Scegli Dio come tua fortezza
Vogliamo ricollegarci ancora alla parola del Signore. In 1 Samuele, leggiamo al capitolo 30 una storia che alcuni già conoscono, forse altri no. Capitolo 30, leggiamo fino al verso 6: "Quando Davide e i suoi uomini giunsero a Ziklag il terzo giorno, gli Amalechiti avevano fatto una razzia nel Negev e a Ziklag. Avevano preso Ziklag e l'avevano incendiata. Essi avevano fatto prigionieri le donne e tutti quelli che vi erano, piccoli e grandi, non avevano ucciso nessuno, ma li avevano condotti via e se n'erano andati.
Quando Davide e i suoi uomini giunsero alla città, ecco la città era distrutta dal fuoco, e le loro figlie e i loro figli erano stati condotti via prigionieri. Allora Davide e tutti quelli che erano con lui alzarono la voce e piansero finché non ebbero più forza di piangere. Le due mogli di Davide, Ainoam la Israelita e Abigail la Carmelita, già moglie di Nabal, erano anch'esse prigioniere.
Davide fu grandemente angosciato, perché la gente parlava di lapidarlo, avendo tutti l'animo amareggiato, ciascuno a motivo dei suoi figli e delle sue figlie. Ma Davide si fortificò nell'Eterno, il suo Dio". Amen, amen.
Fratelli, come tutte le storie della parola di Dio che noi leggiamo ci portano a un confronto. Perché noi possiamo capire attraverso la parola di Dio cosa il Signore ci vuole insegnare. Noi sappiamo che la parola di Dio ci illumina, ci apre gli occhi, ci dà il discernimento, la sapienza. È una lampada ai nostri occhi, ma anche una via per i nostri passi. La parola di Dio è il tutto per il credente. Senza la parola di Dio non c'è Dio.
Davide stava tornando con i suoi uomini perché il re dei Filistei, Akis - attenzione a questo passaggio - si era rifugiato presso di lui per sfuggire a Saul. Voi sapete quella famosa persecuzione. E dice il capitolo 27 di 1 Samuele: "Or Davide disse in cuor suo: 'Un giorno o l'altro io irò per mano di Saul. Non vi è nulla di meglio per me che mettermi in salvo nel paese dei Filistei. Così Saul desisterà dal ricercarmi ancora in tutto il territorio di Israele'. Così scampò dalle sue mani".
Questa fu una scelta grave, un grave errore - non un peccato, attenzione - questa fu la scelta di Davide che, in un momento di angoscia e di paura, perché Saul lo andava perseguitando per ucciderlo, allora lui scelse di rifugiarsi nelle mani del nemico, di Akis dei Filistei. Lui chiese protezione all'avversario, ai nemici del popolo di Dio. Perché fu raggiunto da un pensiero dicendo: "Un giorno o l'altro io morirò per le mani di Saul".
Aveva dimenticato che Dio lo proteggeva continuamente dalle mani di Saul. Aveva dimenticato che la sua vita è nelle mani del Signore. Ed era stato già unto re, perché sarebbe stato il prossimo re dopo Saul. Ma in certe debolezze della nostra vita - come succede a tutti gli uomini, perché tutti gli uomini abbiamo delle debolezze - a un certo momento della sua vita, lui dentro di sé ha pensato così: "Mi rifugio da Akis, dal nostro avversario". Questa fu una scelta sbagliata. Questo portò delle conseguenze. Non solo perché Davide ogni giorno diceva le bugie ad Akis.
Quando gli chiedeva: "Dove sei stato oggi? Come stai? Mangi tu col tuo popolo?", Davide aveva seicento soldati, più mogli e bambini. Come fa a vivere? E Davide diceva: "Io sono andato nel territorio di Giuda a fare una razzia. Quasi per dire: io sono andato nel mio paese di là. Io sto prendendo quello che mi serve".
