Prendere piacere nella sua volontà
Beato l'uomo che ripone nell'Eterno la sua fiducia e non si rivolge ai superbi né a quelli che si sviano dietro alla menzogna. "O Eterno, Dio mio, molte sono le meraviglie che hai fatto, e nessuno può enumerare le cose che hai ideato per noi. Se dovessi proclamarle e raccontarle sarebbero troppe per elencarle. Tu non prendi piacere né in sacrificio né in offerta. Mi hai forato le orecchie. Tu non hai chiesto né olocausto né sacrificio per il peccato.
Allora ho detto: 'Ecco io vengo nel rotolo del libro sta scritto di me. Dio mio, io prendo piacere nel fare la tua volontà, e la tua legge è dentro il mio cuore.' Amen."
Quello che questa mattina sarebbe per me il verso chiave da condividere con voi è il verso 8 che dice: "Dio mio, io prendo piacere nel fare la tua volontà."
Oh, il piacere di fare tutto ciò che tu mi dici: diventa un piacere, non un sacrificio.
I sacrifici sono stati rifiutati da parte di Dio quando dice: "Tu non hai gradito né sacrifici, né olocausti." Ma io ho detto: "Vengo per fare la tua volontà."
E in virtù di questa volontà noi siamo stati salvati, siamo stati graziati, in virtù del sangue di Gesù, che volontariamente ha voluto donare se stesso.
Ma quando parliamo: "Io ho piacere di fare la tua volontà," ci siamo mai fermati a riflettere profondamente? Che cosa significa fare la volontà di Dio? In quale maniera? Quali sono le domande che ci poniamo: qual è la volontà del Signore? Come ci risponde la parola stessa? E possiamo capire se è sempre piacevole fare la volontà di Dio? Perché non è che è sempre piacevole.
Vorrei farvi anche una domanda, ma non ci sarebbe il tempo, perché mi potreste rispondere. Però se c'è qualcuno che mi risponda lo faccia volontariamente. Perché gli chiedo: è facile e semplice fare la volontà di Dio? O è difficile?
Se c'è qualche risposta, io l'accetto. Non vuol dire che uno possa dire: "Ma non lo so, fra. Facile o non è facile?" Perché fare la volontà di Dio significa entrare in quelli che sono i pensieri di Dio. Poi, fare la volontà di Dio significa anche ubbidire a quello che Dio ci dice di fare.
Ma quando è che diventa un piacere? Noi possiamo anche guardare a quello che Gesù disse nel giardino del Getsemani, e lì ci sono varie opinioni riguardo a Gesù quando disse: "Se possibile, Padre, fa passare oltre il calice."
Allora molti dimenticano l'umanità di Gesù quando stava sulla terra. Che il Padre ha lasciato nelle mani del Figlio, perché anche lì noi leggiamo che ebbe bisogno di essere confortato per quel momento così terribile, tenebroso, nella vita di Gesù.
Quando lui, necessariamente, poteva accettare la volontà del Padre dicendo: "Non la mia, ma la tua volontà sia fatta." Ma guardate che Gesù doveva andare incontro alla morte, incontro a un sacrificio che lui nemmeno nella sua umanità su questa terra ha mai potuto conoscere per se stesso. Perché Gesù non conobbe cosa fosse il peccato nella sua persona. Sapeva cos'era il peccato fra gli uomini, ma nel suo corpo il peccato non era conosciuto.
Allora l'angoscia che entrò nel suo cuore in quei momenti era così forte che lui disse al Padre: "Se è possibile," ma io avrei ancora un'altra domanda da fare.
Noi possiamo fare la volontà di Dio, ma la possiamo anche accettare. Perché sono due cose, che dobbiamo considerare. Una è che Dio ci lascia la possibilità di poter fare ciò che lui piace, e che per noi non sarebbe un sacrificio. E l'altra è di accettare la volontà di Dio. E lì diventa più difficile.
Perché se il medico legge tutti gli esami che hai fatto, poi ti guarda e ti dice: "Signora, c'è un problema nel suo corpo e va esaminato profondamente." Il dottore ti fa capire che è una cosa grave.
