Il sentiero dell'umiltà
Leggiamo spesso di un uomo secondo il cuore di Dio, un uomo amico di Dio. Ma non vorremmo dimenticare che è sempre e pur sempre un uomo. E questa mattina, fratelli, voglio dirvi, sottolineando questo: nessuno di noi pensi che, pur essendo servi di Dio, santificati, consacrati all'Eterno, possiamo metterci su un gradino più alto verso il prossimo e puntare il dito dicendo: "Tu sei mancante". Il prossimo è ognuno di noi, è mancante in qualche cosa. E nel nostro viaggio, nel nostro percorso verso il cielo, ci sono momenti particolari che noi affrontiamo. E la parola del Signore dice così: Abramo si esprime così.
Abramo dunque risalì dall'Egitto verso il Negev con sua moglie e con tutto quello che possedeva. Per poter capire un attimo che cosa sta succedendo, è importante chiedere: perché Abramo è risalito? Da dove è risalito? E perché è risalito? È necessario leggere anche il capitolo 12, perché ci fa capire quello che poi è successo nel capitolo 13. Ma con l'aiuto dello Spirito Santo e con molta serenità lo condivideremo insieme, lo vedremo insieme. Così Abramo fu chiamato da Dio, fu chiamato dal Signore, fu accordata a lui una promessa.
Abramo viene chiamato dal Signore e il Signore con queste parole dice ad Abramo: "Vattene dal tuo paese". Così si presenta il Signore: dice ad Abramo la posizione in cui ti trovi, il luogo dove ti trovi non favorisce il mio progetto per te. Questo sta dicendo in poche parole il Signore ad Abramo. Abramo si trovava in Ur dei Caldei, un luogo di benessere. Ma questo non era un luogo che Dio gradiva per incominciare un progetto nella vita di Abramo. Così dice: "Abramo, vattene, vattene dal tuo paese, dal tuo parentato, dalla casa di tuo padre, e va nel paese che io ti mostrerò."
E così la parola ci dice che Abramo ubbidì, partì. Ed ecco che vediamo un rapporto straordinario tra quest'uomo di Dio e il Signore, un rapporto di preghiera, di comunione intima, un rapporto di piena fiducia verso Dio. Abramo parte e Dio non gli dice dove devi andare, ma lui confida in Dio pienamente e parte. Ubbidisce alla parola del Signore. E la Bibbia ci dice che Abramo, spesso nei suoi spostamenti, edifica un altare all'Eterno. Quindi c'era proprio una comunione intima: dipendeva da Dio, quest'uomo. Che meraviglia, fratelli, vedere come la chiesa, come esempio di Abramo, può confidare pienamente in Dio e non necessariamente chiedere al Signore: "Cosa devo fare? Dove devo andare?" Ma proprio affidarsi completamente nelle mani di Dio, avere una fede che onora Dio. È proprio questo: Dio comanda e noi, in ubbidienza alla parola di Dio, partiamo, andiamo dove lui ci porterà. Questo è bello.
E il Signore gli promette: "Abramo, io ti benedirò. Benedirò la tua discendenza. Io benedirò chi ti benedirà e maledirò chi ti maledirà." Così Abramo parte. E la parola del Signore dice che di là si spostò verso la montagna a est di Betel e piantò le sue tende. Così Abramo arriva in Canaan e pianta le sue tende. La Bibbia dice: "Avendo Betel a ovest e Ai a est, e là costruì un altare all'Eterno e invocò il nome dell'Eterno."
Ora, fratelli, accade qualcosa. Quest'uomo di Dio prega, edifica l'altare. Questo è un significato molto profondo per noi questa mattina, e io lo voglio condividere con voi, fratelli. Quest'uomo, mentre prega, edifica questo altare. La Bibbia ci dice che venne una carestia in Canaan. Una carestia. E Abramo: che cosa fa? Accade qualcosa di
particolare, fratelli, che mi ha toccato personalmente. Una carestia, una difficoltà che compromette la fede di Abramo. E Abramo: che cosa fa?
Fratelli e sorelle, la parola del Signore dice: "Ora avvenne nel paese una carestia." Abramo che cosa fece? Scese in Egitto. Abramo, fratelli e sorelle, in questo momento particolare, smette di confidare in Dio. Smette di essere nella presenza di Dio, lascia la presenza del Signore, lascia Betel e scende in Egitto. Non abbiamo adesso una dimostrazione geografica di quello che sta accadendo, del percorso di Abramo da Betel, che scende in Egitto. Ma abbiamo una rivelazione chiara davanti ai nostri occhi di quello che è il percorso spirituale che Abramo sta proseguendo. E cioè, fratelli, un percorso spirituale in discesa, perché ha smesso di confidare nel suo Dio.
