Non restare sulla soglia

Leggiamo nei versi precedenti a quelli che abbiamo appena ascoltato. Paolo si ferma a Troade con alcuni fratelli — questi fratelli sono sette. La parola, al verso 4, ci spiega che erano così chiamati fino in Asia: lo raggiunsero e lo accompagnarono Sòpate, Aristarco, Secondo (così si chiamava questo fratello), Gaio, Timoteo, Tichico e Trofimo. La parola del Signore ci dice che il primo giorno della settimana, essendosi i discepoli radunati per rompere il pane, Paolo dovendo partire il giorno seguente conversava con loro. Ebbene fratelli, già in partenza, io definirei questo messaggio della parola di Dio proprio così: sedere ai margini della volontà di Dio. E perché troviamo un ragazzo, un giovane il quale per noi questa sera è un esempio grande e profondo. Ma partiamo pian piano: vediamo cosa lo Spirito Santo ci vuole rivelare e come abbiamo appena letto nel versetto 7.

Troviamo che Paolo con i fratelli si radunano in questa sala. Quindi, cosa stanno facendo? Stanno praticando qualcosa di molto importante, una colonna della prima chiesa. E noi sappiamo che è la comunione fraterna. Oggi non si pratica più così spesso come lo si praticava prima; la comunione fraterna è un bene grande, grandissimo. Questi fratelli stavano insieme ed erano in piena attività spirituale. Fratelli, quello che il Signore vuole da noi oggi è una chiesa che sia in piena attività spirituale. Poiché il Signore ci ha salvati, oggi desidera che la sua chiesa sia al centro delle attività spirituali. Lui vuole una chiesa che lavora, che si impegna, che mette a disposizione tutte le sue forze per l'opera del Signore, per l'opera del regno di Dio.

La parola del Signore ci dice che tutto quello che noi possiamo fare per il Signore non è vano. Tutto quello che noi possiamo fare in questa vita — certo, alcune attività non portano assolutamente un frutto nella nostra vita spirituale — ma tutto quello che noi possiamo fare per Dio ha un valore eterno. Paolo essorta spesso nelle sue lettere. Incominciamo dalla sua prima lettera ai Corinzi. Prendo solo alcuni riferimenti per non dilungarmi troppo. Al primo Corinzi, capitolo 15, verso 58, egli ci esorta così, dicendo: "Perciò fratelli miei carissimi, state saldi, irremovibili, abbondando sempre nell'opera del Signore".

Noi stiamo questa sera leggendo fratelli un passaggio della Scrittura che si trova in un periodo di piena attività. Perché non volgere la nostra mente a dire: "Signore, ma in questo preciso momento, da duemila anni a questa parte, io oggi sono stato salvato per grazia come i miei padri. Oggi sono nel pieno delle attività spirituali della chiesa, sono un membro attivo"? Perché il Signore ci consiglia attraverso l'apostolo Paolo: "Fratelli, siate abbondanti nell'opera del Signore. Dovete abbondare, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore".

Quindi oggi, se hai un po' di forza per poterla spendere, per poterla offrire per il regno di Dio, per l'avanzamento del regno di Dio, il Signore si compiacerà con te e ti benedirà. Anche in Galati l'apostolo Paolo ci dice qualcosa, al capitolo 6, verso 9. Ancora esorta così, dicendo: "Ora non veniamo meno nell'animo facendo il bene. Se infatti non ci stanchiamo, cosa faremo? Raccoglieremo a suo tempo". Vedete fratelli, il Signore ci ha dato sempre un'esortazione, un comandamento, poi ci ha dato la promessa e poi la benedizione. Il Dio è buono, fratelli. Noi abbiamo un Dio buono ed egli quando promette mantiene le sue promesse. C'è sempre una benedizione nella nostra vita in tutto quello che possiamo fare per Dio.

