Giacobbe e la scala — il riposo in Cristo
È proprio vero che il Signore è colui che sana ogni cuore e che anche stamattina il suo braccio non è corto per poter guarire, sanare, ristorare e dare pace profonda ai nostri cuori.
Mentre iniziamo a pregare, apriamo i nostri cuori al Signore affinché soltanto lui li possa riempire in una maniera completa. Amen, amen.
Vogliamo pregare. Gloria a te, Signore. È al tuo nome, Signore, che vogliamo dare gloria anche stamattina, portando i nostri cuori alla tua presenza. Lì dove c'è ristoro, lì dove c'è guarigione e liberazione, lì dove tutto il resto non conta più nulla. Solo tu, Signore, che sei il nostro Dio, colui che ci ha redento, ci ha chiamato per nome, ci ha portati a sé. Colui che vuole compiere ancora meraviglie intorno a noi. Colui che ha operato una salvezza completa per le nostre vite.
E questo ti chiediamo anche stamattina, Signore: di riempire il nostro cuore, ancora di farci crescere e andare di valore in valore, mettendo più fede in noi da poter credere, Signore, che ancora quest'oggi il tuo braccio opera. Sì, Signore! E la tua Parola non è caduta a terra, Signore, ma è andata ad effetto. Signore, noi vogliamo crescere in te, sapendo che tu hai compiuto tutto su quella croce, sapendo che hai dato la tua vita non solo per noi, ma per quanti ancora ne chiamerai.
Perciò anche stamattina ti preghiamo affinché sia la tua Parola, Parola di Dio e non parola di uomo. Ancora farci crescere, ancora farci credere, Signore, che vedremo ancora qualcosa da parte tua in questo giorno, in questi ultimi tempi. Benedici, Signore, ognuno di noi. Ognuno sia pronto a ricevere da te, Signore. Toccaci, cielo, e ancora trasformaci a tua immagine e somiglianza, Padre, nel nome di Gesù. Amen, amen.
E mi piace considerare ancora il sentimento di quando cantiamo un cantico. Da dove è venuto fuori? Come l'ha partorito il canto di Mosè? E noi lo troviamo in Deuteronomio, alla fine, al capitolo 32. Vediamo che Mosè stava per raggiungere i suoi padri, aveva finito la corsa, era arrivato. E non avrebbe neanche visto da vicino il paese che Dio stava per dare al suo popolo. Dio gli disse: «Non me lo chiedere più. Basta». E tutto il popolo che stava per entrare non aveva neanche visto — la maggior parte di loro erano i figli di quelli che avevano visto i miracoli quando erano stati tirati fuori dall'Egitto.
Eppure Mosè, nonostante tante vicissitudini che hanno accompagnato il popolo di Israele, incoraggiava con questo cantico per andare a prendere possesso del paese. Una generazione che non aveva visto portenti e miracoli come quella precedente, ma doveva essere fondata sulla Parola di Dio. E questo vogliamo ancora fare. Ancora continuiamo nell'adorazione, ricordandoci che la sua Parola rimane per sempre. Amen.
Vogliamo leggere in Deuteronomio, capitolo 8, verso 1 e dei versi che il Signore mi dava stamattina. Ma che da molto tempo mi metteva nel cuore: «Abbiate cura di mettere in pratica tutti i comandamenti che oggi vi do, affinché viviate, moltiplicate ed entriate ad occupare il paese che l'eterno giurò di dare ai vostri padri. Ricordati di tutta la strada che l'eterno, il tuo Dio, ti ha fatto fare in questi 40 anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che c'era nel tuo cuore e se tu osserverai i suoi comandamenti.» Amen.
Bene, questi due versi sono frutto di tanti mesi, se non di anni. Però cerco di andare a memoria di come il Signore ha condotto la mia mente a comprendere. Perché il nostro cuore è quello che afferra più volentieri le cose, ma è la mente che va a trovare altre strade, altri stratagemmi, altre vie, per dire: «Arriverò lo stesso in quel punto, il traguardo che Dio ci mette davanti, che Dio ci dà attraverso la sua Parola». Però lo farò in questo modo. È lecito. Sappiamo che ogni cosa è lecita. L'abbiamo anche letto, ascoltato. Ma non tutto porta frutto per la gloria del Signore.
A volte stiamo lì a perdere del tempo, pensando che è la strada più breve, è quella che ci fa arrivare con un animo più desideroso, i nostri sentimenti sono più, eh, siamo più contenti e felici nella carne. Perché magari crediamo di essere dei credenti che non fanno nulla di male. Ma rimanendo nella Parola di Dio, vogliamo arrivare senza metterci poi quell'impegno profondo, senza metterci il cuore. Ci arriviamo con i sentimenti, con l'anima, con la mente. E il Signore lì devia quasi il percorso. Per fare cosa? E lo ha deviato al popolo di Israele: era una strada da percorrere breve.
