Riposo nell'Eterno - Cammina nella sua presenza

L'anima mia trova riposo in Dio solo. Da lui viene la mia salvezza. Queste sono le parole di Davide, dal Salmo 62.

L'uomo va sempre in cerca di qualcosa che gli possa dare riposo e pace. Noi abbiamo un privilegio doppio: Dio non soltanto vuole darci riposo all'anima, ma anche al nostro corpo, perché ha fatto questo giorno affinché ci potessimo riposare e dedicare interamente questa giornata a colui che ha dato tutto se stesso.

Quando parliamo di riposo, pensiamo a tante cose. Ma quando riflettiamo bene, ci sono tante persone che non lavorano, che riposano fisicamente, eppure la loro anima è in travaglio, è oppressa o è depressa. Allora quale cosa è più importante? Cosa ha chiesto Davide? Non dice: "L'anima mia riposa in Dio", ma dice: "Trova riposo". Ciò significa che non esiste nessun'altra fonte dove l'anima dell'uomo possa trovare riposo e fare questa esperienza. Proprio come dice in Ebrei: "Entriamo nel suo riposo". Non è lo stesso riposo che il Signore ha dato a Giosuè quando ha fatto entrare il suo popolo nella terra di Canaan – perché il loro carattere, la loro identità, la loro ribellione sono rimasti – ma qui stiamo parlando di un altro riposo.

Al verso 2 dice: "Lui solo è la mia rocca e la mia salvezza; egli è il mio alto rifugio: io non sarò mai smosso".

Lui solo. Tanti trovano riposo e soddisfazione in tante cose di questa vita. Ma è stato scoperto molto facilmente che l'uomo, fin dalla sua creazione, ha cercato la pace, il riposo dell'anima, senza trovarla. Perché non l'ha trovata? Perché è venuta una piaga su tutti gli uomini che si chiama peccato – una parola che oggi è scomparsa dal nostro linguaggio. Non si sente più in questo mondo, nemmeno nel mondo religioso. Sentirete poche volte la parola "Peccato", nemmeno da Roma la pronunciano. Eppure noi abbiamo oggi un Dio di amore, ma anche un Dio che ha ira per il peccato degli uomini.

E il punto importante è che l'uomo ha collocato Dio in ogni angolo di questo mondo, ma non lo ha posto nel suo cuore, perché il suo cuore possa trovare la pace in Dio solo.

Al verso 5 dice il Salmista: "Anima mia, riposati in Dio solo, perché la mia speranza viene da lui". E quanto è bello quando un uomo ha una viva speranza nel suo cuore! Perché Paolo dice: "Noi non siamo come il mondo che non ha speranza". Perché uno dovrebbe vivere senza un futuro, senza una speranza?

Se siamo vissuti per questa vita soltanto, dice Paolo, siamo gli uomini più miserabili della terra. Perché questi giorni non sono molto lunghi nella vita dell'uomo. Certo, un giorno, già ai tempi di Noè, il Signore disse: "Io non contenderò sempre con l'uomo; i suoi anni non supereranno i 120". Ed è vero. Nel tempo della Grazia ancora si può vivere a lungo. Il Salmista dice che l'uomo può raggiungere fino a 70 anni. L'uomo forte fino a 80. Ma tutti i suoi anni e i suoi giorni non sono altro che vanità.

Ma quando un uomo vive con una speranza viva nel suo cuore, sapendo che la mia salvezza viene soltanto dall'Eterno, allora quell'uomo che ha trovato una viva speranza nel suo cuore si riposa in Dio, fiducioso in lui.

Al verso 8 dice: "Confida in lui continuamente, O popolo. Effondi il tuo cuore davanti a lui. Dio è il nostro rifugio. Spandi il tuo cuore davanti a lui".

È una scelta. È una questione di scegliere: o vivere nelle cose di questa terra secondo gli occhi carnali e umani di questo mondo, cercando un po' di soddisfazione nelle ricchezze – come più avanti dice: "Se le ricchezze abbondano, non vi attaccate il cuore" – o vivere secondo la volontà di Dio. Oggi il mondo vive solo nell'economia. E Paolo ci ricorda che l'amore del denaro è alla radice di ogni sorta di male.

