Confidare in Dio nelle prove

Ancora volevo chiedervi: semmai faccio riferimento sempre, avete letto questo libretto che abbiamo stampato, tutti i genitori lo hanno letto. Non vi dico di alzare la mano perché se qualcuno l'ha letto mi renderebbe un po' turbato. Siete d'accordo con ciò che c'è scritto? Amen. Amen. Lo trovate compatibile con la parola di Dio? Perché questo è importante: non è che un uomo scrive qualcosa e noi diciamo "ah" o non condividerlo. E non è soltanto per i piccoli o per i genitori che hanno bambini piccoli, ma anche per i genitori che hanno figli più grandicelli, adolescenti, e per qualche nonno che potrebbe consigliare o qualche nonna che ha i nipoti, o con i figli che anche non sono convertiti.

Educare i figli per Cristo. Voi sappiate benissimo in che generazione noi viviamo. Viviamo in una generazione dove nelle scuole, ormai sappiamo tutti, i maestri non hanno più autorevolezza, non riescono a fare una lezione completa perché parliamo dei ragazzi dalla prima elementare, sono vivaci, è così per non offendere i genitori. Poi il governo sta provvedendo, non so se provvederà, contro i bulli delle scuole che sono sempre ragazzini, non dovete pensare che siano sempre i più grandi. Questo è perché nelle famiglie non si è dato un insegnamento, un'etica cristiana, perché è importante che sappiamo che la generazione che emerge sono tutti quei giovani che in questi giorni, non so se avete seguito il telegiornale, hanno occupato le piazze gridando pace.

Non è pace solo per la Palestina: hanno gridato pace, odio verso Israele, naturalmente. Ma quelli che gridano pace possono sfasciare le stazioni, rompere i cartelli, rompere macchine, rompere vetrine. Questi sono i cosiddetti pacifisti. Allora ricordiamo che la parola di Dio dice che negli ultimi tempi il male sarà chiamato bene, il bene sarà chiamato male. Questa è la parola di Dio profetica.

Oltre a ciò che dice Paolo, negli ultimi giorni verranno tempi difficili. Quindi quando vediamo tanta malvagità, da dove inizia? Ci sono delle priorità nella vita di ogni membro, di ogni credente, anche di chi non è credente ma ha un po' di timore di Dio e un po' di educazione, di quella etica cristiana ricevuta dai genitori di una volta, non quelli di oggi. Perché oggi quando la maestra chiama i genitori a scuola e dice: "Signora, suo figlio non vuole che continui le lezioni, e hanno anche tutto questo". E sapete cosa dicono i genitori? Gesticolano così. "E che posso fare?" "Che posso fare?" Non si può far proprio niente. Quindi siamo alla fine di ogni cosa, come dice la scrittura. Ora la fine di tutte le cose è vicina.

Quindi, vedendo tutte queste cose, quanto è importante portare i nostri figli a Cristo. Parlo di alcuni che hanno sempre pensato, anche come credenti, di fare progressi nella chiesa. Vogliono diventare predicatori, evangelisti, però poi nella famiglia, parlo in linea generale, non stanno bene con la parola. Perché secondo la scrittura, chi vuol servire il Signore dovrebbe avere una moglie che lo segue, dei figli sottomessi, una vita di testimonianza, e poi potrebbe essere un predicatore, un pastore, un evangelista. Perché se uno, come si usa oggi, è già predicatore e poi non sta bene con la parola di Dio. Perché per servire il Signore bisogna avere anche le prospettive che Paolo ci insegna nella parola di Dio.

Quindi da dove si comincia? Dalla famiglia. E dalla famiglia si comincia perché quello che porterai a casa lo porterai nella chiesa, lo porterai nella società. Luce del mondo e sale della terra, dice la scrittura. Però mi chiedo quanto sia importante che possiamo brillare in un mondo di tenebre come oggi. E quanto è bello sapere che Dio mette la sua mano quando c'è benedizione nella famiglia, è là che cominciano tutte le cose. E così i nostri figli crescono sani.

