Non temere, ma agisci prima per me
Gloria a Gesù. Vogliamo leggere dal libro di 1° Re al capitolo 17, e leggiamo dal verso 9 al verso 16. Una storia che conosciamo, no.
"Levati e vai a stabilirti a Sarepta dei Sidoni, perché là ho ordinato a una vedova di provvedere da mangiare". Egli dunque si levò e andò a Sarepta. Come giunse alla porta della città, ecco lì una vedova che raccoglieva legna. Egli la chiamò e le disse: "Va a prendermi un po' di acqua in un vaso, perché possa bere". Mentre essa andava a prenderla, la chiamò e disse: "Portami anche un pezzo di pane". Ella rispose: "Com'è vero che vive l'Eterno, il tuo Dio, pane non ne ho, ma solo una manciata di farina in un vaso e un po' di olio in un orcio. Ed ora sto raccogliendo due pezzi di legna per andare a prepararla per me e per mio figlio. La mangeremo e poi moriremo".
Elia le disse: "Non temere. Va e fa come hai detto, ma fanne prima una focaccia per me, e portamela. Quindi ne farai per te e per tuo figlio. Poiché così dice l'Eterno, il Dio di Israele: il vaso della farina non si esaurirà, e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno che l'Eterno manderà la pioggia sulla terra".
Così ella andò e fece secondo la parola di Elia. E mangiarono: lei, Elia e la sua famiglia, per parecchio tempo. Il vaso della farina non si esaurì, e l'orcio dell'olio non calò, secondo la parola che l'Eterno aveva pronunciato per mezzo di Elia.
Amen.
Su questa storia io voglio dirvi: sempre, dopo averla letta per tanti anni, il Signore può mettere tanti soggetti su questa storia, affinché noi possiamo comprenderla. E tante predicazioni si sono fatte intorno a questo messaggio di Elia. Io mi voglio fermare a ciò che il Signore ha parlato a me, affinché anche con voi possa condividere questo messaggio.
Il messaggio è: "Non temere, va e fai come hai detto, ma fanne prima una piccola focaccia per me". Pensa prima a me, poi a te.
Quando leggiamo questo passo, potremmo dire: "Signore, cominciamo da capo. Da come è nata questa storia?" Elia si era fermato da questa donna. Perché Dio aveva ordinato a questa donna, dicendo a Elia: "Vai a Sarepta dei Sidoni, perché ho ordinato a una vedova di provvedere da mangiare". "Ho ordinato a una vedova". Il Signore l'ha già ordinato senza che la vedova sapesse nulla.
Ma quando Elia arriva di là, e questa donna gli dice: "Guarda, c'ho una manciata di farina e un po' di olio per impastarla, poi moriremo con il mio bambino". Ma l'uomo è spirituale. Elia è un uomo che conosce il suo Dio. Se Dio ha detto: "Ho ordinato a questa vedova", gli ha dato un ordine di darti da mangiare, Signore, diremmo: "Com'è possibile che tu possa darmi da mangiare, che questa donna possa provvedere a me, se c'ha soltanto una manciata di farina e un po' di olio? Non basta nemmeno per lei". Ma questi ragionamenti nella mente di Elia non ci sono, perché Elia crede nel suo Dio. Crede alla parola del suo Dio.
E quando Dio manda un uomo per uno scopo, per un progetto, quell'uomo non ha da preoccuparsi, perché è Dio che lo manda.
E quest'uomo, Elia, dice a questa donna: "Prepara prima per me. Prima per il Signore Dio. Al primo posto". Così è l'ordine che Dio ha comandato fin dal Vecchio Testamento, come con Mosè, affinché Dio sia messo sempre al primo posto.
Si potrebbe dire: "Va bene, Elia, in maniera naturale non è proprio necessario. Se la donna prepara un po' di farina, un po' di olio, fai mangiare a lei, al bambino, no? Perché poi non c'è altro". Ma questo insegnamento, questo messaggio, sappiamo benissimo come ci insegna la parola, che è per noi oggi: per capire se Dio è prima di ogni altra cosa nella nostra vita.
