Cresci nella Grazia
Leggiamo nell'Evangelo di Luca quando — per il Signore Gesù — è stato questo. Gesù cresceva in Sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio. Proprio come Pietro ci ha detto, Gesù aveva bisogno di crescere in sapienza. E qualche volta io mi spiego: se i pagani non ti riescono a comprendere quando parli di Gesù, non parli con la sapienza e non parli nello Spirito. Perché sappi che la Scrittura dice, caro fratello, cara sorella, che è il saggio quello che conquista le anime. Cioè non è che noi buttiamo fuori un fiume di parole quando dobbiamo parlare a qualche anima e quello se ne va con una confusione che non ha capito.
Quello che è importante lo attingiamo dalla parola di Dio. Perché la parola di Dio: noi non possiamo andare avanti gattonando. Sempre, la cosa che faceva Paolo quando andava davanti ai re, ai governanti e alle chiese — che cosa faceva? Testimoniava di quello che il Signore aveva fatto nella sua vita, come lo aveva incontrato, e parlava della Croce. Sì, del Cristo Crocifisso. Altro non mi sono proposto — diceva lui — se non quando entro in una chiesa, di parlare del Cristo Crocifisso e di lui soltanto. Perché la gloria andava a lui.
Ora, quanto è difficile qualche volta mettere un po' di parole insieme e poter dimostrare l'altro. A meno che tu non dica come dicono tanti: "Io sono evangelico". E che significato c'ha? Che significato c'ha: "Io sono evangelico"? Va bene, quelli che non conoscono la parola di Dio dicono: "Ah, va bene. Ah, sei come noi?". "No, no, non siamo come te". Quello che è importante è che noi sappiamo che nella crescita spirituale noi possiamo trovare — e attenziamo — tiriamo fuori le parole adatte secondo la maturità che abbiamo acquisito. Questo è importante che sappiamo.
Perciò la testimonianza che Cristo ha fatto un'opera è quella che ci porta a parlare e a glorificare Dio. E le anime certamente ti ascoltano. E se non ti ascoltano, sappi che hai messo un chiodo fermo nella parete, e quello per il momento manterrà.
Ora, noi sappiamo che dobbiamo crescere singolarmente, prima in noi stessi davanti a Dio e davanti agli uomini — è importante, no? Ma sappiamo anche che se non c'è questa comunione fraterna, questo corpo non si sviluppa. Perché Paolo, in Efesini, ci mostra il modo come la chiesa cresce nella grazia e come i fratelli hanno bisogno l'uno dell'altro. Ci sono quelli che sono autosufficienti, autonomi. Non gli devi consigliare niente; si muovono per conto loro; non hanno bisogno di chi li potrebbe aiutare. Un pizzico di umiltà — non assai, un pizzico di umiltà — ti fa capire che tu sei un membro del corpo di Cristo e che da solo non puoi fare niente. Però gli umili riescono a crescere, ad andare avanti.
E questa è la mia esperienza: quando vedo quelle sorelle, quei fratelli che sentono la necessità dire: "Fratello, tu puoi in qualche maniera? Vediamo, aiutiamoci nella preghiera. Collaboriamo nella crescita della chiesa, nell'avanzamento". Perché senò tu diale corpo: fai parte di me — dimmi lo. Perché se non fai parte di un corpo, la parola per te non ha senso. E Paolo dice riguardo agli apostoli — no, ai cinque ministeri — che questi servono. Servono, no. I ministeri non sono come alcuni credenti di oggi. Dopo una piccola crescita sono autosufficienti. Si fanno chiamare pastore, si fanno un nome, invitano altri di altre chiese, vanno, hanno un nome. Adesso sono arrivati, ma non hanno mai conosciuto né il discepolato né la grazia di Dio per poter capire com'è che nasce un'opera e quali sono i membri del corpo che Cristo ha designato perché la chiesa vada avanti.
E serve, dice, che questi ministeri servono per il perfezionamento dei Santi, per l'opera del ministero e per l'edificazione del corpo di Cristo. Come possiamo vedere, Simone, Efesini 4:11: "E affinché giungiamo — attenzione! — tutti all'unità della fede e della conoscenza del figlio di Dio, quella conoscenza che abbiamo letto che ci ha detto Pietro, e a un uomo perfetto della statura della pienezza di Cristo". Leggo piano in modo che ci possiamo fermare un momento: "Affinché non siamo più bambini, sballottati, trasportati da ogni vento di dottrina per la frode degli uomini, per la loro astuzia, mediante gli inganni dell'errore.
