Brama Cristo nella santificazione
Leggiamo nel libro della lettera ai Galati quando Paolo parla dei desideri che riguardano l'intero nostro essere. La maggior parte della nostra vita è fatta di desideri. Ora Paolo dice: "Camminate secondo lo spirito e non adempiete i desideri della carne". Quanto è importante camminare nello spirito! Dice Paolo perché ci sono desideri spirituali e desideri della carne che fanno parte del credente. E quindi è importante che noi sappiamo quali desideri ci allontanano da Dio e dalla volontà di Dio, perché i desideri che fanno parte di noi fanno parte della nostra volontà, e la volontà fa parte della nostra anima, non del nostro spirito. Facciamo sempre questa distinzione, per quelli che riescono a entrare in questa logica spirituale.
Dunque, camminare secondo lo spirito significa farsi guidare nelle scelte, ma anche nei desideri che non vengono dettati prima nella mente. I desideri sono qualcosa che ci portano, attraverso gli occhi, a comprendere. Perché attraverso gli occhi noi vediamo e poi desideriamo. Era già così all'inizio della creazione, con la donna, con Eva, che ha visto il frutto dice la Scrittura e lo ha desiderato.
Naturalmente, questo ci invita a riflettere oggi, perché ieri era ieri — quando non conoscevamo Dio, vivevamo nel peccato, e tutti i desideri per noi erano leciti. Oggi invece facciamo che alcuni desideri sono certamente leciti e non hanno niente in contrasto con la volontà di Dio, ma questo non è vero. Quando l'uomo spirituale conosce più in profondità il suo cuore, e attraverso la parola si accorge che ci sono dei desideri che non piacciono al Signore...
Paolo lo cita abbastanza bene. Lui va avanti e dice: "La carne infatti ha desideri contrari allo spirito e lo spirito ha desideri contrari alla carne, e queste cose sono opposte l'una all'altra, così che voi non fate più quel che vorreste". Perché la carne, in contrasto ai desideri dello spirito... E la natura umana — noi sappiamo come la parola di Dio ci ha insegnato — quando stavamo nel mondo, è un esempio pratico: tu ti sedevi a tavola, mangiavi, desideravi e mangiavi ancora. Poi ci siamo convertiti e la parola ci ha detto: "Attenzione! Mettetevi un coltello alla gola", oppure la parola ci ha insegnato che le gozzoviglie sono della parte della carne.
Così, oggi, se uno è controllato dallo spirito, si siede sì a tavola, mangia di tutto, ma deve stare attento a non esagerare sia nel mangiare sia nel bere. Uno direbbe: "Ma ci sono delle restrizioni che adesso che siamo nella libertà, nella grazia, dobbiamo ancora". Questa mi sembra legge, dirà qualcuno. Questa non è legge, questo è il frutto dello spirito: la continenza. Ma perché Dio ci tiene che noi possiamo vivere nella continenza, nel saper autocontrollo? Ma sì, una cosa mi piace e la mangio. Faccio un esempio banale: se tu esageri, fa male quella cosa a cui esageri. E se tu bevi più di quello che non dovresti, anche questo fa male. Così, addirittura, Dio ci preserva anche nella salute.
Ma oltre a tutto ciò, il Signore ci fa vedere che l'uomo spirituale non solo si autocontolla per se stesso, ma viene guidato in tutte le cose che fa dallo Spirito Santo. Così abbiamo un contrasto fra i desideri della carne, della natura umana, e i desideri dello spirito. La parola di Dio ci fa vedere che i desideri della carne ci inducono al peccato. E non parliamo soltanto del mangiare o del bere.
Per esempio, quando parliamo di desideri, noi possiamo fare un riferimento per capire la pericolosità quando non siamo guidati da Dio e viviamo nei risentimenti, nelle preoccupazioni, nelle cose che ci tolgono la lucidità spirituale. Quella donna ha bramato e desiderato la morte di Giovanni Battista e ha invogliato la figlia. Giacché il re aveva bevuto più del normale, io ti darò la metà del mio regno. Dimmi che cosa desideri. E quella ragazza si trovò improvvisata. Allora chiese alla madre, e la madre gli disse: "La testa di Giovanni Battista". E quando questa ragazza andò dal re, che cosa disse? "Io desidero che tu mi metta in un piatto la testa di Giovanni Battista".