Questi sono gli ultimi tempi che noi stiamo affrontando. Ma noi che abbiamo conosciuto il Signore possiamo dire benissimo, come dice il verso 11: "Dio ha parlato una volta, due volte ho udito questo: che la potenza appartiene a Dio".

Noi abbiamo un Dio potente, un Dio grande, un Dio che ci dà la forza, alleluia, per andare avanti. Una viva consolazione! Perché possiamo avere una ragione nella nostra vita? È Cristo. La nostra ragione di vita è lui solo, che ci ha messo nelle condizioni di avere questa viva speranza e di confidare in lui.

Come dice Davide, continueremo a confidare in lui senza stancarci. Qualcuno ha detto che i buoni cavalli si vedono alla fine della corsa. E tanti cristiani vengono meno prima della fine della corsa, perché non hanno perseveranza. Eppure il Signore ci chiede proprio di essere perseveranti, perché la nostra fede ci spinge a questa speranza e possiamo andare avanti nel dire chiaramente che, come dice il verso 12: "Signore, a te appartiene la benignità. Perché ripagherà ognuno secondo le sue opere".

Dio guarda principalmente a questo: non le azioni fatte nel peccato, ma le opere che caratterizzeranno la nostra vita nel giorno del Signore. E questo è il vestito di lino puro, come dice in Apocalisse – nient'altro che le opere dei Santi.

Il Signore è venuto su questa terra non solo per parlare, ma dice la Scrittura: è venuto prima per operare e insegnare. Quindi è importante per noi che non viviamo solo di teoria, ma che possiamo dimostrare che la nostra fede non è soltanto teorica. Come dice Giacomo: la nostra fede è una fede operante.

Fa l'esempio di Abramo. Abramo era un uomo di fede, il padre della fede, ma dimostrò la sua fede attraverso il sacrificio di suo figlio Isacco. E allora la conferma venne dal cielo quando il Signore gli disse: "Adesso so". È importante che noi possiamo sentirci dire dal Signore: "Adesso so che tu mi temi". Quanto è bella quella fede operante, e non quella fede stagnante! Quella fede che opera, quella fede che agisce, quella fede che crede. Questa è la nostra fede. E Dio farà ancora di più in noi quando abbiamo a cuore tutte le sue vie. E il Signore continui a benedirci e a farci riposare in lui.

Amen.

Secondo Cronache al capitolo 27, un solo verso, il verso 6. Secondo Cronache 27:6: "Così Iotam divenne potente, perché regolò il suo cammino davanti all'Eterno, il suo Dio".

Amen. Questo re aveva fatto delle opere davanti al Signore. Aveva seguito, in parte, non completamente. Ma ciò gli è costato il fatto che questo re ha ricevuto dei risultati, unicamente come dice la Scrittura: "Divenne potente". Riuscì a prevalere sui suoi nemici con l'aiuto di Dio, naturalmente.

Perché mi voglio fermare su questo questa mattina? Perché "Ha regolato la sua vita nel suo cammino davanti all'Eterno". Questo è importante: che ogni uomo possa regolare il suo modo di camminare, il suo modo di vivere davanti a Dio, ma non davanti agli uomini. La sua prosperità viene unicamente da questo motivo. Dice la Scrittura: egli ha dato una regola alla sua vita, un ordine al suo modo di fare, che doveva essere gradito agli occhi di Dio, perché potesse ricevere la benedizione.

Quanti si affaticano il loro cammino unicamente per i beni di questa terra, per motivi umani? E come sia importante per noi oggi fermarsi e riflettere!

Ognuno conosce un po' se stesso, come dice la Scrittura. Ognuno conosce la piaga del suo cuore. Dare una regola alla propria vita è mettere in ordine ciò che non è ancora in ordine. E Dio ci esorta a mettere questa regola sul nostro cammino, su questo pellegrinaggio su questa terra, perché possiamo sentire anche il suo favore, la sua grazia, le sue benedizioni, unicamente perché ci atteniamo alla sua parola, mettiamo in pratica i suoi comandamenti.