Ma quel 'ma' che cambia le cose: ma dicendo la verità con amore. La verità si dice sempre con amore, non per indispettire né per vendetta e né per ripicca. Ma dicendo la verità con amore, cresciamo, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Dal quale tutto il corpo, ben connesso, è unito insieme mediante il contributo fornito da ogni giuntura e secondo il vigore di ogni singola parte, produce la crescita del corpo per l'edificazione di se stesso nell'amore". Amen.
Allora fratelli, questo messaggio — non il mio — questo che ho letto adesso è qualcosa di molto forte, non trascurabile. Perché se lo trascuriamo, usciamo fuori dal corpo, non siamo più in quella comunione. Perché è così semplice la parola del Signore, ma difficile come ho detto giovedì da applicare. Perché la parola non rimanga solo una parola e una lettera, abbiamo bisogno dello Spirito Santo affinché ci faccia diventare una lettera vivente in Gesù. E Paolo questo lo sapeva benissimo, perché gli era stato rivelato da Gesù stesso. Tanto che lui dice: "Affinché giungiamo insieme. Non correre da solo, perché se corri da solo poi, se cadi, non ti sostiene nessuno".
E magari si potesse correre come piace al Signore! "Affinché giungiamo tutti all'unità, all'essere uno, all'unità della fede e all'unità della conoscenza del Signore Nostro Gesù". E quanto è importante che impariamo a conoscerlo, a conoscere lui, a conoscere la sua pienezza! Oppure a raggiungere la statura — come dice Paolo — la statura di Cristo. Ma qual è la statura di Cristo? Ma si può raggiungere? Paolo così si esprime, e noi così crediamo, come lui dice. Perché lui non è uscito fuori con un suo pensiero; ha scritto perché l'unzione lo ha dettato ad andare a scrivere quelle cose che oggi noi possiamo godere di quella rivelazione che Paolo ha ricevuto.
E allora, continuando, dicendo: "Affinché siamo più bambini" — non dobbiamo essere più bambini — "sballottati da ogni vento di dottrina". E ai giorni nostri dottrine ce ne sono assai, che hanno messo parecchi credenti fuori strada. Li dobbiamo elencare? No, non dobbiamo ripetere sempre le stesse cose, ma ogni volta escono sempre nuove dottrine. Sempre. E i credenti cadono. Perché cadono? Perché non si attengono fermamente — come Paolo ci dice, o come Pietro ci ha detto — alla parola del Signore, per non essere sballottati no da una parte all'altra. Uno dice una cosa, uno dice un'altra. Quello che conviene però lo teniamo per noi; quello che non ci piace lo rigettiamo. E è la cosa migliore quella che rigettiamo.
Allora, da qui noi possiamo vedere che dobbiamo stare attenti. Perché gli uomini purtroppo sono fatti così: mediante l'inganno, la frode e l'astuzia degli uomini. Ma diciamo la verità con amore. E chi è che dice la verità? Dice la verità colui che ha ricevuto la verità dentro. Gesù è la verità. E quando lo Spirito Santo rende sensibile la nostra coscienza, abbiamo la consapevolezza che la verità si può dire in tanti modi. È certo però che alcune volte ho detto, ma certi dicono: "Fratello, io ti ho detto la verità. Lo so, ma mi hai ferito profondamente. Perché il tuo spirito era di una tale malizia, di una tale cattiveria, che quella verità non è stata per me un sollievo, ma una ferita profonda".
E tu dici: "È mai possibile? Una verità può demolire il tuo spirito?" Certo! Perché dire la verità con amore e avere lo spirito di Grazia dentro — lo Spirito Santo — dice la verità con amore. La verità detta in maniera diversa, senza nuocere, dice la Scrittura, di la verità senza nuocere, senza ferire, senza offendere, la puoi dire. Però mettiti in preghiera prima di dire la verità, perché il tuo sentimento non sia un sentimento tratto fuori da una radice amara. No, no, fratelli, è importante questo.
Allora, per noi è importante dire la verità con l'amore. Cresciamo in ogni cosa — in ogni cosa! — verso colui che è il capo, cioè Cristo. Questo corpo che è la chiesa deve crescere unitamente, senza vedute particolari, pregiudizi personali. "Ma io non la vedo, fratello". "Nemmeno io la vedo come ti comporti qualche volta, ma la Misericordia di Dio mi ha insegnato che nemmeno lui mi vedeva". E quando mi ha visto nelle condizioni dove stavo in uno stagno fangoso — e quando mi ha fatto vedere che quello non era acqua limpida — mi ha fatto vedere il Signore. Che sì, stavo, che pensavo di stare davanti all'acqua limpida. Ma quando lui mi ha scosso, è come succede in uno stagno, no. Quando tu lo rimuovi, diventa torbido, e esce fuori tutto quello che è il fango. Così era la nostra vita.
