Ho combattuto il buon combattimento — 2 Timoteo 4

Quanto a me, sto per essere offerto in libagione. Il tempo della mia dipartita è vicino. Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbato la fede. Per il resto, mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno, e non solo a me, ma anche a tutti quelli che hanno amato la sua apparizione.

Questo era il fine di Paolo quando dice: "Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me. E la vita che vivo ora nella carne la vivo nella fede del Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato se stesso per me". Allora da qui possiamo vedere che questi uomini stavano sulla terra, ma vivevano per il cielo, perché la loro speranza era l'eternità, un luogo che Gesù aveva preparato, una meta sicura.

Quindi per Paolo era importante correre, combattere e serbare la fede. Sono tempi difficili. Non si corre più, non si combatte più, e la fede è quella parola che noi leggiamo nella Scrittura quando dice: "Ma quando io tornerò, la troverò la fede?" I fatti parlano come la Parola di Dio. Benché con dispiacere, corrispondono sempre alla verità. I segni degli ultimi tempi sono un raffreddamento dell'amore verso Cristo, verso la religione, verso la fede. Una fede che si spegne.

Non so se sia vero quello che ho sentito questa sera quando mi ha telefonato il fratello Paolo Giovannini. Mi aveva chiesto riguardo alla Bibbia, la Nuova Diodati. Però la notizia che mi è arrivata è che non la stampano più, perché sembra che le persone non leggono nemmeno la Bibbia. Ma nemmeno gli evangelici, perché c'è tutto online. Questo mi ha portato un grande dolore, una grande tristezza. La Parola di Dio: voi pensate che i cristiani oggi aprono il telefonino o vanno online e leggono la Bibbia? Allora quanto è importante per noi sapere che questi sono proprio gli ultimi tempi, dove la veracità della Parola di Dio la possiamo confrontare con ciò che stiamo vivendo.

Guai a quegli scettici! Sono tanti i cristiani, non del mondo, nei cristiani, quegli scettici che dicono: "Oh, ma non è ancora il tempo". Io spero che ci sia un grande risveglio nella chiesa del Signore, amen, perché se c'è un grande risveglio, allora succederanno cose che noi non pensavamo.

E per questo la Parola di Dio ci raccomanda. Come Paolo ha detto, e lo ripeto: "Ho combattuto il buon combattimento". Un combattimento spirituale. Non è materiale. "Ho finito la corsa". Lui sentiva nel suo cuore di aver fatto tutto quello che Gesù gli aveva chiesto. Quindi la sua corsa si fermava dove? Nelle prigioni a Roma. "Ho serbato la fede". L'ho conservata. Quello che lui dice: "Per il resto mi è riservata la corona di giustizia che lui aspettava sicuramente. E non solo a me, dice, ma tutti quelli che hanno amato la sua apparizione".

Ma quanti sono i credenti che amano l'apparizione? Che ogni giorno pregano: "Gesù, vieni"? Che si preparano? O che hanno uno spirito predisposto al ritorno del Signore? Cioè, amare l'apparizione significa stare con i piedi a terra e con la testa nel cielo. In un al di là reale che è scomparso dalla mente dei cristiani. Il cielo, l'eternità, l'apparizione di Gesù.

Fratello, ma che stiamo dicendo? Ma di che cosa stai parlando? Ora vedete fratelli, è importante che rimaniamo fermi e che conserviamo quello che è la meta degli apostoli e dello stesso Paolo: che il Signore assegnerà una corona, una corona di giustizia, una corona di verità, a tutti quelli che hanno amato la sua apparizione.

Chi non ha amato la sua apparizione non si interessa delle cose del cielo, non legge la Parola di Dio, non conosce la vita di preghiera, non conosce la vita di chiesa, non conosce la comunione fraterna. Allora nessuno dica: "Spero io, ho amato la sua apparizione".

Per questo è importante, cari fratelli, finché siamo in tempo e finché la grazia di Dio ci aiuta a sostenere queste parole, e tutto ciò che sta scritto nella Parola di Dio, la possiamo serbare nel cuore e mantenerci fermi in quello che il Signore ci dice di perseverare nella fede.

