Una fede sovrana della tua vita

La ragione della nostra vita è amare il Signore, adorarlo e servirlo. Quando noi ci atteniamo a Lui e facciamo questo, viviamo bene. Viviamo beati e benedetti. Invece, quando ci allontaniamo da Lui, viviamo male e in conflitto con noi stessi e con chi ci circonda.

Il Signore ci attira sempre con amore profondo verso ciò che Lui ha fatto per noi, verso il suo regno, verso il cielo. Ce lo fa in una maniera molto facile perché Egli ha voluto dimostrare questo atto d'amore venendo su questa terra come uomo e dando se stesso — il figlio di Dio in persona. Gloria al nome del Signore!

Noi possiamo solamente guardare oltre, qualunque sia il problema nella nostra vita, qualunque siano le condizioni che ci circondano. Guardiamo al Signore, affinché possiamo veramente andare avanti, avere ogni giorno quella forza che solo Dio ci può dare in ognuno di noi. Amen.

Leggiamo qualcosa nel Salmo 24, dal verso 3 in poi:

"Chi salirà al monte dell'Eterno? Chi starà nel suo santo luogo? L'uomo innocente di mani e puro di cuore, che non eleva l'animo a vanità e non giura con frode. Egli riceverà benedizioni dall'Eterno e giustizia dal Dio della sua salvezza. Tale la generazione di quelli che lo cercano, che cercano la sua faccia, O Dio di Giacobbe! O porte, alzate i vostri capi, e voi porte eterne, alzatevi, e il Re di gloria entrerà! Chi è questo Re di gloria? È l'Eterno forte e potente, l'Eterno potente in battaglia! O porte, alzate i vostri capi! Alzatevi, o porte eterne, e il Re di gloria entrerà! Chi è questo Re di gloria? È l'Eterno degli eserciti: egli è il Re di gloria!"

Amen! Dio ci rivolge una domanda in questo giorno, in questa mattina: "Chi salirà al monte dell'Eterno? Chi sarà nel suo santo luogo?"

Secondo la maggior parte dell'umanità, sembra che Dio sia un Dio generico, lontano, che non può ascoltare. La maggior parte si sentono che non sono degni da poter parlare con Dio. Ma in realtà, la parola non dice questo. La Bibbia ci istruisce. Come leggiamo in Giovanni, "Nel principio era la parola e la parola era presso Dio e la parola è Dio", la parola ci fa vedere che in realtà Dio non è un Dio generico, ma un Dio individuale che cerca una comunione con ognuno di noi e ci invita.

Certo, se vediamo la nostra condizione: Romani dice che tutti gli uomini hanno peccato, che sono privi della gloria di Dio, che sono privi della presenza di Dio. Però, Romani stesso ci dice anche che siamo stati giustificati per fede tramite la grazia di Gesù Cristo.

Il salmista ci dice che l'uomo che è innocente di mani e puro di cuore, che non leva l'anima a vanità e non giura con frode, queste persone che si rivolgono al Signore non ricevono altro che questa benedizione: vengono purificate, vengono santificate, vengono trasformate o trasfigurate. Come è stato il volto di Mosè dal punto di vista spirituale, queste persone che aderiscono — gloria a Dio — ricevono benedizioni dall'Eterno, come dice il verso 5: giustizia dal Dio della sua salvezza.

Quindi: benedizione, giustizia e salvezza. Dopo di questi, noi non abbiamo bisogno di nulla altro sulla faccia della terra se non quello di essere una testimonianza. Ma il salmista ci fa comprendere come Dio è un Dio individuale che ricerca una comunione con ognuno di noi, perché a un certo punto, si rivolge direttamente a Dio. Il Salmo è un canto, un inno, una preghiera, una comunione che lui esprime: cercano la tua faccia, O Dio di Giacobbe!

Alleluia! Noi questa mattina vogliamo avere questa occasione, questa opportunità, questa grazia di ricercare la sua faccia, alzando il nostro capo, aprendo il nostro cuore, aprendo la nostra mente mentre lodiamo, mentre adoriamo, mentre preghiamo il Signore.

Il salmista incita: "Alzate il vostro capo, e il Re di gloria entrerà!" Chi è questo Re di gloria? Colui che ha creato i cieli e la terra, colui che ha creato ognuno di noi, colui che ci ha tanto amato che ha dato la cosa che aveva di più di valore — suo figlio, Gesù Cristo. Amen.

Preghiamo insieme. Signore, desideriamo ardentemente che Tu dimori nel nostro cuore, affinché possiamo adorarti e lodarti e offrirti sacrifici di ringraziamento. Amen.

