Chiedi sapienza — il progetto di Dio per te
Leggiamo dal verso 6 al verso 12. Prima vi porto i saluti della sorella Raffaella Gigliola e del fratello Jo, che ci sta in Brindisi. È venuto a stare un mese in mezzo a noi.
«Salomone salì sull'altare di bronzo davanti all'eterno che era alla tenda di convegno e su di esso offrì mille olocausti. In quella notte Dio apparve a Salomone gli disse: "Chiedi ciò che vuoi che io ti conceda". Salomone rispose a Dio: "Tu hai usato grande benevolenza a Davide mio padre e hai fatto regnare me al suo posto. Ora, o Eterno Dio, si avveri la tua promessa fatta a Davide mio padre, perché tu mi hai fatto re sopra un popolo numeroso come la polvere della terra. Dammi dunque sapienza e intelligenza, affinché io possa uscire ed entrare davanti a questo popolo. Perché chi mai potrebbe governare questo tuo grande popolo?"
Dio disse a Salomone: "Poiché questa era la cosa che avevi nel cuore e non mi hai chiesto né ricchezze né beni né gloria, nella vita dei tuoi nemici, e neppure hai chiesto una lunga vita, ma hai chiesto per te sapienza e intelligenza per poter governare il mio popolo sul quale ti ho costituito re, sapienza e intelligenza ti sono concesse. Ti darò inoltre ricchezze, beni e gloria quali nessuno dei re che è stato prima di te ha mai avuto, né alcun altro dopo di te avrà. Amen"».
Dio aggiunge ciò che noi non chiediamo, ma ci dà esattamente ciò che abbiamo bisogno. Perciò noi qualche volta chiediamo ciò che non ci serve, oppure ciò che Dio non ritiene opportuno sia un bene per noi. Anche se lì per lì noi pensiamo che la cosa è lecita. Ma se uno è sotto la mano dell'Eterno e si lascia guidare da lui come un bambino — non ha tutte le facoltà per decidere — ma è il padre, o la madre, il genitore, che prende le decisioni. Per dire: «Figlio mio, questo è per te un bene, oppure non è per te».
Qui vediamo la disposizione del cuore di quest'uomo, di Salomone. La disposizione di quest'uomo era fare la volontà di Dio, cercare le cose che interessavano Dio, e fare ciò di cui lui aveva ricevuto un mandato, una responsabilità. E quindi vediamo che Dio gli apparve. Dice la scrittura, e gli fa una proposta: «Chiedi ciò che vuoi che io ti conceda». Salomone aveva tutta la libertà di chiedere a Dio quelli che erano i desideri del suo cuore. Ma che cosa c'era nel cuore di quest'uomo?
La cosa più importante che noi possiamo vedere è che la richiesta che Salomone fa era gradita al Signore. E quindi da qui possiamo vedere che nel cuore di Salomone c'era solo un desiderio: quello di poter svolgere il compito, la responsabilità, il potere che gli era stato dato. Dio gli risponde in questa maniera: «Questo era la cosa che avevi nel cuore». Questo mi ha parlato — Dio sapeva che Salomone in cuore aveva questo desiderio: ricevere sapienza e intelligenza per governare. Non solo la sua vita, ma il popolo di Dio.
Io credo che ogni persona che ha una responsabilità su questa terra deve chiedere al Signore prima sapienza per se stesso, e poi per il compito, per il mandato che ha. Che sia un genitore, che sia una scuola — dice il libro dei Proverbi al capitolo 4 — che la cosa più importante è la sapienza. La cosa più importante!
Salomone non ha sbagliato la sua richiesta. Tutto ciò era spirituale. Se fosse stato carnale — un uomo naturale, un uomo egoista, un uomo che pensava solo a se stesso — certamente non avrebbe ricevuto quello che Dio gli ha detto dopo questa risposta: «Non hai chiesto per te la vita dei nemici, non hai chiesto ricchezze». Che cosa chiede un uomo naturale? La prima cosa: stare bene. L'uomo naturale chiede ricchezza, chiede che non abbia nemici, oppure che i suoi nemici gli siano sottoposti. E quindi Dio dice: «Non hai chiesto nemmeno lunga vita». Non sono le cose naturali che un uomo chiede — lunga vita, ricchezze, benessere.