Ora noi, chi siamo, oggi a dire diversamente di queste membra che devono crescere? Ci vuole Misericordia, no. Perché questo ha usato Gesù verso di te e verso di me: la Misericordia di Dio è stata la nostra salvezza.
Ora vedete fratelli, perché Pietro si esprime così. E noi per la grazia di Dio vogliamo pure capire, no? Oltre che credere, qualche volta non riusciamo sempre a capire. Tutti vogliono capire. Ma è più importante credere che capire. E allora l'apostolo Pietro ci esorta e ci dice che la pazienza di Dio — no, la pazienza di Dio — è in virtù di quella che è la salvezza. E questa pazienza: quanto dura? Possiamo dire: certo! È il Signore che ci dice: "Siate pazienti in ogni cosa". Ma la pazienza di Dio, come dice Pietro, ci serve a noi in funzione della salvezza. Come anche il nostro caro fratello Paolo si esprime. Quindi, se Dio è paziente con noi, non abbiamo imparato ancora la lezione? Vogliamo persistere a gattonare? Va bene, ma ricordati che l'amore di Dio e la pazienza di Dio che vanno insieme alla Misericordia di Dio è in funzione della tua salvezza, della mia salvezza.
Perciò Dio non ritarda quell'adempimento che qualche volta noi sentiamo, no, no. Ma il Signore non ritarda. Intanto pensa a te stesso, alla pazienza che Dio ha con te e che tu non vuoi ancora comprendere: di metterti dritto, di camminare nelle vie del Signore, di attenerti alla parola, di essere consapevole e cosciente che tu sei un figlio di Dio, salvato per grazia mediante il sacrificio di Cristo e per il sangue di Gesù. La croce nella nostra vita non la possiamo escludere. Perché più la croce cresce in noi e possiamo dire: "Io muoio". Certo, io muoio ogni giorno. Non lo devi allontanare questo passo da ciò che Gesù ha detto: "Ogni giorno prendi la tua croce e seguimi". Non sbuffare. Basta. Non perdere la pazienza con nessuno. E perdona.
Quante volte? Quante volte? Settanta volte sette, no? Quattrocentonovanta. Se io vengo a te e ti offendo e sbaglio e faccio peccato — dimmelo sinceramente — secondo la parola di Gesù, saresti capace di perdonarmi quasi cinquecento volte nello stesso giorno? Magari anche per una settimana? Dice: "Fratello, allora devo mettere le parole di Agostino: sbagliare, errare è umano, ma perseverare è diabolico". E mi sono chiesto: perché, Signore? Sa quante volte ho sbagliato io e quante volte continuo a sbagliare? Ma attenzione: una cosa è che tu non vuoi sbagliare e involontariamente ti stai santificando. E Dio ti riporta davanti agli occhi sempre la stessa lezione che tu non hai imparato, ma che Dio vuole che tu possa imparare per la perfezione del corpo di Cristo. Perché puoi essere utile al corpo di Cristo — ogni membro sia utile.
Ma avviene che questa scuola è veramente una scuola speciale. Certo, qualche volta il Signore ci rimanda, ci dà un debito. Dice: "Devi ristudiare questo passo, perché non l'hai imparato ancora. Hai soltanto letto, ma non è sceso profondamente perché diventi profondo in te". E Dio, nella sua grande pazienza e nel suo grande amore, di nuovo viene e ci aiuta e dice: "Io ti voglio ammaestrare, perché tu sia uno strumento nelle mie mani". E questo è importante.
Per che cosa ci siamo convertiti? Ancora, perché rimangono in noi le vecchie abitudini, il vecchio uomo? O perché torniamo a gattonare? O torniamo come tante volte mi ripeto e lo dico, che ritornano alcuni al bidone della spazzatura per prendere ciò che hanno buttato un giorno quando si sono convertiti? E se si sono convertiti con tutto il cuore, dove c'è stato un vero ravvedimento — perché, se non c'è stato un ravvedimento profondo, siamo partecipi di una nuova dottrina. Non ti devi preoccupare se non ti ravvedi. L'importante è che hai accettato Gesù, che adesso credi in tutte queste cose.
