Cercate il Signore - Fuggi dall'orgoglio

Leggiamo dal Salmo 103. Benedici, anima mia, l'Eterno, e tutto ciò che è in me benedica il tuo santo nome. Benedici, anima mia, l'Eterno, e non dimenticare alcuni dei suoi benefici. Egli perdona tutte le nostre iniquità e guarisce tutte le tue infermità. Riscatta la tua vita dalla distruzione e ti corona di benignità e di compassione. Egli sazia di beni la tua bocca e ti fa ringiovanire come l'Aquila. L'Eterno opera con giustizia e difende la causa degli oppressi. Egli ha fatto conoscere a Mosè le sue vie e ai figli di Israele le sue opere. L'Eterno è pietosa e clemente, lento ad ira e di grande benignità. Egli non contende in eterno e non serba ira per sempre. Egli non ci tratta come meritano i nostri peccati e non ci castiga in base alle nostre colpe. Poiché quanto sono alti i cieli al di sopra della terra, tanto è grande la sua benignità verso quelli che lo temono.

Il salmista ci incita a benedire il nome dell'Eterno. Molte volte questi salmi li leggiamo velocemente perché sono molto semplici da leggere, ma sono anche molto profondi. Il salmista invita a lodare Dio per tutta la sua grazia, per tutta la sua benignità verso il credente. Ma posso assicurarvi che questo è solo un trabocco di quello che Lui ha fatto in Cristo Gesù.

Molte volte noi sottovalutiamo un fatto molto profondo: la vita del cristiano si presenta in maniera tale che può essere provata da condizioni che ci spremono fino all'osso, condizioni difficili da affrontare nella vita. E che cosa facciamo in quel momento? Ricordavo di fratelli che ora sono con il Signore, che quando hanno avuto dure prove, la prima cosa che facevano era dire: Gloria a Dio, Benedetto il nome dell'Eterno. Ieri stesso ho avuto una prova un po' difficile, e in quei momenti ricordavo questa sana testimonianza di un fratello. Ho iniziato a benedire il Signore. Certo, il Signore poi questa montagna l'ha fatta diventare una pianura.

Pensavo a una parola in particolare che sta scritta in questo Salmo, al versetto 5, dove dice: "Ti sazia di beni la tua bocca e ti fai ringiovanire come l'Aquila". Pensavo all'Aquila, questo animale che Dio ha creato, che vola in alto, che è imponente, che è bella da osservare quando la si vede ogni tanto sulle montagne. Ma l'Aquila poi affronta un duro processo nella vita. A 70 anni si ritira sulla roccia, si isola, e deve rigenerarsi. L'Aquila inizia a togliersi tutte le penne. Quando finisce questo processo, inizia a battere forte il becco sulla roccia finché non si spezza. È molto doloroso, ma questo serve affinché l'Aquila si ringiovanisca.

Molte volte noi, quando siamo nella prova, quando siamo nelle difficoltà, dobbiamo andare alla roccia. Anche se questo fa male, la roccia è Cristo Gesù. E allora che succede? Dalla profondità del nostro cuore viene spontaneamente, in questi momenti difficili, il benedire il nome del Signore. Non dobbiamo pensare che non c'è misericordia o non c'è grazia, perché una volta che le sperimentiamo nell'intimità, una volta che ci mettiamo a nudo come l'Aquila davanti al Signore, noi possiamo dire: "È vero, Signore, non ce l'ho fatto. È vero, io sono mancante". Ma il Signore ci dice nel versetto 12: "Quanto è lontano il Levante dal Ponente, tanto ha Egli allontanato da noi le nostre colpe. Come un padre pietoso verso i suoi figli, così è pietoso l'Eterno verso tutti quelli che lo temono".

Non abbiamo occasione migliore per fortificarci nella fede durante un culto per poter temere il suo nome e poterlo innalzare.

Ora leggiamo dalla Parola di Dio secondo 2° Cronache capitolo 26, dal versetto 1 al versetto 7.

