Una chiesa colonna della verità
Iniziamo questo servizio. Questa mattina stavo leggendo un salmo meraviglioso e molto bello, il Salmo 119. «La legge dell'Eterno è perfetta, essa ristora l'anima. La testimonianza dell'Eterno è verace e rende savio il semplice. I precetti dell'Eterno sono giusti e rallegrano il cuore. Il comandamento dell'Eterno è puro e illumina gli occhi. Il timore dell'Eterno è puro, rimane in eterno. I giudizi dell'Eterno sono verità, tutti quanti sono giusti. Essi sono più desiderabili dell'oro, sì, più di molto oro finissimo. Sono più dolci del miele, di quello che stilla dai favi. Anche il tuo servo è da essi istruito. Vi è grande ricompensa ad osservarli. Chi conosce i suoi errori? Purificami da quelli che mi sono occulti. Preserva inoltre il tuo servo dai peccati volontari e fa che non si signoreggino su di me. Allora io sarò integro e sarò puro da grandi trasgressioni. Siano gradite davanti a te le parole della mia bocca e la meditazione del mio cuore, o Eterno, mia rocca e mio Redentore!»
Davide poteva testimoniare tutto ciò che leggiamo in questo salmo perché ha fatto questa esperienza personale nel gustare quanto l'Eterno è buono. Noi leggiamo la parola di Dio, ma dobbiamo confrontarci: esiste questa verità anche nella nostra vita? Amiamo la parola di Dio? Siamo convinti che i suoi giudizi sono giusti? I tuoi comandamenti ci rallegrano, ci danno gioia?
L'esperienza che io faccio davanti al Signore è questa: quando al mattino finisco di leggere un passo della Scrittura, nello spirito sento gioia di poter dire al Signore: «Come meravigliosa la tua parola! Come illumina gli occhi! Come ci rivela tutte quelle cose che hanno origine in Dio!» Tutto ciò che ha origine in Dio è santo e viene trasmesso al nostro spirito. Ciò che ha origine nell'uomo non ci tocca profondamente, va via. Ma la parola di Dio ha origine in Dio stesso e, per la grazia di Dio che ci ha fatto partecipi della natura Divina, noi possiamo rallegrarci nelle Scritture, possiamo gioire, possiamo confermare e dire al Signore: «I tuoi giudizi, o Eterno, sono verità, sono giusti!»
Davide dice che essi sono più desiderabili dell'oro, più di molto oro finissimo. Vi chiedo: quando finisci di leggere un passo, ti ha parlato al cuore? Questa mattina hai ricevuto qualche benedizione particolare quando ti sei accostato alla parola di Dio? Sei stato ammaestrato? Perché Davide dice al Salmo, al verso 11: «Anche il tuo servo è da essi istruito, e c'è grande ricompensa ad osservare i comandamenti di Dio, i giudizi, la parola di Dio».
E quale ricompensa? Quale premio? Che la benedizione del Signore ci segue durante tutto questo percorso. Osservare la parola di Dio significa avere timore di Dio e significa onorare Dio. La parola dice: «Chi onora me, onora anche i comandamenti». Perché onoro i comandamenti? Perché onoro Dio! E come è bello che noi sappiamo che attraverso le Scritture la nostra vita è stata trasformata, è stata cambiata, e abbiamo anche noi un motivo di dire come Davide: «Tu mi hai istruito, tu mi insegni».
Ma come possiamo essere istruiti? Chi è che ci ha insegnato? Quando leggiamo la parola di Dio, non deve venire un uomo ad ammaestrarci. Deve venire una persona a dirci: «Questo è il significato di ciò che tu stai leggendo»? Come potrai rallegrarti? Eppure la Scrittura ci insegna qualcosa che va molto più profondo, che non appartiene agli uomini di questo mondo, ma che appartiene ai figli di Dio.
Del resto, l'apostolo ci insegna quanto sia importante. Al verso 27 del capitolo 2 di 1 Giovanni leggiamo: «Chi è che ci istruisce? Chi è che ci rivela la parola? Chi è che ci ammaestra?» Al verso 26 dice: «Vi ho scritto queste cose riguardo a coloro che cercano di sedurvi. Ma quanto a voi, l'unzione che avete ricevuto da lui dimora in voi, e non avete bisogno che alcuno vi insegni. Ma come l'unzione vi insegna ogni cosa, ed è verace e non è menzogna, dimora in lui. Come essa vi ha insegnato...» Se tu sei nato di nuovo e sei partecipe della natura Divina, allora l'unzione dello Spirito parlerà al tuo spirito e Dio ti ammaestra. L'unzione che ti fa comprendere quelle cose che Dio vuole rivelarti.
