Il servizio sincero nella virtù cristiana

Voglio leggere in Matteo 21 la parabola dei due figli, dal verso 28. Io ve lo dico già chiaramente: questo passaggio l'ho letto stamattina e non mi è stato chiaro fino in fondo. Sì, qualcosa il Signore l'ha messa nel mio cuore, mi dà delle spiegazioni, però non comprendo tutto della parola. E credo che il Signore anche a grandissimi uomini di Dio ha dato di comprendere dei passi o delle esperienze a distanza di anni, decenni, talora anche 30 anni. Qualcuno è riuscito a comprendere la volontà di Dio dopo tantissimo tempo.

Però voglio leggerlo perché stamattina mi ha proprio lasciato con un punto di domanda. Voglio trasmettervi questo che il Signore mi dà. Non vi farò andare a casa oggi con una risposta, ma con delle domande. E quello che mi sta dicendo il Signore è che a volte, proprio come diceva prima con le parole "Qualunque sia il mio perché," il Signore comunque mi conduce stretto a sé. E quello che importa, credo che sia la vicinanza a Dio in ogni situazione.

Matteo 21, dal verso 28, dice: "Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. E rivolgendosi al primo disse: Figlio, va oggi a lavorare nella mia vigna. Ma egli rispose e disse: Non voglio. Più tardi, però, pentitosi, vi andò. Poi rivoltosi al secondo gli disse la stessa cosa. Ed egli rispose e disse: Sì, lo farò signore. Ma non vi andò. Chi dei due ha fatto la volontà del padre? Essi gli dissero: Il primo. Gesù disse loro: In verità vi dico che i pubblicani e le meretrici vi precedono nel regno dei cieli. Poiché Giovanni è venuto a voi per la via della giustizia, e voi non gli avete creduto. Mentre i pubblicani e le meretrici gli hanno creduto. E voi, nemmeno dopo aver visto queste cose, vi siete ravveduti per credergli."

Amen, amen! Quello che il Signore mi dà quest'oggi è il passaggio principale: "Chi dei due ha fatto la volontà del padre?" Tanti vorremmo dare una risposta. Loro gli dissero: il primo. "Chi erano loro?" Erano i discepoli o erano i Farisei e i religiosi del tempo? Questo lo sappiamo da prima, quando qualche verso in precedenza dice che Gesù entra nel tempio e i capi dei sacerdoti, gli anziani del popolo si accostarono. Quindi era anche un gruppo misto: capi, anziani del popolo. Era proprio nel tempio. Il Signore andava lì per fare la volontà di Dio. Andava incontro anche ai guai che lo aspettavano. Perché dopo aver fatto un ingresso trionfale a Gerusalemme, lui va proprio lì dove può essere preso. Sa che c'è il pericolo. Però era la volontà di Dio e lui la segue pienamente.

Allora, chi dei due ha fatto la volontà del padre? E qui il Signore mi dà una piccola risposta. Intanto sono due figli dello stesso padre. Uno è disubbidiente, l'altro è bugiardo. Chi ha fatto la volontà del padre? Io non ho una risposta. Perché secondo me entrambi commettono degli errori. Perché inizialmente una risposta dura è già la mancanza di rispetto nei confronti di un padre. Dire: "No, non voglio fare quello che tu mi comandi," è qualcosa che ha un problema. Ma anche la presa in giro, se così la vogliamo chiamare, quando l'altro gli dice: "Sì, non ti preoccupare, ci vado," magari erano adolescenti, magari si può perdonare. Ecco perché — è un padre. La domanda è: "La volontà del padre."

Allora, essendo un padre, ci ama, ci perdona, ci comprende. E sa anche il motivo per cui a volte sbagliamo, cadiamo e pecchiamo. Non riserva la punizione, non serba le conseguenze a quello che è la disubbidienza o la bugia. Però è un padre d'amore. Quando ci rendiamo conto di quello che stiamo facendo, è pronto ad accoglierci.

Quello che poi mi fa riflettere è che la risposta che Gesù dà è: il primo. Il Signore poi lo fa tante volte. Ci sono tanti passaggi che rispondono in una maniera che a me sbalordisce sempre. Non dà una risposta netta ed evidente. È come se cambia argomento. È come se li vuole punire. Per che cosa li vuole punire? Per la risposta che hanno dato? Perché era sbagliata? Io questo non voglio. Ecco perché vi lascio con un punto interrogativo. Non mi sbilancerei a dire che hanno risposto in maniera errata o in maniera corretta.

Perché il Signore, Gesù, gli risponde dicendo: "Poiché Giovanni è venuto a voi per la via della giustizia, e voi non gli avete creduto. Mentre i pubblicani e le meretrici gli hanno creduto." Allora forse gli voleva trasmettere questo. Non lo so. Sto condividendo proprio con voi, come se potessimo fare un ragionamento che ci fa comprendere quello che Dio ci vuole dire.

