Sii forte e coraggioso — Giosuè 1

Leggiamo: è bello, è meraviglioso. Ci dice tante cose, ma nello stesso tempo dobbiamo capire se lo applichiamo giorno dopo giorno nella nostra vita. Perciò leggiamo e vediamo che cosa questa mattina il Signore ci vorrebbe dire, con la viva speranza che mente e cuori siano aperti all'opera dello Spirito Santo. Perdonateci questo abbassamento di voce dopo la morte di Mosè, servo dell'Eterno.

Giosuè, capitolo 1: «Avvenne che l'Eterno parlò a Giosuè, figlio di Nun, ministro di Mosè, e gli disse: "Mosè, mio servo, è morto; ora dunque alzati, passa questo Giordano, tu e tutto questo popolo, verso il paese che io do loro, ai figli di Israele. Io vi ho dato ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, come ho detto a Mosè. Il tuo territorio si estenderà dal deserto e da questo Libano fino al grande fiume, il fiume Eufrate, tutto il paese degli Ittei, fino al Mar Grande a ovest. Nessuno ti potrà resistere tutti i giorni della tua vita.

Come sono stato con Mosè, così sarò con te: io non ti lascerò e non ti abbandonerò. Sii forte e coraggioso, perché tu metterai questo popolo in possesso del paese che giurai ai loro padri di dare loro. Solo, sii forte e molto coraggioso; cercando di agire secondo tutta la legge che Mosè, mio servo, ti ha prescritto: non deviare da essa né a destra né a sinistra, affinché tu prosperi dovunque andrai. Questo libro della legge non si diparta mai dalla tua bocca; ma meditalo giorno e notte, cercando di agire secondo tutto ciò che è scritto, perché allora riuscirai nelle tue imprese e allora prospererai.

Non te l'ho io comandato? Sii forte e coraggioso! Non avere paura e non sii spaventato, perché l'Eterno, il tuo Dio, è con te dovunque tu vada". Amen.»

È personale? No, credo che non sia soltanto per Giosuè. Ma è un passo personale quando lo Spirito Santo rivela la parola. Perché qualche volta noi pensiamo che, come pensano i pagani, la parola di Dio sia un libro di storia o, qualche volta, anche nelle scuole le maestre insegnano che non è tutto verità. Ma chi fa l'esperienza con la parola di Dio naturalmente capisce benissimo che Dio si manifesta quando tu fai del messaggio qualcosa che ti appartiene, avendo la fede in Dio.

Allora, questo passo dice che dopo la morte di Mosè, servo dell'Eterno, il Signore parlò a Giosuè e gli disse: «Mosè, mio servo, è morto; ora dunque alzati e passa questo Giordano». Allora dovete pensare un momento: quante volte dice il Signore a Giosuè "Sii coraggioso, molto coraggioso"? Perché l'angoscia e la paura avevano preso il cuore di Giosuè. Benché era stato designato successore di Mosè, era stato unto con lo Spirito Santo, avevano pregato per lui perché avrebbe potuto portare il popolo di Israele nella Terra promessa, nella terra di Canaan, ma ogni uomo, al di là delle sue promesse, attraversa sempre un periodo (possiamo chiamarlo anche critico) nella sua vita.

Non è che viene meno la fede, ma in quel momento, giacché l'uomo è sempre fatto di carne, in quel momento come Giosuè, pensava a questa grande responsabilità: due milioni di persone che avevano portato Giosuè e Mosè con affanno nel deserto. Non erano tutti ubbidienti. Difatti, una grande parte degli adulti morì nel deserto. E perché morì nel deserto? Perché Dio non li fece entrare nel deserto per un peccato che avvolge tutta la terra. Oggi, come ieri, come sempre, per l'incredulo, per l'incredulità, la maggior parte di loro morì nel deserto.

Allora qualche volta ci viene da pensare: «Noi, così come siamo, questa mattina non abbiamo visto i grandi miracoli, i grandi prodigi che Dio ha fatto in Egitto. Nessuno di noi è passato attraverso l'asciutto nel mare quando il mare si aprì. Nessuno di noi ha visto la nuvola di notte e di giorno. Nessuno di noi ha visto la manna dal cielo, ogni mattina che cadeva, o le quaglie quando Dio ha mandato le quaglie. Nessuno di noi ha visto quei miracoli. Magari abbiamo visto qualche altro miracolo nella nostra vita, ma non così evidente come lo ha visto il popolo di Israele».

