Fiducia nei piani di Dio

Quando Dio vuole farci comprendere qualcosa, usa vari modi per raggiungerci. Ecco perché ha fatto questo con Giuseppe. Giuseppe stesso, dopo che i fratelli hanno riconosciuto chi era lui, ha detto: "Non è stata colpa vostra perché mi avete venduto come schiavo. È Dio. Sembra assurdo, no? Ma è Dio che ha voluto questo, perché io vi potessi salvare - salvare la vostra vita dalla carestia, dalla fame - e rimanga un residuo del Popolo d'Israele".

Allora tu dici: ma perché tutto questo percorso? Tutte queste sofferenze di Giuseppe e poi anche tutta questa gloria? I piani di Dio non sono in discussione, solo perché noi abbiamo il nostro modo di vedere le cose. Dio aveva preparato ogni cosa nella sua sovranità per il loro bene.

Anche gli ebrei potevano dire: "Signore, è una strada breve dall'Egitto a Canaan. Perché tutto questo deserto?" Ma i piani di Dio, chi li può mettere in discussione? Il Signore dice: "Ve lo dico io". Perché, come sentiamo nelle Scritture in Deuteronomio: "Io vi ho fatto attraversare il deserto per il vostro bene. Sì, per il vostro bene, per modellarvi, per fare esperienza di quello che c'è nel vostro cuore".

Dio ha un fine, uno scopo che noi qualche volta non comprendiamo. Si ripetono le parole di Gesù: "Lo comprenderai dopo".

Che cosa ci vuole insegnare questa mattina? Che siamo sottomessi alla volontà di Dio e alla Croce. Accettiamo tutto quello che noi abbiamo cantato: qualsiasi cosa, Egli è Dio. Basta. Dobbiamo chiudere così. Non possiamo andare avanti altrimenti.

Abbiamo un'altra storia: Paolo. Negli Atti al capitolo 9, Paolo viene atterrato sulla via di Damasco. Non capisce. Gli viene detto: "Vai, e ti sarà detto". Poi c'è un altro fatto strano: Dio parla a un certo uomo, un vecchio discepolo che si chiama Anania. "Vai, perché c'è un certo uomo chiamato Saulo. Vai e prega per lui".

Ma Anania, essendo anche un uomo spirituale, deve dire al Signore: "Signore, ma non è che ti stai sbagliando? Perché quest'uomo ha incarcerato tanti fratelli a Gerusalemme. Ha fatto tanto male ai fratelli!".

E il Signore dice ad Anania: "Vai". Anania ubbidisce. Ma in quel momento non aveva capito. Il Signore gli dice: "Costui sarà uno strumento nelle mie mani. Per mezzo di lui, io porterò l'Evangelo ai re, ai governanti".

Anania capisce che il piano di Dio non si può discutere nella nostra logica umana. E quante volte noi abbiamo bisogno di comprendere questo!

Vogliamo un altro esempio? L'apostolo Pietro è in preghiera. Stava digiunando. Poi a mezzodì ebbe fame e vide questo lenzuolo - lo sappiamo - grande, dove c'erano tanti animali. E una voce gli dice: "Pietro, ammazza e mangia". E lui risponde: "Mai, Signore! Perché nella mia bocca non è entrato mai nulla di impuro. Non lo posso fare".

Per la seconda volta sente la voce: "Pietro, ammazza e mangia. Non discutere. Quando io do un ordine..." In parole povere, gli ha detto il Signore: "Le cose che io rendo pure, tu non le rendere impure".

E Pietro non capiva. Poi il lenzuolo si chiude e si ritira. Ma quando ha capito Pietro? Quando è arrivato il momento che questi uomini, da parte di Cornelio, sono venuti. E lui ha capito: sono gentili. Ecco perché lui dà la spiegazione alla Chiesa: "Avevo questa visione degli animali prima, perché poi il Signore mi ha fatto vedere che non posso chiamare nulla impuro - nemmeno questi uomini che hanno ricevuto una fede come la nostra".

Mettersi nelle mani di Dio è qualcosa che dobbiamo esperimentare. Perché dobbiamo credere che noi non apparteniamo a noi stessi e che Lui si prende cura della nostra vita anche quando attraversiamo una tempesta, un mare imburbanzato, una burrasca.

