Oltre le apparenze - La vera adorazione
Leggiamo Esodo 32, il passaggio del Vitello d'Oro. Lo leggiamo anche per cercare di capire il contesto. È un passo che conosciamo quasi tutti, penso tutti, di quando il popolo di Dio, dopo essere uscito dall'Egitto, stette 40 giorni senza Mosè, che andava davanti al Signore lassù sul monte Sinai per ricevere quelle che erano le tavole dei 10 comandamenti. E questo tempo parve tanto al popolo che convinse Aronne a farsi un Vitello d'Oro.
Leggiamo dal primo verso: "Ora il popolo vedendo che Mosè tardava a scendere dal monte si radunò intorno ad Aronne e gli disse: Orsù, facci un Dio che vada davanti a noi, perché quanto a Mosè, l'uomo che ci ha fatto uscire dal paese d'Egitto, non sappiamo cosa gli sia accaduto. Aronne rispose loro: Staccate gli anelli d'oro che sono agli orecchi delle vostre mogli, dei vostri figli e delle vostre figlie e portatemeli. Staccò gli anelli d'oro che avevano a loro orecchi e li portò ad Aronne, il quale li prese dalle loro mani e, dopo averlo modellato con il cesello, ne fece un vitello di metallo fuso.
Allora essi dissero: Oh Israele, questo è il tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto. Quando Aronne vide questo eresse un altare davanti ad esso e fece un bando che diceva: Domani sarà festa in onore dell'Eterno. L'indomani essi si alzarono presto, offrirono olocausti e recarono dei sacrifici di ringraziamento. Il popolo si adagiò in gioia per mangiare e bere, poi si alzò per divertirsi."
L'Eterno disse allora a Mosè: "Va, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dal paese d'Egitto, si è corrotto. Si sono presto sviati dalla strada che io avevo loro ordinato di seguire. Si sono fatti un vitello di metallo fuso, si sono prostrati davanti ad esso, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: O Israele, questo è il tuo Dio che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto."
L'Eterno disse ancora a Mosè: "Ho visto questo popolo ed ecco, è un popolo dal collo duro. Ora dunque lasciami fare, affinché la mia ira si accenda contro di loro e li consumi. Ma di te io farò una grande nazione."
Allora Mosè supplicò l'Eterno, il suo Dio, e disse: "Perché, o Eterno, dovrebbe la tua ira accendersi contro il tuo popolo che hai fatto uscire dal paese d'Egitto con grande potenza e con mano forte? Perché dovrebbero gli Egiziani dire: Egli li ha fatti uscire per far loro del male, per ucciderli sui monti e per sterminarli dalla faccia della terra? Desisti dalla tua ira ardente. Cambia la tua intenzione di far del male al tuo popolo. Ricordati di Abramo, di Isacco e di Israele, tuoi servi, ai quali giurasti per te stesso dicendo: Loro, io moltiplicherò la vostra discendenza come le stelle del cielo e darò alla vostra discendenza tutto questo paese di cui ti ho parlato, ed essa lo possederà per sempre."
Così l'Eterno cambiò intenzione circa il male che aveva detto di fare al suo popolo. Amen.
Fin qui è un passaggio famoso. Il popolo si trova ai piedi del monte Sinai. Mosè viene chiamato e il popolo rimane con Aronne. Quello che mi colpisce sono tanti i passaggi. Ma andiamo a vedere perché poi leggeremo anche cosa accade successivamente quando
Mosè supplica il Signore. La sventura è grande, ma quello che era più grave è che il popolo non si rendeva conto.
Noi a volte, spesso ci riconosciamo nel popolo, in quanto persone naturali. E nella nostra naturalezza possiamo vedere come questo racconto può assomigliarsi in tanti aspetti della nostra vita. Il motivo per cui dico questo è perché quando leggo i passi in cui Aronne riceve tutti quelli che erano gli oggetti d'oro e ne fa un vitello, un animale, allora il popolo gli dà anche un nome a questo animale dicendo: è questo l'Eterno? No, è questo il Signore? È questo colui che ci ha fatto uscire dal paese d'Egitto?
Perché non facevano altro che guardarsi intorno e vedere quello che tutti i popoli intorno a loro facevano: statue. Tutti avevano delle immagini. Tutti i popoli che erano idolatri e non conoscevano il vero Dio vivevano così. Sembrava bene loro di fare in questo modo, di crearsi qualcosa che i loro occhi potessero vedere per adorare. E anche se Dio ancora non aveva dato quelli che erano i comandamenti, ancora non c'era la legge (la legge stava per essere data in quel momento, le tavole che Mosè riceveva era l'inizio di quello che il Signore manifestava, avendo cura di tenere un popolo che seguisse l'ordine di Dio), però presto il popolo si sviò.