E non dovete dire: ma fratello, come possiamo fare? Nelle scuole c'è corruzione. I bambini arrivano con tutto quello che hanno ascoltato a casa, con i telefonini, con tutta l'immoralità che c'è. La preghiera è la nostra forza. Preservare i figli con la preghiera è molto importante, perché se preghi il Signore affinché Dio possa preservare i tuoi figli, i tuoi bambini, i tuoi adolescenti dalla corruzione che c'è oggi in questo mondo, Dio provvederà. Infatti abbiamo letto nella scrittura come Daniele si preservò. L'insegnamento iniziò nella sua casa, non arrivò a Babilonia impreparato: arrivò nel timore di Dio e Dio preservò Daniele. Quando insegniamo ai nostri figli il timore di Dio, Dio stesso provvederà.

Abbiate questa fiducia e i vostri figli cresceranno sani nella parola. Non la perderanno nemmeno nell'adolescenza, quella che è più difficile, non dovete preoccuparvi. Se nella tenera età hai seminato bene e hai esaminato il puro seme della parola di Dio, quel seme non perirà. Verrà il giorno in cui Dio farà germogliare quel seme e i tuoi figli, stai pur certo, seguiranno il Signore. Frutto di preghiera, frutto di tempo che ti sei preso per loro e che non hai pensato solo ai tuoi affari. Perché tanti genitori, quando si convertono, poi trascurano i figli, un po' il lavoro, un po' gli affari. Però è importante che possiamo dedicarci alla parola del Signore e certamente vedremo nella fedeltà di Dio i frutti del nostro lavoro. Amen. Amen.

Vogliamo leggere dalle Scritture l'evangelo di Luca al capitolo 12. Gesù disse ai suoi discepoli: "Perciò vi dico, non siate in ansia per la vostra vita di che mangerete, né per il vostro corpo di che vestirete. La vita vale più del nutrimento e il corpo più del vestito. Osservate i corvi. Essi non seminano, non mietono, non hanno dispensa né granaio. Eppure Dio li nutre. Ebbene, voi valete molto più degli uccelli. E chi di voi può con la sua ansietà aggiungere alla sua statura un sol cubito? Se dunque non potete fare neppure ciò che è minimo, perché siete in ansia per il resto?

Osservate come crescono i gigli. Essi non lavorano, non filano. Eppure io vi dico che Salomone stesso in tutta la sua gloria non fu vestito come uno di loro. Ora, se Dio riveste così l'erba che oggi è nel campo e domani è gettata nel forno, quanto maggiormente rivestirà voi, o gente di poca fede? Inoltre, non cercate che cosa mangerete, che cosa berrete e non siate in ansia, perché le genti del mondo cercano tutte queste cose, ma il Padre vostro sa che voi ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte.

Non temere, o piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il regno. Vendete i vostri beni, dateli in elemosina, fatevi delle borse che non invecchiano un tesoro inesauribile nei cieli, dove il ladro non giunge, la tignola non rode. Poiché dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore."

Vi devo dire: amo tutti quei discorsi, tutti quei sermoni, tutti quei culti dove si legge la parola di Dio che sia pratico nella vita di ogni credente. Gesù è stato quasi l'unico su questa terra a poter parlare in modo così semplice dei problemi quotidiani delle persone, del loro carattere, i loro problemi. E anche noi oggi abbiamo a che fare con la nostra vita, le nostre preoccupazioni, le nostre ansietà, le nostre sollecitudini che si accumulano giorno dopo giorno. Anche perché viviamo tempi particolari in cui una notizia ci mette in ansia. L'altro ieri sentivo dire che sta tornando il Covid. Eh, allora già il modo di parlare ci porta a pensare che il cuore subisce una certa preoccupazione naturale. Uno dice: "Ma sì, certo, dobbiamo preoccuparci". Tante volte vediamo cose come nel passato, quando c'è stata quella epidemia, come i cristiani non hanno reagito tutti allo stesso modo.