E il re Akis dei Filistei diceva: "Ah, meno male. Si è fatto nemico del suo stesso popolo. Questo va bene". Ma era una bugia. Perché Davide non andava nel territorio di Giuda. Andava a fare razzia e faceva grande strage. Non lasciava nessuno in vita.
Ditemi voi: man mano che andremo avanti, se questa fu una scelta giusta per lui? Ci sono delle scelte che si fanno nella carne, secondo l'uomo naturale, senza la preghiera, senza l'aiuto dello Spirito Santo. Queste scelte ci portano, qualche volta, a delle situazioni complicate dove per uscirci non è facile, è difficile.
E quel re arriva il momento che voleva fare guerra a Israele. E disse a Davide: "Giacché tu sei mio amico e ti sei reso nemico al tuo popolo, vieni con me in guerra". Una società abominevole. Davide disse: "Io verrò in guerra con te e combatterò contro il mio popolo". E il re disse: "Va bene, va bene".
Quando noi sbagliamo, non sempre rimaniamo nell'errore. Perché in virtù dell'amore di Cristo egli stende la mano. Questo è successo spesso nella mia vita. E ci tira fuori dai problemi per la sua misericordia. E questo vuol dire anche per noi che sbagliare è umano, perseverare è un po' diabolico. Ma quello che conta è che Dio interviene nei momenti più opportuni per liberarci da quei problemi, da quelle scelte sbagliate.
Così lui era compromesso con questo re, aveva chiesto rifugio verso un infedele. Non fare mai società con gli infedeli. Paolo dice: "Non vi mettete con gli infedeli". È così, no? La parola è chiara. Perché gli infedeli non conoscono il vero Dio nella verità e vivono continuamente nel peccato. Ma molti cristiani ogni tanto chiedono favori agli infedeli.
Certo, anche gli infedeli Dio usa per dare, qualche volta, grazia al popolo di Dio. Ma questa è una scelta che fa Dio. Quando scegli tu di appoggiarti sugli infedeli, mettendo fiducia in loro - quante volte, ogni volta che arriva il momento delle elezioni politiche o comunali, quante promesse fanno gli infedeli! "Non ti preoccupare. Io così... io, questo è l'uomo, no? Ah, va bene". Poi quando qualcuno dice: "Ma guarda che questo succede da sempre, è una farsa", no, no. Ma quella è una persona seria, no? Quella è questa volta...
Impariamo a conoscere l'uomo, perché il cuore dell'uomo è ingannevole, dice la Bibbia, ed è insanabilmente malvagio. Quello che per noi conta è: non è come ha fatto Davide in quel periodo della sua vita. Perché Davide non era quello. Era uno dei pochi uomini sulla terra che confidavano in Dio soltanto. Anzi, proprio lui dice: "L'anima mia riposa in Dio solo". Lui confidava in Dio. Basta leggere i suoi salmi. E dai suoi salmi noi vediamo tutte le esperienze che Davide ha fatto. Perché non c'è niente che Davide non abbia scritto, se non sotto ispirazione dello Spirito Santo, ma basato sulle esperienze personali della sua vita.
Quello che noi raccontiamo, qualche volta anche per glorificare Dio, se non è basato sulla nostra vita - e non solo le belle esperienze, ma anche quelle cattive che facciamo perché tanti scrivono autobiografie dei successi, anche spirituali, da quando sono credenti, ma non parlano dei fallimenti, delle sconfitte. Davide mette l'uno e mette l'altro nella sua vita.
E come dicevo prima, ci sono dei momenti della nostra vita dove noi cadiamo in certe debolezze. Vi ricordate Elia? Elia era un uomo potente nelle mani di Dio. Dalla sua parola dipendeva la pioggia. Lui diceva: "Scenda il fuoco". Il fuoco scendeva. Era unto, mentalmente potente nelle mani di Dio. Ma una donna un giorno disse: "Se lo prendo gli taglio la testa". Lo minacciò. Quella donna, Jezabel. Così quell'uomo potente quell'uomo che aveva fatto scendere il fuoco - quell'uomo che disse: "Alla mia parola scenderà la pioggia" - Dio gli aveva dato a lui tutta la potenza e la possibilità di far piovere quando lui avrebbe voluto. Ma una donna lo intimorì. E per la paura scappò via. Se ne andò. Entrò in depressione. Tanto che disse al Signore: "Voglio morire. Fammi morire".