Davide lo sapeva molto bene. Mille anni prima di Gesù, era stato ammaestrato dallo Spirito Santo per trasmettere a noi le cose che abbiamo letto. Per concludere, dice ancora la parola al verso 13. Il salmista dice: «Preserva inoltre il tuo servo dai peccati volontari, Signore, allontana la nostra vita dai peccati volontari e addirittura da quelli occulti che non conosciamo». Dice la Scrittura: «Perché non devono signoreggiare sulla nostra anima? Non devono signoreggiare i peccati nella nostra vita. Non è questo che noi chiediamo. Chiediamo al Signore di renderci integri e puri da grandi trasgressioni!»
Tutto questo ci fa dire, come Davide ha detto alla fine: «Siano gradite davanti a te le parole della mia bocca» (verso 14). «La meditazione del mio cuore, o Eterno, mia rocca e mio Redentore!» Mille anni prima, Davide credeva nel riscatto della sua anima. Credeva nel Redentore, che lui sarebbe stato redento, che la sua anima non sarebbe rimasta nell'Ades. Come leggiamo anche riguardo a Gesù. Ma è bello che noi sappiamo che la parola del Signore ci rallegra, ci dà gioia, ci dà pace e ci mette davanti una via perfetta.
Perché la parola dice: «È pura da ogni scoria ed è sette volte purificata». Come possiamo noi talvolta giudicare i giudizi di Dio? Come possiamo giudicare la parola di Dio, sapendo che la parola di Dio dice: «La legge dell'Eterno è perfetta e ristora la nostra anima, la rallegra, le dà un rinfresco»? Questo fa sì che così preghiamo: che anche questa mattina, la parola che seguirà, potrà ristorare la nostra anima.
Alleluia! Gloria a Gesù!
Questa mattina voglio condividere con voi un passaggio della Scrittura che noi troviamo nel libro di 2 Re, al capitolo 13. Leggeremo dal verso 14 al verso 19. Così dice la parola del Signore:
«Or Eliseo si ammalò di quella malattia di cui doveva morire. Perciò Ioas, re d'Israele, scese a trovarlo e pianse su di lui e disse: "Padre mio, padre mio, carro di Israele e sua Cavalleria!" Allora Eliseo gli disse: "Prendi un arco e delle frecce". Egli prese un arco e delle frecce. Eliseo disse quindi al re d'Israele: "Impugna l'arco". Egli lo impugnò. Ed Eliseo posò le sue mani sulle mani del re. Poi gli disse: "Apri la finestra verso Oriente". Egli la aperse. Allora Eliseo disse: "Tira!" Ed Eliseo quindi disse: "La freccia della Vittoria dell'Eterno e la freccia della Vittoria contro la Siria.
Tu sconfiggerai la Siria in Afec fino a sterminarli". Poi disse: "Prendi le frecce!" Ed egli le prese. Eliseo disse quindi al re d'Israele: "Percuoti il suolo". Egli lo percosse tre volte, poi si fermò. Ma l'uomo di Dio si tirò indietro con lui e disse: "Avresti dovuto percuoterlo 5 o 6 volte. Allora avresti sconfitto i Siri fino a sterminarli. Ora invece sconfiggerai i Siri solo tre volte."»
Fin qui la parola del Signore. Ci troviamo nel discorrere dei libri di 1 e 2 Re e ci troviamo davanti ad una situazione particolare, ad un dialogo da parte di un uomo di Dio, il profeta Eliseo, con un re, il re Ioas. E questo è un periodo di grande malvagità, è un periodo di fitte tenebre. Ci accorgiamo in questi due libri di Re di un tempo in cui nella nazione regna ribellione, idolatria, perversione verso il vero Dio.
E sapete, fratelli, mentre discorriamo in questi passaggi della Scrittura, lo Spirito Santo ci ferma oggi su questo passaggio, su queste poche righe, per farci comprendere chiaramente qual è il suo messaggio per il nostro cuore. E quando noi leggiamo attentamente questi libri ci accorgeremo, fratelli, che il Signore descrive dettagliatamente i peccati di ogni re, attraverso i quali fecero ciò che è male agli occhi dell'Eterno. Ma questa volta lo Spirito Santo ritiene opportuno non entrare nei dettagli raccontando i peccati di questo re. Questo re Ioas, spingendo tempestivamente il nostro sguardo su quello che è il suo comportamento, il suo atteggiamento: a che cosa? Ad una notizia che arriva al cuore di Ioas, e cioè che una malattia prende il profeta Eliseo. E la Bibbia ci dice che questa malattia era una malattia di cui doveva morire.