In quel momento tu che fai? Quando il risultato che non avresti mai voluto ascoltare ti viene comunicato, tu che fai? Dici: "Padre, non la mia, la tua volontà sia fatta."
Perché io ho assistito, come già ho detto, giovedì e domenica, quando siamo andati a Cosenza, a ciò che è successo riguardo a questa sorella. Quando il padre ha gridato a Dio: "No, Signore, ti prego, questo non posso accettare." In poche parole voleva dire: "Tu porti via questa mia figlia."
Lì possiamo alzare le mani e arrenderci. Perché quando la volontà di Dio deve realizzarsi, tu e nessun'altra persona su questa terra possono impedire a Dio di fare ciò che a lui piace.
Ma il problema sta nella disposizione del nostro cuore. Perché per noi sembra semplice quando leggiamo e diciamo: "Sì, io voglio fare la volontà del Signore." Vedrai che nel momento in cui preghi e affermi che vuoi fare la volontà di Dio, Dio metterà alla prova la tua vita per vedere fino a che punto.
Perché fare la volontà di Dio va bene nelle cose piacevoli, ma quando si tratta poi di sacrificare la nostra vita, o di sacrificare i nostri figli, diventa non molto semplice. Per fare la volontà di Dio uno può dire: "No, fratello, è difficile. Ho provato nella mia vita e non ho sempre potuto fare quello che Dio mi ha chiesto perché è stato troppo forte per me." Capire tutti noi passiamo per questa strada. Perché tante volte Dio ci chiede delle cose apparentemente difficili da praticare, da mettere sotto la sua ubbidienza.
Ma attenzione! Ci sono due disposizioni del cuore di un uomo dove può accettare o non accettare di ubbidire al Signore. L'uomo dirà con tutta certezza: "Certo, Signore, io trovo piacere a fare tutto ciò che tu mi dici. E anche se mi chiedi le cose più difficili, lo farò."
Allora abbiamo due esempi, solo due esempi, nella Bibbia. Ma non sono gli unici. Perché sono a centinaia gli esempi nella Bibbia dove vediamo uomini e donne che hanno avuto piacere di fare ciò che Dio gli ha chiesto. Perché se noi abbiamo nel cuore dei legami, e Dio ci chiede proprio lì dove stanno le nostre radici, allora lì si vede se tu vuoi fare con piacere la volontà di Dio.
Però ci sono delle cose che noi non abbiamo lasciato ai piedi della croce, ce le portiamo ancora con noi, dalla nostra eredità. Può essere l'orgoglio, l'avarizia che fa parte di noi, la bugia che fa parte della nostra natura. Ci sono queste cose dove Dio, del continuo, tende a spingere la mano perché vuole che la sua volontà sia esattamente quello che Paolo ci dice nella sua parola.
È bene che la mettiamo lì perché la possiamo leggere in modo che sappiamo qual è la volontà di Dio.
Vediamo. Uno può dire: "Ma certo, fratello. Ma la volontà di Dio possono essere tante cose nella nostra vita. Dio vuole che noi lo seguiamo. Dio vuole che noi lo serviamo. Dio vuole che noi siamo assidui alla comunione, alla preghiera, a tutte le cose spirituali e sante. Questa è la volontà di Dio, bene."
In primo Tessalonicesi, al capitolo che seguiamo sempre nella parola, al verso 3: "Perché questa — attenzione, metteteci la mente sopra — è la volontà di Dio: la vostra santificazione e che vi asteniate dalla fornicazione." Qui Paolo fa riferimento al corpo dei credenti. Ma qual è la volontà di Dio? Noi giriamo a destra e a sinistra per chiedere quale essa sia.
La volontà di Dio è la santificazione. Nella santificazione tu cammini nello Spirito, perché sei santificato in Gesù. Non cammini più nella carne.
Qualsiasi sacrificio che Cristo ti chiede, ricordati, sarà piacevole per te.
E allora una mattina, per non dire una notte, qualcuno svegliò quell'uomo e gli disse: "Abramo, Abramo." E quell'uomo aveva già esercitato la fede, e disse: "Eccomi, Signore. Eccomi, sono pronto."
