Accrescimento spirituale - Aggiungete alla vostra fede
Noi ti ringraziamo, padre benedetto, ancora per questo tempo di grazia, di libertà nella verità dello Spirito. Ci accostiamo a te nel nome di Cristo Gesù a quel trono di grazia dove possiamo accedere sicuramente attraverso il sangue di colui che ha pagato un caro prezzo.
E ora vogliamo, Signore, darti la lode, la gloria, la benedizione e un ringraziamento dal profondo del cuore per tutta l'opera che tu fai. Oh Signore, giorno dopo giorno, nella nostra vita.
Pregando, Dio Signore, che lo Spirito Santo possa aiutarci, perché il timore di Dio possa seguire la nostra vita, le nostre case, le nostre chiese, le nostre comunità, affinché Cristo in questi tempi si manifesti in mezzo al suo popolo.
Preghiamo affinché fame e sete della tua Parola, O Signore, possano regnare nei nostri cuori anche questa sera. Perché sei tu, Signore, a governare questo tempo. La tua mano benefica si posi su di noi e su quanti non potevano stare in mezzo a noi. Benedici tutti quelli che fanno ricorso alla preghiera con sincerità di cuore.
A te la lode e l'onore, padre, nel nome di Gesù. Amen, amen. Alleluia.
Andiamo a leggere nella seconda Epistola di Pietro, capitolo 1. Leggiamo dal verso 3 al 13:
"Poiché la sua divina potenza ci ha donato tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà, per mezzo della conoscenza di colui che ci ha chiamati mediante la sua gloria e virtù. Attraverso le quali ci sono donate le preziose e grandissime promesse, affinché per mezzo di esse diventiate partecipi della natura divina, dopo essere fuggiti dalla corruzione che è nel mondo a motivo della concupiscenza.
Anche voi, per questa stessa ragione, usando ogni diligenza, aggiungete alla vostra fede la virtù, alla virtù conoscenza, alla conoscenza l'autocontrollo, all'autocontrollo la perseveranza, alla perseveranza la pietà, alla pietà l'affetto fraterno, e all'affetto fraterno l'amore.
Perché se queste cose si trovano in voi abbondantemente, non vi renderanno pigri né sterili nella conoscenza del nostro Gesù. Chi invece non ha queste cose è cieco, è miope, perché ha dimenticato di essere stato purificato dai suoi vecchi peccati.
Perciò fratelli, sforzatevi sempre maggiormente di rendere sicura la vostra vocazione ed elezione. Perché facendo queste cose non inciamperete mai. Così infatti vi sarà ampiamente concesso l'ingresso nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.
Perciò non tralascerò, finché sono in questa tenda, di tenervi desti, ricordandovi queste cose."
È ripetitivo. Infatti, nelle raccomandazioni così lo fu Mosè in Deuteronomio. Rifacendo tutto il percorso dall'Esodo, dal Levitico, ai Numeri, fino al Deuteronomio. Ricordando— perché il Deuteronomio è una seconda narrazione del Vecchio Testamento. Sembra che ci sia bisogno che il Signore ripeta le cose nella nostra vita.
Mi sono ricordato che non è semplice per un bambino accettare un consiglio, un rimprovero, una raccomandazione, e passare subito da questo all'ubbidienza. Come se non avesse mai più bisogno di sentire dire: "La mamma non toccare più questo. Non fare più quest'altro. Non dire più quelle parole."
Tutto questo ci riporta anche a noi. Perché il Signore debba ripetere tante volte le cose che non abbiamo compreso o che non vogliamo comprendere? Ci sono delle differenze in questo.
"Ricordati"—questa era la parola chiave del Deuteronomio. Che Mosè dicesse: "Ricordati il cammino che hai fatto. Ricordati di tutta la strada che hai fatto."
È importante che Pietro dicesse anche lui: "Lo so che sapete già queste cose, ma finché sono in questa tenda, io non smetterò di ricordarvi che queste cose sono importantissime per la vostra elezione."
Dice qua: per la vostra vocazione. Perché la potete rendere salda, stabile.
Ora noi abbiamo bisogno, certamente—credo io, almeno personalmente—ho bisogno che spesso il Signore mi raccomandi e mi dica.
Davide, è un po' la nostra natura quella di dimenticare alcune cose. O pensiamo che le abbiamo già imparate e non abbiamo bisogno che qualcuno ce le ripeta.