Questi sono desideri che fanno parte dei desideri che sono multiformi. Noi possiamo desiderare tante cose. Non è che io vi nascondo: nel mondo, quando vivevo nel peccato, e dobbiamo stare attenti anche oggi, ho desiderato la morte dei miei nemici nella mia ignoranza. Speriamo con morte non anticipata mai questa parola, oppure di quelli che tu ritenevi — speriamo che gli succeda qualcosa — e hai aspettato desiderando che succedesse quella cosa. Questa è la natura. Perché possiamo stare attenti.
Oggi, quando diciamo e vediamo della malvagità nel mondo, allora nell'anima nasce un desiderio di vendetta. Attenzione, fratelli, perché Satana è sempre sveglio su questo! Gesù stesso — io non mi sono mai offeso quando lo ha detto — Gesù non credo che ti offendi nemmeno tu. Gesù stesso ha detto qualcosa in Giovanni, al capitolo 8, al verso 44 nel Vangelo. Lo trovo prima: "Voi siete dal diavolo. Nessuno si offenda, perché questa è la verità. Che vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli fu omicida fin dal principio. Non è rimasto fermo nella verità, perché in lui non c'è verità. Quando dice il falso, parla del suo. Perché bugiardo è padre della menzogna".
E allora, fratelli, quando Gesù stesso dice: "Voi siete dal diavolo, nessuno pensa a una cosa del genere". Perché il nostro padre non è il diavolo. Ma l'uomo che ha conosciuto la croce, ha conosciuto il suo io, il suo cuore, a un giorno ha dovuto ammettere — guai se non lo ha ammesso — che noi abbiamo un cuore ingannevole, insanabilmente maligno. E nella nostra natura, quella peccaminosa, sappiamo chi è il nostro padre. E Gesù ce lo ripete, perché il popolo di Israele, purtroppo, non aveva riconosciuto tutto questo. Perché ancora non aveva nemmeno ricevuto lo Spirito. E quindi dice: "Voi volete fare i desideri del padre vostro", che è il diavolo.
E il Diavolo quali desideri ha? I desideri cattivi. La parola di Dio ci dice in Colossesi, al capitolo 3, al verso 5, queste parole importanti che noi attingiamo dalle Scritture: "Fate dunque morire le vostre membra che sono sulla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e avidità, che è idolatria".
Fermiamoci un momento su questo passo, perché Paolo deve ripetere a un popolo convertito, a una chiesa che aveva accettato Gesù — le cose che lecitamente uno dice: lo sappiamo, fratello. Certo, dobbiamo stare attenti all'impurità, alle passioni, alla fornicazione. Ma Paolo invece dice: "Fate attenzione, fratelli, a queste cose, perché è importante". E in mezzo a queste cose ci sono dei desideri cattivi che fanno parte sempre della natura umana, della natura della carne. Paolo ce lo viene a dire alla chiesa, solamente per metterla in attenzione.
Come noi leggiamo di Paolo che ci mette in attenzione a tutti questi peccati — no, li possiamo chiamare l'avidità, l'avarizia, l'idolatria, diciamo noi — no, fratello, grazie a Dio siamo stati liberati! Non è vero. Non è vero. Esaminiamo profondamente la nostra vita. Quando diciamo che siamo stati liberati, vuol dire che Dio ha fatto in noi un'opera completa. Ma poi, a un certo punto, ci accorgiamo e diciamo: "Perché devo mettere la mano in tasca? Non mi sembra una cosa buona. Perché devo partecipare a quello che non sento di fare?" Oppure idolatria: quando sentiamo idolatria, noi pensiamo a un tempo sì, ci inchinava davanti alle statue, quando vivevamo nel mondo cattolico. Ma l'idolatria non è questa soltanto. L'idolatria è quando noi siamo legati a qualcosa a cui pieghiamo il nostro cuore. L'idolatria può essere l'amore più forte per una persona cara anziché per Dio. E quante volte il Signore ci ha avvertiti! L'idolatria e la fornicazione — l'idolatria — dice che l'avarizia, il denaro, quella è idolatria.