E in Colossesi ancora l'apostolo Paolo, al capitolo 3, verso 23, esorta ancora così, dicendo: "E qualunque cosa facciate, fatela di buon animo come per il Signore e non per gli uomini, sapendo che dal Signore riceverete la ricompensa dell'eredità, poiché voi servite a Cristo il Signore". Amen! Gloria a Gesù per questa attività spirituale! Grazie Gesù. Noi vogliamo pregare questa sera: "Signore, se in questo momento io non sono attivo nell'opera tua, se non sono utile in questo momento per l'opera tua, datti al Signore. Perché il Signore ti chiama: tu sei utile, tu sei prezioso agli occhi di Dio. E nel corpo di Cristo, ognuno di noi ha un grande, grande valore".

La parola del Signore ci dice che nella sala di sopra erano riuniti i nostri padri. Stavano insieme, rompevano il pane, stavano avendo comunione. Paolo — la parola del Signore dice — stava protraendo il suo discorso fino a mezzanotte. Doveva partire le parole di Paolo erano importanti. Probabilmente stavano discutendo su quello che il Signore aveva fatto nella loro vita. La parola è chiara: dice "radunati per rompere il pane". Cosa significa? Voi sapete benissimo fratelli, credo che ognuno di voi ha esperimentato come io ho esperimentato che la benedizione più grande che noi possiamo provare oggi è avere comunione fraterna insieme con i fratelli, per spezzare il pane.

Il pane rappresenta la parola di Dio. Stare insieme, condividere insieme la parola di Dio, esaminare l'uno l'altro, parlare delle cose di Dio. Paolo probabilmente con i nostri padri stava parlando di quello che era l'opera di Gesù nella loro vita, o probabilmente di quello che sarebbe poi accaduto, magari dei tempi difficili che sarebbero venuti secondo i tempi di Dio. Ma era un'edificazione di Dio. E quando noi ci riuniamo insieme fratelli, un tempo edificante è un tempo di comunione fraterna, di condivisione delle cose del regno di Dio. Magari possiamo anche parlare di altro, ma purché sia santificato nel Signore.

E la parola del Signore ci dice che in questa sala vi erano radunati molti fratelli e vi erano molte lampade. Nei tempi antichi fratelli, non c'erano le luci a LED come ce l'abbiamo oggi; c'erano delle lampade, si usavano delle lampade con dell'olio. Ma qui è un fattore spirituale, e qui lo Spirito Santo lo rimarca nella sua parola. Non è a caso che lo scrive: "Vi erano radunati e vi erano molte lampade". Immaginiamo un momento, fratelli: una grande riunione, tanti fratelli, e ognuno di loro aveva portato una lampada. Che luce grande c'era in quella sala, fratello e sorella! Noi siamo delle lampade dal momento in cui Gesù è entrato nella nostra vita. E Gesù è la luce, la luce vera che ha illuminato i nostri cuori. Noi siamo delle lampade, e quando siamo insieme, quando viviamo la comunione fraterna, illuminiamo quel luogo.

Perché è Gesù che ha detto: "È vero, dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro". È vero! E nel Salmo 133 noi conosciamo bene questa realtà di grande benedizione. E il Signore ha detto: "Quanto è buono, quanto è piacevole che i fratelli dimorano insieme nell'unità! È come l'olio sparso sul capo". E voi sapete che cosa dice il Signore. Ma questo lo hanno fatto anche i nostri padri. In Atti al capitolo 2, verso 42, proprio vediamo che questo era necessario, proprio era una colonna nella casa di Dio per il popolo del Signore. E dice la parola in Atti 2:42: "Essi erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli, nella comunione, nel rompere il pane e nelle preghiere". E al verso 46 dice: "E perseveravano". Quindi siamo chiamati a perseverare fratelli in questo, con una sola mente, tutti i giorni nel tempio e rompendo il pane di casa in casa, prendevano il cibo insieme con semplicità di cuore.

Ora fratelli, alcuni pensano e scelgono di restare a casa oggi. Qualcuno dice: "Non voglio avere a che fare con le chiese". Qualcuno si prende l'autorità di giudicare la chiesa. Ma qual è l'importanza del corpo di Cristo? Qual è l'importanza della comunione fraterna? Fratelli, se dobbiamo accettare la parola, se nella somma leggiamo proprio questo, riceviamo proprio questo insegnamento. Noi abbiamo proprio bisogno della comunione fraterna. Non possiamo decidere oggi, come alcuni fanno, di restare nelle proprie case e di ascoltare qualche predicazione online. Oggi si usa fare così, purtroppo lo dico con dolore. Ma la vera benedizione, la vera grazia arriva sulla nostra vita quando siamo insieme fratelli, condividendo il nome di Gesù.