Non ci volevano mica 40 anni per arrivare in Terra Promessa. Il tratto che va dall'Egitto alla terra di Canaan dell'epoca, alla Terra di Israele attuale, non era breve. Eppure il Signore, vedendo quante volte lo hanno tentato — nonostante abbiano visto i miracoli, nonostante il braccio di Dio si muoveva sotto i loro occhi, usciva acqua dalla roccia dura — nei versi successivi, nei capitoli che seguono, dice: «Hai fatto scaturire acqua da quella roccia consistente, che era difficile da rompere».
Eppure dopo tutto questo, il popolo ancora chiedeva. Il popolo non era neanche più sazio della manna. Voleva altro, un altro cibo. Gli vennero date le quaglie. Avevano ancora il cibo in bocca quando l'ira di Dio si scagliò su di loro. E siamo un po' così anche noi. Dobbiamo essere umiliati e messi alla prova per vedere quanto siamo fedeli a Dio.
Ebbene, il Signore me l'ha fatto anche sperimentare. Tanti sono stati i mesi in cui ho provato altre strade. Sì, il traguardo è quello. Lo conosciamo bene. È chiaro che il Signore ci ha avvisato. Il libro di Apocalisse ci dice come sarà la fine dei tempi. E Matteo 24 presenta Gesù che illustra ai suoi discepoli tutti gli avvenimenti: guerre, rumori di guerre, terremoti, carestie, epidemie. E noi ci guardiamo intorno. Queste cose accadono. Però la nostra mente dice: «Sì, sì, è ancora presto. Ancora qualche altro anno, qualche decennio. Non sappiamo. Arriverò bene nel momento finale. Mi preparerò. Perché gli avvenimenti saranno così evidenti che non possiamo fare altro che cercare la faccia di Dio».
Eppure io non ero in quello stato. Non cercavo la faccia del Signore. Cercavo soddisfazioni, cose lecite. Tutto ciò che mi era lecito — che la Parola non mi dice «non fare questo» e «non fare quell'altro» — era concesso. Proprio per vedere se ognuno di noi, lasciato a se stesso, dopo aver conosciuto la Parola e quello che Dio vuole per noi, quello che ci diceva il Signore: «Abbiate cura di mettere in pratica tutti i comandamenti», non mi ha chiesto cose particolari. Non mi aveva detto il Signore: «Adesso vai, esci e prendi la spada della Parola, devi convertire centinaia e migliaia di persone, devi portare un pulpito in mezzo alle piazze». Fare cose che magari chi ha avuto quella chiamata, sì, e li ha portati tanti credenti a Cristo, può dire di aver raggiunto quel traguardo.
Ma il Signore a ognuno di noi ci dà qualcosa che è la nostra portata. Il Signore dice: «Mettete, abbiate cura di mettere in pratica i miei comandamenti». E questo mi era quasi sufficiente: un buon credente, seguire i culti, venire il giovedì, venire la domenica, avere una vita agli occhi del mondo esterno una vita semplice. Eppure il mio cuore cercava altro. Perché la mente era rivolta ad altri desideri e cerchi degli hobby che possano soddisfare, un altro lavoro. Per poi renderti conto che era soltanto il Signore che ti stava umiliando, per metterti alla prova, per vedere la tua volontà: dove arriva? Dove arriviamo? Dove ognuno di noi arriva fino ad essere spezzato. È lì che poi il Signore ti apre gli occhi e tu riconosci: «Ecco, Signore, sono 40 anni che sto girando in questo deserto».
Ed è allora che vuole sapere Dio quello che c'era nel nostro cuore, quello che c'è nel nostro cuore viene fuori. È bello convertirsi. È bello vedere che il Signore ci tira fuori da questo mondo. È bello che ci dà il Signore. Dacci, Signore, benedici Signore. La tua benedizione scenda su di noi. Toccaci, cielo. Dacci, Signore. Abbiamo solo bisogno di ricevere. Mai di dare qualcosa. Ed esce fuori quello che c'è nel nostro cuore: cose lecite — nostri figli, il nostro lavoro. Tutto ciò che non è vietato. Però vi alimenta soltanto la nostra mente e la nostra anima. E il nostro cuore è lì che, piano piano, il nostro spirito va in un angolino, no. Le forze spirituali diminuiscono. Non vengono alimentate. Perché il tempo che dedichiamo a tante cose lecite prende il posto del tempo che diamo a Dio.
E allora il Signore ci umilia. Umiliando così possiamo davvero riconoscere. E io in questi giorni ho potuto vedere come, quando riconosciamo attraverso svariate prove — l'umiliazione che Dio ci dà — che lui è sovrano. E allora sono arrivato a dire: «Signore, non trovo alcuna soddisfazione». Chi era quell'uomo che diceva: «Non trovo soddisfazione nei miei anni. Sono soltanto sofferenza»? E io sperimentavo la stessa cosa. E dicevo a Dio: «Signore, intervieni tu! Ho bisogno». È chiaro che da solo non ce la potrò fare. È chiaro che tutto ciò che è la mia volontà va a finire nella spazzatura.
