Non offro al Signore ciò che non mi costa
Leggiamo che il censimento non spettava agli uomini, ma è un comandamento del Signore per farlo. Quindi ciò che comanda Dio, l'uomo non deve stravolgere. Il problema che si è presentato per questo censimento era che non è un semplice censimento. La scrittura dice che in Esodo, al capitolo 30, al verso 11, l'eterno parlò ancora a Mosè dicendo: «Quando farà il conto dei figli di Israele per il loro censimento, ognuno di essi darà all'eterno il riscatto della propria vita quando saranno contati, perché non siano colpiti da qualche piaga». Quando farai il loro censimento, qual era l'ordine che Dio ha dato a Mosè?
Mosè per conto suo non poteva fare un censimento. Le regole prescritte che Dio gli avrebbe messo davanti — perché il censimento era come un riscatto di coloro che erano censiti facenti parte del popolo di Israele — lo vediamo qui. Questo è ciò che darà ognuno di quelli censiti: mezzo siclo, secondo il siclo del Santuario. Il siclo equivale a venti gere. Un mezzo siclo sarà l'offerta da dare all'eterno. Questo è quello che comportava il censimento per il riscatto di ogni uomo censito.
Diciamo che questo forse era il secondo errore che Davide fa. Vi ricordate il primo errore con l'Arca? Quando Davide prese l'Arca la mise su un carro nuovo trascinato dai buoi, e Dio non gradì questo, perché Uzza allungò la mano per sostenere l'Arca — che stava cadendo perché i buoi inciamparono — e quindi morì davanti all'eterno. E in quell'occasione Davide riconobbe che non aveva agito secondo le regole, e quindi Dio aprì una breccia in mezzo al popolo di Israele. Così da una festa si passò a un funerale. E questo è quello che noi dobbiamo imparare dalla scrittura: perché noi non possiamo fare le cose che Dio ha ordinato in maniera contraria. E quindi noi vediamo qui che ogni persona censita dai 20 anni in su, dice la scrittura, darà un'offerta all'eterno.
Andiamo oltre e vediamo che Davide si levò contro Satana. Si, contro Israele, e istigo... Davide, tu dici: com'è possibile che Davide si lasci istigare? Com'è possibile che Satana può fare questo lavoro, questo servizio? Ancora dobbiamo trovare il perché di tante cose che avvengono in certi uomini di Dio. Ma gli occhi di Davide si erano chiusi, perché anche i suoi anziani avevano detto: «Questo dispiace al signore, non lo fare, questo censimento». Ma Davide lo aggiunse dicendo: «No, si deve fare, basta».
Allora, la prima fase era quella che Dio ordina il censimento con delle regole che non spetta all'uomo, ma solo al comando del Signore. Ed era già la prima parte sbagliata che Davide ha fatto. La seconda era la mancanza di fiducia in Dio, perché era una questione di orgoglio nascosto. Davide voleva provare: «Quanti sono i miei uomini? I miei soldati atti alla guerra?» Tanto è vero che Joab non finì nemmeno il computo. Quindi, come vedete, anche qui troviamo che la mancanza di fiducia in Dio era qualcosa che non piacque al Signore.
Quando noi ci rimettiamo nelle mani del Signore dobbiamo comprendere: o mettiamo fiducia in lui, o mettiamo fiducia negli uomini, oppure — quello che ha fatto Davide — credere «Io ho un esercito poderoso». Di fatto, Joab gli dice quanti uomini c'erano in Israele e quanti erano in Giuda. Facendo questo, Davide ha puntato sulla forza del suo esercito. Anche se Joab dice «l'eterno moltiplichi ancora di più il tuo popolo», per Davide venne questo cantico che noi abbiamo fatto anche questa sera. «Apri i miei occhi, o Signore». Quando si chiudono gli occhi, la luce non ha alcun valore, perché si vedono solo tenebre. E in questo caso il cuore di Davide era chiuso alla voce dello spirito. Però prevalse la sua opinione.
