La guarigione nel corpo attraverso la fede

Non hanno più alcuna confidenza con quello che riguarda l'opera di Dio, la vita di Gesù, la guarigione nel proprio corpo. Quando mi sono convertito, si parlava spesso di questo. Stiamo parlando di qualche anno fa. Nelle predicazioni, dovunque andavi, anche dai pulpiti, si predicava: "Dio guarisce". Ora non si sente più parlare di Dio. Perché ormai facciamo ricorso a tutti quei mezzi umani, alla medicina.

Mi stavo chiedendo se non fosse proprio per questo che i credenti si appoggiano di più ai mezzi umani. Però quando leggiamo la parola di Dio, dobbiamo essere consapevoli che tutta la parola di Dio è verità e va contemplata. "La somma della tua parola è verità". Come ho già detto qualche volta, crediamo fermamente che siamo salvati per grazia mediante la fede. Tutti noi qui crediamo di essere salvati per mezzo del corpo di Cristo e del suo sacrificio.

Ma quando cominciamo a parlare di miracoli e guarigioni ai giorni nostri, alcuni dicono: "No, fratelli, i miracoli, le guarigioni, le liberazioni erano solo al tempo degli apostoli". E quando Paolo dice che queste cose non verranno più, allora si capisce: queste dottrine hanno sviato il popolo di Dio dal confidare in Dio.

Però siamo vincitori perché chiediamo la preghiera. Tutti noi, quando non stiamo bene, quando c'è una malattia in corso, quando c'è una difficoltà, anche a livello di salute, fratello, preghiamo. Perché dobbiamo pregare? Se non crediamo più a queste cose, perché dobbiamo pregare, no? Crediamo. Sì, crediamo.

Quando l'apostolo sta parlando, ora ho sentito poco ciò che ha detto Maria, non tutto, perché da qui non si sente bene. Allora quello che è importante è: se questo passo ci interessa poco, ci interessa poco anche la guarigione. Perché forse è tempo che ci svegliamo. Se ormai abbiamo messo da parte l'opera di Cristo, che è venuto per la nostra guarigione, come dice anche Isaia al capitolo 53, quando dice che egli ha dato la sua vita per le nostre infermità. Quindi Gesù ha dato la sua vita per le nostre infermità.

Io potrei dire: credi tu a questo messaggio di Isaia? Beh, credi? Allora, se credi, interessati. Anche se può essere che, col passare del tempo, possiamo tornare sui sentieri antichi. Abbiamo spostato i confini che i nostri padri avevano stabilito, loro che credevano. Eppure, qualche volta sento: "Non faccio più questo, non prendo più medicine". A chi dobbiamo dare la gloria? "Sei guarito da solo? Non so. Forse è qualcosa su cui sono un po' scettico".

Quando il versetto 10 parla di portare continuamente nel nostro corpo la morte del Signore, questo è chiaro per tutti. Che significa che portiamo nel nostro corpo la morte del Signore? Nel nostro corpo, sì, ma non solo nel corpo fisico. Noi siamo stati battezzati nella morte, siamo in Cristo Gesù. Possiamo dire che nel nostro io, nel nostro carattere, affinché la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Ma intende non soltanto il corpo fisico, ma la vita di Gesù nell'uomo intero. Intende corpo, anima e spirito. La vita di Gesù si manifesta come si è manifestata la morte. Siamo morti con Cristo. Così la vita di Gesù, quella vita senza la quale siamo sempre morti, ci rende viventi in Cristo.

Tra il versetto 10 e il versetto 11 c'è un cambiamento (scusate). Dov'è il cambiamento? Nel versetto 11, Paolo ripete le stesse cose, ma con una differenza importante. Altrimenti Paolo non l'avrebbe neanche scritto. E dice: "Noi che viviamo, infatti, siamo del continuo esposti alla morte per Gesù, affinché la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale".