Perché quello che ha fatto questo re, affinché potesse camminare davanti a Dio e fare le cose gradite agli occhi di Dio, non è soltanto un fatto divino, quanto un fatto personale che ognuno, nella vita pratica, deve comprendere: se ci sono delle cose da mettere in ordine nella famiglia, nella società, in modo che ci sia una testimonianza dove possiamo dire che siamo figli di luce, che possiamo essere di quelli che rappresentano la verità.

Se non puoi regolare la tua vita secondo la parola di Dio, non la puoi regolare in maniera diversa. Perché la parola di Dio, dice il Salmista, "è una lampada sul mio sentiero". Significa che tu cammini alla luce della parola.

E questo re ha pensato unicamente a questo, perché potesse ricevere la benedizione davanti all'Eterno.

Abramo era un uomo di Dio. Abramo è un esempio per noi che possiamo seguire. Rendersi conto che quando già aveva una certa età, Dio gli fa una richiesta. E mi sono chiesto: Perché Dio ha aspettato che Abramo avesse un'età abbastanza avanzata per potergli fare esattamente questa richiesta?

Nel libro della Genesi al capitolo 17 dice così, al verso 1: "Quando Abramo ebbe 99 anni, l'Eterno gli apparve e gli disse: Io sono il Dio Onnipotente. Cammina alla mia presenza e sii integro".

"Signore, ma io questo lo so. Ti seguo già da tanti anni". Oggi, se tu accetti questa parola per te, allora il tuo cuore è aperto all'opera dello Spirito Santo. Se invece pensi che questo era un fatto che appartiene ad Abramo, vuol dire che la parola non è per te oggi, ma era per Abramo allora. Ma noi, quando leggiamo la parola, sappiamo che la Scrittura dice che queste cose sono state scritte per noi oggi.

Quando ebbe 99 anni, specifica la Scrittura, che Dio gli apparve per dirgli: "Cammina alla mia presenza, non alla presenza di Sara, non alla presenza dei tuoi servi, non alla presenza dei re di questa terra che tu stai occupando".

Perché l'uomo ha nella sua natura il modo di camminare sbagliato. Era quello che Gesù diceva ai farisei: "E voi siete bravi. Siete come dei sepolcri imbiancati. Vivete alla presenza degli uomini per farvi vedere da loro. Occupate gli angoli per pregare. Occupate i primi posti". Quindi questa era la natura del fariseo: di presentare se stesso.

Mentre invece noi sappiamo che Dio raccomanda: "Cammina alla mia presenza e sii integro". L'integrità è quello che piace al Signore. "E io stabilirò il mio patto fra me e te, e ti moltiplicherò grandemente. La progenie che verrà da te deve avere una testimonianza. Noi veniamo da Abramo, che era un uomo integro, retto, un uomo che viveva alla presenza di Dio, che aveva timore di Dio, un uomo santo. E quindi questi esempi della Scrittura sono per noi oggi, che possiamo comprenderne il significato.

Camminare. Questo è bello. Quando noi possiamo sentire il significato di camminare... Il Salmista dice al Salmo 15, verso 1: "O Eterno, chi dimorerà nella tua tenda? Chi abiterà sul tuo santo monte?" È una domanda: "Colui che cammina in modo irreprensibile, fa ciò che è giusto, e dice la verità come ce l'ha nel cuore". E questo è un punto difficile, che non è sempre una realtà nel cuore dei credenti.

Non parliamo del mondo, che di verità non conosce il cammino. Ma come ce l'hai nel cuore? Qualche volta vogliamo nascondere ciò che è lecito, ciò che è semplice, e ci impigliamo in una rete senza uscita. Quanto è bello invece quando noi possiamo vedere che Dio ci dice di camminare in modo irreprensibile davanti a lui, con semplicità di cuore, e che possiamo fare ciò che è giusto.