Pensò che soltanto avere il nome del Signore dalla sua parte fosse necessario. Allora facciamo come gli altri popoli, assomigliamo loro, perché quello che ci dà la differenza è che noi seguiamo il Signore. Noi abbiamo ricevuto il nome. Il nome che avevano all'epoca era Jahvè, era l'Eterno, il nome dell'Eterno. E la nostra forza lo abbiamo letto prima. Ma è soltanto nel nome del Signore? O è qualcosa di più che ci vuole rivelare?
Perché altrimenti, nella nostra ignoranza, come potevano fare all'epoca? Non avevano la Parola, non avevano ancora la Torah e la legge che gli fu data. E allora potevano dire: questo, ma noi non abbiamo fatto nulla di male. Abbiamo soltanto, come gli altri popoli, loro hanno loro dei che non sono neanche dei, ma tu Signore sei colui che ci ha fatto uscire dal paese d'Egitto e ti facciamo anche in onore un qualcosa di prezioso. Perché anche fare un animale d'oro di un certo peso vuol dire quasi dare una riconoscenza al tuo Dio.
Eppure il Signore richiama subito Mosè e dice: "Va, guarda. Mentre tu stai qui il popolo si è già sviato." E il Signore riusciva anche a vedere, perché la natura dell'uomo è questa sin dai tempi di Adamo. Dopo che è subentrato il peccato, noi abbiamo bisogno che sia lo Spirito Santo ad illuminare i nostri occhi, a togliere quel velo, a far sì che non abbiamo dei ragionamenti naturali, a far sì che ogni situazione che capita davanti ai nostri occhi abbia un senso spirituale, che la possiamo esaminare con lo Spirito Santo chiedendolo.
Non fa altro che far dire al Signore: "Guarda, io l'ho già visto questo popolo è un popolo dal collo duro. Io so già che si svia." Anche dopo, quando Mosè sta per morire e il popolo è vicino ad entrare in Canaan, gli dice: "Guarda, io ho visto oltre e so che è un popolo che si svia."
Però sembra che questo passo ha una conseguenza, ed è lì che voglio arrivare. Perché se fa tutto il Signore, e ha già stabilito, e Gesù è morto sulla croce e tutto è compiuto, che cosa dobbiamo fare noi? Noi non dobbiamo fare nulla dal punto di vista materiale, dal punto di vista dei bisogni. Quello che ci chiede il Signore è di camminare con lui. Ed è lo Spirito Santo che giorno dopo giorno parlerà al nostro cuore. Quello è il cammino che ci chiede.
Però quando il Signore ci parla, il nostro carattere viene anche formato. Perché Mosè poteva pure dire: "Bene, cosa posso fare Signore? Hai ragione tu. E il popolo ha ragione, è un popolo duro a comprendere quelle che sono le cose buone, le cose che portano alla vita. E se hai stabilito di cancellarli e vuoi fare di me una grande nazione, fa pure Signore." Poteva anche trasformarsi così la preghiera di Mosè. Ma sembra che quasi il Signore ci porta anche a vedere quando possiamo fare qualcosa da parte nostra. E allora Mosè non si mette davanti a Dio a dire tranquillamente: "Sì, prego Signore, sei stabilito così e la tua volontà falla pure." Ma quasi si oppone. È come se il Signore a volte ci tira qualcosa di più, no? E vuole che, anche se lui minaccia qualcosa, poi vuole suscitare in quelli che realmente hanno capito quella che è l'opera.
E Mosè poi lo dichiara, dice: "Come Signore tu hai stabilito questo, hai stabilito quest'altro. Tu vuoi farti un grande nome tra le nazioni scegliendo un popolo, e quel popolo camminerà nelle tue vie seguendo i tuoi Statuti, e poi li vuoi cancellare?"
Allora ci chiede sempre il Signore di andare oltre, che un senso spirituale, che una rivelazione più profonda possa entrare nei nostri cuori. Non fa altro che rinnovarlo sempre. Era l'Antico Testamento, era la legge. Ci sono anche delle conseguenze. Ci saranno anche delle morti. Perché poi nei passi successivi vediamo che ci sono anche alcuni che cadono, perché il peccato era grave. Però sono tutte raffigurazioni che c'è una guerra da combattere e non ci dobbiamo mai fermare. A volte la carne va tagliata, va recisa, va allontanata. E quelle sono le conseguenze che poi hanno preso il popolo. E ne caddero 3000. Al verso 28 dice che in quel giorno caddero circa 3000 uomini per il peccato che fu commesso.