Com'è possibile una cosa del genere? Un uomo così potente nelle mani di Dio, ad un tratto diventa qualcosa che tu dici: "Sì, questo è l'uomo. Questa è la natura dell'uomo. Questi sono i momenti di debolezza che noi attraversiamo".
Così come Davide ha attraversato questo momento, a un certo punto interviene la mano di Dio. E dice: "I principi di Israele". Senti, parla al re Akis che quest'uomo non deve venire in battaglia. Perché i principi dissero: "Ma se questo viene in battaglia con noi, combatterà contro il suo popolo". No, combatterà contro di noi. Ragionamento logico, no?
E il re disse: "E che devo fare?" E allora chiamò Davide e disse: "Senti, torna indietro. Perché dovevano andare in battaglia col popolo. Torna indietro, torna indietro. I principi non vogliono che tu vieni con noi. Che tu ti associ al nostro esercito".
Davide torna indietro. Quando arriva a Ziklag dove lui risiedeva con tutta la sua famiglia e con tutti i suoi uomini e tutte le famiglie, la città era stata incendiata. Era esattamente quello che lui aveva fatto agli altri quando andava a fare delle razzie. La cosa che Dio ha prevenuto era di non far uccidere le mogli e i bambini del suo popolo. Ma gli Amalechiti - quelli che Saul non aveva del tutto distrutto - avevano rapito le loro famiglie.
E così quando arrivarono là non trovarono le loro famiglie. Allora pensate a questo momento. Pensate all'angoscia di questi uomini. E pensate all'angoscia di queste mamme, di questi padri, di questi genitori nelle mani di coloro che non temono Dio.
E allora questa storia ci dice anche questo: che tutto parte dalle scelte sbagliate. La conseguenza fu triste. Ecco perché dice la Scrittura: quando Davide arrivò, il paese ormai era in fiamme, la città di Ziklag. E quindi le donne e i bambini erano stati rapiti da Amalek. E la Scrittura dice: "Davide fu grandemente angosciato, perché la gente parlava di lapidarlo".
Come il loro prossimo re, il capo dei soldati, il responsabile di tutti? Il popolo suo stesso vuole lapidare Davide? Ma no, questo non succede così, va bene. Un capo nella famiglia, nella chiesa, nelle istituzioni - finché comanda e va tutto bene, tutti lo seguono, tutti lo acclamano. Ma quando sbaglia, tutti lo vogliono lapidare. "Tu hai sbagliato. La colpa è tua". Ed è vero. Perché la colpa era di Davide, di associarsi a quel popolo per andare in guerra e di lasciare donne e bambini da soli. Con chi se la dovevano prendere?
Quindi nella confusione, nell'angoscia - come erano amari, scoraggiati - non avevano, dice la Bibbia, più lacrime per piangere. Perché piangevano dalla mattina alla sera. Questa è la disperazione. Quando non c'è una via di uscita. Quando troviamo la nostra vita in certi momenti difficili, non vediamo altro che tenebre. Altro non si poteva fare. Loro dovevano solo piangere continuamente, dice la Scrittura. E quindi erano amareggiati. Una soluzione avevano trovato. La peggiore.
Quando uno è amareggiato, è scoraggiato, quando uno è nella prova, che cosa succede? Che perde la sua lucidità. Quella luce vera che ti dà un equilibrio, di stare calmo. Nella calma e nella fiducia, dice la Scrittura, sarà la vostra forza. Nella calma e nella fiducia. Se tu sei sempre in un periodo di depressione, di angoscia, sempre triste, non trovi una via di uscita. Perché non ti fermi un momento e ti chiedi: "Come si può fare in questa situazione? Come uscire fuori da questa situazione terribile?"