Non nel nostro corpo, Paolo non lo ripete così. La vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. E la vita che vivo ora nella carne, dice Paolo, la vivo nel Figlio di Dio, non nella carnalità. Attenzione: Paolo non era carnale. La vita che vivo ora nella carne la vivo nel Figlio di Dio. Quella vita che Paolo aveva nel suo corpo, nella sua carne, la viveva per fede nel Figlio di Dio.

Adesso, quello che posso dire è che quando la suocera di Pietro era ammalata, conoscete quel passo? Gesù la toccò e sgridò la febbre. Già si capisce che era uno spirito a tormentarla. Perché non c'era bisogno che Gesù sgridasse se fosse stata una malattia ordinaria. Quindi la vita di Gesù entrò nel corpo di questa donna, nella sua carne. La febbre aveva preso il suo corpo, la sua carne. E per la vita di Gesù, questa donna fu guarita.

Vogliamo prendere altri passi ancora. Per esempio, sui lebbrosi. Quando Gesù li toccava, la malattia, la lebbra, spariva. Perché entrava la vita di Gesù. Vogliamo parlare anche di ciò che riguarda la morte. Per quanto riguarda la ragazza che fu toccata, la figlia di Giairo. Quando Gesù la sollevò, la toccò con le mani e disse: "Alzati". Cioè, la vita di Gesù che entra nella nostra carne.

Ci sono molti esempi. Possiamo prendere Naaman, il lebbroso. Possiamo prendere tutti gli esempi che vogliamo. Possiamo prendere l'esempio pratico di Giobbe. Perché ci tengo? Perché possiamo studiare queste cose. Se non acquisiamo la fede attraverso la parola, facciamo ricorso sempre ai mezzi umani.

Ma Dio è contento di questa situazione? Che la prima cosa che facciamo è ricorrere ai mezzi umani? Fratelli, abbiamo provato tante volte. Quello che un po' mi duole è che la chiesa ha messo da parte la realtà della parola di Dio. Fede sì, ma qual è la fede? Credi di essere salvato per grazia? Bene. Ma non è forse vera anche la fede che il Signore ti può toccare, guarire nella tua carne, nel tuo corpo?

Dice Giobbe al capitolo 33: "L'uomo pure ammonito con il dolore sul suo letto e con il tormento incalzante delle sue ossa". Il Signore fa anche questo. Non ti condanna, ti ammonisce. Quasi tutti abbiamo fatto questa esperienza sul letto della malattia. Si prova disgusto persino del pane e del cibo più squisito. La carne si consuma. Sta parlando della carne del corpo, non della carnalità spirituale. La carne si consuma visibilmente. Mentre le sue ossa, che prima non si vedevano, spuntano fuori.

Così la sua anima si avvicina alla fossa e la sua vita a coloro che danno la morte. Ma quel "ma" cambia tutto. "Ma se presso di lui vi è un angelo, un interprete, uno solo fra mille, che mostri all'uomo il suo dovere, Dio ha pietà di lui e dice: 'Risparmialo dallo scendere nella fossa. Ho trovato il riscatto per lui'". Allora la sua carne diventerà più fresca che nella sua fanciullezza, tornerà ai giorni della sua giovinezza.

Quando c'è una guarigione dentro di noi, nel nostro corpo, di solito la malattia colpisce il nostro corpo (la malattia spirituale è un'altra cosa) e causa febbre o altre malattie. Chi la deve guarire? Andiamo dal medico. Va bene. Ma poi arriva il giorno che il medico dice: "Se ti va bene, devi convivere con questa malattia. Se non va bene, ti rimane ancora poco tempo".

E io mi sono chiesto: "Ma i fratelli di una volta, come facevano?" E ancora: "La parola di Dio è ancora oggi vivente ed efficace, più affilata di ogni spada a due tagli?" "Dio è lo stesso ieri, oggi, in eterno, o è cambiato?" Lui dice no. Eppure sentiamo dire: "Queste cose non sono più per voi oggi. Andate dai medici pure".