Però tante volte non è soltanto un aspetto di un racconto che ci fa comprendere qual è la completa spiegazione di quello che Dio ci vuole trasmettere. Ma è proprio il Signore; sembra che lo fa apposta, certe volte ci vuole lasciare dei vuoti nella nostra mente che dobbiamo andare a colmare conoscendo di più lui. E loro non lo conoscevano. Conoscevano più la legge, conoscevano più i precetti, erano così legati alle tradizioni che non sapevano che davanti a loro c'era il Figlio di Dio. Avevano proprio gli occhi chiusi. C'era quel velo che non gli dava la giusta rivelazione.

E è forse lì che ci vuole fare arrivare il Signore. Non tanto per dare una risposta, perché a volte il Signore ci fa fare le domande. Ma non vuole neanche che rispondiamo in maniera corretta, ma che stiamo stretti a lui. E credo che oggi sia la giornata giusta perché sia il cantico sia quello di cui stiamo parlando ci può avvicinare più al Signore. Perché tante volte le domande sì, nel corso della vita le faremo sempre, e i perché ci saranno, ci accompagneranno. Fanno parte dell'essere umano. Siamo affamati di sapere. Basta vedere l'uomo nel corso dei secoli, tutto quello che è stata la strada che ha fatto per la fame di sapere, dove è arrivato.

Che tante volte è anche negativa. Però è il Signore stesso che nella nostra natura ce l'ha data. Allora sfruttiamola per conoscere colui che ci ha fatto e sa quello di cui abbiamo bisogno. E sa che se abbiamo bisogno di una risposta ce la darà al momento opportuno. Sfruttiamo ancora quello che Dio ci ha messo nel cuore stamattina: di non preoccuparci tanto dei modi, dei perché, ma di stare stretti a lui che è colui che apre quella strada e ci fa avvicinare alla sua presenza.

Amen, amen, amen!

Voglio leggere la parola di Dio. Romani 12, dal verso 9 al verso 21. Leggiamo questa meravigliosa parola che per noi è la vita, il senso stesso di quello che è la nostra ragione di essere figli di Dio, cristiani. Paolo dice:

"L'amore sia senza ipocrisia. Detestate il male e attenetevi fermamente al bene. Nell'amore fraterno amatevi teneramente gli uni gli altri. Nell'onore usate riguardo gli uni verso gli altri. Non siate pigri nello zelo. Siate ferventi nello spirito. Servite il Signore. Allegri nella speranza, costanti nell'afflizione, perseveranti nella preghiera. Provvedete ai bisogni dei santi. Esercitate l'ospitalità. Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono allegri. Piangete con quelli che piangono. Abbiate gli stessi pensieri gli uni verso gli altri. Non aspirate alle cose alte, ma attenetevi alle umili. Non siate savi da voi stessi. Non rendete ad alcuno male per male.

Cercate di fare il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. Non fate le vostre vendette, cari miei, ma lasciate posto all'ira di Dio, perché sta scritto: A me la vendetta, io renderò la retribuzione, dice il Signore. Se dunque il tuo nemico ha fame dagli da mangiare. Se ha sete dagli da bere, perché facendo questo radunerai dei carboni accesi sul suo capo. Non essere vinto dal male, ma vinci il male con il bene."

Amen! Questa è la parola gloriosa, meravigliosa, la parola di Dio! La parola che per noi è la vita, il senso stesso di quello che è la nostra ragione di essere figli di Dio, cristiani.

Tutto ciò che Paolo sta dicendo in questo passo viene dopo che egli ha esortato i Romani riguardo alle virtù cristiane, riguardo all'umiltà, alla fedeltà, ai doni spirituali che leggiamo nei versetti prima di ciò che abbiamo letto. Ma poi Paolo vorrebbe dirci un po' quello che dice in primo Corinzi 13: che noi possiamo avere tanti doni e tante altre cose che fanno parte di questa vita, ma Paolo poi si sofferma con quello che è l'amore.

L'amore sia senza ipocrisia. Come abbiamo detto tante volte, come la Bibbia ci insegna, l'amore naturale e l'amore di Dio sono due cose diverse. C'è una voragine fra tutti e due. Quello che è importante è che l'amore, cos'è un sentimento? Ci sono tante espressioni che si possono sviluppare intorno all'amore. Il significato stesso di questa parola. Ma le definizioni più appropriate forse le possiamo conoscere quando nel nostro cuore l'amore di Dio viene sparso. Perché possiamo dimostrare quell'affetto, no? Quello che tu hai provato. Cioè è quell'affare del bene, di vedere il progresso degli altri, di darsi agli altri. Questo è quell'amore che si avvicina molto all'amore di Cristo, no?

