Siate costanti fino alla fine
Leggiamo la parola di Dio, specialmente questi passaggi della Scrittura. Ci accorgiamo che tra l'esempio di Cristo e noi, fratelli, c'è una grande voragine, c'è una grande distanza. È vero o non è vero? Lo possiamo o no confermare? Io, quando ho letto questo passaggio, ho detto: "Quanto sono distante, Padre, dal tuo esempio, dall'esempio che tu hai dato alla tua Chiesa." Ma questo, fratelli, non deve essere motivo di scoraggiamento questa mattina per dire "Oh, che grande voragine! Come farò io a seguire l'esempio di Cristo, il mio maestro?" È veramente tanta la distanza, la differenza è enorme. Come faremo, fratelli?
No, questa mattina è motivo di sprono per noi. La Bibbia, lo Spirito Santo ci vuole spronare, ci vuole incoraggiare a fare che cosa, fratelli? A ricordare quello che ha ricordato Giovanni Battista nel capitolo 3 al verso 30, quando lui dirà: "Bisogna che egli cresca e che io diminuisca." Diminuire, fratello e sorella, non significa essere un uomo e una donna senza valore. Anzi, quando ci si ritrova in Cristo, il nostro valore è maggiore di quello che l'uomo può dare. Noi cristiani in Cristo abbiamo un grande valore ed è quello che Gesù vuole dare a ognuno di noi.
Diminuire significa mettere da parte se stessi giorno dopo giorno e dare spazio a Cristo nel nostro cuore. Allora noi possiamo dire di assomigliare a Gesù. Non è impossibile, fratelli, perché Paolo ci dirà nella sua lettera ai Romani al capitolo 8, verso 29, che la volontà di Cristo è proprio questa: vuole che ognuno di noi gli assomigli. Infatti Paolo così si esprimerà al verso 29: "Poiché quelli che egli ha preconosciuti li ha anche predestinati a fare che cosa? Ad essere conformi all'immagine del suo Figlio, affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. Amen. Gloria a Gesù."
Non ti scoraggiare, fratello, se questa mattina ti senti molto lontano dall'esempio che Gesù ci ha accordato, ma voglio che tu dica: "Il Signore mi ha preconosciuto e mi ha predestinato ad essere conforme all'immagine di suo Figlio. Amen." Allora la mia preghiera è: "Signore, io voglio essere come te, voglio essere all'immagine tua." Questo è il desiderio del cuore. Voglio mettere da parte me stesso, specialmente in questi ultimi tempi, dove il carattere è quello che viene sempre fuori per primo. E allora diciamo come Giovanni Battista: "Che egli cresca e che io diminuisca." Questa è la volontà di Dio.
Ma in quello che leggiamo, fratelli, questa mattina voglio aiutarti, come il Signore ha aiutato me, a porre attenzione su qualcosa che l'evangelista Giovanni, riprendendo questa storia, ha voluto sottolineare chiaramente. E cioè: che cosa fa Giovanni? Prende una realtà che non ha a che fare con quello che è l'esempio di Gesù in questo momento e la paragona a questo passaggio. Quale realtà, fratelli e sorelle? Che cosa sta succedendo? In che momento ci troviamo in questo passaggio della Scrittura? Giovanni vuole sottolineare qualcosa di importante. Dice che Gesù, prima che compisse tutto questo, prima che desse l'esempio, stava per andare da questo mondo al Padre.
Infatti il verso 1 di Giovanni 13 dice proprio così: "Ora, della festa di Pasqua, sapendo Gesù che era venuta la sua ora, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine." Fratelli e sorelle, ci troviamo in un momento particolare della vita di Gesù. Questa sera non è una sera come le altre, è una sera particolare per il Signore Gesù. Magari per i discepoli era un incontro come gli altri, magari era una sera come le altre, un momento di dialogo con Gesù, un momento in cui il Signore li ammaestrava, ma per Gesù non era così: era un momento particolare.