Abbiamo visto in questa chiesa più di una vera guarigione, un vero miracolo, con fatti evidenti. Io vorrei (questo è un desiderio personale, anche se non sempre i miei desideri si realizzano) che la chiesa cominci a tornare sui suoi passi e metta al primo posto il Signore. Perché negli ultimi anni, almeno dalla mia esperienza, abbiamo dovuto pregare tantissimo per casi che i medici non potevano risolvere. Eppure gli stessi medici si sono meravigliati di ciò che è accaduto. "È stato un caso". Non credo.

Quello però che Dio vuole è che la stessa fede, preziosa come quella dei nostri padri, possa essere esercitata ancora oggi. Che noi confidiamo in Dio oggi, affinché la vita di Gesù possa entrare nella nostra carne e la guarigione, come noi cantiamo, che è nelle sue ali, si possa manifestare oggi.

Se il nostro spirito è persuaso che Gesù è lo stesso, allora questa è fede. Questo è vero. Che egli non è mutato. Certo. Proprio per questo. E allora, con un po' di vergogna, dovremmo dirci: "Crediamo alla salvezza, ma non crediamo più alla guarigione. Non crediamo più alla liberazione".

E allora nessuno chiede una preghiera per la guarigione. Tanto ormai non ci crediamo più. È importante invece che cominciamo a non offendere il Signore con il nostro modo di pensare. Ci siamo fatti i nostri pensieri sulla guarigione. Ma quello che conta è capire che quando Gesù opera. Potremmo dunque dire al nostro caro fratello Giacomo che ha scritto nella sua lettera: "Se un fratello è ammalato, chieda la preghiera". Non dice: "Se un fratello è ammalato, vada subito dal dottore".

Non è che non dobbiamo andare più dal dottore. Ma capite il concetto: la parola di Dio, prima nella nostra vita. Poi il Signore comincerà a guidare. Perché se diciamo: "Ho dimenticato il Signore", stiamo facendo un grave errore. Vuol dire che ci siamo messi al posto di Dio.

Ma quando ricorriamo alla medicina, sapete cosa facciamo? Aiutiamo Dio, gli diamo una mano. Noi dovremmo essere aiutati da Dio, non il contrario. Andiamo alla medicina e poi diciamo al Signore: "Signore, guarisci". Così diamo una mano al Signore, affinché ci guarisca attraverso la medicina. È sbagliato? Non so. Ma è importante che questa parola di Dio diventi realtà nella nostra vita. Che possiamo cominciare a praticare la fede senza arrenderci o aver paura.

È scritto in tutti i passi che possiamo leggere. Tutti gli esempi ci aiutano a ricorrere alla mano di Dio. Affinché possiamo sperimentare la grazia di Dio, la sua provvidenza, la sua gloria. Questo è importante.

E perciò, fratelli, credo che piacerebbe al Signore che noi tutti, come dice in Ebrei 11, esercitiamo la fede in ogni aspetto. È per questo che sono contento che alcuni si sono interessati. Perché questo fa parte della loro vita, sapere che il corpo di Cristo può essere guarito. E che il credente possa ritornare a fare le cose che la parola di Dio ci insegna.

Questo è importante. Ringrazio Dio che ci sono nella chiesa persone che quando dicono: "Fratello, preghiamo", vogliono esercitare la fede nel Signore. Il Signore se ne rallegra. Perché lo onoriamo quando ci volgiamo a lui. Per qualsiasi bisogno, che sia una guarigione, una liberazione, qualsiasi necessità della nostra vita. Unicamente perché non apparteniamo più a noi stessi. Affidiamo a Gesù tutta la nostra vita. E crediamo fermamente alla parola della verità.

Va bene, fratelli. Ora possiamo passare al passo che volevo leggere con voi.