Allora tu non trovi nessuna via di uscita e vai sempre più giù. Vai sempre più giù. L'anima si sconforta. Si scoraggia. Va in depressione. Come erano andati questi uomini. E non vedono altra luce. Se non che cosa? Uccidere Davide, lapidarlo. Ma questa era la soluzione per recuperare la moglie e i figli di questi uomini? No. Ma il diavolo suggerì: "Uccidete Davide, perché ha sbagliato". No. Era facile prendere un capro espiatorio. Come nella storia della donna adultera - disse Gesù. Figuratevi che non presero nemmeno l'uomo che doveva morire secondo la legge insieme alla donna, no? Presero solo la donna e volevano lapidarla. Ma Gesù disse: "Chi non ha peccato scagli per primo la pietra".
Così questi uomini. Altra soluzione non avevano visto, se non di lapidare Davide.
Quando Davide ha sentito che volevano lapidarlo, che cosa ha fatto? Allora vedete: ci possono essere tanti uomini che hanno una soluzione unica: la peggiore. Ma poi c'è un uomo che non ha perso il suo spirito. Il suo spirito era sempre quello di guardare a Dio. Davide sempre ha guardato a Dio. Quando ha peccato ha peccato. E dopo il peccato si è pentito e ha guardato al Signore.
Ma aveva un privilegio che tanti uomini e donne, anche cristiani, non ce l'hanno compreso: l'umiltà. Era un uomo umile. E attraverso l'umiltà usciva fuori dai problemi. E la parola di Dio ci fa vedere come il Signore ci porta degli esempi che Davide ha esperimentato.
Nel Salmo 34, vi porto alcuni esempi per capire quale aiuto grande all'uomo quando si umilia agli occhi del Signore. Allora Davide dice così, nel Salmo 34, al verso 15: "Gli occhi dell'Eterno sono sui giusti, e i suoi orecchi sono attenti al loro grido. La faccia dell'Eterno è contro quelli che fanno il male, per sradicare la loro memoria dalla terra. I giusti gridano, e l'Eterno li ascolta e li libera da tutte le loro sventure".
Il verso chiave: "L'Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto e salva quelli che hanno lo spirito affranto".
Questa era la condizione di questi uomini. E la condizione di Davide. Ma Davide non si scoraggiò. Che cosa leggiamo di Davide? Ma - quel "ma" che cambia tutto. E che dovrebbe cambiare spesso la nostra condizione - quando c'è timore di Dio - "Ma Davide si fortificò nell'Eterno, il suo Dio".
Davide prese forza dall'Eterno. La soluzione di Davide non era come quella dei suoi uomini, che volevano ucciderlo, lapidarlo. La soluzione di Davide era Dio. La nostra soluzione è sempre Dio. Non ce ne sono altre soluzioni. Senza Gesù noi non andremo da nessuna parte. Possiamo continuare a lottare contro i problemi, contro le avversità, contro le difficoltà. Ma senza Dio... ho detto stamattina alla sorella Censina: "Come va? Non stai bene?" "Beh, grazie a Dio sto bene oggi. Ma senza di lui non sarei qua". Questa era un po' la sintesi. Ed è vero. Senza Gesù possiamo fare nulla.
Davide era consapevole di questa realtà, di questa verità. Perciò prese forza in Dio. Quali furono i tuoi pensieri? Nel momento del pianto, dell'afflizione, lui non rimase nello scoraggiamento. Perché il diavolo questo vuole: quando tu sei scoraggiato, di farti vedere tutto nero. Ma Davide si ricordò di che cosa? La prima cosa, io penso, è che Davide si ricordò di aver confidato nell'uomo, in Akis, nel re dei Filistei, di trovare rifugio presso l'avversario. E Dio gli aprì gli occhi e disse: "Ma quando io mi trovai davanti al leone, davanti all'orso, davanti al Gigante - in chi ho confidato? Sempre nel Signore. Questo ha fatto Davide".