E è per questo che mi sono fermato: per capire il sentimento di quest'uomo e di questa donna, questa vedova, che, mentre andava a prendere un po' d'acqua, la richiama e dice: "Fai in questa maniera. Ma portala prima a me, una piccola focaccia". Così ha parlato. Sapeva che era poco da mangiare, una piccola. Ma portala prima a me.
Quando il Signore ha comandato a Mosè che i sacerdoti potessero ricevere prima le primizie del suo popolo, dovevano andare alla casa del Signore. E quindi il popolo non doveva pensare prima a se stesso, ma sempre Dio davanti a ogni situazione e a ogni cosa.
Questo ci spiega perché nel libro di Aggeo il popolo raccoglieva, lavorava, portava a casa quello che raccoglieva. E a casa, quando la posava sul tavolo, la mano del Signore, con una forbice, tagliava il fondo del sacco, se ne usciva tutto, e non rimaneva niente.
Perché? Perché il popolo non pensava prima alla casa del Signore, ai sacerdoti che servivano. Pensava a se stesso. E il Signore dice: "Perciò arriva la maledizione. Non c'è la pioggia, e tutte le conseguenze di una persona che pensa egosticamente, prima a se stessa, e Dio lo mette dopo".
Come fanno alcuni, quando dicono: "Ma fratello, la vita è cara oggi. Tutto è aumentato. Non arriviamo nemmeno alla fine del mese. Come possiamo all'offerta?" Si può dire: "Se stiamo in diretta alla decima..." O perché siamo in diretta e non possiamo parlare? Qualcuno ci mette la museruola? Gesù parlava sempre in diretta. Anche Giovanni Battista, quando diceva la verità. Dire la verità, non ti devi mai preoccupare. Quello che dobbiamo dire lo dobbiamo dire apertamente, perché così funziona con la parola di Dio.
Elia era un uomo di fede. Credeva in Dio, alla sua parola. Non doveva piovere per tre anni e mezzo, non pioveva. Di nuovo, alla sua parola, arriva la pioggia.
E chi è Elia? È un uomo che credeva nel suo Dio, nella parola del suo Dio.
Elia non era diverso da quello che tu sei e da quello che sono io. La fede di Elia era esattamente come la fede tua, no, fratello? Fermati. Chi mai può dire che ha la fede di Elia? Non lo dico io; lo dice la parola. Che tu sei come Elia? Non lo dice la parola. Non sta scritto da qualche parte.
Qualche volta noi pensiamo che stiamo andando troppo in alto col ragionamento: paragonarci a Elia, che diceva: "Al Signore, scenda fuoco dal cielo", e scendeva il fuoco. No, fratello! E perché noi, come ha detto il fratello Rino, non riteniamo più che questa parola sia vivente, verace e reale? E che la nostra fede abbia un limite? Non è la fede di Elia. Non è la fede di Daniele. Non è la fede di Pietro. Eppure, quando Pietro andò a predicare da Cornelio, loro hanno ricevuto lo Spirito Santo proprio come noi.
È la nostra ragione, la nostra mente, che non ci fa più pensare in maniera spirituale. La parola di Dio ci insegna che Elia era un uomo come noi. Aspetta: era con le stesse nostre passioni. Elia era un uomo che si esaltava, non in modo cattivo, davanti alla presenza di Dio. Elia era quell'uomo che aveva paura. Nella sua vita c'era anche l'emotività, come sta nella nostra vita. Aveva paura perché una donna gli dice: "Domani io ti taglierò la testa". Elia scappa.
Questo è Elia. Ma Dio non promuove la tua fede perché i tuoi sentimenti sono un po' giù e un po' su. Dio non agisce così.
Quello che per noi sappiamo è bello: questa donna dice: "Sto raccogliendo due pezzi di legna". E è bene che raccogliamo due pezzi di legna, perché la croce non venga meno nella nostra vita. Due pezzi di legna per accendere un fuoco. E quando nel popolo di Dio non c'è più la croce, non c'è nemmeno più fuoco. È così che noi capiamo se abbiamo fatto qualche passo indietro rispetto alla verità della parola. Se non c'è stato un cambiamento dei nostri confini, e siamo tornati indietro, o siamo andati avanti.