Leggiamo il Salmo 112: "Beato l'uomo che teme l'Eterno e trova grande gioia nei suoi comandamenti. La sua progenie sarà potente sulla terra. La posterità degli uomini retti sarà benedetta. Nella sua casa c'è abbondanza e ricchezza e la sua giustizia dura per sempre. La luce si leva nelle tenebre per quelli che sono retti, per l'uomo misericordioso compassionevole e giusto. Sarà felice l'uomo che usa misericordia e dà in prestito e dirige i suoi affari con giustizia. Perché non sarà mai smosso. Il giusto sarà ricordato per sempre. Egli non temerà cattive notizie. Il suo cuore è fermo, fiducioso nell'Eterno. Il suo cuore è sicuro. Egli non avrà paura alcuna finché non guarderà trionfante sui suoi nemici. Egli ha sparso liberalmente, ha dato ai bisognosi. La sua giustizia dura per sempre e la sua potenza sarà elevata in gloria. L'empio lo vedrà, si irrita, digrigna i denti, si consumerà. Il desiderio degli empi non si realizzerà mai".

Nel versetto 10 del Salmo 111 dice così: "Il timore dell'Eterno è il principio della sapienza. Hanno grande sapienza coloro che mettono in pratica i suoi comandamenti. La sua lode dura in eterno".

Mi voglio fermare su questo per capire: a chi dobbiamo addossare questo Salmo 112? Nella parola di Dio, a quale uomo possiamo addossare questo Salmo? Per capire questo: è l'uomo che ha esperimentato il Salmo 112. Forse ce n'è più di uno. Voi potete, forse, studiare questa situazione per capire da voi stessi. Per trovare chi è l'uomo che ha fatto questa esperienza.

Il timore di Dio è: beato l'uomo che teme l'Eterno. Io così, a mente fresca, ho dovuto cercare di capire: "Signore, qual è l'uomo nella Bibbia?" E penso che ce n'è più di uno. Forse quello più emblematico io direi che è Abramo. Per non dire che è anche Giobbe, che hanno esperimentato ciò che sta scritto in questo Salmo.

Ma per noi questa sera è ripetitivo dire che "il timore dell'Eterno è il principio della sapienza". Così, se non c'è timore di Dio, non c'è nemmeno sapienza. E ognuno deve esaminare. Noi dobbiamo esaminare: c'è timore di Dio, sì un poco. Forse non tanto. Perché il timore di Dio poi è quello che ci allontana dal peccato, no?

Quindi: "Hanno grande sapienza coloro che mettono in pratica la parola di Dio". Avrei voluto qualche mano più alzata stasera. Ma continuerò a pregare. State tranquilli. Perché non c'è un grande interesse. Non c'è un grande amore per la parola di Dio. Non c'è un grande timore di Dio. Perché chi ha timore di Dio legge la parola di Dio, studia la parola di Dio, cerca la comunione, cerca la preghiera, si interessa delle cose di Dio. E allora posso dire che, venendo a mancare questa sapienza che scende dall'alto, io dico: quali sono le conseguenze di un uomo che ha timore di Dio? Intanto dice la Scrittura che è beato quell'uomo che teme l'Eterno e trova grande gioia nei suoi comandamenti. Vi ricordate no, il salmista che dice: "Io amo i tuoi comandamenti"? "C'è grande gioia nella tua parola" (Salmo 119). Parla molto di questo.

Quindi per "comandamenti" non si intendono soltanto quei dieci che noi conosciamo. Perché la parola di Dio ci dice che ci sono tanti comandamenti. La parola di Dio dice: "Pregate gli uni per gli altri". Ci sta dicendo di ubbidire a questo comando. Oppure quando la parola di Dio ci esorta affinché possiamo ubbidire, pur non conoscendo tante cose. Come Abramo, per esempio. Abramo non conosceva quelli che erano i comandamenti di Mosè. Mosè ancora non era nato. Ma Abramo ubbidiva a Dio. E Abramo era quell'uomo che aveva timore di Dio.

Ecco perché Abramo ha fatto una grande esperienza con questo Salmo. Perché quando Abramo offrì il suo figlio, dice la Scrittura da qualche parte nella Genesi, che Dio testimoniò di Abramo dicendogli: "Non fare alcun male al ragazzo. Ora infatti so che tu temi Dio". Quindi Abramo temeva Dio e ubbidiva a Dio. Offrì tuo figlio. Fu un comando del Signore. Non era facoltativo. Fu un comando. Adesso era facoltativo per lui se lo voleva fare. Ma Dio diede questo comando ad Abramo. E quindi il Signore disse: "Abramo, mi temi. Perché quello che ti ho detto, hai fatto".