Tutto questo ci aiuterà a tenerci vivi e a non addormentarci spiritualmente, a non entrare nella consuetudine di quelle che sono le cose normali della vita. Perché quelli che hanno amato la sua apparizione... Non è soltanto questo che ci dice Paolo in Timoteo. Noi lo leggiamo anche in Tito la stessa cosa: "Aspettando la beata speranza e l'apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo". Aspettando proprio queste cose, l'apparizione del Signore Gesù. Ecco perché in Apocalisse conclude così quell'ultima preghiera: "Vieni, Signore Gesù". Amen, amen.

Ora vogliamo leggere nel libro di Esdra, al capitolo 1, dal versetto 1 al versetto 5.

"Nel primo anno di Ciro re di Persia, affinché si adempisse la parola dell'Eterno pronunciata per bocca di Geremia, l'Eterno destò lo spirito di Ciro re di Persia, perché facesse un editto per tutto il suo imperio e lo mettesse per iscritto, dicendo così: Dice Ciro re di Persia: L'Eterno, il Dio dei cieli, mi ha dato tutti i regni della terra. Egli mi ha comandato di edificare una casa a Gerusalemme che è in Giuda. Chi di voi appartiene al suo popolo? L'Eterno, il suo Dio, sia con lui. Salga a Gerusalemme che è in Giuda e ricostruisca la casa dell'Eterno, Dio di Israele, il Dio che è in Gerusalemme.

La gente di ciascun luogo dove qualche sopravvissuto giudeo ancora risiede lo fornisca d'argento, d'oro, di beni e di bestiame, oltre alle offerte volontarie per la casa di Dio che è in Gerusalemme. Allora i capi famiglia di Giuda e Beniamino, i sacerdoti e i leviti, assieme a tutti quelli ai quali Dio aveva destato lo spirito, si levarono per andare a ricostruire la casa dell'Eterno che è in Gerusalemme".

Amen. Fin qua la parola del Signore. Ora vedete fratelli, quanto sia importante per noi sapere. Tante volte facciamo dei ragionamenti intorno a ciò che sentiamo nel mondo, ciò che sta accadendo. Tanti ragionamenti intorno alle avversità, ai tempi difficili, ai terremoti, ai segni che sentiamo nel mondo, alle guerre, e a tutte quelle notizie che in un certo senso fanno anche un po' di impressione.

Ma il credente che è fermo nei suoi sentimenti capisce benissimo che il piano del Signore è uno soltanto e non può essere certamente manipolato dagli uomini.

Quindi, che cosa vediamo in questi cinque versi che abbiamo letto? Qui c'era un re, il re di Persia, a quei tempi, circa 500 anni prima di Cristo. Il re di Persia aveva conquistato, si può dire, tutti i regni della terra. Era un grande imperio. Tutte le nazioni, come lui stesso dice, Dio gli aveva dato. Ma perché questo re di Persia fa riferimento a Dio? Un re pagano?

La Parola di Dio ci fa vedere che Dio usa qualsiasi mezzo. Per ciò che abbiamo letto prima: "Si adempisse la parola dell'Eterno". L'adempimento di quello che Dio ha detto, attraverso i profeti, attraverso la parola, è quello che conta. È che Dio non dimentica.

Questo ci dovrebbe far maturare un pochettino. Quando noi pensiamo o abbiamo timore: "Chissà che succede? Chissà che cosa non succede? Con queste guerre, con questi cambiamenti climatici?" Non c'è niente da temere, perché è tutto scritto nel libro di Dio, nei piani di Dio.

Il credente deve assumere un atteggiamento sereno, pacifico e fiducioso in quello che la Parola di Dio ci dice. Perché se non avessimo la Parola di Dio, non avremmo nessuna speranza di credere a quel che potrebbe succedere. Perché saremmo un po' come dice, alle volontà degli uomini su questa terra. Ma non lo siamo, perché abbiamo la Parola di Dio che prevede il nostro futuro.

Il futuro di questo mondo è tutto scritto. Perciò dobbiamo affrontare questi tempi con molta serenità e con fiducia nel cuore.

Qui il Signore dice, la Parola di Dio, che "destò lo spirito", cioè "risvegliò lo spirito" di questo Ciro, di questo re. Ma quale interesse poteva avere un re che era, si può dire, il padrone del mondo di allora, a ricostruire la casa del Signore di un popolo straniero?

Qual era il suo interesse? Del resto, non aveva nessun interesse per quello che riguardava le cose di Dio, del popolo dei Giudei. Ma la Parola di Dio dice chiaramente che è Dio che risveglia lo spirito di questo re.