Poi c'è l'amore naturale, e Paolo dice: "Attenzione a questo amore!" Perché dice: l'amore sia senza ipocrisia. In tutti questi anni ho potuto fare tante esperienze. Però quell'amore con un po' di ipocrisia l'ho visto prima nella mia vita, finché il Signore non ci fa vedere che l'ipocrisia è una cosa a lui ostile.

Pensate a Gesù. Quello che non vedeva bene nei sacerdoti, in quelli che dovevano essere la testimonianza per il popolo, negli scribi, era proprio l'ipocrisia. Dimostrare ciò che non sei dentro. Questa è l'ipocrisia. Far vedere ciò che realmente non sei. I sacerdoti, gli ipocriti di allora, pregavano, digiunavano il cuore, ma non era la realtà di quello che loro erano dentro. Perché l'ipocrisia è quello che ti accusa interiormente.

E Paolo ci raccomanda riguardo a questo di amare con un cuore sincero, senza ipocrisia.

Le virtù cristiane sono sviluppate da quella nuova rigenerazione, quando Cristo nasce dentro di noi, cresce dentro di noi, opera dentro di noi. Da Cristo esce tutto ciò che è verità, tutto ciò che è sincerità. Non c'è inganno, non c'è bugia, non c'è ipocrisia. E questo è importante perché quando uno dice di amare deve conoscere prima in se stesso come è stato amato. E se quell'amore è imparziale. È un amore parziale. Se un amore naturale non si identifica certamente con quell'amore spirituale che non fa differenza. L'amore naturale invece fa tanta differenza. E quell'amore naturale qualche volta fa male. Non a tutti, ma a quelli che hanno un sentimento diverso.

È importante perciò che noi sappiamo che le virtù cristiane devono essere curate, ma non in maniera teorica. Perché come noi vediamo nella parola di Dio, l'amore dimostrato opera nei fatti.

Paolo viene avanti e si raccomanda a tutte queste virtù. Poi va avanti e dice: "Detestate il male e attenetevi fermamente al bene." Proprio come dice la parola, che Gesù ha odiato il male, no? Proprio lui ha odiato il male. Qua detestate il male e attenetevi fermamente al bene.

Cose le puoi discernere soltanto quando lo spirito opera in te.

Poi per parlare di ciò che stiamo parlando questa mattina avremmo bisogno non di qualche mezz'ora per capire che cos'è il male, qualche volta come si manifesta nella vita dei cristiani. Ci sono miriadi di motivi per cui qualche volta l'apparenza. Paolo dice in un altro passo: "Stenevi da ogni apparenza di male."

E quindi è importante che noi sappiamo che tutto ciò che non è conforme alla parola di Dio è male. Vogliamo prenderla come vogliamo, ma è così. Tenerci fermamente al bene è qualcosa che qualche volta è nascosto nei peccati che non si vedono. Eppure noi diciamo: "No, questo non riusciamo." Ma non è così. Perché chi sa fare il bene e non lo fa commette peccato.

Allora io qualche volta penso: "Certo, Signore, difficile poter condividere queste cose in pochissimo tempo!" Si potrebbero estrarre pochi esempi per capire che cos'è. Una persona che si potrebbe dire che fa il bene, però non lo fa. Non lo fa per pigrizia, non lo fa perché non è nato in lui, ma si sente a posto. Questo è il problema. Quindi questo peccato è un peccato di omissione. Uno crede di stare a posto e non preoccuparsi degli altri è anche un segnale evidente che Dio dice: "Questo è un peccato."

Se tu non preghi per i tuoi fratelli, non hai un interesse per gli altri, non stai facendo un bene e non puoi sentirti nemmeno in ordine nel cuore. Perché la parola ci insegna chiaramente come un giorno disse Samuele: "Mi guardi il Signore dal peccare per non pregare ancora per voi." Ma sui cristiani, i peccati di omissioni passano sopra e vanno sempre avanti. E ce ne sono un bel numero di questi peccati.

Curare le virtù cristiane è qualcosa che lo devi avere dentro, non per natura, ma in virtù dell'opera che Cristo ha fatto in te. Quanto Gesù ha cresciuto in te. Ci sono dei cristiani che pensano solo a se stessi. Eppure la parola ci insegna di amare il prossimo come noi stessi e di darsi. Con noi stessi abbiamo nel cuore di comprendere quante possono essere le mancanze, qualche volta, di un credente che vive in maniera spensierata, senza curarsi abbastanza di quello che invece Gesù vorrebbe che noi potessimo essere nella realtà.

Nell'amore fraterno amatevi teneramente gli uni gli altri. Non ti girare dall'altra parte. Vai tu incontro al fratello. Dagli la mano. Dagli la pace. Bacialo. Così puoi esaminare bene. Ti liberi da quel senso che si crea nel cuore indurito. Perché qua Paolo ci esorta di manifestare un amore, un amore tenero, un amore diverso, no? Da un amore che è quello di avere un cuore duro verso tutti.

