Fiducia in Dio di fronte ai giganti

Vogliamo leggere nella Parola del Signore il libro di Secondo Cronache al capitolo 7:

"Allora lo Spirito di Dio investì Azaria, figlio di Oded, che uscì a incontrare Asa e gli disse: Asa e voi tutti di Giuda e di Beniamino, ascoltatemi! L'Eterno è con voi quando voi siete con lui. Se lo cercate, Egli si farà trovare da voi, ma se lo abbandonate, egli vi abbandonerà. Per lungo tempo Israele è stato senza il vero Dio, senza sacerdote che insegnasse e senza legge, ma nella loro avversità sono ritornati all'Eterno, il Dio di Israele. L'hanno cercato ed egli si è lasciato trovare da loro. In quel tempo non c'era sicurezza per quelli che andavano e per quelli che venivano, perché tutti gli abitanti dei paesi erano in grande agitazione. Una nazione era schiacciata da un'altra e una città da un'altra, perché Dio li affliggeva con sventure di ogni genere. Ma voi, siate forti e non lasciate che le vostre braccia si indeboliscono, perché il vostro lavoro sarà ricompensato."

Amen. Questo racconto nasce dal fatto che questo re—Asa—il cui nome significa medico o guaritore. Questo è il nome, il significato di Asa. Tornò da una grande battaglia. Quella battaglia fu grande perché l'esercito di Giuda dovette combattere contro un milione di Etiopi. Un milione di Etiopi! Potete immaginare che se questi si mettessero sulla strada, non so dove arriverebbero. Un milione di persone: solo a contarli ci vuole giorni! Quindi questo popolo salì per poter combattere contro Asa.

Ma quando Asa si rese conto che erano così numerosi—c'era un gran numero di uomini che non si poteva nemmeno contare—allora dice la Scrittura al verso 11 del capitolo 14:

"Allora Asa gridò all'Eterno, il suo Dio, e disse: O Eterno, non c'è nessuno all'infuori di te che possa venire in aiuto nel combattimento tra uno potente e uno che è privo di forza. Soccorrici, o Eterno nostro Dio, perché noi ci appoggiamo su di te e andiamo contro questa moltitudine nel tuo nome. O Eterno, tu sei il nostro Dio. Non permettere che l'uomo prevalga su di te."

Amen. Allora, quando Asa si è reso conto di avere davanti un nemico più forte di lui, ha gridato al Signore. E l'unica cosa che poteva fare—l'unica cosa che possiamo fare quando il nostro avversario viene come una fiumana—lo spirito dell'Eterno lo caccia via. Ma è necessario però che facciamo come fece quest'uomo: gridò al Signore, si appoggiò sull'Eterno.

Non voglio sentire nella chiesa tra i fratelli questa situazione: "Non cambierà mai. Quella persona non si convertirà mai. Quel fatto non potrà mai più succedere. Non credo lo vedremo con i nostri occhi."

Giobbe fu categorico quando disse: "Io so che tu puoi tutto."

Ma quale conoscenza abbiamo del nostro Dio noi, per poter dire: "Non c'è speranza"? Come, non c'è speranza? E che conoscenza di Dio hai tu? Chi è il tuo Padre? Non è capace di convertire una persona che tu ritieni che no, non cambia? Non è capace di capovolgere una situazione così difficile? Non è capace di guarire una malattia dove i medici ritengono che non si può fare di più?

Che cos'è che Dio non può fare? Lui stesso dice: "È forse il mio braccio troppo corto per salvare? Il mio orecchio per udire?"

Il nostro Dio, dice la Scrittura, non dorme e non sonnecchia. Quindi non abbiamo, tante volte, un'idea di colui che è il creatore di tutte le cose. Forse colui che chiama le stelle per nome—e le stelle sono miliardi—no, per nome, a una a una le chiama tutte per nome, miliardi di stelle. Forse non è capace di portare il cuore di un tuo parente—un marito, una moglie, un figlio—che sono incalliti, che non vogliono saperne nulla, che si comportano in maniera spregevole, qualche volta? Che idea abbiamo del nostro Dio?

Qui c'erano un milione di Etiopi. Non si possono contare tante persone. Solo perché lo Spirito Santo ci dice che erano un milione, ma non dovete pensare che Asa sapeva quanti erano. Ha visto soltanto un mare di persone. E l'unica cosa che poteva fare è gridare al Signore. Ma con una convinzione—è quella che qualche volta manca ai cristiani oggi—quella di dire: "Signore, non c'è nessuno all'infuori di te che possa venire in aiuto nel combattimento tra uno potente e uno che è privo di forza."

