T orna all'Eterno con parole di verità
Questa sera voglio trasmettervi una lettera d'amore da parte del Padre a voi, come è arrivata al mio cuore. La leggeremo nel libro di Osea, capitolo 14.
Osea, capitolo 14: "Così dice la parola del Signore: O Israele, torna all'Eterno, il tuo Dio, perché sei caduto per la tua iniquità. Prendete con voi delle parole e tornate all'Eterno. Ditegli: Togli via ogni iniquità e accetta ciò che è buono. E noi ti offriremo i sacrifici delle nostre labbra. L'Assiria non ci salverà. Non cavalcheremo [cavalli]. Tu sei il nostro Dio, perché presso di te l'orfano trova misericordia. Io guarirò il loro traviamento. Li amerò grandemente, perché la mia ira si è ritirata da loro. Sarò come la ruggiada per Israele. Egli fiorirà come il giglio e affonderà le sue radici come i cedri del Libano.
I suoi rami si estenderanno. La sua bellezza sarà come quella dell'ulivo. La sua fragranza come quella del Libano. Quelli che abitano nella sua ombra ritorneranno. Rivivranno come il grano. Fioriranno la vite e saranno celebri come il vino del Libano. Efraim dirà: Che ho più a che fare con gli idoli? Io lo esaudirò. Mi prenderò cura di lui. Io sono come un verdeggiante cipresso. Il tuo frutto viene da me. Chi è saggio faccia attenzione a queste cose. Chi ha intendimento le comprenda. Poiché le vie dell'Eterno sono diritte. I giusti cammineranno per esse, ma i trasgressori vi cadranno". Amen. Fin qui la parola del Signore.
Il libro di Osea è un libro particolare. Osea, guidato dallo Spirito Santo, invia messaggi d'amore al popolo di Israele. Se noi leggiamo attentamente le Scritture, ci accorgeremo che Osea non invia messaggi particolari dove c'è bisogno di interpretazione particolare. Lui scrive chiaramente quello che è il messaggio di Dio, senza mezzi termini. Dichiara apertamente quello che è l'amore di Dio per il suo popolo e il suo giudizio.
Così come Osea trasferisce il messaggio di Dio al popolo di Israele, così noi lo trasmettiamo. Oggi siamo chiamati come servitori di Dio a trasmettere la parola del Signore senza mezzi termini. Così dice il Signore. Così dice la parola. E così noi predichiamo.
Osea, fratelli, manda questo messaggio e adesso ci troviamo davanti a un messaggio particolare. Lui, da parte dello Spirito Santo, parla al popolo di Israele con molta accuratezza, da parte di Dio. Sapete perché? Perché Osea sta predicando a motivo di una malattia che oggi invade l'intera umanità.
Osea sta parlando da parte di Dio riguardo a una malattia. Io la definisco un cancro. Perché dico cancro? Perché questa è una malattia che si diffonde, che invade. Se non stiamo attenti come chiesa, corpo e anima, questa malattia non è curabile. Nessun medico sulla faccia della terra può curare questo cancro. Sapete che cos'è, fratelli? È l'infedeltà verso il Dio vivente e vero. Un cuore, un uomo che si allontana sempre da Dio.
Noi possiamo farci una domanda questa mattina e dire: "Che cosa ha a che fare con noi una lettera del genere?" Perché Osea chiama, da parte del Signore, il popolo di Israele a ravvedimento. E quando parliamo di ravvedimento, subito lo associamo alle anime perdute, a chi non conosce Dio. È ovvio, diremmo noi, che quando parliamo del tema del ravvedimento lo associamo al mondo. Ma che Osea, o il Signore, parli direttamente al suo popolo di tornare all'Eterno - come abbiamo appena letto nel verso 1: "O Israele, torna all'Eterno" - sta parlando di ravvedimento al popolo di Dio.
E noi ci facciamo una domanda: "Perché mai dovrei ravvedermi? Perché dobbiamo ritornare all'Eterno?" Il popolo di Israele spesso si allontanava. Le loro parole erano: "Signore, o Eterno, noi ritorneremo a te". Ma quando leggiamo, ci accorgiamo che molto presto il popolo si riallontanava.