E non è a caso, fratelli. Perché come lo Spirito Santo ci guida nella lettura della sua parola, così noi vogliamo fare esattamente così: come lo Spirito ci guida. Perché se lo Spirito Santo non ha ritenuto opportuno scrivere ed entrare nei dettagli dei peccati di Ioas, portandoci immediatamente a comprendere qualcosa, a noi vogliamo fare così. Non vogliamo perdere tempo questa mattina intorno a discorsi o a formulare delle frasi, ma vogliamo immergerci immediatamente in questa storia, perché Dio parli al nostro cuore.
E quando Gesù parla, non parla attraverso moltitudini di parole. Poche parole arrivano al nostro cuore. E quando Ioas ascolta questa notizia, scende a trovare questo profeta e dice così, esprimendosi: «Padre mio, padre mio, carro di Israele, sua Cavalleria!» Un uomo perverso, un uomo del quale la Bibbia ci dice fece ciò che è male agli occhi dell'Eterno, seguendo i peccati dei suoi padri, non se ne allontanò. Alla notizia che un uomo di Dio come Eliseo si ammala, si esprime in questa maniera: «Padre mio, padre mio, carro di Israele, sua Cavalleria!»
Questo re aveva compreso qualcosa. Era perverso, ma la vita di Eliseo aveva avuto un impatto particolare sulla vita di questo uomo. Fratelli e sorelle, la Chiesa oggi deve dare un impatto diverso a questo mondo corrotto di tenebre. Il periodo in cui ci troviamo è un periodo di malvagità, come al tempo di Eliseo. Ma Eliseo rimane in questa nazione un luminare che splende per la gloria di Dio. E lui fa un impatto su questo re. Lascia un impatto come noi, Chiesa del Signore, dobbiamo lasciare un impatto su questo mondo.
Sembra che il mondo non osservi, sembra che il mondo non ripone quasi fiducia nel vedere uomini santi, uomini consacrati, uomini ripieni della potenza dello Spirito Santo, uomini che parlano per la voce di Dio. Ma non è così, fratelli! E questo re riconosce in Eliseo la forza di questa nazione. Lui è consapevole che la vita di Eliseo stava perdendo. La vita di un uomo forte, Eliseo era un sostegno per la nazione. Eliseo era la verità della nazione. Il suo Ministero incominciò con prodigi, miracoli, potenti operazioni. Un uomo consacrato all'Eterno. E quest'uomo lo aveva compreso.
Noi oggi mi chiedo: che impatto stiamo lasciando in questo mondo? Che influenza stiamo dando a questo mondo, perché il mondo riconosca che la vera chiesa, il vero popolo di Dio, i veri cristiani siano proprio così? Come si esprime questo: «Carro di Israele e sua Cavalleria»! La Chiesa oggi deve necessariamente essere sostegno e colonna della verità. Perché se sarà colonna e sostegno della verità, vi posso garantire, fratelli, che ci sarà un riscontro in questo mondo. Amen!
Non ti scoraggiare, fratello. I tempi sono difficili, i tempi sono malvagi. Ma noi dobbiamo lasciare un impatto diverso in questo mondo. D'altronde, l'apostolo Paolo ci ha detto chiaramente nella sua seconda epistola ai Corinzi, al capitolo 2. Vi ricordate, fratelli, quando dice: «Ora si è ringraziato Dio, il quale ci fa sempre trionfare in Cristo, e attraverso noi manifesta in ogni luogo il profumo della sua conoscenza. Perché noi siamo per Dio il buon odore di Cristo fra quelli che sono salvati e fra quelli che periscono. Per questi, un odore di morte a morte. Ma per quelli, un odore di vita a vita. È sufficiente per queste cose? Voi siete una nostra lettera scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini, essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo, che il risultato del nostro Ministero, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente e non su tavole di pietra, ma sulle tavole di un cuore di carne.» Amen!