E allora, che cosa ha fatto, fratelli? Ha lasciato la luce, Betel, e ha preferito scendere in Egitto, nelle tenebre. Ha lasciato la verità e ha preferito scendere nella menzogna. Perché vi dico: nella menzogna? Sì, fratelli, Abramo è sceso nella menzogna, perché la Bibbia dice che, mentre stavano per entrare in Egitto, lui si rivolse a sua moglie Sarai e disse: "Guarda, Sarai, tu sei una bella donna". Lontano dalla luce vera, lontani dalla verità, e pretendere di godere e realizzare le promesse di Dio? Mai. Lontano da Betel, le benedizioni del Signore non le possiamo godere. Perché, fratelli, nella menzogna Dio non c'è.
E il Signore non ci ha detto altro, fratelli. Noi lo leggiamo nell'Evangelo di Giovanni, al capitolo 8, verso 31. Il Signore ci dirà così: "Se dimorate nella mia parola, c'è una condizione." Abramo aveva lasciato la parola, si era allontanato, aveva lasciato la volontà di Dio, facendo la propria volontà, allontanandosi. E la sua vita spirituale era in un declino senza pari, in discesa, lontani dalla parola.
Ma Gesù dice: "Se dimorate nella mia parola, siete veramente miei discepoli. Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi." Amen. Non c'è libertà nella menzogna. Non c'è libertà lontani da Dio. Non c'è libertà lontani dalla parola di Dio. Voi conoscerete la verità e la verità vi farà liberi. Liberi da quella schiavitù, da quella vita di schiavitù sotto il padre della menzogna, il diavolo. No, no, il Signore non ha questo per noi. Non è questa la sua volontà. La sua volontà è che la sua chiesa oggi conosca la verità e la verità ci renderà liberi. Gloria a Gesù!
E Abramo, purtroppo, si trovò in questa situazione. Ma al verso 17 c'è il "Ma" che cambia tutto: "Ma l'Eterno colpì il Faraone e la sua casa con grandi calamità." Ed ecco, fratelli, che in questo momento incominciamo a fare insieme con Abramo questo percorso di umiltà che ci porterà questa mattina a realizzare qualcosa di concreto: realizzare le promesse di Dio. Un percorso di umiltà per Abramo. La bontà di Dio, la benignità del Signore, raggiunge la vita di Abramo. Il Signore Dio non giudica Abramo in questo momento, ma fa sì che il Faraone lo allontanasse. Soltanto da lui, dalla sua presenza. Abramo era in pieno torto. L'aveva fatta davvero grossa. Aveva rischiato anche la vita morale di sua moglie. Aveva fatto sì che una catastrofe potesse raggiungere anche la vita del Faraone. L'aveva fatta veramente grossa. Ma la bontà di Dio, la compassione del Signore, è quella che raggiunge la sua vita e la nostra vita.
Perciò, se questa mattina sei in Egitto, sei nelle tenebre, sei nella menzogna, lo Spirito del Signore ti invita a ritornare a Betel, perché questo è il luogo dove Dio voleva che Abramo dimorasse. E allora raggiunge quest'uomo la bontà di Dio. In questo momento, Abramo raggiunge un momento della sua vita prezioso, preziosissimo, molto profondo. Ed è il ravvedimento, la ricognizione di sé stesso, che aveva sbagliato, era nell'errore. In questo momento, oggi, fratelli, noi siamo proprio chiamati a fare questo: riconoscere noi stessi. Oggi è importante riconoscere dove siamo. Siamo ancora a Betel? L'altare è ancora vivo? Il fuoco brucia ancora su quell'altare? O siamo in discesa verso l'Egitto?
E il Signore dice così. L'apostolo Paolo, ai Romani, al capitolo 2, verso 4, si esprimerà così, dicendo: "Ovvero disprezzi le ricchezze della sua benignità, della sua pazienza e longanimità, non conoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento?" È un tempo di grazia per Abramo, fratelli. Ed è un tempo di grazia anche per ognuno di noi. Dio nella sua bontà, fino ad ora, non ci ha giudicati. Ma ora la sua bontà, la sua benignità, raggiunge la nostra vita. Non disprezzare la bontà di Dio, non disprezzarla, perché egli è ancora lì. Si sta prendendo ancora un po' di tempo per te, per me. Accetta quello che il Signore ti dice e ritorna.