Ma il segreto di Davide era la sua umiltà. Non è un'arma che possiedono tutti gli uomini e le donne. Perché l'umiltà è un grande pregio che solamente Dio ci può dare. Perciò abbiamo letto questo nel Salmo 34. Poi c'è Isaia 57 che ci dice - porto esempi per farci comprendere quanto sia importante agli occhi di Dio rimanere nella parola.
Così il capitolo 57, al verso 15, dice: "Poiché così dice l'alto e l'eccelso che abita l'eternità e il cui nome è Santo: Io dimoro nel luogo alto e santo, e anche con colui che è contrito e ha umile spirito, per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare lo spirito dei contriti".
Quale peggiore condizione si trovavano quegli uomini? Il loro spirito era contristato. Contrito significa profondamente contristato. E quindi umiliato. E il Signore dice: "Io abito l'eternità, nel punto più alto d'eternità. Ma abito anche nel cuore di quelli che sono contriti".
Sempre, nella nostra vita, dobbiamo avere uno spirito pronto ad essere contrito in qualsiasi momento. E l'umiltà non si deve manifestare solamente in certi momenti della nostra vita, perché dobbiamo del continuo portarci dietro questo spirito umile. Non umiliare soltanto quando stiamo nelle difficoltà, ma dobbiamo umiliarci davanti a Dio come Daniele, come Neemia, perseverando nella preghiera, anche se loro non avevano peccato. Confessarono il loro peccato. Ma si umiliarono per la salvezza delle anime, per la salvezza di Israele, per la salvezza dei loro parenti, dei loro amici.
Perché l'umiltà non serve soltanto in certi momenti della nostra vita. L'umiltà serve quando Dio ci riprende, per accettare la riprensione. E basta, no? L'umiltà serve di più quando è l'uomo che ti riprende, quando è il fratello che ti riprende e ti corregge, e tu lo accetti. Ma se tu non lo accetti mai, e sei sempre quello che ha ragione, e che non vede le cose come le deve vedere, il tuo spirito non è umile. Dio ti abbasserà, ti umilierà. Ma a modo suo. È meglio che tu ti umili volontariamente. Ascolta la parola del Signore, perché è importante davanti a Dio.
Il Salmo 51 dice, al verso 17: "I sacrifici di Dio quali sono?" Lo dice Davide in quel Salmo dove si pentì per il suo peccato, per quell'adulterio. Ecco dove stava il segreto di quest'uomo. Il Salmo 51, lo leggo perché è importante che non esca nulla di particolare dalla mia bocca. Al verso 17: "I sacrifici di Dio sono lo spirito rotto. O Dio, tu non disprezzi il cuore rotto e contrito".
O Dio, non disprezza questa condizione dell'uomo. Perché è importante che noi sappiamo qual è la nostra condizione, perché possiamo vedere la mano di Dio che si allunga nella nostra vita e ci tira fuori da ogni prova, da ogni avversità.
Proprio come dice la parola, Isaia 66. Questo è quel verso che tanti conosciamo e che cantiamo spesso anche nella chiesa, no? Isaia 66 ci dice così: "Dice l'Eterno: Il cielo è il mio trono e la terra è lo sgabello dei miei piedi. Dov'è dunque la casa che voi mi potreste edificare? E dov'è il luogo del mio riposo?" È importante, no, che Dio ci dica prima questo: "Tutte queste cose le ha fatte la mia mano, e tutte quante sono venute all'esistenza", dice l'Eterno. "Su chi dunque poserò lo sguardo? Volgerò lo sguardo su chi è umile, di spirito contrito, e trema alla mia parola".