Ma quando si accorse di aver sbagliato, allora dice che Davide si pentì e chiese al Signore: «Rimuovi l'iniquità del tuo servo». Questo sarebbe forse bastato agli occhi del Signore. Ma Dio non la vede come la vediamo noi. Perché qualche volta per noi è importante dire «Signore, ho sbagliato, perdonami» e Dio perdona. Ma ci sono sempre delle conseguenze, perché la mancanza di fiducia in Dio porta sempre delle conseguenze. Perché Dio deve dare una dimostrazione di quello che è la mancanza di fiducia e quanto significa per noi cominciare a credere alle regole di Dio. Non ci facciamo le regole da noi stessi, come ha fatto Davide.
No, qui vediamo che il Signore sue regole secondo i suoi comandamenti e la sua parola. Ma il Signore gli dice a Davide: «Scegli tre cose, perché comunque una punizione ci deve essere». Davide entrò in una grande angoscia, dice la scrittura, perché era una scelta da fare. Ma era una scelta terribile! Però lui scelse la migliore: quella che questa volta poteva confidare nella grazia, nella misericordia, nelle compassioni di Dio. «È meglio cadere nelle mani di Dio», disse Davide, «non nelle mani degli uomini». Almeno questa scelta fu saggia, anche se lui non sapeva quei tre giorni cosa sarebbe successo.
Ma la scrittura dice che già 70.000 uomini caddero per quella peste che venne sul popolo di Israele. Così come leggiamo in Esodo 30, perché Dio disse a Mosè: «Ognuno dia il riscatto della sua vita, perché non venga la peste sul popolo di Israele». E questa è una regola del Signore che Davide trasgredì, così come fece con l'Arca. «Che io cada nelle mani del Signore». Quanto è bello che noi possiamo dire: «Signore, è meglio affidarsi nelle tue mani, o cadere nelle tue mani». Perché l'uomo non ha misericordia. L'uomo che non conosce Dio non ha compassione. Cadere nelle mani dei nemici — potete immaginare che cosa significava — allo stesso modo vediamo come Dio, nella sua grande misericordia, fermò la spada dell'angelo che era volta verso Gerusalemme per distruggere ancora questo popolo che stava in questa città.
Ma Davide dice al Signore: «Signore, ecco l'uomo». E poi rientra in sé. Questa è la caratteristica di ogni uomo che, per un momento, può scivolare. Però tutto ciò che è il suo deposito nella sua esperienza spirituale non si perde. Ed ecco perché Davide disse a Dio: «Non sono stato forte — io a ordinare il censimento del popolo. Sono stato io a peccare e a fare il male. Ma costoro, il gregge, che cosa hanno fatto?»
Davide era dispiaciuto per la morte del suo popolo, per colpa sua. «Ti prego, eterno Dio mio: si volga la tua mano contro di me, contro la casa di mio padre, ma non colpisca il tuo popolo con questa calamità». Ecco l'uomo sincero! L'uomo che si prende la responsabilità, a costo della sua vita, della sua famiglia intera, e dice al Signore: «È colpa mia, punisci me». Lui non si libera delle sue colpe. Lui non dice: «Signore, va bene, basta così. Credo che hai fatto già quello che dovevi fare». Lui, pur di mettere fine a quella piaga, si espone, mette la sua vita davanti a Dio e dice: «Colpisci me, la casa di mio padre».
E questo è un fatto che Dio considera, quando ogni uomo si prende le proprie responsabilità. «Per colpa tua è successo». Non sentiamo spesso questa parola. Certo, qualche volta ci sono delle colpe altrui, ma la Bibbia ci insegna chiaramente che è importante che ogni uomo esamini bene se stesso, perché le malattie, i dolori, le conseguenze nascono, hanno la radice nel peccato. E quando il peccato non è messo tutto in ordine... Davide era un uomo secondo il cuore di Dio. Era stato messo lì perché era gradito a Dio. Amministrava la giustizia di Dio, regnava sul popolo di Dio, ubbidiva alla parola di Dio, aveva tante qualità. Ma c'era poi qualcosa che sfuggiva.