"Tutto il popolo di Giuda prese Uzia, che aveva allora 16 anni, e lo fece re al posto di suo padre Amazia. Egli costruì Elat e la riconquistò a Giuda dopo che il re si fu addormentato con i suoi padri. Uzia aveva 16 anni quando iniziò a regnare, e regnò 52 anni a Gerusalemme. Sua madre si chiamava Jecolia ed era di Gerusalemme. Egli fece ciò che era giusto agli occhi dell'Eterno, in tutto come aveva fatto suo padre Amazia. Egli cercò Dio durante la vita di Zaccaria, che aveva l'intendimento delle visioni di Dio. Finché cercò l'Eterno, Dio lo fece prosperare. Egli uscì e fece guerra ai Filistei, abbattè le mura di Gat, le mura di Iabne e le mura di Asdod, e le città dei Filistei. Tra i Filistei Dio lo aiutò contro i Filistei, contro gli Arabi che abitavano a Gur-Baal e contro i Meuniti".

Questo re, Uzia, che aveva anche il nome Azzaria (che significa "Dio è mio aiuto"), era uscito dalle rovine. Suo padre Amazia negli ultimi tempi della sua vita si era lasciato consigliare da uomini sbagliati, aveva abbandonato l'Eterno. Perché in primo momento lo aveva cercato, poi lo aveva abbandonato. E quando abbandonò l'Eterno, dice la Scrittura, fu ordita contro di lui una congiura a Gerusalemme e fu ucciso. Queste sono le conseguenze naturali di coloro che abbandonano l'Eterno: perdono ogni speranza di benedizione.

Al suo posto regnò questo adolescente di 16 anni. Uzia fu un uomo che, sotto il sacerdote e profeta Zaccaria, e finché visse quest'uomo, cercò il Signore. Allora fratelli, questa mattina mi voglio fermare con voi su una cosa che è la cosa più importante, per la quale noi abbiamo una ragione per vivere, una ragione per sperare, una ragione per andare avanti.

Abbiamo una viva speranza. Perciò abbiamo anche nel cuore di non lasciarci andare e di non lasciarci consigliare in questi tempi da spiriti falsi, da uomini con dottrine diverse.

Quindi la fedeltà che dobbiamo continuare ad avere, ma anche la perseveranza di continuare a cercare l'Eterno. Perché la Scrittura dice: "Cercate l'Eterno mentre lo si può trovare, mentre è vicino". Il cercare Dio è una grande benedizione. Non abbiamo un'altra ragione.

Finché siamo su questa terra, la Scrittura dice: "Se voi lo abbandonate, Egli vi abbandonerà". Ma cercare Dio, che cosa significa per noi? Significa alzarsi al mattino, leggere la Parola, pregare, fare il nostro dovere, e poi affrontare la giornata. Credo che abbiamo una ragione per cui, quando uno cerca, è perché vuol trovare qualcosa. E se noi al mattino ci poniamo con una disposizione di fame, di sete, di ricerca verso il Signore, perché vogliamo che Egli ci risponda, vogliamo che Egli ci aiuti, vogliamo che Egli ci possa soddisfare, noi sentiamo la sua presenza. Altrimenti non c'è un'altra ragione per cercare l'Eterno.

La Scrittura dice qui che quest'uomo, questo re, finché cercò l'Eterno, Dio lo fece prosperare. Se voi leggete la storia di questo re è interessante. La sapienza che ricevette, l'intelligenza di costruire macchine da guerra come erano applicate

nell'agricoltura come attrezzi, il suo esercito: insomma, per lui andava bene il Salmo 1, che dice: "Beato l'uomo che cerca l'Eterno, perché tutto quello che fa prospererà".

Quindi finché cerchiamo, io devo fare necessariamente, come testimonianza a me stesso e agli altri, di prosperare. Che cos'è questa parola? Far crescere, germogliare, è una cosa visibile. Quando prosperiamo, prosperiamo in tutti i settori della nostra vita, naturale e spirituale.