Questa era la convinzione di questo re, di quest'uomo. Lui dice: "Non c'è differenza."

Perché noi abbiamo gli occhi naturali e sappiamo che fronteggiare un milione di persone in battaglia per noi non è possibile. Fare questo ragionamento? Ma perché sta dicendo Asa "non c'è differenza"? Ora tu immagina che l'altro—quella persona che hai davanti per anni e anni—non ha voluto mai capire niente delle cose di Dio e si è fermato lì nella sua posizione. E allora, in quel caso, conviene: quando noi pensiamo che l'altro non cambierà, o la situazione non cambia, o c'è un problema che non sarà portato avanti— conviene non fare più nessuna preghiera? Per le cose che poi noi crediamo non succederanno mai? Perché così offendiamo il nostro Dio. Non solo per la nostra poca fede, ma perché pensiamo che, come dice il profeta: "Voi pensate che io sono come voi, e non è così!"

Se non cambiamo questo modo di ragionare, di pensare—proprio quel rinnovamento della mente—questi sono i giorni dove la chiesa si è lasciata andare a non credere più a un Dio che fa prodigi, segni, miracoli. Con la nostra bocca sappiamo dire soltanto che egli è l'Eterno e non cambia. È lo stesso ieri, oggi e in eterno. Con la nostra bocca noi sappiamo dire tante cose.

E questi sono i tempi in cui ci sono tante persone istruite, colte, che conoscono la Parola, che si sono fatti apostoli, profeti, pastori—tutto da soli—e hanno portato avanti perché hanno tanta conoscenza. E certi prendono il versetto di Daniele che dice: "Negli ultimi tempi la conoscenza aumenterà." E questa conoscenza però aumenta in maniera negativa. Perché, tornando indietro, noi vediamo che abbiamo lasciato le cose più importanti, le cose più semplici.

"Non c'è differenza," ha detto Asa al Signore, "fra uno che ha poca forza e uno che è potente."

È normale, no? Aveva davanti a sé i suoi padri, i suoi nonni, i suoi bisnonni. Davide—che forza aveva? Era come un ragazzino dei nostri giovani che stanno crescendo, un adolescente. Ma davanti a sé aveva una persona che era alta tre metri. E non abbiamo idea tante volte quando ti trovi una persona così grande. Qual è l'esito della battaglia? Due più due fa quattro.

È come se in questo momento dicessi: "Fratello Francesco, no? Dì, Francesco, vieni avanti." Poi chiamerei mio nipote Davide, lo farei venire avanti e direi: "Adesso dovete combattere." Con la tua razionalità, chi dici che vince? Davide, che ha 10 anni, che è esile? No. Il guerriero, che è bello piazzato? Allora, fratello Francesco, che è alto più di 1,85—non lo so quanto sei tu—dici: "No, dai, fratè, non giochiamo con queste cose." È normale. Ma così era anche con Davide e Saul.

Ma tu sei un ragazzino, lui è un guerriero fin dalla sua nascita. C'è la differenza. Però fra Saulo e Davide che Davide riteneva—come Asa—che non c'era differenza fra lui, che era un giovinetto, e il gigante. Perché? Perché Davide confidava nel suo Dio. Conosceva il suo Dio. E davanti a lui, i giganti erano nani, mignon. Perché lui vedeva che il suo Dio era un Dio grande, immenso, infinito.

Ecco che cos'è la fede. E se noi abbiamo trascurato questo principio cristiano biblico, dove riteniamo che è difficile—certo, è difficile—ma non impossibile al nostro Dio. Che noi riteniamo che la cosa sia difficile, lo facciamo subito? No. Pensiamo così. Lo pensò pure Samuele quando doveva scegliere uno dei figli di Isai. Vide Eli, il più grande dei fratelli, che era più alto di una spalla degli altri, e disse: "Questo è il re che si è scelto."

Ma anche i profeti si sbagliano. E quindi non era quello. Il nostro Dio ha un modo di fare diverso da noi. Come noi pensiamo, come noi agiamo, come noi immaginiamo che la cosa deve andare. Ecco perché è importante che sappiamo che Asa dice:

"Soccorrici, o Eterno nostro Dio, perché noi ci appoggiamo su di te."