Dio non fece nessun giro di parola. Quando ci dicono una cosa, noi vogliamo che ci sia detto nel modo giusto. Ma Dio con i suoi servi usa il suo metodo. Non lo fa così come farebbe con te. Però tu non sei Abramo, e non lo so nemmeno io. Ma con Abramo l'ha fatto.
Dopo più di 100 anni, quando già il ragazzo aveva una certa età, Abramo — vorrei parlarti — e ho pensato che senza giro di parola. "Abramo, offrimi il tuo figlio. Sacrifica il tuo unico." E Abramo: "Signore, non mi sto sbagliando? È una visione? È la voce di Dio? È un sogno? Perché non è possibile, Signore, dopo 100 anni ho ricevuto un figlio, e tu mi chiedi di sacrificarlo, sapendo che la promessa è che da questo figlio sarebbe nata una generazione grande come l'arena del mare?'"
Tutti questi ragionamenti nella mente di Abramo, io non li ho letti. Non lo so se ci saranno stati. Ma una cosa so come sta scritto: che Abramo la mattina presto chiama il figlio. "Dice Isacco, papà, è presto. Sono le 4:00. Dove dobbiamo andare?"
Di mattina, alzati. Chiama i servi. Sistema l'asino con tutto quello che c'è, la legna. Tutto il resto. All'inizio, quando Abramo fu chiamato, non sapeva dove andava. Adesso sapeva che cosa doveva fare. Ma tu dici: "Signore, questa è la volontà di Dio? Non posso credere. Mi sembra che non si possa secondo la ragione umana."
Lo so. Lo so pure io che non si può. Ma Dio non voleva il sacrificio di Isacco, sapete? No. Dio voleva capire l'ubbidienza di Abramo, anche se la sapeva nella sua prescienza. Ma mette alla prova Abramo. E con l'esempio di Abramo e Isacco ci sta già preannunciando il sacrificio di Gesù, il Figlio.
E tu puoi dire: "Io al posto di Abramo mi sarei fatto tante domande." Lo so. Tu l'avresti fatto. Ma per Abramo non era così. Perché Abramo era pienamente fiducioso nel suo Dio.
Tu dici: "E come ha fatto?"
Perché Abramo era un uomo spirituale. La Scrittura ci dà la risposta quando dice chiaramente: "Perché Abramo credeva che Dio poteva far crescere dei figli in un'altra maniera. Però la sua fiducia era che sapeva in chi confidava."
E ecco perché, quando noi parliamo di accettare la volontà di Dio, dipende dalla disposizione del tuo cuore.
Dio non è che ti prova oltre le tue forze. Ma Dio ti sta chiedendo qualcosa dove tu ti devi fermarti e chiederti: "Signore, sono esercitato a sapere se non è un mio sentimento, qualcosa che io sento, e non è la tua volontà?"
Quando parliamo di santificazione, stiamo parlando di una persona che nel suo cuore ha fatto entrare lo Spirito Santo, e che adesso rende sensibile la voce del suo Spirito. Perché la voce dello Spirito Santo non è come le altre voci che noi sentiamo.
Capisco che alcune volte sento, io sento, fratello. Poi sento dire a me: "Lo Spirito Santo mi ha parlato e mi ha detto..." Ho capito, va bene. Non voglio mettere in dubbio ciò che lo Spirito Santo ti dice. Intanto parliamo di qualcosa che è molto delicato. Che la voce dello Spirito Santo è così sottile, e se non siamo esercitati ad ascoltarla, noi possiamo sentire tante voci.
Sapete quante voci? Quanti suggerimenti mi ha fatto il diavolo in tutti questi miei anni di fede? Non lo potete credere! Ma sarà la voce del diavolo, perché il diavolo si traveste da angelo di luce.
Qualche volta ti suggerisce delle cose apparentemente buone. Ma non è la voce dello Spirito Santo.
Qualche volta è la tua voce, o la voce della tua coscienza. Che qualche volta tu sopprimi, la soffocchi.