Abbiamo sempre dei modi particolari per cercare Dio. Abbiamo sentito la testimonianza della sorella Marilisa. Io credo che di sua consuetudine lei tutti i giorni legge, prega. Ma quella notte, a quella notizia, non ha cercato Dio come le altre volte. Penso che quella notte ha cercato Dio in maniera diversa, e questo è il punto della nostra vita. Perché c'è un'abitudine, qualche volta una consuetudine, di porsi davanti alla Parola, leggerla, alzarsi e iniziare la nostra giornata. Ma il Signore ci chiederebbe: "Che cosa stai cercando? Che cosa vuoi che io faccia per te? Con quale scopo tu vieni al mattino?" Come dice la Scrittura: "Dal mattino io cerco la tua faccia, o Dio, perché io voglio prosperare nelle vie del Signore. Voglio prosperare spiritualmente. Voglio crescere. Voglio arrivare a una conoscenza più profonda". Perché questo serve a me e non solo a me, ma a quanti mi circondano, che Dio, il nostro Dio, è reale nella nostra vita.

Ma noi cerchiamo il Signore maggiormente quando siamo nella prova, quando siamo nella condizione dove il nostro cuore è fortemente attratto dal cercare la sua faccia.

Ora abbiamo un'altra occasione per poter cercare il Signore. Prendiamo la Scrittura per vedere quanti uomini hanno cercato il Signore. La Scrittura dice: "Io ho cercato l'Eterno, ed Egli si è lasciato trovare". Abbiamo tante conferme per la nostra vita, dove abbiamo anche la certezza, pure il Signore Gesù stesso ha detto: "Cercate e troverete". È una certezza, è una promessa.

Quando noi cerchiamo il Signore dobbiamo avere uno scopo, una ragione. Lo possiamo cercare prima perché nella nostra vita Egli cresca ancora di più. Lo possiamo cercare perché abbiamo bisogno di sapienza ai giorni nostri. Lo possiamo cercare perché abbiamo una difficoltà nella vita, nella famiglia, negli ambienti di lavoro. Lo vogliamo cercare perché abbiamo più grazia quando possiamo parlare alle anime di Lui. E quindi, finché lo lo cercheremo, dobbiamo cercarlo con fede. Perché se Egli dice: "Voi mi cercherete e mi troverete", sono le parole di Dio, non sono le parole di un uomo.

Il Salmo 34, per esempio, al versetto 4: "Io ho cercato l'Eterno, ed Egli mi ha risposto e mi ha liberato da tutti i miei spaventi". Questa è la testimonianza che abbiamo sentito stamattina. Certo, non è una bella notizia quando qualcuno ti dice poi a distanza: "Tu non sai, io ho cercato l'Eterno e l'Eterno mi ha risposto". Quanti hanno fatto questa esperienza? È questa la realtà che noi viviamo, una realtà invisibile ma che viva nella nostra vita. Perché per centinaia di volte abbiamo cercato l'Eterno. Spero per le esperienze che abbiamo fatto, ed Egli ci è venuto incontro, ci ha aiutato, e ci ha aiutato anche nei momenti più difficili, contro battaglie spirituali.

Perché quando cerchiamo Dio, uno dei segni più evidenti del credente che cerca Dio è che il nemico è arrabbiato e che non vuole che lo cerchiamo. E allora cominciamo anche a vedere delle cose che sembrano che non sono cose che ci fanno prosperare. Ma quando l'avversario si mette di traverso, è un buon segnale. Quando invece siamo

addormentati, non è un buon segnale. E perché? La fede cresce nella prova. Come qualcuno ha detto: quando un muscolo lo metti sotto sforzo, cresce di più. È così che il nostro Dio agisce. E questa è la realtà per vedere se il nostro Dio è il nostro Dio sempre, in qualsiasi situazione.