Gloria a Dio! Questa è la Chiesa del Signore! Ed è bello vedere, Fratelli, come si comporta quest'uomo nella sua avanzata età. Eliseo non rimane indifferente a questa preoccupazione di Ioas. Come Gesù non è rimasto indifferente a quelli che erano nella nostra condizione della nostra vita, non rimane indifferente. Dio è misericordioso. Ioas era un uomo perverso, fece ciò che è male agli occhi dell'Eterno. Ma Dio è misericordioso, lento all'ira, di grande bontà. Ed egli lascia sempre una possibilità agli uomini e anche alla sua Chiesa di capire qual è la sua volontà.
Ed Eliseo subito cosa fa? Dà dei consigli, dell'istruzione, ammaestra quest'uomo e dice così: «Prendi un arco e delle frecce». Egli prese un arco e delle frecce. Eliseo disse quindi al re d'Israele: «Impugna l'arco». Egli lo impugnò. Eliseo pose le sue mani sulle mani del re.
Fratelli, questa mattina ci vogliamo soffermare su delle cose molto profonde. Qui stiamo parlando di un dialogo in cui noi troviamo un arco e delle frecce. Non è a caso che la parola di Dio ci pone dinanzi delle cose importanti, particolari. Perché questo profeta dice a questo re di prendere un arco e delle frecce? Perché, fratelli, la nostra vita può essere rappresentata ad un arco. La Chiesa oggi è un arco e scoccane delle frecce. Noi cristiani oggi siamo un arco, scocchiamo delle frecce.
Ma la cosa importante per noi è sapere: se queste frecce che stiamo scoccando sono per la gloria di Dio, o sono frecce scoccate a caso, vagando come il popolo d'Israele nel deserto? Dio non vuole una chiesa che va vagando, scoccando frecce a destra e a sinistra. Ma Dio vuole dare al suo popolo una direzione chiara. E Eliseo dice: «Prendi queste frecce, impugna questo arco». Egli lo impugnò. E poi gli disse: «Apri la finestra verso Oriente». Egli la aperse. Allora Eliseo disse: «Tira! E Eliseo quindi disse: "La freccia della Vittoria dell'Eterno e la freccia della Vittoria contro la Siria. Sto facendo capire cosa devi fare.» E io voglio condividere con voi, fratelli, qualcosa di particolare questa mattina.
Questa frase: «Impugna l'arco. Egli lo impugnò. Ed Eliseo posò le sue mani sulle mani del re». Oggi c'è una promessa di Vittoria per il popolo di Dio. Ma questa vittoria, sapete come è? È ereditaria dal momento in cui Gesù mette le sue mani sulla nostra vita. È necessario per noi sapere: se le mani di Cristo sono o non sono sulla nostra vita?
Quest'uomo sapeva bene come tirare un arco. Era già ammaestrato. Un re veniva ammaestrato per la guerra. Perché Eliseo pone le sue mani sulle mani di Ioas? Perché, ognuno di noi, fratelli, è ammaestrato dalla verità della parola di Dio. Ognuno di noi ha una buona conoscenza della parola di Dio. Ma non è questo importante se viviamo lontani dalla presenza del Signore. È necessario per noi sentire le mani di Cristo sulla nostra vita.
Quell'arco non avrebbe funzionato. Non ci sarebbe stata Vittoria se Eliseo avesse detto semplicemente: «Tira un arco!» Ma gli ha dato delle indicazioni chiare. Sapete perché? Perché quest'uomo aveva riconosciuto in Eliseo una forza per la nazione. Ma aveva bisogno di comprendere che la sua vita aveva bisogno di essere guidata dall'unzione del potente Dio di Israele.
E fratelli, Eliseo dice: «Apri la finestra verso Oriente». Gli dà delle indicazioni. Quest'arco si doveva schioccare una freccia. Era il momento per Ioas di capire qualcosa di troppo fondamentale. Ed Eliseo disse: «Apri la finestra». Fratelli, vi voglio dire una cosa: per schioccare una freccia bisogna prendere l'arco e bisogna tirare con forza. E l'arco si deve piegare. Più si piega e più questa freccia viene indirizzata in maniera giusta.
La nostra vita è un arco. La nostra vita deve piegarsi sotto l'influenza dello Spirito Santo. La nostra vita necessita di essere sottomessa alla guida dello Spirito Santo per avere la vittoria. È una promessa, una profezia c'era per quest'uomo. La freccia della Vittoria, una vittoria contro i Siri.