Questa è la parola di Dio. Il cielo è il mio trono. La terra è lo sgabello dei miei piedi. Qual è la dimora che mi potete costruire? Perché il popolo voleva fare il tempio, no? L'aveva costruito. Ne fare un altro. Abbiamo letto prima: dov'è che dimora Dio? Qual è la dimora di Dio? Il santuario di Dio? Il tuo spirito. Il tuo cuore. Ma il tuo cuore deve avere questa condizione: "Su chi posero il mio sguardo?" Non è bello che tu senti lo sguardo di Dio sulla tua vita? Non è bello che tu ti senti osservato, momento dopo momento? Vuol dire che Dio ha il suo sguardo su di te.
"Su chi è umile". Sempre quella parola. "E che ha uno spirito contrito, rotto dentro". È morto alla carne. È morto al suo io. Viene fuori che Dio fa dimora in quella persona che non si inorgoglisce.
E da qui noi possiamo vedere come la parola di Dio arriva a un risultato: Davide si fortificò nel suo Dio. Quante volte è successo nella tua vita che hai preso forza in Dio e non ti sei appoggiato sul braccio dell'uomo? Non hai detto: "No, ma è un bravo medico. Da lui devo farmi toccare"? Se hai pensato così, va bene. Però forse qualcuno ti avrà detto: "No, è un bravo medico. Vai sicuro". Vedete, fratelli, quelli che confidano nell'Eterno saranno circondati dalla sua bontà. Confidare in Dio significa metterlo al primo posto davanti ai tuoi occhi. Ma è la condizione del tuo cuore che muove il braccio del Signore.
Sì, perché l'umiltà viene prima della gloria. La superbia, invece, è quella che hanno ereditato gli angeli infernali, quelli che poi sono diventati demoni. Quando uno prende forza nel suo Dio, vuol dire che crede. Ha una fiducia forte. L'unica soluzione per Davide era ricordarsi delle sue esperienze: "Dio mi ha liberato sempre. Lo farà anche questa volta".
E allora Davide consulta il Signore. Quante volte facciamo delle scelte senza consultare il Signore? Presi dalla nostra foga, presi da quello che sono i nostri desideri, acquistiamo, compriamo, scegliamo, parliamo, consigliamo, senza consultare il Signore.
Ma Davide disse: "Il sacerdote Abiathar , al verso 7, figlio di Aelec. Ti prego, portami l'efod". Abiathar portò l'efod a Davide. Così Davide consultò l'Eterno e chiese: "Devo inseguire questa banda? La raggiungerò?" L'Eterno rispose: "Inseguila, perché la raggiungerai certamente. E recupererai senz'altro ogni cosa. Tu recupererai tutto quello che gli Amalechiti ti hanno preso, compreso moglie e bambini, perché io li sto preservando".
Questa è la risposta di Dio. Questo è avere fiducia in Dio. Non vogliamo noi recuperare tutto ciò che abbiamo perso? Da un po' di anni la chiesa evangelica ha perso molto. Non lo vuoi tu recuperare? Per dire: "Signore, che cosa abbiamo perso? Hai perso ciò di cui io ti ho attrezzato dal cielo. E dobbiamo recuperarlo. Sì, fratelli, dobbiamo recuperare ciò che aveva la prima chiesa".
E Davide, prendendo forza in Dio, è andato forte della parola di Dio. Lui è andato fiducioso alla risposta del Signore. Lui è andato. E noi dobbiamo andare sempre quando Dio ci conferma la sua parola. Arriva il momento che la Scrittura ci dice, al verso 20 del capitolo 30: "Così Davide prese tutte le greggi e tutti gli armenti. E quelli che camminavano davanti al bestiame dicevano: 'Questo è il bottino di Davide'".
Fratelli, di che cosa stiamo parlando questa mattina? Facciamo appello al Signore che ci illumina. Qual era il bottino di Davide? Le greggi che aveva recuperato? La moglie? I figli del suo popolo? Qual era il bottino di Davide?
Qual è il tuo bottino? Davide si fortificò nell'Eterno. Questo è il bottino di Davide. Questo è quello che lui prese. Questo è quello che Dio gli affidò. Unicamente perché si umiliò davanti al Signore e si fortificò. Prese forza.