Qualche volta succede che qualcuno ti dica sempre una cosa. Mi dici: "E sì, è così!" Come un genitore che dice a un bambino certe cose finché non sono entrate nel cuore e le abbia imparate. In modo che poi non ha più bisogno—almeno in quella cosa—che la mamma o il papà gli dicano le stesse cose.
Quindi questo si tratta anche di perseveranza, di non mollare, di non scoraggiarci. Perché l'intenzione di Dio con noi è anche così grande da farci comprendere che abbiamo bisogno—anche se le sappiamo certe cose—il Signore ci deve ripetere certe cose.
"La sua divina potenza, abbiamo letto, ci ha donato tutte le cose."
Se uno si ferma qua e dice: "Tutte le cose," mi chiedo: come mai tante cose ci mancano? Tante richieste di preghiera non sono adempiute?
Eppure noi dobbiamo sempre capire: che cosa è importante per Dio?
Quando dice l'Apostolo: "La sua divina potenza ci ha donato tutte le cose che appartengono alla vita e alla pietà," quindi ci sono tante cose futili e inutili che Dio non ci concederà. Lui ci darà soltanto ciò che abbiamo bisogno. Le nostre necessità le conosce lui.
Ed è importante che noi sappiamo che le cose che lui ci ha donato—tutte le cose— appartengono alla vita. Non abbiamo bisogno di tante cose che possono essere anche cose materiali che magari noi desideriamo. Ma quello che abbiamo è abbondantemente sufficiente.
Per capire che quello che abbiamo ricevuto è tutto ciò che riguarda la vita. E ciò che riguarda la vita non ha bisogno di altro.
Perché per noi è importante: che la vita—la vita vera—l'abbiamo ricevuta attraverso il sangue di Gesù. E quelle sono le cose durevoli, quelle cose eterne. E Cristo quelle cose ce le ha già donate.
E quanto sia importante che ci fermiamo e ci rallegriamo delle cose che già abbiamo, affinché la concupiscenza della vita non ci porti a desiderare ciò che per noi sarebbe uno svantaggio, un male. Che apparentemente può sembrare un bene, come tante cose di questa vita sembrano buone. Ma non tutte sono utili, dice Paolo.
Non tutti. Ognuno fa la sua esperienza per capire questo messaggio di cui stiamo parlando.
Quindi l'Apostolo Pietro dice: "Tutte le cose che appartengono alla vita, alla pietà, per mezzo della conoscenza di colui che ci ha chiamati mediante la sua gloria e virtù."
E questa chiamata comprende qualsiasi altra esigenza, la completa. Perché gli uomini possono essere padroni del mondo ma non essere chiamati alla vita. E questo è soltanto una grande illusione.
Perciò dice la Scrittura: che l'uomo nel suo stato migliore non è altro che vanità, vapore.
Allora pensate alla cecità di questi grandi della terra che oggi ci pensano essere qualcuno. Sono ciechi. Perché? Perché se avessero un solo pensiero che un giorno tutto finirà per loro, allora forse sarebbero, potrebbero diventare più saggi. Ma l'orgoglio della vita e l'opera che Satana fa in questi uomini è quella che naturalmente li porta molto, ma molto, lontano dalla verità.
Al verso qua leggiamo: "Attraverso le quali ci sono donate le preziose e grandissime promesse, affinché per mezzo di esse diventiate partecipi della natura divina."
Quando noi crediamo fermamente a queste promesse, noi cominciamo a ricevere qualcosa di credibile, una speranza. E nello stesso tempo, quando crediamo, acquistiamo questa natura divina. Noi diventiamo partecipi.
Perché siamo uno con le promesse. Come lo fu Abramo—scusate, come ha detto prima la testimonianza di Maria, che credette a Dio. E ciò gli fu messo in conto di giustizia.
Quindi Abramo divenne partecipe del pensiero di Dio, della natura divina. E non è cosa da poco.
Perché qualche volta noi ci fermiamo alle parole, ma poca riflessione: partecipi della natura divina. Cioè, diventiamo uomini, donne spirituali con la stessa natura del nostro Signore.
Dici tu: "Mai possibile?" Lo dice la Scrittura. Non lo dico io.
Perciò quando parla di rigenerazione, la Parola di Dio parla di un nuovo spirito. E quindi vogliamo, non vogliamo—al di là di quelli che sono i nostri problemi, difetti o di natura— Cristo ha fatto tutto questo per renderci partecipi del suo popolo. Ma non appartenenti soltanto a parole.