Lì dove andiamo a ripescare a volte, cercare cose che avevamo lasciato. È chiaro, Signore, che soltanto tu sei sovrano e guiderai i miei passi quando li affido completamente. Non il giovedì e la domenica. Non in un piccolo tempo in cui la mattina la dedichiamo alla lettura, preghiamo. E quando una cosa così abituale diventa soltanto un tassello che va a riempire la nostra coscienza e siamo appagati, lì il nostro spirito ne soffre.
Però vediamo come il Signore sembra che le conosce. Sembra che questa fase la dobbiamo attraversare tutti. Forse anche i più grandi uomini di Dio hanno avuto quei momenti di debolezza nella fede. Ed è proprio lì che ci vuole portare. Per chiedere: perché a volte non chiediamo più le cose che piacciono a Dio? Soltanto quelle che soddisfano l'anima nostra. Allora vedevo come in questi giorni arrivavo a chiedere: «Signore, quando il nostro spirito non cresce, la nostra fede ne soffre». È un po' come il nostro corpo, no? Che tante volte, con i sentimenti negativi, l'ansia, la paura, il terrore di quello che ci può accadere, ne viene anche male al nostro fisico.
Abbiamo dei disturbi anche fisici. E lì il Signore mi faceva vedere che cercare la sua faccia è qualcosa che risolve ogni situazione. Ma non è solo per un momento. È proprio venir fuori. È proprio lì che, come abbiamo visto, Mosè che incoraggiava il popolo, è proprio lì il momento di entrare in Canaan, lì nell'umiliazione più totale. «Adesso avete girato abbastanza. 40 anni sono stati sufficienti. Ora abbiate coraggio».
E il Signore mi faceva vedere come chiedere a lui più fede. Perché è quella che ne risentiva di più. Come il nostro spirito, quando viene meno la nostra fede, ne risente. E le nostre forze spirituali ci danno quello scoraggiamento che non ci fa risollevare. Ma nell'umiliazione più profonda e totale, ho chiesto al Signore di darci qualcosa. Fino a ieri, fino a ieri, in cui non sapevo più che altro chiedere. Era un bel momento. E allora sentivo che la benedizione di Dio scendeva su tutto il suo popolo. Ed era il momento di chiedere a Dio qualcosa di più dettagliato, di preciso.
Abbiamo avuto la possibilità di continuare ancora l'opera dei Gedeoni. Ieri mattina, consegnando altri nuovi testamenti, credo che siamo arrivati a 2000 bibbie consegnate da quando abbiamo iniziato questo cammino. E ieri chiedevo al Signore: «Ci sono state tante richieste di preghiera, e avevamo tanti motivi. E sono i motivi che ci accompagnano e riempiano le nostre preghiere e alimentano la nostra fede. Ci sono tante situazioni che conosciamo. Eh, non dobbiamo pregare per qualcosa di sconosciuto. Intorno a noi, accanto a noi, ci sono delle situazioni che, eh, hanno proprio bisogno di tempo da dedicare in preghiera».
E ieri chiedevo al Signore precisamente: «Signore, oggi ti chiedo che di tutte quelle bibbie consegnate, che almeno una persona — ci sono i numeri di telefono — che almeno una persona ci possa fare una telefonata». E ieri uscivamo con Thomas. Avevamo appena terminato il culto ieri sera. Non è passato forse 20 minuti e mi arriva una chiamata. Era un ragazzo che aveva raccolto questo Nuovo Testamento e mi chiedeva cosa significassero dei passi. Leggeva il passo del giovane ricco in Matteo 19. E lì inizialmente ero rimasto quasi sbigottito. Non ci volevo credere. Tant'è che pensavo non fosse neanche reale, volesse scherzare. Però poi mi sono reso conto che era un ragazzo che aveva bisogno. E ho cercato di consolarlo, di dirgli che siamo a sua completa disposizione.
Sai quelle frasi che si dicono, però dentro di me sentivo forte che era una risposta. Era una risposta a una preghiera. Era una risposta a una preghiera per far accrescere la mia fede. E se questa è la vita che vogliamo per correre negli ultimi giorni, il Signore, credo che è sempre lo stesso, non è mai cambiato. Siamo noi che quando riconosciamo questi due versetti che abbiamo letto, che la sua Parola, i suoi comandamenti sono il fondamento, che Gesù Cristo, la Parola stessa, è colui su cui dobbiamo appoggiarci giorno dopo giorno, e tutte le cose che accadono, il percorso che Dio ha scritto per la nostra vita, allora la nostra fede cresce.