Allora, davanti a questo, noi esaminiamo sempre se ci teniamo, perché lo Spirito Santo faccia dimora in noi a liberarci da quelle cose che Paolo dice alla chiesa. E non solo alla chiesa di Colosse, ma a tutte le chiese. Paolo avvisa a stare attenti ai desideri cattivi.
Adesso noi facciamo un esame di noi stessi: quali possono essere i desideri cattivi? Andando avanti ancora nella parola, noi troviamo che questi sono i desideri che fanno parte dell'uomo naturale, carnale, ma che, finché vivremo, noi avremo ancora di che combattere con i nostri desideri, che sono molteplici. Fratelli, quando quell'uomo Acab ricevette l'ordine da parte di Giosuè di distruggere tutto ciò che era un interdetto, un impedimento — lui vide questo mantello di Sinar — è ancora forse un anello, un bracciale, qualcosa — e lui dice nella Scrittura: "Io li ho visti, li ho desiderati".
Che cosa significa questo? Tu entri in un salone di macchine, ti piace una bella macchina, non hai la possibilità, fai di tutto perché è entrato così forte il desiderio dentro di te: "Me la devo comprare". Magari ce ne hai già una che puoi andare avanti. Passi vicino a un negozio di vestiti, vedi un bel vestito esposto, magari messo su una modella, no, su una figura, dici: "Quanto è bello!". No, perché è naturale: scatta lì nell'anima il desiderio delle cose belle. Per non parlare poi di quelle che sono le cose che fanno parte della natura dell'uomo: la fornicazione, le belle cose che i nostri occhi vedono.
Ed è per questo che Dio ci avvisa. Come dice nell'apostolato: "Io tengo la mia vita", perché capisco che la carne ha dei suoi desideri. Ma lo spirito ci avvisa e ci dà la grazia anche di combattere. Perché vedete, fratelli, ci sono dei momenti nella nostra vita dove noi facciamo delle scelte non le facciamo in maniera spirituale. Abbiamo dei desideri e noi li esercitiamo. E poi ci accorgiamo, a un tratto, che abbiamo fatto un errore, abbiamo sbagliato, e che è stato un desiderio sbagliato. Qualche volta abbiamo desiderato un ragazzo, una ragazza, e abbiamo pensato che ciò fosse da parte di Dio, mentre invece era soltanto una cosa momentanea che faceva parte della nostra passione, dei nostri sentimenti. Ed è per questo che oggi si fanno delle scelte troppo affrettate, perché la carne si fa avanti e desidera tutto ciò che è naturale. Ma l'uomo spirituale sta attento, sa, capisce qual è il pericolo.
E allora noi pensiamo qualche volta: "Ma è tutto naturale, tutto quello che desideriamo". No. Qualche volta ci sono anche dei desideri che volgono allo spirituale, ma che fanno molto danno: l'ambizione spirituale. E tanto quanto il peccato della carne, tu dici: "No, ma io voglio andare avanti, io voglio avere il dono della guarigione, dello Spirito Santo". E c'era quell'uomo che ha desiderato quello che Filippo aveva. Filippo aveva ricevuto la potenza dello Spirito Santo facendo segni e prodigi. E quando Pietro andò con Giovanni a Samaria e vide la grazia di Dio, come Dio operava — questo Simon mago, nel suo cuore, non era stato liberato, anche se si era convertito — dai desideri che Satana gli suggeriva.
Perché attenzione: tutto ciò che è nella carne è un suggerimento dell'avversario. E allora ha desiderato essere come Filippo, ricevere il dono dello Spirito Santo, pagando. Se non avesse messo in atto il suo desiderio, se non avesse tirato fuori il denaro — forse tu dici: "È lecito che desideri". Certo, pure noi desideriamo tanto che lo Spirito Santo ci possa riempire e guidare la nostra vita in tutto. E senza lo Spirito Santo, i nostri desideri saranno sempre dei desideri che vanno oltre quelli che è la volontà di Dio.