Perché quando abbiamo ricevuto lo Spirito Santo, siamo diventati uno. Come disse Gesù nella preghiera in Giovanni 17: "Che siano uno come noi siamo uno."
Uno in che cosa? E in questo che noi dobbiamo ringraziare Dio. Perché siamo stati un popolo appartato. Questo privilegio non lo possiamo ignorare, né disprezzare, né disonorare.
Perché tante volte nella nostra vita noi andiamo avanti come se tutto ci fosse concesso per natura. Invece no. L'opera che Gesù ha fatto per noi è stata troppo grande.
Pietro però vuole dire a questi fratelli: "Attenzione! Però non vi fermate al solo fatto che per la fede avete creduto, come tutti noi abbiamo creduto e siamo stati salvati. Ma adesso si tratta di fortificare il nostro cammino, il nostro pellegrinaggio, mettendo in pratica quello che Pietro dice."
E cioè: che cosa?
"Aggiungete"—questa parola che Pietro dice. E anche per questa ragione, dice al verso 5: "Usando ogni diligenza, aggiungete alla vostra fede la virtù."
Allontanarsi dal male, allontanarsi da tutto ciò che è peccato. "Alla vostra fede fate attenzione. Perché va bene: avete creduto. Però dovete aggiungere la virtù."
E poi va avanti: la conoscenza, l'autocontrollo, la perseveranza, la pietà, l'affetto fraterno, e l'amore.
Ferma qua. Pietro, per dire che cosa? "Attenzione, che queste cose dovete aggiungerle."
Perché se non avete la conoscenza, la pietà, l'affetto fraterno, la perseveranza, la fede rimarrà nuda. Come un albero senza frutto, un albero che non ha foglie. A vederlo soltanto, sembra un albero d'inverno, d'autunno.
Ma il Signore vuole che quest'albero sia rivestito di quella natura visibile a tutti.
Perché dice così—dice al verso 8: "Se queste cose si trovano in voi abbondantemente, non vi renderanno pigri né sterili nella conoscenza del Signore."
Se queste cose stanno in noi, le abbiamo acquisite, e non possiamo pensare che queste cose le possiamo trascurare.
Perché quando noi leggiamo la Parola di Dio—pensate un momento: se a un uomo gli manca l'autocontrollo, potrebbe avere qualsiasi fede. Gli manca l'amore, l'affetto fraterno, gli manca la perseveranza, gli manca la continenza, cioè l'autocontrollo.
Che uomo è mai questo? Che cristiano è mai? Quale figura di figlio di Dio potrebbe mai essere un uomo che è mancante di queste cose?
Domenica abbiamo parlato del buon samaritano. Il suo sentimento era diverso da quello della religiosità.
Il pericolo dei cristiani oggi è cadere nella religiosità, addormentarsi nella religiosità. E quando uno si addormenta nella religiosità, sembra che tutto vada bene e che sta in ordine. Come stava in ordine quel sacerdote, quella levita, che hanno visto quest'uomo mezzo morto. Ma dentro di loro non c'era la pietà. Erano del popolo di Dio, sacerdoti scelti. Eppure non c'è stata compassione.
Allora immaginate che noi passiamo con indifferenza davanti a tutto ciò che ci addolora. Notizie tristi, qualcuno che ha ammalato nella chiesa, e che non sentiamo nessun peso. Oppure qualcuno che si trova nella prova, nel bisogno, e però noi stiamo dall'altra parte —e sono fatti suoi.
"Quella sorella c'ha un problema. Eh, chi la può capire?"
Girarsi dall'altra parte, come hanno fatto questi uomini, è la cosa più terribile che potrebbe mai appartenere a un vero figlio di Dio. Cioè, senza compassione, senza amore per il prossimo, senza prendersi cura.
Come abbiamo letto, come ha detto Pietro—abbiamo detto già domenica: "Gettando su di lui ogni vostra sollecitudine, perché egli ha cura di voi."
Se egli ha cura di noi, perché non dobbiamo avere noi cura degli altri?
"Ama il prossimo tuo come te stesso."
Che significa, se non questo?
Perché pure Giacomo dice: non dite—oppure Giovanni dice: "Non amate a parole, no. Oppure non dite al fratello: Vai, fratello, riscaldati e vai a casa tua, e non gli date ciò che ha bisogno."