Ecco perché l'amore spirituale non è parziale. L'amore naturale invece me lo scelgo io. Vedo io chi è il mio amico, chi mi è simpatico, chi è il mio, che fa parte della mia famiglia. E andando avanti in questa parola noi vediamo la realtà di ciò che possiamo esaminare leggendo la parola di Dio. Io dico: "Qua sono mancante, vado avanti."

Nell'onore usate riguardo gli uni verso gli altri. Cos'è onorare gli altri? Non è forse ritenerli più di se stesso? Non è più premiare quello che gli altri fanno, anche per te? L'onore per quello che uno può ricevere? Non dico merita. Allo stesso tempo ci volgiamo a quelle che sono gli altri, quelli che stanno di fronte a noi. Perché è bello quando pensate soltanto che Gesù ci ha onorati con la sua presenza mentre ancora eravamo nel peccato. Cristo è morto per noi. Vedete di quale onore lui si fa partecipi? Allo stesso tempo anche qui dobbiamo stare molto attenti per comprendere se possiamo onorare i nostri fratelli per quello che fanno. Il grado degli uomini che abbiamo davanti? Sei un genitore? Sei un padre? Sei un anziano nella chiesa? Di avere un rispetto particolare. Questo è onorare. Nell'onore usate riguardo. Bisogna avere riguardo verso gli altri.

Non siate pigri nello zelo. Siate ferventi nello spirito. Questo è un male degli ultimi tempi. Manca quella passione che oggi noi vediamo nei testimoni. "Amas" significa zelo. Ma nel linguaggio nostro il Signore ci insegna: siate ferventi nello zelo. Non siate pigri. Ma quando uno è fervente nello spirito, è perché non mancano certe cose, non ha trascurato la comunione con Dio. Non trascura la preghiera. Non trascura l'eccellenza della parola di Dio, la purezza in se stessa, la santità, la comunione. Allora sì lo zelo non manca. Perché tu senti, senti che queste cose nascono insieme a quello che è la tua nuova vita.

Ecco perché qualche volta siamo pigri in tante cose. Questo messaggio ci porta a comprendere il nostro termometro. A che punto sta la temperatura spirituale? Se leggiamo questa mattina e passiamo oltre in maniera veloce, certamente non ci renderemo conto di ciò che la profondità delle cose che sono scritte in questa parola.

Dopo questo Paolo dice: Servite il Signore. E qui mi vorrei fermare. Quando noi riflettiamo su questo, Paolo mette in mezzo tutte le virtù cristiane. Poi si sofferma: Servite il Signore. Essere al servizio degli altri o al servizio del padrone è un fatto. Essere servi di Cristo è un altro fatto. Il servo è quella persona che non ha nessun diritto sulla sua vita, nemmeno sulla sua libertà. Il servo appartiene a colui che l'ha comprato.

Noi sappiamo che il servo non è libero di fare ciò che vuole. Quando io mi sono convertito, e a me piace sempre ricordarmi di quelle che sono le mie esperienze personali, prima di conoscere Cristo ero libero in tutti i sensi. Ma non libero dal peccato! Libero di pensare, di fare ciò che volevo. Ma quando mi sono convertito, la prima cosa che ho compreso è che adesso non potevo fare più ciò che volevo. Perché quando l'uomo fa tutto ciò che vuole secondo la carne, certamente lo ritrovi fuori dal concetto spirituale.

Ma quando mi sono convertito sapevo che ormai ero stato comprato, apprezzo, e non appartenevo più a me stesso. Sapevo che c'era un documento a cui mi dovevo attenere strettamente. Non precetti di uomini, altro che Quaresima, ma la parola stesso di Dio, che è il comandamento, quello che è. Non so se avete alcuni che non c'erano giovedì hanno ascoltato il messaggio intorno a Giosia.

Giosia, quando il suo segretario gli ha letto la parola di Dio, ha afferrato il messaggio, la serietà della parola di Dio, e ha compreso che senza la parola di Dio il popolo non ha freno. Non ha freno. È sfrenato. La parola di Dio incede è quella lampada che dice il salmista sul nostro sentiero, che ci guida come dobbiamo camminare.

La parola di Dio non è soltanto quello che ci dice: "Cammina in questa maniera." La parola di Dio è quella che divide i nostri sentimenti, i nostri pensieri, così almeno ci insegna, no? Ciò che sta scritto in Ebrei al capitolo 4. Quindi dalla parola, chi la legge deve capire che qui c'è il comandamento, l'ubbidienza, la voce stessa di Dio. Perché così disse Dio a Giosia: "Giacché ti sei umiliato e hai ascoltato la mia voce, anch'io ho ascoltato e ho udito la tua voce e ho udito le tue lacrime."

Come dice in qualche altro passo, come se le lacrime abbiano un grido. È importante. Perciò, quando noi diciamo di essere i servi del Signore, che cosa intendiamo?