Eppure, l'assurdità è quella: quello che è quel cuore di Israele sta dentro questo cuore l'incredulità. Tu puoi dire: «Non è possibile che uomini che hanno visto i prodigi con i loro occhi, che hanno sentito la voce dal monte, e che hanno detto a Mosè "Ascolta, tu, noi non ci avviciniamo al monte" perché avevano paura, quindi hanno ascoltato la voce di Dio, oltre che a vedere, alla fine siano increduli, non abbiano fede!». Ma dentro perché c'è la disubbidienza e la ribellione? Questo è il cuore dell'uomo che non è rinnovato, che non è trasformato, che non è rinato, che non ha la stessa natura divina.

L'uomo naturale, ti devi aspettare che possa combinarne qualcuna. Perciò io dico tante volte ai cristiani: «Attenzione! Quando voi dite "No, è una brava persona, mi posso fidare", no! Lo conosco da tanto tempo». E poi tu puoi dire tutto quello che vuoi, ma non ha la protezione dello spirito di Dio. Perché Satana, l'uomo buono naturale, in qualsiasi momento lo cambia, lo trasforma e ne fa uno strumento nelle sue mani per contrastare l'opera dell'evangelo. Perciò, siate cauti anche in questo.

La parola di Dio ci dice che Giosuè: «Alzati! Mosè non c'è più». Ma Giosuè pensava a quell'uomo che era l'unico uomo sulla terra che parlava faccia a faccia con Dio, cioè Mosè era l'uomo più mansueto della terra. Nessun uomo sulla terra ha ricevuto ciò che Mosè ha ricevuto da parte di Dio. E quando tu hai un uomo che sopporta, guida un popolo di due milioni e tu stai vicino, tu hai un garante, una persona dove dici: «Meno male che c'è Mosè!». Ma adesso Mosè non c'è più, è morto. E il Signore gli dice: «Adesso capisci che ti devi alzare e devi portare questo popolo oltre il Giordano nel paese che io do loro?».

Come parla Dio: il paese che io do a loro. Alcune volte dici che io ho dato loro. Quindi significa che ciò che non si vede, Dio te lo ha già dato, e la fede ti porta a credere a queste promesse. Quindi è bene che noi sappiamo che Dio parla al presente, sia per il passato che per il futuro. Dice: «Io sono oggi. Io do loro». Ma il popolo poteva dire: «Ma non siamo ancora entrati in Canaan. Non sappiamo...». Ma il Signore invece ti parla in questa maniera perché lui vede le cose oggi che noi speriamo domani.

È importante che noi guardiamo come Dio muove le cose. Io dico al verso 3: «Vi ho dato ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà». «Vi ho dato, Signore, ma noi stiamo ancora nel deserto. Che cosa ci hai dato? Ci hai promesso?». Per il Signore, la fede è qualcosa che noi stessi dobbiamo comprendere. Ma così come ce lo spiega chiaramente l'autore degli Ebrei, quando dice (leggiamo sempre, come sempre dico, quella parola chiara): la fede è certezza di cose che si sperano. Quindi, la fede è certezza di cose che si sperano. Il popolo di Israele, come Giosuè e Caleb che hanno creduto, avevano la certezza nel loro cuore che per mezzo di questa fede (e non è a caso che Dio disse che Giosuè e Caleb hanno un altro spirito).

Quindi, avevano la certezza che quello che speravano già ce l'avevano. Questa è la vera fede, così come ce la spiega l'autore: certezza di cose che si sperano e dimostrazione di cose che non si vedono.

Allora, questa è la vera fede, non quella fede che noi pensiamo. La fede in Dio: tutti credono, tutti hanno una fede (parlo di quelli che credono naturalmente, non di quelli che non credono). Di no, ma io credo in Dio. Però non hanno la fede vera, pura, quella fede operante, quella fede che vede le cose oltre.

