La Volontà di Dio come chiave per le sue Promesse

Vogliamo aprire le Scritture. Voglio leggere nel libro degli Ebrei, nella Lettera agli Ebrei al capitolo 10. Leggiamo dal verso 35 al verso 39: "Non gettate via dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa. Avete infatti bisogno di perseveranza affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso. Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà e non tarderà. E il giusto vivrà per fede; ma se si tira indietro, l'anima mia non lo gradisce. Ma noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che credono per la salvezza dell'anima".

Allora, cari fratelli, stamattina vorrei fermarmi su questa frase soltanto, che per me è stata importante quando l'ho letta, benché l'abbia letto tante volte per tanti anni. E dice la Scrittura al verso 36: "Avete infatti bisogno di perseveranza, fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è promesso. Ancora un brevissimo tempo; continua: colui che deve venire verrà e non tarderà".

Gesù non tarderà. Chi si ricorda qual è stata l'ultima preghiera nella Bibbia? L'ultima, in Apocalisse, l'ultimo capitolo. Leggiamo: "Vieni, Signore Gesù". Questa è stata la preghiera, l'ultima: il ritorno del Signore. Vieni, Signore Gesù.

Così come sono gli ultimi tempi, e così come noi leggiamo ancora: non un breve, ma un brevissimo tempo nell'orologio di Dio. E colui che verrà verrà e non tarderà. Statene certi. Perché Dio è fedele. Il suo orologio non è il nostro. Purtroppo noi, col nostro orologio, facciamo ciò che vogliamo.

Quando sentiamo delle notizie eclatanti riguardanti quei temi negli ultimi tempi, così come ce li dice Matteo 24, sapete come si dice fra di noi? "Ah, certo che il Signore sta per tornare". Ma solo in certi momenti. Non è un continuo, un perseverare nel credere che veramente è un brevissimo tempo. E a motivo di questo, io mi preparo per fare che cosa? Fatta la volontà di Dio, affinché otteniate le promesse.

A che cosa sono legate le promesse? A che cosa sono legate? Alla volontà di Dio? Lo dice la Scrittura. Lo vogliamo capovolgere questo verso: affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate le promesse.

E su questa volontà ci fermeremo questa mattina per capire quanto sia importante la volontà di Dio nella nostra vita. Più dell'ubbidienza. Più della volontà stessa naturale dell'uomo. Perché ci sono due volontà: c'è la volontà umana naturale e la volontà di Dio. Sono due cose separate.

Del resto, ce lo fa capire anche Gesù. Nel giardino del Getsemani disse il Signore chiaramente: "Non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu". Disse al Padre. Ma in un primo momento, l'umanità di Gesù era questa: "Se è possibile, Padre, allontana da me questo Calice". Se è possibile. E pregò per tre volte. Ma poi il Signore, ancora un altro passo, dice: "Però non la mia volontà". Perché la volontà di Gesù non era quella di Dio in quel momento.

Come vedete, noi più andiamo in profondità con le Scritture, ci fermiamo a riflettere, più pensiamo che Gesù in quel momento stava attraversando un momento particolare. E tanti credenti non lo capiscono. Dicono sempre che Gesù è Dio e che per lui non era possibile peccare, perché era Dio. E che per lui non era possibile ricevere un dispiacere, piangere, gioire, avere timore. Perché anche Gesù aveva timore di Dio, come leggiamo sempre dalle Scritture.

Ma qui vediamo queste due volontà: una è la nostra, perché così siamo stati creati. Una nostra volontà, e la volontà di Dio. La nostra però è particolare. È una volontà difficile da spiegare. Come per esempio quando noi parliamo dell'io dell'uomo. Chi è che può spiegare perfettamente che significa l'io dell'uomo? Magari ci sarebbe qualcuno che ci può delucidare, aiutare a capire in profondità quando noi diciamo "l'io dell'uomo".