La parola ci dice che insieme a questi fratelli si trovava un giovane, e questo giovane si chiama Eutichico. Vi voglio far notare una cosa: la parola del Signore lo chiama, lo definisce come "un giovane". Quindi lo descrive come uno straniero, uno sconosciuto insieme a questi fratelli. Non c'era il fratello, come abbiamo sentito citare prima, ma c'era un giovane. Non sappiamo il motivo per il quale si trovava là; probabilmente era interessato. Ma la parola ci dice che era seduto sul davanzale della finestra. Fu colto da un sonno profondo, e mentre Paolo tirava il suo discorso a lungo, preso dal sonno, cadde dal terzo piano e fu raccolto morto.

Vi voglio far notare fratelli che la parola del Signore è precisa, è meravigliosa, è molto profonda. E il Signore divide il sacro dal profano, la luce dalle tenebre. Vi dico questo perché ci sono alcuni che dicono che questo giovane si sia seduto sul davanzale della finestra avendo scelto questo luogo perché probabilmente il discorso di Paolo non era attraente. E quindi oggi i monitoni dei giovani, i responsabili, devono fare attenzione a come predicano la parola di Dio, perché probabilmente il loro discorso non è attraente. Ma noi dobbiamo attenerci alla Scrittura; non dobbiamo uscire fuori.

Perché venite con me al verso 7, alla fine. Dice così la Bibbia per spiegare la predicazione di Paolo. Usa questo termine, dicendo che il [discorso] di Paolo "fu protratto", dice "protraesse il discorso fino a mezzanotte". Quando la Bibbia spiega per definirci la posizione di Eutichico, questo giovane, cosa dice la Scrittura? "E mentre Paolo tirava il suo discorso a lungo". Vedete come cambia! All'inizio: "protraesse il suo discorso", stava parlando Paolo di cose interessanti, stava parlando Paolo delle cose del regno di Dio. Probabilmente stava parlando di cose molto profonde, importanti, cose che avrebbero portato vita a questo giovane. La parola di Dio porta vita, fratelli. E quando noi parliamo della parola di Dio non possiamo fare altro che portare vita alle nostre anime.

E questo giovane, cosa ha fatto? Questa sera vogliamo parlare di lui, vogliamo concentrarci un attimino, pochi minuti, su di lui. Perché la Bibbia ci dice che nel mezzo di questa riunione con i nostri padri accade una catastrofe: questo giovane viene colto da un profondo sonno e precipita dal terzo piano in giù. La parola di Dio ci dice che fu raccolto morto.

Ora io voglio fratelli pensare con voi: perché questo giovane è caduto precipitosamente dal terzo piano in giù? Questo giovane aveva scelto un posto sbagliato. Si era scelta una finestra in mezzo alla sala. Come oggi succede, fratelli! Nel mezzo della sala, nel mezzo dell'opera di Dio, noi ci scegliamo un posto ai margini della sua opera. Il Signore Gesù non vuole che noi prendiamo un posto, che ci scegliamo un posto ai margini della sua opera, ai margini della sua volontà. Questo giovane era con i nostri padri, ma fratelli, aveva due piedi nella sala e il suo sguardo ogni tanto era all'esterno, era fuori. Quindi io ho pensato un attimo: "No, anch'io sono stato giovane. Anch'io ho scelto, sapete, quei posti dietro per avere le mie comodità, il bagno vicino, la porta vicino. Non ero attratto dalla parola di Dio". Questo giovane non era attratto dalla parola di Dio e si era scelto un posto, diciamo, un posto giovanile, ma altresì molto, molto pericoloso.

