Libertà consapevole — autocontrollo e santificazione
Leggiamo due versi al capitolo 10, versi 23 e 24 di primo Corinzi. Ah, prima non volevo dimenticare questo particolare. Come abbiamo già preannunciato, verrà il fratello Moris, e quindi dopo la settimana di Pasqua starà qui. Noi naturalmente lui ci ha chiesto: c'è qualche soggetto particolare che volete che possiamo parlare? Ora, come ho detto tante volte, quando qualcuno viene dalla Svizzera o dalla Francia o da un altro paese, se potete trovare il tempo di liberarvi e possiamo fare qualche culto in più, io mi attengo a quello che fate e dite. Perché se deve venire un fratello da lontano così e fare, per esempio, lui viene il sabato, si farebbe il culto domenica, poi giovedì, poi l'altro sabato, già lui parte e non c'è più.
Però se c'è la disponibilità che voi dite, possiamo fare un culto in più. Anche perché, diciamo, questo fratello non manca di conoscenza della parola di Dio, e quindi sarebbe opportuno se voi lo ritenete. Ma se non c'è la vostra presenza o c'è una scarsa presenza, io dico al fratello: facciamo due culti e basta. Quindi ditemi magari in settimana quanta partecipazione c'è. Se c'è la partecipazione, noi possiamo dire al fratello: va bene, possiamo fare che tu vieni il sabato, possiamo fare domenica, il martedì e poi il giovedì. E poi lui naturalmente il sabato parte. Vediamo. Perché senò dovremmo impegnarlo a un'altra chiesa, a un altro fratello, perché deve stare qui.
Ma lui viene sicuramente e potrebbe anche dire qualcosa di edificante. La chiesa ci è utile anche in questo. Allo stesso tempo vi raccomando però di non importunare quando viene un fratello da fuori. Io capisco che voi avete qualcosa da chiedere. Ve lo dico perché ormai le esperienze ci dicono tante cose. Qualche volta volete chiedere delle cose che il fratello Davide non ci ha convinto, va bene pure. Ma figurati, allo stesso modo però dovete sapere che se chiedete delle cose che poi non sono condivisibili con la chiesa, e l'altro vi risponde come volete voi, perché tante volte andiamo da qualcun altro perché ci dica le cose che noi vogliamo, non quelle che dice la parola.
Allo stesso modo dovete sapere: se sono delle cose interessanti, il fratello che viene da fuori poi me le riferisce. E se me le riferisce, vuol dire che qualche cosa si dovrebbe anche chiarire. No, però io poi lo so lo stesso. Non è che non lo so, ma dice: "Ma io non sono interessato a saperlo. Se tu vuoi dire qualche cosa tua la puoi pure dire." Ma attenzione! Perché se viene qualche fratello che non collabora con la chiesa da fuori, e non dice niente al pastore della chiesa, il pastore della chiesa lo sa. In questo caso, dimenticate quel fratello qua.
Non verrà più. Perché noi siamo collaboratori. Quindi vogliamo vivere alla luce, nella verità, secondo la parola di Dio. Poi qualche supposizione personale per te? Tienitela. Non è un problema, però è importante che non si crei confusione nella chiesa del Signore.
Perché noi facciamo venire anche a fratelli e li invitiamo quando li conosciamo e quando possiamo avere un po' di fiducia. Se questa viene a mancare, sarebbe un problema. Ma noi non vogliamo problemi. Vogliamo vivere nella grazia del Signore.
Apro parentesi, e poi la chiudo. Ogni cosa mi è lecita. Primo Corinzi 10, verso 23-24: "Ma non ogni cosa è vantaggiosa. Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa edifica. Nessuno cerchi il proprio interesse, ma ciascuno cerchi quello altrui." Amen!
Questi versi dicono tante cose. Noi non abbiamo il tempo di dire tante cose, ma ciò che è necessario, che il Signore ci possa aiutare col suo aiuto a condividere insieme la scrittura. Partiamo dalla base. Perché Paolo scrive a Corinto? Manda una lettera. Paolo a quei tempi, poveretto, non aveva la possibilità di comunicare in videoconferenza con la chiesa. Lui si trovava a Efeso, però a Corinto erano arrivate delle voci. E nella chiesa di Corinto c'erano i "rufi" — noi li chiamiamo così, e nel mondo, nel modo mafioso, li chiamano "gli infami" — Paolo invece li chiama "i collaboratori della chiesa." Allora, arriva a Paolo una lettera. A quei tempi non sappiamo come poteva arrivare, ma poiché la cosa era da Dio, quella lettera sarebbe certamente arrivata da qualche membro della famiglia di Cloe, come dice la scrittura. No?