Ho chiesto qualcosa di dettagliato per vedere se Dio avrebbe risposto. È stato forte per me. Non ci credevo. Però ho voluto ringraziare il Signore. Mi sono preso tutto il tempo delle testimonianze per raccontarlo a voi stamattina, per condividerlo, e per chiedere al Signore di più. Avendo questa attitudine di lasciare il vecchio, di lasciare la parte depressiva che è stata per troppo tempo, e di rivolgerci a lui con vera fede, quell'aspettazione. Dio ci chiede attraverso la fede. Tutti i miracoli che Gesù ha portato a compimento erano figli della fede. E noi vogliamo credere anche stamattina che il Signore sta per compiere qualcosa in mezzo al suo popolo.
Amen, amen. Gloria a Dio. Bene, fratelli, questa mattina voglio condividere con voi un messaggio da parte del Signore riguardo a un uomo del quale noi parliamo spesso, citiamo spesso le sue parole. Perché è un desiderio che brucia nel cuore. E grazie a Dio per questo, questa mattina parleremo di Giacobbe. Vi ricordate le sue parole? Quando egli si esprimerà con Dio: «Io non ti lascerò andare fino a quando non mi avrai benedetto». E questo, fratelli, sia il proposito della chiesa oggi, il desiderio che deve invadere l'intero cuore della chiesa: «Signore, io non ti lascerò fino a quando non mi avrai benedetto».
Fratelli, abbiamo in mente e nel cuore questo pensiero, perché ogni forma di religiosità, ogni forma di apatia, di abitudine, se ne vada via nel nome di Gesù. Che il Signore susciti nel cuore della sua chiesa il desiderio dei nostri padri che avevano esperimentato con potenza la gloria di Dio.
E questa mattina noi parleremo di un sogno, di una visione che l'eterno dà a quest'uomo. Voi conoscete Giacobbe. Questa storia — chissà quante volte ne abbiamo parlato! Chissà quante volte abbiamo letto la sua storia! Vi ricordate? Il figlio di Isacco e Rebecca, fratello di Esaù, suo gemello. Un uomo che amava Dio, un uomo che aveva compreso la potenza della presenza di Dio, della manifestazione di Dio nella sua vita. Un uomo che aveva compreso quanto era importante, di grande valore, la benedizione dell'Eterno, dei suoi, l'eterno Dio, il Dio dei suoi padri. E così il Signore intraprende un processo spirituale con lui. Perché come vi ricordate la sua storia, egli incomincia a usare la sua natura, il suo carattere, con imbrogli. Giacobbe il supplantatore, volendo la benedizione di Dio. Ma il Signore guarda al cuore. Ed egli incomincia un processo meraviglioso. E noi vogliamo vedere questo momento della vita di Giacobbe, e che lo Spirito Santo ci aiuti a comprendere che cosa vuole da ognuno di noi.
Così insieme, fratelli, io leggerei con voi nel libro della Genesi, al capitolo 28, al verso 10. Genesi, capitolo 28, verso 10 fino al verso 22. Così dice la Parola del Signore:
«Or Giacobbe partì da Berseba e se ne andò verso Aran. Giunse in un certo luogo e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato. Allora prese una delle pietre del luogo, la pose sotto la sua testa. E in quel luogo si coricò. Sognò di vedere una scala appoggiata sulla terra, la cui cima toccava il cielo. Ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Ed ecco l'eterno stava in cima ad essa e gli disse: "Io sono l'eterno, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza.
E la tua discendenza sarà come la polvere della terra. E tu ti estenderai a ovest e a est, a nord e a sud. E tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua discendenza. Ed ecco io sono con te. Ti proteggerò dovunque andrai. Ti ricondurrò in questo paese, poiché non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto". Allora Giacobbe si svegliò dal suo sonno e disse: "Certamente l'eterno è in questo luogo e io non lo sapevo". Ed ebbe paura e disse: "Com'è tremendo questo luogo! Questa non è altro che la casa di Dio e questa è la porta del cielo".
Così Giacobbe si alzò al mattino presto, prese la pietra che aveva posto sotto la sua testa, la eresse come stele, e versò dell'olio sulla sua sommità. E chiamò quel luogo Betel, mentre prima il nome della città era Luz. Poi Giacobbe fece un voto dicendo: "Se Dio sarà con me e mi proteggerà durante questo viaggio che faccio, se mi darà pane da mangiare e vesti da coprirmi, e ritornerò alla casa di mio padre in pace, allora l'eterno sarà il mio Dio. E questa pietra che ho eretta come stele sarà la casa di Dio. E di tutto quello che tu mi darai la decima ti la darò".»
Amen. Fin qui la Parola del Signore. E così, fratelli, in questo momento Giacobbe era in fuga. Fuggiva da suo fratello. Il suo cuore era preso da paura, da preoccupazione. Rebecca pensò di mandarlo dai parenti per una futura moglie. E Giacobbe, fratelli, da Berseba fino ad Aran. Questo era il suo viaggio. In questo momento percorre 80 km. E noi vediamo che nei tempi antichi si camminava a piedi. I viaggi venivano fatti a piedi. E Giacobbe aveva camminato molto. Era stanco. In questo momento le sue forze venivano meno. Aveva bisogno di riposo. Il cammino era stato lungo e faticoso.