Fratelli, perché ad un tratto è stato preso — la parola del Signore dice — da un sonno profondo. Noi abbiamo proprio bisogno questa sera di capire che è necessario trovarsi al centro della volontà di Dio. Non possiamo vivere ai margini. Non possiamo più vivere da spettatori. Noi dobbiamo essere attivi nell'opera di Dio, dobbiamo trovarci al centro della sua volontà. Perché fratelli, quando noi guardiamo fuori, un sonno prende la nostra vita. La parola dice che questo giovane fu colto da un profondo sonno. Fino a quando noi poggiamo il nostro capo sul cuscino e siamo stanchi, siamo consapevoli di tutto quello che accade intorno a noi. Abbiamo ancora la lucidità di capire quello che sta accadendo. Ma dal momento in cui io e te veniamo presi dal profondo sonno, da quel momento noi non siamo più consapevoli di quello che accade intorno a noi.

Fratelli, il sonno non è qualcosa che si può gestire. Quello fisico, ma quello spirituale ancor di più! Il sonno spirituale è qualcosa che noi non possiamo gestire. E oggi fratelli non possiamo permetterci di vivere in questi tempi difficili ai margini. Non scegliamo dei posti che sono fuori dalla volontà di Dio, fuori da quello che accade in mezzo al popolo di Dio. Come abbiamo parlato prima, vi voglio dire qualcosa, fratelli, importante questa sera.

Questo giovane precipita da un momento all'altro dalla finestra, e la Bibbia ci dice che fu raccolto morto. Fratelli e sorelle, il diavolo quando viene in momenti bui, in momenti difficili, in momenti di debolezza nella nostra vita, non viene mai ad attaccarci o ad attrarci con le cose di dentro. Viene sempre con le cose che ci sono fuori. Il diavolo viene sempre per attaccarci prendendo le cose che stanno all'esterno. E voglio dire una cosa: quando si cade in un sonno profondo, si cade sempre all'esterno, non si cade mai all'interno.

Questo giovane aveva scelto un posto sbagliato. I suoi piedi erano nella sala, ma non era seduto su una sedia o su una panca: era seduto su un davanzale. Era un posto pericoloso e non l'aveva compreso. Fratelli e sorelle, noi abbiamo un posto meraviglioso che Dio ci ha dato in mezzo al corpo di Cristo. E noi possiamo prendere forza dai nostri fratelli, noi possiamo prendere forza dalla parola di Dio.

Perché questo giovane, se fosse stato attratto dalla parola, non sarebbe accaduto altro nella sua vita che essere rafforzato, che ricevere la luce, che avere una lampada per il suo piede, proprio come ci dice la Bibbia. No! La sua parola è una lampada al nostro piede, una luce sul nostro sentiero. Non poteva ricevere altro che beneficio. Ma purtroppo veniamo colti da un profondo sonno, e la caduta è terribile, fratelli. Perché questo vuole il diavolo: che noi possiamo morire. Così dice la Scrittura: questo giovane è caduto e fu raccolto morto. Non ti esporre fuori dall'opera del Signore. Non ti esporre fratelli. Non guardiamo fuori, ma guardiamo dentro a quelle opere meravigliose, gloriose che Dio ha preparato per te e per me. Amen! Gloria a Gesù!

E la parola dice: "Ma Paolo sceso giù si gettò su di lui, lo abbraccio e disse: 'Non vi turbate, perché l'anima sua è in lui'". La chiesa non è indifferente, fratelli! Immaginate questa riunione: questi nostri fratelli erano presi dal discorso, parlavano delle cose di Dio. Ma ad un tratto la riunione viene fermata. È successo qualcosa di terribile. La riunione si ferma, Paolo si ferma col suo discorso, scende giù e abbraccia Eutichico. La chiesa non è indifferente. La chiesa è preoccupata. Quando il pastore, quando i fratelli ti avvertono, ci avvertono di qualcosa che vedono in noi, ciò glorifica Dio. Per questo, perché Dio non è indifferente alla tua o alla mia situazione di debolezza.