Fratelli, questa mattina il mio desiderio nel cuore è di parlare di una cosa: la fede vera, quella pura. Cos'è la fede? Gesù ci ha posto una domanda duemila anni fa e la pone oggi, che siamo alla fine dei tempi. Gesù disse: "Ma quando io tornerò, troverò la fede sulla terra?"

Noi viviamo una realtà sotto i nostri occhi. Siamo una generazione graziata. Siamo una generazione dove si potrebbero paragonare le parole di Gesù. Quando Gesù disse chiaramente che ai profeti fu vietato spiritualmente la rivelazione dei misteri di Cristo, ma sono stati rivelati a noi oggi — disse Paolo. E a noi oggi. Perché? Perché noi siamo alla fine dei tempi.

Vedete intorno che gli uomini vivono per fede? Non dico il mondo, ma anche la chiesa stessa, i credenti. Pensate che vivono tutti per fede?

La fede non è un fatto psichico. È una cosa che viene dal cuore.

Paolo cita tre versi della parola che dovrebbero parlarci. Tutti e tre i versi dovrebbero parlarci. Ma prima che arriviamo a questo, vorrei condividere con voi questo messaggio, per capire se pure noi siamo nella fede ancora oggi, e perché quando parliamo di fede, pensiamo che la fede sia una cosa così semplice da comprendere — ce lo spiega anche la Bibbia — ma difficile da vivere. Perché tutti noi facciamo l'esperienza che, in questi tempi, per mantenere la fede vera, quella pura, bisogna continuamente pregare senza stancarsi. È una necessità imperativa. Se lasci la preghiera, il diavolo ti tarpa le ali. Perché la preghiera è la forza del credente nella comunione della parola. E tanti credenti vivono nella psiche della carne, per l'anima, perché hanno smesso di vivere nella preghiera vera.

Ma alla fine, però, Gesù ha detto: "Ma quando torno io, troverò la fede?"

Se i credenti non vivono nella preghiera, perché è la forza del credente nella comunione della parola, quando il Signore torna non sa che cosa troverà. È una domanda che Gesù ha posto — non è stato qualcosa dove Lui ha detto "Quando torno alcuni sì, alcuni no". No. Quando torno...

Se guardiamo 8 miliardi — l'altro giorno abbiamo raggiunto 8 miliardi di persone in questo mondo — e io mi sono chiesto: "Signore, ma quanto è grande la fossa dell'inferno?" Se solo oggi siamo 8 miliardi e credenti veri non è che ce ne sono tanti milioni in 8 miliardi, che cosa succederà? Pensare che miliardi di persone non hanno più la fede, non credono in Dio.

Quale fede possiamo trasmettere noi oggi come credenti alle persone che non credono? La persona che non crede — e qui di mezzo ci sono anche i credenti che non credono a certe verità della parola di Dio — nella sua mente, altro non c'è che Satana che lo rende incredulo. Perché nella mente degli uomini, quando c'è l'incredulità, c'è il peccato.

Paolo dice in 2 Corinzi che il dio di questo secolo ha accecato la mente degli uomini. Quindi, Satana entra nella mente degli uomini. Il nostro campo è aperto a lui. Quando parla di mente, non parliamo di cervello, perché la mente è un fatto psicologico; il cervello è un fatto fisiologico. Non ha nulla a che fare con l'aspetto psichico dell'uomo.

Allora, quando uno non crede — per esempio, non crede all'imminente ritorno del Signore, non crede a tutto quello che sta per avvenire, non crede al rapimento (parlo dei credenti, non dei non credenti) — quella mente è ottenebrata non dallo Spirito Santo, ma da Satana, che lo rende incredulo alle verità e alle promesse della parola di Dio.

Gesù dice: "Ma quando torno, quella fede pura, sincera, la troverò almeno in mezzo al mio popolo?"

Perché dobbiamo vivere per fede? È importante. I romani che Paolo cita ci vengono tre volte nella Scrittura. Romani 1:17 dice che il giusto vivrà per fede. Va bene, ci siamo. Quindi, il giusto vivrà per la sua fede. Lo dice anche Abacuc già nell'Antico Testamento. Lo dice Romani. È scritto in Ebrei: il giusto vivrà per fede.

Poi Paolo va in 2 Corinzi, capitolo 5, verso 7, e dice che noi non andiamo avanti per visione, ma per fede. Non per ciò che vediamo, ma per ciò che non vediamo. E questa è la fede.

E poi c'è un passo che io amo personalmente tantissimo — tanto che ho detto al Signore che questo passo lo voglio imparare a memoria, perché è un passo bello che tutti conosciamo: in Galati 2:20.