Ancora la Scrittura ci dice chiaramente in Amos al capitolo 5. Vogliamo anche leggere in Amos al capitolo 5, dal versetto 4, 5 e 6:

"Poiché così dice l'Eterno alla casa di Israele: Cercate me e vivrete, ma non cercate Betel, non andate a Ghilgal, non proseguite fino a Berseba. Perché Ghilgal andrà certamente in cattività, e Betel sarà ridotta al nulla. Cercate l'Eterno e vivrete, perché non irrompa come fuoco nella casa di Giuseppe, e nessuno lo spenga, perché Betel [sarà] ridotta al nulla".

Amos cita Betel e Ghilgal. C'erano dei ricordi: a Betel era stato cercato l'Eterno, a Ghilgal lo stesso. E adesso Amos dice: "Non andate più in questi luoghi". Sono un luogo di ricordo, un luogo passato. Ed è vero che la storia non è che memoria delle cose successe. Nella nostra vita, come il popolo andava a fare ricorso verso questi luoghi, la loro abitudine, la loro religiosità era quella di andare a Betel, perché lì dovevano cercare l'Eterno, perché altri lo avevano cercato. E Amos dice: "Non andate più là, ma cercate l'Eterno e vivrete". Cercatelo nel vostro cuore. Il Signore, abbiamo detto tante volte, le persone vanno in luoghi lontani a cercare una benedizione, spendono tanto denaro, tanti soldi. Però posso dire che vivono la loro ignoranza. Ma cercare Dio è qualcosa che a noi ci porta un beneficio, una prosperità.

È bello che la Parola di Dio ci aiuta a capire che questo re regnò per tanti anni e la sua vita andava avanti. Dio aveva creato un muro intorno ai suoi confini, lo aveva protetto da tanti avversari, da tanti nemici. E quindi noi sappiamo e abbiamo la certezza che nel cercare Dio ci sono dei risultati evidenti nella nostra vita. Perciò dice anche la Scrittura, come abbiamo letto, che Dio lo aiutò contro tanti popoli. Quindi Dio è un aiuto alla nostra vita quando noi abbiamo questa fame, questa sete di Lui, questo voler cercare di più, quel voler conoscerlo di più. Dio ci viene sempre in aiuto.

Questo è un tratto della vita di Uzia. Ma poi succede qualcosa di strano. Come in ogni uomo sulla faccia della terra c'è una parola che si chiama in italiano "orgoglio". Questo re prosperò in maniera tremenda. Però arriva un momento in cui la Scrittura dice, al versetto 16: "Ma divenuto potente, il suo cuore si inorgoglì fino a corrompersi, e peccò contro l'Eterno".

C'è questo pericolo. Quanti profeti, quanti re, quanti sacerdoti, quanti uomini si sono inorgogliti? Credo che l'orgoglio ha visitato ogni uomo sulla faccia della terra. Quello che possiamo però vedere è che l'orgoglio è qualcosa che è dal principio. Quando l'uomo aveva nei pensieri quelle parole che Satana suggerì: "Sarete come Dio". Allora questo pensiero non andò via dalla mente della donna. "Sarete come Dio". E Uzia era arrivata al punto di dire: "Nelle mie condizioni, come io sono, posso ogni cosa". E si azzardò, dice la Scrittura, a entrare nel tempio di Dio e voler fare anche il sacerdote.

Naturalmente, quando l'orgoglio viene di passaggio, viene in tutti, no? Chi è che non ha fatto un'esperienza di orgoglio anche per una semplice cosa? Una maestra di scuola chiama di signora: "Complimenti, suo figlio è un esempio, è bravo, è educato". Lì per lì nella tua umiltà dici: "No". Oppure il cuore da solo sente questa stima di se stesso, questo orgoglio. Mi ricordo di una canzone quando ero ancora più giovane che diceva: "Il cuore non ha catene, il cuore è come uno zingaro e va". Chi è che conosceva questa canzone? Ed è vero, perché tu non lo puoi controllare. Del resto, la Scrittura dice chiaramente che il cuore è ingannevole, è malato più di ogni altra cosa. "Chi lo può conoscere?" E tu non devi dire al cuore: "Basta, fermati, non ti devi inorgoglire". Il Signore non vuole. Nasce spontaneo.