Dobbiamo essere ansiosi? La parola ci dice: no, perché per essere ansiosi bisogna preoccuparsi di tante cose. Qui il Signore ci ha messo davanti le cose più semplici, il mangiare, il vestire. E non siate ansiosi per cosa alcuna. La scrittura dice in Ebrei: "Io non ti lascerò, non ti abbandonerò". Allora, che cosa dobbiamo portare via da questi esempi? La parola di Dio ci fa capire chiaramente che abbiamo bisogno di entrare nel riposo di Dio e non vivere nel timore, nel terrore, così come vive il mondo in ansietà, nella sollecitudine, nell'inquietudine, senza quella pace interiore, preoccupandosi di quello che sarà il domani. Tante volte si è ansiosi riguardo l'età. Quando avanziamo, verso la vecchiaia, come abbiamo cantato oggi? "A te l'ardore di giovinezza e a te gli anni e il mio vigore. A te il sereno della vecchiezza."

Se qualcuno qua dentro si sente vecchio dirà: no, anche chi ha più di 70-80 anni, perché oggi c'è anche questo spirito nel mondo. Vogliono conservare i venti anni. Quando le persone arrivano alla vecchiaia, allora cominciano ad essere ansiose, a preoccuparsi di chi si prenderà cura, a preoccuparsi di come faranno, e già entra quell'ansia, quella sollecitudine per la vecchiaia. Abbiamo cantato di "Il sereno della vecchiezza". Che cos'è la vecchiaia? Qualcuno dice che non è una sconfitta, e ci credo anch'io, ma è un traguardo, è una vittoria.

E quando si affronta la vecchiaia con serenità, con la pace del Signore dentro, allora di quella vecchiaia posso fare un tesoro. Non è come pensano oggi anche nelle chiese evangeliche, quando un pastore, diciamo, ha 65 anni, è già considerato vecchio, deve farsi da parte e lasciare spazio ai giovani. A che cosa serve la vecchiaia? A che cosa serve un nonno, un padre che è grande negli anni? Cosa si porta dietro? Le sue esperienze, tutto quello che nella sua vita ha potuto imparare, e a portarla agli altri, a rendere ricchi gli altri, a dare il tesoro della sua vita ai giovani, alla futura generazione. Stiamo parlando di quelli che hanno vissuto una vita nella grazia, nella pace, nella serenità e trasferirla agli altri.

La vecchiaia è come una gara, una scalata. Possiamo dire, quando si sale un monte. Per questo faccio riferimento anche a Mosè. Quando il Signore gli dice: "Sale sul monte, perché tu non entrerai nella terra di Canaan, ma la vedrai da lontano". Bene, io penso che la vecchiaia è un po' come l'esperienza di Mosè, quando si arriva alla meta, al traguardo, ti godrai il panorama celestiale. Hai mai pensato? O hai paura degli anni, paura che viene la morte, perché ormai sono gli anni della fine. Ma la morte non è il traguardo: la morte è una sconfitta, la vittoria è di Gesù e quindi la nostra speranza è in cielo.

Perché essere solleciti, preoccupati, inquieti? Mosè in tarda età, quando salì sul monte, vide Canaan, la terra promessa. E questa è la persona che ha confidato in Dio in tutti i suoi anni e ora, alla fine dei suoi giorni, può godere di quella grazia e della promessa. La morte ha un termine, la vita eterna è per sempre. Questo dobbiamo comprendere. Ora il Signore ci insegna che nella nostra natura umana l'ansia per tante cose che succedono nella vita – non è solo il mangiare, il bere o il vestire, no. Oggi questi non sono più i problemi del mondo occidentale. Magari dei nostri fratelli che stanno in Africa sì, non hanno da mangiare e non hanno nemmeno da vestire. Ma noi, come cristiani oggi, no, perché quando guardi i piatti dei nostri figli, come hanno lasciato la pasta, come hanno messo da parte i piselli, e quindi non c'è questo problema, no? E tanto più il vestire.