Allora, in questo modo noi possiamo vedere come Dio si muove, incoraggia Giosuè dicendo: «Io vi ho dato già il luogo della pianta del vostro piede calcherà, come ho detto a Mosè». Non cambio, perché Dio non cambia, non muta. Dio è lo stesso e non si pente delle cose che ha detto. E poi è importante che adesso lui parla personalmente a Giosuè e dice a Giosuè queste cose: «Nessuno ti potrà resistere tutti i giorni della tua vita». Adesso il Signore non parla più di quella promessa di quell'entrata nella terra di Canaan, ma parla all'uomo Giosuè. Perché nell'opera che Dio ci affida, nella chiamata, nel mandato che ci dà, c'è una comunione personale con Dio. E se tu la vuoi portare avanti, non ti devi basare sulla pratica; oppure, noi rimaniamo soltanto inermi davanti all'opera che Dio vuole fare.

«Nessuno ti potrà resistere tutti i giorni della tua vita. Come sono stato con Mosè, così sarò con te. Io non ti lascerò e non ti abbandonerò». Quando hai letto questo passo, quante volte ti sei ricordato quando vivevi un momento di crisi, quando vivevi nella prova? Ti sono mai venute in cuore queste parole: «Io sarò con te»? Questa voce da parte di Dio, dove il Signore ti ha detto che non ti lascerò, non ti abbandonerò? Se la parola di Dio non entra nel cuore, e sarà soltanto parola, sarà soltanto lettera, non serve nemmeno nei momenti difficili della nostra vita. E quindi dobbiamo far sì che questo messaggio diventi un messaggio personale. Perciò Dio ha parlato a Giosuè in maniera personale: «Non aver paura, tranquillo. Questa è la voce del Signore: io sarò con te. Non ti preoccupare».

«Sii forte e coraggioso, perché tu metterai questo popolo in possesso del paese che giurai ai loro padri di dare loro». Sentire la voce di alcune persone vicino a te: «Non ti preoccupare, quando sei nella prova, quando sei nella malattia, quando hai perso una persona cara». Tanti vengono a farti coraggio, a darti una pacca sulla spalla. Lo fanno con piacere perché vogliono bene, ma una cosa è quando viene la voce di Dio e tu senti profondamente nel cuore. Allora entra in te la pace di Dio, il riposo di Dio. Perché quando viene qualcuno a dirti: «Bene, fratello, non ti preoccupare.

Il Signore d'accordo?» Fa bene. Questo, come no, ci mancherebbe! Ma tu rimani nell'ansia, nella preoccupazione. Ma quando viene lo Spirito Santo e tu senti quella voce così sottile, sensibile, nel tuo cuore, ad un tratto tu cambi. Nel medesimo momento il tuo volto non è più un volto triste. Non c'è più dubbio di te stesso, perché hai la certezza che è stato Cristo stesso a venire in te e a rassicurarti della pace profonda che lui può mettere. E se non facciamo questa esperienza, rimarremo ancora col dubbio: «Ma è proprio vero che questi uomini hanno sperimentato questo che noi leggiamo?»

Certo! Solo di nuovo il Signore ripete, al verso 7: «Sii forte e molto coraggioso, cercando di agire». Vedete, fratelli? Non è soltanto capire ciò che noi leggiamo. Ma questa parola deve diventare parte di noi: «Cercando di agire». Due volte te lo dice il Signore a Giosuè. Non dice "cercando di capire", "cercando di leggere bene", "cercando di ascoltare". No, va bene pure, ma «cercando di agire secondo tutta la legge di Mosè, mio servo, che ti ha prescritto. Non deviare da essa né a destra né a sinistra, affinché tu prosperi dovunque andrai».

E l'agire è quello che Dio vuol vedere. Perché Abramo non rimase un uomo di fede perché credeva soltanto in Dio. Onorava Dio, ma in Abramo, un giorno si vide l'agire in un'azione così forte che né tu e né io non avremmo fatto (almeno oggi non sappiamo domani). Ma Abramo agì prendendo questo suo figlio per offrirlo davanti a Dio.

Ecco la parola. Adesso so! Adesso so! Ed è quanto è importante che il Signore dice a Mosè, a Giosuè, qualcosa che dice anche a te, a me, questa mattina. Non dice "Devi agire". No, perché Dio è un Dio non tanto rigido come noi pensiamo: «Cercando di agire, fratello. Cerca di fare il possibile. Cerca se è possibile di mettere in pratica. Quando dice la parola, "Cerca", e per quanto dipende da te, di essere in pace con tutti». Noi dobbiamo cercare di fare il nostro meglio. Poi magari non ci riusciremo, magari ci mancheranno le forze in qualche circostanza. Ma Dio dice: «Cerca di agire secondo tutta la legge».