A proposito di questo mi sono ricordato di aver letto una storia di un uomo che con degli amici hanno pensato di fare un viaggio con una barca grande - una specie di gita. Ma poi a un certo punto arriva il momento che questa barca, con una grande tempesta, affonda. Muoiono i suoi amici e lui rimane da solo su quest'isola. Si salva. Si nutre dell'erba, dei frutti che c'erano su quell'isola, della pioggia, di quello che aveva. Insomma, era in vita.

Non avendo nessuna speranza, si costruisce una capanna. E poi accendeva il fuoco per riscaldarsi. È una notte inoltrata. Lui sente un rumore, una luce ancora più forte. Apre gli occhi e quella capanna era in fiamme. Si sveglia e comincia a gridare: "Signore, perché te la sei presa con me? Perché avevo perso tutto - la famiglia, i miei figli, mia moglie - non c'ho più niente. Sono da solo. Avevo fatto questa capanna. Eppure questa non è la prima volta che gli uomini se la prendono con Dio".

Tu te la sei presa mai con Dio? Non lo so. Non ti sei mai chiesto: "Signore, perché tutti a me? Uno dietro l'altro?"? Va bene, lasciamo stare.

Allora quest'uomo - il fatto che pensi che Dio esiste e che Dio ce l'abbia con lui - dà la colpa a Dio per l'ultima cosa che aveva costruito con affanno: la capanna. Arriva la mattina presto e vede una nave. Lui si avvicina. La nave era arrivata. Chiede al comandante: "Perché vi trovate così vicini a quest'isola?". E il comandante dice: "Ma nell'oscurità abbiamo visto un fuoco, una fiamma che bruciava. Abbiamo pensato: forse c'è qualcuno su quest'isola. E siamo venuti a vedere".

Quando l'uomo ha sentito questo, è caduto in ginocchio. Ha pianto così tanto. Per dire: "Me la sono presa con Dio. Ma quella capanna in fiamme era un segnale della mia salvezza!". Lui ha pensato fosse una catastrofe. Ma anche Giuseppe ha pensato così. "Che cosa è la mia vita? Che cosa i miei sogni?" Anche Davide ha pensato: "Sono stato unto. Mi tocca correre davanti a Saulo e rischiare la vita".

I piani di Dio, fratelli - noi non li capiamo al momento. Vorremmo capirli. Ma Dio si prende il suo tempo. Per capire: hai fiducia in me o no? È necessario che io ti spieghi ogni cosa? Oppure vuoi fare la mia volontà?

È importante che noi sappiamo queste cose - quanto sia per noi utile capire e avere fiducia. Paolo aveva deciso di passare attraverso un certo luogo per evangelizzare. Noi vediamo, fratelli, che qualche volta pensiamo che tutto è lecito e che tutto ciò che facciamo per il Signore sia nella sua volontà. Ma non è così. Anche Paolo aveva delle buone intenzioni. No?

La storia che noi sappiamo è al versetto 6 e al capitolo 16 degli Atti degli Apostoli. Al versetto 6 dice: "Mentre attraversavamo la Frigia, la regione della Galazia, furono impediti dallo Spirito Santo di annunziare la Parola in Asia".

Ora immagina un momento: tu e io e tutti noi decidiamo di fare una campagna evangelistica. E diciamo: "Dove andiamo? A San Vito? A Monterone? A Francavilla? Va bene, fratelli, facciamo così. Passiamo per ogni paese". Allora abbiamo preso una decisione. Per fare che cosa? Per fare qualcosa che il Signore ci ha comandato: "Andate e portate l'Evangelo a ogni creatura". Stiamo evangelizzando. Ci sembra normale farlo. Perché dovremmo trovare impedimenti? Perché il Signore dovrebbe impedirci di non andare in un tale paese?

Questo è successo per nostro ammaestramento. Perché così sta scritto: lo Spirito Santo impedì a Paolo di andare in quella regione. Eppure Paolo aveva deciso di evangelizzare, di portare la Parola di Dio.

Giunti ai confini della Misia, dice al versetto 7: "Essi tentavano di andare in Bitinia, ma lo Spirito non lo permise loro".