Allora possiamo pensare che fra l'io e la volontà non c'è molta distanza. Perché l'io dell'uomo, in un certo senso, si avvicina molto alla volontà dell'uomo—la volontà naturale che agisce non in virtù di quello che Dio vuole. Alle parole di Gesù va naturalmente considerato questo: che Gesù disse al Padre: "Non ciò che voglio io". Perché noi, nella nostra natura, vogliamo tante cose. Le vogliamo in maniera diversa in momenti diversi. Le vogliamo e desideriamo fare la volontà di Dio. E in momenti invece la nostra volontà ci permette di prendere decisioni, di fare delle cose che ci sembra pure bene in qualche maniera. E pensiamo che è buono quello che abbiamo fatto. Ma quando cominciamo a riflettere bene sulle Scritture, ci accorgiamo che la nostra volontà non è sempre quella che piace al Signore.

Magari facciamo anche un passo di ubbidienza e pensiamo che anche questo soddisfa Dio. Ma non è così. Vediamo perché non è così. Nell'epistola ai Romani noi leggiamo quel passo che tante volte citiamo. E dice Romani 12, verso 2: "E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio".

Così Paolo ci dice che è buono, è una cosa buona fare la volontà di Dio. Ma farla soltanto per un periodo di tempo può portare poi nella mancanza di perseveranza. Quella volontà viene meno e si va a finire qualche volta in una strada sbagliata. Però noi abbiamo la coscienza di dire: "Beh, è buono. Io sto facendo la volontà di Dio".

Prendiamo un esempio semplice, pratico, questa mattina. Tutti noi siamo venuti in questo luogo. Penso che è gradito al Signore, no? È la sua volontà che noi ci riuniamo nella casa del Signore, in ubbidienza alla sua parola. Lodiamo, cantiamo, preghiamo, testimoniamo. Ma non è la perfetta volontà di Dio. C'è una buona differenza fra fare la volontà di Dio e la perfetta volontà di Dio.

Quello che per noi è importante capire questa mattina: ho visto il fratello Mimmo. Come tutti voi, è venuto avanti per qualcosa che non funzionava nella corale. Forse uno strumento, forse un microfono. Quindi mancava che cosa? Un'armonia fra questi fratelli che stavano insieme. Non c'è la sorella Daniela, né Clelia. Hanno uno strumento diverso l'uno dall'altro, e non possiamo dire che ci sono 10 violini o 10 violoncelli dove possiamo sentire la stessa musica. No. Ci sono degli strumenti diversi, delle voci diverse delle sorelle e dei fratelli che cantano. Ma se non c'è quell'armonia che ci rallegra—l'armonia crea un'unione, crea un senso di gioia nel fare le cose insieme. Un insieme si manifesta nel canto, nella musica. Ma qualche volta anche nei sentimenti di avere quell'armonia che è dolce al nostro udito.

Però qualcosa non ha funzionato. Poi probabilmente avrà funzionato. Fare la volontà di Dio non è sempre armonioso. E non vi dico qualcosa che è strano ai vostri orecchi. Perché attraverso la Scrittura noi possiamo comprendere che ci sono tanti motivi per capire che tutti possono ubbidire al Signore su un comando, ma non è in armonia, in comunione col Signore.

La parola di Dio dice che noi siamo figli di disubbidienza. Così dice la Scrittura. Un altro passo dice che siamo anche figli di ira. Allora è importante che noi sappiamo che non sempre l'ubbidienza è in armonia con Dio. Non vorrei dirvi cose strane, se non le estrapoliamo dalle Scritture. Ci sono tanti esempi. Per esempio, qualche giorno fa, pensando a questo fatto, mi viene in mente Balaam. Vi ricordate chi è Balaam? Il veggente, il profeta. Dio disse di non andare da Balak per maledire il popolo di Israele. E lui, in un primo momento, disse: "Io voglio consultare Dio". Consultò Dio. E Dio disse: "No, non devi andare".