Eppure noi troviamo che Elia questa mattina ci vuole dire: "Prima a me". Queste sono le parole del Signore. "Prima a me".
E qualcuno ha detto: "Che darò all'Eterno? Cosa darò all'Eterno?" Davide anche lui, nella sua preghiera, ha pregato: "Signore, quello che abbiamo non è nostro; è tuo. Tu vieni prima di ogni cosa". Perciò è quello che sta nel tuo cuore che conta. Non è tanto il valore di quello che tu puoi dare a Dio, ma quello che tu realmente hai nel cuore.
Perché vedete, fratelli, a me sale sempre nel cuore il racconto di quella donna, di quella vedova, no, che andò alla cassa delle offerte. E quando Gesù ha visto questa scena, di tutti questi uomini ricchi — molti ricchi davano del superficiale — e ha visto questa donna, ha chiamato i discepoli, si è messo a fianco, come se l'offerta fosse qui, e Gesù si è seduto là con i discepoli, e ha detto: "Venite. Nessuno sapeva quello che c'era nel cuore di questa donna. Nessuno sapeva quanto questa donna poteva mettere nella cassa del tesoro. Nessuno sapeva quanto era l'amore di questa donna, quanto era la sua povertà, quant'era la passione per le cose di Dio. Solo Gesù lo sapeva".
Perché Gesù dice ai discepoli: "Vedete questa povera vedova? Solo due spiccioli. Solo due. Ma una donna che dà solo due spiccioli, noi la troviamo scritta nei Vangeli per 2000 anni. Che cosa ha messo in evidenza il Signore? Che Dio guarda nel segreto. Che Dio guarda al cuore di questa donna. Che Dio guarda al cuore anche di ciò che tu dai a Dio, perché Dio conosce anche l'avarizia degli uomini".
Quello che è importante è che noi sappiamo che c'è un modo per essere felici, gioiosi. Non lo dico io; lo dice Gesù. "Qual è la cosa migliore? Ah, l'avete detto tutti con la vostra bocca: qual è la cosa migliore? È il dare. Più felice cosa è il dare che il ricevere". L'hai scoperto nella tua vita questo mistero, questo glorioso segreto? Più felice cosa è quando dai? Il tuo cuore gioisce perché dai? Perché Gesù si è dato. Gesù si è donato, e ha donato anche a te.
Ti sei donato tu? La domanda è: oltretutto, il nostro Maestro ha dato la sua vita. Diamo noi la nostra vita per il maestro? E poi, quando noi pensiamo: "Si è sacrificato", ci sacrifichiamo noi, o ci sembra che questo sacrificio è troppo grande per noi? Quando pensiamo all'opera che Gesù ha fatto per te e per me, "Che cos'è troppo grande? Quale sacrificio è troppo grande per noi dare qualcosa che Dio ci ha comandato nella sua parola?" Che spetta a lui. Non è nostro.
Non dobbiamo fare come faceva il popolo di Israele in Malachia: rubava, rubava ciò che era del Signore. Però, ahimè, tutto quello che guadagnavano lo mettevano in un sacco forato. Ma non è questo soltanto; è la predisposizione. Perché Dio dice: "Io amo un donatore allegro".
Quando vai alla cassa delle offerte, se vai con un peso e ti dispiace, di "mah, va bene", non venire. Non ti accostare. Perché il Signore non ha bisogno. Non ha questo bisogno. Lui sa che noi abbiamo un dovere: prima Dio, poi io, poi io.
Allora da qui si vede l'amore che tu hai per Dio. Quando tu ti doni, Gesù si è speso per te. Tu che cosa hai speso per lui? Ti sei fatto mai un calcolo? Oppure pensi che se rimane qualcosa, così mi disse un giorno un fratello, non di questa comunità — perché il pastore sta andando via a cercare un lavoro. Eh, fratello, noi non possiamo sostenerlo. Perché lo stipendio è quello che è. Non è che possiamo. — E ho capito perché poi la fine di quella chiesa è orribile.