Sembra che sia difficile applicare tutta la parola di Dio nella nostra vita. Come facciamo? Fratello, e allora Dio avrebbe potuto tagliare la Bibbia in due e dire: «L'Antico Testamento non lo pensare più. Pensa al nuovo. Forse ci riuscirai». Ma bastano poche cose per portarci a destra e a sinistra. Ma dipende dalla natura dell'uomo, dipende dal carattere, dipende dall'identità interiore. Perché ci sono delle cose dove Dio ci ha detto di fare, di agire, e noi non le facciamo. Vuoi perché non siamo convinti, vuoi perché lo fa per abitudine la chiesa, vuoi perché sentiamo alcuni che ci dicono: «No, ma non pensare a queste cose. Queste erano per un tempo».

Se la parola non è personale, tu penserai a qualcuno che ti ha detto, a qualcuno che ti dice, a una chiesa che ha le sue abitudini. Penserai a tante cose. Ma Mosè applicò interamente la parola di Dio, e Giosuè doveva agire ugualmente a ciò che sta scritto. Perché se tu non agisci a ciò che sta scritto, andrai a destra e a sinistra. Un giorno sentirai il fratello che parla su YouTube, un altro sentirai che parla attraverso un altro canale. E tu che non sei fermo nelle scritture, perché credi che alcune cose sono convenienti a te (sì, perché ci sono dei fratelli che predicano una verità smorzata, qualche volta, dove ti dicono: «No, fratello, non ti preoccupare.

Questo era per un tempo. Questa era la legge»), quando Dio ti parla, tutto l'Antico Testamento. Quando il Signore ti dice «E allora ti piace?» No, io non ti lascerò, non ti abbandonerò. Era l'Antico Testamento, qualcosa che apparteneva a Giosuè. Quello però ti piace? Dici: «No, il Signore me l'ha parlato. Lo Spirito mi ha detto, mentre leggevo Giosuè, o mentre ascoltavo, che il Signore non mi lascerà».

Poi quando vai nel Nuovo Testamento, il Signore ti dice alcune cose, alcuni intoppi che ci sono nella tua vita dove non vuoi mettere in ordine perché non ti conviene, per motivi personali, perché la carne di contrasto all'opera di Dio. Allora tu dici: «Come facciamo? La parola è importante. La parola è come viene il credere nella parola?». Perché tu, questa mattina, stai leggendo insieme a me e il fratello mette il passo di là e stiamo attingendo ciò che sta scritto. Ma allo stesso tempo, noi udiamo alcuni (non sempre hanno letto, non c'era sempre la Bibbia portata di mano di tutti). Ma poi questa fede viene e cresce. Come viene questa fede? Ce lo spiega Paolo nell'epistola ai Romani: «La fede dunque...» (Romani 10, verso 17): «La fede dunque viene dall'udire, e l'udire viene dalla parola di Dio».

Fai quanta strada vuoi, caro fratello, cara sorella. Trova tutte le giustificazioni che vuoi. Non arriverai alla meta fino a quando non capisci che tutto ciò (la fede) viene dalla parola di Dio. Poi ci sono i concetti, i preconcetti umani, le dottrine e tutto il resto. Che io non ho mai guardato (sinceramente, anche se sono venuti, non ho mai guardato). Ho detto soltanto quel che il Signore mi fa vedere oggi, quello cercherò di fare. Poi probabilmente qualcosa è sbagliata. Ma nella mia ingenuità, quando non avrò dubbi, non applicherò qualcosa che qualcuno verrà a dirmi: «Vedi, fratello? Questo significa questo. Quest'altro non esiste». Non esiste! Non esiste la rivelazione della parola. Viene dallo Spirito Santo. E quindi è bene per noi che sappiamo la via che abbiamo intrapreso.

Quindi, la fede dunque viene dall'udire, e l'udire viene dalla parola di Dio, non dalla parola degli uomini. Viene dalla parola di Dio. Ma la parola, cos'è in fondo? In fondo, la parola altro non è che un seme, una semente. Questa è la parola di Dio. E Gesù ce lo spiega così bene, citando quella parabola dove dice che il seminatore uscì per seminare. E la scrittura ci insegna che questo seminatore esce per seminare e semina. Mentre semina, citiamo sempre la scrittura in Matteo, al capitolo 13. Mentre semina, dice che una parte del seme cade per terra, lungo la strada.