Quando qualcuno ti dice: "Bravo, bravo, bravo. Un buon consiglio mi hai dato", molti dicono: "Grazie, sorella. La grazia di Dio", oppure dicono: "Che bel consiglio mi hai dato. È stato proprio ispirato".

E ci sono tanti campi della nostra vita: nelle scuole, nel lavoro, nella famiglia, nella società, dove l'orgoglio viene fuori. Ma l'orgoglio, dice la Scrittura, viene prima della rovina. Ma l'umiltà precede la gloria. Ma come aveva fatto questo re ad arrivare al punto che il suo cuore si era corrotto?

Ricordatevi, fratelli, non siate orgogliosi da voi stessi. Questo lo dico a me stesso. Perché questa mattina, se io non avessi predicato per me stesso, potevo dire: "Stai predicando sull'orgoglio, ma non ti accorgi che stai predicando prima a te stesso?"

Questo re, finché visse il sacerdote e veggente Zaccaria, cercò il Signore. Ci fu un altro re che si chiamava Ioas, e aveva a fianco a sé un sacerdote che si chiamava Geoidada. Era la guida, era il sacerdote che visse 120 anni, ma che era il consigliere, la guida di Ioas. E finché visse questo sacerdote Geoidada, questo re camminò nelle vie del Signore. Ringraziamo il nostro Dio che intorno a noi abbiamo fratelli, sorelle che ci possono aiutare, consigliare.

Alcuni camminano per se stessi, non hanno bisogno di aiuto, sono autosufficienti. Il loro orgoglio è così profondo e nascosto nel loro cuore che non hanno bisogno di nessuno. Esattamente come la chiesa di Laodicea: "Io sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nessuno". Questa esperienza in questi miei anni di vita l'ho vissuta prima personalmente, ma poi anche attraverso tutto quello che è il campo spirituale evangelico. E posso dire chiaramente quanto sia importante vedere uomini e donne che con umiltà progrediscono e vanno avanti.

Io sono l'uomo orgoglioso dice: "Io sono". Quando stava sulla terra era Gesù, e lo poteva dire chiaramente. Ma l'uomo orgoglioso dice in se stesso: "Io sono". E la Parola di Dio ci aiuta in questo a volare basso. Perché quando prendiamo l'esempio perfetto, no, non dobbiamo andare lontano. Quando prendiamo l'esempio di Gesù, e noi andiamo a leggere in Filippesi, vediamo che il creatore di tutte le cose, Colui che ha chiamato per nome miliardi di stelle, uno a uno ha dato il suo nome. Che cosa vuoi dire di Lui? Dove arrivano i suoi confini? La sua sapienza? La sua intelligenza? Noi possiamo fare tutte le ricerche che vogliamo con la nostra mente, non ci arriveremo a comprendere le profondità di Dio. Come qualcuno ha detto: come sono lontani i cieli dalla terra.

Un uomo che sulla terra ha vissuto come una semplice persona ha fatto grandi cose che nessun altro uomo ha fatto. Eppure la Scrittura dice che Gesù si è abbassato, ha annichilito se stesso, non ha considerato qualcosa di alto essere uguale a Dio, perché lo era. Ma nessuno si è abbassato come Lui fino alla croce, fino alla morte di croce. Da lì possiamo comprendere.