Che cos'è risvegliare, destare lo spirito di un uomo? In quale condizioni sta quell'uomo che sta facendo? Quest'uomo sta dormendo? Perché risvegliare, destare, è far uscire da una condizione di sonnolenza, spirituale o veritiera, di quello che noi viviamo.

Un giorno anche noi abbiamo fatto questa esperienza, di poter passare attraverso un risveglio del nostro spirito. Perché vivevamo nelle abitudini, in un sistema, come si dice, di vita normale. Possiamo parlare, dire anche così: in un modo di vivere come tutti gli altri. Ma poi a un certo punto è venuto lo Spirito e ci ha fatto conoscere una verità che non conoscevamo.

Quando abbiamo sicuramente detto tante volte: "Che Dio esiste!" Chi ha fatto i passi di poter intraprendere anche delle azioni come il battesimo, la cresima, i matrimoni, l'ha fatto con una certa fede superficiale, per abitudine, per come si usano le cose. Ma quando lo Spirito viene destato, tu vieni a conoscenza di una verità, di una verità che è nascosta agli uomini.

E qualcuno ti chiederà: "Che è successo? Perché?" Per le cose naturali dobbiamo in un certo senso, qualche volta, ragionare in maniera naturale. Se tu cambi la macchina, qualcuno ti dirà: "Ah, la macchina hai cambiato?" Sì, sì. E quell'altra ormai non valeva più. Se cambi casa, qualcuno ti dirà: "Hai cambiato casa?" O se cambi lavoro, qualcuno ti dirà: "Che lavoro adesso fai? Non fai più il lavoro di prima?" Tutto nella naturalezza. Tutto passa.

Ma quando diventi un cristiano, rinato spirituale, allora le persone non chiedono più in maniera quasi semplice: "Ah, che hai cambiato religione?" È lì che nasce la risposta, per capire che cos'è cambiato nella nostra vita. E questo cambiamento è durevole. E questo cambiamento è progressivo, o è un cambiamento stagnante, dove nemmeno gli altri si accorgono che oggi sei un cristiano? E per questo ci dovremmo preoccupare.

Un momento! Perché se il nostro spirito è stato destato, adesso, invece, si è di nuovo addormentato? E questo sonno spirituale ci porta alla naturalezza. Quasi per dire che tutte le cose sono normali, non c'è niente di male. Pensiamo che ormai anche la Bibbia non viene stampata più, perché le persone dicono che i cristiani che si convertono non hanno più bisogno di fatti.

Vediamo anche i predicatori che usano il piccolo computer per predicare la Parola. Così inducono tutti i cristiani a prendere il telefonino o il computer a leggere la Parola di Dio di là. Ma la leggono? No. Queste sono solo favole.

Perché dico questo? Allora, in America, oggi mi ha detto il fratello Rino che c'è uno stato americano dove i repubblicani, di politica repubblicana, il governatore ha imposto che nelle scuole ci siano i 10 Comandamenti stampati e scritti, oppure scolpiti, in ogni scuola, dalle più piccole fino all'università.

Sapete, questo non è stato un momento in cui le persone hanno detto: "Ah, bello, normale". Magari i cristiani sono credenti che i 10 Comandamenti vengono esposti nelle scuole. Ma poi c'è la controparte, quelli che si ribellano. Dice: "Ma questo non è buono, questo crea disparità fra religioni". Come vedete, quando emerge la verità, si ribella l'uomo naturale.

Allora noi vediamo che c'è la necessità oggi, in questo mondo, che Dio possa destare il nostro spirito, risvegliarlo, perché siamo caduti nelle abitudini. Anche leggere la Parola di Dio è diventata un'abitudine, non è un evento che ti rianima, che ti rigenera. Anche la preghiera è diventata un'abitudine. Anche le testimonianze, quasi normali, materiali, diventano un'abitudine. Volendo trasformarle in un senso spirituale, ma non è questo il senso dello spirito, il risveglio vero e proprio.

Qui è successo qualcosa. Forse i suoi consiglieri, consiglieri di questo re di Persia, hanno detto: "Ma è proprio importante?" Perché non è successo solo un fatto dove dice: "Chiunque appartiene al popolo di Israele, o se è rimasto qualcuno, qualche residuo, dice: può tornare nel suo paese, se ne può tornare libero".