Parte cade in un terreno roccioso. Dice la scrittura: «Un'altra parte cadde in luoghi rocciosi, dove non c'era molta terra, e subito germogliò, perché il terreno non era profondo. Ma levatosi il sole fu riarso, perché non aveva radici e si seccò. Un'altra cadde tra le spine, e le spine crebbero e la soffocarono. Un'altra cadde in buona terra e portò frutto, dando il 100, il 60 e il 30 per uno».

Questa è la parola. Questo è il seme. La parola (naturalmente è quello che anche ha fatto Gesù). Quando Gesù ha predicato, non come un uomo, non tutti hanno ascoltato. Alcuni non lo hanno nemmeno ascoltato. Alcuni non lo volevano nemmeno ascoltare. E quindi vediamo che la colpa non è né del seme né del seminatore. Ma il problema sta nel terreno. Perché se il nostro cuore è come una strada, il seme viene portato via dagli uccelli. E come sono pronti gli uccelli! Quanto te lo immagini? Oppure cade in un luogo roccioso dove cresce, spunta, germoglia, ma poi non ha profondità e non ha radici e quindi si secca.

Questo è l'effetto che fa il seme alla parola. Poi viene un altro. E quando cade fra le spine, Gesù spiega che quando cade fra le spine sono le sollecitudini di questo mondo, gli affari nostri, le cose nostre di questa vita, le cose che si vedono (non quelli che non si vedono), le cose che ci rubano il miglior tempo, che ci distraggono. Quando il seme cade là, non abbiamo il tempo per farlo sviluppare perché siamo accerchiati da tante cose. Anche se la parola ci insegna: una cosa è necessaria, una soltanto. Lo disse Gesù a Maria.

Allora vediamo che cosa è importante. Ma pure questa mattina, che il cuore sia un terreno dissodato, dissodato. Il vostro campo ben arato, dice il profeta. Cioè, dissodare significa togliere tutto ciò che non serve: le pietre, le spine, gli arbusti. E rendere il terreno friabile. Quando cade il seme, questo terreno lo accoglie e produce e porta frutto.

Dio dice a Giosuè: «Medita questo libro della legge. Non si diparta mai dalla tua bocca». Ma medita giorno e notte. Non ti dice «Leggilo dalla mattina alla sera». No. Se tu questa mattina hai letto la parola di Dio (no, penso che qualche affetto l'ha fatto nel tuo cuore, non so che passo hai letto, vero?), è che magari qualcuno non ha avuto il tempo di leggere o ha perso l'abitudine di leggere. Però, quando noi ci approcciamo alla parola di Dio, la parola di Dio dice che è vivente ed è più affilata di qualunque spada a due tagli.

E quindi il Signore ti parla. Ma poi non ti dice: «Mi raccomando, leggila dieci volte». No. Medita. Ed è quanto è importante meditare su ciò che il Signore ci ha detto. Non gettare questo seme sulla strada. Non gettarlo fra le spine. Farlo crescere in buona terra. Perché la scrittura è anche compromessa. «Cercando di agire secondo tutto ciò che è scritto, perché allora riuscirai nelle tue imprese. Allora prospererà».

Quanto è triste vedere quando quelli che si chiamano figli di Dio non prosperano. Tutto quello che fa non riesce. Fanno tante cose. Dice: «Eh, mi è andata male». Ma hai ascoltato la voce di Dio per capire se era la volontà di Dio che tu facessi quello? Perché se tu non cerchi prima il Signore, la faccia del Signore, tutto quello che fai non prospera.

Non prospera. Vogliamo insieme leggere il primo Salmo. Quando leggiamo insieme il primo Salmo ci rendiamo conto che la conferma viene anche da Davide. «Beato l'uomo che non cammina nel consiglio degli empi, non si ferma nella via dei peccatori, non si siede in compagnia degli schernitori, ma il cui diletto» (capisci questa parola? No, il cui diletto non è soltanto il tuo bambino, ma il cui diletto è nella legge dell'Eterno, e sulla sua legge) «medita giorno e notte». Medita. Pensa. Rifletti. Quando ti svegli la notte o al mattino presto o prima di andare al letto, magari ti scende nel cuore quello che hai letto la mattina.