Se tu ti appoggi sul tuo discernimento, sulla tua sapienza, naturalmente penserai che la cosa non cambia. La speranza si smarrisce. Non c'è più. Perché? Perché tu ti appoggi su te stesso, pensando che questa cosa non si può fare. E abbiamo limitato la forza e la potenza del nostro immenso Dio onnipotente, Dio che cambia le cose e le chiama come se non fossero.

Questo è il nostro Dio. Allora, io credo sia opportuno che noi cominciamo a capire che ci dobbiamo appoggiare sul nostro Dio. Lui è la nostra forza, il nostro sostegno. Vogliamo trovare altri termini? Ci sono tanti: il nostro scudo, la nostra Rocca, il nostro fondamento. Possiamo andare avanti. Ma appoggiarsi sul Signore è l'unica cosa che possiamo fare davanti a situazioni difficili.

E tante volte nella nostra vita si presentano proprio per questo: proprio perché Dio possa dire: "Adesso vediamo che cosa pensi, che cosa fai."

"Soccorrici, o Eterno, noi ci appoggiamo su di te e andiamo contro questa moltitudine nel tuo nome. O Eterno, tu sei il nostro Dio."

E solamente a quella parola—di sapere che il nostro Dio è il creatore di tutte le cose, è onnipresente e onnisciente, e la sua sapienza è infinita—allora c'è qualcosa di meraviglioso. Segue da Abramo: "C'è qualcosa di molto difficile per me? Dimmelo tu!" Se lo ha detto ad Abramo, quando Abramo disse: "Ma io, Signore..." Non c'è niente di difficile per il Signore. L'unica difficoltà lui la trova nella nostra fede, che è meno di un granello di senape, qualche volta. E abbiamo bisogno di credere. Anche se preghiamo un'ora, ma crediamo zero, a che serve la preghiera?

E veniamo al nostro passo continuando. Lo spirito di Dio investì Azaria, uomo forte e figlio di Oded. Incontrò Asa quando tornava da questa grande battaglia, da questa vittoria, e disse queste parole:

"Ascoltatemi! L'Eterno è con voi quando voi siete con lui. Se lo cercate, Egli si farà trovare da voi, ma se lo abbandonate, egli vi abbandonerà."

E quanti cristiani oggi non riescono più a camminare nelle vie di Dio, e l'hanno abbandonato? No, fratello, noi non l'abbiamo abbandonato! Ma sì, dai! "Ah, ho capito perché tu vieni in chiesa? Ho capito perché la Bibbia sotto il braccio? Ho capito perché un giorno ti sei battezzato e ti sei dichiarato cristiano evangelico."

E poi possiamo aggiungere tutto quello che vogliamo. Ma qua dentro non c'è più Dio. Non c'è più. Anche il popolo di Israele era un popolo scelto, ma per lungo tempo hanno abbandonato il Signore. Ma era sempre il popolo di Israele, e tutti potevano dire: "Il loro Dio è quel Dio." Ma il popolo aveva il cuore da un'altra parte. E a che serve essere cristiani e non seguire Cristo?

Dice da qualche parte: "Sarebbe meglio non averlo mai allora."

Se voi lo cercate—questa è la certezza—non sono le parole di un uomo, non c'è una condizione o un condizionale. Dice soltanto: "Se lo cercate, Egli si farà trovare."

Non dice: "Forse si farà trovare." Ma dalla certezza: chi cerca il Signore lo trova nella sua vita, lo trova nella sua famiglia, lo trova nel suo cuore, nel senso che trova in lui il cambiamento di se stesso. Perché questo è il risultato di un cercare l'Eterno.

E il profeta dice: "Cercatemi e vivrete. Cercatemi, lo si può trovare," dice Isaia. "Cercate l'Eterno mentre si può trovare."

Se uno cerca Dio, come fa a smarrirsi nella fede e a perdere la speranza? Se ha comunione, conosce il suo Dio. Perché lo cerca. Non deve andare per la campagna a trovarlo dietro qualche albero. Lo deve cercare nel suo cuore. Lo deve trovare nel suo cuore. Questo dice la Scrittura.

Abbiamo sentito domenica mattina in quello che dice Giovanni, nel discorso della Vigna: "Dimorate in me e io dimoro in voi." Questa è la certezza della Parola.

Ma se non crediamo nemmeno a quello che il Signore ha detto, faremo esattamente un grande errore.