Perché il credente dice: "Eh no, fratello, non possiamo". Ah, ma quando vai a comprare le scarpette per il tuo bambino, spendi 100 euro, no? Quando vai a comprare un bel secondo per te, ce la fai. Se devi cambiare la macchina, pure escono i soldi. Per portare avanti l'opera del Signore, qualche volta siamo all'indietro e non possiamo. Eppure i nostri fratelli ci chiedono un aiuto per l'opera di Dio che sta andando avanti, per farci vedere che abbiamo creato delle missioni, abbiamo costruito delle chiese con i pali di legno strapieni, con le lamiere, e le stiamo riempiendo. E gloria a Dio! Ma abbiamo bisogno anche del vostro aiuto, perché Dio vuole provvedere. Prima il Signore. Perché se non c'è prima il Signore, non c'è nemmeno la benedizione. Potrai anche prosperare con un po' di cassa, ma l'aspetto spirituale è decadente. Non ci sarà gioia, non ci sarà salute, non ci sarà rivelazione. Non c'è niente di queste cose quando noi non diamo al Signore.
È bello che quella donna entrò in quella casa — era una peccatrice; sapeva che c'era Gesù in quella casa — entrò con un vaso di alabastro di olio profumato, entrò piangendo. C'era un pentimento, un ravvedimento nel suo cuore per i suoi peccati. Ma in quella casa c'era qualcuno da cui lei poteva ricevere grazia, pace, sollievo. E andò da Gesù. Da dietro, ha rotto quel coccio di pietra. E la casa fu piena del profumo di questa donna. E insieme al profumo di questa donna, di questa peccatrice, c'era il profumo del perdono di Gesù. Si era mischiato ogni cosa. C'era un buon profumo.
Ma come sempre, in tutte le situazioni belle della nostra vita, c'è sempre un po' di scetticismo, no? C'era lì un fariseo che lo aveva invitato a Gesù. E questo fariseo, in cuor suo, disse, parlando di Gesù: "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è questa donna, questa peccatrice". Nel cuore di quest'uomo, nel segreto, dentro di sé — non lo disse apertamente — lui si ritenne più saggio del maestro. Lui si ritenne più intelligente. Come alcuni, no? Disprezzano gli altri, dicendo: "Ma questo è il popolino. Questi sono quelli che credono al pastore, a quello che dice.
Non hanno una loro intelligenza". Allora quest'uomo si è fatto un'idea di Gesù che ha detto: "Se questo fosse un profeta, per me non lo è. Ha dato un giudizio suo personale: per me non lo è, perché se sapeva chi è, non l'avrebbe fatto entrare nemmeno. Questa donna — anche se è casa mia — ma non sarebbe andato a lavare i piedi di Gesù con le lacrime e a rompere quel vaso, no? Quel coccio di profumo".
E Gesù legge nel cuore di Simone. Così si chiamava il fariseo. Perché Dio legge il cuore. Legge i pensieri degli uomini e sa che cosa c'è nel nostro cuore. Noi possiamo apparentemente far finta, come se nessuno ci comprendesse, nessuno sa ciò che pensiamo. Eppure anche nell'uomo c'è uno spirito che Dio ci ha donato, perché possiamo capire anche i pensieri degli altri. Questo si chiama intuito: l'intuito dello spirito ti fa capire, prima che l'altro finisca di parlare, già ciò che vuole dire e ciò che sta nel suo cuore.
È bello che il Signore dice a questo fariseo: "Simone, c'è un creditore che c'ha due debitori: uno 50, e uno 500 denari. Tu che pensi?" Forse questa domanda se l'aspettava? No. Perché lui, in cuor suo, diceva — aveva disprezzato Gesù. In parole povere, così è l'uomo naturale quando usa la sua sapienza.
Giacomo dice che la sapienza dell'uomo è carnale ed è diabolica. Magari lo capirebbero in tanti, ma arrivato a un certo punto: "Tu che pensi?" E lui, il fariseo, dice: "Suppongo... sa questa parola... 'suppongo' — che lo amerà di più colui che gli è stato condonato tutto quel denaro". "Hai risposto bene", dice Gesù.