Qualcosa che non dico ti ha turbato, ma qualcosa che ti ha parlato. Ma quell'uomo che medita sulla parola di Dio vuol dire che è interessato. Perché se tu vuoi onorare Dio, devi essere interessato alla parola di Dio. Non è soltanto che oggi noi ascoltavamo questo messaggio (finito, ci salutiamo, parliamo, poi ce ne andiamo). Poi il fratello Davide viene giovedì e chiede: «Che cosa abbiamo detto domenica?» Non hai meditato. Non ti sei interessato più. Quel seme è caduto sulla roccia, è caduto sulla strada, è caduto nelle spine. Non ha prodotto nessun frutto.

«Non te l'ho io comandato? Sii forte, coraggioso. Non avere paura». Perché la paura è qualcosa che appartiene anche per natura all'uomo. Per tante situazioni viene fuori la paura. Solo al pensiero che qualcuno ti dica «Può succedere che qualcosa di brutto ti assale la paura», mentre invece noi sappiamo che la parola di Dio ci insegna qual è la medicina per la paura. E se andiamo avanti, noi riusciamo sempre a cercare di capire che finché la parola di Dio farà dimora nel nostro cuore, noi saremo rassicurati dalla voce dello Spirito: «Non temere. Non aver paura. Io sono con te». E tu senti questa voce. Ma tutto viene dalle scritture.

Vedete, fratelli, io vorrei chiudere con questo passo importante. È uno di tanti esempi che noi abbiamo nella scrittura, ma questo è quello che mi ha parlato un po' di più. Ogni volta che lo leggo, nell'Antico Testamento troviamo che Giosia era un re fedele alla parola di Dio. Lui ricevette il regno quando era ancora molto giovane (e quindi era un bambino in pratica) e veniva fuori da una catastrofe: dai nonni, da un padre, dai nonni che erano degli idolatri. Ma questo re aveva una sensibilità, aveva timor di Dio, e dice che lui si preoccupò della casa del Signore.

Disse al sacerdote Ilia: «Mi raccomando, restauriamo, restauriamo la casa di Dio. Raccogliete le offerte e rimettiamole in piedi». E quindi ricevettero quest'ordine, misero nella cassa del tesoro questo denaro. E mentre il sacerdote prelevava questo denaro per i lavori della casa del Signore, trovò un libro (al capitolo 34, verso 14 di Secondo Cronache). Trovò il libro della legge data per mezzo di Mosè. E io mi sono chiesto: come questo fatto? Cioè, mentre rovistava nella cassa, trovò questo libro della legge di Mosè. Stiamo parlando di un sacerdote, Ilia.

E allora portarono questo libro della legge davanti al re Giosia e hanno letto: «Abbiamo trovato un libro». Prima dice «il libro», poi dice «un libro». La Bibbia è il libro, non è un libro. La Bibbia è il libro. Quindi abbiamo trovato questo libro. E quindi avvenne che lo lessero davanti al re. Che effetto ha fatto? Che effetto ha fatto la lettura di questo libro?

Ora avvenne che quando il re udì le parole della legge si stracci le vesti (al verso 19). Quando il re ascoltò ciò che stava scritto, qualcosa lo colpì profondamente. Qualche volta tu puoi leggere la parola di Dio a qualcuno, poi non fa nessun effetto. Ma questo re credette fermamente che ciò che stava scritto era realtà, era verità. Ma che cosa gli hanno letto a questo re, perché si potesse stracciarsi le vesti? Aveva letto qualcosa. Da credere. Per fare un gesto del genere. E allora disse: «Andate a consultare la profetessa Uldà. Che intenzioni ha Dio per noi?

Perché grande è l'ira del Signore». Lui aveva capito. Dio non verrà meno a ciò che abbiamo letto. E quindi consultano questa profetessa. E alla lettura di questo libro hanno creduto il popolo, i sacerdoti. E io dico: dov'era questo libro? Come è andato il popolo avanti senza il libro della legge? Non è andato avanti per niente! Perché doveva nascere un uomo come Giosia per riprendere ciò che Dio aveva detto, perché si potesse mettere in pratica.