Non è che le donne oggi abbiano problemi nel vestire. E che cosa dobbiamo dire? Forse si creano qualche problema per come acconciarsi, non per come vestirsi, perché è normale, no? Poi viviamo in un'era dove la vanità ha sorpassato anche ogni nostro limite. Se pensate a quando si usava un tipo di vestito e dopo 2, 3, 4 anni usciva un altro modello. Adesso siamo arrivati al punto in cui un jeans di ieri non si usa più e mettono un altro jeans, magari quelli che hanno messo sotto il carro armato, tutto strappato. Quello è di moda. Poi domani cambierà ancora, ma non passerà molto tempo, e così con la capigliatura. Guardate i giovani, le donne, le sorelle tutti. E perché si presentano i nostri cantanti, così chiamiamoli in questo mondo, gli attori, gli sportivi, gli atleti, con acconciature diverse, vestiti diversi. Allora si evolve il mondo nella vanità.

La parola "vanità" cosa significa? Cosa significa? Nulla. Questo è il suo significato. La vanità significa nulla. "Vanità delle vanità", dice Salomone. E noi dobbiamo stare attenti a non inseguire, ossia che la scrittura ci insegna cose belle e ci dice chiaramente che ogni donna sia vestita con pudore, ma anche l'uomo ordinato e pulito, e tutte quelle cose che piacciono al Signore e non spendere tanto tempo davanti allo specchio per inseguire la vanità. Perché quando leggiamo "dov'è il vostro tesoro, lì è anche il vostro cuore", e non si intende solo le ricchezze.

Magari io stamattina non avrei dovuto leggere il versetto 33, perché questo non è per la chiesa di oggi, ma per quella di ieri. Perché la chiesa di ieri l'unico scopo era Cristo, la speranza della vita eterna. Perché per loro quando hanno conosciuto Cristo, i beni di questa vita erano diventati niente. Come dice negli Atti degli Apostoli: "Vendete i vostri beni e dateli in elemosina, dateli ai poveri, ma non al pastore, non alla Chiesa cattolica, no, state tranquilli, perché Gesù dice dateli in elemosina, dateli ai poveri. Ma se uno ha tanti beni e vuole tenerli per sé, se li tenga pure. Però stia attento perché la scrittura dice che la tignola li consuma e la ruggine li corrode, tutte quelle cose che fanno scomparire."

Ma questo vangelo a volte diventa un po' troppo esigente, fratello. E il ricco, non a caso, aveva tanti beni, quando disse: "Signore, che devo fare per ricevere la vita eterna?" L'abbiamo già considerato, no? E il Signore gli dice chiaramente: "Conosci questi comandamenti?" E lui dice: "Sì, io li ho osservati dalla mia fanciullezza". "Una cosa ti manca. Vendi quello che hai e dallo ai poveri, poi vieni e seguimi e avrai una ricchezza maggiore". Ma lui era legato ai suoi beni, era un uomo ricco, si contristò alle parole del Signore perché, non conoscendo Cristo, non puoi avere vera gioia. Ma quando uno conosce Cristo ha raggiunto la ricchezza più grande e non ci sono tesori migliori di questo, se non sapere che presto o tardi la fine di tutte le cose ormai sarà qui.

Ma perché essere solleciti e inquieti? Che cosa manca ai cristiani quando sono pieni di ansietà, di preoccupazione e qualche volta vanno a finire anche nella depressione perché sono presi da questa preoccupazione. Allora, in Ebrei è scritto di entrare nel riposo. E nel Salmo 62 dice: "L'anima mia riposa in Dio solo." Certo, noi sappiamo che Davide era un uomo ricco, lo era anche Abramo, ma il riposo di questi uomini era in Gesù. La loro anima riposava solo in Dio. Ciò che conta per noi oggi, vivendo in una generazione dove ci sono tante preoccupazioni, io direi che iniziamo a comprendere perché non entriamo nel riposo quando ci viene una notizia pesante, quando siamo nella prova, quando c'è un ritardo per qualsiasi cosa che stiamo aspettando.