Quando senti un messaggio che tocca le parti più intime della tua vita, dove tu devi mettere in ordine alcune cose, lo verifichi dalla parola di Dio: due cose puoi fare: o soffocare la coscienza e ribellarti, oppure arrenderti e dire: "È vero, Signore. È vero, Signore. Questa è la realtà della mia vita."
Ma noi credenti non siamo abituati ad ascoltare tante volte le cose pratiche che giorno per giorno affrontiamo per noi. Perché quando Dio dice: "Sacrifica il figlio," non sta chiedendo la vita di tuo figlio. Ti sta dicendo soltanto: "Sorella, fratello, affida il tuo bambino alla croce. Quello è il mio altare. Mettilo là. Io avrò cura. Perché quando il tuo bambino o il tuo giovane adolescente se ne andrà dopodomani, o quando è a scuola, tu non potrai fare nulla di più per preservarlo dal peccato, dal male, da qualsiasi cosa brutta che tu puoi immaginare. Non puoi fare niente.
Adesso si capisce benissimo che noi vogliamo stare presenti, qualche volta no, con i nostri bambini, stare sempre svegli a capire: 'Mi raccomando.' Quella tensione. Tu non sai che cosa succede. E qual è la volontà di Dio per te, genitore: che tu metti non solo la tua vita — perché la tua vita non ti appartiene più, e forse non lo sai — noi non apparteniamo più a noi stessi.
Quando noi leggiamo come abbiamo letto nel Salmo: "O Dio, tu mi hai forato le orecchie," proprio stamattina mentre io stavo preparando questo culto, mia moglie mi dice: "Ma che significa quando uno tiene l'orecchio forato?"
La parola di Dio ce lo insegna già nell'Antico Testamento. Quando uno schiavo voleva essere libero, ormai era scaduto il tempo, e poteva essere libero, poteva andare in libertà, ma poteva scegliere di rimanere col suo Signore, col suo padrone.
L'unica cosa che lo trattenne è che il servo disse: "Io amo il mio Signore. Non voglio andare via. Io amo anche mia moglie e miei figli — perché nella casa del padrone aveva anche acquisito la moglie, i figli. E per amore del padrone accetta la volontà, e il padrone prende il servo, lo mette vicino allo stipite della porta e gli fora l'orecchio.
Quel segno significa che era un patto. Lui aveva rinunciato alla sua libertà. Doveva servire il suo Signore per tutta la vita. Era una scelta che aveva fatto.
E quando noi facciamo una scelta di servire il nostro padrone, non ci possiamo tirare indietro. Alcune cose sono troppo difficili da affrontare: "No, Signore, questo non lo posso accettare." E no, fratello, vedi cara sorella?
Succede così: Dio è sovrano. Domani, tu, per la sua volontà, non puoi dire: "No, Signore, non l'accetto." E chi sei tu per rifiutare?
Questo è arrivato. Quel che è arrivato nella nostra vita. Succedono tante cose. Ma quando Dio decide qualcosa, tu puoi anche non accettarle. E tanti per non aver accettato la volontà di Dio per una prova forte hanno fatto un passo indietro. Non hanno più seguito Gesù. Se ne sono andati nel mondo. Perché dicono: "Siamo stati delusi dal Signore. Non mi aspettavo questo." Hanno dato la colpa al Signore, anziché dire: "Signore, accetto quello che tu hai detto e quello che tu hai fatto."
Ma vedi, vedi, fratelli, io tante volte mi fermo su questo concetto e dico: "Abbiamo l'esempio di Abramo. E Abramo dimostra la sua spiritualità, il suo amore, la sua sottomissione. E Dio lo premia. E gli dice: 'Abramo, tutte le generazioni che verranno dopo di te saranno benedette in te, per un passo di ubbidienza.' Perché ha accettato la volontà di Dio."
Poi possiamo prendere l'esempio di un altro profeta: Giona. Giona riceve un ordine: "Vai a Ninive." Questa era la volontà di Dio che Giona andasse a Ninive. Lui invece fa l'opposto. Anziché addentrarsi nella terra di Ninive, lui va verso il mare per fuggire lontano dal Signore.