Ma Balak—fa come il diavolo, no?—il re di Moab. Lui disse: "Voglio insistere, voglio offrirgli qualcosa". "Ti riempio la casa d'oro, basta che tu vieni a maledire Israele". E il profeta ha fatto un pensiero nel cuore: "Aspetta qua, voglio domandare il Signore". Ma se già hai chiesto al Signore, perché vuoi chiedere di nuovo? Vuoi che il Signore cambi idea? Ma era la preterizione di quest'uomo. Benché fosse un veggente e sapesse ascoltare la voce di Dio, però quella promessa del re Balak era allettante.

E così il Signore la seconda volta gli dice al profeta: "Va bene, vai, vai". Allora Dio ha cambiato idea? No. Ha espresso esattamente quello che era la volontà del profeta nel suo cuore: vai, ma dirai esattamente ciò che io ti dirò. Come vedete, il profeta ubbidì e stava facendo la volontà del Signore. Solo che non si accorse che durante il cammino, quando cavalcava l'asina, l'asina vide l'angelo dell'Eterno davanti a sé. Così succede, cari fratelli: gli asini vedono gli angeli e gli uomini non vedono gli angeli per la loro ostinatezza, per la loro cocciutaggine.

Allora noi da qui possiamo capire che questo profeta poteva dire: "Io ho ubbidito. Il Signore mi ha detto di andare. Sto facendo la sua volontà". Anche la moglie di Lot ha ubbidito. Gli angeli hanno detto di tirarla fuori insieme a suo marito e sono andati verso Zoar . Ma questa donna si girò verso Sodoma e divenne, dice la Scrittura, una statua di sale. Questi sono quegli uomini, quelle donne, che ubbidiscono. Fanno la volontà di Dio. Ma nel cuore, non è quello che realmente vogliono. Non c'è armonia, non c'è comunione con Dio.

È come quando qualcuno viene davanti all'altare o alla cassa delle offerte e mette qualcosa. E in qualche maniera, insomma, la coscienza. Però poi nel cuore dici: "Insomma, va, sapete?" No. Come il cuore ingannevole. Perché Dio ama un donatore allegro. Allora questa è la volontà di Dio. Ma non sempre è così. Però si fa qualcosa, come quegli uomini quando andavano alla cassa delle offerte e mettevano il superfluo.

Allora Dio guarda sempre al cuore. Il popolo di Israele uscì dall'Egitto per andare nella terra di Canaan. Questa era la volontà di Dio. Ma questi uomini, in fondo in fondo, rimasero e morirono. Una grande parte morì nel deserto perché nel loro cuore c'era incredulità.

Allora, come vedete, l'uomo nelle azioni ubbidisce apparentemente. Fa la volontà di Dio. Ma in fondo in fondo non è in armonia con Dio. Per fare la perfetta volontà di Dio— perché di questo stiamo parlando, fratelli—è importante per noi avere quell'armonia di Dio, come Gesù fece col Padre: "Non la mia, ma la tua".

È importante. Perché se noi leggiamo nell'epistola, sempre agli Ebrei, leggiamo riguardo a quello che è la volontà del Signore. Come egli naturalmente dice nella Scrittura, in Ebrei al capitolo 10, al verso 7, parlando di Gesù: "Allora io ho detto: 'Io vengo. Nel rotolo del libro è scritto di me. Io vengo per fare, o Dio, la tua volontà'". Allora stiamo parlando di che cosa? La perfetta volontà di Dio.

Se non è in armonia con Dio, in una costante comunione con Dio, perché si può anche ubbidire, no? In un certo senso. Ma nel cuore non si è convinti. E questo non piace al Signore. Perché lui vuole un'ubbidienza. Dopo aver detto: "Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrificio né offerta, né olocausti né sacrifici per il peccato, che sono offerti secondo la legge". E poi aggiunge: "Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà. Egli toglie il primo per stabilire il secondo".