Isaia ci mette l'esempio perfetto davanti. Noi abbiamo nella scrittura tanti uomini che sono stati servi dell'Eterno, ma Isaia ci mette davanti il più grande dei servi: il più grande di tutti è Gesù. Proprio lui. Proprio lui che leggiamo spesso, come la parola ci insegna in Filippesi al capitolo 2. Qualche tu ti ricorda, dice il quale, essendo di Dio, sta parlando di Gesù, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente essere uguale a Dio. Assolutamente no, ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini. È trovato nell'esteriorità come un uomo.

Ecco come Gesù si è fatto servo per noi. E vuole che questi atteggiamenti possano regnare nella nostra vita in modo che possiamo riconoscerci in ogni cosa che siamo eredi di quel padrone che ci ha chiamati.

Ora voglio condividere con voi un insegnamento specifico. Se uno non serve, che motivo ha di chiamarsi cristiano? Che motivo ha di dirsi che è un figlio di Dio? Che motivo ha di dire: "Signore," quando il signore ha un padrone? Come l'asino o il cavallo, che bisogna mettergli il morso per poterli guidare? Che motivo ha?

Allora questi racconti ci portano alla realtà di quella che è la nostra vita. Stiamo servendo Dio secondo tutte le virtù cristiane che abbiamo letto?

Voglio condividere con voi la storia di Eleizer , il servo di Abramo. Eleizer è stato un servo fedele, un servo che era un servo spirituale. Quando Abramo doveva scegliere una sposa per il suo figlio Isacco, doveva mandare il suo servo. Questo servo non poteva scegliere qualsiasi persona. Doveva essere un uomo fedele, un uomo a cui si doveva fidare. Eleizer era uno di quelli che avevano questa caratteristica. Era nato nella casa di Abramo, stava con Abramo da molti anni.

Eleizer di Damasco così si chiamava. Abramo lo voleva mandare in Mesopotamia, che non era molto vicino. Quindi lui sapeva che questo servo era ubbidiente, sapeva che era un servo fedele, ma che era un servo spirituale. Ma Abramo voleva che la moglie di suo figlio fosse una sposa scelta da Dio. E lo fece giurare davanti a Dio, al suo figlio, che ormai era abbastanza maturo per sposarsi, che aveva 40 anni. Non è un po' come i credenti di oggi? Le ragazze di oggi, giovani di oggi hanno fretta di sposarsi, no? Di trovare una compagna. Magari lo fanno in fretta, magari lo fanno in maniera diversa. Con Instagram, con YouTube, lo fanno con i campeggi. Fanno un campeggio, forse là troveranno la compagna o il compagno. Tutto fanno. Ma fare come ha fatto Abramo? Affidarsi a Dio per quello che doveva essere lo sposo o la sposa? E questo è importante.

Era un servo, Eleizer , che doveva al suo padrone, sottomesso al suo padrone. Che aveva perso le speranze dell'eredità, perché quando era nato Isacco, questa occasione era stata persa. Non era più erede di tutte le ricchezze di Abramo. Ed era rimasto fedele. Perché per questo servo le ricchezze non erano il suo principio, non era la sua vita.

Che cosa fa questo servo, Eleizer? Carica i cammelli, si parte. Non era un viaggio in aereo. Quella distanza, forse in un'ora, un'ora e mezzo, con un aereo ci si arriva. Con i cammelli doveva camminare ore, giorni. Poi non si sa, no? Durante la strada, a quei tempi. Comunque ubbidì, ubbidì al suo padrone. E l'ubbidienza è importante per i servi, per quelli che vogliono attenersi al proprio padrone.

E quando arriva a quel punto, dice: "Che cosa faccio? Sarà questo il paese? Mi fermo qua? Come faccio a trovare la ragazza che vuole il mio padrone?"

Un servo fedele si attiene a Dio e alla preghiera. Che cosa fa Eleizer? Si ferma presso una fonte e prega. Quello che non fanno tanti cristiani! Prendono decisioni senza pregare. Si muovono senza consultare il Signore. Fanno tutto col loro discernimento, con la loro sapienza. Educano i figli con la loro sapienza, con la loro carnalità. Vanno avanti e prendono, fanno delle cose che così sentono. "Ho sentito che era giusto fare così." Ma non sai se era la voce del Signore, non sai se era la volontà di Dio!

Così si muove questo servo, viene guidato nel suo viaggio. Arriva lì e fa una preghiera. Fa una preghiera al Signore e chiede: "Signore, questo viaggio tu l'hai fatto prosperare. Ma adesso mi devi ancora guidare. Perché non sono arrivato alla meta. Non sono arrivato alla meta. So che ancora tu mi devi dire qualcosa e mi devi mostrare qualcosa."