Ora io mi sono chiesto: "Signore, ma tu potevi dire a Giona: 'Ah, non hai ubbidito. Ci saranno conseguenze.'" Quando non facciamo la volontà di Dio ci sono conseguenze. Ma non soffocare la tua coscienza. Se tu senti nel tuo cuore, se esaminandoti, che ci sono delle cose che non hai messo in ordine anche dopo tanti anni di fede, e che Dio sta premendo il suo dito in quella piaga perché tu possa ubbidire alla sua voce, per il tuo bene, allora io direi: "Esaminiamo bene."
Perché quando Dio ci dà un compito e ci assegna una responsabilità, quella è la sua volontà per noi. E noi dobbiamo cercare di capire cosa dobbiamo fare.
La parola di Dio è quella che è la nostra luce, la nostra guida, la nostra via. Non è difficile per te chiederti qual è la volontà di Dio se tu cammini nella carne. Ma se cammini nello Spirito, tu avrai la luce per capire e sentire la voce del Signore.
Questa è la via. Cammina per essa. Non ti sbaglierai. Non andrai né a destra né a sinistra. Perché il tuo spirito è esercitato ad ascoltare la volontà di Dio, a sentire la sua voce.
Ed è per questo che Gesù, quando i discepoli gli dissero: "Maestro, mangia. Maestro, mangia," quale fu la risposta di Gesù? "Quale fu il mio cibo?" È fare la volontà del Padre mio.
Quando io ho letto quel verso, non ho letto più da parte di Gesù. L'ho letto per me. Allora il Signore mi sta dicendo: "Davide, il tuo cibo è fare la mia volontà, non la tua. Quindi fare la volontà di Dio è un cibo prelibato, piacevole. E a motivo di questo, noi possiamo cominciare a capire come possiamo servire il Signore, in quale maniera, la parola ci guida."
C'è un altro passo della Scrittura dove abbiamo sentito tante volte. Io lo leggo in modo che possiamo comprendere anche la profondità di quello che noi leggiamo in Romani 12, dal verso 1 al verso 2:
"Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi come vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio. E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio. Amen!"
Non vi conformate. Sarebbe buono che ogni tanto noi ci chiediamo e diciamo: "Signore, anche Saulo parzialmente fece la volontà di Dio. Ma io ho ubbidito alla tua voce. Ma era vero?"
Vedete, questi esempi della parola di Dio ci servono per capire che apparentemente noi facciamo la volontà di Dio, ma solo in parte. Non dico che facciamo soltanto in parte la sua volontà. Ma Dio non vuole che noi facciamo in parte la sua volontà. Perché altrimenti l'altra parte appartiene all'uomo naturale. E lì è il campo di battaglia di Satana, dove tu dovrai fare quello che lui ti comanda. La parte naturale non è sotto il tuo dominio.
Ecco perché la parola ci insegna: "Affinché conosciate per esperienza." Questa esperienza nasce nella comunione, nelle prove, nel capire qualche volta quando abbiamo pensato che era la voce del Signore, invece non lo era. E abbiamo fatto un'altra esperienza. E abbiamo detto: "Signore, adesso ho capito che quella non era la tua voce." E il Signore ci dice: "Io voglio che voi non cerchiate soltanto ciò che si può accettare. Voglio la perfetta volontà di Dio."
Quello che ha fatto Abramo era indiscutibile. Era esattamente ciò che Dio chiedeva. Poi è chiaro che noi tutti siamo soggetti a riflettere un pochettino nella nostra vita, nelle cose pratiche di oggigiorno, cominciando dalla famiglia. Dove io metto sempre un punto fermo per esperienza della mia vita. E vorrei che tutti noi potessimo perseguire questa strada. Perché la famiglia e la Chiesa sono sorelle. Vanno insieme. E tu non puoi dire: "Io faccio la volontà di Dio. Vado in Chiesa. Lodo il Signore. Ascolto la parola. I fratelli mi giudicano per come mi vedono fisicamente nella Chiesa. Che possono sapere che cosa succede a casa?"
È la volontà di Dio che tu, marito, onori la tua moglie. Che ascolti anche qualche suo consiglio. Che non usi l'ira. Che sei un testimone anche davanti alla famiglia, ai figli.