Ma Dio onora tutti quelli che lo onorano e che hanno timore di Dio. Quindi, qui troviamo davanti a noi un discorso interessante che non dobbiamo abbandonare il Signore.

Ha detto prima la sorella Censina: "Il Signore non mi ha mai abbandonato," e ci vorrebbe che noi pensiamo, nelle difficoltà, nello scoraggiamento, nella prova, come se Dio ci avesse abbandonato. "Signore, ma dove sei?" Questi erano le parole di Giobbe.

Ma Dio non ci ha mai abbandonato. Però, la Scrittura dice al verso 4 del capitolo 15:

"Ma nella loro avversità sono ritornati all'Eterno, il Dio di Israele. L'hanno cercato ed egli si è lasciato trovare."

Chi cerca trova. E sa aperto a chi bussa. Quindi, chi l'ha cercato l'ha trovato. Hai fatto questa esperienza? Penso di sì. Ma se adesso l'hai abbandonato, rimettiti in cammino. Vedrai che se lo cerchi, egli tornerà con una nuova sostanza, con una vitalità diversa. Vedrai che non è miseria, ma benedizione di credere che Dio è potente da cambiare prima te stesso. Perché questo è il risultato del cercare il Signore.

Quando noi un risveglio da dove comincia? Se non da noi stessi. Da chi prega, da chi lo cerca. Non lo possiamo desiderare dagli altri. Perché così ci dice la Scrittura da qualche parte. O no, o mi sto sbagliando?

Dice dove? Fratello, e lo leggiamo sempre: "Secondo Cronache 7:14: Se il mio popolo— la condizione che se il popolo suo, il popolo di Dio, fa quello che—non c'è bisogno di ripetere—allora io faccio cose grandi. Ma dipende dal mio popolo, ha detto il Signore. Se il mio popolo non mi cerca, io non faccio niente. E forse se faccio qualcosa, la faccio con qualcuno che nemmeno pensate o immaginate."

Ma, cari fratelli, l'amore di Dio si manifesta proprio in questo: nel farci comprendere attraverso la Parola che egli può destarci, può aprirci gli occhi, ci può dire qualcosa che adesso non riusciamo a comprendere, ma lo comprenderemo certamente.

Quando lo Spirito del Signore fa—come ha fatto con questo profeta—Asa, quando ha sentito il profeta, ha preso forza. Si è incoraggiato a quelle parole, a quella promessa: "Se voi lo cercate, Egli si farà trovare." Ha cominciato a fare una grande pulizia in Giuda. Ha tolto gli altri luoghi, l'idolatria. Anche dismesso sua madre, la regina. Ha detto: "Tu non puoi essere la regina, perché la madre si era fatto un idolo. Quindi, aveva anche il coraggio di dire alla madre: Togliti e fatti da parte."

Un po' come Gesù ha detto a sua madre: "Donna..."

Allora qui vediamo soltanto un uomo che aveva un interesse: quello di fare la volontà del Signore e di andare avanti. Si impegnarono quindi con un patto a cercare l'Eterno, il Dio dei loro padri, e con tutto il loro, con tutta la loro anima.

Quando hanno visto questa benedizione, questo risveglio—che Dio era con loro—si impegnarono veramente a dire: "Ma veramente vale la pena cercare il Signore. Non girare sempre intorno a te stesso, ai tuoi affari, alla tua vita, a ciò che è naturale. Lo spirituale prevale, mentre il naturale è soltanto una conseguenza di quello che Dio ci ha dato."

"Ma voi, siate forti e non lasciate che le vostre braccia si indeboliscono, perché il vostro lavoro sarà ricompensato."

Ma quante promesse vogliamo trovare ancora nella Parola di Dio? È anche questa una promessa, no? Certo che è una promessa!

"Siate forti, siate forti! Basta la negatività. Mettiamo in pratica la nostra fede. Cominciamo a credere che il nostro Dio è sempre lì, è sempre presente. Ma il cambiamento non dipende da lui. Dipende da me. Dipende da noi."

Perciò dobbiamo essere forti e non scoraggiarci. Non dire: "Non ce la possiamo fare. Non c'è nessun cambiamento. Le cose vanno sempre lo stesso." No! Devi soltanto dire: "Signore, tu hai detto che il nostro lavoro sarà ricompensato. Quale lavoro?"