Giovanni ci dice, si esprime dicendo: "Gesù sapeva." Che cosa sapeva Gesù? Gesù sapeva in questo momento che di lì a poco sarebbero arrivate le guardie e lo avrebbero preso. Gesù in questo momento, prima di dare l'esempio, sapeva che di lì a poco lo avrebbero flagellato, lo avrebbero sputato in viso, gli avrebbero inchiodato le mani, gli avrebbero messo una corona di spine. Gesù sapeva. Giovanni ci sta dicendo: "Della festa di Pasqua, sapendo Gesù..." Infatti lo ripeto: al verso 3, Giovanni lo riprende e dice: "Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che egli era proceduto da Dio e a Dio ritornava..." Gesù era in un momento di prova, fratelli e sorelle, e Giovanni ci sta dicendo che tutto questo è accaduto prima che Gesù fosse crocifisso.
E questo è il primo insegnamento che raggiunge il nostro cuore: che Gesù nella prova aveva tutto il diritto di dire ai suoi discepoli: "Pregate per me, io sono in difficoltà." Ma lui ha il pensiero per la Chiesa. Lui ha il pensiero per i suoi discepoli. Noi, fratelli e sorelle, prendiamo esempio da questo. Gesù disse: "Io vi ho dato l'esempio. In un momento di prova, Gesù, invece di pensare a se stesso, pensa al prossimo, non si scoraggia."
Il primo esempio, e io credo per noi oggi, Chiesa del Signore, in questi ultimi momenti della nostra storia, uno dei più grandi esempi che Dio ci dà è la sua costanza. Gesù vuole una Chiesa costante. Quante volte è capitato nella nostra vita, quando abbiamo avuto problemi, situazioni difficili, abbiamo sempre - o spesso - detto o abbiamo sentito: "Basta, non voglio vedere più nessuno da questo momento." È vero o non è vero? È salito nella nostra mente qualcosa del genere. Non voglio vedere più nessuno. Nel massimo dei casi qualcuno dice: "Basta, io lascio la Chiesa." Fratello, tu non hai idea di cosa sto passando.
Lascio la Chiesa." Questo facciamo noi quando viviamo una difficoltà. Ma Gesù rimane costante in tutto quello che fa: costante nell'amore, costante a dare la vita per i suoi discepoli. Questo è un insegnamento per noi oggi. Al di là di quello che tu stai vivendo, se vivi una situazione difficile, un momento particolare e ti sale il cuore di lasciare i fratelli, di non vedere i fratelli o di appartarti, non lo fare perché Gesù ci ha dato l'esempio. Lui sapeva a che cosa andava incontro, ma rimase lì con i suoi discepoli e la Bibbia dice: li amò fino alla fine.
Era questo il messaggio che arrivava al mio cuore: fino alla fine, fratelli, fino alla fine. Non mollare, continua a essere un esempio per questo mondo, perché questo vuole il Signore: la tua costanza, la mia costanza. E fratelli, Paolo ci dice proprio questo nella sua lettera ai Filippesi, capitolo 2, verso 5 e 6. La parola ci dice: "Non siate pigri nello zelo, siate ferventi nello Spirito, servite il Signore, allegri nella speranza, costanti nell'afflizione, perseveranti nella preghiera. Provvedete ai bisogni dei santi, esercitate l'ospitalità. Amen."
La parola di Dio apre il nostro cuore, lo scioglie questa mattina e dice a noi: "Siate costanti nell'afflizione." E Giacomo nel capitolo 1 della sua lettera ci dirà ancora qualcosa. Capitolo 1, verso 2. Vi cito i versi perché probabilmente qualcuno di voi potrà segnare questa mattina, perché lo Spirito Santo parla a ogni cuore secondo quello che è il nostro bisogno. Giacomo, capitolo 1, verso 2. Così ci spronerà ancora la parola di Dio: "Considerate una grande gioia, fratelli miei, quando vi trovate di fronte a prove di vario genere, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza e la costanza compia in voi un'opera perfetta, affinché siate perfetti, completi, in nulla mancanti. Amen. Gloria a Gesù."