E che possiamo dire le cose come sono, per come tu sei? Qualche volta dimostriamo ciò che non siamo. Ma siamo esortati ad essere semplici come fanciulli, come bambini. Siamo esortati a dire la verità, proprio come è in fondo al cuore. Perché qualche volta quella verità è un po' protetta, no? Allora riusciamo a parlare, a farci credere qualche volta, ma non è tutta la verità.

La verità è Gesù stesso. E Gesù ci dice: "Io sono la verità". Chi dice la verità non si troverà mai male, anche quando si trova davanti a un pericolo, davanti a una situazione difficile. Gli amici di Daniele dissero la verità. Dissero: "Noi non ci inchineremo". Magari qualcuno avrebbe potuto parare, si poteva vedere i fatti suoi senza denunciare. Ma questo re era un re dal cuore doppio, dove gli piaceva sentire e ascoltare, ma nello stesso tempo non gli piaceva sentire certe verità.

Un po' come il cuore dell'uomo, di tutti noi: ci piace sentire la verità degli altri, ma la nostra verità qualche volta la nascondiamo. E allora noi siamo esortati a sentire quello che dice la Scrittura.

La parola va avanti e ci dice di dare ancora una regola alla nostra vita. Michea al capitolo 6, al verso 8, ci dice un verso molto bello, molto importante. È personale. Dice: "O uomo, egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene. E che altro richiede da te l'Eterno, se non praticare la giustizia, amare la clemenza, e camminare umilmente col tuo Dio?"

Che cosa chiede da te il Signore? Ricchezze? Sacrifici? A quei tempi, Michea stava parlando del popolo di Israele, che con una tortora, un agnello, un montone, si presentava al tempio, affinché il suo peccato potesse essere perdonato. Ma è una questione di cuore. Non è una questione di sacrifici materiali.

"Uomo, Dio t'ha fatto conoscere ciò che è bene". Non è vero che Dio ci ha fatto conoscere ciò che è bene, ciò che è gradito ai suoi occhi? Ciò che è scritto nella parola di Dio, nei suoi comandamenti, i suoi Statuti, le sue leggi, che ci consigliano, ci aiutano, ci guidano?

"Che cos'altro chiede da te il Signore?" Se noi pensiamo a quello che ci chiede, dice: "Ma è semplice, Signore! Non ci chiedi nulla di difficile!" Va bene, anche se pensi così. Ma poi devi fare i conti con la tua carne, con la tua natura, che non sempre cammina con giustizia, che non sempre dice la verità, che non sempre si comporta in maniera retta, e che non sempre cammina alla luce dell'Evangelo.

Quindi nel nostro modo di camminare e regolare il nostro cammino attraverso le Scritture, sapendo dove Dio ci sta chiamando per essere quelle persone che lui ritiene possano rappresentarlo come testimonianza, come figli di luce, come sale della terra su questa terra.

Camminare umilmente. L'orgoglio è la radice che sta nel cuore degli uomini. E l'orgoglio viene prima della rovina. Ma l'orgoglio non è qualcosa che con la mente puoi dominare. L'orgoglio è come una radice che non viene facilmente estirpata, che risiede nel cuore, e si presenta quando tu nemmeno glielo chiedi.

Quante volte magari ti sei detto a te stesso: "Non essere orgoglioso"? Eppure hai parlato in maniera orgogliosa. Hai agito. Hai fatto credere che tutto viene da te, che tu sei bravo, che tu non hai bisogno di qualcuno. L'orgoglio, la superbia, quel peccato antico che noi conosciamo. E anche su questo il Signore ci chiede di regolare la nostra vita in modo che l'umiltà possa prevalere.

Proprio come l'esempio perfetto è stato il nostro maestro, il nostro Signore e Salvatore, Gesù. L'Evangelo di Giovanni al capitolo 12, al verso 35, è Gesù stesso che ci aiuta e ci dice chiaramente quel che è più importante.