Questo è anche un'altra nuova dottrina. E un'altra nuova dice: "Ti devi ravvedere solo una volta. Non ti devi ravvedere sempre". Non è in contraddizione con Paolo — "Io muoio ogni giorno". Se io non morissi ogni giorno, il Signore non mi potrebbe portare con tutta la zavorra in cielo che mi porto dietro, anche nei pensieri. Perché non è facile qualche volta pensare. Ha l'espressione: "Ho chiuso la bocca per non peccare". Non basta chiudere la bocca per non pensare. Perché Gesù ce lo dice chiaramente: "Basta avere desiderato un'altra donna per appellarla". Non devi parlare. E già hai fatto peccato con lei.
Quanta scuola meravigliosa abbiamo davanti a noi! Signore, però le lezioni sono tante. "Sì, ma io ti ho dato lo Spirito Santo, perché ti aiutasse a superare gli esami. Questo ho fatto. In te ho fatto una cosa nuova, che il mondo non può ricevere. Ma tu l'hai ricevuta, perché attraverso quella cosa nuova tu potessi affrontare le insidie, le prove e tutte quelle cose che servono alla vita".
Oggi vedete fratelli, noi non abbiamo bisogno di grandi maestri. La Scrittura ci insegna: "Ma voi avete l'unzione. Ma voi avete l'unzione che vi insegna ogni cosa". Mi dispiace dirlo, ma se non hai ricevuto l'unzione — e non so se puoi dirlo "se l'hai ricevuto" — bene. Perché quando tu chiedi a un credente: "Ma sei nato di nuovo?", se si offende, non ha ricevuto l'unzione. Se dice: "Sì, fratello, Gesù mi ha fatto rinascere con gioia", allora ha ricevuto l'unzione.
Allora, quanto è importante per noi, cari fratelli, crescere, crescere nello spirito! Prosperare, aiutare gli altri quando cresciamo, a sostenerli nella preghiera, nel consiglio, ed essere utili nella famiglia, nella chiesa, nella società. Perché siamo una luce, perché siamo sale della terra. Per questo ci siamo convertiti: per onorare e glorificare il nostro Signore Gesù. Amen. Per questo, non possiamo accontentarci della candela, no. Siamo portati a prendere la parola e a mettere i passi giusti. Perché la nostra via deve essere illuminata dalla parola di Dio, e in noi la lampada deve essere accesa affinché conosciamo Chi è colui.
Quando sentiamo questa parola "conoscere", a che cosa pensiamo? Pensiamo a quello a quel demone che dà uno schiaffo ai credenti — il demone che dice: "Io conosco Gesù. Io conosco Chi è Paolo". E come mai tanti credenti non conoscono Gesù? Sono solo credenti di facciata, sono solo credenti della domenica. Poi dal lunedì al sabato non sappiamo se sono più credenti. Il loro modo di vivere, il loro modo di parlare, il loro modo di pensare... La grazia di crescere nella grazia e farsi condurre dal favore di Dio, da quel vento che ci spinge e che nello stesso tempo ci dice chiaramente: di spiegare le vele. Senò, se non spieghi le vele, il vento non ti porta.
E questo è bello! Vedete, l'Aquila. Noi parliamo dell'Aquila — come le aquile — l'Aquila. Ecco la grazia. L'Aquila non deve fare grandi sforzi per tenersi in alto, più in alto. L'Aquila deve solo spiegare le ali e farsi portare via dalle correnti. E se le spieghe in una certa maniera, senza sforzarsi, la corrente la porta sempre più su. E tu vedi la libertà di un'aquila che dal cielo vede tutto ciò che sta sulla terra. E non gli sembra più tanto prezioso, perché lei ha spiegato le ali.
Questa è la vita: vivere nella grazia. Il piano, soltanto spiegare le sue ali, e la corrente dello spirito lo porta sempre più su, nella libertà, nel silenzio. E nel silenzio tu ascolti la voce del Signore. Ricordiamoci fratelli: l'Aquila ha una vista che nessun altro può vedere. L'Aquila è l'animale che guarda molto lontano. Addirittura ho sentito — non lo sapevo — no. Perché si imparano tante cose: che l'Aquila può guardare verso il sole senza accecarsi. Perché Dio l'ha creato con qualcosa che gli mette davanti agli occhi come una pellicola. Lei continua a vedere e continua a volare e a librarsi nell'aria.
Questa è la libertà che Dio ci ha dato. Prendiamola, facciamola nostra, e cresciamo nella grazia del Signore Nostro Gesù. Amen, amen.