Quindi, come vediamo anche noi a volte facciamo la stessa esperienza. Non c'è nulla di nuovo per noi. Alcuni quando predicano dicono: "Oggi ascolteremo un nuovo messaggio". Qui non ci sono nuovi messaggi. La parola di Dio è parola di Dio. Era ieri, è oggi, e lo sarà per sempre. Non ci sono nuovi messaggi. Quello che deve essere nuovo è il nostro cuore predisposto ad ascoltare la parola di Dio.
I messaggi nuovi non sono quelli che vengono predicati da bravi predicatori. I messaggi nuovi sono quando, e tanto quanto, i nostri cuori sono predisposti a ricevere la parola di Dio. Osea, al capitolo 11, ci dice qualcosa. Il fratello Davide ultimamente ha parlato anche di questo: "Il mio popolo tende ad allontanarsi da me". Al verso 7: "Malgrado invocano l'Altissimo, da me invocano l'Altissimo, nessuno di essi lo esalta".
Quindi questa è una malattia grave. E solo Gesù, fratelli, sorelle, ragazzi e bambini, può guarirci. Solo Gesù può guarirci da questa malattia. Torna all'Eterno, il tuo Dio, perché sei caduto per la tua iniquità. Così si esprimerà Osea.
Ma questa sera, con voi, voglio concentrarmi su un'espressione di Osea molto, molto particolare. Agli occhi naturali, mentre leggi la parola di Dio, può essere un passaggio della Scrittura o un verso che presto può passare davanti agli occhi e andare via. Ma se lo guardiamo con occhi spirituali, ci accorgeremo che fra queste righe c'è una realtà ben diversa da quello che noi immaginiamo.
Qual è, fratelli, l'espressione del versetto 2 del capitolo 14? Quando Osea dice chiaramente: "Prendete con voi delle parole e tornate all'Eterno". Osea sta dicendo al popolo di Israele: "Prendete delle parole, trovate delle parole, e presentatevi davanti a Dio. Tornate davanti a Dio".
Se io penso a questo passaggio naturalmente, parlando come il mondo parla, noi subito diremmo: "Le parole le porta via il vento". È vero? Oppure in Proverbi c'è un passaggio che dice: "Dalla moltitudine delle parole non manca il fallo". Ma con il Signore non funziona così. Le nostre parole sono importanti davanti a Dio. E non dobbiamo mai associare termini e detti umani, mondani, con la parola di Dio.
Perché il Signore questa sera ci fa un invito: "Prendete con voi delle parole e tornate all'Eterno". Perché quando noi torniamo a Dio, torniamo per parlare. Il Signore non ha mai udito solo parole. Il Signore questa sera vuole comunicarci di raccogliere delle parole, ma parole che vengono da un cuore ravveduto, da un cuore rotto. C'è differenza, fratelli, nel raccogliere parole derivanti da un cuore rotto, contrito, ravveduto, che riconosce se stesso davanti a Dio, rispetto ad andare davanti al Signore con parole superficiali.
E fratelli, noi siamo invitati questa sera a considerare bene, a pesare bene le nostre parole. Visto che abbiamo questo invito, ci fermiamo. Perché noi lodiamo, adoriamo, ringraziamo, preghiamo, invochiamo il Signore a parole. Ma quello che è importante per me e per te è pesare le mie parole, considerare l'origine delle mie parole davanti al Signore.
Con voi voglio fare un attimo un viaggio nella parola del Signore. Cerco di essere breve, ma voglio considerare con voi se è veramente importante per noi parlare o presentare o raccogliere delle parole davanti a Dio.
Alcuni dicono: "Ma il mio cuore... Dio conosce il mio cuore. Non c'è bisogno che io parli". No, no. Il Signore conosce, è vero, il tuo cuore. Ma lui dice: "È importante che tu parli, che tu raccoglia parole, ma soprattutto parole di verità".
Per esempio, noi possiamo considerare quanto sono importanti queste parole che noi abbiamo raccolto un giorno. Se vi ricordate, nel giorno in cui siamo stati salvati, la parola di Dio ci insegnò chiaramente che dovevamo esprimerci per ricevere salvezza. È vero. Noi abbiamo deciso un giorno di accettare Gesù come personale Salvatore. Ma non bastava accettarlo. Non bastava perché Dio potesse salvare la nostra vita.