No. Qui è Dio che impone a un uomo che è il padrone del mondo le cose che deve fare. Diciamo che le impone in maniera che non è qualcosa di cui l'uomo è forzato, ma è una cosa volontaria. Che questo re, avendo ricevuto questo da parte del Signore, dice così: "L'Eterno, il Dio dei cieli..."

Questa è una testimonianza di questo re: "Mi ha dato tutti i regni della terra. Egli mi ha comandato di edificare una casa a Gerusalemme che è in Giuda. Chi di voi appartiene al suo popolo? L'Eterno, il suo Dio, sia con lui. Salga e costruisca la casa".

Non era soltanto un lasciare liberi i deportati che erano venuti in Babilonia. Poi Babilonia è stata conquistata dal re di Persia. No, era soltanto che Dio comanda a quest'uomo, desta il suo spirito, e fa delle cose che non si fanno in maniera naturale. Non le fa l'uomo naturale. Le fa l'uomo che al momento è sotto l'influenza dello Spirito Santo, di costruire la casa del Signore, che era stata distrutta dai Babilonesi, e di riportare nella casa del Signore tutti gli oggetti sacri che erano stati deportati, cioè rubati, argento, oro, bacinelle, servizi, circa 5.000 oggetti di grande valore, un grande tesoro che questo re ha restituito.

Non era soltanto un ricostruire la casa, ma ridare tutto quello che apparteneva.

Ora vedete fratelli, che cosa ci dice questo racconto? Che non c'è niente di impossibile agli occhi di Dio. Egli muove i mondi, muove le persone, muove i re, muove i capi di Stato.

Vi ricordate chiaramente quello che Luca ci racconta riguardo alla nascita di Gesù? Perché Gesù doveva adempiere quello che è scritto: "E tu, terra di Betlemme di Giuda, è da te che è nato il Salvatore". Questa era una profezia. Si adempie. Come? Perché Dio dice ad Augusto, imperatore romano, di fare il censimento di tutto l'imperio. Che cosa significava questo? Significava che Maria e Giuseppe dovevano iscriversi a Betlemme. Di lì, dove la profezia, l'adempimento, dice che Gesù sarebbe nato a Betlemme, come era scritto nella Parola di Dio.

Quindi Dio desta lo spirito di un imperatore per adempiere esattamente le cose che lui ha predetto prima. Questa fede ci deve portare a credere che è tutto segnato, è tutto scritto. Quindi, con un po' più di sapienza, dobbiamo che la fede ci porterà a credere che, con ansia, con sollecitudine, non dobbiamo fare, né aspettare le cose.

Come vedete, Dio muove il mondo di allora due volte in questo senso. Prima con Ciro, e poi con Augusto, con l'imperatore romano, per adempiere, come abbiamo letto, per adempiere la Parola di Dio, detta dai profeti.

Quindi non cerchiamo di stravolgere le cose con i nostri pensieri, pensando: "Chissà che cosa? I tempi che stiamo vivendo, come andrà a finire? Se anche in Europa succederà un cataclismo, una guerra, chissà che cosa?"

Ecco perché abbiamo bisogno di confidare pienamente nello Spirito Santo, attraverso le Scritture, perché solo attraverso le Scritture noi possiamo essere solidali con la Parola di Dio e mantenerci tranquilli, sereni, calmi, anche se si muove un mondo in confusione intorno a noi.

Cerchiamo di capire che tutte le cose che Dio ha detto non solo si sono avverate, ma si avverano sotto i nostri occhi. Ma noi ancora viviamo un sonno spirituale, cioè viviamo in un sistema quasi obbligato di fare le cose che facciamo. Naturalmente, quando poi si converte qualcuno, che arriva alla fede, vediamo che quella persona assume un atteggiamento diverso. Non è più la stessa.

Come ho sentito da qualcuno domenica: "Quando ascolto la Parola, quando cantate, allora succede in me qualcosa che si sconvolge internamente". Questo è quello che fa lo Spirito quando lo desta nel cuore di un uomo, quando lo risveglia. E non è più la stessa persona.

Allora dice la Scrittura che questo re mise un editto per dire a tutti: "Volete tornare in Giudea? Tornate per costruire la casa del Signore". Allora, dice al versetto 5: "I capi famiglia di Giuda e Beniamino, i sacerdoti e i leviti, assieme a tutti quelli ai quali Dio aveva destato lo spirito..."