"Gesù allora disse loro, ai suoi discepoli: La luce è con voi ancora per un po'. Camminate mentre avete la luce, affinché non vi sorprendano le tenebre. Chi cammina nelle tenebre non sa dove va".

Qual è la persona che cammina nelle tenebre, se non quella che non conosce la vera luce, che non cammina secondo la volontà di Dio, che non cammina nella verità della parola di Dio? Perché tutto ciò che è luce è anche verità, e questo appartiene a Gesù.

Noi cammineremo mentre ancora c'è questa luce interiore che ci guida, che possa farci regolare il nostro modo di camminare. Perché quando uno cammina nella luce, sa dove va, quello che fa, quello che pensa. Ma quando prevalgono le tenebre – e questo è successo anche ai migliori uomini di fede nella Scrittura – pensate un momento a quel famoso esempio che ci sta sempre davanti agli occhi, a un uomo che la Scrittura dice è "secondo il cuore di Dio": Davide.

Arriva un giorno per lui dove le tenebre vengono sulla sua vita. E per mezzo di quelle tenebre, lui entra in una fase critica di tutta la sua esistenza, che non si sarebbe mai potuto aspettare. Se avessimo chiesto a Davide prima del peccato con Betsabea – o Bath-seba, come la vogliamo chiamare – se avremmo detto: "Vedi, Davide, tu sei un assassino. Vedi che tu sei un adultero. Vedi che tu puoi fare delle cose". Lui non avrebbe mai pensato, per l'amore che nutriva per Dio, per il timore che nutriva per il suo Signore. Magari avrebbe riso. Avrebbe detto: "Ma questo non succederà mai". Invece quelle tenebre qualche volta sono venute su tanti uomini.

Anche Elia. Se pensiamo a Elia, dopo aver fatto quel grande prodigio, quel miracolo, alla minaccia di una donna, fugge via, ha paura, e voleva morire. Questi uomini erano giganti della fede. Cosa ci vuol insegnare questo per noi oggi?

Che la Scrittura ci dice che il cuore dell'uomo è insanabilmente malato. Chi lo può guarire? Quindi affidiamo il nostro cuore al Signore, perché lui possa operare attraverso lo Spirito Santo, quella luce che interiormente ci fa comprendere ciò che è vile da ciò che è prezioso; ciò che è sacro da ciò che è profano.

Regola la tua vita, il tuo cammino. Probabilmente ancora ci sono delle cose da mettere in ordine davanti al Signore. Ma Dio è misericordioso. La sua grazia ancora per noi.

In tempi… pensate che quando venne Gesù, i discepoli andarono da lui, lo seguirono, sentirono Giovanni che diceva: "Questo è l'Agnello di Dio, che è venuto per salvare gli uomini, per liberarci dal peccato". E i discepoli, quando sentirono parlare così, seguirono Gesù.

"Gesù si accorse che lo stavano seguendo. Che cercate? Che cosa state cercando?" Non è una buona domanda, alla sensibilità di un uomo: Che cosa stai cercando? Stai cercando il bene? Stai cercando l'integrità? Stai cercando di mettere una regola sul tuo cammino alla presenza di Dio, e nel timore di Dio?

Da quel momento, i discepoli che seguirono Gesù – quegli stessi discepoli – trovarono che la loro vita fu trasformata, fu cambiata. Perché camminavano con Gesù. E quando uno cammina con Gesù, non può vivere alla vecchia maniera.

Proprio come Pietro fece questa esperienza, e lui ce lo dice nelle sue lettere, quando dice: "Basta a noi il tempo quando abbiamo camminato nelle baldorie, nel peccato. Ma ora noi dobbiamo camminare in Gesù".

C'è un uomo, il settimo di Adamo, che si chiamava Enoc. Dice la Scrittura in Ebrei 11: "Enoc camminò con Dio". Pensate: quest'uomo, il settimo di Adamo. Ma proprio quando ancora non c'era il tempo della Grazia, quando non si parlava per niente di quella che era la salvezza eterna che Gesù avrebbe portato, dice che Enoc camminò con Dio, e piacque al Signore.