Nell'Antico Testamento era la volontà di Dio i sacrifici, gli olocausti. Ma con la venuta di Gesù dice: "No, togliamo il primo e mettiamo il secondo, che è perfetto". Perché anche il popolo di Israele offriva olocausti, animali. Ma il suo comportamento non era proprio secondo una piena santificazione.

Ma riguardo a Gesù dice: "Ecco, io vengo unicamente, come tu, e come io siamo stati chiamati, unicamente per fare la perfetta volontà di Dio". E per fare questo, abbiamo la necessità di approfondire le Scritture nella nostra vita.

Anch'io ho fatto un passo di ubbidienza qualche volta. Quando sono stato comandato a fare un servizio, e apparentemente sì, fratello Davide ha ubbidito, ha fatto anche la volontà del pastore, probabilmente la volontà di Dio. Ma c'è questa convinzione—io la chiamo questa armonia di cuore. Va bene. Col tempo, quella volontà viene a cadere nella catastrofe. Come è successo a Balaam, alla moglie di Lot, come successo al popolo di Israele, come è successo a Saul.

Ma io ho ubbidito al Signore, disse lui. Poi vediamo che cosa c'era nel suo cuore. Che cosa chiede il Signore a noi questa mattina? Forse che noi non siamo in grado di entrare proprio nella piena armonia di Dio, nella piena comunione. Che quando facciamo la sua volontà, la facciamo in maniera come piace al Signore, nella maniera più piacevole a Dio.

E di questo dobbiamo studiarci. Per mezzo di questa volontà, dice al verso 10: "Per mezzo di questa volontà noi siamo santificati mediante l'offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre. Mediante la volontà di Gesù noi siamo stati salvati. Perché per quella volontà il Padre ha guardato a noi, perché potessimo raggiungere la salvezza".

Come vedete, nel principio della creazione, anche Adamo ed Eva erano stati chiamati a fare la volontà di Dio. E riguardo alla volontà, cari fratelli, è bello che riflettiamo di più. Perché Dio non ci ha fatto macchine, robot. Se l'uomo non avesse una sua volontà, potevamo pensare che eravamo tutti manovrati in questa maniera dal Signore e non eravamo liberi di fare una scelta. Come Dio chiamò a fare una scelta ad Adamo ed Eva: "Voi potete fare ciò che volete, ma dell'albero del frutto del bene e del male non ne dovete mangiare".

Ci sono dei momenti dove Dio ci dà dei comandamenti. Per esempio, riguardo alla nostra mente, perché sia trasformata, sia rinnovata. Il Signore ci dà un comandamento. Quando la Scrittura dice: "Siate trasformati", non è opzionale. È un comandamento. "Siate trasformati mediante il rinnovamento". Non è un optional. È un comandamento del Signore. Che dobbiamo essere trasformati nella mente. E con quella trasformazione, attraverso la nuova rigenerazione, la nuova nascita, noi acquisiamo una natura diversa. Noi acquisiamo una natura dove veramente possiamo ubbidire a Dio pienamente e fare pienamente quello che piace a lui.

Quando venne Gesù, lui si è alzato davanti a un altro albero: la croce, diverso da quello di Adamo ed Eva. Loro disubbidirono. Disubbidirono. Gesù ubbidì. E fu innalzato su un altro albero. E attraverso quell'albero noi abbiamo ricevuto la vita, in virtù della croce di Cristo. Per quella ubbidienza di Gesù.

Quindi dobbiamo essere grati unicamente a lui e cercare di capire se possiamo, in qualche maniera, raggiungere questa meta. Che è la più alta di un credente: quella volontà perfetta, non un'obbedienza normale parziale. Non è una semplice buona, accettevole volontà. Ma è quella perfetta.

Quando entriamo in quella perfetta volontà di Dio, noi sappiamo che abbiamo raggiunto l'apice di ciò che piace al nostro Signore Gesù. E quando noi ci avviciniamo così vicini alla parola del Signore, sappiamo che abbiamo a cuore un solo pensiero. E quale?