Allo stesso modo, come la Scrittura ci insegna, come è stato innalzato al di sopra di tutte le cose. "Chi si abbassa, io lo innalzo", dice la Scrittura. Ora, se noi abbiamo dei cari fratelli, delle care sorelle che ci aiutano, no, e ci dicono: "Fratello, penso che dovresti scendere un pochettino, perché poi c'è il vanto. No, a me mi vogliono tutti. A me mi amano tutti. A me mi chiamano tutti". Magari nella tua professione, nel tuo lavoro, hanno considerato... Questi erano i pensieri di Uzia. Ormai lui sapeva tutto, conosceva tutto. Tutti sapevano. Anche i suoi avversari ai confini d'Egitto sapevano che lì c'era un re saggio, un re potente, un re che, finché cercava il Signore, che prosperava.

Arrivò il suo momento, il momento più difficile della sua vita. Allora lui entrò, dice il versetto 17. Lui entrò. Dopo di lui entrò il sacerdote Azaria con 80 sacerdoti dell'Eterno, uomini coraggiosi. Voleva fare anche il sacerdote, così voleva profanare quello che erano le regole del Signore. E quindi era arrivato ormai all'eccesso.

Ma dietro a lui c'era questo sacerdote Azaria, che si fece coraggio. Era un uomo fermo, un uomo coraggioso. Si presentò con questi 80 sacerdoti. Perché, per affrontare un re potente come lui, non era facile. Potevi rischiare la vita, morire. Essi si opposero al re Uzia. Gli dissero: "Non tocca a te".

Vedete, fratelli, ai giorni nostri oggi tanti vogliono crescere senza un ordine di Dio. Ogni tanto si sente che qualcuno dice: "Io sono andato via dalla chiesa perché il pastore non mi ha fatto predicare". Un altro dice: "Io ho le qualità per prendere una responsabilità, di sedere nel consiglio della chiesa, ma nessuno mi capisce". E se ne vanno.

E poi ci sono altri motivi che spingono gli uomini a fare dei passi sbagliati. Ma è proprio vero che il Signore disse a Elia: "Devi ungere Eliseo come profeta". Eppure c'erano tanti profeti che aspiravano a essere qualcuno. Ma Dio disse: "No, vai a ungere Eliseo". E dove fu trovato Eliseo? Dietro ai buoi a lavorare. Ma il cuore di Eliseo dove stava? Se non era nell'onore di cercare Dio nel segreto?

Magari Elia non chiese nemmeno al Signore: "Ma perché proprio Eliseo?" Perché Dio guarda al cuore. Non guarda l'esteriore. Ma perché proprio questo adolescente? Questo ragazzino? "Vedi Eliab? È pronto per regnare?" "Se tu non vuoi più Saulo, il Signore", anche fisicamente è cresciuto, "ma il Signore dice: 'No, no, prendi Davide', per quando sarà il momento". Così Dio si muove secondo i suoi pensieri, secondo la sua sapienza.

Quest'uomo non ha chiesto: "Ma io posso offrire l'incenso?" Quando c'è un ordine di Dio che ha detto che questo spetta solo ai leviti, ai sacerdoti? Pensate che questo sacerdote poteva dire: "Uzia, se l'hai fatto questa volta, non lo fare più"? Perché Dio non vuole. Nasce spontaneo.

Come parla questo sacerdote: "Non tocca a te, o Uzia, offrire incenso all'Eterno. Ma i sacerdoti, figli di Aronne, che sono consacrati per offrire l'incenso. Esci dal santuario. Che posizione presa questo sacerdote! Quale fermezza, quale coraggio! Esci, lui comanda al re. Esci, vai fuori. Questo non ti procurerà alcun onore da parte dell'Eterno Dio". Ci vuole coraggio.

Un altro profeta profetizzò contro un re. L'ordine del re fu: "Fatelo morire, perché ha parlato contro di me". Ma quest'uomo, con 80 sacerdoti, è quello che Dio vorrebbe che la chiesa avesse: questa fermezza, questo coraggio di presentarsi davanti al peccato con fermezza, di denunciarlo senza timore, senza paura. Anche quando le leggi qualche volta permettono che la perversione come è successo per due o tre anni a Brindisi, no, hanno fatto il gay pride. La cosa più emblematica è che una prostituta si mettesse tutto con i vestiti stracciati, figura di Gesù con la croce e con le spine, tutta mezza nuda a rappresentare Gesù in mezzo al Gay pride. Quest'anno abbiamo sentito la stessa notizia. Ci siamo opposti con le parole attraverso alcuni e abbiamo detto: non una minaccia, che questo non si deve fare, perché cadrebbe un'altra maledizione sulla città di Brindisi. Se le autorità permettono, sembra che si siano limitati a fare qualcosa di chiuso, ma lo faranno nella città di Lecce.