Quello che produce la costanza in mezzo al popolo di Dio, ci sta dicendo il Signore, è qualcosa di meraviglioso, qualcosa di straordinario. La costanza in noi compie un'opera perfetta. Gloria a Gesù! Affinché siamo perfetti, il Signore vuole fare di noi uomini e donne perfetti e lui lo può fare. Noi non lo possiamo essere mai, ma attraverso l'unzione dello Spirito Santo, attraverso la sua guida, se noi ci lasciamo trasportare da lui, lui ci renderà come a lui piacerà: uomini e donne perfetti davanti a lui. E ancora qualcosa riguardo a questo aspetto, riguardo a questo insegnamento che Gesù ci dà. Lo troviamo in Apocalisse, al capitolo 3, quando Dio parlerà alla Chiesa di Filadelfia, al verso 10, quando dirà: "Poiché hai custodito la parola della mia costanza, anch'io ti custodirò dall'ora della prova che verrà su tutto il mondo per mettere alla prova coloro che abitano sulla terra. Amen. Gloria a Gesù. Dio è buono."
E Giovanni, Giovanni ci dice ancora qualcosa di importante. Sì, era un messaggio che parlava al mio cuore. "Sapendo Gesù che era venuta la sua ora, li amò fino alla fine." Ripeto questa mattina, fratelli e sorelle: fino alla fine. Non ti fermare, servi Dio fino alla fine. E quando ci ricordiamo questo messaggio che Gesù ci dà, figli miei, popolo mio: fino alla fine. Forza, fino alla fine. Resistete! Ci sta dicendo il Signore: Forza, coraggio, non vi arrendete. Non temere, dice il Signore, fino alla fine. Ci ricordiamo delle parole di Gesù nel Vangelo di Matteo, al capitolo 24, verso 13, quando lui ci dirà: "Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. Amen." Questo dice il Signore.
Nella sua epistola l'apostolo Giovanni, in Prima Giovanni, al capitolo 4, verso 7 e 8, così ancora dirà la Scrittura: "Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, poiché l'amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio perché Dio è amore. Amen."
Fratelli e sorelle, ritorniamo a Gesù. Gesù sapeva che di lì a poco Pietro lo avrebbe rinnegato. Gesù in quel momento sapeva che tutti lo avrebbero abbandonato. Gesù sapeva quello che sarebbe accaduto di lì a poco, quello che avrebbero fatto i suoi discepoli. Ma la Bibbia ci dice che li amò e li amò fino alla fine. Immaginate Gesù che serve i suoi discepoli e lì c'era anche Giuda. Gesù amò anche Giuda e io sono convinto che se Giuda si fosse ravveduto, Gesù lo avrebbe perdonato. Gesù li amò fino alla fine. Gesù ci ama, fratelli e sorelle.
E lui così - Giovanni ci dice che si alzò in piedi. Si alzò in piedi e incominciò a servire i discepoli. Si alzò dalla cena, depose le sue vesti, prese un asciugatoio, se lo cinse. Questo ha fatto il nostro Signore Gesù Cristo. Il Signore è stato ubbidiente. Il Signore ha amato fino alla fine, ma è stato anche ubbidiente fino alla fine. Era forte questo verso quando lo leggevo. Si alzò dalla cena il Signore nostro Gesù Cristo e depose le sue vesti. Poi prese un asciugatoio, se lo cinse. Giovanni dice: "Sapete cosa ha fatto Gesù prima che fosse crocifisso?
Sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani, sapendo, fratelli e sorelle, che egli era proceduto da Dio..." Era il momento per Gesù di poter manifestare la sua deità, la sua regalità. Gesù poteva dire in quel momento, prima della sua crocifissione: "Adesso vi dico chi sono io, ve lo posso dire. Io sono il Figlio di Dio." No, fratelli e sorelle, Gesù, sapete cosa ha fatto? Ha ubbidito fino alla fine, fino alla morte, alla morte di croce. Gesù è rimasto ubbidiente fino alla fine. E quello che è bello, quello che ha fatto Gesù - cosa ha preso?
Si è tolto le sue vesti da re. E la Bibbia ci dice che si è cinto di un asciugatoio, di un panno da servo, non più da re, ma da servo, e ha servito i nostri discepoli, ubbidiente fino alla fine, fratelli.
Perciò Paolo nella sua lettera ai Filippesi, capitolo 2, verso 5 e 6, ci dirà: "Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l'essere uguale a Dio, ma svuotò se stesso prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini. Amen." Gesù ha fatto questo, fratelli. Si è tolto la veste da re e si è fatto servo e ha servito i nostri padri. Ha servito la Chiesa, ha servito noi oggi, serve ancora noi.