Perciò abbiamo letto prima: "Beati quelli che mettono in pratica i comandamenti". Andiamo avanti. La sua progenie sarà potente sulla terra. La posterità degli uomini retti sarà benedetta. Quindi la posterità è la discendenza, no? Quindi la discendenza di Abramo è stata benedetta. E tu stai pure qui in questa discendenza di Abramo. Quindi noi vediamo come quest'uomo ricevette questa grande benedizione.

Il motivo, la base, è sempre il timore di Dio. Perciò dopo ci sono tutte queste gloriose conseguenze. Nella sua casa c'è abbondanza e ricchezza e la sua giustizia dura per sempre. Abramo era un uomo ricco. C'era grande ricchezza nella sua casa. E la giustizia di Abramo è nominata spesso. Il giusto vivrà per fede. E Abramo era quello.

Quindi l'uomo che ha timore di Dio può fare tutte le esperienze che ha fatto Abramo senza problemi. Perché ciò che è scritto è lì, che ci dobbiamo aggrappare.

La luce si leva nelle tenebre per quelli che sono retti, per l'uomo misericordioso compassionevole e giusto. E quanto è importante che quella luce si possa levare fra le tenebre! E le tenebre tante volte sono tante. Quindi quell'uomo che teme Dio riceve anche questa grazia. Viene illuminato, non solo dalle proprie tenebre, ma anche da quelle che sono il peccato che ci può allettare, che ci sta sempre intorno. E quindi, per l'uomo misericordioso compassionevole e giusto, per quell'uomo si leva una grande luce.

Sarà felice l'uomo che usa misericordia, dà in prestito e dirige i suoi affari con giustizia. È importante che sappiamo, anche se non siamo affaristi, ma qualche volta si presenta qualche affare. E dobbiamo stare attenti. Ai giorni d'oggi specialmente, quando si presentano situazioni. Quando viene qualcuno e dice: "Ti posso dare questo" (come succede spesso), "ti vuoi comprare quest'altro?". Sapendo la provenienza, da dove vengono certe cose. E lì dobbiamo stare attenti. Non c'è una benedizione per queste cose.

E quindi è importante che anche in questo siamo avveduti e stiamo attenti. Dirigere i nostri affari con giustizia è importante. E in passato qualcosa abbiamo fatto quando vivevamo nel peccato.

Quindi l'uomo che usa misericordia sarà felice. E la gioia vera si manifesta quando l'uomo mette a disposizione quelli che sono i doni di Dio per lui. L'uomo misericordioso, pietoso, sempre. Questo timore di Dio serve. Perché l'uomo non sarà mai smosso. Il giusto sarà ricordato per sempre.

Noi possiamo parlare di Giobbe, possiamo parlare di Daniele, possiamo parlare di Abramo. Questi sono uomini giusti che noi nominiamo ancora oggi. Li ricordiamo ancora oggi. Saranno ricordati per sempre. I malvagi mai. Quindi questa realtà si manifesta. Anche per questo.

Egli non temerà cattive notizie. Il suo cuore è fermo, fiducioso nell'Eterno. Abramo offrì il tuo figlio. Giobbe ha perso i figli, la casa, tutto quello che aveva in un momento. Com'è possibile che egli non teme cattive notizie? Abramo non si spaventò quando Dio gli chiese di offrire il suo figlio. Perché non si spaventò? Lo leggiamo dopo. Il suo cuore è sicuro. Egli non avrà paura alcuna finché non guarderà trionfante sui suoi nemici.

Abramo aveva fiducia. Quella notizia non lo sconvolse. "Dio ha chiesto qualcosa. Io lo faccio". Giobbe fu la stessa cosa. Era una cattiva notizia. Le cattive notizie arrivano sempre. Qualche volta a fulmine. Un fulmine al sereno. Ma l'uomo che teme Dio, perché non si spaventa? Perché non ha paura? Come fanno certi. Quando arriva una cattiva notizia, gridano. Fanno spaventare tutti quelli che stanno intorno.