Non sappiamo quanto tempo ci ha messo ad arrivare da Berseba verso Aran. Ma sappiamo che in questo momento lui ha bisogno di un riposo, ha bisogno di coricarsi. E la Parola del Signore ci dice che Giacobbe ha fatto qualcosa di particolare che attira la nostra attenzione. E la Bibbia ci dice che il sole era tramontato, prese una delle pietre del luogo e la pose sotto la sua testa. In quel luogo si coricò. Aveva bisogno di riposarsi. Era stanco.
Ma che cosa ha fatto Giacobbe? Ha preso una pietra. Voi che pensate, fratelli, era così confortevole questa pietra sotto il suo capo? Quando noi abbiamo un cuscino e siamo coricati e non ci piace, è un po' duro, diciamo: «Questo cuscino è duro. Il mio riposo non sarà un vero riposo». È vero, no? E allora Giacobbe, invece di un cuscino di oggi, prende una pietra, fratelli, per coricarsi. E la Bibbia ci dice che si coricò. Quindi Giacobbe appoggia la sua testa su questa pietra, la mette sotto la sua testa, e così lui riposa. In questo momento un vero riposo, fratelli. Questa è una lezione per noi oggi, fratelli. Perché questa pietra dona questo riposo completo al cuore di Giacobbe? Perché Giacobbe riesce a riposare così bene, fratelli? Era una pietra! Si può dormire su una pietra?
Gesù è la pietra vivente, su cui tutti noi questa mattina possiamo posare il capo e riposare, godere di un vero riposo, fratelli! Il viaggio era lungo. La stanchezza si faceva sentire. Come alla stessa maniera anche noi, il viaggio è lungo, fratelli. La vita. I giorni passano. Ci sentiamo stanchi in alcuni momenti. Abbiamo necessità di riposare. È vero, no? Vogliamo riposare. Vogliamo trovare un luogo, un posto dove posare il capo. Posa il tuo capo su Cristo, pietra vivente, e tu godrai di un vero riposo, fratello!
Se questa mattina ti senti stanco, se questa mattina le tue forze vengono meno, il Signore ti dice: «Posa la tua testa su di me. Confida in me, e io ti farò vedere, ti farò esperimentare il vero riposo». Oggi non si riesce più a godere della vera pace, della vera gioia del Signore, perché il capo lo abbiamo posato su un'altra parte, in un altro luogo. Ma Gesù, questa mattina, invita la sua chiesa a posare il capo sul suo petto.
E Pietro, nella sua prima epistola, al capitolo 2, ci dirà proprio così, al verso 6. Nella Scrittura si legge: «Infatti, ecco, io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa. E chi crede in essa non sarà fatto svergognato». Amen! Gloria a Gesù!
E furono anche queste le parole del nostro maestro nell'evangelo di Matteo, al capitolo 11, verso 28. Queste parole che noi conosciamo molto bene. Ma fratelli, noi sappiamo di Giacobbe qualcosa. E questa mattina vi voglio dire che quando il Signore ha dato questa visione a Giacobbe, la Bibbia ci dice che lui si risvegliò. Si risvegliò. E a questo luogo, lui gli cambiò il nome! Il nome della città in cui dimorava in questo momento Giacobbe si chiamava Luz. E lui gli cambiò il nome. Lo chiamò Betel, fratelli e sorelle! È il momento oggi di esperimentare la gloria di Dio e desiderarla, perché vi dico una cosa, fratelli. Dove c'è la presenza del Signore, dopo questa visione, dopo questo incontro, dopo questa esperienza di Giacobbe, quel luogo viene cambiato il nome.
Non sappiamo, fratelli, come mai Giacobbe ebbe cambiato questo nome, Luz, che significa risveglio, mandorlo. Sembra che fosse un luogo fruttuoso. Ma poi è differente dalla casa di Dio. Quando c'è la presenza di Dio, noi sappiamo solo una cosa, fratelli, e quella ci dovrebbe interessare: dove c'è la presenza di Dio, le cose cambiano! Da Luz a Betel, non sappiamo perché. Ma sappiamo che quando Dio c'è, le cose cambiano! Tutto cambia! La nostra vita è diversa. E noi lo possiamo esperimentare. Lo abbiamo già sperimentato.
Perciò, fratelli, le parole che noi ascoltiamo dalla voce di Dio non devono rimanere una conoscenza. Ma noi dobbiamo realizzare la presenza di Dio, la manifestazione della presenza di Dio nella nostra vita. Non ci dobbiamo accontentare, no, fratelli! Perché quando Dio c'è dentro di noi, in mezzo a noi, le cose vanno in maniera diversa. Funzionano in maniera diversa, in un modo che noi non ci aspettiamo.