E quindi Eleizer confida in Dio. Abbiamo letto prima: quando stai camminando nelle tenebre non aver timore, ma confida in Dio in modo che possa illuminare il tuo cammino. E tu possa sentire al tuo orecchio queste parole: "Questa è la via, cammina per essa." Ma tu lo senti nello spirito.

E quindi è importante che noi sappiamo quello che questo servo fa. Oh Eterno! Lui prega così. È l'esempio, no? Anche per noi. Dio del mio signore Abramo! Guardate l'onore che dava al suo signore! Quello che abbiamo letto prima in Romani: quando possiamo onorare gli altri. Guardate il carattere di quest'uomo servo.

"Ti prego, fa che quest'oggi possa fare un felice incontro!" Questo ha pregato. Usa benignità verso Abramo mio signore. Non pensa per niente a se stesso. Onora il suo signore. Non sta vicino. Non dice: "Signore, ti prego, ho ho faticato, ho viaggiato per giorni, ho sofferto il deserto." Ma lui fa riferimento al suo padrone. A chi fai riferimento tu?

E questo dice: Usa benignità verso Abramo mio signore. Questo era un servo che amava il suo padrone sinceramente. Questo è quel servo che noi troviamo nelle scritture che dice: "Io non voglio andare via dal mio padrone. Anche se ho acquistato la libertà, io voglio rimanere col mio padrone. Perché io amo il mio padrone."

E che cosa fa? C'era un giuramento. Mettere l'orecchio vicino allo stipite della porta. Lasciarsi forare l'orecchio era il giuramento di rimanere e di essere un servo sempre fino alla morte di quel padrone, di quella casa. "Io amo il mio Signore e rimane là." Si lascia forare l'orecchio.

Questo servo di Abramo serviva con tutta la sua fedeltà al suo signore. E non mancava l'amore di Dio nella sua vita.

E allora quello che noi vediamo è che Dio ascolta la preghiera di Eleizer . Dio ascolta la preghiera di quelli che agiscono con fedeltà, con sincerità, e che hanno a cuore il bene degli altri.

Intanto ci sono dei segnali che il servo deve riconoscere come Eleizer . Lui si chiede: "Io ho fatto una preghiera, ma chi sarà la ragazza?" Ed ecco che è un segnale evidente quello che lui chiede un segno. Ma è mai possibile che si possa chiedere fino a tanto al Signore: "Fai che la fanciulla alla quale dirò: 'Di' abbassa la tua brocca perché io beva,' e che mi risponderà: 'Bevi, darò da bere anche ai tuoi cammelli,' sia quella che tu hai destinato al tuo servo Isacco. Da questo comprenderò che tu hai usato benignità verso il mio signore.'"

Ma fratelli! Ma ci rendiamo conto che tipo di uomo è questo? Cioè lui sta chiedendo al Signore pure come il Signore deve operare per fargli conoscere chi è la ragazza del suo signore, o la sposa? Lui chiede al Signore: se è così, allora io capirò. Si può fare una preghiera del genere? E se si può fare, dimmi quando si può fare e con quale atteggiamento si può fare?

È interessante. Una preghiera singolare è una richiesta singolare. Ma Dio onora quelli che l'onorano. Dio onora questo servo esattamente come lui ha pregato. Non aveva ancora finito di parlare quando ecco uscir fuori Rebecca con la sua brocca sulla spalla, figlia di Betuel, figlia di Milka, moglie di fratello di Abramo. La fanciulla era molto bella d'aspetto, vergine, e nessun uomo l'aveva mai conosciuta. Eccola qua.

Che cosa fa lui? Chiede quello che aveva pregato. E lei risponde: "Bevi, signor mio." Poi si affrettò a calare la brocca sulla mano e gli diede da bere. Come finito di dargli da bere, disse: "Attinger acqua anche per i tuoi cammelli affinché abbiano bevuto a sufficienza."

Ma stiamo scherzando! Forse non ci rendiamo conto? Qualche volta un camello, ho sentito dagli esperti, che può bere fino a 130 litri di acqua quando è assetato. Quanti cammelli aveva Eleizer? Non lo so. Una cosa so: questa ragazza dice: "Io darò da bere a loro finché abbiano bevuto a sazietà." Non con la pompa elettrica. Doveva tirare l'acqua dal pozzo e portarla a bere. E anche lei era una ragazza prescelta per il servizio di quel servo Abramo, che aveva servito fedelmente il suo padrone, per quel suo servo Isacco. E per il bene anche di quel servo Eleizer , che non si doveva affaticare nemmeno a riempire lui stesso l'acqua per i suoi cammelli.

Sapete che cosa c'è di bello in questa storia? Quello che noi dovremmo sperimentare. Intanto quell'uomo Eleizer la contemplava in silenzio. È bello, no? Questa parola. La contemplava in silenzio per sapere se l'Eterno avesse o no fatto prosperare il suo viaggio. Immaginate Eleizer! Dopo aver visto quello che lui ha chiesto al Signore in maniera completa, che cosa poteva dire di più? Che cosa poteva fare di più?