Fratelli e sorelle, Gesù è meraviglioso, Gesù è buono, Gesù è un Padre che si è preso cura dei suoi discepoli. Gesù ha avuto fino alla fine cura e amore per i suoi discepoli. Oggi Gesù è colui che si prende cura di te. Gesù fino alla fine non ha speso una sola parola per se stesso: tutto per i suoi discepoli. Se noi leggiamo dal capitolo 13 di Giovanni in poi, ci renderemo conto che Gesù, sapendo che era l'ultimo momento, che di lì a poco sarebbe stato trafitto, pensa ai suoi discepoli. Come quando un padre si allontana dalla casa e dice ai figli: "Mi raccomando..." Così fa Gesù prima di allontanarsi. Parla ai suoi discepoli e li incoraggia. Li incoraggia ed è meraviglioso come li incoraggia. E oggi incoraggia anche noi. Gesù fino alla fine.
Al capitolo 16, verso 7, parlerà quando dirà ai nostri padri: "Io vi lascerò il Consolatore, lo Spirito Santo. Egli sarà con voi, sarà vicino a voi." Al capitolo 15, continua al verso 7: "Dimorate in me, le mie parole dimorano in voi. Domandate quello che volete e vi sarà fatto. Gesù che si preoccupa ancora per noi." E dice: "In verità, in verità vi dico ancora, voi piangerete, farete cordoglio e il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione sarà mutata in gioia."
E al capitolo 17, ancora Gesù pensa ai suoi discepoli. Capitolo 17, verso 9: "Io prego per loro." Ma non aveva diritto Gesù di chiedere ai suoi discepoli in questo momento particolare: "Pregate per me"? Non aveva il pieno diritto, fratelli. Ma la Bibbia cosa dice? Gesù fu fedele, fu costante, amò, curò fino alla fine. E lui ci dà l'esempio questa mattina. "Io non prego per me," dice Gesù, "anche se so che cosa accadrà. Potevo dire ai discepoli: 'Fra poco accadrà l'impossibile'. Lo poteva fare. Ma Gesù dice: 'Io non prego per me, ma prego per loro. Non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi e tutte le cose sono mie e tutte le cose mie sono tue e le cose tue sono mie. Io sono glorificato in loro.'"
E poi andiamo verso la conclusione al capitolo 18, verso 5. Gesù il Nazareno. Gesù disse loro, leggiamo dal verso 4: "Gesù allora, conoscendo tutto quello che gli stava per accadere, uscì e chiese loro: 'Chi cercate?' Gli risposero: 'Gesù il Nazareno'. Attenzione a questa frase, fratelli. Gesù disse loro: 'Io sono'. Ora Giuda, che lo tradiva, era anch'egli con loro. Appena egli disse loro: 'Io sono', essi indietreggiarono e caddero a terra. E Gesù dunque domandò loro di nuovo: 'Chi cercate?' Essi: 'Gesù il Nazareno'. Gesù rispose: 'Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate andare costoro.' Amen."
Gesù pensa ancora alla Chiesa, ai suoi discepoli. L'esempio per eccellenza: il nostro Dio di costanza, di perseveranza, di amore, di cura per il suo popolo. Fratelli e sorelle, non ci arrendiamo oggi, ma andiamo avanti. Siamo costanti, prendiamo l'esempio di Cristo fino alla fine. Chi è Gesù il Nazareno? Sono io. Ve l'ho detto di nuovo. Che bella frase! Se cercate me, lasciate andare costoro. Che amore, che amore ha avuto il Padre per noi, fratelli!
E oggi Giovanni ha voluto sottolineare proprio questo, facendoci capire che viviamo in tempi di prova, tempi difficili possono assalire la nostra vita. E noi siamo chiamati a non tirarci indietro. Questo è il messaggio questa mattina. Non ti tirare indietro. Non dire: "Mi apparto, mi allontano." No! Rimani con la Chiesa, rimani con i fratelli, rimani alla presenza di Gesù e sii costante fino alla fine. Perché così conclude il Signore: "Chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato." Noi vogliamo pregare questa mattina e dire: "Signore Gesù, io voglio pregare che tu faccia di me un uomo costante. Gesù, voglio pregare che io possa amare fino alla fine."