Salomone tutto questo non ha chiesto. E come mai? Questa parola vorrebbe pure dirci quanto sia importante per noi capire che a Dio piace che, nel suo timore, noi possiamo chiedere sapienza e intelligenza. Perché le ricchezze non hanno nessun valore quando non c'è la sapienza nel cuore dell'uomo. Noi siamo invitati, secondo le scritture, come ci insegna l'apostolo Giacomo: «Chi non ha sapienza la chieda a Dio, che la dona a lui gratuitamente, senza rinfacciare». E perché è importante la sapienza?
Ci sono tanti uomini ricchi su questo mondo. Ma l'uomo ricco sa ciò che ha, però non sa ciò che potrebbe avere. Salomone sapeva chiaramente: «Adesso per me è importante fare la volontà di Dio. Per me è importante adesso ascoltare la voce di Dio per il compito che ci è stato affidato». Ogni genitore si è accorto — specialmente chi ha uno o più figli — quanta sapienza ci vuole per guidare questi bambini.
Un grande uomo statista disse un giorno — quest'uomo aveva quattro figli ed era capo di un regno, di una nazione grande a quei tempi — quest'uomo disse: «È più facile per me guidare una nazione che guidare questi quattro miei figli». Aveva capito che ognuno dei suoi figli era diverso l'uno dall'altro. E così doveva mettere in pratica ciò che dice la multiforme sapienza di Dio. Quindi la sapienza di Dio bisogna distribuirla nelle occasioni che ci sono proposte davanti.
Dio disse: «Poiché questa era la cosa che avevi nel cuore», se Dio dovesse chiederci in questo momento: «Quale è la cosa che hai nel cuore tu?», diresti subito, affrettatamente, «Signore, dammi sapienza, intelligenza»? O diresti: «Signore, riempimi di amore. Signore, aiutami in tutto quello che faccio»? Qualsiasi richiesta — quello che Dio sapeva è che Salomone alla domanda di Dio aveva già una risposta nel cuore. Era predisposto.
Se noi predisponiamo il nostro cuore a capire qual è la volontà di Dio per noi... Perché l'uomo naturale chiede le cose naturali. Salomone non chiese queste cose; chiese ciò che era utile a lui per poter portare avanti ciò che Dio gli dice. Ed esattamente queste parole: «Giacché hai chiesto sapienza e intelligenza per poter governare il mio popolo», quindi l'interesse di Salomone era guidare il popolo di Dio, nulla al momento per se stesso.
Quando ci sono affidati delle responsabilità, anche nella famiglia, a quello dobbiamo pensare. Che Dio ci fa grazia di poter dire, di ricevere sapienza per i figli che tu mi hai donato. Perché i figli sono un dono di Dio. E quanti genitori, anche credenti, trascurano questo tesoro? Perché lo trascurano? Specialmente quando nasce in una famiglia cristiana, sembra che sia perseguito da una certezza: «Mio figlio è nato in una famiglia cristiana. Mio figlio si convertirà. Mio figlio mi seguirà». Perché io lo porto in chiesa, perché egli sa le cose che noi facciamo.
Se fosse così, forse tanti figli non si perderebbero. Giustamente, ma io credo che vale la pena ripetere ciò che Giobbe stesso dice: quando lui dice che il timore di Dio è sapienza, è fuggire il male. E l'intelligenza ci vuole sapienza in tutta la vita, in tutte le attività che facciamo.
C'è un uomo che ha un nome e il suo significato è «Dio è Giuseppe», tuo figlio. Dio aggiunga. Questo è il nome di Giuseppe. E perché certi nomi vengono proprio citati a certi uomini? Giuseppe aveva che cosa nel cuore? Basta guardare. Quando si trovò nella casa di Potifar e quella donna, con tutta la sua sensualità, avrebbe voluto sedurlo — ma sedurre un uomo che aveva una promessa davanti, come Giuseppe, e farlo cadere — perché quella promessa potesse cadere?