E Abramo: che cosa fa? Prende le sue cose ed esce. La Bibbia dice qualcosa di particolare: "Abramo dunque risalì dall'Egitto verso il Negev con sua moglie e con tutto quello che possedeva. E Lot", dice la parola del Signore, "era con lui." Abramo risale. Adesso è diverso, fratelli. Il ravvedimento aveva portato in Abramo un senso di umiltà. Ora lui non decide più per sé stesso. Ora non abbiamo più un Abramo che non confida più in Dio, che confida in sé stesso. Ora abbiamo un uomo rotto nel cuore, un uomo rigenerato, un uomo visitato, un uomo il quale aveva un cuore sciolto davanti a Dio. Sì, un sentiero di umiltà è sulla vita di Abramo. Lui ora capisce che ha sbagliato. Capisce che non si può realizzare nel mondo e nelle cose che sono nel mondo, nelle tenebre, le benedizioni di Dio.
Riesce a capire. Perché quando uno si ravvede, si umilia, lo Spirito Santo lo compunge. Di dipendenza, di sottomissione, di ubbidienza alla parola di Dio: è questa la vera benedizione. Perché il Signore può benedire Abramo. Egli dovette risalire. Oggi lo Spirito dice alla chiesa: "Risali, risali dall'Egitto e vai a Betel, perché il fuoco si è spento", dice il Signore, fratelli. Abramo ha capito e risale. Risaliamo, risaliamo, fratelli! Risaliamo alla presenza di Dio, perché questa è la sua volontà.
Geremia ci consiglia qualcosa a riguardo. Perché la parola dice: "Dal Negev egli continuò il suo viaggio a Betel, al luogo dove da principio era stata la sua tenda, fra Betel e Ai." Torniamo al principio, fratelli. Torniamo al principio. Risaliamo dall'Egitto. Torniamo a Betel. Perché così dice il Signore in Geremia, al capitolo 6, verso 16: "Fermatevi sulle vie e guardate. Domandate dei sentieri antichi, dove sia la buona strada. Camminate in essa. Così troverete riposo alle anime vostre." Amen. Solo così si può trovare riposo alle anime nostre. Ma essi rispondono: "Non cammineremo in essa."
Abramo è chiesa del Signore. Così dice l'Eterno: "Fermatevi. Guardate. Domandate dei sentieri antichi. Tornate al principio. Dove sia la buona strada? Non ha detto il Signore 'dove ci sono le strade', ma 'dove sia la buona strada'. Una è la strada, fratelli. Una è la strada. Non altre vie. E noi siamo facili a prendere altre vie che non sono le vie che il Signore ha scelto per noi. Ma noi oggi vogliamo ubbidire alla voce del Signore, fratelli. È qualcosa di particolare.
Abramo fa così. Il Signore, al verso 4 del capitolo 13, dice che Abramo dice "al luogo dove da principio era stata la sua tenda, fra Betel e Ai, al luogo dell'altare che aveva fatto inizialmente, e là Abramo invocò l'Eterno." Gloria a Dio! In Levitico, al capitolo 6, verso 12, la parola del Signore ci dice: "Il fuoco sull'altare vi sarà mantenuto acceso. Non si lascerà spegnere. Il sacerdote su di esso brucerà della legna ogni mattina. Vi disporrà sopra l'olocausto e vi farà fumare sopra il grasso dei sacrifici di ringraziamento. Il fuoco deve ardere continuamente sull'altare e non deve spegnersi." Amen.
E allora, fratello, ritorna all'altare. Ritorna all'altare. Edifica l'altare, perché lì il Signore accenderà un fuoco. Con su un fuoco e tu vedrai la sua gloria. Non scendere in Egitto. Ma rimani a Betel. Ed ecco questo sentiero di umiltà. Abramo continua a trasmetterci questa mattina qualcosa di meraviglioso, fratelli. Lui ritorna al Signore. E vi voglio dire una cosa: se questa mattina qualcuno prende la decisione e dice "Signore, io ascolto la tua voce. Risalgo dall'Egitto e vengo a te. Riedificare. Ritorno alla preghiera", non ti dimenticare che la tua decisione sarà riprovata ancora. E questa è la grazia di Dio, perché ci accompagna tutti i giorni della nostra vita.