Perciò il Signore dice: «Venite a me voi tutti che siete travagliati ed aggravati. Io», dice il Signore, «vi darò riposo». Gloria al Signore! Io sono la pietra vivente, su cui tu puoi posare il tuo capo. Questa mattina, anche Giovanni ci dice qualcosa, al capitolo 14, verso 27: «Io vi lascio la pace. Io vi do la mia pace. Io ve la do non come la dà il mondo. Il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi».
Fratelli, non è a caso che Davide, nel Salmo 62, al verso 1 e 2, dirà: «L'anima mia trova riposo in Dio solo. Da lui viene la mia salvezza. Lui solo è la mia rocca, la mia salvezza. Egli è il mio alto rifugio. Io non sarò mai smosso». Amen!
Fratelli, stiamo citando la Parola di Dio. Ma noi oggi siamo chiamati a responsabilità. Siamo chiamati. Oggi il Signore si aspetta da noi. Che messaggio? È sempre la Parola di Dio, sempre quella, fratelli! Ma noi la vogliamo realizzare nella nostra vita. E allora posa il tuo capo su Cristo questa mattina, su Gesù, perché egli ti farà sperimentare il vero riposo, quel riposo che i figli di Dio devono avere dentro, devono esperimentare.
E la Parola dice che Giacobbe sognò di vedere una scala appoggiata sulla terra. In questo momento di riposo, il Signore viene alla vita di Giacobbe e gli dà un sogno, gli dà una visione, fratelli e sorelle! Sapete qual è il segreto? Ci credete ai sogni? Ci credete alle visioni? Il Signore parla anche attraverso sogni e visioni. Ma sapete quando parla? Quando noi abbiamo poggiato il nostro capo su Cristo e stiamo riposando in Cristo. E il Signore può accordare alla nostra vita i suoi sogni, le sue visioni, che sono di grande benedizione anche per la chiesa, un'edificazione per ognuno di noi.
Giacobbe sognò. Il Signore venne a lui perché riposava su Cristo, su Dio. E il Signore si presentò a lui. Gli fece vedere una scala appoggiata sulla terra, la cui cima toccava il cielo. Ed ecco, dice la Parola del Signore, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Fratelli, io questa mattina voglio dire qualcosa a voi. Lo voglio condividere con voi. Questa scala sembra che unisce il cielo e la terra. Giacobbe la vede proprio così: poggiata sulla terra, ma la cui cima toccava il cielo.
Sembra che il Signore gli stesse dando una visione di qualcosa che l'uomo poteva interagire, poteva avere a che fare con il cielo, e il cielo poteva avere a che fare con la terra. Ma fratelli, gli angeli, dice la Parola, salivano e scendevano. Ora io vi dico una cosa, fratelli. Che il Signore stava iniziando un processo di benedizione per Giacobbe, come lo ha già iniziato in ognuno di noi. E questa mattina ti vuole dire: «Io oggi sono quella scala. Quella scala rappresenta Cristo Gesù stesso. Egli intercede per noi presso Dio. Egli è colui che dà la possibilità all'uomo di avere un rapporto con Dio. Egli è la via. Egli è la strada».
E Dio stava iniziando ad aprire una strada per Giacobbe, una strada, fratelli, che non tutti oggi percorrono. Perché è una strada angusta. È stretta. E la Bibbia ci insegna che non sono molti quelli che la percorrono. Vi ricordate in Matteo, al capitolo 7, verso 12? Il Signore ci dice proprio così: dice che questa strada è angusta e pochi la percorrono.
Fratelli, poggiare il capo su Cristo significa, è vero, esperimentare il vero riposo. Ma non è sempre facile! Non è sempre facile. Quella pietra, su quella pietra non si poteva riposare bene, ma si può riposare bene in Cristo, fratelli! E nelle difficoltà noi dobbiamo andare a Gesù. Nella difficoltà noi dobbiamo attingere da Gesù. Sapete perché? Fratelli, questa strada è gloriosa! Sapete perché? Dio stava dimostrando a Giacobbe che cosa stava dimostrando? Che il sentiero con Gesù, la strada con Gesù, è una strada gloriosa, meravigliosa, una strada ricca di interventi divini!
Non è facile. È vero. Si rifiutano oggi di continuare a proseguire questo cammino con Dio perché non è facile. Molti giovani oggi non vogliono accostarsi a Cristo perché pensano che vogliono fare quello che piace al loro cuore, vogliono godere della propria vita, pensano che la Parola di Dio è qualcosa di difficile da capire, è qualcosa di difficile da mettere in pratica. Come noi credenti a volte facciamo difficoltà perché pensiamo che la Parola del Signore è difficile, la vita con Gesù è difficile. E tante volte ci sale il pensiero di allontanarci un pochettino e fare un po' i fatti nostri con il Signore. Ma ricordatevi sempre, fratelli! Ricordiamoci che la via da noi a Dio, in Cristo Gesù, è una via ricca di esperienze meravigliose, di interventi divini. In questa via, fratelli, dove non molti vogliono viaggiare, ci sono cose meravigliose!