Quando lui fece un sogno e lo rivelò a suo padre e ai suoi fratelli, e per questo fu odiato, Giuseppe ritenne che nel suo cuore c'era solo un desiderio: «Come potrei peccare davanti a Dio?» Come potrei, Giuseppe aveva timore di Dio. E quindi, da schiavo, divenne governatore di tutto l'Egitto — un uomo straniero. Dio aggiunse a Giuseppe ciò che lui non si aspettava. Ma questo gli avvenne perché nel suo cuore il timore di Dio era quello di: «Come potrei peccare davanti a Dio?»
Non lo vedeva nessuno. Stava solo con quella donna in casa. Ma davanti agli occhi di Giuseppe c'era Dio. La presenza di Dio era continua nel suo cuore. E questo qualche volta viene dimenticato. Quando esce dalla bocca ciò che non dobbiamo dire, quando pensiamo ciò che non dobbiamo pensare — pensando che siamo da soli, nessuno ci sente, nessuno ci ascolta — invece Dio è un po' come disse un giorno Agostino, quell'uomo di Dio, quando disse: «Tu eri in me e io ero fuori di te». Questo si capisce dopo. Perché noi possiamo fuggire da tutte le cose della vita, ma non possiamo fuggire dalla nostra coscienza. E questo è importante.
Giuseppe non poteva fuggire dalla sua coscienza. Lui davanti agli occhi c'aveva Dio. «Come potrei peccare davanti a Dio?» Potete adesso pensare un momento. Quando Dio gli fece dono di quella di quell'indovinare, di quello di sciogliere i sogni degli altri — i sogni del coppiere, del panettiere — non era una questione di sapienza. Era un dono che Dio gli aveva dato, di interpretare i sogni. E così è successo anche col faraone.
Ma arriva il momento, il tempo di Dio, dove il timore di Dio e la santità di Dio porteranno i suoi frutti. E quando frutti non vediamo, ci dobbiamo fermare e chiedere: «Perché?» In questa maniera andremo a consultare il nostro salmista. No, quando nel Salmo 1 — mi sembra che c'è qualcuno che lo conosce pure a memoria — nel Salmo 1 noi vediamo chiaramente: «Beato l'uomo». Beato l'uomo. E poi continua... No, questo è significativo. Perché tante volte noi vorremmo aspettare che Dio faccia qualcosa o si dimostri palesemente — dove la presenza sua è tangibile, la sentiamo forte. Come qualcuno ogni tanto mi viene a testimoniare: «Mentre leggevo sentivo forte la presenza di Dio». È normale, perché la scrittura dice: «Beati i puri di cuore, perché si vedranno Dio».
Giuseppe si mantenne puro, integro. La sua posizione era in pericolo, perché vediamo poi questa donna come calunnia quest'uomo. Ma quando arriva il tempo di Dio, Giuseppe è arrivato, la sua opportunità di testimoniare. Ma la prima cosa che fa è che Dio gli concede di interpretare quel sogno di faraone. Perché? Che Dio forma un disegno per la tua vita. Tu sei già un progetto di Dio, e lui ne forma uno perché il tuo progetto possa andare avanti.
Ma non avendo noi una larga visione di quello che noi pensiamo di noi stessi e di Dio stesso, quando non abbiamo questa visione, non pensiamo che Dio forse ha un disegno per la tua vita. L'uomo per natura gira il mondo, osserva le montagne, guarda il mare, vorrebbe andare in posti favolosi, vorrebbe visitare chissà che cosa. Ma una cosa non fa: quella di osservare bene se stesso e vedere quale meraviglia Dio ha fatto già in te stesso.
Ecco perché, arriva il momento dopo l'interpretazione che arriva la sapienza di Giuseppe. Quella di consigliare adesso. Non è una questione di indovinare, una questione di consigliare al Faraone che cosa sarebbe opportuno fare per quello che era il sogno. E la mano benefica di Dio era sulla vita di Giuseppe unicamente perché il timore di Dio aveva permesso a quest'uomo di non peccare e di fuggire il male. Poiché questo era la cosa che avevi nel cuore.