Perché così dice la parola del Signore: il paese non era in grado di sostenere Abramo e Lot. Perché la Bibbia dice che erano ormai ricchi. Erano diventati grandi. Abramo, Dio definisce così: Abramo è un uomo ricco di bestiame, argento, oro. Ma vedete che cosa accade, fratelli? Nel momento in cui c'è ancora un'altra difficoltà, come è successo un po' all'inizio quando una carestia invade il paese di Canaan, e Abramo prende una decisione sbagliata, adesso vediamo la differenza. Quando abbiamo un cuore rigenerato, umile, ravveduto, riconoscente dei nostri errori, sorse una contesa fra i pastori del bestiame di Abramo e i pastori del bestiame di Lot.
Così Abramo era nel suo credo addolorato, perché ormai aveva compreso che erano nel paese di Canaan. E la Bibbia ci dice che c'erano i Cananei e i Perizzei. Io credo che Abramo in questo momento era diversamente addolorato, perché stava accadendo qualcosa che mancava anche di testimonianza al popolo, ai popoli stranieri. E nasce una contesa fra i pastori di Lot. E Abramo: che cosa dice?
Abramo: come si rivolge, fratelli? Ecco il sentiero dell'umiltà che accompagna quest'uomo. Così Abramo disse a Lot: "De', non ci sia contesa fra me e te, né fra i miei pastori e i tuoi pastori, perché siamo fratelli." Amen. Abramo era, si può dire, il padre, ora di Lot. Aveva l'autorità di decidere e dire a Lot: "Io scelgo per me questo. Poi sceglierai tu." No, non è così, fratelli, perché quando c'è umiltà nel cuore e quando incominciamo a dipendere totalmente da Dio, la nostra fiducia è in Dio, totalmente. Non abbiamo più interessi di agire secondo la nostra volontà. Perché sappiamo ormai che Dio opererà per noi. Sarà lui che guiderà la nostra vita, sarà lui che la condurrà verso la via eterna.
Ma tu prosegui nel sentiero, il sentiero dell'umiltà davanti a Dio. È qualcosa di meraviglioso, fratelli, quello che noi troviamo in Filippesi, al capitolo 2. Paolo si esprimerà così, dicendo al verso 1: "Se dunque vi è qualche consolazione in Cristo, qualche conforto d'amore, qualche comunione di spirito, qualche tenerezza e compassione, rendete perfetta la mia gioia avendo uno stesso modo di pensare, uno stesso amore, un solo accordo, una sola mente. Non facendo nulla per rivalità o vana gloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di sé stessi. Non cerchi ciascuno unicamente il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato in Cristo Gesù." Alleluia! Questo è il vero sentimento di Cristo, fratelli.
Abramo ormai era spezzato nel cuore. Abramo dipendeva da Dio. E questo senso, questo sentimento di umiltà, portò a far decidere al suo nipote. Non era importante per lui. E la Bibbia ci ha spiegato prima che Abramo era ricco: oro, argento. Ma lui non aveva più in considerazione queste cose. Ora aveva compreso che la vera ricchezza era la benedizione di Dio. Questa è la vera ricchezza della chiesa del Signore. E Abramo si esprime così, dicendo al suo nipote: "Se tu vai a sinistra, io andrò a destra. Se tu vai a destra, io andrò a sinistra."
E Paolo ci dice anche qualcosa a riguardo, nel capitolo 12 dei Romani, verso 9 e 10: "Così l'amore sia senza ipocrisia. Detestate il male. Attenetevi fermamente al bene. Nell'amore fraterno, amatevi teneramente gli uni e gli altri. Nell'onore usate riguardo gli uni verso gli altri." Amen. Questo ha fatto Abramo. Ha voluto onorare Lot, suo nipote, e ha detto: "Scegli tu. Se vai a sinistra, se vai a destra, a me non importa." Ma il Signore, proprio questo ci dice, fratelli. Questa è l'esortazione che ci dà il Signore: onoriamo gli uni e gli altri, usiamo riguardo gli uni verso gli altri. E così la chiesa di Cristo continuerà ad andare avanti, unita nell'amore di Gesù.
Questa mattina voglio. Sono quasi alla conclusione, fratelli. Vorrei notare con voi un particolare che ha parlato molto al mio cuore. La Bibbia ci dice: "Allora Lot alzò gli occhi e vide l'intera pianura del Giordano." Adesso abbiamo avanti due uomini, fratelli. Due uomini. La Bibbia dice che Lot alzò gli occhi e scelse. Ora è il momento di capire qual è il messaggio del Signore per noi ancora questa mattina.