Io vi voglio dire, fratelli, che il Signore interviene in questa via. Interviene con la liberazione. Interviene col sostegno. Interviene con la sua protezione. Lui ci soccorre in questa via. È difficile, è angusta, ma prosegua, perché Cristo desidera farti esperimentare che cosa, fratelli? Isaia, al capitolo 41, noi leggiamo, al verso 13 e 14: «Poiché io, l'eterno, il tuo Dio, ti prendo per la mano destra e ti dico: "Non temere, io ti aiuto". Hai capito, Giacobbe? La tua visione? Hai capito quella scala? Cosa significa? Significa una vita ricca di interventi da parte mia», dice il Signore. «Tu esperimenterai la mia gloria».
Dice del Signore, questa scala, questa via, questa strada, come la vogliamo chiamare, questa mattina, è la manifestazione dell'intervento di Dio in ognuno di noi tutti i giorni della nostra vita. C'è la garanzia dell'intervento di Dio. «Non temere, o verme di Giacobbe, o uomini di Israele. Io ti aiuto», dice il Signore, il tuo Redentore, il santo di Israele. Il Signore interviene anche per liberare il suo popolo.
Fratelli, perciò il salmista, al Salmo 34, verso 17, si esprimerà: «I giusti gridano e l'eterno li ascolta e li libera da tutte le loro sventure. L'eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto. Salva quelli che hanno lo spirito molto [?]». Molte sono le afflizioni del giusto, fratelli. Giacobbe era appoggiato lì, su quella pietra, riposava. Ma Dio non gli ha detto: «Le tue difficoltà non ci saranno. Difficoltà nella tua vita, no». Fratelli, ma è quello che il Signore ci dice questa mattina: «Molte sono le afflizioni del giusto. Ma l'eterno lo libera da tutte». L'eterno libera da tutte. Non ci sarà afflizione davanti agli occhi di Dio troppo difficile da liberare per te e per me. Egli preserva tutte le sue ossa. Nessuno di esse è spezzato. Amen! Gloria a Gesù!
E vi voglio far notare qualcosa, fratelli. Perché la Bibbia ci dice: «Ed ecco l'eterno stava in cima ad essa e gli disse: "Io sono l'eterno, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza"». Che bello, fratelli! Un passaggio profondo, meraviglioso! Che questa mattina, sapete dove ci porta? Fratelli, la Bibbia dice: «La terra sulla quale tu sei coricato», dice l'eterno, «io la darò a te». Perché il Signore dice a Giacobbe: «Io te la darò. Io ti darò». Perché guardate, fratelli, se noi chiedessimo al Signore secondo quelli che sono i nostri pensieri, o secondo le nostre limitazioni, vi posso garantire che le esperienze con Dio sarebbero veramente poche.
Se dovessimo noi chiedere al Signore quello che crediamo — perché tante volte manchiamo nella fede — o per quello che vediamo con i nostri occhi, veramente poco, poca sarebbe stata l'esperienza. Ma Dio dice: «Te lo darò. Io». Quello che noi chiediamo è poco di fronte a quello che Dio può fare nella mia e nella tua vita, fratello.
Perciò noi dobbiamo confidare in Dio. Perciò noi dobbiamo attendere a lui, che lui faccia l'opera. Perché quello che lui può fare in te e in me va al di là di quello che noi possiamo pensare ed immaginare. Noi possiamo chiedere delle cose al Signore, ma sono così prive di fede. E siamo così limitati. I nostri pensieri sono di corta durata. La nostra visione è corta. E il Signore così è impedito, non può darci. Ma fratelli, lasciati benedire da Dio. Lascia che il Signore accordi a te la sua benedizione. E vedrai che le cose che accadranno, tu non te le aspetterai. Rimarrai sbalordito.
Quando Giacobbe si svegliò dal sonno, rimase scosso, fratelli, per quello che aveva visto. E il Signore vuole scuotere la sua chiesa per quello che lui vuole fare nella tua e nella mia vita, fratelli. Questa è la grazia di Dio. Io te lo darò. Questo è un dono di Dio. Il Signore vuole dare, vuole fare un dono alla sua chiesa. Io te lo darò.
E la Bibbia dice proprio così: «La tua discendenza sarà come la polvere della terra. Giacobbe, sai cosa faccio per te? Io non ti darò solo il luogo dove tu sei. Ti darò di più». E il Signore gli dice: «La tua discendenza sarà come la polvere della terra. Tu ti estenderai così», dice la Parola, «a ovest, a est, a nord, a sud. Tutte le famiglie della terra saranno benedette in te, nella tua discendenza». Una benedizione che andava ben oltre a quello che Giacobbe poteva pensare. In te saranno benedetti tutte le nazioni della terra. Uomini, donne che Giacobbe non ha mai visto sono stati benedetti a motivo di Giacobbe, per la benedizione che Dio aveva accordato al suo cuore.