In Galati 2:20 c'è qualcosa che mi farebbe fermare un po' di più per capire quelle parole che Paolo dice. E io vorrei fossero interamente per me stesso. Ma nulla vuol dire che è impossibile che ciò che è accaduto a Paolo non accada anche a te e a me. Molto dipende dalla volontà.

Ecco una forza che Dio ci ha dato spiritualmente: una volontà.

"Io sono stato crocifisso con Cristo, ma non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me. E quella vita che vivo nella carne, la vivo nella fede del figlio di Dio."

Lui viveva nella fede del figlio di Dio. Allora, una cosa è vivere le gioie, le emozioni. Perché la fede non è sensitiva, secondo i sensi. La fede non è qualcosa che noi viviamo in maniera emotiva. Dovremmo viverla in maniera stabile, reale. Quando stiamo bene e il nostro spirito sta bene, allora la nostra fede è forte. Pensiamo di muovere le montagne. Però la fede non si manifesta soltanto così. Invece, la fede qualche volta è un su e giù nella nostra vita. Questa è un po' la nostra natura, finché non saremo raffermati.

E allora è un su e giù: questa fede, una volta quando stiamo bene, e una volta quando siamo provati. Non so come questa fede vada avanti. Però che cosa significa quando Paolo dice: "Io sono stato crocifisso con Cristo"?

Se la croce fa un'opera profonda nella nostra vita, allora noi conosceremo profondamente la fede vera, quella pura. Ma finché la croce non fa un lavoro grande nella nostra vita, noi andremo su e giù secondo i sentimenti e l'emotività della nostra vita ancora animale, naturale, carnale.

È per questo che Paolo dice: "Non sono più io che vivo."

Se io dovessi chiedervi stamattina — l'ho chiesto prima a me stesso — "Davide, ma tu non sei più quello che vivi, ma Cristo vive in te" — ponetevi questa domanda. Non voglio la risposta adesso. Ma allo stesso tempo, mi chiederei come Paolo dice: "Non sono più io che vivo. È Cristo che vive in me."

Oggi no, fratello. Aspetta. Stiamo parlando di Paolo. Stiamo parlando di un uomo che, come pochi in tutta la Scrittura, abbia calpestato questa terra in questa fede. Ma cosa significa "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me"?

Che Paolo non sbaglierebbe più perché vive Cristo in lui? Che Paolo non fa errori mai? No. Lo Spirito Santo è turbato quando noi facciamo un passo sbagliato, un peccato, per un momento. Ma Cristo non si allontana perché tu nella mente hai avuto anche qualche pensiero impuro o dalla tua bocca è uscita una bugia momentanea — magari non avresti voluto. Magari, quando ci si abitua a dire bugie, poi si dicono sempre e uno non se ne accorge.

E allora lì ho il dubbio che Cristo sta in te. Perché fin dove c'è il peccato non c'è la dimora di Cristo. Ma quando Cristo sta in noi, è proprio perché nel momento in cui c'è un errore, un pensiero cattivo nella nostra mente, la coscienza, lo Spirito Santo, ci fa vedere quell'errore, quel peccato. Allora vuol dire che Cristo sta ancora in te.

Pensate soltanto a questo: che Davide disse, dopo il peccato di Betsabea (o Batseba come la volete chiamare voi), nel Salmo 51: "Non togliermi lo spirito tuo santo!" Che significa questo? "Non togliermi" vuol dire che lui ancora aveva questa speranza che lo Spirito Santo era in lui. Il fatto di entrare nel pentimento, nel ravvedimento, è prodotto dallo Spirito Santo — non è dalla natura umana.

Quando la parola di Dio dice "Siate rinnovati mediante il rinnovamento della vostra mente", che cosa ci sta dicendo la Scrittura? Che la nostra mente non è più quella di prima. Cioè, noi adesso ci siamo ravveduti. Ravvedimento, nell'originale, proprio significa cambiamento di mente. Ma non è forse vero che noi abbiamo cambiato la nostra mente quando ci siamo ravveduti?

E senza ravvedimento non c'è remissione di peccato, dice la Scrittura.

Allora, cari fratelli, che cos'è importante per la nostra fede sincera? Quella pura. Quella fede che piace a Dio. Non una fede traballante — sai, quella fede che ha una mescolanza particolare: una volta crediamo, una volta abbiamo un dubbio, una volta non sappiamo se la presenza del Signore sta con noi. Quando siamo provati, non è quella fede.

Abbiamo degli esempi di fede particolare nella Scrittura. Allora, Paolo, tornando a lui — perché non vorrei lasciare questo passo della Scrittura per il momento — quando dice: "Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me. E la vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede del figlio di Dio" — quindi, lui viveva nella fede del figlio di Dio. Era il suo cuore che era occupato da quella fede.