Ma come può un uomo scoraggiato, in depressione, un uomo che non ha speranza di recuperare niente - perché non sapevano dov'erano andati gli Amalechiti con le famiglie, né che cosa avevano fatto - come può, in un momento, un uomo prendere forza e rivivere? Queste sono l'opera dello Spirito Santo. Che non viene dall'uomo. Se Davide non avesse avuto quella fiducia in Dio, non avrebbe potuto prendere forza. Ma Dio entrò in Davide e lo rese forte. E disse: "Io devo prendere forza nel Signore". Questo fu il suo bottino.
E il Salmo 59, per chiudere, fratelli, è importante. È bella la parola del Signore, perché trova conferma anche nel nostro cuore quando egli si esprime in questa maniera. Salmo 59 dice, al verso 9: "Oh mia forza, a te guarderò. Perché Dio è la mia fortezza". Di chi era questo Salmo? Questo è un Salmo di Davide. Che cosa doveva raccontare? Lui non fantascienza. Doveva raccontare quello che erano le sue esperienze. E dire: "Mia forza, a te guarderò. A te soltanto guarderò, perché Dio è la mia fortezza. Il mio Dio", dice al verso 10, "di misericordia mi verrà incontro. Dio mi farà vedere sui miei nemici quello che io desidero". E va avanti al verso 16: "'Ma io celebrerò la tua potenza. E al mattino loderò ad alta voce la tua benignità, perché tu sei stato per me una fortezza e un rifugio nel giorno dell'avversità'".
E che noi dobbiamo testimoniare. Non tutto ciò che è orgoglioso. Sì, nel giorno dell'avversità, di scoraggiamento, di non avere speranza - come facciamo ormai? "È tutto finito". Questo è quello che hanno pensato tutti i suoi uomini. Ma un solo uomo dice: "No, io non mi rassegno. La rassegnazione è qualcosa di terribile. Io non mi rassegno. La mia speranza è in Dio". Perciò si fortificò in Dio.
Verso 17 dice: "Oh mia forza, a te io canterò le lodi, perché tu, o Dio, sei la mia fortezza, il Dio che mi usa misericordia". Non lo so. Qualche volta rimaniamo indifferenti davanti a questa realtà. Se il nostro spirito non è ben disposto, questa parola scivola via. Mettiamo l'ombrello. E non entra nel cuore. Ma se questa parola diventa vita in noi, e confidiamo in essa, quante volte riceveremo la risposta da parte del Signore?
Quando invochiamo l'Eterno, il nostro Dio, e lui ci risponde, ci dà grazia. Perché onorare Dio significa credere in lui. Quando crediamo in lui, lo onoriamo. Ed egli ci onora. Onora la nostra fede. Ma se il nostro spirito ancora è angosciato, il nostro spirito - che è la luce dell'uomo - è spento. Come possiamo guardare a lui? Come possiamo, in un momento, passare da una situazione di depressione, di scoraggiamento, a una situazione di forza e di coraggio? Se non è questa parola che sta dentro? E che al momento opportuno Dio la farà tornare. E ti dirà: "Vai avanti. Perché questo sarà anche il tuo bottino".
Fortificati nel Signore, il tuo Dio. Era il suo Dio. E Davide riuscì ancora una volta. E tutti dicevano: "Non è il bottino degli uomini del suo esercito, no. Tutti dicevano: È il bottino di Davide". Perché era lui. È solo lui che aveva confidato in Dio. Ma Dio, attraverso di lui, fece grazie anche a quelli che stavano con lui.
Così agisce il Signore. Le nostre preghiere sono di grande aiuto. La nostra umiltà, sì. E la nostra fede in lui sono di grande aiuto anche a quelli che ci stanno attorno. Questo vuol fare il Signore, fratelli. Perciò andiamo avanti. Benché i tempi siano difficili, noi continueremo a tenere gli occhi su Gesù. Lui è l'autore e il compitore di quella fede che ci fa forti nel Signore. Amen, amen. Vogliamo alzarci in piedi e ringraziare il Signore.