Questo non è cristianesimo.
Ora noi stiamo vivendo un tempo dove questa indifferenza regna nel mondo evangelico. Giriamo solo intorno a noi stessi. Sembra che non abbiamo più una grande famiglia intorno a noi.
Eppure io, per esempio, quando mi arriva qualche notizia da quella adozione che ho fatto—con compassione—quel ragazzo è figlio di una madre con cinque figli che la mattina presto si deve alzare per mantenere la sua famiglia. Cinque bambini. E quindi pensate un momento: la necessità e il bisogno. Questa madre che deve fare tutto per questi ragazzi.
Quando gli fai un regalo, ti mandano la foto, come se abbiano ricevuto chissà che cosa. Un paio di scarpe, più o meno, una maglietta. Ti fanno sapere per dire grazie di questo grande dono.
Allora noi, pensando a queste cose, diciamo: "Certo. Noi pensiamo qualche volta che ci manca qualcosa. No. Poi ci sono tanti fratelli, tanta sofferenza nel mondo, dove c'è tanto bisogno."
Questo quando ci arrivano queste notizie, ci lasciano indifferenti? Oppure pensiamo: "Va bene, fratello, passiamo oltre"?
Allora pensate al sentimento che Pietro sta dicendo in questo passaggio.
"Se queste cose"—poi lui continua: "Se queste cose—chi invece non ha queste cose è cieco, è miope, perché ha dimenticato di essere stato purificato dai suoi vecchi peccati."
Quando leggiamo un passo della Scrittura, se non ci mettiamo il cuore per comprendere che lo Spirito ci sta dicendo: "Davide, vedi bene. C'è autocontrollo nella tua vita? C'è compassione? C'è pietà? C'è amor fraterno? C'è perseveranza?"
Guarda se mancano queste cose: tu sei cieco. Vivi nell'illusione. Tu non vivi la realtà. Tu vivi soltanto in un mondo dove sei miope. Cioè, vedi pochissimo, a poca distanza. Non guardi lontano.
Allora prima che succeda questo, esamina bene se queste cose stanno in te. Tu non ti renderai sterile. Ma tu farai sì che la tua vita sarà fruttifera.
Perché Cristo, quando si manifesta attraverso queste virtù, allora c'è una diversità nella nostra vita. Che significa essere luce, sale della terra?
È possibile che non ci possiamo rimproverare niente? Siamo sicuri? È così? Faremmo bene a ringraziare il Signore.
Perché lui dice ancora—perciò—quella parola—no. Perciò che cambia un po' tutto. Al verso 10: "Perciò fratelli, sforzatevi sempre maggiormente di rendere sicura la vostra vocazione e d'elezione. Perché facendo queste cose non inciamperete mai."
È poco credibile. Perché quando guardo me stesso, e spesso ho detto: "Mai mi sono ingannato da solo. Perché il mio vivere non è coerente con la mia vita."
Ma quando la Parola di Dio dice—se queste cose, quello che abbiamo letto prima, tutte quelle virtù stanno in voi—allora rendete sicura la vostra vocazione e d'elezione. Tu senti la certezza che attraverso la Parola di Dio che opera in me, io sento la certezza che la mia elezione è ferma.
E oltre tutto ciò, dice: "Tu non inciamperai mai."
Qualche volta può succedere. La mancanza di autocontrollo ci fa campare in tante situazioni della nostra vita, nelle parole, nei fatti, nelle circostanze, nella testimonianza.
Questo è anche un frutto dello Spirito, no?
E allora per non inciampare, queste cose si devono trovare in me abbondantemente. E devo studiarmi.
Pietro dice invece: "Sforzatevi sempre maggiormente di rendere sicura."
E per sforzarmi, io devo esaminare se queste cose stanno in me. Non mi rendono né pigro né sterile.
La sterilità, sapete che non è una cosa bella, no? Manca qualcosa.
"Così infatti vi sarà ampiamente concesso l'ingresso nel regno eterno di Dio."
Ogni tanto quando leggo questi passi faccio sempre riferimento a quella falsa dottrina: "Salvati una volta, salvati sempre."
E quando leggi i Galati, Pietro, Paolo, queste lettere, dico: "Ma questi uomini illudono se stessi? Oppure non sanno leggere? Oppure sono diventati ciechi?"
"Così infatti vi sarà ampiamente concesso l'ingresso nel regno eterno del nostro Dio."