Allora l'uomo si inchinò e adorò l'Eterno e disse: "Guardate che uomo è questo servo! Benedetto l'Eterno, il Dio di Abramo mio signore, che non ha cessato di usare la sua benignità e fedeltà verso il mio signore. Quanto a me, nel viaggio l'Eterno mi ha guidato alla casa dei fratelli del mio Signore."

Amen! E quanto a te, dove sei stato guidato se non alla casa dei fratelli del tuo signore? Hai mai pensato che questo racconto ha un significato profondo per la tua vita e per la mia vita?

Quanto a me, dice lui, il Signore mi ha guidato in questo viaggio. E ci sta guidando in questo viaggio. Se non ti guida il Signore, come abbiamo cantato: "Che Dio apre una strada dove strada non c'è." Questo fa il nostro Dio.

Hai mai pensato che Dio ti guidasse in una nuova famiglia dove c'erano fratelli che non sono della carne ma sono dello spirito? Hai mai pensato che in questo viaggio c'è la mano del Signore? Del resto, a meno che tu non voglia camminare per conto tuo, non sotto la guida del Signore, come camminava Eleizer? E non pochi cristiani camminano col loro discernimento, si appoggiano sulla propria sapienza e vanno avanti. Ma dove vanno avanti? Non in quel viaggio benedetto da Dio. No, assolutamente no!

Qui vediamo un frutto di qualcosa che è importante per noi. La benedizione di Dio sta nel servire. E questo è importante. Se uno non serve, che motivo ha di chiamarsi cristiano? Che motivo ha di dirsi che è un figlio di Dio?

Tante volte noi vediamo che Paolo ci dice ancora: che cosa significa essere e servire Dio? E se non entri in questa realtà in maniera timorosa di Dio, lascia stare, fratello! Ascoltami, perché è importante che tu ascolti la parola del Signore, per renderti conto che Dio ti onorerà soltanto quando tu lo onorerai. Divenendo un servo del Signore, l'ancella del Signore.

Ora vediamo ancora qualche virtù che Paolo si manifesta a noi per vedere se stiamo mettendo in pratica questo messaggio, oppure ancora la grazia di Dio ci può guidare a vedere quali sono le mancanze.

Perché Paolo dice: Siate completi in tutto. Dopo che dice: servite il Signore, allegri nella speranza, costanti nell'afflizione, senza lamentarci, perseveranti nella preghiera. Non si va da nessuna parte se non siamo perseveranti nella preghiera. Provvedete ai bisogni dei santi. Ma non credere che la tua famiglia soltanto, nella tua chiesa soltanto. Noi abbiamo una famiglia universale molto grande. E perciò spesso devo ripetere le stesse cose che qualcuno non vuol comprendere, qualcuno non vuol capire.

La nostra famiglia è grande. Quando qualcuno ci scrive e ci dice: "Fratelli, abbiamo perso la casa nel terremoto. Fratelli, sono venuti i terroristi, hanno distrutto tutto. Hanno bruciato case e chiese. Fratelli, abbiamo bisogno. Un bambino ha la necessità di far ricorso a certe cure costose. Ma tu forse stai tranquillo perché non ti manca niente di queste cose."

No, Paolo invece dice: "Io vado a Gerusalemme. Voi che come chiesa state attraversando un buon periodo, mentre invece i nostri fratelli a Gerusalemme c'è carestia, hanno bisogno di voi. Fate una colletta, perché quando io torno e vengo da voi, raccolgo tutto e lo porto ai miei fratelli bisognosi."

Ah, così dice pure sì, così dice Paolo! Provvedete ai bisogni dei santi! Esercitando anche l'ospitalità. Qualche volta sento dire che ci sono chiese dove non si invitano mai. Si vedono solo una volta alla domenica i credenti. Dico io: "Va bene, ma perché manca questo insegnamento?" Che non viene da uomo, viene dalla parola di Dio! Siate ospitali. E l'ospitalità ti porta alla comunione, al contatto fisico. L'ospitalità ti porta anche a conoscere. Ed è bello invece quando si può conoscere, no? Questo è importante.

Quindi l'amore è il pensiero altrui, non quello per te stesso soltanto.

Va avanti: Rallegratevi con quelli che sono allegri. Piangete con quelli che piangono. Abbiate gli stessi pensieri gli uni verso gli altri. Non aspirate alle cose alte. Attenetevi alle umili. Non siate savi da voi stessi.

Chi ci deve dare delle spiegazioni riguardo a ciò che stiamo leggendo? Possiamo parlare anche con un bambino ben cresciuto che può capire chiaramente ciò che lo spirito dice con questi messaggi della parola. Ma impariamo a chiedere a Dio: cos'è umiltà? A tenerci alle cose umili. E chiediamo a lui di non essere savi da noi stessi. Perché c'è l'intelligenza e la sapienza umana, no? Anche questo è un dono. Ma poi c'è quella spirituale che è un dono celeste. Non è né carnale né diabolica.