Infatti, l'apostolo Paolo, ai Romani, capitolo 10, verso 9, così si esprimerà dicendo: "Poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesù e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato". Vedete, fratelli, incominciamo a comprendere insieme quanto sia importante davanti a Dio le nostre parole, le parole che sgorgano da un cuore umiliato.
Siamo partiti dalla salvezza perché dobbiamo partire in ordine. E poi il verso 10 dice proprio così: "Col cuore, infatti, si crede per ottenere giustizia, e con la bocca si fa confessione per ottenere salvezza". Vedete, siamo partiti in questo viaggio comprendendo chiaramente quanto è importante per noi davanti a Dio esprimere, raccogliere ogni giorno queste parole. Proprio questo invito: "Prendete con voi delle parole e tornate all'Eterno".
E più avanti, anche l'apostolo Paolo dice, al verso 13: "Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato". Amen e gloria a Dio!
Questo è importante. Anche Gesù ci rivolge qualche parola, qualche invito. Nel Vangelo di Matteo, capitolo 21, verso 22, dice: "E tutto ciò che chiederete in preghiera, avendo fede, le otterrete". Amen, gloria a Dio!
Vedete quanto importante davanti a Dio raccogliere le nostre parole quando andiamo a Lui. Noi lodiamo, noi adoriamo, noi ringraziamo il Signore, e le nostre parole sono importanti davanti a Dio. Quando noi adoriamo il Signore, al Salmo 100, verso 2, dice: "Servite l'Eterno con letizia. Venite davanti a lui con canti di gioia. Riconoscete che l'Eterno è Dio. È lui che ci ha fatti e non da noi stessi. Noi siamo il suo popolo e il gregge del suo pascolo".
C'è proprio questo invito da parte del Signore. Quando noi diamo gloria al Signore: "Servite l'Eterno con letizia e venite davanti a lui con canti di gioia", fratelli, è importante per noi capire che le parole, come ho detto prima, non servono davanti a Dio quando non rimangono solo parole.
Ma quello che il Signore ci vuole dire questa sera è: "Raccogli le parole e torna all'Eterno". Cosa vuole dire? Quando noi ringraziamo Dio, non dobbiamo farlo più solo a parole. Il Signore vuole trasformare la sua chiesa. Il Signore vuole fare un'opera diversa nella sua chiesa. Il Signore non vuole più credenti che si esprimono solo a parole.
Le parole escono dalla bocca del mondo. Le parole escono dalla bocca degli uomini che non conoscono Dio. Ma per la chiesa del Signore non funziona così. Il Signore ci sta invitando: "Raccogliete le vostre parole, ravvedetevi e tornate all'Eterno".
Quante volte noi adoriamo Dio, quante volte diciamo "Gloria a Dio" solo a parole, ma il nostro cuore è lontano da lui? Il Signore oggi ci dice: "Pesa le tue parole. Vedi l'origine delle tue parole".
In Ebrei, capitolo 13, verso 15, continuerà così il Signore per mezzo di lui: "Dunque offriamo del continuo a Dio un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome". Amen, gloria a Gesù!
Ma fratelli, Osea fa questo invito: "Prendete con voi delle parole e tornate all'Eterno". Perché? Ho detto prima che bisogna che ognuno di noi pesi le sue parole. E che è importantissimo davanti a Dio raccogliere le nostre parole e portarle davanti al Signore.
Perché il Signore ci dà un esempio che noi conosciamo molto bene e lo troviamo nel libro del profeta Isaia, capitolo 29. Vi ricordate? Il Signore è dispiaciuto, per questo è addolorato. E questa lettera d'amore non è solo per il popolo di Israele. È proprio per noi, questa sera. È il messaggio del Signore. E il Signore vuole provare gioia nel suo popolo. Ed è addolorato.
Dice, al verso 13: "Perciò il Signore dice: 'Poiché questo popolo si avvicina a me solo con la bocca e mi onora con le labbra, mentre il suo cuore è lontano da me. E il loro timore di me è solo un comandamento insegnato da uomini'".