La chiesa non deve aver paura, né i Pastori, né i predicatori. Pensate che io, perché il governo dice: "Mi raccomando, non devi discriminare, non devi essere", se facciamo un culto all'aperto in una piazza, possiamo permetterci di dire che l'omosessualità è un peccato, che il divorzio è un peccato, che Dio non piace, che odio il divorzio? Che possiamo parlare contro questo? No, no, o qualcuno ci sente? Può darsi. Dobbiamo farci sentire, pensando a questo sacerdote che poteva rischiare la sua vita come è successo anche con Giovanni Battista. È bene che ci armiamo di questo coraggio. Se guardiamo le leggi e i tempi per paura che qualcuno ci denunci o che ci arrestino, come succede, vedrete cari fratelli che la chiesa si spegne. La chiesa ha la necessità di mettere evidenza la sua testimonianza e di denunciare il peccato.

Questo sacerdote non ha avuto nessuna paura. Allora Uzia, che aveva in mano, dice il versetto 19, il turibolo per offrire l'incenso, si adirò. Ma mentre si adirava contro i sacerdoti, sulla sua fronte scoppiò la lebbra. In quello stesso istante. In quello stesso istante, mentre si arrabbiava, i sacerdoti lo guardarono e videro le piaghe sulla fronte. E questo è il male peggiore per la chiesa. Spesso nei credenti che si inorgogliscono scoppia la lebbra proprio lì. Il problema sta proprio nella mente, rappresentato dalla lebbra sulla fronte.

E qualche volta, non aspettando i tempi di Dio, pensiamo che con la mente noi abbiamo pretese. E qualche volta pensiamo: "Ma questa è la volontà di Dio che io posso. Io. Chi? Io. Chi? Quando Dio ha un piano per un uomo, non c'è ostacoli né dentro e né fuori. Dio ha un piano per un uomo; l'uomo andrà avanti secondo il piano di Dio. Non c'è un altro uomo che può ostacolare il piano di Dio. Non esiste questo". Perciò ognuno deve aspettare il suo tempo. E quanto è importante che l'orologio di Dio sia presente nella nostra vita.

Questo re ha pensato: "Io posso tutto". Ma ha trovato qualcosa a cui doveva necessariamente fermarsi. Non furono i sacerdoti a fermare quest'uomo, ma fu Dio stesso a dare dimostrazione che questa non era la sua volontà. La lebbra scoppia nella testa degli uomini e colpisce poi anche il cuore. Ma comincia sempre di qua.

Ed è un problema grande ai giorni nostri. Vedete, fratelli, io credo che per noi sia importante questo. E Geremia ce ne dà un esempio grande. Perché ai giorni nostri noi abbiamo bisogno, proprio una necessità imponente, che non possiamo fare a meno. Perché la Parola è attuale sempre. Ieri, oggi. Lo sarà anche domani. E Geremia ci consiglia di fare proprio esattamente quello che sta scritto. Perché il risultato della prosperità spirituale e materiale viene dal fatto che gli uomini che cercano l'Eterno cercano una risposta nella loro vita, cercano qualcosa che è reale nella loro vita. E se non fanno questa esperienza, io dico: "Devi farla, perché tu devi sperimentare Dio nella tua vita".

Quando tu testimoni, testimoni di Dio, di ciò che ha fatto nella tua vita. Allora diventerai più credibile verso a chi parli. Certamente, la Scrittura dice così. Geremia 29, versetto 12 e 13:

"E mi invocherete, mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore. Io mi farò trovare da voi".