Spesso ci chiediamo: Signore, noi chiediamo cose grandi. Noi chiediamo che possiamo tornare ai tempi antichi. Che la chiesa possa ricevere quelle benedizioni, quella forza spirituale, quella potenza che è arrivata dal cielo. È bello che noi sappiamo quanto sia importante, Signore, che noi possiamo ricevere i doni dello Spirito Santo. Che la chiesa possa essere riempita di ogni segno, di ogni prodigio, di miracoli, di guarigioni. Ho capito. Va bene. Pure questo è scritturale e piace al Signore.

Secondo me, e per me, è anche qualcosa che rientra pienamente e perfettamente nella volontà di Dio. Ma qui c'è una condizione a cui dobbiamo adempiere, cari fratelli: affinché, fatta la volontà di Dio, otteniate le promesse.

Quindi, da una parte c'abbiamo le promesse. Da questa parte adesso una condizione per poter ricevere queste promesse. Perché se il Signore ci concedesse tutto quello che gli chiediamo, senza fare la sua volontà, ma pensate che è possibile una cosa del genere? Non lo credo.

Perciò è importante che sappiamo che ci sono tante cose che noi riusciamo ad acquisire. Tante ricchezze, magari pure spirituali. Ma la forza e la potenza non sta in questo. La forza e la potenza di Dio si manifesta in ciò che noi perdiamo. Allora Dio si manifesta. Perché così diceva Paolo.

Se ricordate: "Mi vergogno delle cose che ho perduto", diceva lui? Assolutamente no. "Quello che ho perso non è importante". La notorietà. Quel Paolo che era noto a tutti i sacerdoti, quel Paolo che perseguitava la chiesa, quel Paolo che era anche un dottore della legge, che conosceva bene le Scritture, che ubbidiva ai sacerdoti e che ubbidiva alla legge. Secondo lui, la grandezza non è quella che ci porta a fare la volontà di Dio. Ma ciò che perdiamo. Il nostro vecchio uomo. Se quello non muore, l'io rimane. E con l'io rimane la nostra volontà. Che è forte.

Non avete mai sentito quando diciamo a un bambino "no", che prende dei capricci? Certo che ne ha una bella volontà, eh? Quasi per dire un bel carattere, un bell'io. E questo è importante che noi capiamo, prendendo dai bambini l'esempio. Che quando un bambino si irrigidisce e vuol vincere il suo punto, è la sua volontà.

E noi nasciamo con una nostra volontà. Un bambino a 4-5 mesi già si impone. Lui non parla ancora, non dice proprio chiaramente. Ma quando vuole qualcosa che gli piace, e la mamma non gliel può dare, allora strilla, urla, si vendica in certe maniere. E strilla.

Allora tu capisci che è la sua volontà che guida. Perché un genitore, eh? Torniamo sempre là. Per non sentirlo urlare o strillare, lo accontenta. Poi cresce. E ancora di più. E quello grida sempre di più. Ha capito: se io grido e stillo come un matto a mamma o papà, alla fine dice: "Va bene. Però non devi piangere. Però non devi gridare".

Quindi non stiamo aiutando a crescerli nella buona volontà. Ma li stiamo aiutando soltanto a crescere nei capricci, nella disubbidienza. Si fanno grandi. Diventano ragazzi. Diventano adolescenti. Ma quel che non hanno mai imparato a capire: quanto sia importante che la volontà della mamma e di papà è una delle prime priorità, dove il bambino comincia a imparare.

Ora, da questo esempio noi possiamo trarre come Gesù ci chiede di essere come piccoli fanciulli. Perché di loro è il regno di Dio, no? Noi tante volte mostriamo tanta tenerezza. E qui, dal Signore, abbiamo l'insegnamento necessario.

La volontà di Dio non può essere messa in discussione. Dici: Fratello, ma pure quando succedono queste cose? Quando parliamo di perfetta volontà di Dio, non ci possiamo opporre. Perché Dio ha un suo disegno. Va bene.