Fratelli e sorelle, noi conosciamo bene la parola di Dio. Ma ripeto, questa sera per noi il messaggio è nuovo. E il Signore dice: "Io desidero che oggi sia fatta una decisione nel tuo cuore, nel mio cuore. Se tu sai che fino a questo momento sono state solo parole davanti a Dio - magari prima era il cuore che parlava, adesso il cuore si è spento, il cuore si è distaccato dalla tua bocca - adori Dio, glorifichi Dio, ma il tuo cuore è lontano da lui - il Signore ti invita: 'Torna all'Eterno! Torna all'Eterno!'"
Noi siamo inclini ad allontanarci, fratelli. È una realtà. Io lo vedo sulla mia vita ogni giorno. Se io non lotto, se io non sacrifico, se non rinuncio a me stesso, presto il nostro cuore si allontana da Dio. E noi siamo chiamati oggi a pentimento, a ravvedimento. Il Signore apprezza i cuori contriti. Non è una vergogna riconoscere che magari da anni ognuno di noi sa quanto tempo è passato - quanto tempo passa lontano da Dio. La nostra bocca sta parlando agli occhi del prossimo. Possiamo sembrare cristiani, ma Gesù non ha mai accettato finte parole. Gesù vuole parole vere che sgorgano da un cuore riconoscente di aver peccato.
Noi ce ne accorgiamo e ci ricordiamo benissimo del salmista Davide. Vi ricordate, fratelli, al Salmo 34, verso 18, così si esprimerà il salmista Davide? Dirà: "L'Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto e salva quelli che hanno lo spirito affranto".
Vale la pena, o no, fratelli, questa sera ascoltare il consiglio di Dio? "Raccogli le tue parole e torna all'Eterno". E Davide - io credo fermamente, il Signore lo sa - noi lo sappiamo, lo sentiamo. Il Dio sente, ode, conosce le parole che derivano da un cuore ravveduto, pentito.
Vi ricordate quando Davide dice: "Signore, salvami dal mio peccato. Liberami, purificami, perdonami"? Vi ricordate quando lui si esprimerà con tutto il suo cuore? E vi posso garantire, come voi già lo sapete, che le parole di Davide non erano solo parole. Erano parole che sgorgavano da un cuore profondamente pentito. E tu lo riconosci. Tu stesso riconosci, senti nel tuo cuore se sono solo parole.
E Davide dirà: "Crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno spirito saldo".
Anche il figlio prodigo - vi ricordate, fratelli, in Luca, capitolo 15, verso 18? Abbiamo questo ragazzo, questo figlio che si allontana dal padre. Come voi già conoscete la storia. E quando lui si è rivolto al padre, non erano solo parole. Lui si esprimerà dicendo - ha pensato nel suo cuore, ha riconosciuto se stesso: "Mi leverò e andrò da mio padre".
"Raccogli le parole e torna all'Eterno". Questo ha fatto questo ragazzo. "Mi leverò e andrò da mio padre. E gli dirò: 'Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te'". E fratelli, come già conosciamo la storia, il padre non ha perso tempo, non ha esitato a perdonare, ad accettare suo figlio. "Padre, ho peccato contro il cielo, davanti a te. Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio".
Il verso 22 ci dice chiaramente del capitolo 15 di Luca: "Ma il padre disse ai suoi servi...". Fratelli e sorelle, il Signore Dio conosce le tue e le mie parole. Le conosce appieno. Sa quando andiamo a lui, come andiamo. Se stiamo andando a parole o in verità.
E per poter ricevere la benedizione di Dio, per poter ricevere l'esaudimento delle nostre preghiere, è necessario oggi separare, fratelli, le cose. Non devono essere più parole e solo parole. Ma dobbiamo imparare a fare appello, a pesarle, le nostre parole. A vedere l'origine: da dove vengono? Da quale cuore? Da quali predisposizione del cuore?