E allora è importante che noi, cari fratelli, sappiamo che il Signore mette a disposizione i fratelli che sono fratelli e che capiscono quanto sia importante che nell'eternità noi possiamo entrare liberi, senza peccato, senza macchia. E quindi Paolo dice: "Mi è stato riferito da quelli della famiglia di Cloe che in mezzo a voi ci sono delle contese."
Allora, Paolo aveva dato tutto se stesso per la chiesa di Corinto. Li aveva ammaestrati, gli aveva dato del latte, come noi vediamo. Però Paolo non si ferma. Proclama l'Evangelo, istituisce degli anziani, e lui va oltre perché vuole evangelizzare. Perché questo è il suo mandato. Nell'assenza di Paolo, questa chiesa però comincia a vivere nel disordine. Questa lettera Paolo la scrive perché qualcuno gli ha detto: "Guarda qui, la cosa non va bene. Sta succedendo qualcosa." Non dico che ci siamo tutti sviati, però c'è bugia, c'è fornicazione di quella veramente brutta, terribile. C'è ancora chi mangia offerte agli idoli.
C'è ancora chi crea contese, divisioni. Insomma, la chiesa era entrata nel caos. Io dico: aveva Paolo lasciato dei fratelli. Certo che aveva lasciato dei responsabili. Però non sempre i fratelli responsabili riescono ad affrontare la croce e sono un po' più timidi di quello che dovrebbero essere. E allora, diciamo che un gregge senza pastore si disperde. Questa chiesa era entrata in un disordine così terribile, così terribile, che Paolo doveva dire, riguardo a un certo uomo: "Si ode dappertutto dire che tra di voi vi è fornicazione fino a questo punto!"
Si ode dappertutto! Qui non era soltanto questione che qualcuno aveva collaborato nel dire a Paolo il disordine che c'era. Ormai si era allargata questa piaga. C'era la fornicazione — una cosa terribile nella chiesa del Signore. Qui però succede che il fornicatore stava ancora nella chiesa. Tutti sapevano che questo peccava. Ma nessuno lo caccia via a calci. E quindi si continuava nel peccato. E Paolo dice: "Ma non è vergognoso da parte vostra sentire che ancora c'è il peccato nella chiesa e voi lo tenete ancora in mezzo a voi?"
Paolo parla molto dell'amore di Dio nella chiesa. Quando Paolo ha scritto questa lettera, dovete sapere, l'ha scritta con lacrime. Era un inchiostro fatto di lacrime. Perché Paolo soffriva. Non voleva che il suo lavoro finisse. Come lui ha detto alla chiesa dei Galati: "Non vorrei che la mia fatica fosse vana in mezzo a voi!" Tutto quel lavoro, tutti quei sacrifici che Paolo aveva fatto, rischiando la sua stessa vita per il popolo di Dio! E ora lui sentiva questo: nell'assenza sua, questa chiesa era caduta nelle mani di Satana. E questa è una lettera forte che lui scrive.
La prima lettera ai Corinti è quella lettera che Paolo la rende così pesante. Lui era abituato a parlare certamente di persona. Quando lui dice: "Io vi ho monito tante volte con lacrime!" Ora qui vediamo che Paolo, nel gergo nostro, dice: ha calato la mano sulla penna e scrive pesantemente a questi fratelli. Offende, se vogliamo. Scrive così. E naturalmente, lui mette in mostra tutti i particolari che poi lo Spirito Santo gli rivela.
Fratelli, scandalizzava altri fratelli perché mangiavano di tutto, e gli altri invece non mangiavano di tutto. Quelli che dicevano: "Ma io so che gli idoli non sono niente, quindi posso mangiare le cose sacrificate agli idoli." E Paolo diceva: "Ma ci sono i deboli nella fede che queste cose non le capiscono! E allora, per il tuo vanto, vuoi far perdere il fratello che Cristo si è sacrificato?"