Adesso vediamo: questa è una prospettiva breve di quello che noi possiamo fare — l'errore di cadere in tutti quelli che sono i desideri che ci allontanano da Dio. Adesso vediamo quali sono i desideri dello spirito, dell'uomo, non dell'anima, e i desideri che Dio stesso esprime nella parola sua.
Il Salmo 37, al verso 4, è bello quando leggiamo questo Salmo e leggiamo certe cose così importanti che ci incoraggiano. Il Salmo 37, al verso 4, ci dice: "Prendi il tuo diletto nell'Eterno ed egli ti darà i desideri del tuo cuore". Noi desideriamo che cosa nel nostro cuore? Avremo piacere di... però poi ci accorgiamo che la Scrittura ci dà un'indicazione chiara: "Prendi il tuo diletto nell'Eterno". Prima di ogni cosa. E il Signore dice che ti darà i desideri del tuo cuore. Ma non ti darà mai desideri che volgono alla carne, alla tua natura.
Tu hai, se desiderato da quando conosci Gesù, hai desiderato di essere più forte spiritualmente. Hai desiderato di essere umile, perché l'orgoglio è un desiderio della carne. Hai desiderato che Dio ti potesse benedire in tutto ciò che è secondo la sua volontà. Hai avuto questo desiderio. Ma il Signore ci mette una condizione: il tuo diletto. Applicati alla parola, allo studio, alla preghiera. Se tu metti il tuo diletto nell'Eterno, certamente il Signore ti darà quello che il tuo cuore desidera. Ma quando tu dici: "Io ho cercato, ho desiderato, ma non ho ricevuto", vedi prima se hai fatto, se hai riempito quella condizione che Dio ti chiede. Poi chiederai anche l'altro.
Un altro desiderio dello spirito che Dio ci mette dentro è la fratellanza. La fratellanza — ha detto prima il fratello Rino, l'altro giovedì, ha parlato che Paolo si è incoraggiato quando ha incontrato i fratelli, si è rallegrato. Chi è che desidera vedere un fratello? Quando lo vede la mattina, oppure quando lo vuol visitare. Oppure il desiderio negli altri di vederli crescere, prosperare nello spirito, nella santità, nell'amore, nella parola. Che non è soltanto un desiderio tuo per te stesso, ma anche un desiderio per gli altri.
L'apostolo Giovanni dice — in Giovanni, la terza lettera di Giovanni, al capitolo 1, al verso 2 — vediamo che cosa fa l'uomo spirituale: "Carissimo, io desidero che tu prosperi in ogni cosa e goda buona salute, come prospera l'anima tua". Questi sono i desideri dello spirito. Desideri tu che tuo fratello prosperi? O dici: "No, va troppo più avanti di me. Lui è benedetto e io non riesco in questa impresa"? Invece Giovanni, che è un uomo che aveva amore per i fratelli, dice che il mio desiderio è che tu possa prosperare. Che non sia un desiderio della carne. Se un padre e una madre dicono: "Io voglio che la mia famiglia possa prosperare" — il detto e anche spirituale — perché no? Ma non sempre. Perché pensa solo alla sua famiglia, a se stesso. Non pensa agli altri, alla famiglia di Dio. Quindi anche in questo dobbiamo discernere: dove volge il mio cuore?
Giovanni si rallegrava perché questo caro fratello potesse prosperare, crescere nelle vie. Desiderare può diventare un tuo desiderio quello che vorresti per gli altri. Questo erano anche i desideri del nostro maestro.
Romani 1, versetto 11: un altro desiderio riguardo ai fratelli. Poiché Paolo diceva: "Perché io desidero grandemente vedervi per comunicarvi qualche dono spirituale, affinché siate fortificati". Questo era il desiderio di Paolo: veder crescere la chiesa, vedere i fratelli. Qualche volta vediamo i fratelli, ma il nostro umore non è sempre buono. Non li salutiamo nemmeno, chianiamo il capo, passiamo oltre. Dici: "No, fratello, sì, tranquillo". Esamina bene. Specialmente poi quando non c'hai un buon sentimento verso l'altro. No, ma questo succede anche nel mondo: magari col capopeartimento, col capufficio che ti tiene sul naso, col maestro della scuola che tu dici che ce l'ha con te. Allora tu entri, non lo saluti nemmeno. E quali sono i desideri in questo stato d'animo? Della carne.
