La resa dei conti

Leggiamo fratelli solo questi versi dal verso 24. Così dice la parola del Signore. Perciò dalla sua presenza è stata mandata la parte di quella mano che ha tracciato la scrittura. Questa è la scritta che è stata tracciata: mene mene, tekel, ufin. Questa è l'interpretazione di ogni parola. Mene: Dio ha fatto il conto del tuo regno e gli ha posto fine. Tekel: tu sei stato pesato sulle bilance e sei stato trovato mancante. Peres: il tuo regno è stato diviso ed è stato dato ai Medi e ai Persiani. Amen! Fin qui la parola del Signore.

Bene fratelli, io intitolo il messaggio di questa mattina come «la resa dei conti». Sapendo che ognuno di noi in questa vita, in questa terra, avrà la resa dei conti. Ci sarà per ognuno di noi. La resa dei conti è biblica, è scritturale, e questa mattina lo vedremo. In questo momento noi ci troviamo a Babilonia, Babilonia la grande. Vi ricordate? Babilonia, secondo le scritture, un luogo dove dimorava la corruzione più totale, il lusso, l'orgoglio, le ricchezze, il disonorare Dio, l'idolatria. Era un ambiente di fitte tenebre. E nel discorrere nel libro di Daniele, un libro profetico, io paragono questo passaggio della Scrittura esattamente agli ultimi tempi, quei tempi in cui noi stiamo vivendo. E non possiamo fare a meno di soffermarci su alcune di queste parole, talmente profonde fratelli, che non possiamo fare a meno di destare il nostro cuore, di piegare il nostro orecchio, l'orecchio dello spirito, alle parole di Dio che ancora oggi si prende cura del suo popolo.

E mentre discorriamo nella lettura del libro profetico di Daniele, il Signore ci mette davanti questa mattina un re, un re Belsasar , o se vogliamo chiamarlo Baldassar . E la Scrittura ci dice che questo re perverso fece un banchetto e invitò i suoi grandi. La parola dice i mille suoi grandi. In presenza di questi mille grandi bevve vino. E la Scrittura ci dice che mentre degustava questo vino, Belsasar ordinò di far portare i vasi d'oro e d'argento che suo padre Nabucodonosor aveva portato via dal tempio che era in Gerusalemme. Perché in essi bevessero il re e i suoi grandi, le sue mogli e le sue concubine.

Fratelli, stiamo parlando di un re perverso. Ma io con voi voglio riflettere e pensare, dialogare e dire: «Ma che cosa ha a che fare un re pagano con noi, chiesa del Signore? Ma quali insegnamenti noi possiamo trarre da questo re perverso?» Potremmo dire questa mattina: «Io sarei un perverso, sarei un idolatra, se prendessi ciò che ha fatto questo re, i vasi del tempio di Dio, e ne facessi motivo di scandalo e offesa a Dio». Sono io per caso quest'uomo? No fratelli.

Io insieme con voi questa mattina mi inoltrerò per comprendere in che tempi viviamo, dove ci troviamo e che cosa c'è nel nostro cuore. Qual è la nostra posizione davanti a Dio? Quando parliamo di festeggiamenti idolatri, di idolatria e di divertimenti peccaminosi? Questi uomini che scambiavano il sacro col profano? Subito la nostra mente ci porta a considerare qualcosa, a ricordare qualcosa. Perché non dimentichiamo fratelli, noi siamo inclini a dimenticare. Come ho detto prima, diamo per scontato ogni cosa. Oggi i nostri giorni passano, il tempo passa, e noi ce ne voliamo via. Ma il Signore si prende cura giorno dopo giorno, e questa mattina ci ricorda: che cosa?

Fratelli, quando sentiamo queste cose, subito la mente sale a quello che l'apostolo Paolo ha scritto nella sua seconda lettera a Timoteo, al capitolo 3. E che cosa dice il Signore al verso 1? «Or sappi questo, che negli ultimi giorni verranno tempi difficili». Abbiamo sentito tante volte, fratello. Basta! Quante volte abbiamo sentito questo? Noi lo ripetiamo ancora fratelli, perché Paolo dirà ancora: «Per me non è gravoso ripetervi le stesse cose, ma per voi è una salvaguardia». È fratelli, dobbiamo ricordarci: gli uomini saranno amanti di se stessi, avidi di denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, scellerati, senza affetto, implacabili, calunniatori, intemperanti, crudeli, senza amore per il bene, traditori, temerari, orgogliosi, amanti dei piaceri invece di amanti di Dio.