E aveva questa testimonianza, dice la Scrittura per fede. Ebrei 11:5: "Enoc fu trasferito in cielo, perché non vedesse la morte, e non fu più trovato, perché Dio lo aveva trasferito. Prima infatti di essere portato via, egli ricevette la testimonianza che era piaciuto a Dio".

Ora vedete, fratelli: Enoc viveva la luce. "Camminare con Dio" non è qualcosa di nascosto, perché tutti si accorgono se tu cammini con Dio. La testimonianza di Enoc era proprio questa: che era piaciuto a Dio. Quelli che lo circondavano, i suoi parenti, i suoi amici, tutti sapevano: "Quell'uomo è gradito a Dio, perché cammina con Dio. È un uomo integro. Non ha detto alla moglie: 'Non devi dire i fatti miei'. Non ha detto: 'Moglie, mi raccomando che il pastore non sappia questo'". Non è vivere alla presenza di Dio. Camminare alla presenza di Dio significa essere reali.

Perché l'occhio dell'Eterno percorre tutta la terra, per vedere se c'è un uomo integro. Allora noi vediamo che quest'uomo divenne anche un profeta, come dice in Giuda, che testimoniò: "Ecco, l'Eterno viene con i suoi Santi". Poi, sappiamo la storia di Enoc, che si racconta poco. Se ci dovessimo fermare in Genesi, dice che Enoc camminò con Dio. Basta. Chiuso. Poi viene l'autore dell'Epistola agli Ebrei. Poi viene Giuda, uno dei fratelli di Gesù, e ci racconta ancora di Enoc. E chissà quando cammini 300 anni con Dio, quante opere Enoc ha fatto, e quale integrità ha conservato!

Efesini al capitolo 5, al verso 1 e 2. Leggiamo al verso 1: "Siate dunque imitatori di Dio, come figli carissimi. E camminate nell'amore, come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio, come un profumo di odore soave".

"Camminate nell'amore". Qualche volta abbiamo da imparare una lezione grande. Non è nella nostra natura amare. Se l'amore non viene da Dio – Dio stesso che è amore – se non viene un battesimo d'amore, se non viene una nuova nascita, in modo che la nostra natura si renda partecipe della divinità, in modo che l'amore di Cristo possa entrare in noi, non saremo mai nelle condizioni di amare come dovremmo. Perché l'uomo naturale non può amare come l'uomo spirituale. E questo è importante che noi sappiamo.

E così al verso 8 dice, sempre di un tempo: "Infatti eravate tenebre. Ma ora siete luce nel Signore. Camminate dunque come figli di luce".

Noi abbiamo da rendere una grande responsabilità. È una grande testimonianza nella nostra famiglia, nella nostra società, negli ambienti di lavoro, nelle scuole. "Camminate come figli di luce". Tu puoi onorare Dio solo in questa maniera, quando la tua vita è conforme a quella del nostro maestro, che ci ha insegnato tutte queste cose attraverso lo Spirito Santo, come noi leggiamo nella parola.

Vorremmo concludere, ancora qualche passo in Primo Giovanni. Leggiamo al capitolo 1, verso 6, qualcosa di molto importante. Primo Giovanni 1:6: "Se diciamo di avere comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità".

"Se diciamo di avere comunione", come ci avverte l'apostolo Giovanni – lui era chiamato "l'apostolo dell'amore" – lui è quello che ha vissuto forse più di 100 anni. Lui ha scritto l'ultimo libro, il libro della Rivelazione, dell'Apocalisse. Giovanni è stato lasciato in vita. Era il più giovane fra i discepoli, da quanto possiamo comprendere. E lui ha conosciuto l'amore di Dio in tanti momenti della sua vita: "il discepolo che Gesù amava".

Ma perché gli altri non erano amati? Non è questo il significato. Quando ponderi questo passo, ti accorgi: che cosa significa? Perché Giovanni era colui che poggiava la sua testa sul seno del Signore Gesù. Sentiva forte l'amore di Gesù, e la Bibbia dice che era "il discepolo che Gesù amava". Ma era tanto forte l'amore di Giovanni per Gesù, e Gesù ricambiava questo amore. Noi capiamo quanto sia importante per Giovanni trasmetterci i suoi insegnamenti, le sue esperienze.