Quello che è importante per noi è che noi vediamo dove volgono i nostri desideri del nostro cuore. Facciamo ancora un esempio. Osea, capitolo 6, verso 6, e vediamo che cosa ci dice il Signore. Allora questo è il desiderio di Dio — non è nemmeno il tuo e nemmeno il mio. Poiché: "Io desidero la misericordia e non i sacrifici, e la conoscenza di Dio più degli olocausti".
Vedete, fratelli, i nostri affetti — ne abbiamo parlato già giovedì — i nostri affetti non sono tutti spirituali. Però noi vorremmo che il nostro affetto rimanesse nella volontà di Dio, nel sentimento, non solo per ciò che ci riguarda personalmente, gli affetti familiari, ma anche gli affetti altrui, che possono essere quelli dei fratelli a cui noi siamo legati. E desideriamo che il nostro cuore possa avere questo sentimento che già è stato in Gesù.
Però, se tu dici, a un tratto, fratello: "Vorresti mangiare domenica con me?" — ricevi una sorpresa. Una volta un fratello ha ricevuto un invito a pranzo. Dopo questo invito, è rimasto un po' meravigliato e ha detto: "Ma io non me l'aspettavo". Non se l'aspettava, perché lui aveva dei pregiudizi verso l'altro, pensando che l'altro ce l'avesse con lui. E allora ha pensato: "No". Dall'altra parte invece ha ricevuto qualcosa che lo ha meravigliato: "Vuoi mangiare con me? Vuoi stare con me?" L'altra parte aveva desiderato. E quando noi vediamo questi esempi, diciamo: "Devo imparare la lezione. Devo stare attento a come giudicare, non prima del tempo, ma ad avere un sentimento profondo che mi guida".
Come abbiamo letto in Galati, i desideri spirituali volgono verso il cielo. E la parola ci insegna proprio questo: "Io amo la misericordia".
Questi sono i tempi bui della nostra esistenza, dove non c'è misericordia, non c'è compassione. C'è malvagità, c'è una malvagità tale che si è sparsa fra gli uomini, tanto che gli uomini pensano: "Loro sono malvagi. Loro sono crudeli. Loro hanno ucciso i bambini. Loro hanno fatto questo". Ma Dio ci avverte: "Attenzione! Attenzione! Se tu non sei come loro è la mia grazia, è la mia grazia che ti ha trasformato". Questo è pure importante che noi sappiamo.
Quindi, anche Dio ha dei desideri nei tuoi confronti, perché egli è misericordioso, è pietoso. Dio ha ancora dei desideri che noi possiamo vedere. Isaia, per capire perché siamo stati fatti a immagine e somiglianza di Dio — a somiglianza a che cosa? A immagine di che cosa? A quale carattere Dio ci ha paragonato? "Così sarà la mia parola uscita dalla mia bocca: essa non ritornerà a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che desidero e realizzato pienamente ciò per cui l'ho mandata".
Che desideri a Dio per te? Lui ti manda un messaggio, ti dà la parola, e vuole che il suo desiderio, quello che il suo messaggio la parola e lo Spirito Santo si possano realizzare. I tuoi desideri? Quello che a te piace? Perché Dio non ha bisogno di un desiderio per se stesso. Lui ha riempito già la sua vita di quelle che sono le soddisfazioni spirituali. Ma lui desidera per te che tu riceva qualcosa. E quanto bravo, Signore, che noi possiamo ricevere qualcosa! Quanto desidera il Signore che noi possiamo ricevere tutti i tesori del cielo che egli ci ha promesso! Questo è un desiderio forte che il Signore esprime nella sua parola.
Poi c'abbiamo un altro desiderio che è anche per noi, e vorremmo leggerlo insieme. Che tutti conosciamo: il Salmo 73. Questo è un passo che parecchi ricevono e se lo portano dietro, perché parla profondamente. Al verso 25, leggiamo questi: "Chi ho io in cielo fuori di te? E sulla terra io non desidero altro che te".