Prendi — abbiamo cantato: «Ogni parte del mio cuore come il vaso di alabastro». No, ma c'è sempre una parte del cuore dove noi la lasciamo a se stessa e non la rimettiamo nelle mani di Dio. E quella parte del cuore è una conseguenza grave, perché contamina tutto il resto. Perciò la scrittura dice: «Con tutto il cuore». Dio non vuole che una parte del nostro cuore resti per il mondo. Possiamo dire «per Satana» — che è la stessa cosa. Non c'è da scandalizzarsi, perché ciò che non è di Dio, dimmi tu, di chi è? E quindi è importante che sappiamo che questo racconto ci dice chiaramente tante cose.
Per il Signore il peccato non è un problema. Peccare è umano; perseverare, però, è diabolico. E questo è importante. Davide si pente di questo, e Dio riconosce la sua preghiera e dà un ordine a Gad. Gli dice di costruire un altare nell'aia di Ornon. E quindi Davide, perché si faccia perdonare, va e costruisce un altare. Va da quest'uomo, da Ornon — il gebuseo — dice e gli chiede il luogo dove fare l'altare, il terreno. E quest'uomo gli dice: «Al re, io ti dono tutto. Ti do il terreno, ti do i buoi per il sacrificio, ti do la legna per il sacrificio, ti regalo tutto».
Ma sentite adesso un'altra lezione per noi. Il re Davide disse a Ornon: «No, lo voglio acquistare per l'intero suo valore, perché non prenderò per l'eterno ciò che appartiene a te. E non offrirò un olocausto che non mi costi nulla». Questo è una riflessione profonda. Davide si rende conto: «Ho fatto già il primo errore con il censimento, senza che il popolo potesse dare la quota del riscatto. Adesso un altro regalo non lo voglio. Non voglio offrire a Dio ciò che non mi costa nulla».
Ma che cos'è che ci costa quando dobbiamo offrire al Signore? Qualche volta è assurdo pensare che gli uomini trattengano per sé ciò che è parte di Dio e non si rendono conto che stanno derubando Dio di ciò che è suo, non di ciò che è tuo. Come alcuni credono che ciò che abbiamo è nostro — ancora non hanno capito la profondità di questa terribile ignoranza, che non ha senso davanti agli occhi di Dio.
Davide dice: «Io posso offrire al Signore ciò che non mi costa?» E così oggi mancano i sacrifici per offrire a Dio qualcosa che ha un prezzo. Quando pensiamo che il prezzo che ha pagato Gesù va al di là dei nostri pensieri, della nostra intelligenza — anche se diciamo «Gesù ha pagato con il suo sangue, con il suo corpo» e pensiamo «È un prezzo alto» — ma no, dai, non riusciamo, e non riusciremo per tutta l'eternità a comprendere la profondità di quel prezzo, che non è un prezzo come tutti gli altri.
Voleva costruire l'altare, comprare il terreno, lo voleva fare con ciò che era suo, comprare per offrire, almeno qualcosa che aveva un prezzo. Non era un grande prezzo, perché Davide era un uomo ricchissimo. A motivo di questo, dice la scrittura: quando Davide al verso 26, vi costruì un altare all'eterno, offrì olocausti, sacrifici di ringraziamento, e invocò l'eterno che gli rispose con il fuoco che discese dal cielo sull'altare dell'olocausto.
Allora Dio disse all'Angelo: «Rimetti la spada al suo posto». Se non andiamo in profondità nelle nostre azioni e agiamo in maniera umana, carnale, con quelle che sono le possibilità, mettiamo Dio in difficoltà. Nel senso che lui non può fare quello che invece noi abbiamo deciso di fare, perché noi ci siamo messi fra il problema e Dio. E quindi sappiamo anche noi come farlo.
Ma qui Davide sapeva che se Dio non mette la sua mano, la piaga continua. Ma perché la piaga si ferma? Dio guarda al cuore. Quando l'uomo si ravvede, si pente, si esamina profondamente alla luce dello Spirito Santo — non con i propri sentimenti — pensando che alcune cose possono anche passare... Perché non poteva passare? Forse, a livello umano, nessuno poteva pensare l'orgoglio di Davide di sapere che aveva 1 milione 400.000 soldati in Israele e un'altra buona parte in Giuda — un grande esercito.