Fratelli e sorelle, è importante per noi. E io con voi vedrò alcuni esempi per capire: che cos'è l'uomo di Dio con o senza l'unzione dello Spirito Santo? Che effetto fa oggi la Chiesa con o senza l'unzione, la guida dello Spirito Santo? Che impatto fa oggi il popolo di Dio con o senza l'unzione dello Spirito Santo? Noi lo vediamo, per esempio, all'inizio è un arco fallace, e poi diventa un arco potenziato dalla presenza dello Spirito Santo.
Noi prima troviamo un Pietro in Matteo, capitolo 26, verso 31. Quando il Signore Gesù dice: «Non vi scandalizzate per causa mia. Perché sta scritto: "Percuoterò il pastore e le pecore del gregge saranno disperse". Gesù sta dicendo ai suoi discepoli quello che sarebbe stato, quello che sarebbe accaduto dopo, dicendo: "Dopo che sarò risorto e vi precederò in Galilea"».
Sapete cosa ha detto Pietro davanti a Gesù? «Allora Pietro, rispondendogli, disse: "Quand'anche tutti si scandalizzassero per causa tua, io non mi scandalo. Non mi scandalizzerò mai!"» Gesù gli disse: «In verità ti dico che a questa stessa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte».
Pietro era una freccia nelle mani di Dio, ma un'arco nelle mani di Dio che scoccava frecce a vuoto, fratelli! Noi siamo cristiani, siamo figli di Dio, non dobbiamo scoccare frecce a casaccio. Dove ci troviamo... sapete perché? Perché oggi vedo intorno a me e lo dico con dolore, fratelli, credetemi con il cuore in mano: la Chiesa a volte non
testimonia, non scocca delle frecce di Vittoria. Scocca frecce qua e là, vagando nei deserti senza l'unzione, la guida dello Spirito Santo. Ma noi dobbiamo essere sicuri che se scocchiamo una freccia, risulti ad onore e Gloria del Signore Gesù Cristo nostro Dio.
E Pietro così scoccava delle frecce dicendo a caso: «Io non ti rinnegherò, Signore». Gesù gli disse: «Pietro, attenzione! Perché il gallo canterà due volte, tu mi rinnegherai tre volte. Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò in alcun modo, Signore!» Lo stesso dissero anche tutti i discepoli.
Ma fratello, vieni con me ancora un momento della vita di questo arco. In Giovanni, al capitolo 18, verso 10. Vi ricordate quando Simon Pietro aveva una spada, la sfoderò, percosse il servo del sommo sacerdote? Gloria a Dio! Pietro, per il tuo zelo! Gloria a Dio, fratello e sorella, per il nostro zelo quando ce l'abbiamo! Ma attenzione! Perché il nostro zelo per Dio deve essere uno zelo guidato dall'unzione dello Spirito Santo per portare frutto per la gloria di Dio.
E Pietro pensò nel suo zelo di sfoderare una spada e dice che percosse il servo del sommo sacerdote, gli recise l'orecchio destro. Or quel servo si chiamava Malco. Gesù gli disse: «Pietro, riponi la tua spada nel fodero. Non berrò io il calice che il padre mi ha dato?»
Pochi giorni dopo, fratelli, mentre Pietro pregava nell'alto solaio con i 120, la Bibbia ci insegna, al capitolo 2 degli Atti, che lo Spirito Santo scese copiosamente su di loro. La potenza dello Spirito Santo in uno dei nostri padri. E Pietro, finalmente, cosa fa? Gloria a Dio! Scocca una sola freccia, una sola predicazione: «Ravvedetevi e ciascuno di voi si abbia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati!» E la Bibbia ci racconta che tremila anime furono compunte nel cuore!
Vedete, fratelli, la differenza tra un arco, la nostra vita lontana da Dio, e una vita unta dall'unzione dello Spirito Santo? Eliseo pone le mani sulle mani del re. Lasciati posare le mani di Cristo sulla tua vita. Lasciagli il permesso, fratello! Perché dal momento in cui riuscirà a mettere le sue mani sulle nostre vite, noi saremo frecce di Vittoria!
Un altro era Paolo. Vi ricordate? Un arco guidato dall'unzione dello Spirito Santo. E lui si esprime. Vi ricordate quando dice: «Io ero zelante, io ero un uomo dedicato nelle Scritture, ero perseverante»? Ma Paolo, prima di conoscere Gesù, era un arco il quale scoccava frecce ovunque, a destra e sinistra. Benché fosse zelante nelle vie di Dio, lui stesso dirà nelle sue lettere: «Fino a quando piacque a Cristo di visitarmi», e Paolo divenne un uomo guidato dall'unzione dello Spirito Santo.