È volontà di Dio che tu possa onorare i termini del patto.
E vedete, noi ci inoltriamo in cose più alte di noi, in cose spirituali dove ci portano più vicini ai luoghi alti. Però non abbiamo ancora messo i piedi a terra perché il fondamento è la tua vita davanti a Dio.
Una donna che apparentemente serve il Signore, canta, loda, si comporta bene, ma non è sottomessa al suo marito. Che progresso può fare mai? Questa non può essere la volontà di Dio.
La volontà di Dio è il fondamento nelle cose più pratiche, più semplici della nostra vita. I gradini si salgono uno alla volta. E a me piace vivere la mia vita pratica insieme a voi. Perché quando io faccio un'esperienza e poi il Signore mi dice: "Tu hai detto, ma non hai fatto." E allora questo mi porta a vedere quanto sia importante davanti agli occhi di Dio che noi facciamo quello che piace al Signore.
Mi viene in mente quella parola, e questa credo che ce la possiamo portare dietro per il resto dei nostri giorni. Gesù disse un giorno: "Voi dite: 'Signore, Signore!'" Sì, è così anche nelle preghiere. Spesso diciamo: "Signore, Signore," e poi dice Gesù: "Dite 'Signore, Signore', ma non fate la mia volontà? A che serve dire sempre 'Signore' e poi non fare la sua volontà? È qui che ci dobbiamo fermare."
Se è il Signore, dobbiamo onorarlo per quello che è. E dobbiamo sinceramente dire a lui: "Rendi piacevole la mia vita. I miei sacrifici siano piacevoli. Perché quando Dio mi chiama a fare qualcosa che sembra difficile per me, allora io devo scoprire qual è il sentimento di Abramo, con quale sentimento si prostrò alla volontà di Dio, per fare qualcosa che umanamente non è possibile."
Paolo fu l'Apostolo delle genti. Accettò la volontà di Dio quando Dio gli disse: "Tu sarai uno strumento nelle mie mani, ma io ti farò vedere quante cose tu debba patire per il mio nome. Adesso sta a te decidere: vuoi ancora servirmi? O fai un passo indietro?"
Perciò ho fatto la domanda prima. "Pensate sia semplice fare la volontà di Dio?" Dio ci chiede delle cose che per lui sono necessarie e importanti: è un sacrificio, spendere un po' di tempo e dedicarlo al Signore. Spendere un po' di tempo in più per cercare la sua faccia. Perché vedete, si riconosce la nostra natura da ciò che facciamo nelle cose pratiche della nostra vita.
Per me è più semplice spendere un po' di ore a fare tante cose per la mia vita. Ma spendere un po' di tempo per ciò che riguarda le cose di Dio diventa difficile. La preghiera, la comunione, la parola, la salvezza delle anime: siamo sinceri con noi stessi, molto dipende dalla disposizione del cuore.
E allora uno si ferma e dice: "Quando io leggo la parola e il Signore mi chiede certe cose, mi dovrei chiedere: 'Ma sto facendo io la volontà del Signore? O è difficile per me capire?'"
Tanto quanto noi amiamo, tanto ci sacrifichiamo. Questa è la realtà.
Per l'amore che aveva per Dio, Abramo trovò piacevole offrire il suo figlio e ubbidire a Dio. Per me non era un sacrificio fare 30 km al giorno per andare a trovare mia moglie quando eravamo fidanzati. Non era un sacrificio, anche se non era tanto semplice andarla a trovare nel deserto dove abitava. Però l'amore mi spinge a fare quello che la carne non vuole fare, ma che lo Spirito mi costringe a fare, ciò che piace a Dio.
E concludo con quello che ho letto, quando ho detto: "Dio mio, io prendo piacere nel fare la tua volontà" — deve essere un piacere il nostro servizio a Dio, non un sacrificio.
"No, lo faccio per il Signore, fratello. Lo faccio per il Signore." Non lo devi fare per il Signore. Quando Dio ti dice di dare una mano al fratello o alla sorella, di aiutarli, non lo devi fare per il Signore. Lo devi fare per il fratello. Perché se lo fai solo per il Signore, non ne sono sicuro. Chiediti tu stesso.