Cominciamo con la comunione, con la preghiera, con la Parola di Dio, con tutto ciò che concerne l'Evangelo. Questo è un grande lavoro. E quel lavoro è ricompensato. Perché il lavoro della preghiera, della lettura della Parola, è un grande lavoro. È il più difficile di tutti i lavori. Perché fare i lavori pratici della nostra vita—lì dove sta il nostro cuore—lo facciamo dalla mattina alla sera, anche se ci stanchiamo. Ma lo facciamo perché ci impegniamo a questo. Ma quanto riguarda il cercare il Signore? È un lavoro troppo faticoso, troppo difficile. Eppure! Eppure!

Concludo: Dio disse ad Abramo—sentite queste bellissime parole che noi sentiamo nella Genesi, quello che Abramo sentì con i suoi orecchi al capitolo 17, verso 6 e 7 di Genesi:

"Renderò grandemente fruttifero, quindi ti farò divenire nazioni, e da te usciranno dei re. Io stabilirò il mio patto fra me e te e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione. Sarà un patto eterno—attenzione adesso—impegnandomi, Dio si impegna con noi. Si è impegnato con te. Lo sai che si è impegnato con te? No. Il suo impegno è fuori dalla nostra portata, dalla nostra ragionamento. Impegnandomi ad essere il tuo Dio, il Dio della tua discendenza per sempre."

Al solo pensiero di capire che l'Onnipotente Dio si è impegnato, perché non ci impegniamo pure noi a cercare il Signore?

Cioè, quando Dio prende un impegno—diversamente da noi che poi lo lasciamo—noi diciamo: "È troppo faticoso. Non ce la faccio più. Non ho il tempo. Non sento l'umore di poter fare." No!

Dio dice: "Io mi impegno con te!" Dice ad Abramo: "Impegnandomi di essere il tuo Dio." Lui si è già impegnato. È già il nostro Dio. E questo impegno è importante che noi comprendiamo.

Quando tu ti impegni con una persona, metti il tuo tempo, la tua passione, la tua volontà, tutto quello che concerne per essere poi compreso dall'altra parte. Una cosa seria, un impegno!

E se Dio si è impegnato con te—noi che facciamo? Trascuriamo questo impegno che lui ha preso? Ha lasciato il cielo, è venuto sulla terra. Mentre eravamo ancora nel peccato, gli si è dato e ha preso quell'impegno di darci una promessa e di dirci: "Io non ti lascerò e non ti abbandonerò."

Questo ho fatto. Ma questo è il nostro Dio. Ma che idea pensiamo? Ah, ma non ce l'abbiamo, questa idea! Non ce l'abbiamo. Perché non abbiamo più il tempo. Non c'è più il tempo di cercare l'Eterno. Forse mi sto sbagliando. Ma quelli che si prendono il tempo riusciranno. Come Dio ha detto ad Abramo: "Io ti renderò fruttifero." Perché quelli che si prendono impegno si vede nel loro frutto, nella loro vita, nel loro cambiamento, nel progresso spirituale, in tutto quello che concerne le cose che non si vedono—cioè le cose che Dio ha messo davanti a noi—e le promesse del Signore non sono solo per un tempo. Le promesse del Signore sono per sempre.

E noi dobbiamo aggrapparci a quelle promesse come un'ancora sicura e ferma. Amen.

Padre, noi ti ringraziamo perché la tua Parola è quella che dà vita al nostro cuore, alla nostra anima. E vogliamo che lo Spirito Santo sia misericordioso verso ognuno di noi, perché possiamo cercarti del continuo, Signore, impegnandoci con tutto il cuore, sapendo che tu, quando ti cerchiamo, ti fai trovare. Perché tu sei un Dio fedele e verace. E noi vogliamo, Signore, stimare tutto ciò che nella tua natura—oh, Signore—perché della tua natura tu ci hai fatto partecipi.

O Signore, facci grazia, perché la tua chiesa si risvegli, abbandoni tutto ciò che è superfluo, Signore, che non è fruttifero. Ma che possiamo, Signore, prosperare nelle tue vie, e che il nostro cuore sia unicamente per te, solo per te.

O aiutaci, tu stesso, Signore, col tuo spirito. Aprici la mente, il cuore, per comprendere che il tempo è vicino, i tempi sono maturi.

Oh Signore, fai grazia, perché le tue promesse si realizzino nella nostra vita, che possiamo essere zelanti, ferventi nell'opera tua, pregando del continuo, perché Cristo sia magnificato in mezzo a noi.

A te, padre, la lode e la gloria, la benedizione nel nome di Gesù. Amen, amen, amen. Dio ci benedica.