Ora vedete, fratelli, quando capiremo che a Dio dobbiamo offrire non ciò che non ci costa niente? Perché a Gesù è costato tanto. E no, non lo capiremo mai. Diciamo: «Quanto è costato?» Fin dove arriviamo con la nostra intelligenza?
Ma Davide fa una preghiera al verso 10 del capitolo 29 di primo Cronache. Ascoltate questa preghiera che già conoscete. Ma non significa che noi conosciamo la preghiera e conosciamo la parola per averla applicata alla nostra vita. Non è questo il sentimento giusto. Tutti sappiamo quello che dobbiamo fare, ma a volte siamo impediti perché la nostra natura ci spinge a opporci ad alcuni comandamenti che la nostra carne rifiuta. Perché volontariamente non siamo disposti a sacrificare ciò che il nostro cuore ritiene fosse suo, o la nostra anima, o la nostra carne.
Così Davide benedisse l'eterno davanti a tutta l'assemblea e disse: «Benedetto sei tu, eterno, Dio di Israele, nostro padre, per tutta l'eternità. Tua, o Eterno, è la grandezza, la potenza, la gloria, lo splendore, la maestà, perché tutto ciò che è in cielo e sulla terra è tuo. Che cos'è tuo?» Dimmi questo. Mi irrita quando i cristiani dicono: «Questi sono i miei sacrifici. Questi sono i sacrifici di una vita». Questi, questi sono niente. Questi sono niente, perché fai un sorpasso sbagliato e la tua vita la perdi in un attimo.
Che cos'è tuo? Se Dio non ti dà ciò che tu hai, tuo è niente. «Eterno, il tuo regno e tu ti innalzi sovrano sopra ogni cosa. Da te vengono la ricchezza, la gloria. Tu domini su tutto. Nella tua mano sono la forza e la potenza. Tu hai il potere di rendere grande e di dare forza a tutti». Dio, Dio è soltanto Dio. Solo Dio può permettere quello che tu sei oggi, quello che tu fai oggi, e quello che pensi di fare domani dipende da Dio, non da te.
Ora dunque, o Dio nostro, noi ti ringraziamo e celebriamo il tuo nome glorioso. «Ma chi sono io, e chi è il mio popolo, che siamo in grado di offrirti tutto questo spontaneamente?» Ecco la preghiera di ogni uomo! Ecco la preghiera di un uomo saggi! Ecco la richiesta di un uomo che ha capito la profondità: che la sua vita non è più sua, ma che appartiene a Dio. «Chi sono io?» ha detto Davide. Questo è già importante. «E chi è il mio popolo in grado di offrirti?»
Tu sei in grado di offrire. Anche se qualcuno dice: «Ma io, io do al Signore puntualmente. Io sono fedele». Certo, certo, questa è la grazia. Non sei tu. Però quel che conta è che c'è da parte nostra una gratitudine di quello che Dio ha fatto, perché possiamo riconoscere i suoi benefici.
«Tutte le cose, infatti, vengono da te, e noi ti abbiamo semplicemente dato ciò che abbiamo ricevuto dalla tua mano. Poiché noi siamo stranieri e pellegrini davanti a te, come furono i nostri padri. I nostri giorni sulla terra sono come un'ombra, e non c'è speranza». Tanti credenti non lo sanno.
«O Eterno, Dio nostro, tutta questa abbondanza di cose che abbiamo preparato per costruire un tempio a te, al tuo santo nome, viene dalla tua mano. È tutto tuo». Davide aveva accumulato oro, argento, pietre preziose, legname per la costruzione del tempio. Non ha mai detto: «Grazie a me si può costruire il tempio». Ha detto soltanto: «Quello che io ti sto dando non è mio, era tuo. Se non me lo davi tu, io non potevo darti niente». Questa è saggezza. Così la stoltezza non prenderà forma nei nostri pensieri, e capiremo quanto sia importante questa preghiera di Davide.