Poi Paolo parlava dei cibi, parlava del matrimonio, parlava della crescita dei figli, parlava di tante cose a questa chiesa. Ricordando: "Ma quando io stavo in mezzo a voi, queste cose ve le ho dette." Però poi, piano piano, piano piano — perché si comincia sempre piano piano — non si comincia sempre male e come si comincia? Come abbiamo letto: "Ogni cosa mi è lecita. Ogni cosa mi è permessa," dice Paolo. "Io posso fare quello che voglio. Ma non ogni cosa è vantaggiosa! Ogni cosa mi è lecita," dice lui, "ma non tutto edifica!"
Certo. Dio ci ha messo delle restrizioni. Io fatto mente locale sulla mia vita e ho pensato a quando non conoscevo il Signore. Fino all'età di 27 anni, potevo fare quello che volevo. Peccare come volevo, senza che la mia coscienza mi dicesse: "Ma questo è lecito? Ma questo è permesso?" No. Facevo quello che volevo. Bestemmiavo, criticavo, facevo delle cose terribili. Rubavo. Certo, no, perché no? Mica devo nascondermi niente. Si fa quello che si fa. Ogni tanto, quando si vive nel mondo, certo, ci sono anche le persone più contenute, no? Che anche se stanno nel mondo non rubano. Però il peccato è peccato. E quindi quando ho cominciato — come a te, come a me — abbiamo letto la parola di Dio e abbiamo pensato: "Adesso il Signore ci ha reso liberi!" E la scrittura dice Paolo: "Dove c'è lo Spirito del Signore, lì c'è la libertà!" E di questa libertà però non dobbiamo fare un'occasione di peccato.
Invece io ho scoperto il contrario nella mia vita. Che da quando ho conosciuto il Signore sono entrato sotto servitù, sotto restrizione. Non sono andato più dove andavo prima. Non potevo più parlare come parlavo prima. Non potevo più mangiare e bere come mangiavo prima. Dice: "Perché, fratello?" No, non lo dico io. Me l'ha detto la parola. Me lo ha detto tante volte. Paolo certo: "Per me è lecito sedermi a tavola e bere un litro di vino. Nessuno mi dirà niente." Ma la parola dice: "Attenzione! Quando stai a tavola, metti un coltello alla gola!" Perché nelle opere della carne c'è anche questo: "I mangioni, i beoni, gli ubriaconi — questi sono nel peccato. Quelli che commettono tali cose non erediteranno il regno di Dio!"
Stiamo parlando di ciò che riguarda le cose più banali — il corpo — che tanti credenti trascurano. Allo stesso modo però, quando mi sono convertito, ho detto: "Ma devo guardarmi bene. Anche quando sto a tavola devo guardarmi bene. A ciò che dico a mia moglie — perché in chiesa siamo tutti santi, a casa cambia tutto — devo stare guardarmi bene davanti ai miei bambini: come parlo, come li educo." Ho cominciato a capire che la parola di Dio non mi lascia fare ciò che voglio nella carne. Perché Paolo così dice in Romani: "Avrei voluto fare ciò che invece non voglio, quo faccio." Ma allo stesso modo capisco che prima ero invitato a qualche festa, da balli, a qualche festa di idolatria della chiesa cattolica — le cresime, le comunioni, ai matrimoni mondani — a tutte quelle cose.
Adesso è lecito. Ho capito che non è legittimo. Non edifica. Quello che faccio non edifica. Quello che penso non edifica. Nemmeno quello che parlo. E oltre a tutto ciò dice la scrittura: "Non mi è di nessun vantaggio!" Che vantaggio mi porta se faccio tutto ciò che la parola di Dio mi vieta di fare? Quindi sono entrato nelle restrizioni. Ho capito che non appartengo più a me stesso e non posso fare più come voglio io.
Vado in spiaggia l'estate, in mezzo ai nudi, devo mettere gli occhiali o una benda agli occhi. Anche se a 70 anni! Ma non credo che Gesù verrebbe con me lì. Non credo che verrebbe a me da qualche festa pagana, o a stare con qualche parente pagano dove c'ha un parlare scurrile — di quelli che, sai com'è, giocano, scherzano con quelle barzellette sporche. Non penso che potrei stare a vedere ciò che i miei occhi vedono. Non posso vedere più quello che vedevo.
Allo stesso tempo, non posso né dire né fare. Ma dove sono entrato? In un Evangelo pieno di restrizioni! Ma è conveniente? È conveniente per la carne? Ma già che Cristo ha fatto un'opera in noi, di libertà, ci ha liberato dal peccato. Perché le opere della carne, dice in Galati 5, sono manifeste. E parla prima delle opere del corpo. E quindi anche il nostro corpo dobbiamo stare attenti a come lo trattiamo.