La parola di Dio dice, in Romani 10, che noi crediamo — sì. Ma se uno non crede col cuore, perché così dice Paolo: "Col cuore si crede, con la bocca si fa confessione di peccato." Quindi, la fede vera, pura, viene dal cuore. Non viene dalla mente.

Quello che è bello di lui, che dice "La vita che vivo ora, la vivo nella fede del figlio di Dio che mi ha amato" — ma quando Paolo stava scrivendo questo passo alla chiesa, come sentiva dentro? Aveva proprio quella certezza delle cose, quella convinzione che ciò che stava scrivendo era una verità della sua vita personale.

Io credo sinceramente, con tutto il cuore: sì. E che noi dobbiamo credere fermamente col cuore quando confessiamo la nostra fede vera, e dobbiamo ricercare attraverso lo Spirito Santo di avere una fede stabile.

Perché abbiamo anche degli esempi nella parola di Dio. Quando Paolo scrive ai Romani, cita una cosa importante che a noi ci deve anche far riflettere, perché tutta la parola di Dio è ispirata e serve a noi — ma non a noi tutti. Perché io sono contristato per questo: perché non tutti i credenti assimilano ciò che gli viene detto dalla parola di Dio, unicamente perché non vogliono. Non hanno la volontà di progredire, di crescere nella fede, di crescere nell'Evangelo.

E allora, quando finirà questo messaggio, oggi già fra un poco sarà dimenticato tutto, perché il cuore non vuole assimilare per amore di Cristo, per la fede in Cristo, le cose che sono per la nostra vita.

Paolo dice, sempre in Romani, al capitolo 1, al verso 5: "Per mezzo del quale noi abbiamo ricevuto grazia e apostolato per l'ubbidienza di fede fra tutte le genti, per amore del suo nome."

Ubbidienza di fede. Perché è importante? Perché la fede crede e ubbidisce. E tanti invece rimandano per accettare Gesù, per battezzarsi, per fare un passo di fede. Perché? Mi sono chiesto io: perché questa indecisione nel cuore? Tanti, tante persone. Perché non sono realmente convinti che una volta entrati in questa scelta diventeranno figli di Dio e andranno avanti sempre per fede?

Perché non è stabile la fede nei cristiani. Qualche volta, in questi 40 anni e più di fede, ho visto quanti cristiani hanno abortito nella fede o hanno fatto naufragio nella fede! Tutti i miei fratelli che stavano qua dentro — e non sono pochi, centinaia — con tutte le loro famiglie, molti hanno fatto naufragio nella fede. Sono andati addirittura nel mondo perché non hanno mantenuto quello che hanno creduto all'inizio.

Perché? Che cosa è successo a queste persone che non sono rimasti nella fede? E allora, da qui ci possiamo anche fermare e capire: perché dobbiamo approfondire e avere la fede di Dio.

C'è un fratello che mi ha detto: "Fratello, ma qua hanno sbagliato i fratelli nella traduzione. Quando Gesù ha detto ai discepoli 'Abbiate la fede di Dio', noi leggiamo in tutte le bibbie 'Abbiate fede in Dio'."

E io mi sono fermato a riflettere un po'. Perché hanno sbagliato?

Per me, non hanno sbagliato. "Avere la fede di Dio" e "avere fede in Dio" — lo dicono tutti: "Avere fede in Dio." Poi, centinaia fanno naufragio. Ma "avere la fede di Dio" è rimanere nella fede di Dio.

Paolo aveva la fede di Dio in Cristo Gesù. La fede di Dio. Se tu la vuoi proprio esperimentare nella tua vita, e quando tu ti sei trovato in una condizione così forte, provato — non oltre le tue forze, perché la Bibbia dice chiaramente che Dio non ci prova oltre le nostre forze. Dio è fedele e non ci prova oltre quelle che sono le nostre forze o la nostra fede.

Però, la fede vera va misurata con questo termometro: non quando stiamo bene, quando tutto va bene, quando tutto è ok, ma quando vengono le avversità, le prove. Quando tu dici in te stesso: "Non ce la farò!" — no, non è così. Per provare la nostra fede, noi abbiamo degli esempi per capire.

Certo, non andremo di nuovo da Abramo; alcuni lo sentono nominare e dicono: "Sì, capito. Ma Abramo no." Non andremo questa volta da Abramo, che è stato provato nella maniera più grande. Possiamo dire che ci sono altri esempi nella Scrittura dove io vi voglio portare per capire se questo tipo di fede sarebbe quella più reale per noi.