Fratelli e sorelle, è importante per noi lasciarci posare le mani di Cristo sulla nostra vita. E io voglio leggere con voi questa mattina un lamento da parte di un re. Vi ricordate di Davide? Davide si lamenta ed è addolorato, perché ci sono due archi nella parola di Dio che scoccano frecce per la sua gloria. Due uomini: Saul e Jonathan. Due uomini unti dalla potenza dello Spirito Santo. La Bibbia ci parla di loro dicendoci che erano valorosi, uomini valorosi, erano come le aquile. E Davide intona questo canto. Lo voglio leggere con voi in 2 Samuele, capitolo 1, verso 17.
Questo canto si chiama il canto dell'Arco, e la parola del Signore ci dice che Davide intonò questo lamento su Saul e Jonathan suo figlio, e ordinò di insegnarlo ai figli di Giuda. Il canto dell'Arco. Ecco si trova scritto nel libro del Giusto. Lo splendore di Israele, così si esprimerà:
«Giace ucciso sulle sue alture. Come mai sono caduti i prodi? Non annunziatelo a Gat, non fatelo sapere per le vie di Ascalon, perché non gioiscano le figlie dei Filistei, perché non esultino le figlie degli incirconcisi. O monti di Gilboa, non vi sia più rugiada né pioggia su di voi, nei campi di offerte. Perché là fu gettato via lo scudo dei Prodi, lo scudo di Saul non più unto con olio dal sangue degli uccisi, dal grasso dei Prodi. L'arco di Jonathan non si ritrasse mai, e la spada di Saul non tornò mai a vuoto. Saul e Jonathan, tanto amati e cordiali in vita, non furono divisi nella loro morte. Erano più veloci delle aquile, più forti dei Leoni. Figlie d'Israele, piangete su Saul, che vi rivestiva di scarlatto nel lusso, che ornava d'oro le vostre vesti. Come mai sono caduti i prodi in mezzo alla battaglia? E cade Jonathan, ucciso sulle tue alture!»
Guardate, fratelli, quanto era addolorato Davide riguardo a questi due uomini i quali erano unti dalla presenza di Dio, dalla potenza dello Spirito Santo. Si lasciavano guidare. E come questi uomini hanno lasciato questa guida gloriosa sulla loro vita, e questa è stata la loro fine! Erano forti, erano valorosi. Ma poi sono stati dei perdenti. Scoccavano frecce di Vittoria a favore del popolo di Dio.
Noi, fratelli, siamo uomini e donne i quali e le quali dobbiamo essere chiamati a scoccare frecce per la gloria di Dio. Paolo, come anche ricordiamo, ci racconterà la Scrittura che fu un uomo che dal momento in cui incontrò Cristo incominciò a chiedere al Signore: «Cosa devo fare? Dove devo andare?» Vi ricordate gli Atti degli Apostoli, quando il Signore ci dice che lo Spirito Santo lo impediva. Lui voleva andare da una parte, ma il Signore lo impediva di andare. Perché poi si doveva trovare a Filippi, dove parlò a delle donne. E lì ci fu una donna di nome Lidia. Vi ricordate questa donna? Il Signore ci dice che aprì il suo cuore. Paolo divenne una freccia di Vittoria nelle mani di Dio.
Noi abbiamo bisogno di essere guidati, fratelli! Perché sappiamo, a volte pensiamo che stiamo andando bene. Pensiamo che le vie che percorriamo siano quelle giuste davanti al Signore. Ma il Signore è necessario che ci dica: «Questa volta non andare di qua». Noi dobbiamo ascoltare la voce dello Spirito Santo, fratelli. E noi abbiamo un esempio meraviglioso di un arco, di una vita, di una freccia scoccata con la giusta direzione. Perché questo vuole fare Gesù per il suo popolo: vuole dare una direzione giusta.
Fratelli e sorelle! Noi siamo degli archi e delle frecce, ma non abbiamo direzione senza l'unzione dello Spirito Santo. Schiocheremo frecce di qua e di là. Ma abbiamo bisogno di essere umiliati sotto la mano potente di Dio. Fino a quando penseremo di andare avanti da soli, le finestre rimarranno chiuse. Ma voi pensate che a caso Eliseo disse a Ioas: «Apri la finestra»? La finestra si apre! Le porte si aprono! La benedizione di Dio si apre! Arriva la missione! Arriva una direzione giusta! Arriva un obiettivo chiaro davanti ai nostri occhi! Solo e soltanto tanto quanto avremo lasciato operare Gesù sulla nostra vita si apriranno le finestre.