Avendo l'apparenza della pietà ma avendo rinnegato la potenza. Fratelli, questi sono i tempi in cui noi viviamo. E noi ci troviamo adesso in questo tempo a Babilonia, con questo re davanti, Belsasar . E questi tempi sono tempi difficili. Questo è lo spirito che noi viviamo oggi. E come Chiesa del Signore dobbiamo fare attenzione. C'è uno spirito di indifferenza, di disprezzo, di insensibilità verso le cose di Dio.

E che cosa ha fatto questo re in questo momento? Sapete cosa ha fatto fratelli? Ha pensato di prendere i vasi del tempio di Dio, del tempio di Gerusalemme. E con questi vasi, con questi oggetti sacri, fare questa festa, ubriacarsi. Questo re ha perso la lucidità. Oggi c'è uno spirito di stordimento fratelli, proprio a causa del peccato, dell'iniquità moltiplicata. E noi dobbiamo fare attenzione. Perché la domanda è: come stiamo trattando noi le cose di Dio? Questo re ha pensato di prendere le cose sacre di Dio, le cose sante, i vasi, gli oggetti che erano stati destinati al servizio del Dio vivente, per ubriacarsi. La domanda oggi per noi è da parte del Signore: noi che cosa stiamo facendo? Come stiamo trattando le cose sacre di Dio?

Sapete perché, fratelli, vi dico questo? Perché mentre leggevo e dicevo: «Signore, parla al mio cuore», mi sono fermato ai vasi e ho cominciato a riflettere. Questi vasi, che cosa c'entra? Signore, perché dobbiamo fare attenzione? Perché ci dici come trattate oggi le cose sante di Dio? Fratelli, noi siamo dei vasi. Noi siamo dei vasi, e a noi interessa, a noi importa che cosa stiamo facendo di questi vasi. Perché la Bibbia ci dice che in una grande casa ci sono dei vasi a onore e vasi a disonore. La domanda è: che vaso vuoi essere tu questa mattina?

Vuoi essere un vaso d'onore o un vaso a disonore? Perché il Signore ci deve parlare in questa maniera fratelli? Perché in Isaia al capitolo 5, il Signore dovrà ribadire alla sua chiesa, al verso 20, dicendo: «Guai a quelli che chiamano bene il male e il male bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce, il dolce in amaro. Guai a quelli che sono saggi ai loro occhi e intelligenti davanti a loro stessi. Guai ai campioni nel bere il vino e abili nel mescolare bevande inebrianti».

Oggi è diventato difficile, credetemi fratelli, predicare e sentire «guai, guai». Oggi siamo abituati a sentire incoraggiamento, esortazioni dell'amore di Dio, della sua misericordia. Ma questo lo dobbiamo fare, dobbiamo tenerlo in considerazione. Che il nostro Dio è un Dio di Misericordia, di bontà, di fedeltà. Ma è un Dio anche severo, ed egli ci mette in guardia questa mattina e ci dice: «Che vaso vuoi essere tu? Perché io non voglio che la mia chiesa mischi o chiami il bene male, il male e il male bene». E oggi purtroppo accade proprio questo fratelli.

E Paolo doveva ancora esortare agli Efesini al capitolo 5, dal verso 15, dicendo: «Badate dunque di camminare con diligenza, non da stolti, ma come saggi, riscattando il tempo, perché i giorni sono malvagi. Non siate perciò imprrudenti, ma intendete quale sia la volontà del Signore». Possiamo noi negare questo che stiamo vivendo? Tempi terribili fratelli! Spirito di stordimento invade questo mondo. E Paolo ancora nella sua lettera ai Tessalonicesi, nella sua prima lettera, al capitolo 4, al verso 3, dirà questo: «Poiché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione, che vi asteniate dalle passioni disordinate, che ciascuno di voi sappia possedere il suo vaso in santità e onore, non con passioni disordinate come i gentili che non conoscono Dio».

Capite fratelli? Il Signore vuole che ognuno di noi sia un vaso ad onore, che possiamo conservare i nostri vasi, i nostri cuori, in santità e onore. Ma questo re non aveva considerato nulla di questo e pensò di prendere le cose sacre di Dio e di farne uso per ubriacarsi. Ma accade qualcosa di strano fratelli, accade qualcosa di improvviso. Perché nella nostra vita dobbiamo sempre aspettarci che qualcosa può cambiare da un momento all'altro. Questo re non si aspettava. E la Bibbia ci dice che mentre festeggiavano, disonorando e offendendo il Dio vivente, al verso 5 dice: «In quel momento apparvero le dita di una mano d'uomo che si misero a scrivere, di fronte al candelabro, sull'intonaco della parete del palazzo reale. E il re vide la parte di quella mano che scriveva».