Il nostro cuore va in agitazione. Che cosa è entrare nel riposo? Cominciare a credere che la parola di Dio è quella che abbiamo letto, che Gesù dice: noi siamo gente di poca fede, confidiamo poco nel Signore. Perché se guardiamo bene quello che insegna la scrittura nel Salmo 94, al versetto 19 leggiamo: "Quando un gran numero di preoccupazioni mi assillavano, le tue consolazioni mi rincuoravano." Un gran numero. Quindi sappiamo che finché siamo in questa pelle, un giorno viene la febbre, un giorno viene il Covid, un altro giorno le finanze vanno male, un altro giorno succede un'altra prova. Quindi siamo provati ogni giorno.

Lo dice pure Gesù: "Nel mondo avrete tribolazioni, ma fatevi animo. Io ho vinto il mondo." È questa vittoria che il cristiano non riesce a comprendere. Quando vai davanti a un intervento un po' più serio, il medico ti porta un foglio e dice: "Ci vuole una firma per autorizzarci perché non sappiamo come finisce questo intervento e tu devi firmare." Già al dire questo alcuni si riempiono di ansia. "Ah, c'è pure il pericolo". È certo, loro si tolgono dalla responsabilità e la responsabilità la prendi tu. Ma qual è il problema? Hai tu contato i tuoi giorni? E ascoltiamo bene ciò che la parola di Dio ci ha detto questa mattina. Penso che siete stati attenti.

"Se dunque non potete fare neppure ciò che è minimo, perché siete in ansia per il resto?" Noi non possiamo far niente, perché il Signore dice chiaramente che egli può fare ogni cosa. Però se non impariamo nelle piccole cose, quando si presenterà una prova più forte, come possiamo affrontarla se non c'è la pace di Gesù, se non siamo entrati nel suo riposo? Perciò abbiamo bisogno di comprendere quanto sia importante che non viviamo tempi come si viveva una volta, pane e pomodoro e poi tutti a letto e poi la mattina di nuovo ognuno il suo. No, oggi si presentano tante cose così difficili che sono sorte. Parliamo di tante malattie, di tante cose che davvero se non hai fiducia in Gesù, se non conservi quel versetto nel tuo cuore e dici fedelmente in Isaia: "Allo spirito che riposa in te tu doni una pace perfetta perché confida in te."

Io talvolta mi domando: come si può davanti a una fornace sapere che il re dice se non vi piegate davanti alla statua io vi brucio nel rogo» e loro tranquilli dicono al re – e loro, tranquilli, dicono al re: "Noi non abbiamo problema di entrare nella fornace, perché Dio ci libererà e se pure non lo facesse, non è un problema. Noi non rinnegheremo". Allora è nei cuori di quei fratelli che voglio leggere bene, è da lì che voglio imparare. Come hanno fatto, davanti alla morte, a non tremare, a non piangere, a non implorare la misericordia di questo re? No, quando lo Spirito Santo sta in noi, tranquilli, possiamo dire, perché sei tu con la forza che Cristo ti dà per affrontare qualsiasi problema di questa vita.

Del resto, quando andiamo a leggere ciò che dice Paolo ai Filippesi nell'ultimo capitolo, Paolo ci dice qualcosa che tutti noi faremo bene a imparare. Perché è importante che lo apprendiamo. Paolo non si preoccupava più. Ma attenzione, non facciamolo un super spirituale, perché di Paolo dobbiamo leggere tutta la sua vita, e andare un po' più profondo quando dice: "Mi sono grandemente rallegrato nel Signore, perché finalmente le vostre cure per me si sono ravvivate. In realtà già ci pensavate, ma me ne mancava l'opportunità." Paolo non era preoccupato, era nella prigione. Lui sapeva che la sua vita era stata data nelle mani del Signore.