Neemia era un uomo che stava bene. Era il coppiere del re, era sempre felice. Chissà che segreto aveva? Forse un giorno glielo possiamo chiedere. Essere un deportato, uno schiavo in Babilonia, non far parte più del suo popolo, stare fuori — e il re dice che era un uomo sempre felice. E la sua felicità gli portava gioia al re. Il re, a vederlo, anche se si alzava di malumore, a vedere Neemia che era sempre felice, il suo cuore si rallegrava. La presenza di Neemia era qualcosa di bello per il re.
Ma quando avviene che Neemia riceve quella notizia di Gerusalemme — che le porte erano bruciate dal fuoco, le mura erano disfatte — allora lì vediamo che cosa c'era nel cuore di quest'uomo. E allora lì escono le parole. Che cosa avevi nel cuore? Quando si presenta al re — eh — e il re gli dice: «Che cosa c'è? Oggi non ti ho mai visto così». È strano, no? Che tu vedi una persona sempre felice, poi un tratto la vedi triste, cupa. È evidente che cosa c'è. Oggi questo non è altro che l'afflizione del cuore, perché, benché Neemia fosse in un paese straniero, non ha mai cessato di pregare per Gerusalemme.
Ecco che cosa stava nel cuore di Neemia. E quando il re gli chiede: «Va bene, ho capito che cosa vuoi» — e Neemia gli dice: «Lasciami andare al mio paese, perché io debbo ricostruire». Ma come possono uscire certe parole in un momento? Chi sei tu a ricostruire una città distrutta? Non sei un generale, non sei un re, non sei un guerriero. Sei un cere, un coppiere. Però, che aveva timore di Dio, e che Dio gli aveva messo un piano nel cuore.
Qualche volta il credente si abbassa più di quello che dovrebbe. Invece no. Ma io chi sono? Che utilità posso avere nella chiesa del Signore? Che cosa posso fare nella mia casa? Che cosa posso fare nella chiesa? Che cosa posso fare nella società? Eppure la scrittura ci dice: «Cristo per noi è stato fatto sapienza». Cristo per noi è stato fatto sapienza!
Hai mai chiesto al Signore: «Qual è il piano che hai per me? Per la mia vita?» Giacché mi hai scelto, vuol dire che c'è qualche disegno pure per me. C'è un piano per me. C'è qualcosa che io posso fare, Signore, per essere utile? È vero che noi cantiamo: «Amare te, servire te, Signore, questa è la ragione della vita». Ho capito. Ma dai una ragione almeno a quello che è la tua vita cristiana di poter vedere, fare e capire, per non essere in erbe.
Ma perché ognuno di noi può dire chiaramente ciò che Paolo dice: «Colui che ha iniziato un'opera buona in voi è potente da portarla a compimento». Ma tu, che cosa pensi? Che stai così con le mani conserte? Perché pensi, in maniera forse sbagliata, che colui che ha iniziato un'opera in voi la porterà lui a compimento? Quindi deve fare tutto il Signore, tu non devi fare niente? No! Se questa è l'interpretazione che tu dai a questo versetto, hai sbagliato.
Lui ha iniziato un'opera in te, e questo è vero. Ma lui la vuole portare a compimento se tu collabori con Dio. Ecco perché ci sono delle opere incompiute nella nostra vita che noi vorremmo che siano realizzate. Cominciando nella nostra vita prima personale davanti a Dio, e poi nel luogo dove Dio ci ha messo. Che cosa? La famiglia, certo. La famiglia e la chiesa sono due cose di pari passo che camminano con Dio. Perché il progetto di Dio era la famiglia.
Allora a questo ci dovremmo così fermare, ascoltando quelle parole che questa sera noi abbiamo letto: «Che cosa hai nel cuore?» Dio sa che cos'ha nel cuore. Ma se nel cuore non hai nulla a cui possa interessare a lui, allora, caro fratello, cara sorella, amico, fermati un momento e pensa che c'è uno scopo, una ragione per cui Gesù ha lasciato la gloria celeste ed è venuto per te. Ma non per gli uomini — per te.
Devi pensare che, come se tu fossi l'unica persona su questa terra, Gesù ha lasciato la gloria per venire da te a dire: «Chiedimi ciò che vuoi e io te lo concederò». Allora l'uomo spirituale, che ha nel cuore il desiderio — perché abbiamo lo stesso spirito con Dio, no? Siamo uno con lui, siamo partecipi della sua natura divina — non è a caso che Salomone, fin quando camminava nelle rette vie di Dio, aveva tutta quella sapienza, tutto quel discernimento. Dio aggiunse ciò che lui non ha chiesto alla sua sapienza e intelligenza. Dio ha aggiunto gloria, ricchezze. Nessuno come lui prima, né dopo. E questo è vero.