Però il Signore vuole vedere la predisposizione in uomini e donne che si mettono anche davanti a lui e gli dicono: "Signore tu hai stabilito che farai questo. Come lo farai?" E quando glielo andiamo a chiedere, ci apre anche il cuore, affinché lo fa per mezzo di persone consacrate, per mezzo di quelli che hanno una visione che va oltre a quella che è limitata a quello che i nostri occhi possono vedere. La visione deve andare oltre. Non ci possiamo fermare a quello che abbiamo letto, a quello che ci è stato detto.
Perché se dobbiamo arrivare lì dove il Signore ci ha promesso, se bisogna entrare nel paese di Canaan, per quello che aveva promesso al popolo di Israele, se per noi c'è un posto che Dio ha preparato, un luogo dove non ci sarà più sofferenza e non ci sarà morte, come ci vogliamo entrare? Strappati per i capelli? Presi perché abbiamo fatto quella scelta un giorno? Ed è stato come abbiamo scelto per il bene. Ma c'è di più. Di più del bene c'è il meglio. Tante volte l'abbiamo sentito dire anche da fratelli che hanno predicato, delle rivelazioni più profonde: dobbiamo scegliere per il meglio.
E se qui il Signore non avesse sbagliato (perché ogni parola che viene dalla sua bocca è la verità) e avesse sterminato quel popolo (perché era un popolo che si era completamente sviato), però il Signore aveva riservato il meglio. E Mosè l'aveva scoperto perché chiedendo quello al Signore. Sì, nelle cadute non ci sarà mai una punizione. Quando sbagliamo, sicuramente le conseguenze di quella caduta si faranno sentire. E tante volte lo abbiamo anche sperimentato nelle nostre vite. Però il Signore quelle ferite che si vengono a creare le fascia, le guarisce, le tocca e parla all'intimo del nostro cuore.
Quando possiamo realizzare, come lo realizzò Mosè, che quello che stava per fare il Signore era sicuramente giusto. Ecco la giustizia. Però se pensiamo a ciò che è giusto, nessun uomo potrebbe scampare. Non c'è nessun giusto, neppure uno, dice la Parola. Ma se pensiamo che c'è una giustificazione, allora possiamo vedere che un giusto ha pagato per tutti quelli che non potevano ottenere la giustizia da loro stessi.
Quando Gesù sulla croce dice che è tutto compiuto, non vediamo altro che come Mosè lo fece. Anche Gesù si è messo davanti all'ira di Dio affinché noi scampassimo. E questo è il messaggio che il Signore ha messo nei nostri cuori anche questa sera. E avendo grazia di poterlo condividere, che ancora Dio ce lo possa rivelare più in profondità. Questa è la nostra preghiera. E anche questa sera lo vogliamo ringraziare con tutto il nostro cuore. Amen, amen.
Così possiamo andare avanti e chiudere il servizio. Ci alziamo in piedi. "La tua Parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio osservare i giusti tuoi giudizi. La tua Parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio discernere i giusti tuoi giudizi." Alleluia!
Signore, noi ti ringraziamo anche di questo tempo. Ti ringraziamo per la tua Parola. Ti ringraziamo perché possiamo venire davanti a te con un avvocato giustificato. Signore, tutto il nostro peccato l'hai appeso su quel legno. È morto per noi e tu ci hai dato una nuova vita. E non serviamo più al peccato ma serviamo te. Sì, Signore, siamo stati dati a te. Tu ci hai acquistati a caro prezzo. Hai dato il tuo figliolo. E noi anche stasera lo vogliamo ricordare alle anime nostre, che non viviamo più per noi stessi ma per te.
Signore tu che hai posto davanti a noi una meta da raggiungere, tu Signore che ci hai liberato da ogni catena, da ogni malvagità, da tutto ciò che ci teneva legati, noi ti ringraziamo Signore perché in questo tempo possiamo riconoscere che la tua mano benefica si è posata su ognuna delle nostre vite.
Grazie Padre perché anche stasera posso mettere tutto nelle tue mani. Questa assemblea Signore, ogni fratello, ogni sorella qui presente, Signore, guidaci al ritorno alle nostre dimore. Ancora metti in noi la tua Parola. Proteggici col sangue tuo prezioso nel nome di Gesù.
Noi ti ringraziamo Padre. Ti ringraziamo con tutto il nostro cuore. Ancora ti chiediamo: rimani, sia la tua Parola ad accompagnarci nel nome di Gesù. Amen, amen. Signore ci benedica.