Poi si rivolge alla donna, no? Conoscete la storia. "Vedi questa donna? La vedi? Non lo so come ha pensato quel fariseo in quel momento, quando Gesù lo smaschera, tira fuori quello che stava dentro: la sua malizia, il suo disprezzo, la sua cattiveria". "Vedi questa donna? È entrata e mi ha baciato i piedi. Tu non mi hai dato nemmeno un bacio. Lei invece mi li ha lavati con le sue lacrime. Tu nemmeno i piedi mi hai lavato. Tu non hai fatto nulla di quello che ha fatto questa donna. Nel tuo cuore, Simone, non c'è amore. Questa donna ha molto amato. E da qui si riconosce".
Questa donna si è versata. Ha dato. Non ha guardato al valore. Così come ha fatto Maria, quando ha rotto quel vaso di alabastro, no? Che colui che ha venduto Gesù, per 30 denari, si è dispiaciuto dei 300 denari del valore di quell'alabastro che era versato sul corpo di Gesù. Proprio lui, Giuda! Quanto valeva Gesù? 30 denari. E lui lo ha venduto. Quella donna aveva 300 denari nelle mani e l'ha versato su Gesù. Ma qualcuno ha detto: "È uno spreco!".
Ma che cos'è spreco di ciò che tu dai a Dio? Nulla è sprecato. Di ciò che tu dai a Dio, nulla è sprecato.
Vorremmo tornare alla nostra storia. Così dice l'Eterno: "Non temere", disse Elia a questa vedova. "Vai. Il vaso della farina non si esaurirà, e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno che l'Eterno manderà la pioggia sulla terra. Vai".
365 giorni possiamo leggere nella Bibbia. Non temere, perché una manciata di farina, qualche goccia di olio — quanto potevano mangiare in quel momento? Giusto, giusto. No. Quello che è poco, che tu dai a Dio, Dio lo fa crescere. Pochi pani, pochi pesci: mangiano 5000 uomini, più tutti i bambini e tutte le donne.
Forse tu dirai: "Che non è troppo per te, quello che hai per dare al Signore?" Non è così. Ma attenzione, perché non vorrei essere mal capito. Perché non parlo soltanto della questione finanziaria — che quella vale pure davanti agli occhi di Dio, per sostenere quelli che hanno bisogno — ma parlo di tutto l'aspetto spirituale. Perché quello che conta è dare al Signore quello che gli spetta: l'ubbidienza, la sottomissione, la ricerca, la preghiera, la comunione fraterna.
Come ha detto prima il fratello Rino: quando Paolo arrivò e vide i fratelli, prese coraggio. Ma aveva bisogno dei fratelli per prendere coraggio. Un uomo come lui, un uomo come Paolo! Attingiamo sempre dalla parola di Dio. Perché se Paolo aveva bisogno di essere incoraggiato dai fratelli, ebbe anche Gesù bisogno di essere incoraggiato? Vi ricordate, no, no? Sì. Quando era l'ora delle tenebre, quando Gesù stava nel Getsemani, quando stava lì davanti al Signore e sudava lacrime di sangue, andò un angelo a fortificarlo. Ma era Gesù. Certo che è Gesù!
Qualche volta noi pensiamo che non abbiamo bisogno dei fratelli per essere incoraggiati, consigliati, fortificati. Eppure il Signore ci ha messo uno vicino all'altro, di stare con loro. Questa è la comunione fraterna.
E questa donna va e prepara quello che doveva preparare. Quel poco non si esaurisce mai. Quello che tu dai a Dio non si esaurisce mai.
Io vorrei che tutti noi avremmo fatto questa bella esperienza. Vi dico ciò che vi dico personalmente, perché se non avessi sperimentato ciò che io ho letto in questo passo, credetemi, non l'avrei nemmeno predicato. Ma con piena certezza posso dire: in tutti questi anni di fede, non mi è mancato nulla. Nulla. Capite? Questa è la mia testimonianza.
E sapete perché? Perché nel mio cuore ho avuto la grazia di Dio. Ho capito che lo Spirito Santo mi ha detto chiaramente quando ho letto i primi Vangeli: "Date, e vi sarà dato. Cercate, e troverete. Picchiate, e vi sarà aperto. Perché vi sarà dato una misura scossa, pigiata e traboccante". Hai fatto tu questa esperienza?