Però noi oggi possiamo sicuramente chiederci: «Signore, qual è il pensiero che io ho per te? Quale è la cosa che io ho nel cuore per te?» Se non abbiamo niente da fare per lui o niente da dare a lui, mi chiedo: perché ci chiamiamo cristiani? Mi chiedo: perché diciamo che abbiamo una viva speranza e una ragione per cui possiamo andare avanti, quando invece siamo stati scelti unicamente perché potessimo essere dei collaboratori?
Paolo dice: «Noi siamo collaboratori di Dio, di Cristo Gesù». Noi siamo quelli a cui possiamo essere utili, anche nelle piccole cose. Non aspiriamo a grandi cose. Giuseppe non ha mai pensato che egli sarebbe diventato... da schiavo in un momento diventa governatore di tutto l'Egitto. Solo il faraone sopra di lui. Che cosa pensi? Che la nostra vita potrebbe cambiare da un momento all'altro? Che Dio potrebbe fare qualcosa di particolare — dove c'è una ragione per dire: «Io servo il Signore e il Signore vuole servirsi di me»?
Allora, caro fratello e cara sorella, sappi soltanto questo: che Dio vuole aggiungere ciò che tu non stai pensando, e che non non hai mai pensato. Dicendo: «Mi accontento di essere quella persona che è stata salvata per grazia». Va bene. Però sappi che sperimentare la presenza di Dio, la potenza di Dio, la grazia di Dio, l'amore di Dio — tutte queste cose ti identificano rispetto a tutti quelli che in questo mondo non possono avere ciò che tu invece hai ricevuto dal Signore.
Magari un giorno hai ricevuto qualcosa e l'hai messa nel cassetto. Hai pensato che forse non era per te. Ti sei scoraggiato. Mentre invece all'inizio della tua conversione avevi zelo, fervore, sentivi la presenza del Signore. Poi ti sei lasciato andare e hai abbandonato tutto. Dici: «Va bene. Andiamo avanti fino alla fine dei nostri giorni». E non sai — invece — e non sai, invece, qual è il progetto di Dio. Perché tu sei un progetto di Dio. Vuol fare qualcosa per te. Stanne certo. Soltanto applicati a quello che Dio ti chiede, perché altro non ti chiederà.
«Che cosa vuoi che io faccio per te?» Questo ha fatto Dio con Salomone. Preparati una risposta. Preparati un desiderio. Prepara qualcosa che sia gradito agli occhi del Signore. Perché solo così avrai gioia. Se chiederai per te stesso egoisticamente, non riceverai né gioia né pace né grazia da parte di Dio.
Ma quando chiedi ciò che è la volontà del Signore, la tua vita assume un altro atteggiamento nella famiglia, nell'ambiente di lavoro, ovunque ti muovi. Tu sarai un'altra persona. E Dio dimostrerà che quei tuoi desideri per l'altrui hanno funzionato. Perché questo è importante.
Questi uomini che noi vediamo nella parola di Dio hanno fatto la volontà del Signore. E noi vediamo Davide. Che cosa aveva nel cuore quando ha preparato tutto per il tempio? Lo ha fatto lui. E il progetto del tempio da chi veniva? Da Dio. Ma Davide aveva un desiderio: «Signore, io voglio fare una casa per te, una dimora per te». E Dio poteva dire ciò che ha detto al suo figlio Salomone: «Giacché non mi hai chiesto niente di più, bene, io ti concedo. Davide ha preparato tutto quello che era per il tempio. Tu non vuoi preparare nulla per i tuoi figli?» Questa è una preparazione per la tua famiglia, per il tuo vicinato. Questo è quello che Dio ci mette davanti.
Perciò, cari fratelli, quando sentiamo e leggiamo la parola del Signore, c'è uno scopo ben preciso. Perché Dio oggi vuole parlare a tutti noi. Amen, amen.