Come facciamo a non pensare che questa sia una delle 3.000 promesse che stanno nella Parola di Dio? Afferriamo una di queste promesse, dove ci dà la certezza che Dio è reale nella nostra vita. Quella di cercare e di trovare. E io vi farò trovare, dice la Scrittura.

Ci sono molti che hanno fatto questa esperienza. Non ci dobbiamo fermare. Perché i tempi sono difficili. E come ho detto già nella conferenza a Berna: "Abbiamo distribuito migliaia di Nuovi Testamenti, ma facciamo fatica a far entrare un'anima nella chiesa". Perché? Perché io mi fermi qui? Questo perché?

E forse noi diciamo spesso: "No, le anime oggi non vogliono saperne più. Qualcuno accetta l'opuscolo, qualcuno lo rifiuta. Poi parliamo, ma non vogliono sentire. Siamo scoraggiati per questo".

I tempi sono i tempi, e noi abbiamo bisogno che quando cerchiamo il Signore, lo cerchiamo prima per noi stessi, lo cerchiamo per la chiesa, e lo cerchiamo con fede. Perché la Parola ci insegna chiaramente che se noi cerchiamo il Signore, preghiamo, ci umiliamo, torniamo indietro da quelli che sono le nostre abitudini che non piacciono al Signore, allora "Io guarirò il paese". Se la promessa viene dalla bocca dell'Eterno e noi non vediamo ancora i frutti, ci dobbiamo fermare e dire: "Non è più per noi?" Dobbiamo dire: "Come alcuni dicono, lo Spirito Santo era per quei tempi. I miracoli erano solo per quei tempi degli Apostoli". Che cosa dobbiamo dire più? "Era solo tutto per allora?" E allora che stiamo facendo noi oggi qua? Ma le promesse sono solo per un tempo, o come dice la Parola, sono per noi oggi?

Dice Paolo: "Abbiamo bisogno di perseveranza, affinché, fatta la volontà di Dio..."

Così dice la Scrittura. E io non do credito agli uomini. Qualche volta il diavolo si presenta anche attraverso qualcuno che vorrebbe scoraggiarci. No, è inutile che preghi. È inutile che parli di nuovo a quella persona. È inutile che vi affatichiate. Nulla è inutile. Perché se noi impariamo a conoscere il nostro Dio, arriveremo al punto che tanti uomini in un certo periodo della loro vita hanno realizzato finalmente le promesse di Dio, ma per tanti anni non le hanno potute realizzare. Finché la loro perseveranza non è stata premiata, la loro costanza, la loro ricerca nella fede, nel continuare.

E se noi guardiamo a tutti questi esempi: di Abramo, di Mosè, di Davide stesso, ci rendiamo conto che loro hanno aspettato. Ma è arrivato il loro momento, unicamente perché la fedeltà di Dio non può venir meno.

E allora noi crediamo fermamente. Pensate un momento ai giorni nostri: come stanno evolvendo le cose in questo mondo? Se dovesse già tornare Gesù, rapire la chiesa, quante sono le persone che si perdono in questo mondo? Faccio un'approssimazione: miliardi. E il Signore invece, come dice Pietro, non ritarda l'adempimento della sua promessa perché vuole che tutti possano essere salvati. Ma se non tutti, una gran numero.

E proprio noi dovremmo essere fermi nel credere che abbiamo ancora tanti parenti nelle nostre famiglie che non conoscono il Signore. Come li vediamo? E proprio per loro, anche, dobbiamo pregare, perché abbiamo parlato di Gesù. E dobbiamo aspettare che Dio possa fare qualcosa per queste anime, perché non si perdano.

Ora, fratelli, "cercatemi e vivrete". Questa è la Parola di Dio. E su questo dobbiamo fondare la nostra vita. Perché sulle promesse del Signore noi possiamo esperimentare la gloria di Gesù. Amen.