Perciò dice la scrittura, noi non apparteniamo più a noi stessi. Dimmi, il tuo bambino va in ansia di quale tipo? Che scarpe deve mettere per andare a scuola, come si deve vestire. E quando è a scuola il tuo bambino pensa: chissà che cosa cucinerà oggi la mamma, che cosa troverò quando ritornerò. Il tuo bambino sta nelle mani della mamma, nelle mani del papà. A lui provvedono loro, le scarpe, il vestito, il mangiare, gli danno la mano per guidarlo. E così è col nostro Padre celeste. E Paolo si sentiva come Davide, come un bambino sul seno di sua madre. Questa è la fiducia che abbiamo sviluppato verso il Signore nel credere, nell'avere fede.

E per questo Paolo dice ancora al versetto 11: "Non lo dico perché sia nel bisogno, poiché ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo." E qui sta la lezione. Se non impariamo nelle piccole cose, quando verranno le grandi cose, veramente si va in depressione. Ma quando abbiamo fiducia in colui che dice: "Io non ti lascerò, non ti abbandonerò", allora sappiamo in chi abbiamo creduto. Se hai fatto questa esperienza nella vita, se hai gustato quanto il Signore è buono, se hai potuto vedere come egli non ti ha mai abbandonato e ha provveduto ogni giorno per te perché hai confidato in lui.

Paolo dice ancora al versetto 12: "So essere abbassato, come anche vivere nell'abbondanza, in tutto e per tutto imparato ad essere sazio e ad avere fame, ad abbondare e a soffrire per penuria." Questo è un passo che più mi piace. "Ho imparato e quando ancora non ho completamente imparato dico: «Signore, devo imparare, non mi manca la volontà di imparare, perché so che non si smette mai di imparare». E se un uomo come Paolo dice che «Io ho imparato», vuol dire che anche noi dobbiamo imparare. Ma ecco la bellezza di quello che ho citato prima per concludere, il versetto 13: «Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica. Io posso ogni cosa in colui che mi dà la forza».

Lascia che il dottore ti dica: «Signora, la sua malattia è grave». Lascia che qualcuno ti dice: «Suo figlio ha un grande problema». Lascia che qualcuno dice: «Dobbiamo chiamare qualcuno in questa casa perché niente funziona». Lascia che nel mondo sentiamo dire: «Verranno guerre, verranno terremoti». Ci portano ansia. «Domani codice rosso, chiudete tutte le scuole». Che succederà? La preoccupazione, l'ansia. Chiudiamo le scuole, ci sono previsioni, e il tuo cuore com'è? È calmo e tranquillo? Tutto quello che il mondo ci mette davanti ci mette ansia, inquietudine, o getti il tuo peso sull'Eterno ed egli opererà.

Questo era lo spirito di Maria che entrò a far parte di coloro che confidano in Dio, che pregano, di coloro che hanno fiducia. Certo, Marta era inquieta e, naturalmente, aveva ragione, ma Maria scelse la parte migliore, e nessuno poteva togliergliela. Che cosa è necessario per noi? Entrare nel riposo e affrontare quello che questa vita ci metterà davanti, confidando in Dio, nella preghiera, nella parola, nello spirito, perché chi confida in Dio lo onora. E questo è importante, cari fratelli.

Perciò credo che anche questa mattina noi abbiamo di che dire al Signore: «Voglio anch'io imparare, voglio anch'io essere di quelli che hanno pace nel cuore, che confidano in te e che vivono con un solo pensiero, quello di sapere che ogni giorno tu porti per noi i nostri pesi, le nostre ansietà, le nostre sollecitudini, le nostre inquietudini e ogni altra preoccupazione. Confida in Dio ed egli si prenderà cura di te. Amen».