E ora vediamo cosa è successo nel cuore di quest'uomo alla lettura del libro. E dice la scrittura al verso 26 del capitolo 34: «La profetessa disse al re di Giuda che vi ha mandato a consultare l'Eterno. Riferite questo così dice l'Eterno, il Dio di Israele, circa le parole che hai udito. "Poiché il tuo cuore si è intenerito, poiché ti sei umiliato davanti a me udendo le sue parole contro questo luogo e contro i suoi abitanti. Ti sei umiliato davanti a me, ti sei stracciato le vesti e hai pianto davanti a me. Anch'io ti ho ascoltato", dice l'Eterno».

Che cosa ci fa riflettere in questo passaggio della profetessa? Che cos'è che Dio aveva fatto nel cuore di questo uomo, di questo re? Che alla lettura della parola, il cuore si era intenerito. Il seme era caduto in un buon terreno. Quindi la parola produce due effetti: o diventi rigido, oppure ti pieghi e ti umili davanti a Dio.

«Poiché ti sei umiliato davanti a Dio», era un gesto. Quando uno si... E lui non è rimasto indifferente. Ma lui ha avuto timore di Dio, ha creduto che c'era qualcosa che Dio stava per fare contro il popolo di Israele, il suo terreno.

«Hai pianto». Quante lacrime oggi non si vedono più! Quanti occhi asciutti in mezzo al popolo di Dio! Quanta mancanza di umiliazione! Quanta indifferenza davanti alla parola di Dio! Quanta mancanza di ravvedimento! Eppure abbiamo letto prima: ciò che dice in Romani è quello che dovremmo ascoltare. La parola di Dio crea questo effetto nel cuore dell'uomo che crede. Ti sei ravveduto. Ti sei umiliato davanti a questo Dio. Dice queste parole: «Anch'io ti ho ascoltato, dice l'Eterno». È un modo perché Dio ci ascolti. Viene attraverso le lacrime che avvengono (non sempre nella nostra vita, ma in certe circostanze a noi propizie).

Noi piangiamo quando ci troviamo nelle difficoltà, piangiamo quando stiamo nella prova, nei pericoli, piangiamo quando qualcuno ci offende. Pensiamo (noi ci offendiamo perché un cristiano non si offende facilmente). Piangiamo in circostanze dove le lacrime cadono a terra e non portano alcun risultato. Questo re ha pianto davanti a Dio per un pentimento. Ha pianto per quello che era il peccato di suo padre e di suo nonno. E tanti hanno pianto per il proprio peccato.

«Anch'io ho ascoltato la voce delle tue lacrime». Questo fa lo Spirito Santo. E la parola di Dio ci dice chiaramente che lo Spirito Santo ci spinge a ravvedimento. E se non lo fa il Signore, c'è qualcosa che funziona? No. Quando gli occhi rimangono asciutti davanti alla voce del Signore, a quello che Dio ci sta dicendo personalmente, abbiamo la necessità di umiliarci e di chiedere al Signore di non rimanere indifferenti. Questo è l'effetto che fa il seme della parola di Dio: o ti mette in gioco e ti mette nelle condizioni di agire, oppure rimani lo stesso. Non c'è alcun cambiamento. Non c'è nessun modo di mettere in pratica la parola.

Tutto ciò, e io non vorrei che succedesse, rimane in quello che dice Giacomo: l'uomo che non agisce, l'uomo che non pratica la parola di Dio, è come quell'uomo che si guarda allo specchio, vede il suo volto, poi si allontana e dimentica quello che era. Questa è la mancanza dell'agire secondo la parola di Dio.

Perciò, fratelli, la fede è qualcosa che va messa in pratica. Cerchiamo di chiedere a Dio tutto ciò che è necessario perché possiamo onorarlo attraverso la fede. Perché se noi non l'onoriamo attraverso la fede, qual è quella parola cattiva, contraria a onorare Dio? Secondo le bugie. Lontano dal pensare una cosa del genere! Possiamo mai pensare che facciamo bugiardo il Signore? Noi? Eppure, attenzione! Perché certe situazioni ci portano a fare tale, ma non vogliamo farlo. Vogliamo superare la nostra ignoranza e far sì che invece possiamo onorare Dio, perché egli si è impegnato con te, si impegna con me. E Dio ci vuole onorare fedelmente, così come lui è.

Tutto ciò che è scritto, cerca di applicarlo nella tua e nella mia vita. Amen, amen.