E vi dico questo, fratelli. Sapete perché? Perché voglio portarvi di nuovo nel libro di Osea. Torniamo in Osea, capitolo 13, verso 14. Il Signore si esprimerà così, dicendo: "Io lo riscatterò dal potere dello Sheol. Li riscatterò dalla morte. O morte, io sarò la tua peste. O Sheol, io sarò la tua distruzione". Questa è la promessa di Dio. Quello che il Signore vuole fare nelle nostre vite.
Ma guardate come finisce questo verso 14: "Il pentimento è nascosto ai miei occhi". Allora ritorniamo e diciamo: "Sono importanti le nostre parole davanti a Dio. Raccogliamole, fratelli, e torniamo all'Eterno, perché egli ci benedirà".
"Il pentimento è nascosto ai miei occhi". Fratelli, non è importante quello che appare davanti agli occhi dell'uomo. Noi possiamo anche cadere in questo peccato: dimostrare agli altri, agli occhi degli uomini, quello che non c'è realmente nel nostro cuore. Perché il Signore dirà: "Il pentimento è nascosto a chi? Ai miei occhi".
Allora quanto è importante per noi davanti a Dio, davanti agli occhi di Dio, che le nostre parole siano raccolte con un cuore pentito, riconoscendo che noi, fratelli, ultimamente, in questi ultimi tempi, probabilmente viviamo lontano da Dio? Il nostro cuore deve essere vicino al Signore.
È importante, fratelli, perché noi chiediamo spesso un risveglio. Desideriamo che il Signore mandi un risveglio. Quante preghiere oggi sgorgano dai nostri cuori? Preghiamo per i nostri figli. Preghiamo per le nostre mogli e mariti non convertiti. Preghiamo che il Signore salvi le anime. Ma se sono solo parole, e il cuore non è un cuore contrito, umiliato - un cuore il quale porta un peso profondo per le cose del regno di Dio - se noi non diamo precedenza alle cose spirituali, fratelli, non accadrà nulla. Rimarranno solo parole.
Noi vogliamo vedere invece - e io credo che voi che siete qui questa sera con me credete - volete, desiderate veramente che il Signore mandi un potente risveglio. Io credo questo. Noi lo crediamo. Ma dobbiamo tornare al Signore con tutto il nostro cuore.
E quando facciamo delle preghiere, a volte succede a me - e l'ho riconosciuto quando il Signore mi ha parlato a riguardo - tante volte preghiamo: "È vero, Signore, risveglia. Signore, manda le anime". Ma nel frattempo non vogliamo lasciare la nostra vita, i nostri piaceri. Non vogliamo veramente essere risvegliati. Vogliamo continuare a dormire. Forse voi mi direte: "No, fratello, non è così. Io non voglio dormire". Sì, nello spirito, noi vogliamo continuare a dormire. Perché non riusciamo a rinunciare a tutte quelle comodità, a tutti quei piaceri che oggi distraggono la nostra vita, prendono le nostre menti e i nostri cuori.
Questa malattia oggi, sì fratelli, è in mezzo al popolo di Dio. E il Signore la vuole guarire. "Signore, vogliamo dire questa sera: Guarisci, guariscimi da questa malattia. Perché spesso mi accorgo che mi allontano da te. Le mie parole non corrispondono ai fatti. Le mie parole non testimoniano quello che io veramente sono. Sono un'altra persona. Le parole parlano di Gesù. La mia bocca parla di Dio. Ma il mio cuore è lontano da te".
Questo ve lo dico, fratelli, perché lo ha fatto anche il popolo di Israele. E lo voglio vedere con te in Isaia, capitolo 51. Leggeremo dal verso 9. Vedete come dice il popolo. Proprio così si esprimerà. Isaia, capitolo 51, verso 9: "Questo è il popolo che dice al Signore: 'Risvegliati! Risvegliati! Il popolo di Israele a Dio. Attenzione: risvegliati, risvegliati! Rivestiti di forza, o braccio dell'Eterno! Risvegliati come nei giorni antichi, come nelle generazioni passate! Non sei tu che hai fatto a pezzi Rab? Che hai trafitto il dragone?'"
Questi siamo noi. Noi diciamo a Dio: "Risvegliati, Signore! Risvegliati, Signore!" Non sei tu?
Ma il Signore risponde in Isaia, capitolo 52. Gira solo una pagina. Al verso 1 dice al suo popolo: "Attenzione! Io ho fatto già un'opera in te. Sei tu che ti devi risvegliare".