Lot alza gli occhi, sceglie e prende. Questa è la sua volontà. Abramo: che cosa fa? Abbassa gli occhi e lascia che Dio scelga per lui. Oggi siamo chiamati ad abbassare i nostri occhi, in senso spirituale, di essere umili, di lasciarci, di lasciarci operare dal Signore, lasciarci guidare da lui con umiltà, con sottomissione ed ubbidienza. Abramo abbassa gli occhi. Lui capisce che non deve alzare più gli occhi, non deve fare più di testa sua. Ma Lot alza gli occhi e vede qualcosa che lo attrae. E noi sappiamo benissimo la storia, le conseguenze che ha pagato Lot, la sua famiglia, il disastro, la corruzione, fratelli.
Abramo abbassa gli occhi. Ma tu mi dirai questa mattina: "Da dove scopriamo che Abramo ha abbassato i suoi occhi?" Lo leggiamo nella parola. Vieni con me al verso 14 del capitolo 13. Così dice la parola: "E l'Eterno disse ad Abramo, dopo che Lot si fu separato da lui: 'Alza ora i tuoi occhi. Adesso sì che puoi alzare gli occhi, Abramo, perché io so che tu confidi in me. So che ti sei umiliato davanti a me. So che per te non è più importante quella che è la tua volontà, ma la mia volontà nella tua vita. Ora, Abramo, alza gli occhi! Abramo, alza gli occhi! E il Signore gli dice: Mira, mira, da dal luogo dove sei, a Nord, a Sud, a Est e a Ovest. Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza per sempre'."
Ed ecco che Abramo finalmente realizza la benedizione di Dio. E Giacomo conclude al capitolo 4, verso 6: "Dio resiste ai superbi. Ma dà grazia agli umili." La grazia del Signore Gesù ci ha raggiunto quest'oggi, fratelli. E noi vogliamo dire: "Signore, se la tua grazia è con me, mi voglio umiliare. Mi voglio umiliare. Voglio capire. Da dove la mia vita è caduta nell'errore? Qual è stato quel momento in cui ho sbagliato? E voglio risalire dall'Egitto, fratelli."
Chiesa del Signore, gli ultimi tempi, questi ultimi tempi difficili, possono compromettere la nostra fede. Noi siamo chiamati a rimanere alla presenza di Dio e a riedificare l'altare al Signore. Ritorniamo alla preghiera. Ritorniamo alla lettura e allo studio della parola. Ritorniamo all'ubbidienza della parola, fratelli, perché è importante. E il Signore farà sì che noi possiamo realizzare e godere delle sue promesse. Che Dio ci benedica. Amen.
Così vi invito ad alzarci in cuore. "Prendi la vita mia, affido tutto me stesso a te. Sono quello che ho è tuo. Voglio sminuire perché tu cresca in me. Alleluia. Gloria al tuo nome, Gesù. Padre, noi ti benediciamo con tutto il nostro cuore. È stato un tempo di edificazione stare alla tua presenza, sentire quell'amore, quella misericordia, quella bontà e fedeltà eterna che ci hanno raggiunto ancora questa mattina. Sì, Signore, quell'amore così profondo che ancora ci chiama e ci dice: 'O popolo mio, risali dall'Egitto e torna a Betel. Edifica un altare e io accenderò un fuoco consumante su di esso. Tu vedrai la mia gloria.'
Grazie, Signore, perché questa mattina vogliamo rimettere la nostra vita nelle tue mani. Sì, Signore, riconoscere i nostri errori e dire: 'Signore, io ho compreso. Ho compreso che lontano dalla tua presenza non potrò godere di nulla.' Ma oh, Signore, grazie, grazie, perché possiamo ancora una volta avere la grazia di ritornare a te con tutto il nostro cuore. E vogliamo ubbidire questa mattina alla tua parola. Sì, Signore, quando ci hai detto: 'Domandate, domandate. Quali sono i sentieri antichi? Tornate al principio.' Sì, Signore, io e noi vogliamo tornare al principio, alla tua presenza. Sì, Signore, tu sei la via, tu sei la verità, tu sei la vita.
E noi a te vogliamo tornare. Perché il sentiero sei tu, Signore. E te vogliamo realizzare. Perciò fa sì che noi possiamo sminuire sempre di più in questi ultimi tempi e che tu, oh Signore, possa crescere in noi in maniera smisurata e gloriosa. Sì, Signore, grazie perché posso comandare la tua benedizione su ogni mio fratello e mia sorella qui presenti questa mattina. Benedici, Signore, con la tua presenza. Accompagnaci alle nostre dimore. Ci mettiamo sotto la protezione del tuo prezioso sangue nel nome di Cristo."