Se l'hai fatta, tu sei benedetto. Se non l'hai fatta, perché temi che tu non possa, stai facendo l'errore più grande che possa fare un vero credente. Un vero credente è quel credente che crede nella parola di Dio. Non deve capire. Qua sta il problema. La fede crede. Gesù dice: "Mettetemi alla prova, e poi vedrete se io non apro le cateratte del cielo". Ma noi siamo sempre di quelli che vogliono ricevere. Chiediamo a Dio guarigione quando non stiamo bene. Liberazione dai problemi, da qualche spirito che ci ha preso. Chiediamo a Dio segni e prodigi. Chiediamo. Vogliamo. Ma non diamo. Non ci spendiamo.
Lui si è speso per te e per me. Noi non ci spendiamo. Perché nella nostra natura c'è sempre qualcosa che fa parte del vecchio uomo. E allora viene avanti l'io, e Dio passa al secondo posto. E la benedizione viene quando Abramo va incontro a Melchisedek, al sacerdote dell'Eterno — che in Ebrei dice che era Gesù, senza data di nascita, senza genealogia. E Abramo, che cosa fa? Una cosa che si fa solo nell'Antico Testamento: dalla decima di tutto quello che era la sua ricchezza, il suo bottino, dà a Melchisedek. E Melchisedek, che cosa fa? "Grazie, Abramo. Grazie. Avevamo bisogno". Melchisedek lo benedice e gli dà una grande benedizione. Capito? Come arriva la benedizione? O non abbiamo capito? Quando noi diamo a Dio, allora viene la benedizione. Diversamente, non ci pensare, perché non succederà. Tristezza, malumore, una parola sproporzionata, un pensiero impuro, tutte quelle cose tenebrose che possono prendere colui che non serve Dio con tutto il cuore.
E quando Mosè fa un appello al popolo e dice: "Sono spacciato. Perdonatemi. Togliete gli orecchini, le collane, e portiamole avanti al Signore, perché dobbiamo costruire il tabernacolo dell'Eterno". E così tutto il popolo si offre con gioia. Questo fu un momento felice del popolo di Israele. Dio aveva messo nel cuore di questo popolo la gioia di dare. Tanto è vero che arrivò una voce a Mosè: "Mosè, basta! C'è troppo. Abbondanza è troppo quello che il popolo sta portando". Quel poco diventa tanto. È una benedizione.
E lo stesso è successo anche con Davide. Quando Davide doveva costruire il tempio, mise da parte tutto ciò che si doveva mettere da parte per la casa del Signore, per l'opera del Signore. Capite, fratelli, quanto sia importante? E quando il popolo sentì questo appello da parte di Davide, ognuno portò per la casa del Signore. E anche lì ci fu grande abbondanza.
Ma quando il tempio fu terminato, Dio scese direttamente nel tempio in una nuvola. Nemmeno i sacerdoti potevano stare dentro. Quando scende lo Spirito Santo, la nostra carne deve allontanarsi.
Ecco perché la domanda è ancora: crediamo che la benedizione scorra dal trono di Dio quando noi facciamo il nostro? O ancora riteniamo per noi stessi?
È stato un colpo forte per la prima chiesa che Anania e Saffira dovettero morire per l'inganno, per l'egoismo del loro cuore, per la mancanza di sincerità e di verità. Non ha importanza quanto tu stendi la tua mano, ma quanto è largo il tuo cuore.
Perché se quella donna ha versato quell'olio profumato di grande valore — sia Maria che la peccatrice — era per l'amore che avevano nel cuore. Se la vedova ha dato solo quei due spiccioli, era per amore che ha agito. E quando noi agiamo per amore, e nell'amore c'è anche il timore di Dio, allora lo sguardo del Signore certamente sarà sulla nostra vita.
E finché agiamo con piena convinzione, possiamo dire come disse Elia: "Il vaso della farina non si esaurirà. L'orcio dell'olio non diminuirà". Fratelli, che stiamo attraversando, ci sale il dubbio se arriveremo alla pioggia, per quello che sta succedendo in questo mondo. Ma noi teniamo gli occhi su Gesù. Teniamo sempre gli occhi su Gesù, perché le sue promesse non si interromperanno per quello che l'uomo crea intorno a se stesso.