Nel libro di Daniele, noi troviamo, al capitolo 3, quei tre amici di Daniele che tutti conosciamo — la storia no? Sadrac, Mesac e Abednego. Erano giovani, stavano a Babilonia. Allora, la fede di questi giovani fu provata all'inizio già del loro ministerio, se così possiamo parlare, perché il re di Babilonia ha voluto dei giovani belli di aspetto, intelligenti, di buona famiglia. Inoltre, questi tre giovani furono provati già inizialmente quando il re voleva l'interpretazione di quel sogno, e non si trovava niente in giro. Però, erano già diventati ministri in Babilonia. Ma non si erano contaminati. Quindi, la loro fede ancora era pura e stabile. Credevano nel loro Dio e andavano avanti. Andavano avanti per fede in mezzo a Babilonia, come noi siamo nella Babilonia, e dobbiamo stare attenti a non lasciarci contaminare dalla Babilonia, perché la nostra fede rimanga incontaminata, ma stabile, attraverso l'esempio di questi giovani.

Allora, dopo tutto questo, il re decide di costruire una statua d'oro dove tutti dovevano adorarla. Dice la Scrittura che si dovevano piegare e inchinare all'ordine del re. Questo è ciò che noi troviamo in Apocalisse — poi no, quando tutti si inchineranno davanti a quella falso profeta, tutto il mondo si inchinerà. E il re voleva che tutte le nazioni, tutto il suo regno si inchinasse.

Ma quando è arrivato quel momento, la storia della parola di Dio ci racconta che questi Giudei non prestarono alcuna considerazione a te. Dissero questi al re: "Ora ci sono alcuni Giudei che hai preposto all'amministrazione degli affari della provincia di Babilonia — Sadrac, Mesac e Abednego — che non prestano alcuna considerazione a te. Non servono i tuoi dei e non adorano l'immagine d'oro che hai fatto erigere."

Ora, sentite un po' come si sente questo re che non si sente considerato — da chi? Da suoi amministratori. È brutto no? Quando tu metti degli amministratori, degli uomini di fiducia, e non ti considerano. E quando i figli non considerano i genitori — quelli che li hanno creati, li hanno fatti crescere, li hanno formati — non li considerano, i loro consigli, non ubbidiscono. È la stessa cosa nella chiesa, no. Ci sono dei paragoni che possiamo portare.

Bene, avanti. Non considerano i consigli e tante cose. Va bene. Ma questi tre non hanno considerato, e per il re era uno scatto di orgoglio, era una cosa forte. Come proprio loro, che io ho preposto nell'amministrazione, non considerano i miei ordini? E dice che il re si arrabbiò tantissimo. Ci credo!

Ma poi va avanti e li fa comparire davanti al re. Questi tre uomini, questi tre giovani, possiamo dire. E quindi il re li minaccia e dice: "Se voi non vi piegate, quando suoneranno il salterio e gli strumenti musicali, io vi getto, butto in una fornace ardente. Voi morirete!"

Che sentimento questa minaccia ha creato nel cuore di questi tre giovani? Quando leggo questo passo, io sento qualcosa di particolare nel cuore, e dico: "Signore, questi tre giovani dell'amministrazione del re nella Babilonia non si sono contaminati. Ma potevano almeno — come diciamo noi nel mondo — giustificarsi dicendo: 'Vabbè, possiamo dire di credere nel nostro cuore anche se ci inchiniamo.' Ma no!"

E qui sta la forza della vera fede, della pura fede.

Sadrac, Mesac e Abednego dicono, al verso 16: "Risposero al re dicendo: 'O Nebukadnezar , noi non abbiamo bisogno di darti risposta in merito a questo. Noi continuiamo a non considerarti. Anche se hai detto che ci metti nella fornace ardente, non ci importa proprio delle tue parole. Il nostro Dio che serviamo è in grado di liberarci dalla fornace di fuoco ardente. E ci libererà dalla tua mano. O re.'"

E io ho pensato: la fede di questi giovani, in un momento così drammatico, a rischio della loro vita, dovevano soltanto rinnegare quello che hanno detto. Dovevano soltanto inchinarsi — un inchino — poi nel proprio cuore avrebbero potuto dire: "Ma sì. Ma perché rischiare la nostra vita? Tutti si sono inginocchiati. Tutti si piegano. Di tutte le nazioni. E noi non ci dobbiamo piegare?"

No! Noi non ci dobbiamo piegare davanti alle false dottrine che stanno uscendo nel campo evangelico negli ultimi tempi. Non ci dobbiamo piegare a quegli insegnamenti che hanno portato il popolo di Dio lontano dalle vie del Signore. Tutti si devono piegare. Perché ti vuoi piegare pure tu? E fare come fanno tutti gli altri? Perché ogni tanto sento dire: "Fratello, mentre guardavo quel culto online, mentre quel Fratello... va bene, ok. Ma questo cambiamento deve venire perché tu l'hai visto da qualche altra parte. O perché ancora diciamo..."