Perché lo Spirito non lo permise? Perché Paolo capì che era un impedimento da parte dello Spirito Santo. Perché Paolo aveva l'orecchio esercitato alla voce dello Spirito Santo. Diversamente, quando avesse trovato un ostacolo, l'avrebbe scavalcato. Come sarebbe andata a finire? Poteva Paolo dire: "No, io lì voglio andare".

Quando prendiamo delle decisioni, dovremmo stare molto, molto attenti. Perché qualche volta potremmo arrivare come quell'uomo a prendercela con Dio quando le cose non vanno bene. Ma ci siamo noi messi nei pasticci. Qualche volta abbiamo fatto qualche incidente con la macchina e il Signore avrebbe dovuto dirci: "Ma io non te l'ho comandato di ritrovarti in quel posto, in quel luogo dove non dovevi stare!". E noi qualche volta non lo capiamo. Perché possiamo pure dire: "Ma come, Signore? Stiamo lavorando per te".

Sapete quella famosa storia che abbiamo raccontato più di una volta? Riguardo a David Wilkerson. Quando, dopo il suo grande successo, avrebbe voluto fare una campagna evangelistica in un certo luogo. Perché aveva un grande progetto nel cuore - fare un parco per i credenti, per i bambini, un luogo, costruire. E raccoglieva fondi dappertutto.

Poi a un certo punto, quando si trovava per fare questa campagna evangelistica, il Signore gli parlò e disse: "Dove stai andando?". E lui: "Eh, Signore, vedi quello che sto facendo per te?". E il Signore disse: "Lascia stare. Torna indietro". Dì all'autista del pullman: "Dove ti trovi? Tornare indietro. Tornatene a casa. Perché questa non è la mia volontà".

Com'è possibile fare le cose per il Signore e il Signore dice: "Ma io non voglio"? Sapete, la cosa - l'esperienza più forte che ha fatto quest'uomo di Dio, che adesso sta col Signore, è quella di umiliarsi. Tutti i fondi che aveva raccolto li ha restituiti. E tutti i fratelli che hanno avuto fiducia in lui gli hanno detto: "Ma tu sei pazzo! Non abbiamo capito. Ci chiedi fondi perché hai un grande progetto. Poi ci restituisci? Perché tu dici non lo voglio fare più?".

Umiliarsi qualche volta a un prezzo, a un costo. Ma ascoltare la voce di Dio è meglio che il grasso dei montoni. Ubbidire a Lui.

Paolo si ferma. E negli Atti leggiamo che, attraversata la Misia, discesero a Troas. Al versetto 8, al versetto 9 dice: "Durante la notte apparve a Paolo una visione. Gli stava davanti un uomo macedone che lo supplicava e diceva: passa in Macedonia e soccorrici!".

È meraviglioso il piano di Dio! È bello quando noi possiamo vedere come Dio trova la soluzione ai nostri problemi, alla prova della nostra vita. Quando noi possiamo ascoltare la voce dello Spirito e attendere prima di prendere qualsiasi decisione.

Perché Dio aveva un piano diverso da quello di Paolo. E Dio si rivela. Valeva la pena per Paolo aver ubbidito a quella voce. Perché il Signore gli ha detto: "Paolo, vai di là. Perché lì c'è una grande opera per te. Vai di là".

Così dice la Scrittura: "Dopo che ebbe visto la visione, cercammo subito di passare in Macedonia, convinti che il Signore ci aveva chiamati là per annunziare loro l'Evangelo".

Convinti. Che cos'è "convinti"? Quando tu sei perplesso non fare decisioni. E stai attento a non dare voce più all'anima che allo Spirito. Perché quando è dallo Spirito, tu senti pace, convinzione nel cuore, che la cosa viene dal Signore. E quando c'è un impedimento, ringrazia Dio che la cosa non si è svolta come tu volevi.

Sapete quante volte ho fatto questa esperienza nella mia vita? E ho dovuto ringraziare il Signore. "Meno male che non sono andato. Meno male che non l'ho comprato. Meno male che non l'ho consigliato così. Meno male che non l'ho fatto!".