Questo mi fa fermare, mi fa riflettere. Ma è proprio vero, Signore, che sulla terra io non desidero altro che te? E quanto è grande questo desiderio! Proprio nient'altro che te desidero. E quando parliamo di idolatria, io mi rivolgo ai genitori — compreso me — perché gli affetti personali qualche volta superano gli affetti spirituali, e non ce ne accorgiamo. Ma nel momento della prova, Dio ti dice: "Adesso vedi che cosa c'è nel tuo cuore. Che cosa desideri tu?"
Desideri tu quello che il salmista desiderava? Asaf, che era anche un profeta, che ho io in cielo? Chi c'hai tu in cielo? Fuori di te? Nel mondo si dice che mia madre ancora mi segue. Quando è morta, dal cielo c'ho mio padre che ancora mi parla. E i credenti che mettono sullo stato dicono: "Nonna, se è morta la nonna, se è morta la mamma, io so che dal cielo tu — magari non è nemmeno una credente — io so che tu dal cielo preghi per noi, che tu ci segui dal cielo". Questa fantascienza, nella persona che non è spirituale...
"Chi ho io in cielo fuori di te?" Dice il salmista. "Ma sulla terra, io non desidero altro che te". Vediamo se questa è una nostra verità, è una nostra. E poniamoci la domanda: "Signore, in cielo, suppongo che io ho soltanto te, a cui io adorare, a cui io pensare, e che un giorno dovrò stare. Ma sulla terra, io ho soltanto te? I desideri volgono soltanto a te?"
Allora questo ci aiuta a capire tanto quanto amore abbiamo per Dio. Dio. Tanto è il nostro desiderio sulla terra per lui. Quando la parola ci porta nella lettera dell'Apocalisse, alla chiesa di Efeso, noi leggiamo una cosa importante. Fermiamoci solo qualche minuto per riflettere.
Gesù dice a quella chiesa: "Ma io contro di te una cosa: che tu hai lasciato il tuo primo amore". E allora noi ci fermiamo. Quella versione antica del linguaggio: il tuo "primiero amore". Perché il Signore parla così a questa chiesa di Efeso, che era la chiesa dell'amore? Poi, no, la chiesa degli Efesini, che ci parla della grandezza, della lunghezza, della profondità, dell'altezza dell'amore di Dio. E Dio, Gesù stesso, dice a questa chiesa: "Tu fai tante opere. Tu fai tante cose buone. Però io contro di te: che tu hai lasciato il tuo primiero amore".
Ma qual è il nostro primo amore? Avete mai riflettuto su questo? E magari avete pensato: "No, ma è il nostro primo amore? Non era forse Dio? Noi abbiamo sempre conosciuto un primo amore? No. La prima volta — ma quando abbiamo conosciuto Gesù, abbiamo conosciuto qualcosa di diverso che non abbiamo conosciuto nel mondo. E il primo amore — il Signore non si rivolge a quello che noi possiamo dire: "Signore, ma noi pure ti amiamo. Abbiamo amore per te". Ma non il primo amore. "Quando io stavo il primo nel tuo cuore".
Quando tu dici, come Davide dice nel Salmo: "Io ti amo, Eterno". Quando tu puoi pensare come Abramo, che sentirsi dire dal suo Dio: "Adesso so che tu mi temi. Adesso so che tu mi ami", perché l'amore di Abramo non era soltanto per il figlio che lui amava. Perché Dio stesso glielo testimoniò: il tuo figlio, quello che tu ami. Lui puntò il dito su questo, e il Signore su questo mette il punto. Quello che tu ami. Ed è vero, perché Abramo amava. Ed è normale che noi amiamo i nostri figli in maniera naturale e in maniera spirituale. Ma Dio, per vedere se Abramo era nel primo figlio — è difficile qualche volta pensare a una cosa del genere. E noi diciamo: "Beno, male, fratello, che questo era per Abramo. E io non devo sacrificare nessun figlio".