Attenzione su questo, perché anche questo è un'insinuazione di Satana. Nell'ascoltare tanti, si sviluppa dentro di te una confusione. Se tu non sei fermo e stabile nella fede, si crea uno strano insegnamento, una mescolanza di dottrine, che tu cominci a entrare nel dubbio: "Ma nella nostra chiesa si fa così. E nell'altra chiesa no?"

Poi ci sono dei predicatori che sanno ciò che piace al popolo. Non parlano, per esempio, di fede vera, di disciplina. Non parlano di decime, di offerte nella chiesa. Non parlano di queste cose che non piacciono al popolo. Non parlano nemmeno del ritorno del Signore, perché non piace al popolo. Loro parlano e riempiono le chiese di tutto ciò che piace al popolo.

Ora, solo tre erano coloro che non si piegavano. Solo pochi sono quei pochi che Gesù ha detto nella parola di Dio. Sappi che noi, proprio sfacciatamente, alle tue parole non ci pensiamo proprio. Noi non ci piegheremo. Perché il nostro Dio ci libera dalla fornace!

Questa è la vera, vera fede nel momento più cruciale, nel momento più pericoloso, nel momento della prova più forte. La vita, la loro vita era in ballo. Per questo soltanto piegarsi? Sappi che il nostro Dio ci libererà dalla fornace. E anche se non lo facesse — ascolta — sappi che non serviremo i tuoi dei e non adoreremo l'immagine d'oro che tu hai fatto erigere. Noi non lo faremo!

John Bunyan lo conoscete? No, forse non tutti. Era colui che ha scritto "Il pellegrinaggio del cristiano". Nel carcere per anni. Ma al momento della sua impiccagione, disse: "Se andrò nell'inferno o se andrò nel cielo, io vi andrò con una fede completamente cieca."

Questi sono i giganti della fede. Dove noi siamo? Le loro testimonianze — questi uomini, questi tre giovani — non hanno riflettuto, non hanno pensato, non hanno detto: "Dacci un po' di tempo, re, per riflettere. Aspetta. Ci vogliamo consultare prima di dare ascolto e considerare le tue parole." Ma niente affatto!

Quello che mi sorprende della fede di questi giovani — e io ho detto: "Signore, tutti noi vogliamo questa fede!" — Subito, senza aspettare. No, non c'è bisogno nemmeno che ci pensiamo tanto. Noi non ci pieghiamo davanti ai tuoi idoli. Non ci pieghiamo. Dio ci libererà dalla fornace!

Che cosa è successo? Quello che il re voleva — gettarli nella fornace. E quando noi ci troviamo nella fornace, il nostro sentimento, la nostra fede ferma, come quella dei giovani, si trovano con un quarto uomo che assomigliava a un figlio di Dio, dove in mezzo alla fornace passeggiava insieme a loro. I vestiti, il turbante, l'odore del fumo del fuoco non si sentiva niente nella fornace. Perché Gesù è con te nella fornace, quando la tua fede è stabile.

Però, quando credi nei momenti più avversi, nella prova più forte della tua vita, lì si vede la fede fondata sulla roccia.

I discepoli si ritrovarono davanti a una tempesta nella barca. Stava il nostro Signore che dormiva. Eh! Il vento, il mare erano forti. Hanno avuto paura, tremavano. Si capisce, perché entrava la barca acqua. "Maestro, non ti curi della nostra vita? Signore, non vedi? Da quanto tempo questa malattia mi affligge? Questa gamba che non mi posso muovere? Quanto deve durare, Signore? Ma posso guarire? E queste medicine, tutte queste medicine che prendo, per quanto tempo devo prenderle? Non posso fare alcune cose nella vita perché questa malattia che c'ho me lo impedisce. Non posso viaggiare molto perché sono impedito per questioni di salute. E non posso fare nemmeno

quest'altra cosa. Poi dall'altra parte, vorrei, Signore, anche quest'altra cosa, però non lo posso fare perché non ho le possibilità. E poi andiamo avanti con tutti questi ragionamenti."

Gesù però è sempre nella barca. Era nella fornace, soltanto che i discepoli ancora non erano stati rinnovati secondo il rinnovamento della loro mente. Non avevano esperimentato la Pentecoste. Lo Spirito Santo ancora non era completamente formato in loro. Erano sinceri.

E quando Gesù si svegliò e calmò il mare e il vento, disse: "Uomini di poca fede!" In un passo dice "Uomini di poca fede." E nell'altro, in Marco, dice: "Perché non avete fede?"