Perché non è che lo spirito viene destato a una persona e tutto cambia. Questi qua potevano anche aver detto: "Questi Giudei, questi capi famiglia, va bene, ormai siamo qui, rimaniamo qui, non vogliamo andare più in Giudea". Ma anche il loro spirito era stato destato. Dio aveva messo nel loro cuore un desiderio forte, un adempimento che poi era la profezia di Geremia, che dopo 70 anni sarebbero tornati nella terra promessa.

E allora questi uomini hanno sentito nel cuore: "Noi vogliamo tornare". Questo desiderio, dove prima non c'era un pensiero di tornare nella terra promessa, adesso invece c'era questo desiderio nel cuore. Era stato destato, risvegliato.

E se non si risveglia quello spirito che scende dal cielo, continueremo con la stessa, con lo stesso passo, con le stesse abitudini, con la stessa naturalezza, finché non ci ritroveremo che qualcuno poi ci dovrà predicare: "Che cos'è il morire? Che cos'è passare dall'altra sponda?"

Allora noi vediamo un esempio per capire quando un uomo riceve da Dio questo bene, questa benedizione, questo cambiamento, questa trasformazione. Non suscita semplicità negli altri, ma qualche volta una curiosità più estrema, dove dice: "Ma c'è un cambiamento nella tua vita. Che è successo? Non è un cambio di religione. Ho trovato Gesù".

Perché quello spirito che è stato risvegliato è quello che ti cambia, che cambia le cose nella tua vita. Tu pensi che domani mattina mi sveglierò, mi alzerò, me ne andrò nella stanza, pregherò, leggerò la Parola di Dio, mi metterò al mio lavoro quotidiano.

Una madre dice: "I miei bambini ora vanno a scuola con un atteggiamento diverso". Allora dovrò vedere tutta una sequenza di pensieri e di abitudini che tu dici: "Beh, certo, fratello, andrà così". Ma attenzione. Perché non è che andrà sempre così?

Leggiamo in Numeri 14, ai versetti 23 e 24, che Dio dice al popolo di Israele: "Non vedranno il paese che ho giurato loro, perché si erano ribellati ai loro padri. Nessuno di quelli che mi hanno disprezzato lo vedrà".

Che cos'è disprezzare Dio? Disprezzare è non credere alle sue promesse, non credere ai suoi adempimenti, rimanere in uno stato di sonnolenza spirituale, un po' come le dieci vergini, le cinque quelle stolte che hanno pensato che non c'è più il modo di guardare a quello che è il ritorno del Signore. Si sono addormentate nel mondo e hanno seguito le abitudini del mondo, una vita che è quasi naturale.

Ma poi dice che erano un po' addormentate come gli altri. Ma la Scrittura ci insegna che in questo passo dice, al versetto 24: "Ma il mio servo Caleb, poiché è stato animato da un altro spirito e mi ha seguito pienamente, io lo introduco nel paese del quale è andato, e la sua progenie lo possederà".

Che è successo a questo uomo, a Caleb, e a Giosuè? Due uomini che hanno guardato le cose con gli occhi di Dio, non hanno guardato i giganti, non hanno guardato le mura di Gerico, non hanno guardato il paese quanto era forte. Hanno guardato con occhi spirituali. Gli occhi erano aperti, perché noi possiamo essere illuminati da tante cose, ma se gli occhi sono chiusi non li vedremo.

Invece Giosuè e Caleb erano animati da un altro spirito, e loro erano incoraggiati. Hanno creduto. "Dio ci ha detto: 'Entreremo e conquisteremo questa terra'". E Dio a questi uomini ha detto: "Voi entrerete nella terra promessa, perché siete stati animati da un altro spirito e mi avete seguito pienamente".

Non a tratti, a macchio di leopardo. Un po' la preghiera, un po' la lettura, poi il resto, 12 ore del giorno le passiamo, le trascorriamo in altre cose. Chissà quali, che non ci prendano proprio il cuore. E qualche volta succede anche questo.

E allora il Signore ci vuole dire che questi uomini avevano una meta da seguire, che è quella di entrare nella terra promessa. E hanno guardato solo alla promessa di Dio, non ai giganti, non alle mura di Gerico che erano altissime, alle città fortificate. No. Hanno tenuto gli occhi su Gesù, e il loro spirito è rimasto fermo per combattere e andare avanti.