Ultimamente ero perplesso. C'era un'esperienza e dovevo prendere una decisione. Era difficile. Che faccio? A chi devo dar retta? Che cosa devo pensare? Un fratello è uno e un altro fratello è un altro. Un anziano è uno e un altro anziano è un altro. Un ministero è uno e un ministero è un altro. Era complicato.

E quando è difficile, non è impossibile. Perché le cose difficili le risolve il Signore, e io non le potevo risolvere. E allora abbiamo pregato per capire come ci dobbiamo muovere. Era abbastanza delicato. E così abbiamo sentito che, se ci fosse stato un impedimento, Dio sarebbe intervenuto. Unicamente perché abbiamo fatto ricorso alla preghiera. Abbiamo parlato prima con Lui. Signore, noi non sappiamo che fare.

Vi ricordate questo? Disse anche Giosafat: "Non sappiamo che fare. Ma mettiamo la cosa nelle tue mani".

Avere fiducia in Dio. Benedetto l'uomo che confida nell'Eterno e fa dell'Eterno la sua forza. Questo dice la Parola. Ed è importante per noi sapere che, quando Paolo ha visto il frutto di quella decisione, di quella obbedienza, di quella sottomissione alla voce di Dio, a Filippi è nata una Chiesa - cominciando con Lidia, col carceriere.

È una bellissima lettera quella che Paolo ha fatto a questi Filippesi, rallegrandosi che quell'opera andava avanti e progrediva.

Non lo capisci ora? No. Quanti di voi potete dirmi una cosa sola: quanti hanno fatto questa esperienza di voler fare prima ciò che ha voluto il Signore e poi hanno avuto una spiegazione? Quanti di voi hanno capito e hanno detto: "Meno male!"?

Si sono ritrovati con le parole di Gesù: "Ora non lo capisci. Ma lo capirai dopo".

Che grande ringraziamento è nato nel mio cuore quando ho potuto dire al Signore: "Grazie, perché tu ti prendi cura dei tuoi figli. Tu non li lasci a se stessi quando ubbidiscono alla tua voce. Non quando si ostinano, no. Quando dicono: voglio fare così".

È una scuola. È una grande scuola. E io credo che dalle esperienze che noi facciamo possiamo dire chiaramente nel nostro cuore come Dio si prende cura di noi.

E come possiamo dire, per concludere: la storia di Giuseppe ha avuto un fine meraviglioso. Vale la pena prendere spunto dalla Parola di Dio e seguire nella nostra vita quello che la Scrittura ci insegna.

Giacobbe, alla fine dei suoi giorni, Giacobbe vuole benedire i suoi figli. Giacobbe vuole esprimere un suo ringraziamento a Dio. Giacobbe si trova al termine, ormai, di poter fare quello che Dio gli ha comandato.

Voi sapete: la vita di Giacobbe è stata una vita particolare. Ma Dio non l'ha mai abbandonato. Così mentre Giacobbe sta benedicendo i suoi figli, al capitolo 48 di Genesi, al versetto 15 leggiamo così:

"Giacobbe benedisse Giuseppe e disse: Il Dio davanti al quale camminarono i miei padri Abramo e Isacco, il Dio che mi ha pastorato da quando esisto fino a questo giorno, l'Angelo che mi ha liberato da ogni male, benedica questi fanciulli. Amen".

Il Dio che mi ha pastorato. Questa Parola, questa mattina! Il Dio che mi ha pastorato, che mi ha portato nei pascoli di tenera erba, che mi ha dato da mangiare ciò che è buono. Il Dio che ha avuto cura di me - proprio come il Salmo 23, no? Come dice la Scrittura: "L'Eterno è il mio pastore".

E quindi "pasturare" significa condurre, curare, dare da mangiare il meglio. Questo fa il buon pastore. E quindi Giacobbe dice al figlio proprio queste cose: "Colui che mi ha pastorato da quando esisto".

Non da quando mi sono convertito. Da quando esisto! È bello ringraziare il Signore. E poi dire: "È vero, hai ragione tu. Non capisco al momento. Ma al momento capirò. Quando a te piacerà, lo comprenderò dopo".

Quante cose abbiamo compreso dopo! Al momento non ci sembravano chiare. Non c'era nessuna schiarita. C'era solo nebbia. Ma al momento opportuno, colui che ci pastura ci rivelerà anche questo. Amen, amen.