Perché non avete fede? Non è una bella domanda? Quando ci troviamo a non sentire la presenza di Gesù nella prova, perché il Signore si ritira — attenzione. Gesù si ritira volontariamente nel momento della prova. Non fa sentire la sua consolazione. Non ti mette davanti nessun passo della Scrittura. Non ti fa sentire quella presenza sua che dice: "Vabbè, Gesù sta con me in questa prova!" No. Tu non senti niente.

Non so se ti sei trovato mai in queste condizioni. Io sì. E tanti uomini si sono trovati. Quando non hanno sentito quella sensazione della presenza del Signore — proprio come non la senti tu — Gesù sulla croce ha sentito lo stesso abbandono.

E allora tu non senti niente. Non sai dove aggrapparti.

E la tua fede, che cosa fa? Allora il Signore ci vuole portare su una fede vera, pura e sincera. Questo è il percorso. Questa è la strada. Quando siamo provati. Perché lo siamo provati?

"La prova della vostra fede è più preziosa dell'oro che perisce."

I credenti di oggi non amano essere provati. Quando avviene qualcosa, si contristano. Il loro umore si abbassa. Smettono di credere, di aver fede. E perché tutto questo succede? Queste cose succedono perché ancora la nostra fede è basata sull'emotività, sui sentimenti. L'uomo sensitivo non può gustare che cos'è la fede vera, perché nei momenti più oscuri fa un passo indietro.

E per futili motivi si esce dalla chiesa. Un rimprovero del pastore, una correzione, un disguido con un fratello. Ci sono tanti motivi.

I discepoli — Gesù li dovette rimproverare perché non avete fede. Poi i discepoli dissero: "Signore, se tu ci insegni e aumenti la nostra fede, sarà possibile che noi cominciamo a crescere?"

E Gesù dice: "Basta un granel di senape!" E potresti dire a questo monte... questo è un altro modo di credere. Ma quando noi oggi ancora non vediamo segni, prodigi, miracoli, e vogliamo essere toccati dal Signore attraverso una prova, Dio ci dice: "Perché hai dubitato nel tuo cuore? Perché dubiti? Ma tu lo sai perché io ti provo? Ma tu lo sai perché io ti metto davanti queste situazioni? Le metto davanti a te perché io voglio. Innanzitutto, perché ti amo. E voglio vederti crescere. Voglio sentirti dire le parole che sono state nella bocca di Paolo, quando ha detto: 'La fede che vivo ora, la vivo nel figlio di Dio!'"

Non la devi vivere per la tua gioia, la tua pace, la tua prosperità. La devi vivere nel figlio di Dio, in Gesù.

E allora, se questi giovani non avessero avuto questa fede così ferma — ma proprio ferma — come avrebbero potuto resistere? Il fuoco non li ha potuti bruciare, perché la loro fede era più forte del fuoco. Perché il fuoco della fede era il loro, e hanno vinto le fiamme della fornace sette volte più forte.

E quando Cristo brucia in noi per la fede in Lui, nessuna fiamma ti brucerà. Come dice la parola di Dio, tu continuerai ad andare avanti senza aver nessun problema.

Ma questo messaggio — la parola di Dio — ce lo dice, perché questi esempi servono a noi in questi tempi. E te lo dico con tutto il cuore: in questi tempi, dove la fede sta venendo meno anche in mezzo al popolo di Dio, che cosa avverrà?

Quando le piaghe di Egitto aumenteranno — e stanno aumentando — non dovete pensare che andremo verso un miglioramento delle cose. Voi sapete, ormai, che tutto il mondo è caduto in un baratro. Non solo per le guerre. Perché, se questo fosse soltanto come dice qualcuno: le guerre sono state sempre. Ma per l'indifferenza verso il figlio di Dio, verso Dio stesso.

E quando noi vediamo che le cose stanno peggiorando in questo mondo, ancora godiamo di questa libertà di poter proclamare l'Evangelo. In certi paesi non puoi nemmeno parlare più di certe cose che il mondo dice non devi dire. E sì, fratelli, è così. Perché fra poco verranno fuori delle regole particolari.

Ma noi — la vita che vivo ora nella carne non è carnale. Cioè, la vita che Paolo vive nel corpo la vive nel figlio di Dio, nella fede del figlio di Dio, che mi ha amato. Tu, perché sei cambiato? Non dico perché non dici più le bugie. Perché ogni tanto può succedere. Ma perché sei cambiato mediante il rinnovamento della mente?

Perché Gesù ti ha detto: "Questa è la legge dello spirito." Nello spirito tu senti che non devi fare questo, ma lo devi fare con la forza dello spirito che, con la nuova nascita, è entrato in te. E c'è stato questo cambiamento di mente. Quando tu vuoi prendere qualcosa di un altro, dici: "No, no, non lo faccio."