Ma se lo fai per amore del fratello, le cose vanno diversamente. Tutto quello che fai al fratello lo stai facendo al Signore. È più semplice così. Se lo fai solo per il Signore, vuol dire che il fratello è un sacrificio. Ma se lo fai per il fratello, per la sorella, e lo fai per amore, tutto quello che fai lo fai davanti a Dio, e non è più un peso.
Io ogni tanto chiamo il fratello Toni sapendo che è disponibile. Lo chiamo spesso per fare i servizi nella Chiesa.
"Fratello Toni, c'è un problema." E quando lui sente il numero sul telefono capisce: "Ah, è il fratello Davide. C'è un problema. Si è rotto questo. Bisogna giustare quello. Bisogna fare quell'altro."
Io dal telefono mi accorgo che negli ultimi tempi lo sento disponibile. Ogni volta dice: "Che c'è, fratello Davide? Io sono contento."
Questo posso testimoniare: che i fratelli nella Chiesa sono disponibili. Questo è un bene che noi abbiamo nella nostra comunità. E anche le sorelle che si danno per la Fratellanza. Questa è una buona testimonianza. È una benedizione e una grazia anche da parte mia e da parte vostra.
Ma quando uno vuol farti un servizio, è gioioso di farlo, anche se deve lasciare quello che ha e dire: "Lascio tutto, fratello, fra mezz'ora sto da te."
Questo crea grande gioia nel mio cuore. Ma non egoisticamente per me stesso: per la disposizione dell'altro che ha capito che fare il servizio per il Signore e per il fratello non è un sacrificio. È un piacere!
Io prendo piacere nel fare ciò che la parola di Dio comanda. Perché la volontà di Dio bisogna farla praticamente. Questo è importante!
Quando sento dire: "Come fate voi nella vostra comunità così grande? Tutte le pulizie, tutti i servizi, tutti i lavori?" Io che devo rispondere? La realtà: grazie a Dio non andiamo da nessuna parte a cercare nessuno per fare il servizio. I fratelli e le sorelle sono tutti disponibili a fare qualcosa per l'opera del Signore.
Qualche volta rimangono perplessi e meravigliati quando sentono dire: "No, da noi non è così. Da noi non è così. Da noi invece è così. Perché quando abbiamo piacere a fare un servizio, lo facciamo, sapendo che Dio gradisce quello che tu fai. Verranno le conseguenze di una grande benedizione nella tua vita. Perché tutto quello che fai lo fai per amore di Cristo e della Fratellanza. Questo è Evangelo puro!"
Fare, fare. Questa è la testimonianza del nostro maestro: iniziò prima a fare e poi a insegnare. Perciò la Bibbia ci dice: "Fratelli, non siate molti a fare da maestri. Siate tutti servitori l'uno dell'altro. Amatevi intensamente l'uno dell'altro e santificatevi."
Perché la tua vita la vivi in una sfera di santificazione dove anche un piccolo pensiero impuro ti fa dire: "Scappa via da me, Satana. Non accetto."
Fare la volontà di Dio è santificarsi. Questo è importante. E per me è importante prima per me stesso e poi per la comunità stessa dove stiamo. Che i fratelli possano cercare di avvicinarsi sempre di più a Dio. E più ti avvicini a Dio, più percepisci qual è la sua volontà e la voce dello Spirito Santo che ti guida e ti dice: "Fai così."
Signore, vuoi benedire la Chiesa degli ultimi tempi. Capisco che è difficile. Capisco che è difficile perché il Diavolo non dorme, non va in ferie. Lui ha capito chi sono i Santi degli ultimi giorni. Lui ha capito! Ma noi vogliamo proporci un solo pensiero: che è quello di vivere come se fosse l'ultimo giorno.
E quando noi siamo consapevoli, come se fosse l'ultimo giorno, allora ci impegneremo a mettere in ordine tutte le cose che abbiamo soppresso nella nostra coscienza. E invece dire: "Signore, voglio essere un uomo libero e fare non la mia, ma la perfetta tua volontà! Amen! Amen!"
Vogliamo alzarci in piedi.