"Il cielo e la terra passeranno, le mie parole non passeranno". E questo è importante che sappiamo.
È bello che ci spendiamo per colui che ha speso se stesso, che ci doniamo per colui che si è donato e ha donato tutto se stesso. Perché se riteniamo anche qualcosa per noi, non abbiamo fatto nulla. C'è una parte del nostro cuore che ancora è contaminata, e non crediamo fermamente alle promesse del Signore.
Questa donna si è sottomessa a Elia. E la parola di Dio dice chiaramente: la parola che l'Eterno aveva pronunciato per mezzo di Elia si è verificata. "Vai, perché io ho comandato a questa donna di provvedere per te. La povertà di questa donna era per un uomo di Dio che era stato già nutrito dai corvi. Quanto è importante che Dio dica: 'Io provvederò per te'!".
La provvidenza di Dio non si esaurisce, fratello. Io lo potrei chiedere a tanti fratelli che conosco, in mezzo a voi, che sono passati come me attraverso il bisogno, la necessità, che non avevano da mangiare. Questo è garantito. Ma Dio ha provveduto. Come? È successo? Non lo so. Non lo sappiamo come provvede il Signore. Perché la fede si manifesta in vari modi, in tante maniere. Ma è importante che sappiamo: Dio è sovrano. Siede al di sopra dei cieli.
Non so se ci sarà un cielo sopra di lui. Io non credo, perché se Dio siede al di sopra dei cieli, vuol dire che non c'è un altro cielo di sopra. E quanto grande! Già che dicono che i cieli e le stelle sono lontane migliaia di anni luce. E allora io mi vergogno di me stesso quando penso alla grandezza di Dio. Dico: "Ma io veramente posso ragionare col Signore e chiedergli perché è successo questo? Perché hai fatto questo? Perché hai permesso questo?" E poi mi arrendo. Mi arrendo e dico come Paolo: "Quanto sono insondabili le tue vie!".
Se non avessi fatto questa esperienza, perché Dio in noi si manifesta in questa maniera, come potrei mai dire al Signore, proclamare nella grande assemblea le grandi opere di Dio? E se i miei fratelli non avessero fatto questa esperienza, come potrebbero credere questa mattina a ciò che sto dicendo dalla parola di Dio?
Allora, insieme, questa mattina noi glorifichiamo il Signore. Loderemo il Dio che ci ha tratti fuori dal fango, che ci ha benedetto, dandoci di che mangiare e di che vestire. E per questo siamo contenti. Ma ci proporremo anche nel cuore le parole di Gesù che è venuto su questa terra, ha lasciato tutto per te e per me.
Lasceremmo noi tutto? Dici: "Beh, fratello, dobbiamo vedere". Non devi vedere niente. Devi soltanto mettere nel cuore un solo pensiero: ricordati che Dio è un Dio geloso. Non mettere niente al posto di Dio nel tuo cuore. Non mettere tuo marito. Non mettere tua moglie. Non mettere il tuo bambino. Non mettere il tuo idoletto. Non mettere niente.
Perché attraverso l'esempio di Elia, Dio dice chiaramente: "Prima a me".
Il credente carnale dice: "No, ma c'è il bambino. Prima". Come fanno certi genitori, a tavola: "No, no, no. Prima i bambini. Si dà così. Mi hanno insegnato mio padre, quando ancora non era credente". "No, no. Prima i piccini. Prima i bambini". Questo è carnale.
C'è un ordine nella famiglia: prima al padre, alla madre, ai fratelli maggiori, e poi il bambino. In modo che il bambino impari l'ordine nella famiglia, la sottomissione, non la carnalità, la spiritualità.
Perciò, prima Dio nella nostra vita, poi il resto sarà una conseguenza. Perché Dio ci tiene che noi mettiamo lui al primo posto nella nostra vita e nelle nostre affezioni, negli affetti. Prima il Signore, poi tutto il resto sarà una benedizione, una gioia. Servire il Signore.
Amen.