare la serpe. Guarda colui che guarisce. Perché la serpe non toccò Paolo e non fece alcun male a Paolo, perché Paolo confidava in Dio. Gloria a Gesù!
Fratelli, perché Daniele confidò nel suo Dio. Paolo stesso dirà nella sua lettera ai Romani, al capitolo 12, verso 2, queste parole, dicendo: "Non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente". Affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.
Questo era il piano del Signore: che Paolo potesse giungere a Roma. Ma prima, prima, doveva giungere a Malta, perché un popolo conoscesse la potenza nel nome di Gesù. Perché Paolo non comprese, noi non comprendiamo. Ma invece di dire: "Perché, Signore?", fratelli, confidiamo in Dio. Perché a Malta, Publio, sua famiglia, conobbero il nome potente di Gesù. Furono guariti. Questa popolazione idolatra conobbe la potenza del nome di Gesù. Questo è il piano di Dio per Paolo. Questo è il piano di Dio per la sua chiesa. Confida in Dio, fratello. Confida in Dio, sorella.
Quante volte Dio ha cambiato i programmi di Paolo? Vi ricordate, fratelli, in Atti, al capitolo 16? Quando Paolo aveva in cuore di andare in Asia a predicare la parola di Dio (era una cosa buona), ma Dio disse: "No, no, no. Paolo, tu non devi andare in Asia". Poi Paolo gli sale in cuore di andare in Bitinia. E lo Spirito Santo dice: "No, Paolo, non devi andare in Bitinia". Vedete, fratelli, Dio non spiega quello che accade. Non deve spiegare. Non è necessario che noi capiamo quello che deve accadere. Ma è necessario confidare in Dio.
Perché più avanti, Paolo si ritrovò a Filippi. E mentre predicavano la parola, una donna di nome Lidia aprì il suo cuore. E il Signore la salvò. E così nacque la prima chiesa, fratelli (o il messaggio della salvezza arrivò a Filippi). E poi più avanti ancora, il Signore salvò. Vi ricordate di nuovo Paolo in catene, Paolo imprigionato, lodando e adorando Dio e confidando pienamente in Dio? La parola ci insegna che durante la lode, l'adorazione di Paolo e Sila, le catene si sciolsero nella prigione, fratelli. E noi sappiamo che attraverso questo fu salvato il carceriere.
Vi ricordate che cosa disse: "Che devo fare per essere salvato?", dirà quest'uomo. Paolo gli rispose: "Credi nel Signore Gesù Cristo e sarai salvato tu e la tua casa con te". Capite, fratelli, cosa accade quando si confida in Dio? Quando ci si rimette nelle mani di Dio, il Signore ha piani meravigliosi per noi. Egli vuole manifestare la sua gloria. Non vuoi tu vedere la gloria di Dio? Io voglio vedere la gloria di Dio. E voglio confidare in Lui. Voglio confidare in Lui con tutto il nostro cuore.
Voglio concludere con voi, lasciandovi, fratelli, con un passaggio sempre dell'apostolo Paolo ai Filippesi, al capitolo 1, verso 6. Essendo convinto di questo: "Che colui che ha cominciato un'opera buona in voi la porterà a compimento fino al giorno di Gesù Cristo. Ed è giusto che io senta questo di voi tutti, perché vi ho nel cuore". Amen.
Fratelli e sorelle, se tu stai vivendo un momento di lotta contro te stesso, se tu in questo momento hai in cuore il desiderio di servire il Signore, hai capito che fin qui probabilmente tante cose non sono andate bene. Se tu hai compreso, attraverso il messaggio del Signore, che fino a questo momento hai voluto sempre fare delle domande al Signore: "Perché? Perché? E perché?" Se hai capito che nel tuo cuore, attraverso le vicissitudini della vita, attraverso le difficoltà, il tuo amore si è spento e vorresti che il Signore accendesse un fuoco nella tua vita, nel tuo cuore, fratelli...
Paolo non guardava le circostanze. A Paolo non interessava ciò che accadeva. Paolo stava operando con le sue mani, stava servendo Dio per accendere un fuoco. Noi, fratelli, con le nostre mani dobbiamo lavorare per il Signore. Dobbiamo darci da fare. Dobbiamo chiedere al Signore: "Signore, accendi un fuoco dentro di me, perché non brucia più". Vai a Dio e porta altra legna, perché il fuoco bruci per la sua gloria, perché il suo nome sia glorificato, sia innalzato. Datti da fare, fratello.
Confida in Dio. Non importa quel che accade. Non sta a noi capire. Ma sta a noi credere e confidare in Lui. E allora il Signore ti prende dalla prova e ti porta in un luogo di vittoria. E così la tua vita sarà utile per te e per il prossimo.
Fratelli, quel fuoco avrebbe riscaldato la vita di Paolo, delle persone che erano sulla nave. La serpe gli si attaccò alla mano. Il Diavolo non vuole che la sua chiesa, che la chiesa del Signore, invochi il Signore e perché ci sia in mezzo a noi la sua presenza viva. Cercherà sempre di attaccarci. Ma scuoti, scuoti questa bestia nel fuoco e vai avanti. Continua a confidare in Dio. Perché noi sappiamo che il nostro Redentore vive. Amen. Gloria a Gesù.