No. Se tuo figlio o tua figlia, o qualsiasi cosa, è un idolo per te, e tu dici: "Tu sei tutta la mia vita", dici: "No, ma io lo dico così". Perché — attenzione — perché Dio non vuole che nessun altro possa essere messo al primo posto. "Io sono un Dio geloso". "Chi ama padre, madre, figlio, figlia più di me, non è degno di me". Ma questo parlare è pesante, non pensate che questo è un parlare pesante? No! È perché Dio pretende questa volta. Dio pretende che lui abbia il primo amore nel tuo cuore. Lui sia il primo in tutto, e non conservare nessuna riserva nel tuo cuore, nel dire: "Il 99,9%, io amo Dio, ma l'1%, Signore, lasciami amare prima". Non c'è spazio! Ama il Signore Dio tuo con tutto. Nemmeno una particella! Dio sopporta che tu metta da parte riguardo a lui.
Ed ecco perché noi dobbiamo vigilare sul nostro cuore, sul nostro spirito. Lo so: nella prova, non siamo arrivati a sopportare questo, e cioè che la nostra carne rifiuta tutto per mettere Dio al primo posto, specialmente nei momenti più difficili. Capisco che quel fratello doveva gettarsi con la faccia a terra, invocare, gridare a Dio e dire: "Signore, lasciami — mia figlia — non — togliere". Non è che non amava Dio, ma il suo affetto era così forte, come il nostro affetto per i nostri figli, non è debole — è forte. Ma lui gridava a Dio, e Dio disse: "Va bene, va bene, va bene". Ma non posso esaudirli. Allora ha capito quanto l'amore di Dio lo poteva sostenere.
Questo è l'uomo che cammina nello spirito e che nei momenti di prova — e la prova non viene quando tu sei debole nella fede. La prova non viene quando sei giovane nella fede. Abramo probabilmente aveva 14 o 15 anni più dei suoi 100 anni. E Dio lo provò per vedere la completezza dell'opera nel cuore di Abramo: sacrificando. Ma Dio provvede. Ed ecco perché, quando quel montone si ritrovò in mezzo a quei cespugli, lui aveva nel cuore questo amore così forte per il suo Dio.
"Padre, abbiamo la legna, abbiamo il fuoco, ma dov'è il sacrificio?" "Dio se lo provvederà. Dio provvederà", perché noi abbiamo un Dio di provvidenza, un Dio che provvede.
Ecco perché è importante che noi ci esaminiamo per vedere quanto è grande il desiderio che abbiamo di Dio e se Dio sta al primo posto nel nostro cuore, per poter poi dire: "Signore, sia fatta la tua volontà".
E allora torniamo a questo fratello che dice: "Chi ho io in cielo? Ho sulla terra?" Dalla tu la risposta come la voglio dare pure io. E vedi se quella risposta corrisponde a quello che quest'uomo dice. La mia carne al verso 26 — "E il mio cuore possono venir meno. Questa è la realtà. Ma Dio è la rocca del mio cuore e la mia parte in eterno". Perciò lui sta al primo posto.
Poiché: "Ecco, quelli che si allontanano da te periranno. Tu distruggi tutti quelli che fornicando si allontanano da te. Ma quanto a me, il mio bene è di accostarmi a Dio. Io ho fatto del Signore dell'Eterno il mio rifugio, per raccontare tutte le opere tue".
Facciamo crescere l'amore di Dio, perché Paolo ci dice di avere tanti desideri nel nostro cuore. Va bene, desideri spirituali. Parlo perché abbiamo già messo da parte una parte di quelli che sono i desideri che ci portano al peccato. Tu ne puoi elencare tanti che fanno parte della nostra vita giornaliera.
Ma io concludo così, come Paolo ha concluso dicendo in 1 Corinzi, al capitolo 14, al verso 1, e leggiamo così: "Desiderate l'amore. Tu tu dici: 'Certo, fratello'". No, lui non dice: "Abbiate amore". No, lui dice: "Desiderate l'amore". Perché desiderare prima dell'amore? Perché, come ho detto prima, ci sono alcuni che hanno l'ambizione di chiedere anche dei doni spirituali, ma per se stessi, per la propria gloria, per il proprio vanto, per il proprio orgoglio. Come alcuni vogliono procedere e fare un po' di carriera spirituale, no? Vogliono andare avanti. Vogliono essere tutto. Questo non piace al Signore, perché volge al proprio io. Non c'è mai la croce davanti, quando ci sono questi desideri.