Non è finita. «Ancora io so, mio Dio, che tu provi il cuore e ti compiaci della rettitudine. Dio prova il cuore. No, Signore, questo è mio, non te lo posso dare». E quanti credenti non danno ciò che devono dare al Signore, e questo è segno di maledizione. Esattamente così. Perché Dio non guarda ciò che tu dai. Dio guarda ciò che ti rimane, che avresti dovuto dare.
Perché così fecero Ananìa e Zaffira, pensando di poi, alla fine. La loro mancanza di semplicità, di sincerità, li portò alla morte. «Io so che tu provi i cuori, e Dio prova il tuo cuore. Non puoi sfuggire. Non puoi dire o far finta. Non ti avvicinare all'altare per finta, non serve a niente, perché Dio guarda al cuore». Perciò è importante che sappiamo quanto Dio anti la rettitudine.
«Perciò, nella rettitudine del mio cuore, ti ho offerto spontaneamente». E questo aveva fatto il popolo, perché Davide non obbligò il popolo a offrire ciò che avevano per la costruzione del tempio. Il popolo si rallegrò, perché quello che ha offerto lo ha offerto per la causa dell'evangelo. Quello che noi offriamo lo offriamo a Dio direttamente. Ma manca qualche volta la spontaneità.
Sì, manca la spontaneità, come questo popolo ha fatto, come Davide ha fatto. «Io ti ho offerto spontaneamente». Non mi hai detto: «Mi devi dare». Non detto. E nemmeno Davide ha detto al popolo niente. Ma loro spontaneamente. E quando facciamo le cose spontaneamente, di cuore, Dio guarda e remunera tutti quelli che agiscono con questa spontaneità.
Ma quelli che non offrono nessun sacrificio al Signore e non lo fanno spontaneamente, io mi chiedo spesso, al di là di alcune dottrine: «Ma cosa farà il Signore davanti al tribunale di Dio quando ci presenteremo davanti a lui? E lui ci farà vedere le nostre mancanze. Come possiamo rispondere?» Perché la bocca non si aprirà. Non avremo nemmeno il modo di giustificarci. Niente di tutto questo. Questo per me è un peso. Mi sono chiesto spesso: «Chissà come sarà davanti al tribunale di Dio?»
E ora tutte queste cose... ora vedo con gioia il tuo popolo, che qui presente, fare le sue offerte spontaneamente. Questo è stato bello davanti agli occhi di Dio. «O Eterno, Dio di Abramo, di Isacco e di Israele, nostri padri, mantieni sempre queste disposizioni nel cuore del tuo popolo e dirigi loro cuori verso di te».
Che grande preghiera è questa! Questa è una preghiera che io rivolgo spesso al Signore: per ringraziare tutti quelli che, in mezzo nella chiesa, spontaneamente si danno a Cristo, quelli che spontaneamente danno al Signore. Questo è un ringraziamento che scaturisce dal mio cuore. Quando posso dire: «Mantieni queste disposizioni, Signore, nel cuore dei fratelli, delle sorelle, dei giovani, dei bambini, che vogliono seguire il Signore», mantieni queste disposizioni del cuore.
È importante che noi possiamo pregare per quelli che hanno questa disposizione di cuore. Per quelli che non ce l'hanno, misericordia sia fatta, perché le compassioni di Dio si rinnovano ogni mattina. Senza disprezzare, ma pregare per quelli che hanno ancora gli occhi chiusi, che non hanno capito che è Dio che ci dà la vita, che la grazia di Dio ci mantiene in vita per fare tutte le cose necessarie scritte nella sua parola.
E che noi pensiamo fare un favore a Dio? Tu non fai niente. Tu non fai nessun favore. Tu fai soltanto quello che un servo potrebbe dire. Come disse Gesù: «Dite pure: noi siamo servi inutili. Noi siamo servi inutili». Quello che facciamo lo facciamo perché Dio lo permette e dispone il nostro cuore a farlo. Questo è bello. E Dio premia questo agire.