E quindi la volontà di Dio è quella che a noi dovremmo definirla così: una volontà sottomessa. Questa è la volontà di Dio. Non una propria volontà dove la nostra volontà naturale ci porta a fare un po' ciò che piace a noi. Ma ciò che piace a noi, più delle volte, quasi sempre. Perché una volontà naturale, una volontà carnale, non piace al Signore. Statene certi.

Perché Dio possa gradire quello che sono le nostre scelte, dobbiamo cercare la sua volontà in ubbidienza vera a quello che a lui piace. Allora la nostra vita sarà conforme a quello che piace al Signore. Tu sentirai una comunione, un'armonia, un'unione con lo Spirito. Quando tu ti studi di fare esattamente ciò che piace al Signore.

E questa mattina, io voglio arrivare, con l'aiuto del Signore, a capire che tutto ciò non è una cosa difficile. È soltanto che, attraverso la nostra volontà, ci rivolgiamo allo Spirito Santo e diciamo: Signore, io voglio. La mia volontà è quella. Che io posso fare ciò che tu vuoi.

Perché per questo siamo stati salvati, fratelli. Per questo siamo stati chiamati. Per fare ciò che piace al Signore. Non ciò che piace a noi. Perché noi non apparteniamo più a noi stessi. Abbiamo un Signore.

Se la vuoi mettere così, facciamolo. Abbiamo un padrone. Dove un giorno ci ha lasciato la libertà e ha detto: Dove vuoi andare? Hai una volontà. Dove vuoi andare? E quell'uomo ha detto: Dove me ne andrò? Dove me ne andrò? Io amo il mio padrone. Amo mia moglie. Amo i miei figli. Voglio essere servo per sempre.

E il padrone lo ha amato. A un giuramento, gli ha messo l'orecchio vicino allo stipite della porta e gliel ha marchiato. Questa era la testimonianza che lui vorrebbe servire il suo padrone per tutti i giorni della sua vita.

Ma quel servizio non era un servizio forzato. Perché le parole che anticipano quella decisione di quell'uomo furono: "Io amo il mio padrone".

E com'è bello quando noi possiamo servire Dio nell'amore, nella comunione, nell'armonia. Sentire quel dolce suono sottile che ci dice: Fai, fai, agisci. Questo piace al Signore.

E non è a caso che quando Dio ha parlato a tutti i re di Israele, di Giuda, ha detto: "Per amore di Davide, mio servo". Perché benché Salomone abbia iniziato a fare l'opera dell'Eterno e a costruire il tempio, non fece la perfetta volontà. Davide non fece ciò che ha fatto il padre, perché poi si è corrotto con tante donne. Non è stato perseverante.

Invece, per Davide il Signore gli ha promesso: "Il tuo regno durerà per sempre". Così è stato.

Ora, fratelli, abbiamo delle promesse davanti a noi che sono scritturali. E quelle promesse Dio le può adempiere solo a una condizione: quando noi sottomettiamo noi stessi alla volontà di Dio. Questo è bello e piacevole agli occhi del Signore.

Ancora un brevissimo tempo e colui che deve venire verrà e non tarderà. Il giusto vive per fede.

Ma c'è anche un'altra realtà: ma se si tira indietro, l'anima mia, dice il Signore, non lo gradisce.

La differenza fra Davide e Salomone era che tutti e due erano amati da Dio. Ma Davide fu perseverante fino alla fine, fedele fino alla fine. Salomone no. Benché avesse una vasta intelligenza e sapienza, avesse questo dono grandissimo, avesse tante ricchezze, come ho detto prima. Tutta questa sapienza, tutte queste ricchezze non furono utili quanto ciò che invece fu utile per Davide: che rinunciò a tutto. Questo è importante.

Quando noi nel cuore rinunciamo, questo è importante. Paolo disse: "Quello che io ho guadagnato era tutta spazzatura. Ma quello che ho perso, l'ho perso per amore di Cristo, il mio Signore".