Perché questi discepoli non hanno scritto di cose che non conoscevano. Ci hanno scritto cose che conoscevano, cose rivelate, cose della loro vita, della loro esperienza. Così ha raccontato Davide. Così ha raccontato Mosè. Così hanno raccontato tutti gli autori che hanno scritto in questo libro.

Invece in Secondo Giovanni, nella seconda lettera, dice al verso 4: lui scrive e dice: "Mi sono grandemente rallegrato di aver trovato alcuni dei tuoi figli che camminano nella verità, secondo il comandamento che abbiamo ricevuto dal Padre".

È una gioia! Non solo per un padre, ma anche per un pastore, per un responsabile di una società, di un ambiente, per un maestro di scuola, sapere di avere davanti a sé delle persone che camminano, che sono sincere, che camminano secondo verità, dove tu ti puoi fidare. Quando tu ritieni che il tuo prossimo dice la verità, tu ti fidi di quella persona. Apri il tuo cuore senza timore, perché lo ritieni una persona fedele, una persona dove puoi aprire il cuore, confidare, mettere i tuoi pesi ai suoi piedi.

Giovanni si rallegra che in questa comunità questi fratelli camminavano nella verità.

Vedete, fratelli: la conseguenza di regolare la propria vita, il proprio cammino, porta grandi benedizioni, perché ciò è gradito agli occhi del Signore. E ognuno deve esaminare bene se stesso. Abbiamo bisogno di un po' di tempo in più, di riflessione, di esaminare se stesso, e dire: "Signore, cosa non ti piace di me? Cosa devo mettere in ordine nella mia vita? Cosa amo nascondere, e invece venire alla luce mi diventa difficile?"

Eppure tu sai che non lo gradisci. Tu sai che ami la verità, come ce l'abbiamo nel cuore. E io voglio essere quella persona gradita ai tuoi occhi, che riceve questa benedizione. Perché se manca questo, non c'è neanche benedizione.

Quando invece noi regoliamo il nostro cammino, nella nostra vita personale, nella nostra famiglia, nella chiesa, negli ambienti dove noi lavoriamo, nella scuola dove vogliamo che ci sia la nostra presenza, allora abbiamo da parte di Dio il suo aiuto, anche la gioia. Non mancherà.

Se manca la gioia nella tua vita, vuol dire che non hai ancora regolato bene il tuo cammino. Perché la gioia è uno dei frutti dello Spirito Santo. La pace che gli uomini cercano non la trovi in questo mondo. La trovi quando tu puoi regolare il tuo cammino davanti a Dio. E lì ci sono i frutti dello Spirito Santo.

Così come Iotam divenne potente, perché davanti a Dio ha messo in ordine la sua vita. Noi vogliamo mettere qualche volta in ordine la vita dei nostri figli, la vita degli altri. Vogliamo che camminino secondo come noi vediamo o pensiamo. Ma importante è invece che sii prima tu stesso a mettere la tua vita davanti a Dio.

E allora realizzerai quello che ha realizzato Abramo. Dopo quei 99 anni, ecco che vengono tutte le promesse fuori! Ma Abramo doveva camminare alla presenza del Signore. Perché Dio non sceglie uomini che non camminano alla sua presenza, perché siano una sua testimonianza. Dio sceglie tutti quelli che danno motivo di pensare: "Quest'uomo cammina col Signore. Quest'uomo cammina nel timore di Dio. Questa donna è una donna integra, è una santa. Questa donna è degna di essere chiamata una figlia di Dio".

Questa è la testimonianza che noi dobbiamo portare in tempi come questi, difficili, tenebrosi. La luce deve risplendere. Ma quanto è importante che possiamo dare una regolata al nostro modo di vivere!

Questo è gradito al Signore, e Dio ci benedica.

Amen.