E così, cari fratelli, viene edificata la casa di Dio con quello che il popolo ha fatto spontaneamente. Salomone costruì il tempio, ma lui trovò tutto pronto, perché c'era uno — Davide — che ha avuto in cuore di costruire la casa del Signore. C'era uno che in cuore aveva un progetto per la casa di Dio. E quando abbiamo a cuore le cose che appartengono al Signore, allora la nostra vita, anche il nostro agire, entra nella pace, nel riposo.
Non siamo sorpresi poi da calamità, da dispiaceri, da tristezza, da angoscia, da ansietà, da depressione — tutte quelle anomalie che si manifestano nella mancanza di spontaneità nel servire il Signore, nel costruire un altare. E quando l'opera è finita, noi sappiamo che Dio risponde. Quando l'opera è finita nella nostra vita, è completata. La scrittura ci insegna che Dio fa scendere il fuoco. Questo è un segnale di gradimento al Signore. Quando il fuoco scende.
E per concludere — poche parole ancora, un po' di pazienza, fratelli — perché Dio non vuole niente da te, e nemmeno da me? Dici: «Come, fratello? Fino a oggi, fino a questo momento, ci hai detto... Io ti dico io che Dio non ha bisogno del tuo portafoglio, della tua tasca. Non ha bisogno dei tuoi beni. Non ha bisogno di nulla, perché Davide dice: "Tu è la terra tua. È l'universo. Tue sono tutte le cose"».
Pensate: se Dio ha bisogno del sacrificio di un agnello, di una colomba, di un capretto? Tutte queste cose stanno nei campi, dice Isaia, e appartengono a me. Va bene. Allora, che cosa vuole da noi l'eterno? Anche se non metti la mano alla tasca e non fai del bene, e non collabori nell'evangelo, nell'evangelizzazione, nei problemi della chiesa, nell'aiuto, nelle cose materiali, nelle cose spirituali — in tutte quelle cose che noi sappiamo sono un piacere spontaneo, farle nella casa del Signore.
E ora dice in Deuteronomio, al capitolo 10, verso 12: «E ora, che cosa richiede da te il Signore? Non ti preoccupare. Non vuole niente che ti appartiene. Se non questo: il tuo Dio — se non di temere l'eterno, il tuo Dio, di camminare in tutte le sue vie, di amarlo, e di servire l'eterno, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, e di osservare, per il tuo bene, i comandamenti dell'Eterno, i suoi Statuti che oggi ti comando».
«Oggi! Ecco all'eterno, il tuo Dio, appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e tutto quanto essa contiene. Ma l'eterno pose il suo diletto unicamente nei tuoi padri e li amò. E dopo di loro, fra tutti i popoli, scelse la loro discendenza». Cioè voi. Voi, come oggi. Noi, come oggi.
Questo vuole da noi l'eterno: che gli diamo tutto il cuore. Che lui non ne ha bisogno, perché lui guarda al cuore, alla disposizione e alla spontaneità di un uomo che ama Dio. E che nulla è sacrificio per lui. Nulla è un prezzo per lui, perché ciò che fa lo fa per amore del suo Dio, dell'Eterno Dio, tutto, che rende l'uomo felice.
E perciò, cari fratelli, mettiamo il nostro cuore a disposizione del Signore. Egli lavorerà. Non farà il lavoro in un giorno, perché lui ci permette prima di esaminare bene dove dobbiamo mettere in ordine alcune cose. Dopo, man mano, che possiamo dire a lui quelli che sono le nostre necessità, i nostri bisogni, noi sentiremo per certo quello che è la sua volontà per la nostra vita.
E come siamo graditi agli occhi del Signore? Quando tutto ciò che facciamo lo facciamo perché amiamo il nostro Signore e facciamo tutte le cose che sono gradite ai suoi occhi. La tua vita sarà diversa. Il tuo cammino non sarà lo stesso. Non sarà un cammino di angoscia, di tristezza. No, ma un cammino di riposo, di pace, di gioia nello Spirito Santo.
Questo è quello che Dio fa in quelli che hanno a cuore le sue vie. Amen.