Infatti, Isaia, capitolo 52, verso 1, dice: "Risvegliati! Adesso è Dio che parla al suo popolo. Risvegliati! Rivestiti della tua forza, o Sion! Indossa le tue splendide vesti, o Gerusalemme, città santa! Poiché non entreranno più in te l'incirconciso e l'impuro. Scuotiti di dosso la polvere. Levati e mettiti a sedere, o Gerusalemme! Sciogliti le catene dal collo, figlia di Sion che sei in cattività!"
Vedete? Dio, come parla al suo popolo! Il Signore sta dicendo, in parole povere: "Io ho sciolto le catene per te. Io ho dato la mia vita per te sulla croce. Io ti ho dato delle vesti nuove, splendide. Ho tolto da te la vecchia veste e per la mia grazia hai indossato una nuova veste. Tu scuotiti", dice il Signore, "dalla polvere".
Noi abbiamo bisogno di questo. Perciò, fratelli, quanto è importante per noi capire che le nostre parole sono importanti davanti a Dio quando vengono pesate. E il Signore questa sera ci invita: "Scuotiti dalla polvere. Scuotiti da tutto quello che sporca. Rendi puro il tuo cuore riguardante questo mondo. Scuotiti dalla polvere. Scuotiti dal peccato".
Il Signore è qui per perdonarti. E continua dicendo: "Levati e mettiti a sedere". Così dice il Signore questa sera: "Alzati, alzati, figlio mio, alzati e torna all'Eterno con tutto il tuo cuore".
Tante volte, fratelli, non bastano troppe parole. Non è necessario usare molte parole. Il Signore ci dà questo consiglio: poche parole, non troppe, con un cuore lontano. Poche parole bastano con un cuore unto dall'unzione dello Spirito Santo, da un cuore ravveduto, per far sì che nella nostra vita cambino le cose, per vedere la gloria di Dio nella nostra vita. Bastano pochissime parole.
E il Signore in Matteo 6 - vi ricordate quando dice: "Ora nel pregare non usate parole vuote e ripetizioni, come fanno i pagani, perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole"? Vi ricordate Pietro quando camminava sulle acque? Chiese a Gesù: "Permettimi di venire da te". E quando la tempesta si sollevò, guardando a destra e a sinistra ebbe paura. Cosa disse? Cosa troviamo noi di Pietro? Due parole. Due parole permettero a Gesù, permettero a Pietro di vedere la liberazione dalla prova, la liberazione dalla paura. "Signore, salvami". Due parole. "Signore, salvami".
Ma quelle parole erano parole che derivavano da un cuore che aveva riconosciuto di aver bisogno di Gesù. E anche Elia - ricordate - pochissime parole. Quando edificò quell'altare contro i profeti di Baal, poche parole: "Signore, il Dio manifesta la tua gloria. Che si riconosca che tu sei il Dio vivente, il Dio di Israele". Poche parole. E cosa ci dice la Scrittura? Che Dio mandò fuoco dal cielo.
E voglio concludere, fratelli, con un verso in Cantico dei Cantici, capitolo 2, verso 14: "O mia colomba, che stai nelle fenditure delle rocce, nei nascondigli dei dirupi, fammi vedere il tuo viso. Fammi udire la tua voce. Perché la tua voce è piacevole e il tuo viso è leggiadro".
Le più belle parole davanti a Dio sono le parole della sposa di Cristo. E il Signore gradisce le tue e le mie parole, fratelli. È gradevole al Signore. Le nostre parole sono importanti davanti a lui. E il Signore stesso, che questa sera dice a ognuno di noi: "Fammi udire la tua voce, perché essa è gradevole davanti a me".
E non c'è un rapporto più bello di questo: orare e parlare, e chiedere l'unzione dello Spirito Santo, che il nostro cuore sia un cuore contrito, umiliato, e le nostre parole pesate davanti a Dio. Che Dio benedica la sua parola.
E fratelli, noi siamo la sposa del Signore. Comportiamoci come lui vuole che noi possiamo essere. Amen. Che Dio ci benedica.