Ecco perché, cari fratelli, è importante che noi sappiamo seguire Cristo, seguirlo pienamente, senza distrazioni. Sappiamo tutti che abbiamo i nostri obblighi, i nostri doveri, di padri, di madri, di figli, di nonni. Va bene, va bene. Ma quel che è bello, quando abbiamo letto in Esdra, dice che i capi famiglia... È importante che i capi famiglia siano destati da un altro spirito, perché se nella famiglia il capofamiglia, che sia la madre che sia il padre, siano destati da un altro spirito, il resto della famiglia seguirà. È una conseguenza di quello che Dio fa, premiando quelli che si adoperano a cose che sono gradite agli occhi del Signore.

Perciò cari fratelli, anche questa sera ritengo ancora una volta che tutti noi facciamo un esame più approfondito, per capire quanto tempo spendiamo per le cose di questo mondo. Quante cose sono utili? Anche se sono cose che Dio ci ha dato nella vita, delle benedizioni, qualcosa che ci aiuta a glorificare Dio anche nelle cose materiali che ci ha donato.

Ma guai a distrarsi dal tenere gli occhi su Gesù, per essere continuamente destati, in modo che la primizia del nostro cuore sia Cristo. L'attività spirituale sia fatta con entusiasmo. La lettura della Parola non deve essere un'abitudine, ma una fame, una sete, e aspettarsi che Dio ci parli.

Perché il nostro progresso sia conosciuto anche agli altri. Perché così si espande il virus della Parola di Dio. Quando noi siamo contagiati, abbiamo un altro spirito, gli altri se ne accorgono. Sanno che è successo qualcosa. Qualcosa di diverso, che gli altri non possono avere.

Non è un cambio di macchina, non è un cambio di lavoro, non è un cambio di abitudini normali. Ma è qualcosa che suscita in te qualcosa che gli altri dicono e che acquisiscono fiducia, che possono confidare in te il cuore, anche verso la tua persona, perché ritengono che tu sei diverso, che tu sei un uomo, una persona leale, sincera e spirituale. Questo desta una grande curiosità nel cuore degli uomini.

Diamo gloria a Dio perché possa risvegliare il nostro spirito e cercare la faccia del Signore. Che non continuiamo nelle abitudini, nella sedentarietà, negli schemi, no. Quando Dio desta il nostro spirito, succedono cose nuove, cose straordinarie. Ed è per questo che stiamo pregando. Prima che Gesù possa tornare, vogliamo alzarci in piedi. Vogliamo un amore profondo di Gesù, ogni giorno, col cuore. "O Gesù, tu sei mio. Tu, Gesù, voglio amarti col cuore ogni giorno. O Gesù mio, del tuo amore. Sì, Signore. Questo vogliamo nel nostro cuore. Un amore profondo, grande, o Dio del cielo. Una fede che raggiunge il trono della grazia, che ci fa vedere chiaramente, Signore, che tu sei il nostro Dio, il Signore della gloria, Colui che adempie le promesse, il fedele, il verace.

E qui, o Signore, vogliamo fermare i nostri pensieri per chiederti, o Dio, che tu possa destarci, risvegliarci. Sì, Signore. Pregarti perché tu possa mettere la tua mano benefica sul tuo popolo ai giorni così nostri difficili.

Grazie, Signore. Risveglia l'opera delle tue mani. Fai grazia, perché Cristo sia glorificato in mezzo al tuo popolo, e le anime possano adempiere, o Signore, venire, accorrere a te per la loro salvezza.

In noi metti soltanto questo profondo desiderio, o Dio, che il sentimento di Cristo ci persegua, perché possiamo accorrere a tutte le cose che sono verace, reali, alle cose che non si vedono, Signore, ma quelle cose vere che tu hai impresso nei nostri cuori.

Così ti preghiamo. Desta lo spirito della Chiesa in questi giorni difficili. Oh, Signore, manifestati in mezzo a noi. Nel nome glorioso di Gesù ti chiedo ancora questa sera, Signore.

Metti la tua mano benefica su ogni cuore. Il tuo timore rimanga con noi. La tua Parola non si allontani. Le tue promesse rimangano impresse come un sigillo nel cuore, affinché crediamo fermamente al Dio fedele e verace.

A te la gloria, Padre, nel nome di Gesù. Amen, amen, amen.