Sentiamo ciò che dice Paolo riguardo anche a questo. Dice quasi le stesse cose di ciò che abbiamo letto prima, ma è un po' diverso. Primo Corinzi 6, al verso 12: "Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è vantaggiosa. Ogni cosa mi è lecita, ma non mi lascerò dominare da cosa alcuna!"
È diverso! Non mi lascerò dominare. Prima che mi convertissi, fumavo quasi 20 sigarette al giorno. Tornavo da lavoro, mi sedevo davanti al televisore a colori, pacco di Malboro — ancora mi ricordano così la marca di sigarette — e fumavo, mangiavo, fumavo, e stavo lì fino a notte fonda a vedere chissà cosa. Potrebbe essere di grande interesse? No. Questa è la realtà.
Allora, se oggi il credente dice "ogni cosa è lecita" — lo dice pure Paolo — "ma non mi lascerò dominare né dall'alcool!" Pensate a Paolo che si siede a tavola. Viene invitato. Non faccio l'esempio di Gesù — è troppo alto per noi. Eppure quello dovremmo portare! Ma Paolo dice: "Imitatemi, perché imito Gesù!"
Pensate a Paolo che, dopo un viaggio tutto affamato e accaldato, i fratelli lo invitano. E voi sapete no? Quando inviti un personaggio come quello, ci tieni a bandire una bella tavola, no? A fare un bel pranzo, onorare l'ospite. Quante belle cose! Un po' come fa anche qualche sorella, no? Quando ti inviti, solo e basta. Per favore, va bene. Ma lo fanno con amore, lo fanno con piacere.
Allo stesso modo, pensate che Paolo, adesso sì, davanti a una tavola imbandita — Paolo era un uomo di continenza. Nella nuova versione dice "di autocontrollo." Non approfittava del boccale del vino, e nemmeno di un tre piatti, e nemmeno di tutto ciò che gli stava davanti. Perché Paolo era un uomo santificato. Teneva sotto controllo. Non mi lascerò dominare da cosa alcuna!
Qualche volta è difficile. Ma quando vogliamo fare una piccola dieta, no? Perché poi gli organi cominciano a soffrire, no? E io vedo, a quasi 70 anni, il mio fegato non risponde più come una volta. E quindi devo stare attento. Non è che mangio assai, ma devo mangiare ancora di meno, perché so che la mia digestione non è più quella di una volta. Gli anni sono quelli che sono. Il vaso si fa grande, vecchio. E quindi devo contenermi. Paolo dice: "Ma che cosa è ancora lecito nella chiesa oggi, rispetto a ieri?" È diverso? È permissivo oggi? L'Evangelo nella chiesa, ogni cosa è lecita? Fratello, sta scritto così! Le sorelle magari ai giorni nostri vanno oltre quello che era ieri. Ma ieri erano bigotti! Ieri erano troppo. Non si poteva proprio! Che esempio era ieri! Le sorelle erano troppo sante. Lasciamoli stare! E quindi oggi ci adeguiamo.
Un momento, no? Perché pure per chi viene da fuori dice: "Ma come vestono queste donne?" Poi non vedo, e va bene. Vuol dire che dobbiamo cambiare pure noi, no? Troviamo delle scorciatoie per far entrare, se possibile, qualche anima. E diamo spazio anche a loro di dire: "No, ma pure loro mettono la pantalone. Pure la moglie del pastore mette la pantalone, come tante mogli di pastori, no? Mettono gli short. Non si dice così?" Io poi non è che riesco. Quei pantaloncini corti, corti. Dice: "Ma che è la moglie del pastore?" Ah, interessante! "E sì, perché deve dare l'esempio, no? Senò dov'è?" Eh, dove entrano! "Siete rimasti troppo indietro!"
Così abbiamo pensato che ci sono tanti modi per portare le anime a Cristo. E alcuni vanno nella parola di Dio e citano Paolo: "Io mi sono fatto greco con i greci, romano con i romani, pur di guadagnarne alcuni al Signore!" Si trova sempre il versetto adatto. È importante non lasciarsi dominare dall'idolatria, dalla vanità ingannatrice.