Ma Paolo dice: "Desiderate l'amore e cercate ardentemente i doni spirituali, ma soprattutto che possiate profetizzare". Desiderare l'amore significa che l'amore ci porta — in 1 Corinzi 13 — "L'amore non si vanta. L'amore non si gonfia. L'amore non desidera cose cattive. L'amore non si inorgoglisce". Perché dobbiamo? Perché il puro amore, l'amore di Cristo, ci allontana dai desideri della carne e volge il nostro cuore verso i desideri spirituali. Così il nostro cuore si purifica e si santifica.
Il desiderio del cuore di Dio — noi possiamo essere simili al suo figlio, all'immagine del suo figlio. Questo è quello che Dio desidera, perché anche lui ha desideri, no? Anche Gesù diceva: "E quanto desidero che avvenga quel giorno! Che poteva bere quel calice!". Quando noi riflettiamo sui desideri di Gesù, ci fermiamo e diciamo: "Signore, lascia che questo sentimento entri nel nostro cuore. Perché se l'amore è forte come la morte, anche i nostri desideri volgeranno a te e la nostra vita subirà un cambiamento totale". Questo è importante.
Perciò, cari fratelli, noi non abbiamo un'altra ragione su questa terra per poter fare altro che riflettere: hai lasciato tu il tuo primo amore? Ti sei raffreddato? Hai abbandonato un po' quello che era l'affetto principale del tuo cuore? Ma noi sentiamo sempre quelle voci di consolazione che ci dicono: "Torna, torna, tornate all'Eterno. Perché io non vorrei mai sentirmi dire: 'Tu hai lasciato il tuo primo amore'". Vuol dire che questo cuore vive un po' nella confusione, un po' nell'agiatezza, ma non quella spirituale.
E quello che Dio desidera è che la sua parola e il suo comandamento — "Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore" — possa far parte pienamente di noi. E perseguendo questa strada, noi ci regoliamo: che se per caso ci abbiamo messo poco cuore nel cercare l'amore di Dio, l'apostolo ci esorta — per lo Spirito Santo — e ci dice: "Fratelli, desiderate l'amore". Desideri amarlo, perché in certi momenti particolari l'amore serve, specialmente quando davanti a noi abbiamo una persona che tu senti non ha un buon sentimento, non ti ha perdonato, ha dei risentimenti nei tuoi confronti.
C'è inimicizia, c'è cattiveria, c'è malvagità. E proprio in quel momento, la parola ci esorta ad amare quelli che per noi possono essere i nostri nemici. Ma Dio vuole che il sentimento di Stefano nel nostro cuore ce lo possiamo portare tutti i giorni della nostra vita, perché l'amore perdona. L'amore guarda oltre quello che ha fatto. Gesù — l'amore lo ha portato sulla croce. L'amore lo ha portato alla sofferenza. L'amore lo ha portato a trionfare, a far trionfare te, perché tu potessi raggiungere il cielo per mezzo dell'amore di Cristo.
Sì, egli ha dato tutto se stesso. Che cosa possiamo dare noi per lui? Questa è la domanda. E concludo: che fece quell'uomo che era ricchissimo, si chiama il Conte Zinzendorf. Era colui che ha fondato il movimento dei Moravi, un popolo di credenti che ha sparso l'Evangelo in tutto il mondo. Quando ancora lui non conosceva Dio, si fermò in un museo davanti a un quadro dove c'era la foto di Gesù Crocifisso. Lui si fermò. Fu il momento che Dio parlò al suo cuore e disse: "Gesù Cristo è Dio ed è morto per me. Quale grande sacrificio c'è ancora per me nella mia vita?
Qual è il grande sacrificio? Lui — Dio — si è sacrificato per me, e i miei sacrifici sono così grandi?" No. Questo era il suo pensiero. E da quel momento, Dio entrò nel suo cuore, e lui divenne veramente un uomo grande di fede. Tutte le sue ricchezze furono spese per l'Evangelo. E lui portò un grande movimento, tanto che fu di grande testimonianza in tutto il mondo.
L'amore di Dio non ha confini e né ostacoli. Amen.