Ma che è successo? È caduto il piccino? Si è fatto male la fronte? E gridano come se fosse successo chissà che cosa. È importante questo piccolo esempio, che noi capiamo che cosa significa temere Dio. Quanti benefici ci sono in questo Salmo! Sapere che questi uomini sono fermi, sono sicuri, fiduciosi nell'Eterno. Perché vivono per lui e sperimentano il Signore. Questo è importante.

Egli ha sparso liberalmente, ha dato ai bisognosi. "Se non ho diviso il latte con il povero. Se non ho dato da mangiare al povero. Se non ho vestito il povero". Queste erano le parole di Giobbe. Vi ricordate? Ha sparso liberalmente. La liberalità appartiene al cristiano. Quando il cristiano invece non è liberale, la sua liberalità la trattiene per sé stesso. Quale timore di Dio a quest'uomo?

Ma per chi viviamo noi? Per noi stessi? O viviamo anche per gli altri? Per chi è venuto Gesù? Per sé stesso? O per te? O per me? Quanto è bello quando questa parola diventa reale! Quando ne possiamo parlare! Quando alla luce di questa parola noi ci confrontiamo! Perché questo è bello, che ci confrontiamo.

E forse per questo il caro fratello non sbagliò quando disse: "Non siate solo uditori. Ma fatitori". L'uomo che fa è l'uomo che ha timore di Dio. Certo. È importante che sappiamo che tutto quello che noi possiamo esperimentare quando leggiamo un passo della parola possa essere parte della nostra vita.

E possiamo pensare questo: "Salmo 112: Beato l'uomo che teme Dio. È la mia vita. È la mia esperienza". Che cosa manca? Sono pauroso davanti a cattive notizie? Sono

fiducioso? Faccio le cose che stanno scritte in questo passaggio della Scrittura? Amo i suoi comandamenti? Li metto in pratica?

Allora soltanto posso dire quanto il timore di Dio c'è nella mia vita. E se voglio confrontarmi con le Scritture, non devo fare altro che prendere la parola, metterla nella mia vita, e avere l'entusiasmo di credere che Dio, il mio Dio, è un Dio che vive, è un Dio che mi parla, è un Dio che mi comanda, è un Dio che mi dice di cambiare il modo di pensare. E su questo dobbiamo basare la nostra esistenza.

Perché per questo siamo stati scelti. Dio disse: "Qualcuno ci ha creati per sé stesso". Pensate un po' a queste parole. Una mamma che desidera un figlio, e quel figlio viene. Dopo tanti mesi, qualche volta anni, lo ha desiderato per sé stesso. E così il nostro Padre celeste ci ha desiderati. Magari sarà un po' difficile questo ragionamento. Non riusciamo a comprenderlo a freddo. Ma con un po' di riflessione, pensare che Gesù ci ha desiderati per sé: "Tu mi appartieni. E io ti amo. Non temere".

Tutte queste parole sono le parole di un Padre pieno di amore, che ha interesse per la sua creatura. Che poi è diventato non una semplice creatura. Ma è diventato un figlio. E questo è l'amore che Dio dimostra.

E quando il Signore ci dice: "Credi. Abbi fiducia in quello che ti dice", ci sta dicendo: "Io dimostro il mio amore per te in maniera pratica. Basta che tu temi la mia parola e la metti in pratica. E io ti faccio vedere che le cose che hanno visto Abramo, Giobbe, Davide, Daniele sono le stesse cose che noi possiamo vedere oggi".

Entrare in una fornace di fuoco e uscire senza l'odore del fumo. Se non c'era timore di Dio, questi amici di Daniele non potevano uscire vivi. Ma per timore di Dio hanno chiaramente dichiarato: "Noi non ci piegheremo alla tua statua, re". E questo è bello come Dio ha liberato questi uomini.

Quindi cari fratelli, io credo che è importante per noi che cerchiamo la faccia del Signore unicamente perché questa parola possa diventare vita dentro di noi.