Ma perché Paolo si preoccupa di spiegare tutte queste cose nella prima lettera ai Corinti? Entra nelle famiglie, nei matrimoni. Nella donna — che cosa deve fare, come deve soddisfare il marito. E il marito come deve fare con la moglie. Entra a parlare dei figli, come devono essere educati. Entra nella famiglia. Paolo troppo intimamente? Le cose della famiglia devono rimanere in famiglia, si dice. Non è così? Ed è saggio così. Certo nel mondo, certo che è così. Ma nella famiglia, ogni tanto succede che il peccato resti coperto.
Io mi sono accorto che in certe famiglie, dopo 30 e 40 anni, è rimasto il problema fra il marito e la moglie. Sono morti tutti e due e sono andati col problema davanti a Dio. Cosa succederà di là? Non lo so. Non posso giudicare. Ma è terribile pensare che uno copre l'altro del peccato — po' come Ananìa e Saffira. E quindi poi si sa che dice: "Per favore, non dire queste cose al pastore!" Ma mica il pastore ci tiene a sapere! Paolo poteva farsi i fatti suoi del resto. Pure lui dice così, no? Ognuno faccia i fatti suoi.
E anche questo è un versetto che mi ricordo, è scritto qua, da un fratello che è intelligente, sapiente. Un fratello che disse: quando qualcuno andava a dire "Frate, ma questo particolare non è buono da parte tua", il fratello rispose "Ognuno faccia i fatti suoi. Sta scritto!" A posto. Va bene. Non dobbiamo più correggere nessuno, riprendere nessuno. Ognuno faccia i fatti suoi. Tenetevi il peccato in famiglia. Tenetevi il regresso spirituale. Tenetevi gli esempi più cattivi che esistono.
Del resto, Paolo, che cosa poteva fare? Anche se gli hanno suggerito di tutto il disordine di quella chiesa, che poteva fare? Paolo: "Ma io non posso lasciare la chiesa di Efeso, dove il Signore mi ha benedetto e stanno venendo migliaia di anime, per venire a risolvere il problema vostro!"
Ma Paolo prende la penna e scrive. Perché il Signore glielo dice. E scrive. Scrive un po' per i collaboratori, i "rufi" no? Che gli hanno suggerito a Paolo il disordine che c'era. Quello che non piace a noi nelle nostre comunità, i collaboratori sono gli infami. E poi arriva che si sente dappertutto dire che a Corinto c'è un disordine. Era arrivato fino ad Efeso, questa voce! Perché le voci, le cose, camminano. E allora ci troviamo davanti a una situazione. Paolo dice: "Io scrivo. Signore, poi quello che succede, non lo so."
E Paolo dà — ma veramente forte — a questa chiesa. Dopo questa lettera non sappiamo cosa sarebbe potuto succedere. Ma c'era una speranza. L'amore non è sempre amore, Paolo era amorevole verso questa chiesa. Tanto è vero che lui ha scritto primo Corinzi 13, no? Quel capitolo dell'amore. Ma insieme all'amore, Paolo ha messo la disciplina, la correzione, tutto quello che serve per poter portare la chiesa verso che cosa?
Perché ha fatto Paolo tutta questa lettera così forte? Per portare questi credenti dove? Allora nel Vangelo di Giovanni — senza che lo esprimo a parole mio — leggiamo ciò che Gesù scrive al capitolo 17 di Giovanni dell'evangelo. Vediamo dove Paolo voleva portare praticamente la chiesa. Gesù prega così al padre, al verso 15 del capitolo 17 di Giovanni: "Io non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno. Essi non sono del mondo come io non sono del mondo. Santificar nella tua verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, così mando loro nel mondo. E per loro santifico me stesso, affinché essi pure siano santificati nella verità."
La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, così ho mandato loro nel mondo. E per loro santifico me stesso, affinché essi pure siano santificati in verità. Che cos'era importante per Paolo? Che questa chiesa — che lui con tanti sacrifici ha voluto evangelizzare e parlare di Gesù — questa chiesa potesse santificarsi. E il Signore dice: "Voi non appartenete più al mondo!" Prega il padre: "Dice: Non sono più del mondo, sei tu del mondo? No, non sei più del mondo. Ma appartieni a Gesù."