Fratelli, non è una vergogna. Ognuno di noi viviamo dei momenti di debolezze. Ognuno di noi viviamo momenti difficili, e sono difficili. Ma quello che ti voglio dire: vai a Gesù. Egli non rimane indifferente. Paolo abbracciò questo ragazzo. La chiesa oggi ti abbraccia. La chiesa oggi ti ama. Noi siamo il corpo di Cristo. Noi ci dobbiamo amare gli uni con gli altri. Dobbiamo preservarci gli uni gli altri. E alcuni oggi potrebbero veramente occupare i primi posti nella chiesa, non perché uno vuole occupare il primo posto, ma parlo in maniera spirituale. Se oggi si fossero dati al Signore interamente, avrebbero occupato i primi posti. Ma purtroppo alcuni occupano quei posti che affacciano all'esterno. Ed è un pericolo troppo grande.

E io ti esorto da parte del Signore di rientrare e sederti al centro della volontà di Dio. Lascia perdere i margini. Lasciali perdere. Perché il Signore ti ha salvato, ti ha liberato, ti ha guarito, ti ha perdonato, ti ha dato la vita eterna. Oggi porta il messaggio della salvezza anche fuori. Non siamo noi attirati dal mondo, ma facciamo sì che il mondo possa essere attratto dalla chiesa del Signore.

E la parola dice che Paolo ha detto ai fratelli: "Non vi turbate, perché l'anima sua è in lui". E gloria a Dio, fratelli! Perché il diavolo vuole uccidere proprio l'anima. Ma Dio è misericordioso. Egli ti abbraccia questa sera e dice: "L'anima tua è ancora in te". Fratelli, la tua anima è stata riscattata. Oggi custodiscila! Oggi custodiscila! Perché se hai scelto un posto ai margini dell'opera di Dio, questo posto probabilmente non ti garantirà la salvezza fino all'ultimo. Probabilmente questo posto che hai scelto non ti garantisce la benedizione di Dio. È necessario che rientri e occupi il tuo posto in mezzo al corpo del Signore.

"Non vi turbate, perché l'anima sua è in lui". Paolo lo ricevette per rivelazione: sentì che questo giovane aveva ancora l'anima, l'anima non si era distaccata dal corpo. E questo a noi importa. Quindi risalì, spezzò il pane con loro e mangiò. E dopo aver parlato a lungo fino all'alba, partì. Non la vuoi proprio finire? Paolo! Dopo tutto quello che è successo, tu continui a parlare? Guardate quanto è profonda la parola di Dio. Paolo dice: parlò a lungo fino all'alba. Era successo quel che era successo. Ma quando si tratta della parola di Dio, la parola porta vita. E non c'è tempo, non c'è stanchezza, non c'è sonno. Perché siamo consapevoli che la parola di Dio è vita per noi, fratelli.

Dedichiamoci alla parola. Meditiamo la parola. Spendiamo del tempo presso la parola di Dio, perché non farà altro che portare grandi benedizioni nella nostra vita.

E questo è un passo che si conclude a lieto fine. Il verso 12 dice: "Intanto ricondussero il ragazzo vivo, per cui furono oltre modo consolati". Questa sera chiudo facendoti notare qualcosa di importante, bello agli occhi di Dio e ai nostri occhi. Eutichico non era più il giovane straniero del versetto 9, ma il versetto 12 adesso dice: "il ragazzo". È come se io questa sera fossi chiamato da qualcuno, e qualcuno mi direbbe: "Com'è andata fratello questa sera a culto? C'era la sorella Maria o c'era un giovane?". Viene riconosciuto come uno straniero. Ma il ragazzo adesso non è più straniero. È parte del corpo di Cristo. Adesso Eutichico è il giovane.

Fratelli, vi voglio dire una cosa: Gesù non ti vuole straniero in mezzo all'opera sua. Non ti vuole riconoscere come uno straniero. Non facciamo come Eutichico, con due piedi nella sala e lo sguardo all'esterno. Un giovane: tu non sei straniero. Il tuo nome ti ricordo che è scritto nel libro della vita. Ma il Signore lo vuole riconoscere. E per poterlo riconoscere, io ti dico: entra nell'opera del Signore. Sii attivo. Amalo. Servilo con tutto il tuo cuore. Leggi la sua parola. Onoralo. E lui ti benedirà. Un giorno nella Gerusalemme Celeste, Gesù nominerà il tuo e il mio nome. Ricordati: non più un giovane, ma il ragazzo. Non più un membro di chiesa, ma il membro della chiesa che Dio ci benedica. Amen.