Mentre noi viviamo la nostra vita, questo viveva la sua vita. Mentre noi viviamo i nostri giorni, immersi alle faccende di questa vita, magari lontano anche da Dio, inconsapevoli di ogni cosa, inebriati dalle cose che prendono la nostra mente, la Bibbia ci dice: «In quel momento». Fratelli, io mi sono soffermato, mi sono dovuto fermare e dire: «In quel momento». E questa mattina mi è salita alla mente esattamente quello che il Signore Gesù ha detto nel Vangelo di Matteo al capitolo 24. E che cosa dice al verso 37? «La stessa cosa. Guardate fratelli. Ma come fu ai giorni di Noè, così sarà anche alla venuta del Figlio dell'uomo. Infatti come nei giorni che precedettero il diluvio, le persone che cosa facevano? Mangiavano, bevevano, si sposavano ed erano date in moglie fino a quando...» Vedete fratelli? Come la parola si conferma qui? Abbiamo appena letto al verso 5: «In quel momento». In Matteo al capitolo 24, leggiamo: «Fino a quando...» C'è sempre un tempo in cui tutto finirà.

E come ho detto prima, verrà la resa dei conti. E che cosa dobbiamo fare? Ma noi cristiani veramente possiamo pensare alla resa dei conti? Che ci sarà un tempo in cui Dio ci chiamerà all'appello e ci chiederà conto della nostra vita? Ma veramente possiamo perdere tempo? Non è un tempo perso fratello. Te lo posso garantire, è un tempo ricco di grandi benedizioni. Perché quando io penso che in un momento il Signore chiamerà la mia vita davanti a lui, penserò a onorarlo, a glorificarlo, a servirlo tutti i giorni della mia vita. Si risveglierà in me qualcosa che non è mai accaduto prima.

Come ho detto prima, certe notizie o certi eventi della nostra vita fanno effetto. Due effetti. O un effetto buono e portano in noi il risveglio, o un effetto contrario: indifferenza e insensibilità. Tanti oggi in questi giorni si sono chiesti: «Perché?» E noi ci chiediamo sempre dei perché. Quando succede qualcosa noi ci chiediamo: «Perché fratelli?» Ma quello che ci importa non è perché Dio fa le cose come le fa. È importante sapere: in questo momento, sono pronto per il mio Signore?

E la Bibbia ci spiega fratelli che proprio in questo momento l'aspetto di questo re cambia. Cambia! E la Bibbia ci dice che i suoi pensieri si turbarono, le giunture dei suoi lombi si allentarono, i suoi ginocchi battevano l'uno contro l'altro. Immaginate fratelli! In questo momento questa mano scrive qualcosa, ma non capisce che cos'è. Spirito di stordimento! Ma noi fratelli, noi veniamo a noi, stiamo riuscendo a comprendere quello che Dio sta dicendo alla sua chiesa. Un turbamento invade il cuore di questo re. Incomincia a tremare, incomincia a chiamare i savi di Babilonia, i caldei. Incomincia a chiedere aiuto. Non capisce cosa fosse.

Noi fratelli, stiamo leggendo la parola di Dio. Perché tanti oggi non stanno riuscendo a capire il messaggio dell'Evangelo? Uomini e donne? Ma anche la Chiesa? Oggi c'è uno spirito di stordimento. Non si riesce a comprendere. Ci si turba quando la parola viene predicata in determinati modi, quando la parola di Dio viene tagliata correttamente. Entriamo nel turbamento. Quando Dio scrive, quando Dio parla, noi ci non riusciamo a comprendere cosa Dio dice. Ma stiamo leggendo la parola di Dio perché essa ci indica la strada per la quale dobbiamo camminare fratelli.

E il re chiama Daniele. Gloria a Dio per Daniele! In questo momento nessuno poteva interpretare. Ma questo re chiama in appello Daniele, il nostro uomo, servitore di Dio. E con esattezza, la regina dice la Scrittura, probabilmente non era presente alla festa, probabilmente era la donna più saggia in questo momento. E vedendo il re così turbato, disse: «O Re! C'è un uomo nel tuo regno in cui è lo spirito degli Dei santi. E al tempo di tuo padre si trovò in lui la luce. Gloria a Dio! Intendimento, Sapienza simile alla Sapienza degli Dei! Il re, ne' Buonos sor , tuo padre, il re lo stabilì come capo dei maghi, degli astrologi». Il verso 12 dice: «Perché in questo Daniele, in cui il re aveva posto il nome Belsasar , fu trovato uno spirito straordinario, conoscenza, intendimento, abilità nell'interpretare i sogni, spiegare enigmi e risolvere questioni complicate. Si chiami dunque Daniele, ed egli darà l'interpretazione».