In questa maniera vi sarà concesso. Come ci potrà essere concesso di entrare dove la nostra natura ci allontana?
Come possiamo il santo o il profano andare insieme nella stessa direzione? I cancelli del cielo saranno aperti per quelli che sono i santi, per quelli che hanno reso sicura la loro vocazione, applicando la Parola di Dio alla loro vita.
Questo ci porta poi da parte di Dio a prendersi cura di noi. Perché quando noi onoriamo il Signore, egli ci onora, aiutandoci.
Quel cantico che abbiamo cantato: "Dio aprirà una via dove via non c'è." Ed è vero.
Qualche volta noi non conosciamo i pensieri di Dio, ma una cosa so—e dovresti saperla anche tu—che Dio ha avuto cura di te da quando? Forse tu penserai: "Da quando mi sono convertito."
Dio si è preso cura di me da sempre, non è così. Non era così.
Quando leggiamo la Parola di Dio, troviamo tutte le risposte alla nostra vita. Però se non è una rivelazione, non ci penseremo.
Io mentre pensavo a queste cose, il Signore mi ha portato al Salmo 139. Perché uno, quando si ferma e riflette, dice: "Ma Dio si prende cura di me? Non oggi che sono solo un figlio di Dio, ma si è preso cura di me da sempre."
E se proprio vogliamo dirlo secondo la Scrittura, Paolo dice: "Siamo stati scelti prima della fondazione del mondo."
Quando tu non esistevi, né io, né tu. Quando il mondo non esisteva, nei pensieri di Dio c'eri tu.
La domanda è: nei tuoi pensieri c'è Dio oggi? E quante volte al giorno pensi a lui? O lui sta nella tua mente, nei tuoi pensieri, nel tuo cuore?
A sentire Davide, ci rallegra. Ci rende gioia. E questo ci fa pensare alla cura che Dio ha per noi.
Dice il Salmo 139 al verso 13: "Sì, tu hai formato le mie interiora. Tu mi hai intessuto nel grembo di mia madre. Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Le tue opere sono meravigliose, e io lo so molto bene.
Le mie ossa non ti erano nascoste quando fui formato in segreto e intessuto nelle profondità della terra."
Mi fermo un momento qua. "Ti ho intessuto."
Penso alla sorella Censina che sa fare ancora oggi cucire un abito da sposa. Abbiamo anche la sorella Clelia che si interessa di cucito. Cucire un abito da sposa, metterlo insieme, fargli tutto quello che sono i suoi ricami, le sue delicatezze, le sue attenzioni— tutte quelle cose che sono per un giorno, ma sono preziose, no?
Allora, se pensate a questa parola che Dio dice a Davide, che lui è stato intessuto nel seno della madre—quando le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto, intessuto nelle profondità della terra—i tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo. E nel tuo libro erano già scritti tutti i giorni che erano stati fissati per me, anche se nessuno di essi esisteva ancora.
Quanto sono preziosi i tuoi pensieri, O Dio! Quanto grande è l'intero loro numero! Da quando si è preso cura di te il Signore? E ha cura oggi. Ma da sempre.
Allora, pensiamo a questo per dire: "Ma quale privilegio? Quale merito? Che cosa ho dovuto fare perché Dio mi mettesse nei suoi pensieri e facesse sì che si prendesse cura già dal grembo di mia madre? Perché tutto andasse secondo il suo ordine?"
Come non possiamo noi ringraziare il Signore per tutto questo?
Ecco perché qualche volta abbiamo bisogno di fermarci un momento, lasciare tutte le attività che sembrano prioritarie nella nostra vita, che non possiamo fare a meno.
Poi il Signore, in qualche maniera, ci ferma sul letto della malattia. E quello che pensavamo non potesse fare nessuno—lo fanno tanti altri—però noi ci fermiamo e contempliamo.
Come dice la Scrittura, che Dio parla anche sul letto della malattia.
È necessario che qualche volta ci fermiamo per riflettere: tutte le cose che Dio sta facendo per noi. Come egli si prende cura di noi. E come noi dobbiamo prenderci cura di noi stessi, affinché quelle virtù che Pietro ci ha insegnato possano rendere sicura, certa, la nostra elezione. E sentiamo pace nel cuore, perché sentiamo di essere approvati da Dio per le opere che lui sta facendo nella nostra vita, attraverso le sue preziose e grandissime promesse.
Amen.