Ma il fine ultimo, non solo di Paolo ma della chiesa che Dio vuole — che la chiesa raggiunga un grado di santificazione unicamente perché Cristo è santo. Dio è santo. E quando ci accostiamo a lui, ci accostiamo a lui con un cuore puro, purificato, santificato. E il Signore dice: "Per loro io santifico me stesso!" Potete immaginare che esempio era Gesù! Anche quando aveva una grande fame, i discepoli: "Maestro, mangia!" Vi ricordate al pozzo della Samaritana? E il Signore: "Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato!" La fame gli era passata. Ma anche la sete! Perché davanti a sé c'aveva una donna che aveva bisogno di salvezza, di sentire l'Evangelo. "Io per loro," dice al padre, "santifico me stesso!" Questo è quello che era il proposito di Paolo per le chiese di allora.
Capite perché Paolo entrava nelle famiglie? Nella parte più intima, nella parte nel cuore delle persone! E quanto è importante per noi capire! Quando abbiamo letto ciò che Paolo dice ai Corinti nel secondo passo che abbiamo letto — vado un momento avanti — quando lui dice: "Io non mi voglio lasciar dominare da cosa alcuna!" Perché se tu ti lasci dominare da qualcosa che è anche lecita, dici: "Fratello, ma quella cosa mi piace! Che c'è di male?" Ma attenzione! Che quella cosa che ti piace non diventi un laccio!
"Le vivande," dice Paolo, "sono per il ventre e il ventre per le vivande. Dio distruggerà questo e quello." Attenzione! Adesso il corpo però non è per la fornicazione, bensì per il Signore. E il Signore per il corpo. Come questo fatto? E poi Paolo, nel proseguo, dice: "Che cos'è il nostro corpo, no? Il santuario, il tempio di Dio!" Ma cos'è questo fatto così forte? "Il Signore è per il corpo!" Quindi il nostro corpo è per il Signore. Paolo dice: "Potete mangiare, potete bere — questo è per il ventre. Un giorno mancheranno l'uno e l'altro. Ma il nostro corpo è il tempio dello Spirito Santo! Il nostro corpo è per il Signore, e il Signore è per il nostro corpo!"
Se il nostro corpo non è santificato, come può lo Spirito Santo e Gesù stesso entrare dentro il nostro corpo? Se noi abbiamo tutti questi impedimenti che possano ostacolare la comunione dello Spirito Santo nella nostra vita, quello a cui teneva Paolo è vedere una chiesa che si purifica, che si santifica, luce di questo mondo. Perciò Paolo non rende questi discorsi banali dicendo: "Se un fratello non mangia legumi, non è un problema. Dici: i Romani, no? Tu però non lo forzare, che lo deve mangiare per forza, per una pietanza. Perdi i fratelli. Questo non è amore," dice Paolo.
Ma la persona che si santifica comprende che quando Gesù dice — Paolo dice — "Gesù è stato fatto per noi giustizia, sapienza, giustificazione e redenzione." Paolo sta parlando che Gesù in noi deve prendere forma, e noi gli dobbiamo permettere, attraverso tutti questi impedimenti che abbiamo tolto, di avere una comunione più forte con lui. Perciò Paolo parla di pienezza dello Spirito Santo.
La chiesa oggi è il corpo di Cristo, e tutti noi dobbiamo stare attenti sia alla parte fisica fisiologica del nostro corpo, ma anche principalmente alla parte interiore, quella spirituale. E concludo col dire ciò che Paolo dice: "Siano santificati spirito, anima e corpo! Tutto questo per la gloria di Dio!"
Del resto, lo dice poi anche lui stesso quando dice: "Sia dunque che mangiate, sia che beviate, sia che facciate alcun'altra cosa, fate tutte le cose alla gloria di Dio! Non date motivo di scandalo né ai Giudei né ai Greci né alla chiesa di Dio. Come io stesso mi sforzo di essere gradito a tutti in ogni cosa, non cercando il mio proprio vantaggio, ma quello di molti, affinché siano salvati!"
Amen! Quello di molti. Paolo dice: "Ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa è vantaggiosa." Ma poi lui dice: "Io cerco il vantaggio degli altri, affinché gli altri possano conoscere Gesù, e perché questo vantaggio possa manifestare la gloria di Dio!"
Bada bene a te stesso! Badiamo bene a noi stessi, affinché la nostra testimonianza possa essere di vantaggio a quelli che ci stanno davanti. Perché questo è il nostro mandato. Questa è la nostra chiamata. "Nessuno cerchi il proprio interesse, ma ciascuno cerchi quello degli altri!" Amen!