Giacobbe riceve anche questa promessa da parte di Dio: «Io sarò con te. Ti proteggerò dovunque andrai. Ti condurrò. Ti ricondurrò in questo paese, poiché non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto».
Così Giacobbe si svegliò e disse: «Certamente l'eterno è in questo luogo, fratelli e sorelle!» Giacobbe conosceva Dio, aveva esperimentato il Signore. Ma c'era bisogno ancora di qualcosa nella sua vita. Giacobbe aveva bisogno di ricevere un tocco potente da parte del Signore. E più avanti lo vedremo come il Signore lo tocca. E fratelli, non è solo il luogo che cambia: Luz, Betel, casa di Dio. Ma siamo noi che dobbiamo cambiare. Noi abbiamo bisogno di una trasformazione completa, di un tocco da parte di Dio, perché Giacobbe, il supplantatore, divenga Israele. Amen!
Siamo noi che abbiamo bisogno di cambiare. Noi dobbiamo chiedere al Signore: «È vero, Signore, quante cose ho visto cambiare per la tua gloria nella mia vita! Quante cose il Signore ha trasformato». È vero. Le abbiamo viste, fratello e sorella! Noi non siamo più spettatori. Da questo momento il Signore ci ha comunicato: «Non sii più uno spettatore. Ma desidero che io possa toccare la tua vita, perché tu puoi cambiare, perché tu puoi esperimentare la mia gloria, i miei interventi, perché tu possa esperimentare». Questo è il desiderio che il Signore vuole per noi. Ma lui lascia a noi una responsabilità: di poggiare il capo su quella pietra vivente.
E questa mattina, fratello, io concludo così. Non voglio dilungarmi ancora. Perché il Signore ha parlato e noi abbiamo ascoltato. Posa il tuo capo su quella pietra, anche se a volte è scomodo, anche se è difficile. Il cammino è arduo e la nostra natura, la nostra carne viene meno. Ci sentiamo stanchi. Non ce la facciamo. Le forze vengono meno. Diciamo: «Signore, non ce la faccio. Non ho le forze. Non ce l'ho. È troppo difficile per me». Posa il tuo capo su quella pietra, che è Cristo Gesù, ed egli ti farà esperimentare la sua gloria. Questo lui vuole fare per la sua chiesa in questi ultimi tempi. Che Dio benedica la sua Parola. Amen, amen.
Mentre vi invito a alzarvi in Dio, dove sembra non ci sia, lui opererà in modi che non son sempre chiari a me. Lui mi guiderà stretto, se mi condurrà. Qualunque sia il mio cammino, perché Dio aprirà una via, una via per me. Dio offrirà una via dove sembra non ci sia. Nel deserto Dio aprirà fiumi. Nel deserto io vedrò cieli e terra passerà. Ma la tua Parola rimarrà. Dio farà ogni cosa nuova. Mi aprirà una via dove sembra non ci sia. Lui opererà in modi che non son sempre chiari a me. Lui mi guiderà stretto, se mi condurrà. Qualunque sia il mio cammino, perché Dio aprirà una via, una via per me.
Noi ti ringraziamo, Signore, con tutto il nostro cuore, perché hai provveduto per ognuno di noi, Signore, con la tua Parola. Grazie, Signore, perché noi sappiamo che tu sai ciò di cui abbiamo bisogno. E noi ti ringraziamo perché tu, Signore, ci hai esortato ancora una volta: «Figli miei, posate il vostro capo sulla vera pietra. Io sono quella pietra vivente». Grazie, Signore, perché possiamo confidare interamente in te, perché grandi benedizioni sono state riservate per il popolo di Dio. E una di queste grandi benedizioni è la pace che tu hai donato al tuo popolo, quel riposo di cui noi parliamo. Sì, Signore, sperimentiamo ogni giorno della nostra vita se confidiamo in te. E noi questa mattina vogliamo dire: «Signore, vogliamo ubbidire alla tua Parola».
Così, oh Signore, noi veniamo. Sì, veniamo e posiamo il nostro capo su di te. Vogliamo riposare in te. E vogliamo dire: «Signore, benedici tu la mia vita». Noi vogliamo sì sperimentarti. Noi vogliamo che un intervento da parte tua, Signore, ancora giunga alla nostra vita. Vogliamo cambiare. Vogliamo essere trasformati. Vogliamo essere vivificati. Vogliamo che un potente risveglio scenda sulla nostra vita copiosamente. Vogliamo uscire ed essere liberati dalla religiosità, dall'abitudine, sì, Signore, dalla freddezza. Vogliamo essere liberati per vivere davanti a Dio la tua gloria nella nostra vita. Grazie, Signore, grazie Gesù, perché posso ancora comandare la tua benedizione su ogni mio caro fratello e sorella, tutti noi, Signore, che faremo ritorno alle nostre dimore. Ci mettiamo sotto la protezione del tuo sangue e che la tua Parola sia sigillata per i prossimi giorni nel nome di Cristo Gesù, benedetto in eterno. Amen, amen, amen.