Quando tu vuoi offendere qualcuno o tradire qualcuno, sai che non lo devi fare, perché lo spirito che sta in te ti dice chiaramente: non è buono.

Ora vedete, fratelli? Noi abbiamo una legge meravigliosa che Paolo dice: "La legge dello spirito della vita che in Cristo Gesù nostro Signore mi ha affrancato dalla legge del peccato!"

Questo è il vivere nella fede — quella fede vera che ci trascina verso la santificazione e ci rende degli uomini consapevoli della presenza di Dio nel nostro cuore.

Non devi disperare. Se guardi a te stesso nel dire "Ma come posso fare come ha fatto Paolo — non sono più io che vivo" — lasciamo lavorare la croce!

Se la croce non fa il suo lavoro nella nostra vita e non muore il tuo io e il mio io, non potrai poi parlare come parla Paolo. Ma quando la croce fa il suo lavoro nella nostra vita, puoi dire: "Non sono più io che vivo, ma è l'opera della croce che ha cambiato la tua vita, che ha trasformato il tuo modo di pensare, di fare e di vivere!"

Tutto questo è l'opera della croce. E noi, fratelli, è bene che riflettiamo su questo. Vogliamo vivere per amore di Cristo? Allora, seguiamo le sue orme. Perché Gesù stesso ci ha detto: "Se uno mi vuol seguire, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Allora sarà un mio discepolo."

Allora, noi seguiremo il maestro. E di lui stesso potrà dire, come disse a tanti: "Fratello, sorella, uomo, donna, la tua fede ti ha guarito! La tua fede ti ha salvato! La tua fede ti ha permesso di non rimanere nella fornace, ma di uscirne!"

Non rigettare l'esperienza della fornace. No, non fare così. Devi soltanto fare quello che ha fatto Gesù: "Padre, non la mia, ma la tua volontà sia fatta!"

Quando ti trovi nella prova, non retrocedere. Accettalo da parte del Signore, perché è Dio che lo permette. Quindi accetta la volontà di Dio in quelle condizioni. Tu dici: gli amici di Daniele l'hanno accettata. E anche se Dio non ci dovesse liberare, accettiamo la sua volontà!

La volontà di Dio è la cosa più importante per un credente. Ma la volontà, la puoi accettare soltanto nella fede del figlio di Dio, che mi ha amato e ti ha amato. Questo si può fare quando lo Spirito Santo ci allarga il cuore. E noi diciamo: "Sì, Signore! Sì al Signore!"

Egli verrà e ci darà la forza di poter andare avanti, di crescere nella fede del figlio di Dio.

Dio ci benedica. Amen! Amen!

Preghiamo insieme. Padre, noi Ti ringraziamo, ti benediciamo ancora in questo giorno, unicamente per amore di te. Oh Signore, tu trasmetti la tua parola perché possiamo crescere in questa santa e pura fede. O Dio del cielo, tu ci esorti ad avere la fede di Dio, che non viene meno.

Signore, sì, noi ti preghiamo ancora questa mattina perché in ogni cuore tu puoi mettere questa vera fede e farci crescere. Perché lo Spirito Santo possa operare con potenza in ogni atto della nostra vita, sia nella testimonianza, nel vivere, nell'operare — sì, Signore — nell'ubbidienza.

Oh, noi Ti ringraziamo, Signore, per questi esempi della tua parola che ci ammaestrano, ci insegnano. E ti preghiamo perché tu metti un sigillo nel nostro cuore, affinché non dimentichiamo facilmente le cose utili e importanti per la nostra vita, in tempi come questi dove la malvagità è aumentata e l'indifferenza per le cose del cielo.

O Signore, non è venuta meno. Tu vedi, O Signore, l'insensibilità degli uomini. Ma noi siamo coloro che siamo stati salvati per la fede nel tuo figlio. E ti chiediamo che tu possa rafforzarci. I nostri piedi siano fermi sulla roccia, sulla parola della verità. E Cristo rimanga con noi in ogni situazione.

Benedici il tuo popolo che mette in te tutta la loro fiducia, O Signore. Perché tu ci possa guidare e darci anche quella fede di credere nella salvezza delle nostre case, dei nostri figli, dei nostri mariti, delle nostre mogli — Signore — di quelli che non hanno ancora realizzato quella tua promessa.

Benedici la preghiera di queste sorelle, di questi fratelli, perché possano vedere, per la fede in te, che tu, O Signore, mantieni le promesse attraverso la fedeltà.

Sì, O Signore, grazie. Io ti chiedo ancora questa mattina di benedire questi miei fratelli, tutti, e di accompagnarli, le loro dimore, sotto la tua protezione, Padre, nel nome di Gesù. Amen, Amen, Amen!