Le finestre rimarranno chiuse. Non si poteva tirare una freccia, non si poteva scoccare con le finestre chiuse. Se noi pensiamo di andare avanti da soli, con i nostri modi di fare e di agire carnale, le finestre rimarranno sempre chiuse, perché le frecce non si possono scoccare. L'arco non si piega, fratelli, l'arco non si piega, fratelli! Ma noi abbiamo bisogno di piegarci alla volontà di Dio.
Questo arco fu Gesù. Vi ricordate? Gesù morto sulla croce scoccò una freccia potente per questo mondo di salvezza. È compiuto, amen! È compiuto! Noi abbiamo bisogno, fratelli, di capire chiaramente che Gesù è all'opera e ci sono delle profezie, ci sono delle promesse per la nostra vita. Ma noi abbiamo bisogno di comprendere qualcosa di fondamentale.
Nella prima epistola di Pietro, al capitolo 5, verso 6, abbiamo bisogno di fare questo, fratelli: «Umiliatevi, dunque, sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi al tempo opportuno!» Amen! Dio ci vuole al tempo opportuno! Perché la Chiesa di Dio non è una chiesa che si piega a questo mondo, ma che deve essere innalzata con la potenza del suo Spirito. Il Signore vuole manifestare la sua Gloria nella sua Chiesa, e noi siamo chiamati oggi a seguire le sue orme, ad essere umiliati, a lasciarci guidare.
E poi qualcosa di importante avviene, qualcosa che parla ai nostri cuori. Oggi, quando Eliseo conclude con questo re dicendo: «Prendi queste frecce, percuoti il suolo». E questo re dice la Scrittura che percosse solo tre volte il suolo, poi si fermò. E allora un dolore profondo entrò nel cuore dell'uomo di Dio, di Eliseo, che la parola ci dice si addolorò con lui e disse: «Avresti dovuto percuoterlo 5 o 6 volte. Allora avresti sconfitto i Siri fino a sterminarli!»
Fratelli e sorelle, noi perdiamo la visione quando non veniamo lasciati guidati dall'unzione dello Spirito Santo. Perdiamo la visione. Non riusciamo più a guardare con gli occhi di Dio. Lo scoraggiamento, la mancanza di perseveranza colpisce la nostra vita. Il Signore ci dà delle promesse. Lui è lì vicino, c'è un maestro, ci guida. Vuole porre le mani su di te. Ma tu vivi lontano da lui. Cosa farai? Il Signore ti dirà delle istruzioni per editare la vittoria. Ma noi non saremo pronti, perché non c'è il cuore. Non c'è il cuore oggi a voler vedere la gloria di Dio.
E il popolo sia contento. Noi siamo subito, facilmente accontentabili oggi. Ci accontentiamo di poco, fratelli. C'è di più alla presenza del Signore! C'è di più, fratelli! Ma abbiamo bisogno che le mani di Gesù siano sulla nostra vita. Solo tre volte. Eliseo disse: «Perché non hai percosso più volte?» Probabilmente nella faretra di questo re Ioas c'erano altre frecce. Non sappiamo il numero delle frecce. Ma se avessi avuto il desiderio, la visione di quello che Dio poteva fare per la sua vita, quest'uomo non avrebbe perso tempo e avrebbe percosso il suolo fino alla fine, fratelli. La vittoria per noi non è una vittoria parziale e una vittoria completa, eterna in terra fino in cielo.
E il Signore questa mattina ci lascia con questi versi in Ebrei, al capitolo 10, verso 35. Vi voglio incoraggiare, fratelli, con questa parola: «Non gettate via, dunque, la vostra franchezza alla quale è riservata una grande ricompensa. Avete infatti bisogno di perseveranza, affinché fatta la volontà di Dio, otteniate ciò che vi è stato promesso!» Amen!
Gloria a Dio! Dio è buono, fratelli, e lui parla ancora ai nostri cuori. Non perdiamo più tempo, fratelli. Andiamo a Gesù, perché gli vuole fare qualcosa di straordinario nella nostra vita. Amen! Che Dio ci benedica!