Non rendete ad alcuno male per male. Cercate di fare il bene. Cercate di fare il bene a tutti gli uomini. Se è possibile, però dopo dice così: "Se è possibile," è per quanto dipende da voi. Vivete in pace con tutti gli uomini. Perché ci dice: "Se è possibile?" Perché non tutti accettano la pace. La ribellione è stato salutato da un pastore. Un altro pastore gli ha posto la mano. E lui l'ha ritirata. Ha detto: "No, non ti saluto."

Quel fratello possiamo dire ha chiesto la pace, ma l'altro l'ha rifiutata. Se è possibile, per quanto dipende da voi! Penso che da noi dipende, no? Siate in pace con tutti! Cercate di stare in pace con tutti! Vivete in pace con tutti, con tutti gli uomini. Questo è importante per sentirci liberi di vivere in pace con tutti, non in comunione con tutti. Attenzione! Studiate bene voi stessi, ciò che voglio dire. Perché vivere in pace con tutti non significa vivere in comunione, dividere la comunione con tutti. Non si può, questo non è possibile. Non fate le vostre vendette, cari miei, ma lasciate posto all'ira di Dio, perché sta scritto: "A me la vendetta, io renderò la retribuzione, dice il Signore."

Se il tuo nemico ha fame dagli da mangiare. Se ha sete dagli da bere. Questo si fa nella natura umana? Non si fa. Questo l'uomo naturale non lo concepisce. È un mio nemico, è un mio avversario. Mi ha fatto del male, mi ha procurato delle ferite, mi ha fatto un torto. Possiamo aggiungere quello che vogliamo. La parola di Dio ci dice: "Lascia stare. Metti da parte queste cose. Sia il tuo nemico, non il tuo amico. Se tuo nemico, fai vedere che sei un figlio di Dio. Dimostragli che sei diverso. Dimostragli che fai la differenza. Che sai dividere il vile dal prezioso. Dimostra di essere un vero servo del Signore."

Non essere vinto dal male, ma vinci il male con il bene. Questa è l'esperienza che io ho fatto nella mia vita. L'hai fatta tu questa esperienza, caro fratello? Perché quando tu vai da una persona che odi e lui odia te, e gli dici: "Senti, io vorrei condividere un caffè con te stamattina." Però puoi aspettarti che l'altro ti dica: "Ma che vuoi? Ma che cosa? Chi ti conosce? Perché ti odia?" Ma quando la parola di Dio agisce in te, non ti giri dall'altra parte. Ma vai e ti umili. Perché riconosci che spetta a te.

Non come tanti dicono: "Lui deve venire da me. Non io da lui, perché lui ha sbagliato." E se pure lui ha sbagliato, e non lo riconosci, e tu vai e gli dici: "Senti, la parola mi insegna. Come Gesù stesso dice: vai tu e gli spieghi che da parte tua non ci sono risentimenti." Non pensi tu come dice Paolo, che tu metti dei carboni accesi sul suo capo? Questo fa soltanto una persona rigenerata che conosce le virtù cristiane e ubbidisce alla parola di Dio e trova il frutto di quelle che sono le sue azioni quando agisce secondo ciò che sta scritto in questo sacro libro.

Non essere vinto dal male. Gliela farò pagare. Mi vendicherò. Non devi uccidere nessuno con un'arma per vendicarti. Ci sono tanti modi che i cristiani, i cristiani usano per vendicarsi. Eh, non voglio portarvi nemmeno nessun esempio per non intaccare la suscettibilità altrui. Ma qualche volta usiamo anche questo. E voglio che Dio ci riveli quanto sia importante che queste parole possano vincere il nostro cuore. Non lasciarti vincere dal male. Ma vinci il male con la natura divina perché sei stato reso partecipe. Questo era Gesù. Questo era l'uomo trasformato Stefano. Questo era quel Paolo che ormai era stato trasformato. Questi erano quegli uomini che ormai erano stati interamente rigenerati. Non erano più gli stessi uomini. Il vecchio uomo era morto. Era stato seppellito nel battesimo con l'acqua. E adesso vivevano per Cristo. Vivevano una nuova vita.

E questo è importante davanti a Dio. Che noi possiamo vivere una nuova vita unicamente per uno scopo: quello di onorare il nostro padrone che ci ha chiamati a sé nella nostra indegnità. Lui si è fatto servo per te e per me. E vuole che questi atteggiamenti possano regnare nella nostra vita. In modo che possiamo riconoscerci in ogni cosa che siamo eredi di quel padrone che ci ha chiamati unicamente a questo scopo. Liberandoci dal vecchio e portandoci al nuovo. A lui la gloria!

Amen!